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La soia vale la statina

La American Heart Association e il National Cholesterol Education Program promuovono la dieta e l’uso della proteina della soia come intervento efficace per trattare l’ipercolesterolemia.
Sono stati seguiti per un mese 46 adulti iperlipidemici, di cui 25 uomini e 21 donne in post menopausa, di età media 59 anni e indice di massa corporea di 27,6. I partecipanti sono stati assegnati a tre tipi diversi di regime alimentare e farmacologico. Il gruppo di controllo era costituito da 16 pazienti che hanno seguito una dieta molto povera di grassi saturi, basata su cereali integrali e cibi quotidiani contenenti poco grasso. Un secondo gruppo ha seguito la stessa dieta e ha assunto quotidianamente anche una statina (lovastatina, 20 mg), il terzo gruppo ha seguito una dieta ricca di steroli vegetali, proteine della soia, fibre viscose e mandorle. All’inizio dello studio e dopo 2 e 4 settimane sono stati misurati i livelli di lipidi, delle proteina C reattiva, la pressione sanguigna e il peso corporeo. In tutti e tre i gruppi il colesterolo LDL diminuiva, rispettivamente dell’8%, del 30,9% e del 28,6%. La differenza tra il gruppo con la statina e il gruppo con la dieta raccomandata non è significativa.
S.Z.

(Jenkins D J A et al Effects of a Dietary Portfolio of Cholesterol-Lowering Foods vs Lovastatin on Serum Lipids and C-Reactive Protein JAMA. 2003;290:502-510)


Il glipicano-3 collabora alla diagnosi 

E' recente la scoperta che una proteina, il glipicano-3, risulta sovraespressa a livello tissutale in caso di carcinoma epatocellulare e, inoltre, nella maggioranza dei casi  (53%)il rialzo è rintracciabile anche nel siero con metodica immunoenzimatica. Il glipicano-3 non è invece rintracciabile nei pazienti sani o affetti da malattie epatiche non neoplastiche (epatite, per esempio). Inoltre, la presenza di questo marker è iondipendente da quella dell'Alfa-fetoproteina 1, l'altra sostanza la cui determinazione ha un valore diagnostico. Di conseguenza, nell'82% dei pazienti affetti da carcinoma epatocellulare almeno uno dei marker risulta elevato, con il che si rende più precisa la diagnosi precoce.

Capurro M et al. Glypican-3: A novel serum and histochemical marker for hepatocellular carcinoma. Gastroenterology

http://www.isfonline.it/cont/010new/407.jsp


Asma: Studio "boccia" lenzuola e coperte "anti-allergie"

Londra, 17 lug. (Adnkronos Salute) - Cattive notizie per asmatici e allergici che ricorrono a lenzuola e coperte 'anti-acaro' per tenere lontani i disturbi. Una ricerca condotta da un team di studiosi britannici ha infatti stabilito che l'uso di questa speciale biancheria ''non ha un effetto significativo'' nel ridurre i sintomi della malattia. Una scoperta che conferma i risultati di un precedente studio olandese, solo che questa volta a testare in prima persona lenzuola e federe 'acaro free' sono stati 1.000 adulti asmatici, come si legge sul New England Journal of Medicine.

''La nostra esperienza mostra che circa un adulto su dieci con problemi di asma ha gia' comprato un kit da notte anti-acaro - spiega sulla Bbc online Ashley Woodcock, responsabile della ricerca e specialista in medicina respiratoria del North West Lung Centre di Manchester - Nonostante difficilmente questa biancheria garantisca benefici clinici. Ora dobbiamo capire se questo e' vero anche per i bambini, e scoprire se misure anti-allergeni piu' intensive possono rivelarsi utili. Speriamo che le prossime ricerche ci forniscano delle risposte''. I risultati dello studio hanno attirato l'attenzione della National Asthma Campaign britannica. ''La gente ci chiede consiglio per limitare gli attacchi e stare meglio. Ora dobbiamo saperne di piu''', commenta una responsabile dell'associazione. Circa il 50% degli asmatici punta il dito contro gli acari della polvere domestica, indicati come uno dei fattori scatenanti degli attacchi. (Mar/Adnkronos Salute)

http://notizie.msd-italia.it/medico/notiziapim.asp?id=7647


Quale intervallo per sigmoidoscopia ? 

Un articolo pubblicato su JAMA  rischia di mettere in discussione le linee guida per la prevenzione delle neoplasie del colon retto. Finora si era convenuto che, dopo un primo esame endoscopico negativo, il successivo controllo potesse attendere 5 anni. Lo studio in questione, però, sembra suggerire che l'intervallo sia troppo lungo e possa favorire lo sviluppo delle lesioni. Infatti, in un sottogruppo di 9.317 persone arruolate nel Prostate, Lung, Colorectal, and Ovarian Cancer Screening Trial, sottoposte a un nuovo controllo dopo soli 3 anni dal precedente test negativo, quasi il 14% presentava poliposi e masse sospette, e il 3,1% un adenoma o un tumore distale. Inoltre, un quarto degli adenomi era in un stadio avanzato di sviluppo. Gli autori osservano poi che l'80% delle lesioni si sono presentate in aree del colon che erano state esaminate accuratamente in precedenza. La conclusione è che, anche se non vi sono elementi sufficienti per sconfessare le attuali raccomandazioni, l'aspetto merita di essere approfondito in tempi rapidi. Schoen RE et al. Results of Repeat Sigmoidoscopy 3 Years After a Negative Examination. JAMA. 2003; 290:41-48

http://www.isfonline.it/cont/010new/393.jsp