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Duloxetina nell’incontinenza urinaria

Lilly e Boehringer Ingelheim insieme per l`incontinenza

Eli Lilly and Company (NYSE: LLY) e Boerhinger Ingelheim hanno annunciato di aver siglato un accordo a lungo termine per commercializzare congiuntamente, a livello globale, la duloxetina per il trattamento dell’incontinenza urinaria da stress. La Lilly ha inoltrato il dossier per la registrazione della duloxetina negli USA per l’incontinenza urinaria da sforzo nel quarto trimestre del 2002 ed ha anticipato la presentazione del dossier registrativo a livello europeo all’inizio del prossimo anno. Inoltre, le società hanno concordato di commercializzare insieme Cymbalta (duloxetina idrocloruro) per il trattamento della depressione, nei paesi al di fuori dagli Stati Uniti (escluso il Giappone). La Lilly prevede d’inoltrare il dossier registrativo per Cymbalta in Europa nel 2003.

“Riteniamo che le risorse congiunte di quest’alleanza ci permetteranno di massimizzare il valore della molecola e consentirà di ottenere un ritorno migliore per gli azionisti Lilly di quello previsto con la sua commercializzazione in esclusiva” ha dichiarato John C. Lechleiter, Executive Vice President of Pharmaceutical Products and Corporate Development Lilly.

“Con questa collaborazione, guadagniamo un partner forte e con lunga esperienza nel mercato dell’urologia, che contribuirà ad aumentare la conoscenza dell’incontinenza urinaria da stress ed i benefici significativi che la duloxetina può fornire essendo potenzialmente il primo farmaco disponibile a livello globale per le donne che soffrono di questa condizione cronica. Inoltre, questa collaborazione massimizza il supporto di marketing e vendite per Cymbalta fuori dal mercato statunitense ed è complementare all’accordo esistente per la commercializzazione di Cymbalta negli USA con la Quintiles.”

“Vediamo questa stretta collaborazione come il perfetto incontro tra due società”, ha dichiarato Alessandro Banchi, Membro del the Board of Managing Directors Boehringer Ingelheim. “Siamo orgogliosi di lavorare insieme alla Eli Lilly, per affermare una nuova efficace opzione di trattamento per l’incontinenza urinaria da stress, condizione attualmente sottodiagnosticata e scarsamente trattata, che affligge milioni di donne. Questo aggiunge una prospettiva promettente, a lungo termine, alla nostra presenza nel campo dell`urologia, che abbiamo costruito negli scorsi anni con grande successo grazie al tamsulosin (Flomax, Pradif, Alna), gli alfa bloccanti oggi più prescritti per il trattamento dei sintomi del tratto urinario inferiore dovuti all’iperplasia prostatica benigna. Siamo inoltre molto attivi nel trattamento dei disturbi del sistema nervoso centrale, come la malattia di Parkinson. Cymbalta rientra perfettamente nelle nostre esperienze di marketing e vendite,” ha aggiunto Alessandro Banchi.

La duloxetina è un inibitore potente, bilanciato della ricaptazione sia della serotonina che della norepinefrina in sviluppo per il trattamento dell’incontinenza urinaria da sforzo e della depressione. Negli studi clinici per il trattamento dell’incontinenza urinaria da sforzo (SUI), la duloxetina 80 mg, assunta 2 volte al giorno a dosi di 40 mg, riduce in modo significativo la frequenza degli episodi d’incontinenza rispetto al placebo ed è generalmente ben tollerata. L’incontinenza urinaria è una malattia che colpisce il 30-40% delle donne a livello globale e la SUI è la forma più comune. SUI è la perdita involontaria d’urina a causa di uno sforzo o di una pressione sulla vescica, come risultato di attività fisiche quali ridere, tossire, starnutire, alzare pesi o fare ginnastica. I più comuni fattori di rischio per la SUI sono il parto naturale, l’obesità, il fumo, la costipazione e lo sforzo fisico cronico. Le terapie attuali per SUI includono esercizi pelvici e la chirurgia, in quanto non ci sono ancora trattamenti approvati.

Negli studi clinici per il trattamento della depressione, la duloxetina 60 mg con dosaggio una volta al giorno (nome commerciale Cymbalta) migliora i sintomi della depressione, come il tono dell’umore, l’ansia ed i sintomi fisici associati alla depressione come il mal di testa ed i dolori in generale. Inoltre i pazienti arruolati negli studi clinici trattati con Cymbalta hanno avuto una probabilità tre volte maggiore di avere la completa remissione dei sintomi rispetto a quelli trattati con placebo. Nel mercato degli antidepressivi ci sono bisogni significativi ancora non soddisfatti, poiché più di due terzi dei pazienti in trattamento con le terapie attuali non guariscono completamente e almeno uno su tre non completa il ciclo di trattamento.

Nell’ambito dell’accordo, Boehringer Inghelheim farà un pagamento iniziale a Lilly e pagamenti successivi al superamento di alcuni traguardi importanti fino ad un massimo di 280 milioni di dollari. Si prevede che tali pagamenti vengano ricevuti nei prossimi anni in base al raggiungimento di determinate approvazioni regolatorie per la depressione, SUI, e altre potenziali indicazioni per l’incontinenza urinaria e relativamente ad altri indicatori di performance e saranno registrati come ricavi diversi da Lilly. Nel quarto trimestre del 2002, la Lilly riceverà un rimborso di una porzione delle spese sostenute (principalmente per la ricerca e sviluppo) a supporto della duloxetina nel 2002.

Inoltre, le società condivideranno i costi futuri di sviluppo e di marketing. Le società promuoveranno la duloxetina per l’incontinenza urinaria da sforzo a livello globale (escluso il Giappone) e Cymbalta per la depressione nei paesi fuori dagli Stati Uniti (escluso il Giappone). Lilly pagherà a Boehringer Inghelheim una commissione in linea con quanto stabilito per altri accordi simili, sulle vendite nette dei due prodotti nei rispettivi territori.

La Lilly stima che l’impatto positivo finanziario di questa collaborazione nel quarto trimestre del 2002 sia approssimativamente di 56 milioni di dollari lordi o circa 4 centesimi di dollaro per azione e questo è già stato incluso nella comunicazione agli investitori.

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Gonococco più coriaceo

In Inghilterra e Galles il trattamento di prima scelta per la gonorrea non complicata è la ciprofloxacina. I dati preliminari per l’anno 2002 del Gonococcal Resistance to Antimicrobials Surveillance Programme (GRASP) sembrano però mettere in forse questo ruolo. Promosso dalla Health Protection Agency del ministero della sanità britannico, il programma ha valutato la sensibilità a 5 anctibiotici di oltre 2200 isolati di gonococco provenienti da 26 centri specialistici. Il fluorochinolone ha mostrato una notevole crescita nella resistenza (concentrazioni minime inibenti superiori a 1mg/l) passata in media dal 2,1% dell’anno 2000 al 9,8 dell’ultimo rilievo. In alcune aree l’incremento è stato anche superiore: a Londra si è passati dallo 0,9% al 7,2, mentre nei centri sentinella le resistenze hanno toccato anche punte del 12,4%. Poiché un antibiotico di prima scelta dovrebbe incontrare almeno il 95% di ceppi sensibili, secondo i responsabili del GRASP è venuto il momento di considerare trattamenti alternativi (ceftriaxone, spectinomicina).
MI

(HPA. Dramatic increase in ciprofloxacin resistant gonorrhoea in England and Wales. Commun Dis Rep CDR Wkly 2003; 13 (15):news)

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Il ritorno della pertosse

Gli adulti vaccinatisi molti anni prima possono contrarne forme attenuate

La si credeva, se non debellata, ridotta a fenomeno ormai marginale. Erano decenni che la pertosse era pressoché scomparsa, a Parigi e in tutta la Francia, dato che tutti vengono vaccinati fin dal 1960. Finché, da qualche anno, negli ospedali pediatrici della capitale francese sono ricominciati ad arrivare lattanti che tossivano disperatamente o, peggio, che erano stati colpiti dalle temibili complicazioni che Bordetella pertussis può provocare. Quasi sempre i piccoli avevano avuto contatti con adulti afflitti da una tosse fastidiosissima.

La ripetizione di simili casi ha indotto Serge Gilbert, del Dipartimento di medicina generale dell'Ospedale? Necker-Enfants di Parigi a mettere insieme un gruppo di un'ottantina di medici di famiglia e a prendere accordi con l'Istituto Pasteur, per verificare la situazione.

Da una certa data, gli 80 generalisti hanno inviato tutti i loro assistiti con tosse riottosa a praticare un aspirato nasofaringeo per verificare l'eventuale presenza di Bordetella, sia mediante coltura sia ricorrendo all'amplificazione del DNA con la tecnica della PCR, nonché a eseguire esami sierologici. Ciò ha permesso di individuare, su 220 adulti esaminati, 70 casi di infezione certa da Bordetella pertussis. E di stabilire che nella gran parte dei casi la sola clinica non permette di distinguere la tosse asinina da altre forme di tosse, causate da eziologia varia e spesso indeterminata. Ciò, con ogni probabilità, perché la vaccinazione, ricevuta nell'infanzia, non aveva impedito agli adulti di ammalarsi ma aveva modificato e attenuato la sintomatologia.

Per lo più la tosse degli adulti in questione non aveva le caratteristiche tipiche della tosse asinina; però era una tosse insistente, di solito con parossismi, muco denso e astenia. In genere, alla prima visita il medico non aveva notato nulla di specifico. Ma in seguito, quando i pazienti erano tornati, aveva prescritto antibiotici. E più tardi altri antibiotici, e una radiografia del torace; e spesso anche altri esami, perché la maledetta tosse era durata a lungo: 50 giorni, in media. Il tutto, senza particolari differenze fra chi ospitava la Bordetella e chi no.

Secondo Gilbert e colleghi, ogni anno in Francia si verificano circa 500 casi di pertosse nell'adulto ogni 100.000 abitanti (300.000 in tutto). Sono valori sovrapponibili a quelli constatati in Canada e negli Stati Uniti, paesi in cui tutti si vaccinano. Bisogna quindi che i medici pensino alla pertosse quando la sindrome dura tre settimane o più. E converrebbe praticare a tutti gli adolescenti una vaccinazione di richiamo.

http://www.tempomedico.it/2003/

di Massimo Obbiassi - Tempo Medico n. 763 10 April 2003

Fonte: Rev.Prat.Med.Gen. 2002; 16: 1763 (e-mail:gilberg@necker.fr)  

 

Selezione News Farmacologia  Xagena

Il Carvedilolo nel trattamento dei pazienti con recente infarto miocardico e con disfunzione ventricolare sinistra

L’FDA ha approvato il Carvedilolo ( in Usa : Coreg ; in Italia : Dilatrend , Carvipress ) nel trattamento dei pazienti con un recente infarto miocardico e disfunzione ventricolare sinistra.

L’approvazione è avvenuta dopo la pubblicazione dei risultati dello studio CAPRICORN ( Carvedilol Post Infartion Survival Control in Left Ventricular Dysfunction ).

Lo studio CAPRICORN ha valutato l’effetto del Carvedilolo rispetto al placebo nei pazienti con disfunzione ventricolare sinistra ( frazione d’eiezione < 40% ) , successiva ad infarto miocardico acuto.
Hanno preso parte allo studio 1.900 pazienti , 160 Centri in 17 Paesi.

I pazienti sono stati randomizzati al trattamento con Carvedilolo o placebo, e seguiti in media per 15 mesi.

Il trattamento con il Carvedilolo ha ridotto il rischio di morte generale del 23% ( p=0.031 ).

Come per tutti i beta-bloccanti, la terapia con Carvedilolo non deve essere interrotta bruscamente.
Il dosaggio del Carvedilolo dovrebbe essere ridotto nell’arco di 1-2 settimane prima di sospendere il farmaco.

I più comuni effetti indesiderati che si osservano con il Carvedilolo sono: respiro corto , bradicardia, aumento di peso, senso di stanchezza, capogiri.

Il Carvedilolo non è indicato nei pazienti con asma o altri problemi respiratori, in quelli con bradicardia, o con grave epatopatia.
I pazienti con diabete dovrebbero segnalare al proprio medico eventuali variazioni della glicemia.
I beta bloccanti riducono la lacrimazione e causano secchezza oculare. ( Xagena2003 )


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Bissare il lasik dopo i 40

Iniziare la correzione con il Lasik per miopia, ipermetropia e astigmatismo gravi e aver superato i 40 anni, aumenta le probabilità di dover ricorrere nuovamente al trattamento. Sono le conclusioni di uno studio del New Jersey Medical School che ha osservato 2.485 occhi di 1.308 pazienti che si erano sottoposti a chirurgia Lasik. L’incidenza annua di un nuovo trattamento era del 10,5%, per gli occhi miopi era di 12,1%, per gli ipermetropi era del 6,2%. Ma tra i pazienti con più di 40 anni la percentuale di casi di un nuovo trattamento raggiungeva il 14%, rispetto al 5-9% della fascia di età compresa tra 18 e 40 anni.
Gli autori sottolineano l’importanza di informare i pazienti con più di 40 anni su questa evenienza in quanto nel loro caso, come pure nei pazienti con elevato difetto di rifrazione e astigmatismo, gli esiti dell’intervento sono difficilmente prevedibili.
b>S.Z.

(Peter S. Hersh et al. Incidence and Associations of Retreatment after LASIK. Ophthalmology. 2003 Apr;110(4))

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Il dolore neuropatico 

Il dolore causato dalla lesione dei nervi colpisce il 6% degli Italiani: poco diagnosticato, può diventare cronico. I giovani sono a rischio. In Italia si stima che circa il 6% della popolazione in qualche momento della vita soffra di dolore neuropatico, episodico o costante. Si parla di circa 4 milioni di persone, di cui 2/3 milioni ne soffrono in maniera cronica. Anche se molti sono i soggetti colpiti, il dolore neuropatico è a tutt'oggi una malattia poco riconosciuta e la diagnosi non è sempre facile. Il paziente, infatti, benché soffra 24 ore su 24, appare perfettamente sano, e i suoi tessuti nervosi possono essere anatomicamente interi pur producendo "scariche continue". La difficoltà di fare diagnosi per questo tipo di patologia ha spinto all'ideazione di un nuovo strumento per la gestione clinica del paziente: Interactive Patient. Questo strumento consente di studiare, attraverso simulazione, il processo di acquisizione di esperienza della pratica clinica "reale". Il dolore neuropatico compare dopo una lesione del Sistema Nervoso Centrale (cervello e midollo spinale) o Periferico (radici nervose, plessi e nervi) che può generare una riduzione o una perdita della sensibilità oppure sensazioni permanenti che vanno dal formicolio, alla "corrente elettrica" e, nei casi più gravi, dolore vero e proprio, fitte e bruciori. "E' come se le persone soffrissero di un'epilessia continua: cioè i nervi lesi cominciano a produrre un'attività elettrica spontanea - precisa Paolo Marchettini, Responsabile Centro di Medicina del Dolore dell'Ospedale S. Raffaele di Milano - Va notato, tra l'altro, che una volta che il dolore si manifesta in molti casi rimane per tutta la vita o comunque per molti anni. I pazienti che non rispondono alle cure o lo fanno parzialmente sono il 30%. L'incidenza del dolore neuropatico può non essere altissima, ma la prevalenza è considerevole". Le cause più frequenti del dolore neuropatico possono essere malattie come il diabete,l'herpes zoster, l'ictus cerebrale, ma anche malattie molto più comuni come la lombosciatalgia o la nevralgia del trigemino. Non solo. I nervi possono essere lesi anche a seguito di interventi chirurgici, quando le cicatrici "strozzano" il nervo che non riceve più un flusso di sangue adeguato; oppure a seguito di traumi. "Gli incidenti stradali, che causano lesioni alle gambe e alle braccia possono dar luogo, insieme alle fratture, a lesioni nervose - continua Marchettini - Nel caso di traumi subiti in giovane età spesso il dolore si mantiene per tutta la vita. Tra la popolazione giovanile, infatti, è molto frequente il dolore quando si strappa il plesso brachiale: questo succede quando cadendo dalla moto, per esempio, la spalla viene allontanata dalla testa protetta dal casco e si strappano le radici nervose del braccio provocando bruciori continui. Un'altra condizione frequente sono i traumi spinali che danno dolore neuropatico a volte insieme a paralisi." "Esistono delle linee guida per la diagnosi del dolore neuropatico e anche dei rimedi terapeutici - afferma Marchettini - Per quanto riguarda il nervo periferico si possono riconoscere alterazioni attraverso esami come l'elettromiografia; per ciò che riguarda invece il dolore centrale, nel 98% dei casi, si verifica una perdita della sensibilità che può essere verificata con appositi strumenti. Per ciò che riguarda i trattamenti, i farmaci antiepilettici sono i farmaci più adatti. La gabapentina ha in questo caso un profilo favorevole. Se i farmaci si rivelassero insufficienti si possono usare altre tecniche come la stimolazione elettrica delle vie nervose che avviene tramite l'impianto di uno stimolatore nel midollo spinale o nella corteccia ". Per ulteriori informazioni: Noesis Comunicazione, Samanta Iannoni-Daniela Lemme, 02/8310511-348/1511488) www.pro.dica33.it Gli analgesici narcotici e non narcotici si sono dimostrati spesso inefficaci nel controllare il dolore delle nevralgie e delle neuropatie periferiche. L'esito negativo ottenuto con queste terapie portò all'impiego di farmaci ad azione centrale, come ad esempio, la fenitoina, la carbamazepina, gli antidepressivi triciclici ed i derivati delle fenotiazine. Purtroppo il successo della carbamazepina nel trattamento dell'80-90% dei casi di nevralgia del trigemino, ad esempio, non si è ripetuto in altre forme di nevralgia periferica. Questo farmaco può essere efficace nelle nevralgie caratterizzate da dolori lancinanti episodici, mentre nei pazienti con dolore costante può essere utile l'associazione di un antidepressivo triciclico con un derivato delle fenotiazine. Sebbene l'impiego degli antidepressivi triciclici nel trattamento delle nevralgie sia iniziato più di 20 anni fa, gli studi ben controllati sono esigui. L'aggiunta di un derivato fenotiazinico come la flufenazina consente un significativo miglioramento della sintomatologia nei pazienti insensibili alla sola amitriptilina. La prolungata somministrazione della flufenazina da sola può portare a una depressione suicida: è determinante l'associazione con un antidepressivo triciclico La dose di carbamazepina va scalata molto attentamente. E consigliabile controllare frequentemente il paziente ed i livelli plasmatici del farmaco. Gli effetti collaterali sono soprattutto a carico del sistema nervoso centrale, con nistagmo, atassia, sedazione e confusione. Raramente possono comparire eruzioni cutanee e agranulocitosi ed il farmaco va interrotto al primo indizio di intossicazione (10). La fenitoina si è dimostrata efficace in alcune nevralgie periferiche. La dose iniziale è di 100 mg per os tre volte al giorno. Le dosi possono essere portate a 300-500 mg al giorno in modo da mantenere i livelli plasmatici a 10-20 mcg/ml. Se, nonostante il raggiungimento di livelli sierici terapeutici di anticonvulsivante, il paziente non mostra alcun miglioramento, si deve interrompere la terapia (10). ( il testo completo dell'articolo sul sito http://www.salus.it/dol/neuropatico.html)


Tubercolosi: nuovo test più rapido e accurato

Londra, 4 apr. (Adnkronos Salute) - Un test per la tubercolosi, piu' rapido ed efficace. Lo hanno sperimentato in Gran Bretagna. Si tratta di un esame del sangue che 'legge' la risposta immunitaria dell'organismo che viene a contatto la malattia, cioe' le cellule T. A pubblicare i risultati dello studio, condotto nel corso di un'epidemia di tubercolosi, sono i ricercatori del Dipartimento di medicina clinica dell'universita' di Oxford. La ricerca e' pubblicata su 'Lancet'. ''Il nuovo test, chiamato Elispot, e' molto piu' efficace del vecchio test della pelle che ha l'inconveniente di richiedere dai tre ai sette giorni prima di essere 'letto' e che spesso da' falsi positivi. Elispot invece - dice l'autore della ricerca, Ajit Lalvani - e' facile, rapido e non da falsi positivi''.

Avere a disposizione un esame in grado di diagnosticare in fretta e con sicurezza la tubercolosi e' importante, per i ricercatori britannici, perche' ''diagnosi e trattamento preventivo prima che si sviluppi la malattia, diventano essenziali per il controllo della tubercolosi''. (Chs/Adnkronos Salute)

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Ipertensione: chi non si cura costa di più al SSN

Roma, 4 apr. (Adnkronos Salute) - Chi non cura l'ipertensione o la cura male costa di piu' al Servizio sanitario nazionale rispetto ai pazienti diligenti, che pure usano molti piu' farmaci e fanno piu' controlli medici. Questo perche' allo spreco dei medicinali mal utilizzati si aggiungono i costi delle malattie legate alla pressione alta. Questo il risultato di una vasta indagine, su 350mila persone, realizzata dalla Societa' scientifica per gli studi di economia ed etica sul Farmaco (Sifeit), dall'Istituto di Farmacologia di Roma e dalla Asl di Ravenna. Lo studio e' stato presentato a Roma al congresso ''Il bene farmaco: tra Welfare State e razionalizzazione del consumo delle risorse''. Secondo l'indagine le persone piu' attente alla terapia sono quelle con ipertensione e che hanno subito un evento cardiovascolare, come una trombosi. Tendono ad abbandonarla, invece, gli ipertesi che non hanno mai avuto danni. ''La farmacoeconomia - ha spiegato all'Adnkronos Salute Luciano Caprino, docente di farmacologia e presidente della Sifeit - non serve per indicare quale sia il farmaco meno costoso ma per indirizzare le risorse nella maniera piu' idonea. Lo studio sull'ipertensione ne e' un esempio concreto''. Nel corso dell'incontro di oggi ''sono stati presentati - ha aggiunto Caprino - altri dati che vanno nella stessa direzione. Uno studio sul controllo del colesterolo con le statine e uno sulla osteoartrosi curata con farmaci antinfiammatori di nuova generazione. In questo caso pur utilizzando medicinali molto costosi si diminuisce la spesa complessiva a carico del Servizio sanitario, sia perche' i farmaci hanno meno effetti avversi sia perche' sono meglio tollerati e i pazienti non li abbandonano''. (Ram/Adnkronos Salute*)