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Gennaio - Aprile 2005

La Prevenzione oncologica e cardiovascolare con ASA e Vitamina E è scarsamente efficace nelle donne
Questa è la conclusione dei due recenti report pubblicati da JAMA del Women's Health Study (WHS). La capacità del WHS di fornire informazioni su concetti nel campo della prevenzione femminile oncologica e cardiovascolare apparentemente consolidati e ridiefinirli sembra inesauribile e questa volta si conferma anche per la vitamina E e l'acido acetil-salicilico (ASA). L'importante trial prospettico randomizzato ha fornito i risultati sull'efficacia della loro somministrazione nella donna che smorzano gli entusiasmi suscitati dai precedenti lavori di base e osservazionali in farmacoprevenzione.
In campo cardiovascolare era già apparso sul New England uno studio in cui si evidenziava l'inefficacia di una dose di ASA 100 mg/die nel ridurre il rischio di eventi cardiovascolari nel gruppo d'intervento di 40.000 donne sane con età >45 anni (età media 55 anni) randomizzate verso placebo e seguite per 10 anni. I risultati rispetto agli end point combinati erano:
· Una riduzione non significativa per gli eventi di infarto del miocardio e stroke non fatale, o di morte cardiovascolare (2.4% vs 2.6%; p=0.13)
· Una riduzione significativa per gli eventi cerebrovascolari in particolare per lo stroke (1.1% vs 1.3%; p=0.04) e TIA (0.9% vs 1.2%, p=0.001)
· Nessuna differenza per l'infarto de miocardio
· Nessuna differenza di mortalità sia per tutte le cause che per mortalità cardiovascolare
Le donne più anziane (>65 anni) avevano degli end point significativamente bassi, ma non le più giovani. Se poi si valutavano i fattori di rischio multipli non c'era differenza tra i soggetti a basso e alto rischio. Inoltre, nonostante le basse dosi, l' ASA aumentava il rischio di sanguinamento gastrointestinale (4.6% vs. 3.8%) con necessità di trasfusione in circa 2 su 1000 soggetti trattati.
In seguito, su JAMA, sono usciti due report in cui veniva testata l'efficacia dell'ASA a basse dosi nel prevenire il cancro e della Vit. E in prevenzione primaria sia per le neoplasie che per le malattie cardiovascolari. Anche in questo caso 39.876 donne di età > 45 anni, senza neoplasie o malattie cardiovascolari, erano randomizzate verso ASA 100 mg/die, Vit.E 600 IU/die, o entrambe o nulla. Dopo un follow-up medio di 10 anni non si è registrato nessun effetto da parte delle due sostanze sulla riduzione dell'incidenza e della mortalità totale correlata a neoplasie in generale e nello specifico per i tumori della mammella, del colon retto e del polmone. Nel periodo dello studio si sono registrati 999 eventi cardiovascolari in cui la vit. E non si è dimostrata efficace sull'incidenza di infarto miocardio, ictus ischemico e emorragico. Solo gli episodi di morte cardiaca improvvisa si sono ridotti del 24% a favore del gruppo in trattamento con la vitamina E rispetto al placebo (38 vs 51 casi). Questi dati complessivamente ridimensionano molto le ipotesi plausibili derivate dalla ricerca e dalle evidenze osservazionali favorevoli per una farmacoprevenzione con ASA e vit. E in campo oncologico e cardiovascolare. In particolare per la vit.E i dati confermano che non esiste indicazione al suo utilizzo nella donna per la prevenzione primaria e saranno necessari ulteriori studi per poter valutare il suo ruolo nella prevenzione cardiovascolare come raccomandano i risultati disponibili sulle alte dosi.
A cura di Maria Grazia Polino

Chip antidepressione

Parziale novità a beneficio, per ora, solo del mercato statunitense.
Si tratta di un piccolo apparecchio impiantabile, già noto ai medici per la stimolazione del nervo vago, e indicato per ridurre la frequenza di certi attacchi epilettici.
Impiegato da oltre un decennio, negli Stati Uniti e in Europa, per il trattamento dell'epilessia ha però dimostrato un'efficacia piuttosto modesta e limitata.

Effetti secondari "desiderati"
Ripetute osservazioni sui pazienti in cui era stato impiantato il Vagus Nerve Stimulator hanno evidenziato un considerevole miglioramento del tono dell'umore. I malati apparivano più ottimisti, brillanti, con memoria vivace e spirito allegro.
Da qui l'azienda produttrice del dispositivo ha iniziato le prime sperimentazioni su pazienti con depressione grave. I risultati a un anno sono stati abbastanza positivi: il 23% dei pazienti colpiti da gravi forme di depressione ha fatto registrare un miglioramento significativo; il 10% ha ottenuto risultati straordinari e il 43% si è limitato a un beneficio minimo o nullo.
Su queste basi la Food and Drug Administration ha dato il suo assenso, il 15 luglio scorso, alla commercializzazione del prodotto, anche, per ilmomento, con indicazioni piuttosto restrittive.
Il dispositivo, infatti, potrà essere utilizzato solo in pazienti maggiorenni che siano risultati resistenti ad almeno 4 diversi trattamenti antidepressivi adeguati. L'impianto e il successivo utilizzo devono essere eseguiti solo da medici esperti e, comunque, il trattamento con lo stimolatore si affianca, non sostituisce, le terapie tradizionali.

Visto da vicino
Il Vagus Nerve Stimulator è un apparecchio grande come un orologio da tasca che viene impiantato sotto pelle alla base del collo, poi collegato elettricamente al nervo vago.
Ogni 5 minuti invia stimoli elettrici che durano trenta secondi. Il paziente può accorgersene avvertendo un senso di raucedine alla gola o un abbassamento del timbro della voce, come quando si è raffreddati.

A cura di Anna Durini

Fonte
New Device Approval. VNS Therapy System - P970003s050 www.fda.gov 12 agosto 2005

www.fda.gov

Sovrappeso e obesità
Necessita' di uno screening sistematico della popolazione generale

Le cifre parlano chiaro: la prevalenza di obesità e sovrappeso in Occidente è aumentata vertiginosamente negli ultimi 10-15 anni e la necessità di una individuazione precoce di questa condizione nella popolazione generale viene avvertita con sempre maggiore urgenza in quasi tutti i Paesi sviluppati. Negli individui il sovrappeso, e in particolare l'obesità, è associato ad un aumento del rischio di diabete di tipo II, ipertensione, dislipidemia, coronaropatie, ictus, calcolosi della colecisti, ma anche di depressione e di alcune forme di cancro.

Lo screening per sovrappeso e obesità può influenzare la cura del paziente sotto diversi profili. Nell'obeso, una riduzione anche modesta del peso (5-10 % del peso corporeo totale) può influire positivamente su alcune malattie correlate all'obesità sia prevenendone l'insorgenza sia migliorandone il controllo (per esempio, riducendo la quantità di farmaci necessari per la cura dell'ipertensione arteriosa o per il controllo della glicemia nel diabete). D'altro canto, l'identificazione di una condizione di sovrappeso in un individuo peraltro sano può contribuire a promuovere stili di vita idonei a prevenire la comparsa dell'obesità.

Una messa a punto delle linee guida per la classificazione del peso corporeo negli adulti è stata recentemente pubblicata da un Working Group attivo già da alcuni anni in Canada, dove negli ultimi 20 anni la prevalenza dell'obesità è praticamente raddoppiata, portando la percentuale degli individui obesi al 15% con una quota di soggetti in sovrappeso pari al 33% dell'intera popolazione.

Se la determinazione dell'indice di massa corporea (BMI) viene considerata normalmente l'elemento chiave per la definizione di una condizione di sovrappeso (25-29,9) o di obesità ( ³ 30), gli esperti sottolineano però che la combinazione dell'indice di massa corporea con la misura della circonferenza addominale (espressione dell'accumulo di grasso a livello dell'addome) è essenziale per definire il rischio di malattie correlate. I dati epidemiologici ricavati da grandi studi di coorte indicano per esempio che una donna normopeso (BMI < 25) ma con una circonferenza addominale superiore a 88 cm ha comunque un rischio raddoppiato di andare incontro ad una malattia correlata al sovrappeso, laddove un uomo in sovrappeso (BMI: 25-29,9) con una circonferenza addominale superiore a 102 cm ha lo stesso rischio di ammalarsi di diabete o ipertensione di un individuo obeso (BMI > 30) con una circonferenza addominale nei limiti della norma.

I medesimi dati epidemiologici indicano, inoltre, che l'obesità deve essere oggi considerata come un fattore di rischio indipendente per alcune patologie, per esempio le malattie coronariche, e quindi non necessariamente subordinato alla sua peraltro frequente associazione con altri fattori di rischio come l'ipertensione o la dislipidemia. Non solo, ma il monitoraggio del BMI e della circonferenza addominale permette anche di valutare l'evoluzione temporale del rischio: per esempio, se un individuo con ridotta tolleranza al glucosio mostra un peggioramento nel tempo di questi parametri il suo rischio di ammalare di diabete di tipo II aumenta sensibilmente.

Particolare cautela deve essere tuttavia riservata alla interpretazione di questi parametri in alcune categorie e, in particolare, nelle persone anziane (> 65 anni) per le quali sarebbe forse consigliabile, a parere degli studiosi canadesi, un ampliamento del range di normalità del BMI (22- 29), anche in considerazione del fatto che una perdita di peso in questa fascia d'età può facilmente estendersi alla massa magra, comportando di per sé un rischio aumentato di morte.

Una determinazione periodica (almeno ogni due anni) del BMI e della circonferenza addominale è dunque fortemente raccomandata nella popolazione generale, insieme ad una valutazione del rischio globale di malattia che tenga conto, oltre che dei due parametri indicati, di altre determinanti fra cui la presenza di malattie correlate al sovrappeso e gli stili di vita praticati dal soggetto in esame. La valutazione del profilo globale di rischio è, a sua volta, un criterio fondamentale per individuare il livello di intervento necessario, che va dalle semplici modifiche dello stile di vita ad una serie di terapie farmacologiche specifiche.

A cura di Giancarlo Bausano

Approfondimenti
Douketis JD, Paradis G, Keller H, Martineau C. Canadian guidelines for body weight classification in adults: application in clinical practice to screen for overweight and obesity and to assess disease risk. CMAJ 2005; 172:995-998

http://www.univadisitalia.it/farmaci/perilmedico/mmg/editoriali/040705.html

Testosterone gel nell’ipogonadismo maschile


AndroGel è un gel a base di Testosterone che viene applicato sulla cute delle braccia e/o dell’addome, e permette la somministrazione dell’ormone nelle 24 ore.

Il gel a base di Testosterone trova indicazione negli uomini con ipogonadismo o ipogonadismo ipogonadotropico.

I sintomi dell’ipogonadismo sono:

- impotenza
- ridotto desiderio sessuale
- astenia e perdita di energia
- umore depresso
- regressione delle caratteristiche sessuali secondarie
- osteoporosi

Uno studio ha valutato AndroGel 1% su 227 uomini ipogonadici.

E’ stato osservato che le concentrazioni ematiche di testosterone sono aumentate fino a raggiungere un range di normalità entro il primo giorno di trattamento sia con la dose 5 G che 10 G.

Nella maggior parte dei pazienti che hanno continuato ad assumere AndroGel, i livelli di testosterone si sono mantenuti entro il normale range dei 180 giorni di durata dello studio.

Tutti i dosaggi ( 5 G, 7,5 G, 10 G ) di AndroGel hanno aumentato in modo significativo la massa corporea totale e la massa magra corporea totale, e ridotto la massa grassa corporea totale.

Inoltre AndroGel 10 G ha aumentato la densità minerale ossea nell’anca e nella colonna vertebrale.

I pazienti hanno anche mostrato un aumento significativo della libido e del grado di erezione peniena, oltre ad effetti positivi sull’umore e sul senso di stanchezza.

Un altro studio ha valutato se il Testosterone, contenuto in AndroGel, potesse essere trasferito mediante contatto pelle contro pelle.

Lo studio ha dimostrato che uno stretto contatto, tipico dell’atto sessuale, tra il paziente trattato con AndroGel ed il partner femminile, produce un aumento superiore a 2 volte delle concentrazioni di testosterone nella femmina.

Si può prevenire il trasferimento del farmaco pelle contro pelle ricoprendo la parte del corpo dove si applica il gel.

I più comuni effetti indesiderati del gel a base di Testosterone sono: acne, alopecia, reazione al sito di applicazione, astenia, depressione, labilità emotiva, ginecomastia, cefalea, ipertensione, riduzione della libido, nervosismo, dolore alla mammella, edema periferico, disturbi prostatici, disturbi testicolari, disturbi nell’atto di urinare.

Il gel a base di Testosterone è controindicato negli uomini con tumore alla prostata o carcinoma mammario.

Androgel non deve essere applicato ai genitali.

Le donne non dovrebbero usare il prodotto.

Le donne in gravidanza non dovrebbero venire in contatto con il prodotto, che potrebbe causare danni al feto. ( Xagena )

http://www.xagena.org/

"Mal di gola": come affinare la diagnosi nella faringite streptococcica.

Le infezione delle alte vie respiratorie rappresentano una delle più comuni cause di malattia per le quali i medici di famiglia e i pediatri sono chiamati a formulare una diagnosi differenziale, spesso difficile, tra infezione virale benigna e faringite streptococcica (5-17% dei casi). Per questo, da tempo, sono disponibili test diagnostici rapidi, purtroppo a bassa sensibilità e scarso rapporto costo-efficacia. Pertanto gli autori hanno voluto testare l'applicazione in questo contesto di regole cliniche predittive (Clinical Prediction Rules, CPR) , uno strumento pratico di decision-making che include tre o più regole ottenute dall'anamnesi del paziente, dall'esame clinico e da semplici test che indicano diagnosi e terapia rispetto alla probabilità che si verifichi l'esito atteso.

 Questo studio prospettico, condotto in un area metropolitana, ha arruolato 171 pazienti consecutivi adulti con infezioni delle alte vie respiratorie e faringodinia. Tutti i casi sono stati valutati per cinque variabili cliniche: 1) temperatura orale 2) anamnesi di contatto con persona affetta da infezione streptococcica 3) tosse 4) essudato faringo-tonsillare 5) linfadenopatia latero-cervicale. Tutti venivano sottoposti ad un tampone faringeo per cultura di streptococco ßemolitico di gruppo A. La valutazione clinica e la stratificazione per CPR veniva effettuata in cieco rispetto ai risultati del tampone faringeo. I dati mostrarono che il 24% dei casi era affetto da faringite streptococcica (95% IC, 18-30%). La versione semplificata del Walsh CPR utilizzata si è dimostrata accurata come il sistema di score originale nel predire la probabilità di infezione con cultura positiva così come si deduce dall'analisi delle curve ROC (,La curva ROC misura i diversi livelli di soglia per un definito test diagnostico.) simili in entrambe le valutazioni (0,71 95% IC, 0.67-0.74 vs 0,81 95% IC, 0.77-0.85 p=0.21). L'infezione streptococcica era presente nel 4.6% di pz con score -1 , nel 56% con score 2 e nel 83% con score 3. Tenendo conto che solo una percentuale variabile dal 5 al 17% dei pazienti con mal di gola ha un'infezione da streptococco e che i medici di famiglia prescrivono antibiotico terapia nella metà dei casi, l'utilizzo di questa CPR semplificata rappresenta una buona possibilità di miglioramento della strategia diagnostico-terapeutica in questo setting clinico.

a cura di Maria Grazia Polino
CPR visibile su::http://www.med.emory.edu/EMAC/
curriculum/clinicalprediction/clinpredhomev2.html
Articolo su: http://www.univadisitalia.it

Emicrania nel bambino

04/02/05

Introduzione
L’emicrania è frequente nei bambini e la sua prevalenza aumenta nel corso dell’adolescenza. La prevalenza riportata in letteratura varia dal 3 per cento (tra i 3 ed i 7 anni), al 4-11 per cento (tra i 7 e gli 11 anni), all’8-23 per cento (tra gli 11 ed i 15 anni e più). L’età media d’insorgenza è 7,2 anni per i ragazzi e 10.9 anni per la ragazze.
Le opzioni terapeutiche comprendono: 1) medicine per l’episodio acuto; 2) trattamenti profilattici e preventivi; 3) interventi non farmacologici e comportamentali.

Lo studio
L’obiettivo dello studio è di analizzare i trattamenti farmacologici per la cura dell’emicrania nei bambini. Gli Autori hanno raccolto, esaminato, riassunto e classificato la letteratura rilevante sull’argomento. Le raccomandazioni sono basate sulle linee guida suggerite dalla Associazione Americana di Neurologia (ANN). Le opzioni terapeutiche sono state suddivise in trattamenti per l’episodio acuto ed in trattamenti profilattici.

I risultati
Gli Autori hanno identificato e analizzato 166 articoli. Per i trattamenti acuti, sono stati studiati 5 agenti farmacologici. Lo spray nasale a base di sumatriptan e l’ibuprofene sono efficaci e ben tollerati rispetto al placebo. Il paracetamolo è probabilmente efficace e ben tollerato rispetto al placebo. Il rizatriptan ed il zolmitriptan sono risultati sicuri e ben tollerati ma non superiori al placebo per efficacia.
Tra le terapia preventive, sono stati studiati 12 trattamenti. La flunarizina è probabilmente efficace. I dati sul ciproeptadina, amitriptilina, valproato di sodio, topiramato e levetiracetam sono insufficienti. Dati discordanti sono stati trovati sul propanololo ed il trazodone. Il pizotifene, la nimodipina e la clonidina non hanno mostrato alcuna efficacia.

Conclusioni
Per i bambini (età> 6 anni), l’ibuprofene è efficace e il paracetamolo ha dimostrato una probabile efficacia; entrambi i farmaci possono essere presi in considerazione per il trattamento dell’episodio acuto di emicrania.
Per gli adolescenti (età > 12 anni), lo spray nasale a base di sumatriptan è efficace e dovrebbe essere tenuto in considerazione per il trattamento dell’episodio acuto di emicrania.
Tra i trattamenti preventivi, la flunarizina è probabilmente efficace e può essere presa in considerazione (non è in commercio negli Stati Uniti). Esistono dati divergenti ed insufficienti per proporre altre raccomandazioni riguardo la terapia preventiva dell’emicrania nei bambini e negli adolescenti. Per un problema clinico così importante vi è una deludente mancanza di studi controllati e randomizzati.

Gabriele Sani

http://www.doctor33.it/article.asp?idref=1019&aid=54241

Il futuro del Pap test

Il Pap test, esame per la diagnosi precoce del tumore della cervice uterina, si trova ora a fare i conti con un moderno concorrente.
La nuova metodica è un'evoluzione di quella convenzionale: il prelievo si esegue nello stesso modo mentre l'esame citologico si effettua su “strato sottile”. La spatola con il campione di materiale raccolto dal tessuto cervicale (invece di essere strisciata su un vetrino da microscopio) viene immersa e risciacquata in una fiala contenente una soluzione apposita. In questo modo tutte le cellule presenti vengono sicuramente raccolte e la fiala è pronta per essere inviata ad un processore. Il processore esegue in automatico alcune operazioni (dispersione, raccolta e trasferimento) al termine delle quali, sul preparato allestito sul vetrino, ci saranno solo le cellule dell'eso e dell'endocervice su cui il citologo dovrà fare la sua valutazione diagnostica.

Pro…
L'applicazione di questa tecnica tende a diminuire il numero di falsi positivi e falsi negativi.
La lettura del vetrino risulta semplificata perché le cellule sono isolate, non vi sono più tracce di emazie o muco vaginale che interferiscono con l'analisi e che spesso portano ad un risultato di non adeguatezza del preparato: un problema piuttosto comune con il Pap test convenzionale che obbliga la paziente a sottoporsi nuovamente al test.
Inoltre, senza che la donna debba sottoporsi ad un secondo prelievo, sulla medesima fiala si possono effettuare anche altre analisi come ad esempio la tipizzazione del papilloma virus.

…e contro
Il costo della metodica su strato sottile è maggiore di quello del Pap test tradizionale, ed è necessario che il personale addetto alla lettura dei preparati riceva un addestramento specifico per poter leggere i nuovi campioni. Infatti, una volta presa confidenza con la nuova tecnica, il citologo non può continuare a leggere anche i vetrini allestiti con il metodo tradizionale: i due metodi si escludono a vicenda.

Nuovo è meglio?
Tecnicamente la nuova metodica ha dimostrato di essere migliore di quella classica. È più affidabile e più sensibile, riesce a individuare un numero maggiore di lesioni di basso grado, sfuggite al Pap test. Sicuramente con l'esame su strato sottile si potrebbe eradicare il cervico-carcinoma invasivo. Come spesso accade, però, i meriti non sono solo del mezzo ma anche dell'uso che se ne fa.
Quando fu introdotto, il Pap test in pochi anni ridusse la mortalità per tumore maligno del 70%, ma poi, nell'ultimo decennio, le statistiche si sono stabilizzate e recentemente vi è una leggera tendenza al peggioramento.
Il cervico-carcinoma attualmente non è molto diffuso ma, a fronte di una carcinogenesi molto lenta, una volta sviluppatosi è particolarmente aggressivo. La sopravvivenza a 5 anni dopo asportazione del tumore, infatti, è inferiore a quella per il tumore del seno.
Il Pap test, indipendentemente dalla metodica utilizzata, può prevenire lo sviluppo del tumore a condizione che ci si sottoponga regolarmente all'esame. Sia in Europa che in Italia, infatti, vi sono molte donne che eseguono il test regolarmente, ma vi sono ancora donne che non lo eseguono mai. Ridurre la mortalità significa poter raggiungere quest'ultimo gruppo di donne con programmi di screening organizzati.

Screening poi ottimizzazione
In sostanza, come hanno già fatto il Ministero della Salute scozzese e quello inglese, prima si effettuano programmi di screening invitando tutte le donne a sottoporsi al test, poi si abbandona progressivamente la vecchia metodica a favore di quella più moderna. In questo modo si massimizzano i benefici ottenibili in termini di riduzione degli interventi demolitivi e della mortalità. Solo così il rapporto costo/beneficio della citologia su strato sottile diventa sostenibile a livello nazionale.
In Italia alcune ASL stanno già seguendo questo esempio: il Veneto ha iniziato con un programma di screening nel distretto di Verona nel 1997, che si è poi allargato a tutte le ASL della regione. Il passo successivo è stata l'introduzione della nuova tecnica.

Elisabetta Lucchesini

Fonte
Limaye A et al.
Comparative analysis of conventional Papanicolaou tests and a fluid-based thin-layer method.
Arch Pathol Lab Med 2003; 127(2):200-4

Approfondimenti su:

http://www.msd-italia.it