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Gli
antibiotici nei primi mesi di vita aumentano il rischio
successivo di allergie e asma
Una
ricerca presentata all’ultimo congresso della European
Respiratory Society lo ha dimostrato: l’uso degli antibiotici
nei primi sei mesi di vita è correlato all’aumento della
probabilità di allergie e asma negli anni successivi,
soprattutto se sono presenti anche altri fattori di rischio.
Lo
studio
Christine
Cole Johnson, del Dipartimento di Biostatistica e Ricerca
Epidemiologica dell’Henry Ford Hatlh System di Detroit, negli
USA, ha presentato i suoi risultati a Vienna, nel corso
dell’ultimo congresso della European Respiratory Society. La
dottoressa ha monitorato 448 bimbi dalla nascita fino ai 7 anni;
criteri di inclusione nello studio l’essere nato oltre la 36a
settimana di gestazione, la maggiore età della madre, la
presenza di un campione di sangue ombelicale e di tutti i dati
relativi alla gestazione e alla nascita. A uno e tre anni i
genitori hanno risposto a un questionario relativo alla salute
del bambino; a due e quattro anni i bimbi sono stati visitati a
casa, mentre un esame completo delle loro condizioni è stato
svolto ai sette anni. L’uso degli antibiotici è stato
valutato per ogni partecipante; sono stati considerati anche
fattori quali la presenza di un animale domestico, la durata
dell’allattamento al seno, le allergie o i casi di asma
presenti in famiglia.
I
risultati
-
Il 49.3% dei neonati aveva ricevuto antibiotici per via orale
entro i 6 mesi dalla nascita (il 47.5% di loro per più di un
ciclo di terapia);
-
Fra questi bambini, il rischio di allergie è del 73% se non si
ha un animale domestico e sale al 91% (circa il doppio del
rischio con i soli antibiotici) se la madre ha una storia di
allergie; il rischio è triplicato anche se il bimbo è stato
allattato al seno per più di 16 settimane;
-
Il rischio relativo di contrarre l’asma è 2.6 volte superiore
nei neonati trattati con antibiotici rispetto a chi non li ha
assunti; il pericolo sale a 3.4 volte di più rispetto alla
norma se il bimbo non è a contatto con animali domestici;
-
Il rischio è particolarmente aggravato se il bimbo ha preso
antibiotici a largo spettro (8.9 volte maggiore in assenza di
altri fattori di rischio aggiuntivi, 10.9 se l’allattamento è
durato a lungo, 11.5 se non si possiede un animale domestico).
Il
commento
“Questi
dati rientrano nel quadro della cosiddetta “ipotesi
dell’igiene”, secondo la quale i bambini che hanno un
maggior numero di infezioni durante l’infanzia sono meno
esposti ad allergie e asma in età adulta”, spiega Leonardo
Fabbri, direttore dell’Istituto di Malattie dell’Apparato
Respiratorio del Policlinico di Modena, “esistono vari
“indicatori” per calcolare il rischio di allergie: sarebbero
meno esposti, ad esempio, i bambini che frequentano classi più
numerose, chi ha fratelli, chi possiede animali domestici. Gli
antibiotici, curando meglio le infezioni e riducendo il contatto
del bimbo con i microbi, sarebbero quindi un fattore di rischio
perché proteggono il bimbo dall’incontro con le infezioni”.
Le
conseguenze
“Attenzione
però: questa è epidemiologia, tutt’altra cosa è la pratica
clinica: se un neonato ha bisogno di una cura a base di
antibiotici, sarebbe criminale non prescrivergliela per il
maggior rischio di andare incontro ad allergie in seguito”,
avverte Fabbri, “è preferibile correre questo pericolo e
pagare il prezzo di un’eventuale asma, piuttosto che non
curare un’infezione in età pediatrica: non dimentichiamo che
la grande conquista della medicina moderna è stata proprio la
drastica riduzione della mortalità infantile, ottenuta per
mezzo degli antibiotici”.
Leonardo
Fabbri è professore straordinario di malattie dell’apparato
respiratorio presso l’università di Modena e direttore
dell’Istituto di Malattie dell’Apparato Respiratorio del
Policlinico della città emiliana. Il suo interesse è rivolto
soprattutto alle allergie respiratorie e allo studio dei
meccanismi infiammatori alla base dell’asma.
OK.Medico.it
TBC:
inutile la radiografia laterale nei positivi al test cutaneo
I
radiogrammi laterali del torace non sembrano utili nella
valutazione di pazienti adulti con test alla tubercolina
positivo. Le radiografie del torace infatti vengono utilizzate
routinariamente in questi casi, ma non era chiaro se una
proiezione laterale potesse aggiungere qualcosa al valore
diagnostico di quella antero-posteriore. Secondo il presente
studio, tale aggiunta non avviene. Secondo i ricercatori, ciò
è naturale, in quanto la tubercolosi postprimaria colpisce più
di frequente i segmenti apicali-posteriori dei lobi superiori,
oppure i segmenti superiori dei lobi inferiori, tutte aree che
possono essere ben visualizzate con la proiezione
antero-posteriore. Inoltre, eliminare la proiezione laterale
farebbe risparmiare circa 72000 dollari americani all'anno. (Chest.
2003;124:1824-1827)
Le
vitamine combattono la degenerazione maculare dovuta all'età
Centinaia
di migliaia di persone potrebbero beneficiare degli integratori
alimentari vitaminici che hanno provato la loro efficacia nel
prevenire la degenerazione maculare, una condizione che è la
maggiore causa di cecità dai 65 anni in su. Già dal 2001 i
ricercatori affermavano che il rischio di contrarre questa
condizione diminuisce assumendo alte dosi di antiossidanti,
quali vitamina C, E e beta-carotene, così come zinco ed ossido
di zinco. Un uso massivo di questi presidi potrebbe avere un
enorme impatto sulla salute pubblica. Rimane dibattuto
l'argomento dei tempi in cui far assumere al paziente questi
presidi, e dello stato di avanzamento della malattia in cui è
opportuno farne uso. I ricercatori raccomandano comunque ai
pazienti a rischio di assumere molta frutta e verdura, un
integratore alimentare multivitaminico e di sottoporsi
periodicamente a visite oculistiche. (Arch Ophthalmol
2003;121:1621-1624,1634-1636)
Olio
di pesce riduce il broncospasmo da esercizio negli atleti
L'assunzione
di olio di pesce può ridurre il broncospasmo da esercizio negli
atleti d'elite. Questo beneficio, osservato sulla
somministrazione di capsule contenenti acidi grassi poliinsaturi
omega-3 (PUFA), non era stato osservato in precedenti studi su
pazienti asmatici, il che suggerisce una differente
fisiopatologia fra i due disturbi. Il broncospasmo negli atleti,
relativamente frequente, può essere dovuto all'iperventilazione,
all'esposizione prolungata ad allergeni ed agenti irritanti o
all'eccessiva inalazione di aria troppo secca e fredda. I PUFA
sono in grado di migliorare la funzionalità polmonare negli
atleti se somministrati dopo l'esercizio: si presume che essi
abbiano proprietà antiinfiammatorie. (Am J Respir Crit Care
Med. 2003;168:1146-1147, 1181-1189)
http://www.adnsalute.it/ADNsalute/news.nsf?OpenDatabase
http://www.adnsalute.it/ADNsalute/news.nsf?OpenDatabase
Tumore
mammario:
intervento conservativo correlato a maggiori tassi di recidiva
rispetto alla mastectomia
Le
donne di età inferiore a 40 anni che optano per un intervento
conservativo del seno vanno incontro ad un maggior rischio a
lungo termine di recidiva del tumore mammario rispetto a quelle
che scelgono la mastectomia. Se questo dato verrà confermato,
le pazienti più giovani dovranno essere informate del rischio e
della necessità di monitoraggio a tempo indefinito, ma comunque
questo aumento del rischio non diminuisce le probabilità di
cura a lungo termine, dato che la sopravvivenza complessiva è
la stessa, indipendentemente dall'intervento inizialmente
praticato. Certamente, le probabilità di successo
dell'intervento chirurgico sulla recidiva saranno maggiori se la
diagnosi è precoce. Entro i 15 anni comunque il rischio è
limitato al 20-25%, e quindi nel caso della paziente giovane
andrà considerato anche l'impatto dell'intervento scelto sulla
qualità della vita. (Ann
Oncol. 2003;14:1617-1622)
Politerapia
nell’anziano
. Gestione
di morbidità multiple nella mezza età: le abitudini del
paziente nell'uso dei farmaci
In
un campione di uomini e donne di età pari a 50 anni con 4 o più
malattie croniche, i farmaci occupavano un posto centrale nel
modo dei pazienti di gestire le loro comorbidità. I pazienti
hanno espresso una certa avversione all'assunzione dei farmaci,
pur ammettendo la loro dipendenza da essi nel poter condurre una
vita quanto più normale possibile. Il comportamento dei
pazienti nei confronti del farmaco, comunque, risultava ambiguo:
i pazienti sembravano propensi ad aderire a trattamenti più
rigidi o più flessibili a seconda della patologia, e ciò
valeva anche nello stesso paziente in relazione a più
patologie, in risposta alla gravità dei sintomi ed alle
esigenze scaturite dalle singole abitudini di vita. Inoltre, il
paziente pur essendo riluttante a prendere farmaci esprimeva la
sua impossibilità a liberarsene, ed il farmaco stesso,
migliorando da un lato la capacità del paziente di intrattenere
rapporti sociali, evidenziava dall'altro la sua impossibilità
di intrattenere quei ruoli in modo indipendente. Lo stato di
tensione derivante dai complessi regimi terapeutici a volte
necessari nei pazienti di mezz'età dovrebbe dunque essere
tenuto in conto da parte del medico curante. (BMJ
2003;327:837)
http://www.adnsalute.it/ADNsalute/news.nsf?OpenDatabase
La
cola dà alla testa
Un
consumo eccessivo di caffeina, così come l'interruzione
improvvisa dell'assunzione abituale, possono indurre forti mal
di testa. Spesso però si dimentica che la caffeina è presente
in molte bevande: oltre a tè e caffè, infatti, è contenuta
anche nelle bibite a base di cola. Un recente studio dimostra
come l'abuso di queste bevande sia la causa nascosta dei mal di
testa cronici, o quotidiani, nei bambini e negli adolescenti.
Nell'arco di 5 anni due ricercatori israeliani hanno incontrato
36 bambini, d'età compresa tra i 6 e i 18 anni, che soffrivano
di cefalee continue da 1,8 anni (in media). Analizzando le
abitudini dei piccoli è emerso che essi consumavano almeno 1,5
litri di bibite contenenti cola al giorno, raggiungendo una
media di 11 litri la settimana. In termini farmacologici ciò
significa 192,88mg di caffeina al giorno e 1.414,5mg alla
settimana. La graduale sospensione del consumo di queste bibite
ha portato alla completa scomparsa dei mal di testa in 33 dei
ragazzi oggetto dello studio. Hering-Hanit CephalalgiaVolume 23
Issue 5 Page 332 - June 2003 Caffeine-induced headache in
children and adolescents R Hering-Hanit & N Gadoth
http://www.isfonline.it/cont/010new/361.jsp
Ipertensione
polmonare: efficace il sildenafil
Il
sildenafil è in grado di provocare miglioramenti quanto meno a
breve termine sulla gittata cardiaca e sulla pressione
dell'arteria polmonare media, la pressione sistolica
dell'arteria polmonare, la resistenza vascolare polmonare e la
pressione arteriosa media in pazienti già in trattamento con
vasodilatatori per ipertensione polmonare. Gli inibitori delle
fosfodiesterasi, come il sildenafil, sono in grado di
implementare e prolungare gli effetti dei vasodilatatori come il
GMP ciclico, ma i loro effetti non erano mai stati valutati in
precedenza nell'ipertensione polmonare. Va comunque segnalato
che i riscontri clinici dei miglioramenti osservati sono
comunque di consistenza lieve. (Mayo
Clin Proc 2003;78:1207-1213)
http://www.adnsalute.it/ADNsalute/news.nsf?OpenDatabase
Morte
improvvisa: negli adulti forse ereditaria
Londra,
31 ott. (Adnkronos Salute) - La morte improvvisa nell'adulto
potrebbe essere ereditaria. A lanciare l'allarme sono gli
esperti della British Heart Foundation di Londra, in uno studio
pubblicato dalla rivista Lancet. Per questo motivo, i
ricercatori inglesi sottolineano la necessita' di sottoporre ad
un'attenta valutazione clinica i familiari di un adulto deceduto
per la cosiddetta Sads (Sudden Adults Death Syndrome), una
sindrome che provoca la morte improvvisa e inspiegabile di
soggetti giovani ritenuti in perfetta salute.
Secondo gli
esperti la Sads, che ha suscitato l'attenzione delle cronache
nei mesi scorsi per il caso di Marc Vivien-Foe, il calciatore
camerunense di 28 anni morto improvvisamente mentre giocava con
la maglia della sua nazionale, sarebbe provocata da una severa
aritmia cardiaca. Nel loro studio, i ricercatori londinesi,
guidati da William McKenna, hanno analizzato i familiari piu'
stretti di 32 persone morte per Sads. E hanno scoperto che in
una famiglia su quattro era riscontrabile una malattia cardiaca
di tipo ereditario. Una su cinque aveva perso un altro
componente per la stessa sindrome. Le morti si erano verificate
in piu' della meta' dei nuclei familiari dove era presente un
disturbo cardiaco di tipo ereditario. ''Sulla base di questi
risultati - spiega McKenna - riteniamo di dover raccomandare uno
screenig cardiaco accurato per chi ha avuto un familiare
deceduto per la Sads''. (Pin/Adnkronos Salute)
http://notizie.msd-italia.it/medico/notiziapim.asp?id=8189
Pergolide
La Pergolide (
Nopar ) è un agonista della dopamina, derivato dall'ergot, che
trova impiego nel trattamento della malattia di Parkinson, in
monoterapia o associata alla Levodopa.
I dati di letteratura e le segnalazioni spontanee indicano
l'esistenza di una possibile associazione tra Pergolide e
valvulopatia cardiaca, anche se al presente non possono essere
tratte conclusioni certe.
Con i derivati dell'ergot, raramente, sono stati segnalati casi
di fibrosi pericardica, pleurica e retroperitoneale ed ancor più
raramente casi di fibrosi delle valvole cardiache. ( MHRCA 2003
)
www.xagena.it
Congiuntivite
batterica e virale: si possono distinguere all'esame obiettivo?
Secondo
la letteratura corrente, non è possibile trovare prove
dell'utilità dei segni, dei sintomi clinici o di entrambi nella
diagnosi differenziale fra la congiuntivite batterica e quella
virale. Pertanto, l'affermazione secondo cui determinati segni e
sintomi hanno valore diagnostico, come si può leggere in
diversi libri di testo principali e come criterio in numerosi
trials clinici, non sembra basarsi su prove concrete. E'
necessario dunque sviluppare strumenti diagnostici che siano
semplici ma al contempo più affidabili per l'uso del medico
generico allo scopo di effettuare questa diagnosi differenziale,
importante per la corretta prescrizione delle terapie
antibiotiche. (BMJ
2003;327:789)
Integratori
di magnesio utili nel controllo del diabete
. Diabetes
Care 2003;26:1147-1152.
By
David Douglas
NEW
YORK (Reuters Health) - Alcuni ricercatori affermano nel numero
di aprile di Diabetes Care che gli integratori orali di magnesio
migliorano la sensibilità all'insulina e il controllo
metabolico in alcuni diabetici di tipo 2.ì
La
Dr.ssa Martha Rodriguez-Moran e il Dr. Fernando Guerrero-Romero
del Mexican Social Security Institute, a Durango, sottolineano
che è stata frequentemente riscontrata ipomagnesemia nei
diabetici e "potrebbe essere coinvolta nello sviluppo di
uno scarso controllo metabolico e di complicazioni
croniche." Tuttavia, gli studi randomizzati e controllati
su questa questione sono "scarsi e controversi",
aggiungono i ricercatori. In generale, ha dichiarato a Reuters
Health la Dr.ssa Rodriguez-Moran, è ingiusto che "lo ione
magnesio sia un elettrolita tipicamente poco considerato."
Per studiare ulteriormente se l'integrazione orale di magnesio
possa essere utile nei diabetici di tipo 2 con livelli bassi di
magnesio sierico, i ricercatori hanno condotto un trial in
doppio cieco che ha coinvolto 63 pazienti con tali
caratteristiche. I soggetti sono stati selezionati casualmente
per ricevere come trattamento quotidiano una soluzione
contenente 2.5 g di cloruro di magnesio o placebo. Al termine
delle 16 settimane di trattamento, in confronto ai pazienti che
avevano ricevuto placebo, quelli che avevano assunto
l'integratore presentavano una concentrazione sierica di
magnesio significativamente più alta (0.74 contro 0.65 nmol/L)
e valori più bassi (3.8 contro 5.0) per l'HOMA-IR. Si è
verificata anche una riduzione nei livelli di emoglobina
glicosilata (HbA1c) (8.0 contro 10.1%). Questi risultati, ha
aggiunto la Dr.ssa Rodriguez-Moran, "mostrano gli
indubitabili benefici dell'integrazione orale di magnesio come
terapia adiuvante nel ridurre i valori a digiuno di glucosio, di
HbA1c, e dell'indice HOMA-IR nei soggetti diabetici di tipo
2." Considerando il basso costo e la sicurezza degli
integratori di magnesio, ha concluso la dottoressa, sembra che
"il megnesio orale possa essere un utile strumento
terapeutico per ottenere il controllo metabolico nei pazienti
diabetici."
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