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Un’analisi dei dati del Vaccine Adverse
Events Reporting System (VAERS)
(3)
ha riscontrato un aumento del rischio di sindrome di
Guillain-Barrè acuta e severa in associazione al vaccino
antinfluenzale in confronto al vaccino tetano+difterite.
Tale studio ha identificato una variazione significativa
nell’incidenza di sindrome di Guillain-Barrè fra le diverse
aziende produttrici del vaccino antinfluenzale, suggerendo che
una diversa concentrazione dell’endotossina in tali vaccini può
essere importante per lo sviluppo della malattia.
Raramente è stato valutato il rischio di recidive della sindrome
di Guillain-Barrè dopo successive vaccinazioni. Un caso isolato
di recidiva della malattia è stato riportato in 2 pazienti
rivaccinati con il ceppo implicato nell’epidemia del 1976
(4),
mentre in un altro caso non vi sono state recidive in un
paziente che aveva ricevute diversi ceppi di virus influenzale
nell’arco dei 15 anni successivi all’episodio di sindrome di
Guillain-Barrè (5).
Un altro studio condotto su pazienti con precedente storia di
tale sindrome o con poliradicoloneurite infiammatoria cronica
suggerisce che il rischio di ricomparsa di sintomi neurologici é
minimo dopo la vaccinazione soltanto con sintomi minori,
compresi i pazienti in cui è stata suggerita una relazione
temporale tra l’episodio iniziale e una precedente vaccinazione
(6).
Vaccino per l’epatite B e sclerosi multipla
La sclerosi multipla è un disordine autoimmunitario
infiammatorio del sistema nervoso centrale con una distruzione
della guaina mielinica che circonda i neuroni. E’ noto che la
malattia è causata da un insieme di fattori genetici ed
ambientali, tuttavia non è chiara la sequenza degli eventi che
la scatenano.
Alcuni case report descrivono la manifestazione di sintomi
demielinizzanti subito dopo la vaccinazione
(7),
anche se essendo casi isolati non possono garantire una
relazione causale, ma possono rappresentare una semplice
coincidenza temporale. Il primo report che associava il vaccino
per l’epatite B alla demielinizzazione in due pazienti è stato
pubblicato su Lancet nel 1991
(8).
In seguito, alcuni neurologi francesi hanno descritto 35 casi di
demielinizzazione primaria manifestatasi 8 settimane dopo la
vaccinazione per l’epatite B, successivamente confermata come
sclerosi multipla nella metà dei pazienti
(9).
Nel 1998, la raccolta delle segnalazioni spontanee di sclerosi
multipla da parte del sistema di farmacovigilanza francese ha
portato il Ministero della Salute a sospendere temporaneamente
il programma di vaccinazione nelle scuole per l’epatite B
iniziato nel 1995.
Nonostante non esistano evidenze dirette a sostegno di una
plausibilità biologica di un’associazione fra vaccino per
l’epatite B e la sclerosi multipla, nella comunità scientifica e
nei media ciò ha provocato un fervido dibattito e la mancanza di
dati epidemiologici contribuisce a tale confusione.
Dal 1994, più di 1000 segnalazioni di disturbi demielinizzanti a
livello centrale o periferico (di cui nell’80% dei casi si
trattava di sclerosi multipla) sono state riportate al sistema
di farmacovigilanza francese. L’analisi di queste segnalazioni
spontanee non evidenzia caratteristiche cliniche particolari di
tali pazienti e la maggior parte dei casi corrisponde
all’epidemiologia nota della sclerosi multipla. In particolare,
non è stato identificato nessun caso di sclerosi multipla in
bambini al di sotto dei 3 anni. Inoltre, non vi è una
correlazione fra la comparsa dei sintomi e lo schema di
vaccinazione.
In Francia sono stati vaccinati per l’epatite B circa 30 milioni
di pazienti, ma i dati delle segnalazioni spontanee non
consentono una corretta valutazione del problema, per tale
motivo sia in Francia che in altri Paesi sono stati condotti
diversi studi epidemiologici.
Anche utilizzando diversi disegni (pre- e post-esposizioni,
caso-controllo, studi di coorte comparativi retrospettivi), 7
studi non sono stati in grado di evidenziare un aumento
statisticamente significativo del rischio di sclerosi multipla
dopo vaccinazione per l’epatite B in soggetti sani, né tra gli
adulti né tra gli adolescenti
(10-15).
In base a tali risultati negativi, l’Istituto di Medicina
americano ed altre commissioni d esperti sono arrivati alla
conclusione che vada rigettata l’evidenza di tale correlazione
(16).
Un’analisi rischio-beneficio, su una popolazione di
pre-adolescenti vaccinati in Francia, ha portato alla
conclusione che i benefici associati a tale vaccino superano
notevolmente l’aumento massimo ipotetico del rischio del primo
episodio di malattia demielinizzante centrale
(17).
Soltanto uno studio caso-controllo molto recente all’interno del
General Practice Research Database suggerisce che il vaccino
ricombinante per l’epatite B somministrato entro i 3 anni prima
dell’esordio dei primi sintomi della sclerosi multipla può
essere associato ad un aumento significativo del rischio di
malattia (18).
Bisogna sottolineare però che la maggior parte degli studi
risultati negativi mancavano di un potere statistico tale da
rilevare anche un lieve aumento dell’incidenza della patologia.
L’esistenza di una sottopopolazione suscettibile ad un maggior
rischio di sviluppare la malattia può non causare un aumento
globale dell’incidenza della malattia e pertanto non può essere
escluso.
Inoltre, nonostante i case report individuali, le evidenze
epidemiologiche attuali non sostengono un’associazione causale
con diversi altri vaccini (quali influenza, tetano, morbillo,
parotite, rosolia) e l’esordio o l’esacerbazione della malattia
demielinizzante del sistema nervoso centrale, al di là del tempo
di vaccinazione (11).
Vaccinazione e diabete di tipo 1
Si ritiene che fattori genetici ed ambientali siano coinvolti
nell’insorgenza del diabete mellito di tipo 1, una malattia che
deriva dalla distruzione autoimmune delle cellule beta
pancreatiche. Inoltre, alcune evidenze suggeriscono un ruolo
delle infezione nella patogenesi di tale malattia in soggetti
predisposti, ma i meccanismi con cui l’infezione virale provoca
diabete autoimmune non sono ancora chiariti
(19).
Diversi dati sperimentali hanno suggerito che la vaccinazione
potrebbe proteggere o aggravare la comparsa di diabete, in base
al momento della vaccinazione
(20).
In accordo a ciò, Classen e Classen
(21)
hanno ipotizzato che diversi vaccini somministrati alla nascita
possono ridurre il rischio di sviluppare diabete mellito mentre
la vaccinazione effettuata a 2 mesi dalla nascita ne aumenta il
rischio.
Tale teoria è basata sui risultati di un aumento del rischio di
diabete autoimmune in topi diabetici non obesi (NOD) dopo
somministrazione di vaccini pediatrici
(22).
Tuttavia altri ricercatori, che hanno utilizzato lo stesso
modello animale e un simile schema di vaccinazione, non sono
stati in grado di riprodurre gli stessi risultati dopo 10, 12 e
14 settimane e hanno persino suggerito una lieve riduzione
dell’incidenza di diabete autoimmune o una moderata riduzione
della glicemia (23).
La raccolta dei dati relativi agli esseri umani da diversi studi
epidemiologici non conferma un’associazione causale fra
vaccinazione e aumento del rischio del diabete di tipo 1
(19).
Studi caso-controllo o ecologici indicano che né il vaccino per
la pertosse né quello per la tubercolosi hanno un effetto
significativo sull’incidenza della malattia diabetica
(24,25).
In uno studio caso-controllo canadese, l’incidenza relativa al
vaccino BCG era simile nei pazienti con diabete di tipo 1 e nei
controlli. Tuttavia, gli autori suggeriscono un ritardo
nell’insorgenza di diabete nel gruppo vaccinato alla nascita
rispetto ai non vaccinati (26).
Uno studio caso-controllo svedese non ha evidenziato un aumento
del rischio di diabete a seguito di altre vaccinazioni,
addirittura con il vaccino per il morbillo è stata riscontrata
una riduzione del rischio (27).
Un ampio studio caso-controllo basato sulla popolazione ha
utilizzato i dati di 4 Organizzazioni Sanitarie (HMO) negli
Stati Uniti in modo da esaminare gli effetti di diversi vaccini
(28).
I bambini con diabete mellito di tipo 1 congenito sono stati
accoppiati a 3 controlli in base al tipo di HMO, al sesso, alla
data di nascita e durata del programma sanitario.
Valutando 252 casi di diabete mellito di tipo 1 e 768 controlli,
non è stato evidenziato un aumento del rischio di diabete con
nessun vaccino somministrato di routine.
Non vi era differenza nel rischio di diabete fra bambini
vaccinati alla nascita contro l’epatite B e quelli che hanno
ricevuto la loro prima dose a 2 mesi dalla nascita o
successivamente, suggerendo che la data di vaccinazione non
influiva sulla probabilità di sviluppare diabete. Infine uno
studio caso-controllo su 317 bambini con familiarità (primo
grado) per diabete mellito di tipo 1 non ha dimostrato
un’associazione significativa fra lo sviluppo di autoimmunità
verso le cellule beta e l’esposizione a più vaccini e nessuna
influenza rispetto al momento dell’esposizione
(29).
In Finlandia, il dibattito è stato focalizzato sul possibile
aumento del rischio d’incidenza del diabete mellito di tipo 1
associato temporalmente con l’introduzione a livello nazionale
del vaccino contro l’haemophilus influenzae di tipo B (Hib).
Tuttavia, un ampio studio di follow-up della durata di 10 anni
su 110.000 bambini finlandesi, che hanno partecipato ad un trial
clinico sul vaccino Hib, non ha evidenziato un aumento del
rischio di diabete nei bambini vaccinati per la prima volta
all’età di 24 mesi in confronto ad una coorte nata nei
precedenti 24 mesi prima del periodo di vaccinazione
(30).
Classen e Classen (31)
hanno ri-analizzato questi dati, giungendo alla conclusione che
vi era un aumento dell’incidenza cumulativa nei bambini
vaccinati a 3 mesi che hanno ricevuto 4 dosi rispetto ai non
vaccinati.
Un altro studio di follow-up, della durata di 10 anni condotto
su bambini statunitensi, non è riuscito ad identificare un
aumento del rischio di diabete da Hib
(32).
Uno studio recente suggerisce che l’Hib rappresenti un fattore
di rischio per lo sviluppo di autoanticorpi misurati ad un anno
di età (33).Gli
autori ipotizzano che tale vaccino provochi un effetto
policlonale stimolante aspecifico con un’importanza clinica
maggiore in presenza di altri fattori che stimolano le cellule
beta.
Sebbene siano necessari ulteriori dati riguardanti gli effetti
del vaccino Hib per risolvere tale problematica, non è chiaro se
il vaccino può essere associato ad un aumento del rischio di
diabete, indipendentemente dal tempo della vaccinazione e dal
fatto che i bambini abbiano familiarità per il diabete.
Vaccinazione e artrite reumatoide e lupus
Le uniche evidenze si basano su case report isolati e su piccoli
gruppi di pazienti che sviluppano artrite reumatoide e lupus
eritematoso sistemico alcuni giorni o settimane dopo la
vaccinazione (7,34).
La presenza dell’antigene HLA B27 nella maggior parte dei
pazienti che sviluppano artrite reumatoide suggerisce un
possibile ruolo della vaccinazione in soggetti predisposti.
Poiché la maggior parte delle segnalazioni riguardano il vaccino
per l’epatite (35,36),
sono stati effettuati due studi caso-controllo utilizzando i
dati inglesi del General Practice Research Database, allo scopo
di esaminare una possibile associazione tra il vaccino per
l’epatite B ed il rischio di artrite reumatoide o lupus
(37,38).
I risultati non hanno evidenziato un aumento del rischio di
entrambe le malattie dopo vaccino per l’epatite B e, dal momento
che esiste un notevole incremento del rischio di lupus nella
sottopopolazione di pazienti con più di 40 anni, è necessario
ampliare gli studi.
Vaccinazione nei pazienti affetti da malattia
autoimmune
In uno studio randomizzato in doppio cieco su 104 pazienti con
sclerosi multipla, il rischio di relapse o progressione della
malattia in un periodo di follow-up di 6 mesi è risultato simile
nei pazienti esposti a vaccino antinfluenzale o a placebo
(39).
Un ampio studio caso-crossover utilizzando i dati di 643
pazienti inclusi nel Database Europeo per la Sclerosi Multipla
non è stato in grado di identificare un aumento del rischio di
relapse nei 2 mesi successivi alla vaccinazione per epatite B,
tetano e influenza in confronto ai periodi controllo senza
vaccinazione (40).
Tuttavia, bisogna sottolineare che tali risultati si basavano
soltanto su 89 pazienti vaccinati nei 12 mesi prima del giorno
del “relapse” della sclerosi multipla.
Il vaccino antinfluenzale non sembra esacerbare i sintomi
dell’artrite reumatoide o l’attività del lupus eritematoso
sistemico, se si fa un confronto rispetto a soggetti non
vaccinati(34,41,42).
Risultati simili sono stati riportati in pazienti affetti da
lupus eritematoso sistemico immunizzati con vaccini contro lo
pneumococco, il tossoide del tetano o Hib
(34,43).
In un campione di pazienti affetti da artrite reumatoide, la
vaccinazione antiepatite B è stata considerata sicura rispetto
alla mancata vaccinazione (44).
Sebbene sia necessaria un’ulteriore indagine, tali studi
indicano che la vaccinazione non deve essere scoraggiata nei
pazienti affetti da una malattia autoimmune progressiva.
Conclusione
Sebbene i vaccini di solito siano considerati sicuri, esiste un
dibattito riguardante gli effetti avversi potenzialmente severi.
In passato molti ricercatori hanno indagato su una possibile
correlazione fra immunizzazione e comparsa di malattie
autoimmuni, ma in base ai dati disponibili non sono emerse delle
evidenze conclusive (45).
Bibliografia su:
http://www.farmacovigilanza.org |