STAMINALI: CELLULE DA EMBRIONI CONGELATI IN COREA SUD

(ANSA) - SEUL, 2 MAR - Dopo aver stupito il mondo di recente ricavando all'universita' statale di Seul cellule staminali a scopo terapeutico da un embrione ottenuto per clonazione, un altro gruppo di ricercatori sudcoreani ha annunciato oggi di aver sviluppato una tecnologia ad alta efficienza per ricavare cellule staminali da embrioni congelati.
Lo ha reso noto Park Se Pill, leader del team di ricercatori della societa' 'Maria Biotech', precisando di aver ricavato 7 linee di cellule staminali da 11 masse cellulari interne utilizzando 20 embrioni congelati ricevuti da donatori. Il capo del team ha aggiunto che la percentuale di successo e' stata del 63,6%, cinque volte di piu' di quella finora ottenuta con tecniche convenzionali.
''Siamo davanti ad un passo avanti di vasta portata. Ricavare cellule staminali e' gia' un'impresa difficile quando si utilizzano embrioni freschi - ha detto un esperto dell' universita' statale di Seul - Ed era quasi impossibile in caso di embrioni congelati'.
Park e il suo gruppo ritengono che la scoperta aiutera' a superare molti problemi etici legati all'uso di embrioni nella ricerca scientifica. Domande di brevetto della nuova tecnologia sono state fatte in 108 paesi, tra cui Stati Uniti, Cina e Australia. I particolari della ricerca sono pubblicati sull'ultimo numero della rivista britannica '' Human reproduction''.
Il 12 febbraio scorso un gruppo di ricercatori della Statale di Seul aveva sbalordito il mondo scientifico annunciando di aver ricavato cellule staminali a scopo terapeutico da un embrione ottenuto per clonazione. (ANSA).

SANITA': CURSI, SERVONO CRITERI PER SCELTA MANAGER

(ANSA) - ROMA, 2 MAR - Criteri nazionali uguali in tutte le regioni per la scelta dei direttori generali nelle aziende sanitarie, come strumento per assicurare trasparenza ed evitare dubbi di pressioni politiche nelle nomine.
L' appello e' del sottosegretario alla Salute, Cesare Cursi, che, nel corso del convegno ''Aziendalizzazione e governo clinico in sanita''', ha affermato: ''Servono criteri che siano uguali nella scelta dei manager e che, quindi, consentano una scelta ancora piu' rigorosa e oggettiva e che sia sempre meno influenzata dall' esterno''. Secondo Cursi, ad esempio, un criterio potrebbe essere la scelta delle lauree, che nelle diverse regioni ha valore differente.
''E' luogo comune - ha continuato Cursi - pensare che i direttori generali vengano scelti non in base alle competenze personali, ma per designazione politica; se, invece, mettiamo una griglia di requisiti necessari, ci saranno meno dubbi sulle reali competenze dei manager''.
D' accordo su questa linea proposta dal sottosegretario per una selezione dei direttori generali anche Giuseppe Fioroni, presidente di Federsanita'-Anci. Fioroni, pero', ritiene necessaria anche l' individuazione di criteri per la revoca, questo per evitare decisioni arbitrarie, ma anche per favorire il lavoro degli amministratori. ''E' difficile governare - spiega Fioroni - con serenita' un' azienda sanitaria quando in ogni momento si puo' essere tolti di mezzo, soprattutto se non si portano i conti in pareggio e non si ha un buon rapporto con gli assessori regionali''. Secondo Fioroni, e', inoltre, necessario ''garantire la stabilita' almeno triennale delle cariche, che e' il tempo minimo per poter realizzare un progetto che garantisca la qualita' delle prestazioni''. (ANSA).

TRAPIANTI: MANO, ALL' ITALIA IL REGISTRO MONDIALE

(ANSA) - SYDNEY, 2 MAR - E' stato assegnato all'Italia il registro mondiale per il trapianto della mano. Lo ha annunciato oggi a Sydney il professor Marco Lanzetta, il chirurgo milanese del San Gerardo di Monza che ha eseguito in equipe il primo trapianto di una mano, nel corso di un incontro con il Presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, in visita in Australia.
Sara' quindi l'Italia ad essere incaricata di creare un database dove raccogliere tutti i dati sui trapianti delle mani. Lanzetta, che da 15 anni e' impregnato anche al Microsearch di Sydney, un centro di ricerca dove vengono sviluppate le tecniche di microchirurgia e dove e' stato concepito il primo trapianto di mano realizzato poi a Lione nel settembre del 1998, ha sottolineato come oggi l'Italia sia all'avanguardia per quanto riguarda i trapianti di mano.
In particolare, l'ospedale San Gerardo di Monza, dove sono gia' stati effettuati da Lanzetta tre interventi, detiene il record al mondo per il numero di trapianti. ''Gli altri Paesi che effettuano questi interventi come Cina, Stati Uniti, Austria, Belgio, Francia e Australia - ha detto Lanzetta - hanno incaricato proprio noi di tenere il registro mondiale dei trapianti di mano. Un grande onore per noi e ora stiamo cercando una sede prestigiosa in Lombardia''.
Il legame tra la Lombardia e il Centro di Sydney, dove opera Earl Owen che con il francese Jean Michel Dubernard ha diretto l'equipe che ha eseguito il primo trapianto, e' molto forte. ''Ogni anno - ha spiegato Lanzetta - cerco di far venire il maggior numero possibile di studenti italiani in questo centro. So che gli italiani per una serie di motivi sono piu' svantaggiati rispetto agli altri. Fino ad ora siamo riusciti a far venire alcuni studenti e contiamo di continuare anche nei prossimi anni''.
Formigoni, che si e' incontrato con Lanzetta e Owen, ha voluto conoscere ogni dettaglio della ricerca che condotta nel centro di Sydney e si e' dichiarato orgoglioso che sia proprio un lombardo a portare avanti questo programma. ''Siamo in contatto da tempo - ha detto il presidente lombardo -. Per quanto riguarda la sede del registro mondiale vedremo di affrontare l'argomento''. (ANSA).

SANITA': CARABINIERI SEQUESTRANO OSPEDALE CATANZARO

(ANSA) - CATANZARO, 27 FEB - E' in corso un'operazione dei carabinieri per il sequestro dell'ospedale Pugliese di Catanzaro. Il sequestro viene fatto in esecuzione di un decreto emesso dal sostituto procuratore della Repubblica Luigi de Magistris.
Il provvedimento e' stato motivato, sulla base di indagini svolte dai carabinieri del Nas e del reparto operativo di Catanzaro, dalle ''gravi carenze igienico-sanitario della struttura ospedaliera e delle parti tecnologiche che la compongono, che sono - e' detto nel decreto di sequestro - in stato di abbandono, con impianti elettrici fatiscenti e pericolo di incendi e di esplosioni nelle sale operatorie a causa delle bombole d'ossigeno''.

EUTANASIA: PSICHIATRI, REGOLAMENTAZIONE E' NECESSARIA/ANSA

(ANSA) - ROMA, 26 FEB - Il ricorso all'eutanasia in casi precisi ''va regolamentato con una legge'': e' necessario che il Parlamento affronti il problema, a partire dal riconoscimento anche in Italia del Testamento biologico. Gli psichiatri riuniti a Roma per il IX Congresso della Societa' italiana di psicopatologia lo chiedono con forza: ''l'eutanasia e' un problema collettivo e il Legislatore deve prenderne atto''.
Gli esperti, dunque, non hanno dubbi circa la necessita' di una regolamentazione e di una modifica del Codice penale, che oggi vieta eutanasia e suicidio assistito. Anche perche', avvertono, il divieto attuale non impedisce che forme di eutanasia vengano messe in atto in modo ''sommerso'' e favorisce solo le disperate fughe all'estero dei tanti malati terminali che chiedono di porre fine alle proprie sofferenze. Perche' questo desiderio venga accolto, infatti, non e' necessario andare molto lontano: basta raggiungere l'Olanda o il Belgio, dove l'eutanasia e' stata depenalizzata.
Il Parlamento, ha affermato il presidente della Societa' italiana di psicopatologia Paolo Pancheri, ''deve prendere atto che si tratta di un problema sociale emergente, come lo era l'aborto in passato: deve dunque provvedere a regolamentare per legge la richiesta di ricorso all'eutanasia, al fine di evitare eccessi ed abusi''. L'eutanasia cioe', secondo Pancheri, ''va depenalizzata e, naturalmente, regolamentata''. Un primo passo, ha aggiunto, sarebbe l'approvazione della proposta relativa al Testamento biologico. Della stessa opinione anche lo psichiatra Roberto Brugnoli dell'Universita' La Sapienza di Roma: ''Una legge e' indispensabile - ha affermato - anche per controllare un fenomeno il cui sommerso sta assumendo dimensioni preoccupanti''. Alcune stime indicano infatti in oltre il 10% l'incidenza dei casi di eutanasia nonostante il divieto attuale. D'altro canto, la legge e' chiara. Il Codice penale, ha rilevato lo psichiatra forense Stefano Ferracuti, ''proibisce il suicidio assistito e l'eutanasia e' considerata omicidio volontario''. Il punto, secondo Ferracuti, e' ''riconoscere l'autodeterminazione dei pazienti e, dunque, effettuare una revisione degli articoli in materia del Codice penale''.
Ma l'eutanasia (ovvero l'intervento attivo del medico che determina la morte del paziente terminale, su esplicita richiesta di quest'ultimo) e il suicidio assistito (il medico fornisce al paziente terminale gli strumenti, in genere dei farmaci, per porre fine alla sua vita), sottolineano gli esperti, devono rispondere a criteri precisi: a partire dalla richiesta motivata e consapevole del paziente terminale, pienamente in grado di valutare le conseguenze dell'atto e dunque non affetto da alcuna patologia psichiatrica. Il ruolo dello psichiatra, quindi, diventa cruciale ed il rischio, affermano in tanti, e' che egli diventi una sorta di ago della bilancia nella richiesta di eutanasia. Un carico di responsabilita' ritenuto da molti professionisti eccessivo: ''Occorre un lavoro di equipe - ha affermato lo psichiatra e presidente della Societa' italiana di psiconcologia Luigi Grassi - e l'eutanasia deve naturalmente essere l'ultima opzione''. E' questa una posizione condivisa dalla maggioranza, come dimostra un'indagine condotta su oltre 150 professionisti dallo psichiatra Fabrizio Starace dell'azienda ospedaliera Cotugno di Napoli: ''I due terzi degli intervistati - ha detto - hanno affermato che la valutazione dello stato mentale del paziente va effettuata da un'equipe di medici, compreso il medico di base che meglio conosce il soggetto''.
Ma basterebbe una legge per migliorare la situazione? In base all'esperienza dell'Olanda, che ha depenalizzato l'eutanasia nel 2002, si': ''La legge olandese - ha spiegato Gan Van der Wal, dell'Universita' di Amsterdam - afferma che l'eutanasia e' proibita, eccetto in particolari situazioni di malattia terminale e di richiesta consapevole del paziente''. Il vantaggio maggiore della regolamentazione? ''E' che ora - ha concluso Van der Wal - il medico che rispetta il desiderio di morire del paziente non e' piu' considerato un criminale''.(ANSA).

SANITA':STANNO BENE GEMELLI DOPO TRAPIANTO FEGATO DA VIVENTE

(ANSA) - PADOVA, 26 FEB - Stanno bene Riccardo e Alessandro, 22 anni, i due gemelli genovesi protagonisti del primo trapianto di fegato da vivente tra una coppia di fratelli monozigoti eseguito martedi' scorso a Padova dall'equipe del prof. Davide D'Amico, della Clinica chirurgica prima del nosocomio padovano. Alessandro, ha spiegato nella conferenza stampa D'Amico - era affetto da una grave forma di tumore al fegato, che era stato scoperto casualmente dopo un trauma.
L'intervento, favorito dal fatto che Riccardo e Alessandro sono due gemelli monozigoti, i cui organi sono quindi perfettamente compatibili, si e' protratto dalle 7 del mattino sino alle 16.30. Al donatore sono rimasti 750 grammi di fegato, mentre 800 grammi di organo sono stati trapiantati ad Alessandro. Gia' tra una ventina di giorni l'organo del ricevente iniziera' a ricostituirsi.
(ANSA).

FARMACI: FARMINDUSTRIA, PREOCCUPANO DATI ECONOMICI SETTORE

(ANSA) - ROMA, 26 FEB - Definisce ''preoccupanti'', la Farmindustria, i primi dati preconsuntivi del settore farmaceutico, relativi al 2003. Il fatturato ha fatto registrare una crescita di appena il 2%, l'occupazione appare in regresso (-1, -2%), le esportazioni di specialita' medicinali sono in forte diminuzione (-9% circa), il saldo della bilancia commerciale di specialita' medicinali si e' ridotto di 2/3 rispetto al 2002.
La federazione delle aziende farmaceutiche ritiene percio' necessario ''un cambio di rotta'' per ''mantenere una industria farmaceutica competitiva''. Occorre, rileva, ''un quadro di riferimento politico-normativo che non si modifichi con la frequenza riscontrata negli ultimi due anni (un provvedimento in media ogni 4 mesi)'' e che ''si gettino le basi per un progetto di politica industriale, di medio e lungo periodo, che contemperi realmente l'esigenza di tenere sotto controllo la dinamica della spesa, con quella di riavviare un processo di sviluppo del settore farmaceutico''.
La Farmindustria condivide il giudizio del ministro della Salute, Girolamo Sirchia, per la parte in cui sostiene che la spesa per i farmaci e' sotto controllo. Ma e' anche vero, rileva in una nota, che questa e' ''l'unica componente della spesa sanitaria su cui si e' intervenuti drasticamente negli ultimi due anni e che quasi tutte le misure di contenimento si sono tradotte, direttamente o indirettamente, in tagli dei prezzi di circa il 14%''. Attualmente, osserva, i prezzi dei farmaci in Italia risultano ''piu' bassi mediamente del 15% rispetto al resto d'Europa'' e sono state ''introdotte misure (indeducibilita' fiscale dei congressi e convegni Ecm, contributo del 5% sulla spesa di informazione), che hanno ridotto fortemente la redditivita' del settore anche dal lato dell'aumento dei costi''. Misure, queste, che secondo la Farmindustria si sono tradotte con ''conseguenze negative in termini di investimenti in ricerca e di occupazione'' e che negli ultimi due anni hanno fatto registrare ''un aumento di fatturato inferiore, mediamente, al tasso di inflazione e a monte un aumento degli oneri fiscali. Tutto cio' - rileva - impone alle imprese una riconsiderazione delle politiche di investimento nel nostro Paese''.(ANSA).

MEDICINA: TEST INCORAGGIANTI CONTRO INFEZIONE TRAPIANTATI

(ANSA) - ROMA, 26 FEB - Una sostanza prodotta naturalmente da una ghiandola (il timo) potrebbe diventare presto un'arma per combattare una pericolosa infezione che colpisce molti malati di leucemia che hanno fatto un trapianto di midollo osseo.
La scoperta e' di un gruppo di ricercatori dell'universita' di Tor Vergata, coordinato dal professor Enrico Garaci, i quali hanno ora a disposizione il preparato sintetico della timosina che ha dimostrato una evidente efficacia nei topi.
''E' da 20 anni che questa sostanza e' al centro dei nostri studi - ha spiegato Garaci - e ora ha dimostrato i suoi effetti nei modelli sperimentali nel combattare l'infezione da aspergillus, un fungo che colpisce molti trapiantati''.
La timosina 1, spiega Garaci, e' una molecola sintetica analoga alla sostanza prodotta dal timo che ha infatti mostrato di essere in grado di attivare in modo intelligente quelle cellule adiuvanti naturali del sistema immunitario (dendritiche).
Gli effetti protettivi di questa sostanza, spiega lo studio che viene pubblicato oggi sulla versione online della rivista Blood, sono stati osservati nei topi all'Universita' di Tor Vergata e all'universita' di Perugia da Paolo di Francesco, da Francesco Bistoni e Luigina Romani.
''La Timosina alfa ha detto Garaci apre una frontiera importante per il successo dei trapianti e nelle malattie in cui sono presenti deficit immunitari importanti, soprattutto se si pensa che l'aspergillosi e' l'infezione fungina piu' diffusa in questi pazienti, oltre che la piu' difficile da curare. Per i trapiantati, per le persone affette da leucemia e, in particolare per i trapiantati di midollo osseo, si apre la possibilita' di avere una terapia immunitaria mirata contro questa infezione''. (ANSA).

SANITA': MANCANO LETTI; SIRCHIA INVIA NAS E DIRIGENTE 'LEA'

(ANSA) - ROMA, 26 FEB - Il ministro della Salute Girolamo Sirchia, a quando si apprende, starebbe inviando in Sicilia all' ospedale pediatrico Di Cristina di Palermo, il comandante dei carabinieri dei Nas e il direttore generale della programmazione del ministero per valutare la situazione relativa alla carenza di posti letto.
Il compito del generale Emilio Borghini e del direttore Filippo Palumbo sarebbe quello di verificare la reale situazione di necessita' che si e' creata (anche in relazione ai livelli di assistenza prestata) e prestare eventuale sostegno da parte del ministero. (ANSA).

EUTANASIA: RICERCA, 78% CAMPIONE DICE SI', 37% CHIEDE LEGGE

(ANSA) - ROMA, 26 FEB - Il 78,6% degli italiani e' d'accordo con la possibilita' di eutanasia nel caso di malattie allo stadio terminale, ma solo il 37,1% ritiene necessaria una regolamentazione con una legge ad hoc. Il dato emerge da una ricerca condotta dalla sociologa Alessandra Sannella della Facolta' di Sociologia dell'Universita' La Sapienza di Roma su un campione di 500 individui tra i 26 e i 65 anni, ed e' stato presentato in occasione del Congresso della Societa' italiana di psicopatologia in corso a Roma.
Alla domanda 'e' d'accordo con l'eutanasia?', ha spiegato Sannella, il 78,6% del campione ha dato una risposta positiva. A dire si' ad eutanasia e suicidio assistito sono soprattutto le donne (56%) ed i soggetti con un grado di istruzione superiore. Tra i giovani, il 37% pensa che si tratti di una scelta personale. Si e' invece dichiarato ''assolutamente contrario'' a questa pratica il 35% del campione. Ma se la maggioranza degli italiani si mostra favorevole all'eutanasia in determinate situazioni, e il 59,4% afferma che sarebbe d'accordo con questa soluzione in caso di malattia terminale di un familiare, solo il 37,1% chiede una regolamentazione per legge.
C'e' poi un altro dato ''interessante'', ha sottolineato la sociologa: ''Il 20% di coloro che si dicono d'accordo con l'aborto, non sono invece favorevoli all'eutanasia. Questo perche' - ha spiegato - entrano in gioco due diverse concezioni dell'individuo: nel caso dell'aborto, infatti, il feto non e' ancora considerato un soggetto a tutti gli effetti, mentre nell'eutanasia ad essere colpito sarebbe un individuo pienamente inserito e riconosciuto nel contesto sociale''. Un dato che dimostra anche, ha aggiunto Sannella, come ''il fattore religioso non sia determinante in relazione alle scelte di fine vita''. Tra i contrari all'eutanasia, pero', il 47% dice di esserlo appunto per motivi religiosi, mentre il 17% rivela che continuerebbe a sperare in un miracolo fino alla fine.
Dalla ricerca emerge anche una dura critica al mondo dell'informazione: l'80% del campione, infatti, giudica l'informazione data dai mass media su questo tema ''frammentaria e poco comprensibile'', tanto che ''e' difficile formarsi un'opinione in merito''. Un ultimo dato: ''Il 20% del campione, una volta realizzato l'argomento della ricerca, effettuata attraverso la somministrazione di un questionario - ha affermato Sannella - si e' rifiutato di rispondere. Un elemento che indica chiaramente come - ha concluso la sociologa - l'eutanasia rappresenti ancora nella nostra societa' un tema tabu'''. (ANSA).

MEDICINA: AUSTRALIA, OLIO FEGATO MERLUZZO CONTRO ASMA

(ANSA) - SYDNEY, 26 FEB - Il detestato olio di fegato di merluzzo, generosamente somministrato alle generazioni passate di bambini, li ha probabilmente aiutati a combattere i sintomi dell'asma, di cui oggi soffrono milioni di persone, due milioni nella sola Australia. Uno studio dell'Istituto per la prevenzione dell'asma infantile, ha concluso che gli acidi grassi Omega-3, che si trovano nella colza, nel tonno e nell'olio di fegato di merluzzo, puo' ridurre significativamente sintomi come tosse e respiro affannoso, nei bambini di genitori che soffrono di asma.
I risultati, presentati oggi alla Conferenza australiana per l'asma in corso a Melbourne sono basati su un programma che ha seguito 6161 bambini sin dalla nascita. Lo studio indica che la riduzione degli acari della polvere in lenzuola e coperte e l'eliminazione dei giocattoli di peluche produce risultati positivi in termini di allergie, ma i supplementi Omega-3 sono ancora piu' efficaci contro tosse e respiro affannoso.
Nella sperimentazione, i bambini sono stati divisi in quattro gruppi: ad uno e' stato somministrato il supplemento Omega-3, un degli acari della polvere, un terzo ha ricevuto ambedue i trattamenti, mentre al quarto e' stato somministrato un placebo.
E' troppo presto - sostiene il ricercatore prof. Craig Mellis della Bond University - per stabilire se qualcuno dei bambini ha effettivamente contratto l'asma, ma l'effetto dell'Omega-3 sui bambini di tre anni e' stato ''statisticamente impressionante''.
I tassi di mortalita' da asma sono diminuiti in Australia in anni recenti, ma i casi di asma continuano a crescere, e attualmente ne soffrono oltre due milioni di australiani.

TUMORE AL SENO: SCOPERTA PROTEINA CHE FAVORISCE METASTASI

ROMA - E' racchiusa in una proteina chiamata h-prune la spiegazione della formazione delle metastasi nel tumore al seno. L'hanno scoperta un gruppo di ricercatori italiani del Tigem di Napoli, del Cnr di Alghero, dell'Istituto San Raffaele di Milano che ha portato a termine una lunga ricerca che ha preso il via da un analogo gene che si trova nel moscerino frutta.
Nella cellula tumorale, spiegano i ricercatori, si svolge una lotta tra due molecole: una che tenta di bloccare la fuga delle cellule tumorali impazzite (la proteina nm23), l'altra che al contrario spinge per la diffusione e la formazione delle metastasi (h-prune). Se prevale la prima il rischio di sviluppare metastasi e' poca, se invece e' h-prune ad avere la meglio il rischio per la donna di avere formazioni tumorali a distanza e' molto elevato.
Le ricadute dllo studio sono molteplici: e' gia' stato identificato un farmaco in grado di bloccare l'attivita' del gene h-prune; ma il passo successivo potrebbe essere quello di identificare molecole ancora piu' specifiche, ovvero capaci di interporsi tra la proteina h-prune e la nm23 per evitare che quest¿ultima venga bloccata e impedita di esercitare la sua azione antimetastasi.
La ricerca e' stata finanziata dall'Airc e realizzata da un gruppo di studiosi coordinato da Massimo Zollo del Tigem di Napoli, in collaborazione con Giuseppe Palmieri dell'Istituto di Genetica delle Popolazioni del Consiglio nazionale delle ricerche di Alghero, Antonio Cossu dell'Azienda USL1 di Sassari e Gianluigi Arrigoni dell'Istituto Scientifico San Raffaele di Milano.

PSICHIATRIA:DEPRESSO 1 ITALIANO SU 5,SINTOMO E'DOLORE FISICO

(ANSA) - ROMA, 24 FEB - Un dolore fisico che le analisi non riescono a spiegare, dal mal di testa al mal di stomaco. E' il volto nuovo con il quale si rivela la depressione: una patologia in crescita che colpisce un italiano su cinque, in particolare sempre piu' donne e giovani, mentre aumenta in modo preoccupante, sfiorando di otto anni, il lasso di tempo tra l'insorgere del disturbo e il ricorso alle cure.
A lanciare l'allarme sono stati oggi vari psichiatri ed esperti riuniti a Roma per il nono congresso della Societa' italiana di psicopatologia.
La depressione dunque, hanno affermato gli psichiatri, parla anche con il corpo e il dolore fisico. Da qui l'invito al medico di base a sospettare uno stato depressivo in quei soggetti che denunciano dolori fisici che non trovano una spiegazione nonostante svariate indagini. Ma qual e' la causa del dolore fisico nel soggetto depresso? Gli psichiatri Giovanni Biggio dell'Universita' di Cagliari, Mauro Mauri dell'Universita' di Pisa, Enrico Smeraldi dell'Universita' Vita e Salute di Milano e Riccardo Torta dell'Universita' di Torino hanno spiegato oggi che in questo tipo di soggetti si verifica un calo di due neurotrasmettitori, la noradrenalina e la serotonina, che rivestono un ruolo anche nel controllo del dolore. Riducendosi dunque la loro azione, nel soggetto depresso si amplifica la sensibilita' al dolore fisico. Per questo, hanno sottolineato gli esperti, preziosa e' l'azione della molecola Venlafaxina che ha la proprieta' di andare ad agire contemporaneamente proprio sui due neurotrasmettitori e curando la depressione combatte ed elimina anche il dolore fisico ad essa associato.
In Italia, avvertono gli psichiatri, la depressione e' dunque in aumento e i numeri lo dimostrano: ne soffrono in media 17 italiani su 100 ed ogni anno si verificano 250 casi in piu' ogni 10 mila abitanti. Un italiano su cinque, pero', ha gia' pagato o paga sulla propria pelle il peso della malattia. Ed ancora: due donne ogni uomo soffrono di depressione. Ma c'e' un altro dato che preoccupa gli esperti: il tempo che intercorre fra l'insorgenza della depressione e il ricorso alle cure, che puo' raggiungere anche gli otto anni e nel caso della psicosi i dodici anni. Un ultimo dato: tra quanti soffrono di depressione, la meta' non ha avuto diagnosi, mentre la meta' dei pazienti che pur hanno ricevuto una diagnosi non riceve cure adeguate.(ANSA).

DROGA: 4-5% ARITMIE GIOVANILI RIFERIBILI A CONSUMO COCAINA

(ANSA) - ROMA, 24 FEB - Tra i giovani dai 14 anni in su il 4-5% dei casi di aritmia diagnosticati nel laboratorio di medicina dello sport del Policlinico Gemelli di Roma sono riferibili al consumo di cocaina. Se cinque anni fa in un anno c'era solo un caso sospetto di problema cardiaco legato a questa sostanza, oggi in questo centro di medicina dello sport se ne sospetta uno a settimana.
E' quanto sostiene Paolo Zeppilli, direttore della scuola di specializzazione in medicina dello sport dell'Universita' Cattolica del Sacro Cuore di Roma, nel corso della giornata di apertura del seminario 'Effetti cardiovascolari della cocaina nei giovani' precisando che questi sospetti emergono soprattutto quando i ragazzi fanno la visita cardiologica per ottenere il certificato medico-sportivo.
Gli sportivi che fanno uso di cocaina, spiega Zeppilli, rischiano di piu' delle altre persone perche' nel corso dell'attivita' si sforzano maggiormente e possono andare incontro ad infarto.
''Tra gli stimolanti usati dai giovani sportivi - spiega Marcello Chiarotti del Centro di Tossicologia - la cocaina e' quella piu' frequentemente riscontrata, anche se cio' contrasta con le sue qualita' dopanti che sono molto scarse''.
Ci sono molti casi di giovani sportivi, per esempio, body builders, che in visita presentano sintomatologie che poi si rivelano legate al consumo di questa sostanza stupefacente. I sintomi sospetti sono dolore al petto ed aritmie, la scoperta dell'uso di cocaina e' quasi sempre indiretta, cioe' avviene quando il giovane che chiede il certificato e' 'messo alle strette' dai medici. A questi ragazzi, racconta Zeppilli, di solito viene consigliato di sottoporsi nuovamente a una visita cardiologica a distanza di poco tempo, per verificare se i sintomi sono scomparsi, suggerendogli naturalmente di non fare piu' uso di cocaina ed altre sostanze stimolanti. (ANSA).

AIDS: OMS-UNICEF, EUROPA A RISCHIO NUOVA E VIOLENTA EPIDEMIA

(ANSA) - ROMA, 23 FEB - E' allarme per il diffondersi dell'Hiv-Aids nell'Europa dell'est: sono infatti oltre un milione e mezzo le persone colpite dal virus, contro le 30.000 del 1995. L'infezione si sta dunque allargando a macchia d'olio e se non si adotteranno misure urgenti di contenimento, soprattutto in vista dell'allargamento dell'Ue da maggio 2004, anche l'Europa occidentale sara' a rischio di una nuova e violenta esplosione dell'epidemia. A lanciare l'allarme sono le agenzie dell'Onu, l'Organizzazione mondiale della sanita', l'unicef, la Banca mondiale e il Fondo mondiale per la lotta all'Aids, Tubercolosi e Malaria, riuniti da oggi a Dublino per la conferenza ministeriale 'Infrangere le barriere - una partnership per la lotta all'Hiv-Aids in Europa e nell'Asia centrale' promossa nell'ambito del semestre di presidenza irlandese della commissione europea. Alla conferenza partecipa, per l'Italia, il ministro della Salute Girolamo Sirchia.
Preoccupante il messaggio lanciato dalle organizzazioni internazionali: esiste il rischio concreto di una recrudescenza dell'infezione in tutta l'Europa, per questo e' urgente che i ministri della sanita' europei promuovano nuovi programmi di prevenzione e trattamento della malattia. Proprio nei Paesi baltici e dell'Europa dell'est, il cui ingresso nell'Unione europea e' ormai imminente, l'epidemia si sta diffondendo con una rapidita' maggiore rispetto al resto del mondo.
''Europa ed Asia centrale - ha avvertito il direttore esecutivo dell'Unaids, Peter Piot - sono al centro della piu' vasta epidemia di Hiv nel mondo e non c'e' tempo da perdere: i ministri europei devono adottare urgentemente misure di contrasto''. Soprattutto perche', ha aggiunto Piot, ''dal momento che l'Unione europea rappresentera' a breve il maggiore blocco commerciale nel mondo, con una popolazione che sfiorera' i 500 milioni, e' nell'interesse della stessa Unione prevenire l'epidemia di Aids con le pesanti conseguenze a livello sociale ed economico che essa determinerebbe''. I numeri, hanno sottolineato gli esperti riuniti a Dublino, parlano da soli: nell'Europa dell'est le persone colpite dal virus superano il milione e mezzo (il numero si e' quintuplicato in poco meno di dieci anni) e la percentuale e' particolarmente alta tra i giovani, che rappresentano il 40% della popolazione in questa regione. Sono in crescita anche i comportamenti sessuali a rischio (il sesso non protetto si sta diffondendo sempre di piu' soprattutto tra i giovanissimi) e spesso l'informazione sui rischi della malattia e' quasi del tutto assente se in Tajikistan, ad esempio, solo il 10% delle ragazze ha sentito parlare di Hiv e Aids. Scarse anche le cure: si stima che nei paesi dell'est europeo, solo 7.000 soggetti, vale a dire il 9% di coloro che ne avrebbero bisogno, siano in cura con una terapia antiretrovirale. Questo perche', per la maggior parte dei malati di Aids il trattamento e' troppo costoso o, piu' semplicemente, non e' disponibile. Contro tale situazione, l'Organizzazione mondiale della sanita' e l'Unaids hanno lanciato una sfida ambiziosa: estendere il trattamento antiretrovirale almeno a 3 milioni di malati che vivono in queste regioni entro il 2005. Una prima azione urgente arriva dal Fondo mondiale, che ha stanziato circa 400 milioni di dollari in 5 anni per 22 programmi di cura e prevenzione in 16 paesi dell'Europa dell'est e dell'Asia centrale.(ANSA).

VIRUS POLLI SI E' TRASMESSO AI FELINI, PRIMO CASO IN THAILANDIA BANGKOK

Il virus dei polli ha infettato un gatto domestico e due tigri. Si tratta dei primi casi al mondo di trasmissione della malattia a felini. Il gatto e una delle due tigri sono morte. Lo ha reso noto un veterinario dell' ospedale per animali della Kasetsart University che ha confermato di aver riscontrato nei due cadaveri la presenza del noto H5N1, il piu' virulento del virus dei polli, lo stesso che ha gia' ucciso almeno 22 persone in Asia, tra Vietnam e Thailandia. I felini vivevano in una casa insieme con altri gatti nei pressi di una fattoria dove c'erano polli infetti, a Nakorn Pathom, 60 chilometri ad ovest di Bangkok. Secondo il veterinario, Teerapol Sirinaruemit, gatto e tigri potrebbero aver contratto il virus per aver mangiato carcasse di polli malati o per essere entrati in contatto con i polli vivi infetti.

FARMACI: NASCE IN SARDEGNA SITO WEB PER FARMACOVIGILANZA

(ANSA) - CAGLIARI, 20 FEB - Si chiama 'reazione avversa' ed e' quel fenomeno imprevisto e imprevedibile che colpisce l' utilizzatore di un farmaco a causa di interazioni con altri principi attivi. Per migliorarne il monitoraggio sul territorio e favorire nello stesso tempo una migliore conoscenza dei farmaci e' nato a Cagliari il sito Web www.farmaci-asl8.org che sara' in rete a partire dalla prossima settimana.
L' iniziativa e' stata presentata dalla coordinatrice del gruppo di lavoro che realizza il sito, la prof. Maria Del Zompo, responsabile della Sezione di Farmacologia Clinica del Dipartimento di Neuroscienze ''Bernard B. Brodie'' dell' Universita' di Cagliari, e dal direttore sanitario della Asl 8 di Cagliari, Maria Teresa Ruggiu. ''Le regole da rispettare prima che un farmaco venga immesso in commercio sono molte - ha spiegato la prof. Del Zompo - ma e' purtroppo impossibile prevedere le migliaia di situazioni differenti in cui il farmaco verra' usato nella pratica quotidiana. Ecco perche' la 'sicurezza' del farmaco deve essere continuamente osservata e valutata, anche e soprattutto quando esso e' disponibile in farmacia''.
''Occorre quindi che la prescrizione di un farmaco, anche da banco, sia il punto di arrivo di un' attenta analisi clinica che valuti il rischio e il beneficio, e costo/beneficio, dell' uso di quella molecola in un determinato paziente. Noi riteniamo - ha continuato la prof. Del Zompo - che l' aggiornamento del medico e del personale sanitario coinvolto, dal farmacista all' infermiere, cosi' come del singolo cittadino, sia necessario per migliorare il buon uso dei farmaci''.
Da questo concetto e' nata l' idea della creazione di un sito Internet, hanno spiegato i componenti del gruppo di lavoro di Farmacologia clinica, che permettera' a tutti di approfondire le conoscenze sui farmaci e sul loro uso. Questo grazie al lavoro della redazione di ''Farmaci'' che rendera' disponibile in rete (e in lingua italiana) la letteratura internazionale sui meccanismi d' azione, interazioni farmacologiche, indicazioni, controindicazioni e possibili reazioni avverse, i siti relativi alle diverse patologie e i link ai piu' importanti organismi internazionali che si occupano di farmaci, come la Fda americana.
Il sito ''Farmaci'' e' articolato in una parte con libero accesso e in una ad accesso riservato. Nel primo viene offerta al navigatore la possibilita' di migliorare le proprie conoscenze sui farmaci, con particolare attenzione alla corretta valutazione della malattia da reazione avversa da farmaco.
Particolarmente importante, sottolineano i curatori del sito, l' assoluta indipendenza da sponsor farmaceutici.
La parte del sito con accesso riservato prevede un programma di formazione/informazione relativa a particolari classi di farmaci, un' area notizie che si propone di informare in tempo reale sul ritiro di molecole dal commercio per reazioni avverse e/o interazioni farmacologiche. La parte dedicata alla Farmacovigilanza prevede, ha spiegato la prof. Del Zompo, la possibilita' di consultare e scaricare opuscoli sugli antibiotici, il Report sulle segnalazioni di reazioni avverse da farmaci dell' anno 1998 e 2002, la scheda di sospetta reazione avversa. Altri servizi saranno disponibili in futuro.
La Sardegna, grazie all' incentivazione data recentemente alla Farmacovigilanza, e' passata dal penultimo al quarto posto nella classifica italiana della segnalazione di 'reazioni avverse'. ''E' l' indice di una migliorata attenzione al problema - ha detto Del Zompo - e la conferma viene anche dai due allarmi partiti dalla Sardegna su reazioni avverse, di cui non si era ancora parlato nella letteratura internazionale, e che riguardavano un farmaco di largo uso e un altro con una molecola di recente sintesi''.
(ANSA

SANITA': PER SSN 40 MLD EURO IN 1O ANNI PER CURE ASSICURATI

(ANSA) - ROMA, 19 FEB - Sarebbe di 40 miliardi di euro la spesa sostenuta in 10 anni dal Servizio Sanitario Nazionale per curare i cittadini che sono coperti da assicurazioni sanitarie. E' uno studio dell'Osservatorio della terza eta' (Ageing Society), coordinato dall'ex ragioniere generale dello Stato, Andrea Monorchio, a fare luce sugli incassi di fondi, casse e assicurazioni ed i relativi costi dello Stato. Si tratta di risorse, secondo l' associazione, che potrebbero essere recuperate e destinate ad un fondo pro-anziani.
Il dipartimento economico dell'Osservatorio della terza eta' ha passato al setaccio il settore dell'assistenza sanitaria privata (casse di categoria, fondi sanitari, societa' di mutuo soccorso, polizze individuali) che offre prestazioni integrative e sostitutive del Servizio Sanitario Nazionale a 8,7 milioni di italiani. Solo nel 2000, secondo Ageing society, le imprese hanno risparmiato 1.059 milioni di euro di minori imposte, per un contributo medio di 1.500 euro (per l' 80% a carico dell' azienda e per il restante 20% a carico del dipendente) per circa tre milioni di lavoratori dipendenti coperti da un' assicurazione. Un vantaggio fiscale che sale a 10 miliardi di euro se si considerano gli ultimi 10 anni. I premi raccolti dalle 99 imprese che operano nel comparto delle polizze sanitaria sono stati pari a 1,4 miliardi di euro. Tenuto conto che oltre alle compagnie assicuratrici ci sono altri 300 operatori, si stima in almeno sei miliardi di euro l' ammontare delle contribuzioni complessivamente riscosse per coprire il 15% della popolazione.
All' aumento della diffusione di queste coperture non corrisponde un maggiore utilizzo delle polizze. La dimostrazione di cio' e' data dai ricoveri con rimborso integrale e parziale delle spese sostenute dai degenti, che costituiscono appena l' 1,3% del totale (9,4 milioni all' anno). I degenti negli ospedali pubblici con in tasca una polizza assicurativa sono circa 1,2 milioni che se si fossero rivolti alle strutture private avrebbero causato alle compagnie e ai fondi una spesa di 3,3 miliardi di euro all' anno. ''Le casse pubbliche - ha spiegato Roberto Messina, segretario generale di Ageing Society - hanno sopportato tre situazioni sfavorevoli: i maggiori sgravi fiscali, la legislazione che favorisce gli incassi miliardari delle compagnie, le quali hanno contribuito solo in piccolissima parte alle spese pubbliche''. O si studia una forma di compartecipazione ai costi ospedalieri, ha concluso Messina, oppure si puo' introdurre un contributo a carico delle compagnie e degli altri soggetti interessati per alimentare il fondo assistenza per gli anziani non autosufficienti e quello per la ricerca scientifica e farmaceutica.(ANSA).

SANITA': PROTESTA MEDICI, CON CONVENZIONATI DIVENTA TOTALE

(ANSA) - ROMA, 18 FEB - Si allarga alla totalita' dei medici italiani la vertenza sanita'. ''Si tratta di un evento assolutamente straordinario'' ha spiegato Serafino Zucchelli, segretario nazionale dell'Anaao Assomed, al termine dell'incontro di oggi del cartello sindacale. Alle 42 sigle che hanno scioperato lo scorso 9 febbraio infatti si aggiungono anche i medici di famiglia della Fimmg e dello Snami e gli ambulatoriali del Sumai. ''Appare incredibile che a fronte di un compatto sciopero di tutti i medici ed i dirigenti del SSN, il Governo e le Regioni non si siano degnate di una risposta - ha invece commentato Massimo Cozza, segretario nazionale FP CGIL Medici - Il Presidente del Consiglio ha liquidato lo sciopero definendolo politico, ritenendo forse che tutti i medici siano diventati comunisti, e le Regioni, forse occupate in questioni piu' importanti, hanno pensato bene di rinviare l'incontro previsto per oggi al 10 marzo, cioe' tra ben 21 giorni. Pertanto, nonostante il miglior clima che oggi si sarebbe instaurato tra Governo e Regioni, sui medici il tempo rimane pessimo''.
Da oggi, con la costituzione di un coordinamento permanente che vede presenti tutti i medici sia dipendenti che convenzionati, insieme a tutti i dirigenti del SSN, conclude Cozza, ''siamo piu' forti e pronti a continuare le nostre azioni di lotta, cercando di creare minori disagi possibili ai cittadini''. (ANSA).

VIRUS POLLI: FAO, NON SERVE UCCIDERE UCCELLI SELVATICI

(ANSA) - ROMA, 18 FEB - Non e' necessario uccidere gli uccelli selvatici per combattere l'influenza aviaria. Occorrono invece, sostiene la Fao (l'Organizzazione dell'ONU per l'Alimentazione e l'Agricoltura), strette misure di controllo per tenere gli uccelli selvatici lontani dal pollame. L'uccisione degli uccelli selvatici non aiutera' infatti ad evitare focolai futuri della malattia. La prevenzione, secondo la Fao, deve basarsi su un sistema di controllo e sorveglianza che assicuri sia evitato qualsiasi contatto tra uccelli selvatici e pollame domestico, o che almeno venga monitorato.
Questo significa, ad esempio, che i proprietari d'allevamenti di polli devono assicurarsi che i recinti ed i recipienti per l'acqua e per il cibo destinati ai polli non vengano contaminati dagli uccelli migratori. E se questo non e' possibile, allora sara' necessario trattare l'acqua che i polli bevono per renderla sicura.
''L'esperienza - a giudizio della Fao - ha dimostrato che questa e' una buona strategia e consente di evitare una indiscriminata eliminazione degli uccelli selvatici''.
I proprietari di volatili, sia di pollame d'allevamento che ruspante, dovrebbero essere particolarmente attenti, e seguire queste norme: 1) costruire recinti che tengano separati i polli domestici dagli uccelli selvatici; 2) tenere gli uccelli acquatici domestici separati dal pollame, se gli uccelli domestici hanno accesso alle stesse fonti d'acqua degli uccelli selvatici; 3) vigilare su possibili sintomi di influenza aviaria nei volatili e riferire subito qualsiasi sospetto alle autorita' veterinarie.
Gli allevatori di pollame commerciale dovrebbero adottare alcune misure di sicurezza biologica: 1) porre grande attenzione alle condizioni igieniche degli allevamenti per minimizzare la diffusione della malattia; 2) nei pollai costruire tetti a prova d'uccello per evitare il contatto tra uccelli selvatici, specialmente quelli acquatici, e pollame; 3) controllare i livelli produttivi e segnalare se avvengono cali improvvisi; garantire che tutti i volatili malati siano controllati da un veterinario competente e che campioni di quelli che muoiono siano esaminati in laboratori d'analisi.
Grande attenzione viene richiesta per il pollame che vive in prossimita' di zone acquatiche, o in qualsiasi altra zona dove gli uccelli acquatici selvaggi potrebbero radunarsi, potrebbe essere a maggiore rischio e dunque la sorveglianza in zone di questo tipo deve essere maggiore.
''Le misure di bio-sicurezza sono una necessita' imprescindibile - conclude la Fao - e se capiamo quando, come e dove gli uccelli selvatici migrano saremo in grado anche di sapere quando occorre essere piu' vigilanti ed avere una maggiore sorveglianza''.(ANSA).

BIOLOGIA: DONNE 'STREGHE' TRA LORO IN FASE FERTILE CICLO

(ANSA) - ROMA, 18 FEB - Le donne diventano un po' piu' 'cattivelle' verso le altre donne in certi periodi del ciclo mestruale, perche' sentono il bisogno di difendersi dalle rivali in amore. Avviene quando sono fertili, spiega Maryanne Fisher della York University di Toronto in Canada, in quanto avvertono le altre come un possibile ostacolo di fronte alla conquista di un uomo desiderabile.
Secondo quanto riferito sulla rivista Biology Letters, la psicologa se ne e' accorta mostrando loro delle foto di altre donne e chiedendo di giudicarle. Nulla di conscio, ma i loro diventano proprio 'giudizi da strega' nei giorni intorno all'ovulazione.
Per mostrare questa acerrima competizione intrasessuale, la psicologa ha arruolato 57 ragazze alle quali ha mostrato 35 foto di volti di modelle e 30 di soggetti maschili per controllo.
Quando i livelli di estrogeni delle osservatrici erano alti, come accade nel periodo che arriva alla fase di ovulazione, compreso fra il dodicesimo e il ventunesimo giorno del ciclo, i loro giudizi sulla bellezza dei volti osservati erano molto piu' severi, spiega la Fisher. Mentre per i volti maschili non si riscontrava una simile tendenza al giudizio negativo.
Non e' chiaro in che modo le donne si sentono aiutate sfoderando le armi della malignita' contro le rivali. Potrebbe essere che denigrando l'aspetto delle altre sentano il loro piu' desiderabile, oppure che questo sia un trucco per attirare l'uomo facendogli focalizzare l'attenzione sulla propria bellezza e sui difetti della rivale.
Ma e' anche possibile che dietro a questa meschinita' al femminile ci sia un semplice effetto ormonale, in quanto altri scienziati hanno in precedenza dimostrato che nella fase pre-ovulatoria le donne si vedono piu' belle. In ogni caso, conclude la Fisher, le donne, spesso descritte come complici tra loro, sanno essere in modo subdolo ed indiretto molto aggressive contro le compagne.(ANSA).

DOPING: QUELLO GENETICO IN AGGUATO DIETRO TERAPIE MUSCOLI

(ANSA) - ROMA, 16 FEB - Il doping genetico e' l'ombra che fin da oggi si disegna dietro i primi esperimenti di terapia genica volti a rigenerare e a rinvigorire i muscoli indeboliti da malattie come la distrofia muscolare.
Sono consapevoli del rischio i ricercatori impegnati su questo fronte della ricerca, dall'americano Lee Sweeney, dell'universita' della Pennsylvania, all'italiano Antonio Musaro', dell'universita' di Roma La Sapienza.
Ad avvicinare l'ipotesi che gli atleti di domani potrebbero potenziare i propri muscoli non solo con l'allenamento ma anche con i geni, aumentando massa e forza muscolare, e' il lavoro presentato da Sweeney a Seattle, nel convegno dell'Associazione americana per l'avanzamento delle scienze (AAAS). Nella ricerca, che sara' pubblicata sul Journal of Applied Physiology, il gruppo di Sweeney ha combinato la terapia genica e l'esercizio fisico riuscendo a potenziare massa e forza muscolare. Ripetute arrampicate su delle scalette e iniezioni del fattore di crescita dei muscoli Igf-1 specifico del topo sono riusciti, insieme, a potenziare del 31,3% la massa muscolare e del 28,3% la forza muscolare. Un effetto ben piu' importante di quello osservato utilizzando, da soli, esercizio fisico e fattore di crescita: il 23,3% di massa muscolare in piu' e il 14,4% di forza fisica. Secondo Sweeney l'uso della genetica per il potenziamento muscolare potrebbe servire anche nella riabilitazione in caso di traumi e per gli anziani che hanno perso mobilita' in seguito ad indebolimento muscolare.
L'allenamento, suggerisce Sweeney, ha stimolato le cellule precursori deu muscoli, chiamate 'satelliti', ad essere piu' recettive a IGF-I. Il surplus di questa sostanza ha fatto il resto potenziando la massa e la forza muscolare di questi topi.
Topi di controllo non trattati col vettore virale non hanno raggiunto, solo con l'allenamento, lo stesso livello di potenziamento dei muscoli.
Secondo Musaro' il doping genetico ''apre una prospettiva preoccupante ma - rileva - e' prevedibile che ci si arrivera'. E' comunque vero - ha aggiunto - che interventi come questi non si fanno nel laboratorio di casa. Ci vogliono competenze e attrezzature per manipolare i virus da utilizzare come vettori nella terapia genica''.
A pensare che il doping genetico sia un rischio da non sottovalutare e' anche un rappresentante della World Anti-Doping Agency , secondo il quale la situazione attuale e' paragonabile a quella di 30 o 40 anni fa, quando le attuali tecniche di indagine e i meccanismi regolatori anti-doping non esistevano ancora.

BIOTECH:FARMINDUSTRIA, DIFFICILE DIALOGO AZIENDE-UNIVERSITA'

(ANSA) - ROMA, 17 FEB - Difficile collaborazione fra pubblico e privato nel biotech: piu' del 50% dei centri di ricerca pubblici italiani collabora con il settore privato ma i rapporti non filano lisci da entrambe le parti. E' quanto risulta dallo studio di Farmindustria sulle biotecnologie nell'industria farmaceutica, presentato oggi, studio patrocinato dal Comitato Nazionale per la Biosicurezza e le Biotecnologie istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri e presieduto dal Professor Leonardo Santi.
Il settore privato e' per la maggioranza soddisfatto delle collaborazioni con il mondo accademico, mentre il 60% del settore pubblico ne lamenta le difficolta'.
Le aziende riconoscono in modo pressoche' unanime (90%) una competenza al settore universitario, anche se rilevano una mancanza di supporto al technology transfer (70%), di visione di sviluppo (65%) e di snellezza burocratica (65%).
L'Accademia invece, non riconosce altrettanta competenza (60%) al settore privato e contesta uno scarso coinvolgimento dei ricercatori nello sfruttamento dei risultati, dal supporto a start up (70%), alla proprieta' intellettuale (60%), oltre una scarsita' di investimenti nel settore accademico (60%) .
Questi riscontri suggeriscono, secondo lo studio, la necessita' di ridisegnare l'interazione fra Aziende ed Accademia, cercando di trasformare in vere e proprie partnership le attuali collaborazioni che non possono piu' essere vissute come semplici commesse.
Lo studio poi, analizzando la distribuzione dell'attivita' industriale nella biotecnologia sanitaria, sottolinea la presenza di due distretti principali impegnati in ricerca a Milano e Roma e la presenza di almeno altri tre emergenti in Friuli, in Emilia ed in Toscana. I distretti sono fortemente legati a presenze Accademiche di livello e testimoniano quindi come questa integrazione possa essere gia' in atto, se non altro in alcune realta'.
In Italia, in tutto, sono 23 le aziende coinvolte nella ricerca biotecnologica farmaceutica. La maggior parte delle industrie impegnate in attivita' biotech, focalizza i propri interessi su anticorpi monoclonali (60%) e farmacogenomica (35%).
Minore e' l'attenzione per la terapia genica (10%) e per la terapia cellulare somatica (10%), mentre cresce l'interesse per le tecnologie di bioingegneria (30%). L'oncologia e' l'area terapeutica di maggiore interesse e l'80% delle aziende biotech in Italia operano nelle diverse aree terapeutiche: il 45% si occupa di oncologia, il 40% di malattie del Sistema Nervoso Centrale, il 30% di immunologia, il 28% di malattie cardiovascolari e il 15% di malattie infettive.
Il settore di ricerca accademica impegnato in biotech e', in questo studio, costituito da 51 Centri, che rappresentano il 54% dei 95 Centri contattati. L'impegno maggiore riguarda le attivita' di ricerca di base (anche se un 20% ha dichiarato un interesse per la ricerca di processo). L'oncologia emerge anche in questo caso come l'area di maggiore interesse (50%), seguita in maniera uniforme (30%) dal cardiovascolare, sistema nervoso centrale, immunologia e malattie infettive. Terapia e diagnosi sono equamente rappresentate fra gli interessi dell'accademia.

MEDICINA: GB,DOPO STUDIO MOLTE DONNE LASCIANO CURA MENOPAUSA

(ANSA) - LONDRA, 16 FEB - Centinaia di migliaia di donne che tenevano a bada gli effetti della menopausa con la terapia ormonale sostitutiva (HRT) stanno abbandonando la cura inutilmente. E' questo il parere di uno dei ricercatori che aveva precedentemente dato l'allarme sui possibili legami tra questa cura e lo sviluppo del cancro.
Secondo gli esperti infatti 340.000 donne britanniche che soffrono degli effetti della menopausa come le caldane, sbalzi di umore e affaticamento si sarebbero spaventate dopo che lo studio condotto dall'Iniziativa Salute delle Donne (WHI) e avrebbero abbandonato la cura.
Il Times riferisce che secondo Susan Johnson dell'universita' dell'Iowa per un terzo di queste donne i benefici della cura sarebbero ben maggiori dei rischi e abbandonare l'HRT sarebbe quindi stato uno sbaglio.
Lo studio del WHI che era stato pubblicato a luglio del 2002 aveva analizzato soltanto l'effetto di una cura ormonale sostitutive (la combinazione dell'ormone estrogeno col progesterone) e aveva rivelato che questa cura aumenta il rischio di attacchi di cuore del 29%, di tumori al seno del 26% e di ictus del 41%. Sebbene i dati sembrino allarmanti i rischi effettivi per le singole donne sarebbero bassi: solo il 2.5% delle volontarie aveva infatti avuto problemi di salute e l'indice di mortalita' tra il gruppo di donne che era sotto la cura era uguale a quella del gruppo di controllo.
Secondo Johnson soltanto quelle donne che stano prendendo l'HRT per prevenire l'osteoporosi dovrebbero effettivamente cercare di interrompere la cura .

AIDS: TOSSINA ELIMINA RISERVE HIV IN CELLULE SERBATOIO

(ANSA) - ROMA, 16 FEB - Creata una sostanza che potrebe dare del filo da torcere al virus dell'Aids eliminandolo nelle cellule in cui lui di solito si nasconde per rimanere protetto contro le terapie anti-retrovirali.
La sostanza si deve a ricercatori dell'Universita' del Texas Southwestern Medical Center e, se funzionasse in vivo, cioe' direttamente nei pazienti, potrebbe tenere a bada il virus. Infatti la forza dell'Hiv, spiega Ellen Vitetta in un articolo gia' pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences, e' proprio quella di potersi nascondere in alcune cellule ed entrare in azione al momento giusto.
Anche quando le terapie anti-retrovirali hanno successo e non si registra la presenza del virus nel sangue, precisa l'esperta, e' possibile che ci siano delle 'riserve' di virus in certe cellule immunitarie della famiglia dei linfociti T. I ricercatori statunitensi hanno costruito la tossina unendo un anticorpo che riconosce queste cellule a una potente molecola tossica per i nervi.
Hanno testato la sostanza su cellule T prese da campioni di sangue di 24 pazienti sieropositivi in cui la terapia anti-retrovirale aveva avuto successo. Nel loro sangue non c'erano tracce di Hiv. Eppure usando la tossina gli esperti hanno eliminato in vitro le cellule con le riserve del virus.
Ma secondo Frances Gotch dell'Imperial College Londra che ha commentato la notizia e' troppo presto per pensare a sperimentazioni sull'uomo, infatti questa sostanza non solo potrebbe avere difficolta' in vivo a raggiungere i siti in cui si trovano le 'cellule-riserva', ma potrebbe anche essere nociva per il generale funzionamento del sistema immunitario gia' compromesso dall'Hiv.
Bisognerebbe prima pensare a test su animali, conclude Gotch.
(ANSA).

INTERNET: PRIME POSTAZIONI PER MALATI SCLEROSI MULTIPLA

(ANSA) - ROMA, 16 FEB - Postazioni Internet che permettono alle persone colpite dalla sclerosi multipla di saperne di piu' sulla loro malattia e di dialogare in rete con i familiari quando sono costrette a lunghe assenze per curarsi. Prende il via da Roma la prima iniziativa di questo tipo, e si prevede possa toccare presto altre sette citta' (Milano, Fidenza, Ancona, Macerata, Catania, Messina e Bari).
E' il risultato del progetto ''Internet per te'', promosso in occasione dell'anno Europeo del Disabile dalla Fondazione Cesare Serono in collaborazione con l'Industria Farmaceutica Serono.
Il progetto prevede che gli Internet Point dedicati ai pazienti siano allestiti presso i Centri Sclerosi Multipla, specializzati nella cura e nell'assistenza di chi e' colpito dalla malattia. L'obiettivo e' permettere ai pazienti attraverso il web un accesso diretto e costante ad informazioni utili. Il collegamento in rete permette inoltre, a chiunque si trovi in situazioni di momentaneo disagio, di restare costantemente in contatto con i propri familiari ed amici. Nei Centri Sclerosi Multipla, infatti, i pazienti trascorrono a volte periodi molto lunghi. La rete puo' diventare allora l'occasione per mantenere una comunicazione costante con il mondo esterno.
Collegandosi all'home page del sito della Fondazione Serono (www.fondazioneserono.org), i pazienti possono trovare informazioni sulla malattia e link diretti a servizi specifici di vario genere, pubblici e privati. Le postazioni sono strutturate in modo da consentire un uso facilitato da parte dei disabili e sono dotate di una serie di componenti scelte in funzione della loro capacita' di ridurre al minimo l'intralcio della struttura.
Nonostante le cause della sclerosi multipla restino tuttora sconosciute e le terapie a disposizione non consentano ancora di arrestare questa patologia, i 50.000 pazienti oggi presenti nel nostro Paese trovano nei circa 200 Centri Sclerosi Multipla presenti in Italia un punto di riferimento per visite di controllo, terapie e assistenza medica.(ANSA).

SANITA': FEBBRE BIMBI ALLARMA 8 MAMME SU 10, INDAGINE

(ANSA) - ROMA, 16 FEB - La febbre dei piu' piccoli? Allarma otto mamme su dieci, anche se la quasi totalita' dichiara di preoccuparsi davvero a partire dai 38-39 gradi di temperatura. E' quanto emerge dalla ricerca 'Le mamme e la salute dei figli' promossa da Boots Healthcare Italia, che ha effettuato 200 interviste telefoniche a mamme tra i 20 e i 45 anni con figli di eta' compresa tra i 6 mesi e i 10 anni.
Nonostante la comprensibile preoccupazione, comunque, dall'indagine emerge che le mamme mostrano un atteggiamento il piu' delle volte razionale in caso di malattia dei piccoli: hanno imparato a riconoscere i sintomi e quindi si sentono abbastanza tranquille. Anche la figura paterna e' vista in modo molto positivo e la figura del pediatra e' giudicata rassicurante. E la nonna materna? in alcuni casi e' punto di riferimento, in altri e' invece vista come fonte di ansia.
Per l'80% delle mamme che ripensano alla prima infanzia dei figli, dunque, la parola febbre evoca sentimenti allarmistici: di queste, il 46% parla di preoccupazione, il 17% di apprensione, il 7% di ansia, il 6% di agitazione, il 3% di paura e l'1% addirittura di terrore. Un 20% di mamme, invece, dichiara di non essere minimamente preoccupato, grazie alla familiarita' con i sintomi. Il 78% del campione intervistato, comunque, dichiara che la febbre preoccupa a partire dalla temperatura di 38,5-39 gradi e soltanto il 10% dice di non preoccuparsi finche' la temperatura non raggiunge i 40 gradi.
Ma come si giudicano le mamme alle prese con la febbre dei figli? Il 13% dichiara di comportarsi in modo molto (13%) o abbastanza razionale (48%), a fronte di un 3% che si ritiene molto allarmista. Il 67% del campione, inoltre, giudica il comportamento del marito o del partner in caso di malessere del bambino ''molto'' (17%) o ''abbastanza'' razionale (50%). Se poi l'ansia cresce e si sente il bisogno di un consiglio, l'81% delle mamme si rivolge al medico, il 9% chiede un parere alla propria madre e un 10% dichiara di non rivolgersi ad alcuno. Promossa la figura del medico: e' in grado di tranquillizzare (80%), minimizzare i sintomi e le preoccupazioni (11%). I pareri risultano invece divergenti sulla figura della nonna: se nel 50% dei casi tranquillizza e minimizza i sintomi (5%), nel 21% e' vista come fonte di ulteriore ansia.
Tutto sommato, l'indagine promuove i genitori italiani che, in caso di malattia del bambino, tendono a non modificare le proprie abitudini e la routine quotidiana, anche se sono pronti a concedere al bimbo qualcosa in piu', come un regalo o la possibilita' di dormire nel lettone. Nel 66% dei casi, ad occuparsi del piccolo malato sono la mamma o il papa' (che non vanno a lavorare) e nel 20% la baby-sitter o i nonni. E se la febbre arriva, sono le proprio le mamme quelle pronte a concedere alcuni strappi alla regola. I comportamenti piu' usuali? Il 50% cerca di stare con il bimbo piu' tempo possibile, il 22% gli permette di dormire nel lettone, il 9% torna a casa con un regalino, l'8% e' disposto a far vedere al bimbo piu' Tv alla sera, il 6% racconta le fiabe, mentre il 4%, pur andando a lavorare, chiama casa piu' volte al giorno.

TUMORI: SPERANZE DA NUOVI FARMACI SELETTIVI, PROGETTO STROMA

(ANSA) - MILANO, 16 FEB - Realizzare farmaci sempre piu' selettivi, in grado cioe' di colpire e distruggere solo le cellule tumorali, risparmiando quelle sane. E' l'obiettivo del progetto internazionale STROMA che, coordinato dall'Istituto Mario Negri di Bergamo, ha cominciato la propria attivita' di ricerca lo scorso mese di gennaio 2004, dopo avere ottenuto l' approvazione scientifica dall'Unione Europea e ricevuto finanziamenti comunitari.
L'istituto di ricerche farmacologiche diretto dal prof. Silvio Garattini ''e' coinvolto nell' impresa - precisa una nota - con una duplice responsabilita': come sede del Coordinamento generale del Consorzio e come uno degli investigatori rivolti all' identificazione e allo sviluppo di molecole in grado di agire esclusivamente sullo stroma, il tessuto di sostegno per tutti i tumori solidi''.
La ricerca, diretta da Raffaella Giavazzi, si avvale della collaborazione di 17 prestigiosi centri universitari, pubblici e privati, presenti in otto Paesi europei. Si tratta infatti di uno studio internazionale molto prestigioso, che rientra nel VI Programma Quadro Europeo per la Ricerca e che accompagnera' i potenziali farmaci fino al disegno della sperimentazione clinica. ''La scelta dei centri di ricerca partecipanti e la condivisione delle conoscenze e delle competenze all'interno del progetto - conclude la nota - renderanno possibile una sinergia, che si auspica favorira' il raggiungimento dei risultati attesi''. (ANSA).

CERVELLO: ESPOSIZIONE PIOMBO RADDOPPIA RISCHIO SCHIZOFRENIA

(ANSA) - ROMA, 16 FEB - L'esposizione al piombo durante lo sviluppo embrionale potrebbe raddoppiare il risschio di diventare schizofrenici da adulti.
Si e' accorta del legame Ezra Susser della Columbia University di New York, analizzando campioni di sangue di quasi 20 mila donne che avevano avuto delle gravidanze negli anni '60 quando questa sostanza era molto diffusa nelle benzine.
Come anticipato nel corso del meeting della American Association for the Advancement of Science in corso a Seattle, questa e' la prima associazione trovata tra tossine ambientali e la malattia.
Secondo Susser, che sta per pubblicare questi risultati sulla rivista Environmental Health Perspectives, il piombo interferirebbe con lo sviluppo delle cellule nervose nel feto disturbando la 'sinaptogenesi', fase in cui si formano le prime connessioni tra neuroni, ed inducendo le cellule al suicidio.
La schizofrenia e' una delle malattie mentali croniche piu' debilitanti e difficili da trattare. Si manifesta con la sensazione del paziente dell'esistenza di qualcuno che controlla i suoi pensieri. Inoltre il paziente dice di sentire delle voci. Questo lo rende inquieto lasciandolo per ore in ansia ed incapace di fare qualunque cosa.
Se il legame di neurotossicita' fosse confermato in altri studi su nuovi campioni gia' in fase di allestimento, sostiene Susser, allora forse la scoperta potrebbe quantomeno offrire una strada verso la comprensione delle cause della malattia.
Inoltre cio' dovrebbe essere da monito per eliminare completamente il piombo nella benzina in ogni parte del mondo. (ANSA).

CLONAZIONE: CLONAID ANNUNCIA SESTO BEBE', IN OSPEDALE SYDNEY

(ANSA) - SYDNEY, 12 FEB - Il controverso gruppo internazionale di clonazione Clonaid ha annunciato di aver 'creato' il suo sesto bebe'.
La direttrice del progetto Clonaid, la biochimica Brigitte Boisselier, ha detto oggi alla stampa che si tratta di un maschietto nato in un ospedale non precisato di Sydney il 5 febbraio da genitori infecondi che vivono nella metropoli. E' stato gia' dimesso dall'ospedale e viene seguito da un pediatra locale.
Boisselier ha precisato che il bebe', come i primi cinque nati lo scorso anno, e' in perfetta salute e le sue reazioni sono perfettamente normali. E' stato il padre, ha detto, a donare le cellule per aver il bambino e la madre lo ha portato in grembo.
Il ministro australiano della Sanita' Tony Abbott ha descritto l'annuncio del neo-clonato a Sydney come l'equivalente medico delle storie di Ufo, aggiungendo che la clonazione e' pericolosa, illegale ed immorale. E la portavoce laburista per la Sanita' Julia Gillard ha definito ''allarmanti'' le asserzioni di Clonaid, ricordando che il parlamento australiano ha votato all'unanimita' la legge che proibisce la clonazione umana. (ANSA).

CLONAZIONE: ANGELO VESCOVI, SASSO IN STAGNO DIBATTITO ETICO

(ANSA) - ROMA, 12 FEB - Un sasso lanciato nello stagno del dibattito etico sulla clonazione di embrioni umani a fini terapeutici: e' soprattutto questo l'articolo sull'embrione umano fatto sviluppare fino allo stadio di blastocisti, secondo uno dei pionieri nella ricerca sulle cellule staminali del cervello, Angelo Vescovi, co-direttore dell'Istituto Cellule Staminali del San Raffaele di Milano.
''Tecnicamente il lavoro pubblicato su Science non propone nulla di nuovo. Pubblicarlo e' stata piuttosto una scelta editoriale da parte della rivista: ha voluto gettare un sasso nello stagno del dibattito etico'', ha rilevato Vescovi.
Dopo che negli Stati Uniti era stato ottenuto due anni fa il primo embrione, sviluppato fino a 6 cellule, e successivamente fino a 16, era chiaro, secondo l'esperto, che tecnicamente sarebbe stato possibile andare ancora piu' avanti. ''Non e' da escludere che questo sia avvenuto nel segreto di alcuni laboratori'', ha detto. Gli unici limiti erano di carattere etico. Non e' per caso, ha aggiunto, che ''l'esperimento sia avvenuto in un Paese che per motivi culturali e religiosi non si pone gli stessi problemi etici che sono invece stringenti in Occidente''.
L'effetto di questo annuncio sara' quindi, secondo Vescovi, quello di rilanciare un dibattito delicatissimo quanto acceso, diviso fra grandi questioni etiche e forti interessi economici.
Dal punto di vista scientifico non meraviglia nemmeno che i ricercatori di Seul e dell'universita' del Michigan abbiano ottenuto dei neuroni. ''Il vero problema e' piuttosto nel fatto che lo sviluppo di cellule umane ottenute da un embrione clonato non sono completamente normali dal punto di vista genetico''. Accade infatti che nel momento in cui una cellula adulta viene introdotta in un ovocita e riprogrammata, i geni embrionali che sono spenti in una cella adulta si riaccendono ma, nonostante cio', la cellula viene riprogrammata in modo parziale. ''Nonostante cio' - ha detto - queste cellule possono dare origine a un individuo, ma questo potra' avere dei difetti'', alterazioni genetiche che negli animali clonati nati finora hanno portato, ad esempio a invecchiamento precoce e obesita'. Nessuno sa al momento quale sia l'origine di queste alterazioni. ''Ma e' sicuro - secondo Vescovi - che le cellule nervose clonate avranno delle alterazioni. Bisogna adesso studiare quali''.(ANSA).

CLONAZIONE: EMBRIONE UMANO, RAGGIUNTA SEDE STAMINALI / ANSA

(ANSA) - ROMA, 12 FEB - Per la prima volta un embrione umano ottenuto per clonazione e' stato fatto sviluppare in laboratorio fino a raggiungere lo stadio di blastocisti, il massimo stadio raggiungibile prima dell'impianto in utero e nel quale e' possibile prelevare cellule staminali pluripotenti, ossia cellule bambine che potenzialmente possono essere fatte sviluppare in ogni direzione, per ottenere diversi tessuti: dalle ossa al sangue, dalla pelle ai muscoli, ai neuroni.
La notizia, pubblicata dalla rivista Science, e' stata diffusa questa notte dal quotidiano coreano Joongang Ang Ilbo, che ha rotto l'embargo che la rivista scientifica internazionale aveva fissato per le 20,00 di questa sera (ora italiana).
Quello annunciato oggi e' il frutto della ricerca condotta da dal gruppo dell'universita' di Seul guidato da Woo Suk Hwang, e da quello dell'universita' del Michigan diretto da Jose Cibelli.
Si tratta del passo piu' avanzato fatto finora nella clonazione di un embrione umano. Il primo annuncio della clonazione del primo embrione umano era stato dato nel novembre 2001 dall'azienda statunitense ACT (Advanced Cell Technology)e in seguito, nel dicembre 2003, la stessa azienda aveva raggiunto uno stadio di sviluppo ancora piu' avanzato, arrivando a 16 cellule. Adesso la ricerca e' arrivata al limite massimo dello sviluppo di un embrione in provetta, compiendo un balzo in avanti fino a 60-80 cellule e ottenendo quindi una blastocisti. Dopodiche' perche' l'embrione sopravviva e' necessario impiantarlo in utero.
Ma i due gruppi di ricerca non hanno alcun interesse nella clonazione a fini riproduttivi. L'unico obiettivo del loro esperimento e' infatti ottenere dall'embrione la riserva di cellule staminali da coltivare in laboratorio e da usare a scopo terapeutico. Raggiungere lo stadio di blastocisti e' necessario perche' e' soltanto in esso che si formano le cellule staminali. Questa e' una struttura sferica, formata da strati concentrici di cellule al cui interno c'e' una cavita'. In un angolo di quest'ultimo c'e' il il cosiddetto ''bottone embrionario'', la culla delle cellule staminali.
Per ottenere l'embrione i ricercatori hanno utilizzato una cellula prelevata da una donna adulta e hanno inserito il suo nucleo all'interno di un ovocita in precedenza privato del suo nucleo, prelevato dalla stessa donatrice. A questo punto il cocktail di fattori di crescita presenti nell'ovocita ha riprogrammato la cellula adulta, l'ha fatta regredire nello sviluppo ed ha avviato il programma per farla dividere fino a dare origine a un embrione.
L'obiettivo degli esperimenti e' la clonazione a scopo terapeutico: avere a disposizione una riserva di cellule prelevate dallo stesso paziente vuol dire avere a disposizione cellule compatibili con quelle del paziente cui e' diretta la terapia ed evitare cosi' problemi di rigetto. Le nuove cellule potrebbero infatti essere usate per riparare il tessuto del cuore colpito dall'infarto, quelli delle ossa danneggiati dall'osteoartrite, o ancora quelle di insuline per la cura del diabete, o quelle del cervello per la cura di malattia neurodegenerative come il morbo di Parkinson. In quest'ultima direzione si stanno gia' muovendo i ricercatori di Seul, che dalle staminali embrionali hanno gia' ottenuto la prima linea cellulare di neuroni.
''Quello condotto dai ricercatori prelude proprio alla clonazione terapeutica - commenta il genetista dell'universita' di Roma Bruno Dallapiccola - anche se l'utilita' di queste tecniche e' ancora tutto daz dimostrare. Infatti - spiega il ricercatore - non e' detto che le cellule ottenute una volta trapiantate nell'essere umano si specializzino nel senso giusto. Inoltre - dice Dallapiccola - queste ricerche pongono problemi etici enormi''. (ANSA).

CLONAZIONE: SCIENZIATO, CELLULE STAMINALI SONO GIA' NEURONI

(ANSA) - SEUL, 12 FEB - Il professore sudcoreano Hwang Woo Suk, capo del team di ricercatori sudcoreani che in collaborazione con scienziati americani hanno clonato per la prima volta un embione umano selezionando poi le cosiddette cellule staminali, ha detto oggi che il gruppo e' gia' riuscito a trasformare le cellule staminali in neuroni, avvicinandosi di molto alla fase di sperimentazione clinica della scoperta.
''Ormai la clonazione terapeutica e' una realta. Con l'avvenuto ottenimento di neuroni dalle cellule staminali embrionali non ci resta ora che dedicarci alla sperimentazione clinica. E la fase che attualmente stiamo percorrendo e' lo studio di quali tessuti queste cellule vadano a formare e come sia possibile controllare questo processo'', ha affermato il docente della Seul National University in un'intervista all'agenzia di stampa 'Yonhap'. Wang ha spiegato che il successo e' stato possibile grazie alla collaborazione di volontarie che hanno donato al team ovuli appena prodotti. L'ottima qualita' degli ovuli ha permesso la soddisfacente riuscita del trapiano di cellule somatiche negli ovuli privati dei nuclei originari.
Il ricercatore, tuttavia, si e' lamentato della diffusione della notizia ben prima dell'embargo (ore 20.00 italiane di oggi) concordato con la rivista 'Science' che pubblica nel suo nuovo numero la descrizione accurata della ricerca e ne fa il titolo di copertina. ''La diffusione anticipata della notizia ci ha creato grossi problemi'' ha detto Wang preannunciando una conferenza stampa ufficiale a Seattle domani. (ANSA).

RICERCA: A S.VALENTINO CUORE CIOCCOLATA PER PROGETTO MIELINA

(ANSA) - ROMA, 11 FEB - Un cuore di cioccolato per sostenere la ricerca del Progetto Mielina: sara' disponibile il giorno di San Valentino, sabato 14 febbraio, nelle piazze di molte citta' italiane. Un pensiero che fara' ''doppiamente bene'': a chi lo ricevera' e alle migliaia di bambini e adulti colpiti ogni anno dalle cosiddette malattie demielinizzanti, come le leucodistrofie e la sclerosi multipla.
A promuovere l'iniziativa e' il Comitato Italiano Progetto Mielina: ''Finanziare la ricerca per queste malattie - ha sottolineato il segretario del Comitato, Giuseppe Verdi - e' fondamentale. Ad oggi, infatti, non esiste una terapia definitiva mentre le persone colpite da questo tipo di malattie sono oltre un milione''.
Per il giorno di San Valentino, dunque, l'invito del Comitato e' quello di ''sostenere il cuore della ricerca'': gli esperimenti finanziati dal Progetto Mielina, infatti, hanno gia' dato importanti risultati, ma per proseguire sono necessari ulteriori fondi. L'iniziativa - in occasione della quale la Telecom lancera' delle schede telefoniche dedicate all'avvenimento e con tutti i recapiti del Comitato - consentira' anche di accendere i riflettori su malattie cosiddette orfane, cioe' rare, di cui spesso si sa molto poco. Di cosa si tratta? La mielina e' la membrana grassa che riveste le fibre nervose e che consente loro di trasmettere impulsi da una parte all'altra del corpo. La membrana viene appunto distrutta da malattie come le leucodistrofie e la sclerosi multipla e la sua perdita provoca gravi scompensi neurologici che portano al deterioramento progressivo degli organi della vista, dell'udito, della parola e della deambulazione. Scopo del Progetto, una partnership di ricercatori a carattere internazionale, e' accelerare la ricerca medica per la ricostruzione della mielina e il ripristino delle sue funzioni di conduttore di impulsi nervosi. I promotori del Progetto Mielina sono Augusto e Micaela Odone, genitori di Lorenzo, affetto da adrenoleucodistrofia, noti per aver individuato l'unico metodo che sia riuscito a combattere parzialmente la malattia del figlio: l'olio di Lorenzo. Nel Progetto, sin dal 1989, sono affiancati da famiglie di vari paesi con congiunti colpiti da una delle malattie della mielina. Oggi, un'equipe di esperti da tutto il mondo lavora per dare una speranza a questi pazienti, in quella che il Comitato definisce una ''gara contro il tempo e una corsa per la vita''. Il Progetto ha infatti creato una rete mondiale di collegamento tra 12 laboratori di ricerca di fama internazionale ed ha finanziato vari esperimenti che hanno gia' dato risultati interessanti. La sede centrale del Progetto e' negli Stati Uniti, In Europa, sono presenti sedi in Italia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Svizzera, Svezia e Spagna. Una sede e' presente anche negli Emirati Arabi.
Ma a che punto e' la ricerca? Un obiettivo fondamentale e' stato raggiunto nel luglio del 2001: presso la Yale University, negli Stati Uniti, e' stato effettuato il primo trapianto sperimentale di cellule produttrici di mielina sull'uomo. E' il ''salto tanto sperato - ha concluso Verde - dalla ricerca di laboratorio alla ricerca clinica, ma tanto resta ancora da fare''. (ANSA).

SANITA': AIL; CIAMPI, PLAUSO PER INIZIATIVA DI ECCELLENZA

(ANSA) - ROMA, 11 FEB - Il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, in un telegramma inviato agli organizzatori, ha espresso ''vivo plauso'' per la campagna di informazione sui tumori del sangue e la presentazione del manifesto 'Il futuro che c'e'', organizzata dall'Associazione italiana contro le leucemie. Un'iniziativa che Ciampi ha definito ''di eccellenza''.
''Il vostro lavoro - si legge nel telegramma inviato dal segretario generale alla presidenza della Repubblica, Gaetano Gifuni - e' un esempio di alto impegno civile: la collaborazione fra ricercatori, operatori sanitari, volontari mette al servizio della collettivita' un patrimonio di informazioni e conoscenze essenziali per favorire la cultura della prevenzione. Occorre sostenere - si legge ancora nel messaggio del Quirinale - i progetti rivolti a intensificare l'innovazione in tutti i campi della ricerca, della diagnosi precoce, ma anche dell'umanizzazione e dell'assistenza''. Il capo dello Stato ha quindi rivolto agli organizzatori e agli associati ''un augurio e un saluto'', esprimendo ''sentimenti di partecipe solidarieta'''. (ANSA).

SANITA': AIL, NASCE MANIFESTO SFIDA CONTRO TUMORI SANGUE

(ANSA) - ROMA, 11 FEB - ''C'e' un futuro per chi e' colpito dai tumori del sangue. La cura medica di leucemie, linfomi e mielomi sta vivendo la sua rivoluzione copernicana; e grazie alle piu' recenti innovazioni terapeutiche la sfida e' oggi la guarigione per la maggior parte dei pazienti''. Sono le prime righe del manifesto contro i tumori del sangue, presentato oggi in Campidoglio dall'Associazione italiana contro le leucemie (Ail) al quale hanno gia' aderito 100 cittadini illustri tra i quali il vicepresidente del Senato Domenico Fisichella, il vicepremier Gianfranco Fini, l'onorevole Luciano Violante, il vice sindaco di Roma Maria Pia Garavaglia, gli scienziati Umberto Veronesi e Margherita Hack, rappresentanti del mondo dello spettacolo come Pippo Baudo e Maurizio Costanzo, sportivi come Francesco Totti e Kristian Ghedina.
''Il nostro obiettivo - ha spiegato l'ematologo Franco Mandelli - e' dar vita ad una grande campagna di sensibilizzazione per far conoscere le nuove prospettive di cura dei tumori del sangue, il futuro che c'e', e sottolineare i passi compiuti negli ultimi anni grazie ai quali adesso ci puo' essere un futuro per le persone colpite da queste malattie''.
Ogni anni si ammalano di lecemie, linfomi e mielomi in Italia circa 15.000 persone che si aggiungono a coloro che sono in trattamento da anni, portando cosi' a circa 75.000 il numero di coloro che hanno a che fare con tali patologie.
''Parlare di leucemie alcuni anni fa significava firmare un certificato di morte - ha spiegato Bruno Vespa, che ha moderato l'incontro - oggi molto spesso questa esperienza si puo' conlcudere con un certificato di vita''.
''Vogliamo diffondere la consapevolezza che di queste malattie si puo' guarire - ha spiegato il presidente dell'Ail Ennio Parrelli - e lottare perche' tutto cio' che si puo' fare venga fatto, dall''asistenza alle cure alle strutture''. (segue).

VIRUS POLLI: SETTE NUOVI FOCOLAI IN CINA

(ANSA) - PECHINO, 11 FEB - Il ministero dell' agricoltura cinese ha annunciato oggi la scoperta di sette nuovi ''sospetti'' focolai di influenza aviaria. I focolai si trovano nelle province dell'Hubei, Hunan e Guangdong. I focolai, confermati o sospetti, sono 45 in tutto il paese: in 23 di questi e' stata confermata la presenza del virus H5N1, che provoca la forma piu' violenta di influenza dei polli.(ANSA).

GENETICA: DA UN GENE BRUCIA GRASSI SPERANZE CONTRO OBESITA'

(ANSA) - ROMA, 10 FEB - Bruciare il grasso superfluo con l'aiuto di un gene e' la prossima frontiera nella cura dell'obesita'.
L'idea, dei ricercatori dell'universita' di Ginevra e del UT Southwestern Medical Center di Dallas, ha funzionato nei topi che hanno perso il 30% del loro peso in sole due settimane senza i sacrifici di una dieta ipocalorica.
Il gene usato, spiegano gli scienziati sulla rivista dell'Accademia Americana delle Scienze (Pnas), e' quello dell'ormone leptina che, inserito nel fegato con un vettore virale, trasforma le cellule adipose, magazzini passivi del grasso in eccesso, in bruciatori attivi di 'ciccia'. L'osservazione al microscopio elettronico testimonia che queste cellule cambiano totalmente aspetto assumendo sembianze del tutto nuove, spiega Lelio Orci, un ricercatore italiano che dopo tre anni dalla laurea in Medicina e Chirurgia conseguita a Roma nel 1964, si e' trasferito all'ateneo di Ginevra dove dirige il dipartimento di morfologia.
In sole due settimane dall'iniezione del gene, riferisce l'altro autore dello studio Roger Unger direttore del centro statunitense, le cellule adipose diminuiscono di volume e si riempiono di mitocondri, le centraline elettriche delle cellule la cui funzione e' quella di ottenere energia spendibile dalle molecole derivanti dalla digestione dei cibi. Inoltre al loro interno aumentano tutti gli enzimi coinvolti nel metabolismo dei grassi e diminuiscono invece quelli legati al loro stoccaggio.
La leptina e' un ormone del metabolismo prodotto in via del tutto naturale dalle stesse cellule adipose, senza pero' avere su di esse l'effetto indotto dagli scienziati inserendone il gene nel tessuto epatico. Cio' ha una ragione evolutiva, spiega Unger in un intervento, infatti gli adipociti sono nati con la funzione di conservare il grasso e di controllare che questo non vada a finire negli organi danneggiandoli. Quindi la leptina da loro prodotta ordina alla massa magra del corpo di bruciare i grassi, ma non ha effetto su di esse che invece devono mettere i grassi in 'dispensa' per eventuali periodi duri.
Eppure i ricercatori sembrano aver trovato il modo di far cambiar loro idea. Hanno preso topi di 280-300 grammi e a parte di essi hanno trasferito il gene della leptina nel fegato. Gli altri, usati come controllo, invece sono stati solo messi a dieta.
Nel giro di qualche giorno la quantita' di leptina misurata nel primo gruppo di roditori e' 50 volte maggiore del normale. In due settimane la loro 'linea' e' perfetta e i topolini stanno bene, hanno perso appetito rimanendo attivi, mentre gli altri che non hanno ricevuto il gene e sono stati messi a 'stecchetto' sono calati di meno, risentono della morsa della fame e sono privi di energie, infine non hanno perso appetito anzi sono voraci.
''Adesso - anticipa Unger - noi stiamo cercando di capire come fanno gli adipociti, soprattutto nei topi obesi, ad essere cosi' resistenti alla loro leptina''.
Speriamo di riuscire a superare questa resistenza, conclude l'esperto, cosi' si potrebbe avere in mano una soluzione rapida e sicura contro l'obesita'.
(ANSA