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STAMINALI:
CELLULE DA EMBRIONI CONGELATI IN COREA SUD
(ANSA)
- SEUL, 2 MAR - Dopo aver stupito il mondo di recente
ricavando all'universita' statale di Seul cellule
staminali a scopo terapeutico da un embrione ottenuto per
clonazione, un altro gruppo di ricercatori sudcoreani ha
annunciato oggi di aver sviluppato una tecnologia ad alta
efficienza per ricavare cellule staminali da embrioni
congelati.
Lo ha reso noto Park Se Pill, leader del team di
ricercatori della societa' 'Maria Biotech', precisando di
aver ricavato 7 linee di cellule staminali da 11 masse
cellulari interne utilizzando 20 embrioni congelati
ricevuti da donatori. Il capo del team ha aggiunto che la
percentuale di successo e' stata del 63,6%, cinque volte
di piu' di quella finora ottenuta con tecniche
convenzionali.
''Siamo davanti ad un passo avanti di vasta portata.
Ricavare cellule staminali e' gia' un'impresa difficile
quando si utilizzano embrioni freschi - ha detto un
esperto dell' universita' statale di Seul - Ed era quasi
impossibile in caso di embrioni congelati'.
Park e il suo gruppo ritengono che la scoperta aiutera' a
superare molti problemi etici legati all'uso di embrioni
nella ricerca scientifica. Domande di brevetto della nuova
tecnologia sono state fatte in 108 paesi, tra cui Stati
Uniti, Cina e Australia. I particolari della ricerca sono
pubblicati sull'ultimo numero della rivista britannica ''
Human reproduction''.
Il 12 febbraio scorso un gruppo di ricercatori della
Statale di Seul aveva sbalordito il mondo scientifico
annunciando di aver ricavato cellule staminali a scopo
terapeutico da un embrione ottenuto per clonazione.
(ANSA).
SANITA':
CURSI, SERVONO CRITERI PER SCELTA MANAGER
(ANSA)
- ROMA, 2 MAR - Criteri nazionali uguali in tutte le
regioni per la scelta dei direttori generali nelle aziende
sanitarie, come strumento per assicurare trasparenza ed
evitare dubbi di pressioni politiche nelle nomine.
L' appello e' del sottosegretario alla Salute, Cesare
Cursi, che, nel corso del convegno ''Aziendalizzazione e
governo clinico in sanita''', ha affermato: ''Servono
criteri che siano uguali nella scelta dei manager e che,
quindi, consentano una scelta ancora piu' rigorosa e
oggettiva e che sia sempre meno influenzata dall' esterno''.
Secondo Cursi, ad esempio, un criterio potrebbe essere la
scelta delle lauree, che nelle diverse regioni ha valore
differente.
''E' luogo comune - ha continuato Cursi - pensare che i
direttori generali vengano scelti non in base alle
competenze personali, ma per designazione politica; se,
invece, mettiamo una griglia di requisiti necessari, ci
saranno meno dubbi sulle reali competenze dei manager''.
D' accordo su questa linea proposta dal sottosegretario
per una selezione dei direttori generali anche Giuseppe
Fioroni, presidente di Federsanita'-Anci. Fioroni, pero',
ritiene necessaria anche l' individuazione di criteri per
la revoca, questo per evitare decisioni arbitrarie, ma
anche per favorire il lavoro degli amministratori. ''E'
difficile governare - spiega Fioroni - con serenita' un'
azienda sanitaria quando in ogni momento si puo' essere
tolti di mezzo, soprattutto se non si portano i conti in
pareggio e non si ha un buon rapporto con gli assessori
regionali''. Secondo Fioroni, e', inoltre, necessario
''garantire la stabilita' almeno triennale delle cariche,
che e' il tempo minimo per poter realizzare un progetto
che garantisca la qualita' delle prestazioni''. (ANSA).
TRAPIANTI:
MANO, ALL' ITALIA IL REGISTRO MONDIALE
(ANSA)
- SYDNEY, 2 MAR - E' stato assegnato all'Italia il
registro mondiale per il trapianto della mano. Lo ha
annunciato oggi a Sydney il professor Marco Lanzetta, il
chirurgo milanese del San Gerardo di Monza che ha eseguito
in equipe il primo trapianto di una mano, nel corso di un
incontro con il Presidente della Regione Lombardia,
Roberto Formigoni, in visita in
Australia.
Sara' quindi l'Italia ad essere incaricata di creare un
database dove raccogliere tutti i dati sui trapianti delle
mani. Lanzetta, che da 15 anni e' impregnato anche al
Microsearch di Sydney, un centro di ricerca dove vengono
sviluppate le tecniche di microchirurgia e dove e' stato
concepito il primo trapianto di mano realizzato poi a
Lione nel settembre del 1998, ha sottolineato come oggi
l'Italia sia all'avanguardia per quanto riguarda i
trapianti di mano.
In particolare, l'ospedale San Gerardo di Monza, dove sono
gia' stati effettuati da Lanzetta tre interventi, detiene
il record al mondo per il numero di trapianti. ''Gli altri
Paesi che effettuano questi interventi come Cina, Stati
Uniti, Austria, Belgio, Francia e Australia - ha detto
Lanzetta - hanno incaricato proprio noi di tenere il
registro mondiale dei trapianti di mano. Un grande onore
per noi e ora stiamo cercando una sede prestigiosa in
Lombardia''.
Il legame tra la Lombardia e il Centro di Sydney, dove
opera Earl Owen che con il francese Jean Michel Dubernard
ha diretto l'equipe che ha eseguito il primo trapianto, e'
molto forte. ''Ogni anno - ha spiegato Lanzetta - cerco di
far venire il maggior numero possibile di studenti
italiani in questo centro. So che gli italiani per una
serie di motivi sono piu' svantaggiati rispetto agli
altri. Fino ad ora siamo riusciti a far venire alcuni
studenti e contiamo di continuare anche nei prossimi anni''.
Formigoni, che si e' incontrato con Lanzetta e Owen, ha
voluto conoscere ogni dettaglio della ricerca che condotta
nel centro di Sydney e si e' dichiarato orgoglioso che sia
proprio un lombardo a portare avanti questo programma.
''Siamo in contatto da tempo - ha detto il presidente
lombardo -. Per quanto riguarda la sede del registro
mondiale vedremo di affrontare l'argomento''. (ANSA).
SANITA':
CARABINIERI SEQUESTRANO OSPEDALE CATANZARO
(ANSA)
- CATANZARO, 27 FEB - E' in corso un'operazione dei
carabinieri per il sequestro dell'ospedale Pugliese di
Catanzaro. Il sequestro viene fatto in esecuzione di un
decreto emesso dal sostituto procuratore della Repubblica
Luigi de Magistris.
Il provvedimento e' stato motivato, sulla base di indagini
svolte dai carabinieri del Nas e del reparto operativo di
Catanzaro, dalle ''gravi carenze igienico-sanitario della
struttura ospedaliera e delle parti tecnologiche che la
compongono, che sono - e' detto nel decreto di sequestro -
in stato di abbandono, con impianti elettrici fatiscenti e
pericolo di incendi e di esplosioni nelle sale operatorie
a causa delle bombole d'ossigeno''.
EUTANASIA:
PSICHIATRI, REGOLAMENTAZIONE E' NECESSARIA/ANSA
(ANSA)
- ROMA, 26 FEB - Il ricorso all'eutanasia in casi precisi
''va regolamentato con una legge'': e' necessario che il
Parlamento affronti il problema, a partire dal
riconoscimento anche in Italia del Testamento biologico.
Gli psichiatri riuniti a Roma per il IX Congresso della
Societa' italiana di psicopatologia lo chiedono con forza:
''l'eutanasia e' un problema collettivo e il Legislatore
deve prenderne
atto''.
Gli esperti, dunque, non hanno dubbi circa la necessita'
di una regolamentazione e di una modifica del Codice
penale, che oggi vieta eutanasia e suicidio assistito.
Anche perche', avvertono, il divieto attuale non impedisce
che forme di eutanasia vengano messe in atto in modo ''sommerso''
e favorisce solo le disperate fughe all'estero dei tanti
malati terminali che chiedono di porre fine alle proprie
sofferenze. Perche' questo desiderio venga accolto,
infatti, non e' necessario andare molto lontano: basta
raggiungere l'Olanda o il Belgio, dove l'eutanasia e'
stata depenalizzata.
Il Parlamento, ha affermato il presidente della Societa'
italiana di psicopatologia Paolo Pancheri, ''deve prendere
atto che si tratta di un problema sociale emergente, come
lo era l'aborto in passato: deve dunque provvedere a
regolamentare per legge la richiesta di ricorso
all'eutanasia, al fine di evitare eccessi ed abusi''.
L'eutanasia cioe', secondo Pancheri, ''va depenalizzata e,
naturalmente, regolamentata''. Un primo passo, ha
aggiunto, sarebbe l'approvazione della proposta relativa
al Testamento biologico. Della stessa opinione anche lo
psichiatra Roberto Brugnoli dell'Universita' La Sapienza
di Roma: ''Una legge e' indispensabile - ha affermato -
anche per controllare un fenomeno il cui sommerso sta
assumendo dimensioni preoccupanti''. Alcune stime indicano
infatti in oltre il 10% l'incidenza dei casi di eutanasia
nonostante il divieto attuale. D'altro canto, la legge e'
chiara. Il Codice penale, ha rilevato lo psichiatra
forense Stefano Ferracuti, ''proibisce il suicidio
assistito e l'eutanasia e' considerata omicidio
volontario''. Il punto, secondo Ferracuti, e'
''riconoscere l'autodeterminazione dei pazienti e, dunque,
effettuare una revisione degli articoli in materia del
Codice penale''.
Ma l'eutanasia (ovvero l'intervento attivo del medico che
determina la morte del paziente terminale, su esplicita
richiesta di quest'ultimo) e il suicidio assistito (il
medico fornisce al paziente terminale gli strumenti, in
genere dei farmaci, per porre fine alla sua vita),
sottolineano gli esperti, devono rispondere a criteri
precisi: a partire dalla richiesta motivata e consapevole
del paziente terminale, pienamente in grado di valutare le
conseguenze dell'atto e dunque non affetto da alcuna
patologia psichiatrica. Il ruolo dello psichiatra, quindi,
diventa cruciale ed il rischio, affermano in tanti, e' che
egli diventi una sorta di ago della bilancia nella
richiesta di eutanasia. Un carico di responsabilita'
ritenuto da molti professionisti eccessivo: ''Occorre un
lavoro di equipe - ha affermato lo psichiatra e presidente
della Societa' italiana di psiconcologia Luigi Grassi - e
l'eutanasia deve naturalmente essere l'ultima opzione''.
E' questa una posizione condivisa dalla maggioranza, come
dimostra un'indagine condotta su oltre 150 professionisti
dallo psichiatra Fabrizio Starace dell'azienda ospedaliera
Cotugno di Napoli: ''I due terzi degli intervistati - ha
detto - hanno affermato che la valutazione dello stato
mentale del paziente va effettuata da un'equipe di medici,
compreso il medico di base che meglio conosce il soggetto''.
Ma basterebbe una legge per migliorare la situazione? In
base all'esperienza dell'Olanda, che ha depenalizzato
l'eutanasia nel 2002, si': ''La legge olandese - ha
spiegato Gan Van der Wal, dell'Universita' di Amsterdam -
afferma che l'eutanasia e' proibita, eccetto in
particolari situazioni di malattia terminale e di
richiesta consapevole del paziente''. Il vantaggio
maggiore della regolamentazione? ''E' che ora - ha
concluso Van der Wal - il medico che rispetta il desiderio
di morire del paziente non e' piu' considerato un
criminale''.(ANSA).
SANITA':STANNO
BENE GEMELLI DOPO TRAPIANTO FEGATO DA VIVENTE
(ANSA)
- PADOVA, 26 FEB - Stanno bene Riccardo e Alessandro, 22
anni, i due gemelli genovesi protagonisti del primo
trapianto di fegato da vivente tra una coppia di fratelli
monozigoti eseguito martedi' scorso a Padova dall'equipe
del prof. Davide D'Amico, della Clinica chirurgica prima
del nosocomio padovano. Alessandro, ha spiegato nella
conferenza stampa D'Amico - era affetto da una grave forma
di tumore al fegato, che era stato scoperto casualmente
dopo un trauma.
L'intervento, favorito dal fatto che Riccardo e Alessandro
sono due gemelli monozigoti, i cui organi sono quindi
perfettamente compatibili, si e' protratto dalle 7 del
mattino sino alle 16.30. Al donatore sono rimasti 750
grammi di fegato, mentre 800 grammi di organo sono stati
trapiantati ad Alessandro. Gia' tra una ventina di giorni
l'organo del ricevente iniziera' a ricostituirsi.
(ANSA).
FARMACI:
FARMINDUSTRIA, PREOCCUPANO DATI ECONOMICI SETTORE
(ANSA)
- ROMA, 26 FEB - Definisce ''preoccupanti'', la
Farmindustria, i primi dati preconsuntivi del settore
farmaceutico, relativi al 2003. Il fatturato ha fatto
registrare una crescita di appena il 2%, l'occupazione
appare in regresso (-1, -2%), le esportazioni di
specialita' medicinali sono in forte diminuzione (-9%
circa), il saldo della bilancia commerciale di specialita'
medicinali si e' ridotto di 2/3 rispetto al
2002.
La federazione delle aziende farmaceutiche ritiene percio'
necessario ''un cambio di rotta'' per ''mantenere una
industria farmaceutica competitiva''. Occorre, rileva,
''un quadro di riferimento politico-normativo che non si
modifichi con la frequenza riscontrata negli ultimi due
anni (un provvedimento in media ogni 4 mesi)'' e che ''si
gettino le basi per un progetto di politica industriale,
di medio e lungo periodo, che contemperi realmente
l'esigenza di tenere sotto controllo la dinamica della
spesa, con quella di riavviare un processo di sviluppo del
settore farmaceutico''.
La Farmindustria condivide il giudizio del ministro della
Salute, Girolamo Sirchia, per la parte in cui sostiene che
la spesa per i farmaci e' sotto controllo. Ma e' anche
vero, rileva in una nota, che questa e' ''l'unica
componente della spesa sanitaria su cui si e' intervenuti
drasticamente negli ultimi due anni e che quasi tutte le
misure di contenimento si sono tradotte, direttamente o
indirettamente, in tagli dei prezzi di circa il 14%''.
Attualmente, osserva, i prezzi dei farmaci in Italia
risultano ''piu' bassi mediamente del 15% rispetto al
resto d'Europa'' e sono state ''introdotte misure (indeducibilita'
fiscale dei congressi e convegni Ecm, contributo del 5%
sulla spesa di informazione), che hanno ridotto fortemente
la redditivita' del settore anche dal lato dell'aumento
dei costi''. Misure, queste, che secondo la Farmindustria
si sono tradotte con ''conseguenze negative in termini di
investimenti in ricerca e di occupazione'' e che negli
ultimi due anni hanno fatto registrare ''un aumento di
fatturato inferiore, mediamente, al tasso di inflazione e
a monte un aumento degli oneri fiscali. Tutto cio' -
rileva - impone alle imprese una riconsiderazione delle
politiche di investimento nel nostro Paese''.(ANSA).
MEDICINA:
TEST INCORAGGIANTI CONTRO INFEZIONE TRAPIANTATI
(ANSA)
- ROMA, 26 FEB - Una sostanza prodotta naturalmente da una
ghiandola (il timo) potrebbe diventare presto un'arma per
combattare una pericolosa infezione che colpisce molti
malati di leucemia che hanno fatto un trapianto di midollo
osseo.
La scoperta e' di un gruppo di ricercatori dell'universita'
di Tor Vergata, coordinato dal professor Enrico Garaci, i
quali hanno ora a disposizione il preparato sintetico
della timosina che ha dimostrato una evidente efficacia
nei
topi.
''E' da 20 anni che questa sostanza e' al centro dei
nostri studi - ha spiegato Garaci - e ora ha dimostrato i
suoi effetti nei modelli sperimentali nel combattare
l'infezione da aspergillus, un fungo che colpisce molti
trapiantati''.
La timosina 1, spiega Garaci, e' una molecola sintetica
analoga alla sostanza prodotta dal timo che ha infatti
mostrato di essere in grado di attivare in modo
intelligente quelle cellule adiuvanti naturali del sistema
immunitario (dendritiche).
Gli effetti protettivi di questa sostanza, spiega lo
studio che viene pubblicato oggi sulla versione online
della rivista Blood, sono stati osservati nei topi all'Universita'
di Tor Vergata e all'universita' di Perugia da Paolo di
Francesco, da Francesco Bistoni e Luigina Romani.
''La Timosina alfa ha detto Garaci apre una frontiera
importante per il successo dei trapianti e nelle malattie
in cui sono presenti deficit immunitari importanti,
soprattutto se si pensa che l'aspergillosi e' l'infezione
fungina piu' diffusa in questi pazienti, oltre che la piu'
difficile da curare. Per i trapiantati, per le persone
affette da leucemia e, in particolare per i trapiantati di
midollo osseo, si apre la possibilita' di avere una
terapia immunitaria mirata contro questa infezione''.
(ANSA).
SANITA':
MANCANO LETTI; SIRCHIA INVIA NAS E DIRIGENTE 'LEA'
(ANSA)
- ROMA, 26 FEB - Il ministro della Salute Girolamo Sirchia,
a quando si apprende, starebbe inviando in Sicilia all'
ospedale pediatrico Di Cristina di Palermo, il comandante
dei carabinieri dei Nas e il direttore generale della
programmazione del ministero per valutare la situazione
relativa alla carenza di posti letto.
Il compito del generale Emilio Borghini e del direttore
Filippo Palumbo sarebbe quello di verificare la reale
situazione di necessita' che si e' creata (anche in
relazione ai livelli di assistenza prestata) e prestare
eventuale sostegno da parte del ministero. (ANSA).
EUTANASIA:
RICERCA, 78% CAMPIONE DICE SI', 37% CHIEDE LEGGE
(ANSA)
- ROMA, 26 FEB - Il 78,6% degli italiani e' d'accordo con
la possibilita' di eutanasia nel caso di malattie allo
stadio terminale, ma solo il 37,1% ritiene necessaria una
regolamentazione con una legge ad hoc. Il dato emerge da
una ricerca condotta dalla sociologa Alessandra Sannella
della Facolta' di Sociologia dell'Universita' La Sapienza
di Roma su un campione di 500 individui tra i 26 e i 65
anni, ed e' stato presentato in occasione del Congresso
della Societa' italiana di psicopatologia in corso a
Roma.
Alla domanda 'e' d'accordo con l'eutanasia?', ha spiegato
Sannella, il 78,6% del campione ha dato una risposta
positiva. A dire si' ad eutanasia e suicidio assistito
sono soprattutto le donne (56%) ed i soggetti con un grado
di istruzione superiore. Tra i giovani, il 37% pensa che
si tratti di una scelta personale. Si e' invece dichiarato
''assolutamente contrario'' a questa pratica il 35% del
campione. Ma se la maggioranza degli italiani si mostra
favorevole all'eutanasia in determinate situazioni, e il
59,4% afferma che sarebbe d'accordo con questa soluzione
in caso di malattia terminale di un familiare, solo il
37,1% chiede una regolamentazione per legge.
C'e' poi un altro dato ''interessante'', ha sottolineato
la sociologa: ''Il 20% di coloro che si dicono d'accordo
con l'aborto, non sono invece favorevoli all'eutanasia.
Questo perche' - ha spiegato - entrano in gioco due
diverse concezioni dell'individuo: nel caso dell'aborto,
infatti, il feto non e' ancora considerato un soggetto a
tutti gli effetti, mentre nell'eutanasia ad essere colpito
sarebbe un individuo pienamente inserito e riconosciuto
nel contesto sociale''. Un dato che dimostra anche, ha
aggiunto Sannella, come ''il fattore religioso non sia
determinante in relazione alle scelte di fine vita''. Tra
i contrari all'eutanasia, pero', il 47% dice di esserlo
appunto per motivi religiosi, mentre il 17% rivela che
continuerebbe a sperare in un miracolo fino alla fine.
Dalla ricerca emerge anche una dura critica al mondo
dell'informazione: l'80% del campione, infatti, giudica
l'informazione data dai mass media su questo tema
''frammentaria e poco comprensibile'', tanto che ''e'
difficile formarsi un'opinione in merito''. Un ultimo
dato: ''Il 20% del campione, una volta realizzato
l'argomento della ricerca, effettuata attraverso la
somministrazione di un questionario - ha affermato
Sannella - si e' rifiutato di rispondere. Un elemento che
indica chiaramente come - ha concluso la sociologa -
l'eutanasia rappresenti ancora nella nostra societa' un
tema tabu'''. (ANSA).
MEDICINA:
AUSTRALIA, OLIO FEGATO MERLUZZO CONTRO ASMA
(ANSA)
- SYDNEY, 26 FEB - Il detestato olio di fegato di
merluzzo, generosamente somministrato alle generazioni
passate di bambini, li ha probabilmente aiutati a
combattere i sintomi dell'asma, di cui oggi soffrono
milioni di persone, due milioni nella sola Australia. Uno
studio dell'Istituto per la prevenzione dell'asma
infantile, ha concluso che gli acidi grassi Omega-3, che
si trovano nella colza, nel tonno e nell'olio di fegato di
merluzzo, puo' ridurre significativamente sintomi come
tosse e respiro affannoso, nei bambini di genitori che
soffrono di
asma.
I risultati, presentati oggi alla Conferenza australiana
per l'asma in corso a Melbourne sono basati su un
programma che ha seguito 6161 bambini sin dalla nascita.
Lo studio indica che la riduzione degli acari della
polvere in lenzuola e coperte e l'eliminazione dei
giocattoli di peluche produce risultati positivi in
termini di allergie, ma i supplementi Omega-3 sono ancora
piu' efficaci contro tosse e respiro affannoso.
Nella sperimentazione, i bambini sono stati divisi in
quattro gruppi: ad uno e' stato somministrato il
supplemento Omega-3, un degli acari della polvere, un
terzo ha ricevuto ambedue i trattamenti, mentre al quarto
e' stato somministrato un placebo.
E' troppo presto - sostiene il ricercatore prof. Craig
Mellis della Bond University - per stabilire se qualcuno
dei bambini ha effettivamente contratto l'asma, ma
l'effetto dell'Omega-3 sui bambini di tre anni e' stato
''statisticamente impressionante''.
I tassi di mortalita' da asma sono diminuiti in Australia
in anni recenti, ma i casi di asma continuano a crescere,
e attualmente ne soffrono oltre due milioni di
australiani.
TUMORE
AL SENO: SCOPERTA PROTEINA CHE FAVORISCE METASTASI
ROMA
- E' racchiusa in una proteina chiamata h-prune la
spiegazione della formazione delle metastasi nel tumore al
seno. L'hanno scoperta un gruppo di ricercatori
italiani del Tigem di Napoli, del Cnr di Alghero,
dell'Istituto San Raffaele di Milano che ha portato a
termine una lunga ricerca che ha preso il via da un
analogo gene che si trova nel moscerino frutta.
Nella cellula tumorale, spiegano i ricercatori, si svolge
una lotta tra due molecole: una che tenta di bloccare la
fuga delle cellule tumorali impazzite (la proteina nm23),
l'altra che al contrario spinge per la diffusione e la
formazione delle metastasi (h-prune). Se prevale la prima
il rischio di sviluppare metastasi e' poca, se invece e'
h-prune ad avere la meglio il rischio per la donna di
avere formazioni tumorali a distanza e' molto elevato.
Le ricadute dllo studio sono molteplici: e' gia' stato
identificato un farmaco in grado di bloccare l'attivita'
del gene h-prune; ma il passo successivo potrebbe essere
quello di identificare molecole ancora piu' specifiche,
ovvero capaci di interporsi tra la proteina h-prune e la
nm23 per evitare che quest¿ultima venga bloccata e
impedita di esercitare la sua azione antimetastasi.
La ricerca e' stata finanziata dall'Airc e realizzata da
un gruppo di studiosi coordinato da Massimo Zollo del
Tigem di Napoli, in collaborazione con Giuseppe Palmieri
dell'Istituto di Genetica delle Popolazioni del Consiglio
nazionale delle ricerche di Alghero, Antonio Cossu
dell'Azienda USL1 di Sassari e Gianluigi Arrigoni
dell'Istituto Scientifico San Raffaele di Milano.
PSICHIATRIA:DEPRESSO
1 ITALIANO SU 5,SINTOMO E'DOLORE FISICO
(ANSA)
- ROMA, 24 FEB - Un dolore fisico che le analisi non
riescono a spiegare, dal mal di testa al mal di stomaco.
E' il volto nuovo con il quale si rivela la depressione:
una patologia in crescita che colpisce un italiano su
cinque, in particolare sempre piu' donne e giovani, mentre
aumenta in modo preoccupante, sfiorando di otto anni, il
lasso di tempo tra l'insorgere del disturbo e il ricorso
alle
cure.
A lanciare l'allarme sono stati oggi vari psichiatri ed
esperti riuniti a Roma per il nono congresso della
Societa' italiana di psicopatologia.
La depressione dunque, hanno affermato gli psichiatri,
parla anche con il corpo e il dolore fisico. Da qui
l'invito al medico di base a sospettare uno stato
depressivo in quei soggetti che denunciano dolori fisici
che non trovano una spiegazione nonostante svariate
indagini. Ma qual e' la causa del dolore fisico nel
soggetto depresso? Gli psichiatri Giovanni Biggio dell'Universita'
di Cagliari, Mauro Mauri dell'Universita' di Pisa, Enrico
Smeraldi dell'Universita' Vita e Salute di Milano e
Riccardo Torta dell'Universita' di Torino hanno spiegato
oggi che in questo tipo di soggetti si verifica un calo di
due neurotrasmettitori, la noradrenalina e la serotonina,
che rivestono un ruolo anche nel controllo del dolore.
Riducendosi dunque la loro azione, nel soggetto depresso
si amplifica la sensibilita' al dolore fisico. Per questo,
hanno sottolineato gli esperti, preziosa e' l'azione della
molecola Venlafaxina che ha la proprieta' di andare ad
agire contemporaneamente proprio sui due
neurotrasmettitori e curando la depressione combatte ed
elimina anche il dolore fisico ad essa associato.
In Italia, avvertono gli psichiatri, la depressione e'
dunque in aumento e i numeri lo dimostrano: ne soffrono in
media 17 italiani su 100 ed ogni anno si verificano 250
casi in piu' ogni 10 mila abitanti. Un italiano su cinque,
pero', ha gia' pagato o paga sulla propria pelle il peso
della malattia. Ed ancora: due donne ogni uomo soffrono di
depressione. Ma c'e' un altro dato che preoccupa gli
esperti: il tempo che intercorre fra l'insorgenza della
depressione e il ricorso alle cure, che puo' raggiungere
anche gli otto anni e nel caso della psicosi i dodici
anni. Un ultimo dato: tra quanti soffrono di depressione,
la meta' non ha avuto diagnosi, mentre la meta' dei
pazienti che pur hanno ricevuto una diagnosi non riceve
cure adeguate.(ANSA).
DROGA:
4-5% ARITMIE GIOVANILI RIFERIBILI A CONSUMO COCAINA
(ANSA)
- ROMA, 24 FEB - Tra i giovani dai 14 anni in su il 4-5%
dei casi di aritmia diagnosticati nel laboratorio di
medicina dello sport del Policlinico Gemelli di Roma sono
riferibili al consumo di cocaina. Se cinque anni fa in un
anno c'era solo un caso sospetto di problema cardiaco
legato a questa sostanza, oggi in questo centro di
medicina dello sport se ne sospetta uno a
settimana.
E' quanto sostiene Paolo Zeppilli, direttore della scuola
di specializzazione in medicina dello sport dell'Universita'
Cattolica del Sacro Cuore di Roma, nel corso della
giornata di apertura del seminario 'Effetti
cardiovascolari della cocaina nei giovani' precisando che
questi sospetti emergono soprattutto quando i ragazzi
fanno la visita cardiologica per ottenere il certificato
medico-sportivo.
Gli sportivi che fanno uso di cocaina, spiega Zeppilli,
rischiano di piu' delle altre persone perche' nel corso
dell'attivita' si sforzano maggiormente e possono andare
incontro ad infarto.
''Tra gli stimolanti usati dai giovani sportivi - spiega
Marcello Chiarotti del Centro di Tossicologia - la cocaina
e' quella piu' frequentemente riscontrata, anche se cio'
contrasta con le sue qualita' dopanti che sono molto
scarse''.
Ci sono molti casi di giovani sportivi, per esempio, body
builders, che in visita presentano sintomatologie che poi
si rivelano legate al consumo di questa sostanza
stupefacente. I sintomi sospetti sono dolore al petto ed
aritmie, la scoperta dell'uso di cocaina e' quasi sempre
indiretta, cioe' avviene quando il giovane che chiede il
certificato e' 'messo alle strette' dai medici. A questi
ragazzi, racconta Zeppilli, di solito viene consigliato di
sottoporsi nuovamente a una visita cardiologica a distanza
di poco tempo, per verificare se i sintomi sono scomparsi,
suggerendogli naturalmente di non fare piu' uso di cocaina
ed altre sostanze stimolanti. (ANSA).
AIDS:
OMS-UNICEF, EUROPA A RISCHIO NUOVA E VIOLENTA EPIDEMIA
(ANSA)
- ROMA, 23 FEB - E' allarme per il diffondersi dell'Hiv-Aids
nell'Europa dell'est: sono infatti oltre un milione e
mezzo le persone colpite dal virus, contro le 30.000 del
1995. L'infezione si sta dunque allargando a macchia
d'olio e se non si adotteranno misure urgenti di
contenimento, soprattutto in vista dell'allargamento dell'Ue
da maggio 2004, anche l'Europa occidentale sara' a rischio
di una nuova e violenta esplosione dell'epidemia. A
lanciare l'allarme sono le agenzie dell'Onu,
l'Organizzazione mondiale della sanita', l'unicef, la
Banca mondiale e il Fondo mondiale per la lotta all'Aids,
Tubercolosi e Malaria, riuniti da oggi a Dublino per la
conferenza ministeriale 'Infrangere le barriere - una
partnership per la lotta all'Hiv-Aids in Europa e
nell'Asia centrale' promossa nell'ambito del semestre di
presidenza irlandese della commissione europea. Alla
conferenza partecipa, per l'Italia, il ministro della
Salute Girolamo
Sirchia.
Preoccupante il messaggio lanciato dalle organizzazioni
internazionali: esiste il rischio concreto di una
recrudescenza dell'infezione in tutta l'Europa, per questo
e' urgente che i ministri della sanita' europei promuovano
nuovi programmi di prevenzione e trattamento della
malattia. Proprio nei Paesi baltici e dell'Europa
dell'est, il cui ingresso nell'Unione europea e' ormai
imminente, l'epidemia si sta diffondendo con una rapidita'
maggiore rispetto al resto del mondo.
''Europa ed Asia centrale - ha avvertito il direttore
esecutivo dell'Unaids, Peter Piot - sono al centro della
piu' vasta epidemia di Hiv nel mondo e non c'e' tempo da
perdere: i ministri europei devono adottare urgentemente
misure di contrasto''. Soprattutto perche', ha aggiunto
Piot, ''dal momento che l'Unione europea rappresentera' a
breve il maggiore blocco commerciale nel mondo, con una
popolazione che sfiorera' i 500 milioni, e' nell'interesse
della stessa Unione prevenire l'epidemia di Aids con le
pesanti conseguenze a livello sociale ed economico che
essa determinerebbe''. I numeri, hanno sottolineato gli
esperti riuniti a Dublino, parlano da soli: nell'Europa
dell'est le persone colpite dal virus superano il milione
e mezzo (il numero si e' quintuplicato in poco meno di
dieci anni) e la percentuale e' particolarmente alta tra i
giovani, che rappresentano il 40% della popolazione in
questa regione. Sono in crescita anche i comportamenti
sessuali a rischio (il sesso non protetto si sta
diffondendo sempre di piu' soprattutto tra i giovanissimi)
e spesso l'informazione sui rischi della malattia e' quasi
del tutto assente se in Tajikistan, ad esempio, solo il
10% delle ragazze ha sentito parlare di Hiv e Aids. Scarse
anche le cure: si stima che nei paesi dell'est europeo,
solo 7.000 soggetti, vale a dire il 9% di coloro che ne
avrebbero bisogno, siano in cura con una terapia
antiretrovirale. Questo perche', per la maggior parte dei
malati di Aids il trattamento e' troppo costoso o, piu'
semplicemente, non e' disponibile. Contro tale situazione,
l'Organizzazione mondiale della sanita' e l'Unaids hanno
lanciato una sfida ambiziosa: estendere il trattamento
antiretrovirale almeno a 3 milioni di malati che vivono in
queste regioni entro il 2005. Una prima azione urgente
arriva dal Fondo mondiale, che ha stanziato circa 400
milioni di dollari in 5 anni per 22 programmi di cura e
prevenzione in 16 paesi dell'Europa dell'est e dell'Asia
centrale.(ANSA).
VIRUS
POLLI SI E' TRASMESSO AI FELINI, PRIMO CASO IN
THAILANDIA BANGKOK
Il
virus dei polli ha infettato un gatto domestico e due
tigri. Si tratta dei primi casi al mondo di trasmissione
della malattia a felini. Il gatto e una delle due tigri
sono morte. Lo ha reso noto un veterinario dell' ospedale
per animali della Kasetsart University che ha confermato
di aver riscontrato nei due cadaveri la presenza del noto
H5N1, il piu' virulento del virus dei polli, lo stesso che
ha gia' ucciso almeno 22 persone in Asia, tra Vietnam e
Thailandia. I felini vivevano in una casa insieme con
altri gatti nei pressi di una fattoria dove c'erano polli
infetti, a Nakorn Pathom, 60 chilometri ad ovest di
Bangkok. Secondo il veterinario, Teerapol Sirinaruemit,
gatto e tigri potrebbero aver contratto il virus per aver
mangiato carcasse di polli malati o per essere entrati in
contatto con i polli vivi infetti.
FARMACI:
NASCE IN SARDEGNA SITO WEB PER FARMACOVIGILANZA
(ANSA)
- CAGLIARI, 20 FEB - Si chiama 'reazione avversa' ed e'
quel fenomeno imprevisto e imprevedibile che colpisce l'
utilizzatore di un farmaco a causa di interazioni con
altri principi attivi. Per migliorarne il monitoraggio sul
territorio e favorire nello stesso tempo una migliore
conoscenza dei farmaci e' nato a Cagliari il sito Web
www.farmaci-asl8.org che sara' in rete a partire dalla
prossima
settimana.
L' iniziativa e' stata presentata dalla coordinatrice del
gruppo di lavoro che realizza il sito, la prof. Maria Del
Zompo, responsabile della Sezione di Farmacologia Clinica
del Dipartimento di Neuroscienze ''Bernard B. Brodie''
dell' Universita' di Cagliari, e dal direttore sanitario
della Asl 8 di Cagliari, Maria Teresa Ruggiu. ''Le regole
da rispettare prima che un farmaco venga immesso in
commercio sono molte - ha spiegato la prof. Del Zompo - ma
e' purtroppo impossibile prevedere le migliaia di
situazioni differenti in cui il farmaco verra' usato nella
pratica quotidiana. Ecco perche' la 'sicurezza' del
farmaco deve essere continuamente osservata e valutata,
anche e soprattutto quando esso e' disponibile in
farmacia''.
''Occorre quindi che la prescrizione di un farmaco, anche
da banco, sia il punto di arrivo di un' attenta analisi
clinica che valuti il rischio e il beneficio, e
costo/beneficio, dell' uso di quella molecola in un
determinato paziente. Noi riteniamo - ha continuato la
prof. Del Zompo - che l' aggiornamento del medico e del
personale sanitario coinvolto, dal farmacista all'
infermiere, cosi' come del singolo cittadino, sia
necessario per migliorare il buon uso dei farmaci''.
Da questo concetto e' nata l' idea della creazione di un
sito Internet, hanno spiegato i componenti del gruppo di
lavoro di Farmacologia clinica, che permettera' a tutti di
approfondire le conoscenze sui farmaci e sul loro uso.
Questo grazie al lavoro della redazione di ''Farmaci'' che
rendera' disponibile in rete (e in lingua italiana) la
letteratura internazionale sui meccanismi d' azione,
interazioni farmacologiche, indicazioni, controindicazioni
e possibili reazioni avverse, i siti relativi alle diverse
patologie e i link ai piu' importanti organismi
internazionali che si occupano di farmaci, come la Fda
americana.
Il sito ''Farmaci'' e' articolato in una parte con libero
accesso e in una ad accesso riservato. Nel primo viene
offerta al navigatore la possibilita' di migliorare le
proprie conoscenze sui farmaci, con particolare attenzione
alla corretta valutazione della malattia da reazione
avversa da farmaco.
Particolarmente importante, sottolineano i curatori del
sito, l' assoluta indipendenza da sponsor farmaceutici.
La parte del sito con accesso riservato prevede un
programma di formazione/informazione relativa a
particolari classi di farmaci, un' area notizie che si
propone di informare in tempo reale sul ritiro di molecole
dal commercio per reazioni avverse e/o interazioni
farmacologiche. La parte dedicata alla Farmacovigilanza
prevede, ha spiegato la prof. Del Zompo, la possibilita'
di consultare e scaricare opuscoli sugli antibiotici, il
Report sulle segnalazioni di reazioni avverse da farmaci
dell' anno 1998 e 2002, la scheda di sospetta reazione
avversa. Altri servizi saranno disponibili in futuro.
La Sardegna, grazie all' incentivazione data recentemente
alla Farmacovigilanza, e' passata dal penultimo al quarto
posto nella classifica italiana della segnalazione di
'reazioni avverse'. ''E' l' indice di una migliorata
attenzione al problema - ha detto Del Zompo - e la
conferma viene anche dai due allarmi partiti dalla
Sardegna su reazioni avverse, di cui non si era ancora
parlato nella letteratura internazionale, e che
riguardavano un farmaco di largo uso e un altro con una
molecola di recente sintesi''.
(ANSA
SANITA':
PER SSN 40 MLD EURO IN 1O ANNI PER CURE ASSICURATI
(ANSA)
- ROMA, 19 FEB - Sarebbe di 40 miliardi di euro la spesa
sostenuta in 10 anni dal Servizio Sanitario Nazionale per
curare i cittadini che sono coperti da assicurazioni
sanitarie. E' uno studio dell'Osservatorio della terza
eta' (Ageing Society), coordinato dall'ex ragioniere
generale dello Stato, Andrea Monorchio, a fare luce sugli
incassi di fondi, casse e assicurazioni ed i relativi
costi dello Stato. Si tratta di risorse, secondo l'
associazione, che potrebbero essere recuperate e destinate
ad un fondo
pro-anziani.
Il dipartimento economico dell'Osservatorio della terza
eta' ha passato al setaccio il settore dell'assistenza
sanitaria privata (casse di categoria, fondi sanitari,
societa' di mutuo soccorso, polizze individuali) che offre
prestazioni integrative e sostitutive del Servizio
Sanitario Nazionale a 8,7 milioni di italiani. Solo nel
2000, secondo Ageing society, le imprese hanno risparmiato
1.059 milioni di euro di minori imposte, per un contributo
medio di 1.500 euro (per l' 80% a carico dell' azienda e
per il restante 20% a carico del dipendente) per circa tre
milioni di lavoratori dipendenti coperti da un'
assicurazione. Un vantaggio fiscale che sale a 10 miliardi
di euro se si considerano gli ultimi 10 anni. I premi
raccolti dalle 99 imprese che operano nel comparto delle
polizze sanitaria sono stati pari a 1,4 miliardi di euro.
Tenuto conto che oltre alle compagnie assicuratrici ci
sono altri 300 operatori, si stima in almeno sei miliardi
di euro l' ammontare delle contribuzioni complessivamente
riscosse per coprire il 15% della popolazione.
All' aumento della diffusione di queste coperture non
corrisponde un maggiore utilizzo delle polizze. La
dimostrazione di cio' e' data dai ricoveri con rimborso
integrale e parziale delle spese sostenute dai degenti,
che costituiscono appena l' 1,3% del totale (9,4 milioni
all' anno). I degenti negli ospedali pubblici con in tasca
una polizza assicurativa sono circa 1,2 milioni che se si
fossero rivolti alle strutture private avrebbero causato
alle compagnie e ai fondi una spesa di 3,3 miliardi di
euro all' anno. ''Le casse pubbliche - ha spiegato Roberto
Messina, segretario generale di Ageing Society - hanno
sopportato tre situazioni sfavorevoli: i maggiori sgravi
fiscali, la legislazione che favorisce gli incassi
miliardari delle compagnie, le quali hanno contribuito
solo in piccolissima parte alle spese pubbliche''. O si
studia una forma di compartecipazione ai costi
ospedalieri, ha concluso Messina, oppure si puo'
introdurre un contributo a carico delle compagnie e degli
altri soggetti interessati per alimentare il fondo
assistenza per gli anziani non autosufficienti e quello
per la ricerca scientifica e farmaceutica.(ANSA).
SANITA':
PROTESTA MEDICI, CON CONVENZIONATI DIVENTA TOTALE
(ANSA)
- ROMA, 18 FEB - Si allarga alla totalita' dei medici
italiani la vertenza sanita'. ''Si tratta di un evento
assolutamente straordinario'' ha spiegato Serafino
Zucchelli, segretario nazionale dell'Anaao Assomed, al
termine dell'incontro di oggi del cartello sindacale. Alle
42 sigle che hanno scioperato lo scorso 9 febbraio infatti
si aggiungono anche i medici di famiglia della Fimmg e
dello Snami e gli ambulatoriali del Sumai. ''Appare
incredibile che a fronte di un compatto sciopero di tutti
i medici ed i dirigenti del SSN, il Governo e le Regioni
non si siano degnate di una risposta - ha invece
commentato Massimo Cozza, segretario nazionale FP CGIL
Medici - Il Presidente del Consiglio ha liquidato lo
sciopero definendolo politico, ritenendo forse che tutti i
medici siano diventati comunisti, e le Regioni, forse
occupate in questioni piu' importanti, hanno pensato bene
di rinviare l'incontro previsto per oggi al 10 marzo,
cioe' tra ben 21 giorni. Pertanto, nonostante il miglior
clima che oggi si sarebbe instaurato tra Governo e
Regioni, sui medici il tempo rimane
pessimo''.
Da oggi, con la costituzione di un coordinamento
permanente che vede presenti tutti i medici sia dipendenti
che convenzionati, insieme a tutti i dirigenti del SSN,
conclude Cozza, ''siamo piu' forti e pronti a continuare
le nostre azioni di lotta, cercando di creare minori
disagi possibili ai cittadini''. (ANSA).
VIRUS
POLLI: FAO, NON SERVE UCCIDERE UCCELLI SELVATICI
(ANSA)
- ROMA, 18 FEB - Non e' necessario uccidere gli uccelli
selvatici per combattere l'influenza aviaria. Occorrono
invece, sostiene la Fao (l'Organizzazione dell'ONU per
l'Alimentazione e l'Agricoltura), strette misure di
controllo per tenere gli uccelli selvatici lontani dal
pollame. L'uccisione degli uccelli selvatici non aiutera'
infatti ad evitare focolai futuri della malattia. La
prevenzione, secondo la Fao, deve basarsi su un sistema di
controllo e sorveglianza che assicuri sia evitato
qualsiasi contatto tra uccelli selvatici e pollame
domestico, o che almeno venga
monitorato.
Questo significa, ad esempio, che i proprietari
d'allevamenti di polli devono assicurarsi che i recinti ed
i recipienti per l'acqua e per il cibo destinati ai polli
non vengano contaminati dagli uccelli migratori. E se
questo non e' possibile, allora sara' necessario trattare
l'acqua che i polli bevono per renderla sicura.
''L'esperienza - a giudizio della Fao - ha dimostrato che
questa e' una buona strategia e consente di evitare una
indiscriminata eliminazione degli uccelli selvatici''.
I proprietari di volatili, sia di pollame d'allevamento
che ruspante, dovrebbero essere particolarmente attenti, e
seguire queste norme: 1) costruire recinti che tengano
separati i polli domestici dagli uccelli selvatici; 2)
tenere gli uccelli acquatici domestici separati dal
pollame, se gli uccelli domestici hanno accesso alle
stesse fonti d'acqua degli uccelli selvatici; 3) vigilare
su possibili sintomi di influenza aviaria nei volatili e
riferire subito qualsiasi sospetto alle autorita'
veterinarie.
Gli allevatori di pollame commerciale dovrebbero adottare
alcune misure di sicurezza biologica: 1) porre grande
attenzione alle condizioni igieniche degli allevamenti per
minimizzare la diffusione della malattia; 2) nei pollai
costruire tetti a prova d'uccello per evitare il contatto
tra uccelli selvatici, specialmente quelli acquatici, e
pollame; 3) controllare i livelli produttivi e segnalare
se avvengono cali improvvisi; garantire che tutti i
volatili malati siano controllati da un veterinario
competente e che campioni di quelli che muoiono siano
esaminati in laboratori d'analisi.
Grande attenzione viene richiesta per il pollame che vive
in prossimita' di zone acquatiche, o in qualsiasi altra
zona dove gli uccelli acquatici selvaggi potrebbero
radunarsi, potrebbe essere a maggiore rischio e dunque la
sorveglianza in zone di questo tipo deve essere maggiore.
''Le misure di bio-sicurezza sono una necessita'
imprescindibile - conclude la Fao - e se capiamo quando,
come e dove gli uccelli selvatici migrano saremo in grado
anche di sapere quando occorre essere piu' vigilanti ed
avere una maggiore sorveglianza''.(ANSA).
BIOLOGIA:
DONNE 'STREGHE' TRA LORO IN FASE FERTILE CICLO
(ANSA)
- ROMA, 18 FEB - Le donne diventano un po' piu'
'cattivelle' verso le altre donne in certi periodi del
ciclo mestruale, perche' sentono il bisogno di difendersi
dalle rivali in amore. Avviene quando sono fertili, spiega
Maryanne Fisher della York University di Toronto in
Canada, in quanto avvertono le altre come un possibile
ostacolo di fronte alla conquista di un uomo
desiderabile.
Secondo quanto riferito sulla rivista Biology Letters, la
psicologa se ne e' accorta mostrando loro delle foto di
altre donne e chiedendo di giudicarle. Nulla di conscio,
ma i loro diventano proprio 'giudizi da strega' nei giorni
intorno all'ovulazione.
Per mostrare questa acerrima competizione intrasessuale,
la psicologa ha arruolato 57 ragazze alle quali ha
mostrato 35 foto di volti di modelle e 30 di soggetti
maschili per controllo.
Quando i livelli di estrogeni delle osservatrici erano
alti, come accade nel periodo che arriva alla fase di
ovulazione, compreso fra il dodicesimo e il ventunesimo
giorno del ciclo, i loro giudizi sulla bellezza dei volti
osservati erano molto piu' severi, spiega la Fisher.
Mentre per i volti maschili non si riscontrava una simile
tendenza al giudizio negativo.
Non e' chiaro in che modo le donne si sentono aiutate
sfoderando le armi della malignita' contro le rivali.
Potrebbe essere che denigrando l'aspetto delle altre
sentano il loro piu' desiderabile, oppure che questo sia
un trucco per attirare l'uomo facendogli focalizzare
l'attenzione sulla propria bellezza e sui difetti della
rivale.
Ma e' anche possibile che dietro a questa meschinita' al
femminile ci sia un semplice effetto ormonale, in quanto
altri scienziati hanno in precedenza dimostrato che nella
fase pre-ovulatoria le donne si vedono piu' belle. In ogni
caso, conclude la Fisher, le donne, spesso descritte come
complici tra loro, sanno essere in modo subdolo ed
indiretto molto aggressive contro le compagne.(ANSA).
DOPING:
QUELLO GENETICO IN AGGUATO DIETRO TERAPIE MUSCOLI
(ANSA)
- ROMA, 16 FEB - Il doping genetico e' l'ombra che fin da
oggi si disegna dietro i primi esperimenti di terapia
genica volti a rigenerare e a rinvigorire i muscoli
indeboliti da malattie come la distrofia muscolare.
Sono consapevoli del rischio i ricercatori impegnati su
questo fronte della ricerca, dall'americano Lee Sweeney,
dell'universita' della Pennsylvania, all'italiano Antonio
Musaro', dell'universita' di Roma La
Sapienza.
Ad avvicinare l'ipotesi che gli atleti di domani
potrebbero potenziare i propri muscoli non solo con
l'allenamento ma anche con i geni, aumentando massa e
forza muscolare, e' il lavoro presentato da Sweeney a
Seattle, nel convegno dell'Associazione americana per
l'avanzamento delle scienze (AAAS). Nella ricerca, che
sara' pubblicata sul Journal of Applied Physiology, il
gruppo di Sweeney ha combinato la terapia genica e
l'esercizio fisico riuscendo a potenziare massa e forza
muscolare. Ripetute arrampicate su delle scalette e
iniezioni del fattore di crescita dei muscoli Igf-1
specifico del topo sono riusciti, insieme, a potenziare
del 31,3% la massa muscolare e del 28,3% la forza
muscolare. Un effetto ben piu' importante di quello
osservato utilizzando, da soli, esercizio fisico e fattore
di crescita: il 23,3% di massa muscolare in piu' e il
14,4% di forza fisica. Secondo Sweeney l'uso della
genetica per il potenziamento muscolare potrebbe servire
anche nella riabilitazione in caso di traumi e per gli
anziani che hanno perso mobilita' in seguito ad
indebolimento muscolare.
L'allenamento, suggerisce Sweeney, ha stimolato le cellule
precursori deu muscoli, chiamate 'satelliti', ad essere
piu' recettive a IGF-I. Il surplus di questa sostanza ha
fatto il resto potenziando la massa e la forza muscolare
di questi topi.
Topi di controllo non trattati col vettore virale non
hanno raggiunto, solo con l'allenamento, lo stesso livello
di potenziamento dei muscoli.
Secondo Musaro' il doping genetico ''apre una prospettiva
preoccupante ma - rileva - e' prevedibile che ci si
arrivera'. E' comunque vero - ha aggiunto - che interventi
come questi non si fanno nel laboratorio di casa. Ci
vogliono competenze e attrezzature per manipolare i virus
da utilizzare come vettori nella terapia genica''.
A pensare che il doping genetico sia un rischio da non
sottovalutare e' anche un rappresentante della World
Anti-Doping Agency , secondo il quale la situazione
attuale e' paragonabile a quella di 30 o 40 anni fa,
quando le attuali tecniche di indagine e i meccanismi
regolatori anti-doping non esistevano ancora.
BIOTECH:FARMINDUSTRIA,
DIFFICILE DIALOGO AZIENDE-UNIVERSITA'
(ANSA)
- ROMA, 17 FEB - Difficile collaborazione fra pubblico e
privato nel biotech: piu' del 50% dei centri di ricerca
pubblici italiani collabora con il settore privato ma i
rapporti non filano lisci da entrambe le parti. E' quanto
risulta dallo studio di Farmindustria sulle biotecnologie
nell'industria farmaceutica, presentato oggi, studio
patrocinato dal Comitato Nazionale per la Biosicurezza e
le Biotecnologie istituito presso la Presidenza del
Consiglio dei Ministri e presieduto dal Professor Leonardo
Santi.
Il settore privato e' per la maggioranza soddisfatto delle
collaborazioni con il mondo accademico, mentre il 60% del
settore pubblico ne lamenta le difficolta'.
Le aziende riconoscono in modo pressoche' unanime (90%)
una competenza al settore universitario, anche se rilevano
una mancanza di supporto al technology transfer (70%), di
visione di sviluppo (65%) e di snellezza burocratica
(65%).
L'Accademia invece, non riconosce altrettanta competenza
(60%) al settore privato e contesta uno scarso
coinvolgimento dei ricercatori nello sfruttamento dei
risultati, dal supporto a start up (70%), alla proprieta'
intellettuale (60%), oltre una scarsita' di investimenti
nel settore accademico (60%) .
Questi riscontri suggeriscono, secondo lo studio, la
necessita' di ridisegnare l'interazione fra Aziende ed
Accademia, cercando di trasformare in vere e proprie
partnership le attuali collaborazioni che non possono piu'
essere vissute come semplici commesse.
Lo studio poi, analizzando la distribuzione dell'attivita'
industriale nella biotecnologia sanitaria, sottolinea la
presenza di due distretti principali impegnati in ricerca
a Milano e Roma e la presenza di almeno altri tre
emergenti in Friuli, in Emilia ed in Toscana. I distretti
sono fortemente legati a presenze Accademiche di livello e
testimoniano quindi come questa integrazione possa essere
gia' in atto, se non altro in alcune realta'.
In Italia, in tutto, sono 23 le aziende coinvolte nella
ricerca biotecnologica farmaceutica. La maggior parte
delle industrie impegnate in attivita' biotech, focalizza
i propri interessi su anticorpi monoclonali (60%) e
farmacogenomica (35%).
Minore e' l'attenzione per la terapia genica (10%) e per
la terapia cellulare somatica (10%), mentre cresce
l'interesse per le tecnologie di bioingegneria (30%).
L'oncologia e' l'area terapeutica di maggiore interesse e
l'80% delle aziende biotech in Italia operano nelle
diverse aree terapeutiche: il 45% si occupa di oncologia,
il 40% di malattie del Sistema Nervoso Centrale, il 30% di
immunologia, il 28% di malattie cardiovascolari e il 15%
di malattie infettive.
Il settore di ricerca accademica impegnato in biotech e',
in questo studio, costituito da 51 Centri, che
rappresentano il 54% dei 95 Centri contattati. L'impegno
maggiore riguarda le attivita' di ricerca di base (anche
se un 20% ha dichiarato un interesse per la ricerca di
processo). L'oncologia emerge anche in questo caso come
l'area di maggiore interesse (50%), seguita in maniera
uniforme (30%) dal cardiovascolare, sistema nervoso
centrale, immunologia e malattie infettive. Terapia e
diagnosi sono equamente rappresentate fra gli interessi
dell'accademia.
MEDICINA:
GB,DOPO STUDIO MOLTE DONNE LASCIANO CURA MENOPAUSA
(ANSA)
- LONDRA, 16 FEB - Centinaia di migliaia di donne che
tenevano a bada gli effetti della menopausa con la terapia
ormonale sostitutiva (HRT) stanno abbandonando la cura
inutilmente. E' questo il parere di uno dei ricercatori
che aveva precedentemente dato l'allarme sui possibili
legami tra questa cura e lo sviluppo del
cancro.
Secondo gli esperti infatti 340.000 donne britanniche che
soffrono degli effetti della menopausa come le caldane,
sbalzi di umore e affaticamento si sarebbero spaventate
dopo che lo studio condotto dall'Iniziativa Salute delle
Donne (WHI) e avrebbero abbandonato la cura.
Il Times riferisce che secondo Susan Johnson dell'universita'
dell'Iowa per un terzo di queste donne i benefici della
cura sarebbero ben maggiori dei rischi e abbandonare l'HRT
sarebbe quindi stato uno sbaglio.
Lo studio del WHI che era stato pubblicato a luglio del
2002 aveva analizzato soltanto l'effetto di una cura
ormonale sostitutive (la combinazione dell'ormone
estrogeno col progesterone) e aveva rivelato che questa
cura aumenta il rischio di attacchi di cuore del 29%, di
tumori al seno del 26% e di ictus del 41%. Sebbene i dati
sembrino allarmanti i rischi effettivi per le singole
donne sarebbero bassi: solo il 2.5% delle volontarie aveva
infatti avuto problemi di salute e l'indice di mortalita'
tra il gruppo di donne che era sotto la cura era uguale a
quella del gruppo di controllo.
Secondo Johnson soltanto quelle donne che stano prendendo
l'HRT per prevenire l'osteoporosi dovrebbero
effettivamente cercare di interrompere la cura .
AIDS:
TOSSINA ELIMINA RISERVE HIV IN CELLULE SERBATOIO
(ANSA)
- ROMA, 16 FEB - Creata una sostanza che potrebe dare del
filo da torcere al virus dell'Aids eliminandolo nelle
cellule in cui lui di solito si nasconde per rimanere
protetto contro le terapie anti-retrovirali.
La sostanza si deve a ricercatori dell'Universita' del
Texas Southwestern Medical Center e, se funzionasse in
vivo, cioe' direttamente nei pazienti, potrebbe tenere a
bada il virus. Infatti la forza dell'Hiv, spiega Ellen
Vitetta in un articolo gia' pubblicato sulla rivista
Proceedings of the National Academy of Sciences, e'
proprio quella di potersi nascondere in alcune cellule ed
entrare in azione al momento
giusto.
Anche quando le terapie anti-retrovirali hanno successo e
non si registra la presenza del virus nel sangue, precisa
l'esperta, e' possibile che ci siano delle 'riserve' di
virus in certe cellule immunitarie della famiglia dei
linfociti T. I ricercatori statunitensi hanno costruito la
tossina unendo un anticorpo che riconosce queste cellule a
una potente molecola tossica per i nervi.
Hanno testato la sostanza su cellule T prese da campioni
di sangue di 24 pazienti sieropositivi in cui la terapia
anti-retrovirale aveva avuto successo. Nel loro sangue non
c'erano tracce di Hiv. Eppure usando la tossina gli
esperti hanno eliminato in vitro le cellule con le riserve
del virus.
Ma secondo Frances Gotch dell'Imperial College Londra che
ha commentato la notizia e' troppo presto per pensare a
sperimentazioni sull'uomo, infatti questa sostanza non
solo potrebbe avere difficolta' in vivo a raggiungere i
siti in cui si trovano le 'cellule-riserva', ma potrebbe
anche essere nociva per il generale funzionamento del
sistema immunitario gia' compromesso dall'Hiv.
Bisognerebbe prima pensare a test su animali, conclude
Gotch.
(ANSA).
INTERNET:
PRIME POSTAZIONI PER MALATI SCLEROSI MULTIPLA
(ANSA)
- ROMA, 16 FEB - Postazioni Internet che permettono alle
persone colpite dalla sclerosi multipla di saperne di piu'
sulla loro malattia e di dialogare in rete con i familiari
quando sono costrette a lunghe assenze per curarsi. Prende
il via da Roma la prima iniziativa di questo tipo, e si
prevede possa toccare presto altre sette citta' (Milano,
Fidenza, Ancona, Macerata, Catania, Messina e
Bari).
E' il risultato del progetto ''Internet per te'', promosso
in occasione dell'anno Europeo del Disabile dalla
Fondazione Cesare Serono in collaborazione con l'Industria
Farmaceutica Serono.
Il progetto prevede che gli Internet Point dedicati ai
pazienti siano allestiti presso i Centri Sclerosi
Multipla, specializzati nella cura e nell'assistenza di
chi e' colpito dalla malattia. L'obiettivo e' permettere
ai pazienti attraverso il web un accesso diretto e
costante ad informazioni utili. Il collegamento in rete
permette inoltre, a chiunque si trovi in situazioni di
momentaneo disagio, di restare costantemente in contatto
con i propri familiari ed amici. Nei Centri Sclerosi
Multipla, infatti, i pazienti trascorrono a volte periodi
molto lunghi. La rete puo' diventare allora l'occasione
per mantenere una comunicazione costante con il mondo
esterno.
Collegandosi all'home page del sito della Fondazione
Serono (www.fondazioneserono.org), i pazienti possono
trovare informazioni sulla malattia e link diretti a
servizi specifici di vario genere, pubblici e privati. Le
postazioni sono strutturate in modo da consentire un uso
facilitato da parte dei disabili e sono dotate di una
serie di componenti scelte in funzione della loro
capacita' di ridurre al minimo l'intralcio della
struttura.
Nonostante le cause della sclerosi multipla restino
tuttora sconosciute e le terapie a disposizione non
consentano ancora di arrestare questa patologia, i 50.000
pazienti oggi presenti nel nostro Paese trovano nei circa
200 Centri Sclerosi Multipla presenti in Italia un punto
di riferimento per visite di controllo, terapie e
assistenza medica.(ANSA).
SANITA':
FEBBRE BIMBI ALLARMA 8 MAMME SU 10, INDAGINE
(ANSA)
- ROMA, 16 FEB - La febbre dei piu' piccoli? Allarma otto
mamme su dieci, anche se la quasi totalita' dichiara di
preoccuparsi davvero a partire dai 38-39 gradi di
temperatura. E' quanto emerge dalla ricerca 'Le mamme e la
salute dei figli' promossa da Boots Healthcare Italia, che
ha effettuato 200 interviste telefoniche a mamme tra i 20
e i 45 anni con figli di eta' compresa tra i 6 mesi e i 10
anni.
Nonostante la comprensibile preoccupazione, comunque,
dall'indagine emerge che le mamme mostrano un
atteggiamento il piu' delle volte razionale in caso di
malattia dei piccoli: hanno imparato a riconoscere i
sintomi e quindi si sentono abbastanza tranquille. Anche
la figura paterna e' vista in modo molto positivo e la
figura del pediatra e' giudicata rassicurante. E la nonna
materna? in alcuni casi e' punto di riferimento, in altri
e' invece vista come fonte di ansia.
Per l'80% delle mamme che ripensano alla prima infanzia
dei figli, dunque, la parola febbre evoca sentimenti
allarmistici: di queste, il 46% parla di preoccupazione,
il 17% di apprensione, il 7% di ansia, il 6% di
agitazione, il 3% di paura e l'1% addirittura di terrore.
Un 20% di mamme, invece, dichiara di non essere
minimamente preoccupato, grazie alla familiarita' con i
sintomi. Il 78% del campione intervistato, comunque,
dichiara che la febbre preoccupa a partire dalla
temperatura di 38,5-39 gradi e soltanto il 10% dice di non
preoccuparsi finche' la temperatura non raggiunge i 40
gradi.
Ma come si giudicano le mamme alle prese con la febbre dei
figli? Il 13% dichiara di comportarsi in modo molto (13%)
o abbastanza razionale (48%), a fronte di un 3% che si
ritiene molto allarmista. Il 67% del campione, inoltre,
giudica il comportamento del marito o del partner in caso
di malessere del bambino ''molto'' (17%) o ''abbastanza''
razionale (50%). Se poi l'ansia cresce e si sente il
bisogno di un consiglio, l'81% delle mamme si rivolge al
medico, il 9% chiede un parere alla propria madre e un 10%
dichiara di non rivolgersi ad alcuno. Promossa la figura
del medico: e' in grado di tranquillizzare (80%),
minimizzare i sintomi e le preoccupazioni (11%). I pareri
risultano invece divergenti sulla figura della nonna: se
nel 50% dei casi tranquillizza e minimizza i sintomi (5%),
nel 21% e' vista come fonte di ulteriore ansia.
Tutto sommato, l'indagine promuove i genitori italiani
che, in caso di malattia del bambino, tendono a non
modificare le proprie abitudini e la routine quotidiana,
anche se sono pronti a concedere al bimbo qualcosa in piu',
come un regalo o la possibilita' di dormire nel lettone.
Nel 66% dei casi, ad occuparsi del piccolo malato sono la
mamma o il papa' (che non vanno a lavorare) e nel 20% la
baby-sitter o i nonni. E se la febbre arriva, sono le
proprio le mamme quelle pronte a concedere alcuni strappi
alla regola. I comportamenti piu' usuali? Il 50% cerca di
stare con il bimbo piu' tempo possibile, il 22% gli
permette di dormire nel lettone, il 9% torna a casa con un
regalino, l'8% e' disposto a far vedere al bimbo piu' Tv
alla sera, il 6% racconta le fiabe, mentre il 4%, pur
andando a lavorare, chiama casa piu' volte al giorno.
TUMORI:
SPERANZE DA NUOVI FARMACI SELETTIVI, PROGETTO STROMA
(ANSA)
- MILANO, 16 FEB - Realizzare farmaci sempre piu'
selettivi, in grado cioe' di colpire e distruggere solo le
cellule tumorali, risparmiando quelle sane. E' l'obiettivo
del progetto internazionale STROMA che, coordinato
dall'Istituto Mario Negri di Bergamo, ha cominciato la
propria attivita' di ricerca lo scorso mese di gennaio
2004, dopo avere ottenuto l' approvazione scientifica
dall'Unione Europea e ricevuto finanziamenti
comunitari.
L'istituto di ricerche farmacologiche diretto dal prof.
Silvio Garattini ''e' coinvolto nell' impresa - precisa
una nota - con una duplice responsabilita': come sede del
Coordinamento generale del Consorzio e come uno degli
investigatori rivolti all' identificazione e allo sviluppo
di molecole in grado di agire esclusivamente sullo stroma,
il tessuto di sostegno per tutti i tumori solidi''.
La ricerca, diretta da Raffaella Giavazzi, si avvale della
collaborazione di 17 prestigiosi centri universitari,
pubblici e privati, presenti in otto Paesi europei. Si
tratta infatti di uno studio internazionale molto
prestigioso, che rientra nel VI Programma Quadro Europeo
per la Ricerca e che accompagnera' i potenziali farmaci
fino al disegno della sperimentazione clinica. ''La scelta
dei centri di ricerca partecipanti e la condivisione delle
conoscenze e delle competenze all'interno del progetto -
conclude la nota - renderanno possibile una sinergia, che
si auspica favorira' il raggiungimento dei risultati
attesi''. (ANSA).
CERVELLO:
ESPOSIZIONE PIOMBO RADDOPPIA RISCHIO SCHIZOFRENIA
(ANSA)
- ROMA, 16 FEB - L'esposizione al piombo durante lo
sviluppo embrionale potrebbe raddoppiare il risschio di
diventare schizofrenici da adulti.
Si e' accorta del legame Ezra Susser della Columbia
University di New York, analizzando campioni di sangue di
quasi 20 mila donne che avevano avuto delle gravidanze
negli anni '60 quando questa sostanza era molto diffusa
nelle
benzine.
Come anticipato nel corso del meeting della American
Association for the Advancement of Science in corso a
Seattle, questa e' la prima associazione trovata tra
tossine ambientali e la malattia.
Secondo Susser, che sta per pubblicare questi risultati
sulla rivista Environmental Health Perspectives, il piombo
interferirebbe con lo sviluppo delle cellule nervose nel
feto disturbando la 'sinaptogenesi', fase in cui si
formano le prime connessioni tra neuroni, ed inducendo le
cellule al suicidio.
La schizofrenia e' una delle malattie mentali croniche
piu' debilitanti e difficili da trattare. Si manifesta con
la sensazione del paziente dell'esistenza di qualcuno che
controlla i suoi pensieri. Inoltre il paziente dice di
sentire delle voci. Questo lo rende inquieto lasciandolo
per ore in ansia ed incapace di fare qualunque cosa.
Se il legame di neurotossicita' fosse confermato in altri
studi su nuovi campioni gia' in fase di allestimento,
sostiene Susser, allora forse la scoperta potrebbe
quantomeno offrire una strada verso la comprensione delle
cause della malattia.
Inoltre cio' dovrebbe essere da monito per eliminare
completamente il piombo nella benzina in ogni parte del
mondo. (ANSA).
CLONAZIONE:
CLONAID ANNUNCIA SESTO BEBE', IN OSPEDALE SYDNEY
(ANSA)
- SYDNEY, 12 FEB - Il controverso gruppo internazionale di
clonazione Clonaid ha annunciato di aver 'creato' il suo
sesto bebe'.
La direttrice del progetto Clonaid, la biochimica Brigitte
Boisselier, ha detto oggi alla stampa che si tratta di un
maschietto nato in un ospedale non precisato di Sydney il
5 febbraio da genitori infecondi che vivono nella
metropoli. E' stato gia' dimesso dall'ospedale e viene
seguito da un pediatra
locale.
Boisselier ha precisato che il bebe', come i primi cinque
nati lo scorso anno, e' in perfetta salute e le sue
reazioni sono perfettamente normali. E' stato il padre, ha
detto, a donare le cellule per aver il bambino e la madre
lo ha portato in grembo.
Il ministro australiano della Sanita' Tony Abbott ha
descritto l'annuncio del neo-clonato a Sydney come
l'equivalente medico delle storie di Ufo, aggiungendo che
la clonazione e' pericolosa, illegale ed immorale. E la
portavoce laburista per la Sanita' Julia Gillard ha
definito ''allarmanti'' le asserzioni di Clonaid,
ricordando che il parlamento australiano ha votato all'unanimita'
la legge che proibisce la clonazione umana. (ANSA).
CLONAZIONE:
ANGELO VESCOVI, SASSO IN STAGNO DIBATTITO ETICO
(ANSA)
- ROMA, 12 FEB - Un sasso lanciato nello stagno del
dibattito etico sulla clonazione di embrioni umani a fini
terapeutici: e' soprattutto questo l'articolo
sull'embrione umano fatto sviluppare fino allo stadio di
blastocisti, secondo uno dei pionieri nella ricerca sulle
cellule staminali del cervello, Angelo Vescovi,
co-direttore dell'Istituto Cellule Staminali del San
Raffaele di
Milano.
''Tecnicamente il lavoro pubblicato su Science non propone
nulla di nuovo. Pubblicarlo e' stata piuttosto una scelta
editoriale da parte della rivista: ha voluto gettare un
sasso nello stagno del dibattito etico'', ha rilevato
Vescovi.
Dopo che negli Stati Uniti era stato ottenuto due anni fa
il primo embrione, sviluppato fino a 6 cellule, e
successivamente fino a 16, era chiaro, secondo l'esperto,
che tecnicamente sarebbe stato possibile andare ancora
piu' avanti. ''Non e' da escludere che questo sia avvenuto
nel segreto di alcuni laboratori'', ha detto. Gli unici
limiti erano di carattere etico. Non e' per caso, ha
aggiunto, che ''l'esperimento sia avvenuto in un Paese che
per motivi culturali e religiosi non si pone gli stessi
problemi etici che sono invece stringenti in Occidente''.
L'effetto di questo annuncio sara' quindi, secondo
Vescovi, quello di rilanciare un dibattito delicatissimo
quanto acceso, diviso fra grandi questioni etiche e forti
interessi economici.
Dal punto di vista scientifico non meraviglia nemmeno che
i ricercatori di Seul e dell'universita' del Michigan
abbiano ottenuto dei neuroni. ''Il vero problema e'
piuttosto nel fatto che lo sviluppo di cellule umane
ottenute da un embrione clonato non sono completamente
normali dal punto di vista genetico''. Accade infatti che
nel momento in cui una cellula adulta viene introdotta in
un ovocita e riprogrammata, i geni embrionali che sono
spenti in una cella adulta si riaccendono ma, nonostante
cio', la cellula viene riprogrammata in modo parziale.
''Nonostante cio' - ha detto - queste cellule possono dare
origine a un individuo, ma questo potra' avere dei
difetti'', alterazioni genetiche che negli animali clonati
nati finora hanno portato, ad esempio a invecchiamento
precoce e obesita'. Nessuno sa al momento quale sia
l'origine di queste alterazioni. ''Ma e' sicuro - secondo
Vescovi - che le cellule nervose clonate avranno delle
alterazioni. Bisogna adesso studiare quali''.(ANSA).
CLONAZIONE:
EMBRIONE UMANO, RAGGIUNTA SEDE STAMINALI / ANSA
(ANSA)
- ROMA, 12 FEB - Per la prima volta un embrione umano
ottenuto per clonazione e' stato fatto sviluppare in
laboratorio fino a raggiungere lo stadio di blastocisti,
il massimo stadio raggiungibile prima dell'impianto in
utero e nel quale e' possibile prelevare cellule staminali
pluripotenti, ossia cellule bambine che potenzialmente
possono essere fatte sviluppare in ogni direzione, per
ottenere diversi tessuti: dalle ossa al sangue, dalla
pelle ai muscoli, ai
neuroni.
La notizia, pubblicata dalla rivista Science, e' stata
diffusa questa notte dal quotidiano coreano Joongang Ang
Ilbo, che ha rotto l'embargo che la rivista scientifica
internazionale aveva fissato per le 20,00 di questa sera
(ora italiana).
Quello annunciato oggi e' il frutto della ricerca condotta
da dal gruppo dell'universita' di Seul guidato da Woo Suk
Hwang, e da quello dell'universita' del Michigan diretto
da Jose Cibelli.
Si tratta del passo piu' avanzato fatto finora nella
clonazione di un embrione umano. Il primo annuncio della
clonazione del primo embrione umano era stato dato nel
novembre 2001 dall'azienda statunitense ACT (Advanced Cell
Technology)e in seguito, nel dicembre 2003, la stessa
azienda aveva raggiunto uno stadio di sviluppo ancora piu'
avanzato, arrivando a 16 cellule. Adesso la ricerca e'
arrivata al limite massimo dello sviluppo di un embrione
in provetta, compiendo un balzo in avanti fino a 60-80
cellule e ottenendo quindi una blastocisti. Dopodiche'
perche' l'embrione sopravviva e' necessario impiantarlo in
utero.
Ma i due gruppi di ricerca non hanno alcun interesse nella
clonazione a fini riproduttivi. L'unico obiettivo del loro
esperimento e' infatti ottenere dall'embrione la riserva
di cellule staminali da coltivare in laboratorio e da
usare a scopo terapeutico. Raggiungere lo stadio di
blastocisti e' necessario perche' e' soltanto in esso che
si formano le cellule staminali. Questa e' una struttura
sferica, formata da strati concentrici di cellule al cui
interno c'e' una cavita'. In un angolo di quest'ultimo
c'e' il il cosiddetto ''bottone embrionario'', la culla
delle cellule staminali.
Per ottenere l'embrione i ricercatori hanno utilizzato una
cellula prelevata da una donna adulta e hanno inserito il
suo nucleo all'interno di un ovocita in precedenza privato
del suo nucleo, prelevato dalla stessa donatrice. A questo
punto il cocktail di fattori di crescita presenti nell'ovocita
ha riprogrammato la cellula adulta, l'ha fatta regredire
nello sviluppo ed ha avviato il programma per farla
dividere fino a dare origine a un embrione.
L'obiettivo degli esperimenti e' la clonazione a scopo
terapeutico: avere a disposizione una riserva di cellule
prelevate dallo stesso paziente vuol dire avere a
disposizione cellule compatibili con quelle del paziente
cui e' diretta la terapia ed evitare cosi' problemi di
rigetto. Le nuove cellule potrebbero infatti essere usate
per riparare il tessuto del cuore colpito dall'infarto,
quelli delle ossa danneggiati dall'osteoartrite, o ancora
quelle di insuline per la cura del diabete, o quelle del
cervello per la cura di malattia neurodegenerative come il
morbo di Parkinson. In quest'ultima direzione si stanno
gia' muovendo i ricercatori di Seul, che dalle staminali
embrionali hanno gia' ottenuto la prima linea cellulare di
neuroni.
''Quello condotto dai ricercatori prelude proprio alla
clonazione terapeutica - commenta il genetista dell'universita'
di Roma Bruno Dallapiccola - anche se l'utilita' di queste
tecniche e' ancora tutto daz dimostrare. Infatti - spiega
il ricercatore - non e' detto che le cellule ottenute una
volta trapiantate nell'essere umano si specializzino nel
senso giusto. Inoltre - dice Dallapiccola - queste
ricerche pongono problemi etici enormi''. (ANSA).
CLONAZIONE:
SCIENZIATO, CELLULE STAMINALI SONO GIA' NEURONI
(ANSA)
- SEUL, 12 FEB - Il professore sudcoreano Hwang Woo Suk,
capo del team di ricercatori sudcoreani che in
collaborazione con scienziati americani hanno clonato per
la prima volta un embione umano selezionando poi le
cosiddette cellule staminali, ha detto oggi che il gruppo
e' gia' riuscito a trasformare le cellule staminali in
neuroni, avvicinandosi di molto alla fase di
sperimentazione clinica della
scoperta.
''Ormai la clonazione terapeutica e' una realta. Con
l'avvenuto ottenimento di neuroni dalle cellule staminali
embrionali non ci resta ora che dedicarci alla
sperimentazione clinica. E la fase che attualmente stiamo
percorrendo e' lo studio di quali tessuti queste cellule
vadano a formare e come sia possibile controllare questo
processo'', ha affermato il docente della Seul National
University in un'intervista all'agenzia di stampa 'Yonhap'.
Wang ha spiegato che il successo e' stato possibile grazie
alla collaborazione di volontarie che hanno donato al team
ovuli appena prodotti. L'ottima qualita' degli ovuli ha
permesso la soddisfacente riuscita del trapiano di cellule
somatiche negli ovuli privati dei nuclei originari.
Il ricercatore, tuttavia, si e' lamentato della diffusione
della notizia ben prima dell'embargo (ore 20.00 italiane
di oggi) concordato con la rivista 'Science' che pubblica
nel suo nuovo numero la descrizione accurata della ricerca
e ne fa il titolo di copertina. ''La diffusione anticipata
della notizia ci ha creato grossi problemi'' ha detto Wang
preannunciando una conferenza stampa ufficiale a Seattle
domani. (ANSA).
RICERCA:
A S.VALENTINO CUORE CIOCCOLATA PER PROGETTO MIELINA
(ANSA)
- ROMA, 11 FEB - Un cuore di cioccolato per sostenere la
ricerca del Progetto Mielina: sara' disponibile il giorno
di San Valentino, sabato 14 febbraio, nelle piazze di
molte citta' italiane. Un pensiero che fara' ''doppiamente
bene'': a chi lo ricevera' e alle migliaia di bambini e
adulti colpiti ogni anno dalle cosiddette malattie
demielinizzanti, come le leucodistrofie e la sclerosi
multipla.
A promuovere l'iniziativa e' il Comitato Italiano Progetto
Mielina: ''Finanziare la ricerca per queste malattie - ha
sottolineato il segretario del Comitato, Giuseppe Verdi -
e' fondamentale. Ad oggi, infatti, non esiste una terapia
definitiva mentre le persone colpite da questo tipo di
malattie sono oltre un milione''.
Per il giorno di San Valentino, dunque, l'invito del
Comitato e' quello di ''sostenere il cuore della ricerca'':
gli esperimenti finanziati dal Progetto Mielina, infatti,
hanno gia' dato importanti risultati, ma per proseguire
sono necessari ulteriori fondi. L'iniziativa - in
occasione della quale la Telecom lancera' delle schede
telefoniche dedicate all'avvenimento e con tutti i
recapiti del Comitato - consentira' anche di accendere i
riflettori su malattie cosiddette orfane, cioe' rare, di
cui spesso si sa molto poco. Di cosa si tratta? La mielina
e' la membrana grassa che riveste le fibre nervose e che
consente loro di trasmettere impulsi da una parte
all'altra del corpo. La membrana viene appunto distrutta
da malattie come le leucodistrofie e la sclerosi multipla
e la sua perdita provoca gravi scompensi neurologici che
portano al deterioramento progressivo degli organi della
vista, dell'udito, della parola e della deambulazione.
Scopo del Progetto, una partnership di ricercatori a
carattere internazionale, e' accelerare la ricerca medica
per la ricostruzione della mielina e il ripristino delle
sue funzioni di conduttore di impulsi nervosi. I promotori
del Progetto Mielina sono Augusto e Micaela Odone,
genitori di Lorenzo, affetto da adrenoleucodistrofia, noti
per aver individuato l'unico metodo che sia riuscito a
combattere parzialmente la malattia del figlio: l'olio di
Lorenzo. Nel Progetto, sin dal 1989, sono affiancati da
famiglie di vari paesi con congiunti colpiti da una delle
malattie della mielina. Oggi, un'equipe di esperti da
tutto il mondo lavora per dare una speranza a questi
pazienti, in quella che il Comitato definisce una ''gara
contro il tempo e una corsa per la vita''. Il Progetto ha
infatti creato una rete mondiale di collegamento tra 12
laboratori di ricerca di fama internazionale ed ha
finanziato vari esperimenti che hanno gia' dato risultati
interessanti. La sede centrale del Progetto e' negli Stati
Uniti, In Europa, sono presenti sedi in Italia, Francia,
Germania, Gran Bretagna, Svizzera, Svezia e Spagna. Una
sede e' presente anche negli Emirati Arabi.
Ma a che punto e' la ricerca? Un obiettivo fondamentale e'
stato raggiunto nel luglio del 2001: presso la Yale
University, negli Stati Uniti, e' stato effettuato il
primo trapianto sperimentale di cellule produttrici di
mielina sull'uomo. E' il ''salto tanto sperato - ha
concluso Verde - dalla ricerca di laboratorio alla ricerca
clinica, ma tanto resta ancora da fare''. (ANSA).
SANITA':
AIL; CIAMPI, PLAUSO PER INIZIATIVA DI ECCELLENZA
(ANSA)
- ROMA, 11 FEB - Il presidente della Repubblica Carlo
Azeglio Ciampi, in un telegramma inviato agli
organizzatori, ha espresso ''vivo plauso'' per la campagna
di informazione sui tumori del sangue e la presentazione
del manifesto 'Il futuro che c'e'', organizzata
dall'Associazione italiana contro le leucemie.
Un'iniziativa che Ciampi ha definito ''di
eccellenza''.
''Il vostro lavoro - si legge nel telegramma inviato dal
segretario generale alla presidenza della Repubblica,
Gaetano Gifuni - e' un esempio di alto impegno civile: la
collaborazione fra ricercatori, operatori sanitari,
volontari mette al servizio della collettivita' un
patrimonio di informazioni e conoscenze essenziali per
favorire la cultura della prevenzione. Occorre sostenere -
si legge ancora nel messaggio del Quirinale - i progetti
rivolti a intensificare l'innovazione in tutti i campi
della ricerca, della diagnosi precoce, ma anche
dell'umanizzazione e dell'assistenza''. Il capo dello
Stato ha quindi rivolto agli organizzatori e agli
associati ''un augurio e un saluto'', esprimendo
''sentimenti di partecipe solidarieta'''. (ANSA).
SANITA':
AIL, NASCE MANIFESTO SFIDA CONTRO TUMORI SANGUE
(ANSA)
- ROMA, 11 FEB - ''C'e' un futuro per chi e' colpito dai
tumori del sangue. La cura medica di leucemie, linfomi e
mielomi sta vivendo la sua rivoluzione copernicana; e
grazie alle piu' recenti innovazioni terapeutiche la sfida
e' oggi la guarigione per la maggior parte dei pazienti''.
Sono le prime righe del manifesto contro i tumori del
sangue, presentato oggi in Campidoglio dall'Associazione
italiana contro le leucemie (Ail) al quale hanno gia'
aderito 100 cittadini illustri tra i quali il
vicepresidente del Senato Domenico Fisichella, il
vicepremier Gianfranco Fini, l'onorevole Luciano Violante,
il vice sindaco di Roma Maria Pia Garavaglia, gli
scienziati Umberto Veronesi e Margherita Hack,
rappresentanti del mondo dello spettacolo come Pippo Baudo
e Maurizio Costanzo, sportivi come Francesco Totti e
Kristian
Ghedina.
''Il nostro obiettivo - ha spiegato l'ematologo Franco
Mandelli - e' dar vita ad una grande campagna di
sensibilizzazione per far conoscere le nuove prospettive
di cura dei tumori del sangue, il futuro che c'e', e
sottolineare i passi compiuti negli ultimi anni grazie ai
quali adesso ci puo' essere un futuro per le persone
colpite da queste malattie''.
Ogni anni si ammalano di lecemie, linfomi e mielomi in
Italia circa 15.000 persone che si aggiungono a coloro che
sono in trattamento da anni, portando cosi' a circa 75.000
il numero di coloro che hanno a che fare con tali
patologie.
''Parlare di leucemie alcuni anni fa significava firmare
un certificato di morte - ha spiegato Bruno Vespa, che ha
moderato l'incontro - oggi molto spesso questa esperienza
si puo' conlcudere con un certificato di vita''.
''Vogliamo diffondere la consapevolezza che di queste
malattie si puo' guarire - ha spiegato il presidente dell'Ail
Ennio Parrelli - e lottare perche' tutto cio' che si puo'
fare venga fatto, dall''asistenza alle cure alle
strutture''. (segue).
VIRUS
POLLI: SETTE NUOVI FOCOLAI IN CINA
(ANSA)
- PECHINO, 11 FEB - Il ministero dell' agricoltura cinese
ha annunciato oggi la scoperta di sette nuovi ''sospetti''
focolai di influenza aviaria. I focolai si trovano nelle
province dell'Hubei, Hunan e Guangdong. I focolai,
confermati o sospetti, sono 45 in tutto il paese: in 23 di
questi e' stata confermata la presenza del virus H5N1, che
provoca la forma piu' violenta di influenza dei
polli.(ANSA).
GENETICA:
DA UN GENE BRUCIA GRASSI SPERANZE CONTRO OBESITA'
(ANSA)
- ROMA, 10 FEB - Bruciare il grasso superfluo con l'aiuto
di un gene e' la prossima frontiera nella cura dell'obesita'.
L'idea, dei ricercatori dell'universita' di Ginevra e del
UT Southwestern Medical Center di Dallas, ha funzionato
nei topi che hanno perso il 30% del loro peso in sole due
settimane senza i sacrifici di una dieta
ipocalorica.
Il gene usato, spiegano gli scienziati sulla rivista
dell'Accademia Americana delle Scienze (Pnas), e' quello
dell'ormone leptina che, inserito nel fegato con un
vettore virale, trasforma le cellule adipose, magazzini
passivi del grasso in eccesso, in bruciatori attivi di 'ciccia'.
L'osservazione al microscopio elettronico testimonia che
queste cellule cambiano totalmente aspetto assumendo
sembianze del tutto nuove, spiega Lelio Orci, un
ricercatore italiano che dopo tre anni dalla laurea in
Medicina e Chirurgia conseguita a Roma nel 1964, si e'
trasferito all'ateneo di Ginevra dove dirige il
dipartimento di morfologia.
In sole due settimane dall'iniezione del gene, riferisce
l'altro autore dello studio Roger Unger direttore del
centro statunitense, le cellule adipose diminuiscono di
volume e si riempiono di mitocondri, le centraline
elettriche delle cellule la cui funzione e' quella di
ottenere energia spendibile dalle molecole derivanti dalla
digestione dei cibi. Inoltre al loro interno aumentano
tutti gli enzimi coinvolti nel metabolismo dei grassi e
diminuiscono invece quelli legati al loro stoccaggio.
La leptina e' un ormone del metabolismo prodotto in via
del tutto naturale dalle stesse cellule adipose, senza
pero' avere su di esse l'effetto indotto dagli scienziati
inserendone il gene nel tessuto epatico. Cio' ha una
ragione evolutiva, spiega Unger in un intervento, infatti
gli adipociti sono nati con la funzione di conservare il
grasso e di controllare che questo non vada a finire negli
organi danneggiandoli. Quindi la leptina da loro prodotta
ordina alla massa magra del corpo di bruciare i grassi, ma
non ha effetto su di esse che invece devono mettere i
grassi in 'dispensa' per eventuali periodi duri.
Eppure i ricercatori sembrano aver trovato il modo di far
cambiar loro idea. Hanno preso topi di 280-300 grammi e a
parte di essi hanno trasferito il gene della leptina nel
fegato. Gli altri, usati come controllo, invece sono stati
solo messi a dieta.
Nel giro di qualche giorno la quantita' di leptina
misurata nel primo gruppo di roditori e' 50 volte maggiore
del normale. In due settimane la loro 'linea' e' perfetta
e i topolini stanno bene, hanno perso appetito rimanendo
attivi, mentre gli altri che non hanno ricevuto il gene e
sono stati messi a 'stecchetto' sono calati di meno,
risentono della morsa della fame e sono privi di energie,
infine non hanno perso appetito anzi sono voraci.
''Adesso - anticipa Unger - noi stiamo cercando di capire
come fanno gli adipociti, soprattutto nei topi obesi, ad
essere cosi' resistenti alla loro leptina''.
Speriamo di riuscire a superare questa resistenza,
conclude l'esperto, cosi' si potrebbe avere in mano una
soluzione rapida e sicura contro l'obesita'.
(ANSA
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