Eradicazione
dell'Helicobacter pylori. Sono in arrivo le
nuove linee guida europee (chiamate Maastricht 3 in
ricordo della sede della prima consensus conference
nel 1996) sull'eradicazione dell'Helicobacter pylori.
Oltre alle classiche indicazioni : ulcera peptica,
linfomi MALT, gastrite atrofica e pregresso
carcinoma gastrico, vengono ora aggiunte due nuove
indicazioni : l'anemia sideropenica e tutte le forme
di trombocitopenia idiopatica. Non sono state
trovate sufficienti evidenze per includere
nell'elenco quelle condizioni cliniche quali le
coronaropatie e l'artrite reumatoide che possono
essere esacerbate da infiammazioni croniche.
Contemporaneamente viene registrato un calo di
consensi riguardo ad un prospettato effetto
protettivo dell'infezione da HP nel reflusso
gastroesofageo".
SABATINE
M.S., et al.: effetto di clopidogrel come
pre-trattamento di dilatazione coronarica per-
cutanea (PCI) in pazienti con innalzamento del
tratto ECgrafico ST e trattati successivamente con
fibrinolitici.
JAMA
294(10) 1224-1232, 2005
Lo
studio CLARITY è condotto su 1.863 pazienti
sottoposti a angioplastica.
I
pazienti hanno assunto 300 mg di aspirina; poi sono
stati randomizzati per l’assunzione di clopidogrel
(dose iniziale 300 mg, poi 75 mg quotidianamente) o
placebo: quindi è stata intrapresa la fibrinolisi e
poi è stata effettuata coronarografia, riproposta in
seconda e ottava giornata.
Clopidogrel
in pre-trattamento riduce significativamente la
morte cardiovascolare o le complicanze cardiache
ischemiche, quando somministrato prima del
trattamento fibrinolitico.
J.A.
FRANKLYN, M.C. SHEPPARD, P. MAISONNEUVE:
funzionalità tiroidea e mortalità in pazienti
trattati per ipertiroidismo. JAMA 294(1), 71-80,
2005
Alcuni
studi sembrano suggerire un aumentato rischio di
mortalità nei pazienti con ipertiroidismo; se il
rischio derivi dall’eccesso di ormone tiroideo o
dalla condizione di ipotireosi seguente il
trattamento o dal trattamento con ormone tiroideo
(tiroxina T4).Gli Autori hanno valutato una coorte
di pazienti trattati con iodio radioattivo per
manifesto ipertiroidismo; essi hanno verificato un
aumento di incidenza di decessi per cause
cardiocircolatorie durante il follow-up di pazienti
che non assumevano più o non avevano ancora usato
T4. Non aumenta rischio di mortalità durante il
follow-up di pazienti che assumono T4 a causa di
ipotiroidismo indotto da radioiodio.
L.
I-MIN, et al.: vitamina E e prevenzione
cardiovascolare e tumorale.
JAMA 294(1), 56-65, 2005
I risultati, provenienti dal Women’s
Health Study, sono descritti nei due studi
randomizzati che valutano i rischi e i benefici
dell’assunzione di ASA 100 mg al giorno o vitamina E
di origine naturale al dosaggio di 600 UI al giorno
contro placebo nell’intento di fare prevenzione
primaria per malattia cardiovascolare, tumorale. Gli
Autori affermano che contro placebo, né ASA né
vitamina E sono associate a diminuzione in generale
sull’incidenza di tumore in qualsiasi sede, né
portano a diminuzione di mortalità per cancro, non a
diminuzione di eventi cardiovascolari maggiori e non
contribuiscono alla diminuzione della mortalità
cardiovascolare in generale.
I.M. THOMPSON, et al.: atteggiamento clinico per
valori di primo riscontro di PSA pari a 3 ng/ml o
meno. JAMA 294(1) 66-70, 2005
L’utilità
di identificare uomini con cancro alla prostata in
relazione al dosaggio sieroematico di antigene
prostatico specifico (PSA) è controversa. Gli Autori
determinano uno screening di PSA in uomini il cui
dosaggio al primo riscontro è pari o inferiore a tre
ng/ml, con successivo controllo annuale per sette
anni consecutivi, e biopsia prostatica alla fine del
periodo d’osservazione. Gli Autori affermano che non
c’è uno specifico valore di PSA con adeguata
sensibilità e specificità. Il rischio va sempre e in
ogni modo quantificato alla luce della biopsia
prostatica, a prescindere dalla variazione
dell’antigene prostatico.
Come
batte il cuore a 8.000 metri? Una ricerca medica, al
centro della missione alpinistica nel Pamir.
Un
micro-apparecchio che misura i battiti del cuore ad
alta quota, accompagna i 9 alpinisti che la prossima
settimana inizieranno la scalata di una delle vette
asiatiche più inaccessibili: il Gashembrum II (8.035
metri) nel gruppo del Karakorum.
Il mini-Holter ‘H3+’ utilizzato nella missione, è
prodotto a Bologna, da Mortara Rangoni Europe,
leader nel settore medicale come produttore di
apparecchiature diagnostiche ad alta tecnologia per
la cardiologia.
Una ricerca
sul cuore a 8.000,
verrà portata a termine a metà di settembre grazie a
micro-apparecchio Holter,
per la registrazione dell’elettrocardiogramma,rivoluzionario quanto a
dimensioni e peso.
Ideatore e coordinatore del progetto è il
cardiologo Giuseppe Gibelli, del Centro Studi
Ricerche ‘Gianni Mori’ di Cernusco sul Naviglio
(Milano) che ha deciso di mettere a punto questa
ricerca sul cuore, approfittando della spedizione
italiana di 9 alpinisti guidata da Giambattista
Bissi di Cernusco sul Naviglio che da alcune
settimane, dopo essere partiti da Skardu (Pakistan)
e aver raggiunto il campo-base, stanno affrontando
in questi giorni l’ardita vetta della Muraglia
Lucente, una catena del gruppo del Karakorum, la
costiera montuosa che divide il Pakistan dalla Cina.
Il picco prescelto per la scalata dal gruppo di
alpinisti italiani guidati è il Gashembrum II
(8.035 metri).
Gibelli raccoglierà dall’Italia i dati degli Ecg dei
9 alpinisti, trasmessi via satellite dalla
dottoressa Isabella Nitti (anestesista
volontaria al 118 di Bormio) che partecipa alla
spedizione.
La ricerca per la quale viene
utilizzato il mini-Holter ‘H3+’ di Mortara
Rangoni Europe- colonna europea del
Gruppo Mortara, leader nel settore medicale come
produttore di apparecchiature diagnostiche ad alta
tecnologia per la cardiologia, in prima linea nel
settore della telemedicina -ha come obiettivo
quello di studiare l’alternanza dell’onda ‘T’,
ossia lo studio sistematico dell’onda
elettrocardiografia ad alta quota.
La ricerca.
Lo studio consiste nel rilevare le differenze tra l’Ecg
a riposo (effettuato, quindi, prima della scalata) e
il tracciato rilevato sotto sforzo in quota.
Oggetto della sperimentazione saranno tutti e nove
gli alpinisti, compresa la dottoressa Isabella Nitti,
che si incaricherà di rilevare i dati e di
trasmetterli in Italia al dottor Gibelli. La
sperimentazione sarà resa ancor più interessante e
significativa dal fatto che gli alpinisti italiani
scaleranno il picco asiatico senza ossigeno.
I dati della sperimentazione
verranno analizzati dalla Divisione Cardiologia
dell’Università di Insubria (Varese) e saranno
oggetto di una pubblicazione scientifica che verrà
presentata nei prossimi mesi.
In questa spedizione
nel Karakorum è in assoluto la prima volta
che un Holter viene utilizzato in alta montagna,
ed esiste anche un interesse scientifico a
verificare il comportamento di apparecchiature di
questo genere, che di norma sono date per
funzionanti fino a 4000 metri sul livello del mare e
a temperature comprese tra 5 e 40°C.
Sarà una bella sfida.
Come
funziona l’Holter ‘H3+’.
E’ il registratore Ecg più piccolo e leggero che
esista, e in questo senso è un dispositivo
assolutamente innovativo. Funziona a 2 o 3 canali, e
registra fino a 48 ore di tracce ECG. ‘H3+’ pesa
solo 28 grammi ed è alimentato con una sola
batteria tipo AAA (ministilo), di dimensioni
ridottissime (le sue misure sono 64x25x19mm):
perfetto per stare in una tasca dello zaino degli
alpinisti in quota.
Nonostante queste
dimensioni, l’apparecchio è dotato di un display LCD
che consente di vedere le forme d'onda in tempo
reale per poter apprezzare la qualità del segnale.
Settembre 2005
Responsabile stampa e comunicazione
Beatrice Spagnoli
mobile 335 7024433
e-mail beaspagnoli@libero.it
"JAMA : non utile nelle donne l'Aspirina e la Vitamina E
in prevenzione primaria"
I risultati, provenienti dal Women’s
Health Study, sono descritti in due studi randomizzati che valutano i rischi
e i benefici dell’assunzione di ASA 100 mg al giorno o vitamina E di origine
naturale al dosaggio di 600 UI al giorno contro placebo nell’intento di fare
prevenzione primaria per malattia cardiovascolare e tumorale. Gli Autori
affermano che contro placebo, né ASA né vitamina E sono associate a
diminuzione in generale sull’incidenza di tumore in qualsiasi sede, né
portano a diminuzione di mortalità per cancro, non a diminuzione di eventi
cardiovascolari maggiori e non contribuiscono alla diminuzione della
mortalità cardiovascolare in generale.
N.R.
COOK, et al.: basse dosi di aspirina e prevenzione tumorale
JAMA 294(1), 47-55, 2005
L. I-MIN, et al.: vitamina E e prevenzione
cardiovascolare e tumorale.
JAMA 294(1), 56-65, 2005
A.D.
Grant, et al.: isoniazide come terapia di prevenzione della tubercolosi in
popolazione sieropositiva per HIV in Sudafrica. JAMA 293(22), 2719-2725, 2005
La
terapia antitubercolare in prevenzione in popolazione HIV-sieropositiva
diminuisce l’incidenza di tubercolosi, come segnalato da molti studi clinici. In
1655 sieropositivi sudafricani impiegati come minatori auriferi, di età media di
37 anni si è valutato l’impiego di isoniazide tra il 1999 e il 2001.
L’arruolamento di questi pazienti HIV-sieropositivi, invitati a aderire
liberamente a questo studio di prevenzione con isoniazide, ha dimostrato una
riduzione in media del 38% di casi di tubercolosi, del 46% fra coloro che non
avevano in anamnesi storia di infezione tubercolare. L’infezione da bacillo
della tubercolosi rimane elevata e serviranno altri studi di conforto circa la
strategia terapeutica farmacologica preventiva.
M.J. Friedrich: strategie vaccinali per la tubercolosi. JAMA 293(22), 2703-2707, 2005
Secondo
l’organizzazione mondiale della sanità circa un terzo della popolazione mondiale
è infetto da bacillo della tubercolosi. L’infezione rimane latente in circa il
5-10% fintanto che il sistema immunitario è integro.
I farmaci curano la malattia, ma spesso i pazienti non
seguono precisamente i lunghi schemi terapeutici, comportando un incremento di
multiresistenza ai farmaci antitubercolari; i vaccini giocano un ruolo
fondamentale nel prossimo futuro per il controllo dell’infezione.
Il vaccino con il bacillo di Calmette-Guérin, sviluppato
agli inizi del XX secolo è tutt’oggi impiegato in molte parti del mondo,
comportando un’efficacia variabile. Un miglioramento del BCG è l’ovvia prima
evoluzione della terapia vaccinale; il bacillo di Calmette-Guérin, ceppo
attenuato di Mycobacterium bovis, conferisce protezione dalla meningite
tubercolare nei giovani, e quindi, non si può prescindere dal suo utilizzo, ad
esempio usando un vaccino che prevenga la sintesi di una proteina secretiva
tubercolare importante, codificata come antigene 85b (Ag85b).
Un altro metodo di prevenzione è quello di stimolare
un’adeguata risposta linfocitaria-T CD8, di solito deficitaria in corso di
infezione: si tratta di amplificare la stimolazione di linfociti CD8 grazie
all’aggiunta a BCG di un gene di Listeria monocytgenes che produce una proteina
chiamata listeriolisina che consente agli antigeni di sfuggire dall’azione
fagocitaria (meccanismo grazie al quale il bacillo della tubercolosi si
‘nasconde’ al sistema immunitario) che, così presenti nel citosol consentono
un’attivazione CD8 efficace.
Oltre al BCG si stanno percorrendo altre vie di
vaccinazione antitubercolare.
Una subunità vaccinale, Mtb72F, è una fusione di due
antigeni tubercolari: Mtb32 e Mtb39, ritrovati costantemente nei soggetti
infetti. Altri antigeni sui quali si sta lavorando con studi ancora in fase I
sono: Mtb72F; MVA85A costituito da un vettore virale che trasporta un antigene
tubercolare (85A). Questo è un potente immunogeno che è utilizzato per prevenire
la riattivazione nelle tubercolosi latenti.
Paolo Tornari
Shlipak M.G., et al.: mortalità cardiovascolare in
soggetti con insufficienza renale cronica.
JAMA 293(14), 1737-1745, 2005
Lo
studio si propone di valutare la predittività sia dei consolidati sia di nuovi
fattori di rischio di mortalità cardiovascolare in soggetti con insufficienza
renale cronica, per renderne la maggior significatività di alcuni verso altri.
Per questo sono stati arruolati 5.808 pazienti di età pari
o superiore a 65 anni, viventi in quattro distretti degli Stati Uniti, aderenti
alla coorte del Cardiovascular Health Study. I partecipanti sono stati
inizialmente arruolati nel 1989-90, poi se ne sono aggiunti 687 si razza nera
tra il 1992 e il ’93. La media di osservazione è stata di 8.6 anni.
L’end-point primario è la morte cardiovascolare fra
pazienti con o senza insufficienza renale cronica, quest’ultima definita per un
filtrato glomerulare inferiore ai 60 ml/min per 1.73m2 di superficie
corporea.
Fra i partecipanti 1.249 (22%) avevano insufficienza
renale cronica già all’inizio dell’osservazione. Il rischio relativo di morte
cardiovascolare era di 32/1000 persone per anno tra quelli con insufficienza
renale e di 16/1000 persone per anno per chi non ne soffriva.
In analisi multivariate, diabete, ipertensione sistolica,
fumo di sigaretta, sedentarietà, consumo di alcol, ipertrofia ventricolare
sinistra erano predittori di morte cardiovascolare in persone con insufficienza
renale cronica. Fra i novi fattori di rischio la sola proteina C reattiva e l’interleukina
6 erano predittori lineari di rischio. I classici fattori di rischio descrivono
meglio la percentuale dei decessi ad essi correlati (ipertrofia ventricolare sx:
25 decessi/1000 persone anno; fumo di sigaretta 20, sedentarietà 15,
ipertensione sistolica 15, diabete 14 decessi/1000 persone anno; consumo
moderato di alcol diminuzione di 11 decessi/1000 persone anno). Per elevati
valori di PCR riscontro di 11 decessi/1000 persone anno, contro le 5 morti per
PCR normale. Elevati valori IL-6 corrispondono a incremento di 5 decessi/1000
persone anno; elevati livelli di Lp(a) coincidono con incremento di 6 decessi
per 1000 persone-anno.
The
HOPE and HOPE-TOO Trial Investigators: Effetti di vitamina E su eventi cardiaci
avversi e tumori. JAMA 293(11), 1338-1347, 2005
Dati
sperimentali e epidemiologici suggeriscono che la vitamina E possa proteggere
contro eventi cardiaci o tumori, ma studi clinici prospettici di breve durata
non hanno suffragato questa possibilità.
Gli Autori dello studio HOPE (Heart Outcomes Prevention Evaluation) e dello
studio HOPE-TOO (HOPE-The Ongoing Outcomes) riferiscono di risultati provenienti
da questi studi nei quali pazienti con diabete o patologia circolatoria sono
stati randomizzati per assumere una dose quotidiana di vitamina e pari a 400 UI
o placebo. La durata media dello studio è stato di 7.2 anni. Gli Autori
riscontrano che la vitamina E non riduce significativamente l’incidenza di
cancro, la morte per causa tumorale o per eventi cardiocircolatori. In
un’analisi di sottogruppi di pazienti, addirittura la vitamina E è stata
associata ad incremento si scompenso cardiaco.
Effetti
cardiovascolari secondari degli inibitori di
COX-2 (NEJM 352: 1071-1080, S.D. Solomon et al;
NEJM 352: 1081-1091, N.A. Nussmeier et al.;
NEJM 352: 1092-1102, R.S. Bresalier et al;
NEJM 352: 1131-1132, J.M. Drazen; NEJM 352:
1133-1135, B.M. Psaty e C.D. Furberg -
17 marzo 2005)
Il
NEJM di questa settimana pubblica 3 studi
che dimostrano i rischi cardiovascolari
accresciuti legati all’impiego degli
inibitori di COX-2- Nel primo, tutti gli eventi cardiovascolari
potenzialmente gravi sono stati ricercati in
2.035
pazienti con una storia di neoplasia del
colon-retto, inclusi in un trial
multicentrico internazionale che ha
confrontato 2 dosaggi di celecoxib (400 e
200 mg, 2 volte al giorno) con placebo per
la prevenzione dell’adenoma colorettale. Il
follow-up dei pazienti è stato di 2.8 a 3.1
anni. L’utilizzo di celecoxib è stato
associato ad un aumento in funzione della
dose del criterio composito comprendente la
mortalità di origine cardiovascolare,
l’infarto del miocardio, gli eventi
cerebrovascolari o l’insufficienza cardiaca
(3.4% dei pazienti in celecoxib 400 mg;
2.3%, celecoxib 200 mg; contro l’1% nel
gruppo in placebo). Il secondo trial multicentrico
internazionale comportava 10 giorni di
trattamento e 30 giorni di follow-up di 1.671
pazienti sottoposti ad un bypass coronarico,
randomizzati per almeno 3 giorni di
parecoxib e.v. seguiti da valdecoxib per os,
e placebo. L’impiego degli inibitori di
COX-2 è risultato associato a un’incidenza
accresciuta di effetti secondari
indesiderabili. In particolare sono stati
più frequenti gli eventi cardiovascolari
(compresi l’infarto miocardico, l’arresto
cardiaco, gli eventi cerebrovascolari e
l’embolia polmonare) (2.0% contro 0.5% con
placebo, RR 3.7, p=0.03). Il terzo studio ha interessato 2.586
pazienti con una storia di adenoma
colorettale inclusi in un trial
multicentrico internazionale a lungo termine
di prevenzione della recidiva dei polipi
adenomatosi, randomizzati tra 25 mg di
rofecoxib al giorno e placebo. L’utilizzo di
rofecoxib è risultato associato ad un
aumento degli eventi cardiovascolari
trombotici (1.5 eventi per 100 pazienti-anno
contro 0.78 per il placebo, RR 1.92,
p=0.008) evidente a partire dai 18 mesi di
trattamento, che rispecchia principalmente
un numero maggiore di infarti del miocardio
e di eventi cerebrovascolari ischemici. A
partire da circa 5 mesi di trattamento è
comparsa un’incidenza aumentata di
insufficienza cardiaca globale e congestizia
e di edema polmonare. Le mortalità globale e
cardiovascolare sono risultate tuttavia
simili nei 2 gruppi. Due editoriali associati sottolineano le
conclusioni da trarre da questi risultati
che si aggiungono a quelli del trial VIGOR e
degli studi osservazionali, in particolare a
livello della valutazione iniziale di un
trattamento, soprattutto quando il suo
meccanismo di azione suggerisce un possibile
rischio.