Morbo di Alzheimer: ipossia cerebrale implicata nella patogenesi
L'ipoperfusione cerebrale e la conseguente ipossia possono facilitare la patogenesi del morbo di Alzheimer incrementando l'espressione di un determinato gene di clivaggio. Benchè siano state descritte un certo numero di caratteristiche istologiche del morbo di Alzheimer, i meccanismi di base responsabili per i casi più sporadici della malattia sono poco chiari: precedenti studi che hanno correlato un'anamnesi di ictus e fattori di rischio vascolari con la malattia neurodegerativa hanno suggerito che l'ipoperfusione cerebrale con ipossia possa svolgere un ruolo nella patogenesi. Il presente studio conferma questa ipotesi, e suggerisce che interventi volti a migliorare la perfusione cerebrale potrebbero essere di beneficio ai pazienti con morbo di Alzheimer. (Proc Natl Acad Sci USA online 2006, pubblicato il 21/11)

Diagnostica per immagini TAC cardiaca ideale per ventricoli oltre alle coronarie Oltre a fornire immagini delle coronarie, la TAC cardiaca multi-detector (CCT) valuta accuratamente dimensioni e funzionalità dei ventricoli. Nei pazienti in cui è necessaria una valutazione cardiaca e l'inadeguatezza della finestra acustica potrebbe limitare l'accuratezza dell'ecocardiografia, o altre controindicazioni potrebbero precludere l'uso della RM cardiaca (CRM), la CCT garantisce una quantificazione adeguata. La valutazione delle dimensioni e della funzionalità dei ventricoli completa la definizione delle lesioni arteriosclerotiche nei pazienti con coronaropatie, sia per la determinazione della significatività fisiologica delle stenosi che per la stratificazione del rischio. La possibilità di effettuare queste operazioni in modo non invasivo con un solo test costituisce un grande vantaggio della CCT sulle altre modalità d'immagine. E' comunque improbabile che questo esame si effettui soltanto per determinare dimensioni e funzionalità dei ventricoli: queste misurazioni forniscono informazioni complementari per quanto riguarda l'anatomia vascolare che può essere delineata in modo non invasivo ed ad alta definizione con la CCT. Avere a disposizione informazioni sia anatomiche che funzionali può essere molto utile nell'assistenza ai pazienti con malattie cardiovascolari. (Am Heart J 2006; 151: 736-44)

Nuove linee guida per la gestione dell'obesità
Sono state editate nuove linee guida per la gestione farmacologica e chirurgica dell'obesità. Negli USA, ogni anno 300.000 adulti muoiono per cause connesse all'obesità, ed i costi diretti dell'obesità e dell'inattività fisica sono stati stimati al 9,4 percento selle spese sanitarie complessive. In risposta all'incremento dell'obesità, i trattamenti per quest'ultima sono divenuti più numerosi e di uso più comune. La gestione dell'eccesso di peso e dell'obesità non deve comunque prescindere da dieta ed attività fisica, a cui gli interventi farmacologici e chirurgici devono aggiungersi quali parti di una strategia unitaria. (Ann Intern Med. 2005; 142: 525-31)

Arteriosclerosi coronarica: dannosa inibizione ACAT
Il trattamento con inibitori dell'enzima ACAT, che esterifica il colesterolo, non limita l'arteriosclerosi nei pazienti coronaropatici, ma anzi potrebbe di fatto promuovere l'aterogenesi. I dati di studi su animali hanno suggerito che l'inibizione dell'enzima ACAT può ridurre la formazione di ateromi, ma l'attività dell'enzima differisce fra le specie, e non era pertanto finora chiaro se questo effetto benefico sarebbe stato presente anche nell'uomo. Il presente studio reca un messaggio importante per l'industria farmaceutica, la medicina accademica, le agenzie disciplinari ed i medici praticanti: l'attesa per un farmaco antiarteriosclerotico potrebbe essere lunga. (N Engl J Med 2006; 354: 1253-63 e 1307-9)

Trapianto renale spesso associato a deficit vitamina D
I pazienti sottoposti a trapianto renale sono a rischio di deficit di 25(OH)D, a causa di mancata esposizione al sole. A causa dell'immunosoppressione, i pazienti nefrotrapiantati devono proteggersi dall'esposizione al sole. I livelli sierici del metabolita attivo della vitamina D vengono spesso monitorati nei pazienti con osteopatie a seguito di un trapianto di rene, ma i livelli di questo metabolita possono essere anche normali in pazienti con deficit di vitamina D. Meno è noto sulla 25(OH)D nei pazienti nefrotrapiantati, e bassi livelli di questo metabolita, la principale forma circolante della vitamina D, possono influenzare la capacità di produzione di 1,25(OH)D3 da parte dell'organismo. La scrupolosa attenzione verso le linee guida in vigore dovrebbe poter proteggere questi pazienti dal problema del deficit di vitamina D senza aumentare il rischio di tumori cutanei da raggi UVA. (J Clin Endocrinol Metab 2006; 91: 526-9)

Gastroenterologia. Terapie antiacido favoriscono C. difficile
I pazienti che assumono terapie antiacido hanno possibilità due-tre volte maggiori di sviluppare un'infezione da C. difficile (CDAD) rispetto al resto della popolazione. Va sottolineato dunque ai pazienti che tutti questi farmaci comportano dei rischi, oltre ai benefici. Il presente studio dimostra il ruolo protettivo dell'acidità gastrica, finora difficile da provare. La connessione fra antiacidi e CDAD non è però stretta come quella fra antibiotici ed infezioni: il maggior rischio di CDAD deriva infatti dagli antibiotici, ed aumenta negli anziani e nei pazienti ospedalizzati. In ogni caso, nei pazienti giovani con bruciore esofageo che desiderano assumere farmaci ma non sono sotto terapia antibiotica, non vi è motivo di preoccupazione. (JAMA 2005; 294: 2989-95)

Tumore ovarico: elevate quantità di latticini aumentano il rischio Sussiste un'associazione fra un elevato livello di assunzione di latticini e lattosio ed il rischio di tumore ovarico, come suggerito da una meta-analisi di dati prospettici, ma gli studi caso-controllo non sembrano supportare questa conclusione. Modelli animali e studi ecologici hanno suggerito la correlazione, ma altri studi hanno portato a risultati variegati. In base al presente studio, l'ipotesi è in qualche misura supportata dai dati, ma gli studi futuri dovranno prendere in considerazione specifici sottotipi di tumore ovarico, nonché l'interrelazione fra l'assunzione di latticini e lattosio, polimorfismi genetici e rischio di tumore ovarico. (Int J Cancer 2006; 118: 431-41)

Nuove linee guida per la prevenzione di un secondo ictus
L'AHA e la ASA hanno creato nuove linee guida per la prevenzione di un secondo ictus in pazienti che hanno già avuto un ictus ischemico o un TIA. Dato l'invecchiamento della popolazione e la variazione di altre caratteristiche sociodemografiche, il numero di ictus nuovi e recidivanti è destinato ad aumentare drammaticamente nei prossimi 50 anni: l'evento che più di frequente minaccia la qualità della vita di un paziente che è sopravvissuto ad un ictus consiste proprio in un secondo ictus, che potrebbe causare un'ulteriore disabilità o la morte. Circa un terzo degli ictus sono casi di recidiva, ed il rischio di recidiva o di TIA nei pazienti sopravvissuti ad ictus raggiunge il 40 percento in cinque anni. Il trattamento di queste due condizioni è intercambiabile: entrambe infatti aumentano il rischio di un ictus susseguente, ed entrambe richiedono iter diagnostici e trattamenti similari. Altre fonti differenziano le due condizioni, ma gli autori suggeriscono di considerare i TIA alla stessa stregua degli ictus. I dati clinici considerati nelle nuove linee guida raccomandano fortemente contro l'uso della HRT. Nei soggetti con ictus ischemico non cardioembolico o TIA, sono raccomandati agenti antipiastrinici in luogo degli anticoagulanti orali onde ridurre il rischio di ictus recidivante ed eventi cardiovascolari. (Stroke. 2006; 37: 577-617)

Disfunzione erettile comune e connessa a cardiopatie
La disfunzione erettile può colpire fino al 50 percento degli uomini seguiti da un medico di base, sembra colpire gli ispanici più che gi altri gruppi etnici, ed è strettamente connessa alla gravità delle eventuali cardiopatie presenti. Fare domande sulla funzionalità sessuale potrebbe essere un utile mezzo per stratificare il rischio nei soggetti con sospette coronaropatie: la disfunzione erettile è infatti un fattore predittivo indipendente di coronaropatie gravi e di dati ad alto rischio al test da stress. Diabete, obesità, fumo ed ipertensione rappresentano fattori di rischio potenzialmente modificabili di disfunzione erettile. (Arch Intern Med 2006; 166: 201-19)

Trapianto polmonare: ciclosporine inalatorie migliorano sopravvivenza Le ciclosporine per via inalatoria possono migliorare la sopravvivenza a seguito di un trapianto polmonare. I regimi immunosoppressivi convenzionali spesso non sono in grado di prevenire il rigetto cronico a seguito di un trapianto polmonare: la somministrazione topica ci ciclosporine in aggiunta all'immunosoppressione sistemica convenzionale potrebbe aiutare a prevenire gli eventi di rigetto acuti e cronici. In base al presente studio, questa strategia di fatto non migliora il tasso di rigetto acuto, ma migliora la sopravvivenza ed estende i periodi liberi da fenomeni di rigetto cronico. E' necessaria ulteriore esperienza con le ciclosporine inalatorie onde confermare l'entità e la durevolezza degli effetti osservati sia nei trapianti singoli che in quelli doppi. (N Engl J Med. 2006; 354: 141-50 e 191-3)

Linfoma non-Hodgkin: Alcune malattie autoimmuni aumentano il rischio Alcune malattie autoimmuni sembrano aumentare il rischio di linfoma non-Hodgkin: in particolare, artrite reumatoide, sindrome di Sjogren, LES e morbo celiaco appaiono connessi al rischio di linfoma, ma non altrettanto le altre malattie autoimmuni ed infiammatorie. La determinante chiave alla base di questo aumento del rischio sembra essere un'infiammazione grave e prolungata. Tutte e quattro le malattie sopra indicate sembrano connesse ad un tipo particolare di linfoma non-Hodgkin, ossia il linfoma a grandi cellule B diffuso: ciò potrebbe implicare un meccanismo patogenetico comune, come per esempio la stimolazione antigenica cronica. E' importante tenere presente l'aumento del rischio in questi pazienti, ed imparare ad identificare quelli a maggiore probabilità di sviluppo di linfoma. (J Natl Cancer Inst 2006; 98: 51-60)