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Una
nuova interpretazione delle lesioni osteolitiche nel
Mieloma Multiplo. N Engl J med 2003;349:2483-94.
2003;349:2479-81
Il
MM è una malattia tumorale determinata dalla
proliferazione incontrollata di plasmacellule anomale
originate da un singolo clone, solitamente rilevabile
all'elettroforesi delle proteine nel siero o nelle urine;
le plasmacellule anomale presentano complessi
riarrangiamenti cromosomici che sono all'origine di
espressioni geniche aberranti e della secrezione di
fattori che possono modificare l'espressione stessa della
malattia e la crescita delle lesioni tumorali. La
distruzione ossea osteolitica rappresenta la principale e
a volte la prima manifestazione di malattia con dolore
osseo, fratture patologiche e ipercalcemia; si suppone che
alla base delle lesioni focali vi sia una disregolazione
del rimodellamento osseo. Sappiamo infatti che lo
scheletro è in rimodellamento costante dove però il
riassorbimento è solitamente seguito da formazione di
osso con il mantenimento della massa ossea costante: un
aumento della attività osteoclastica o una ridotta
attività osteoblastica o entrambe porta ad osteopenia. Le
lesioni osteolitiche nel MM sono legate ad una aberrante
attività osteclastica , dimostrata dalla efficacia dei
bisfosfonati , inibitori della attività osteoclastica,
nel blocco delle lesioni focali; nonostante il trattamento
però non vi è deposizione ossea nelle lesioni
osteolitiche, il che fa supporre che anche l'attività
osteoblastica sia compromessa. Le cellule mielomatose
producono almeno due molecole che modulano la crescita
tumorale: il recettore di attivazione per il fattore
nucleare kBlegante RANKL che stimola nelle cellule
progenitrici la differenziazione in osteoclasti e DKK1
dickopfl che inibisce gli osteoblasti impedendo la
riparazione delle lesioni, quest'ultimo sovraespresso sia
nel midollo che nel sangue periferico di pazienti con MM e
lesioni osteolitiche e non rilevabile nei pazienti nei
quali non è possibile rintracciare lesioni ossee con la
RMN. La dimostrazione anche in vitro di aggiunta di DKK1
umano ricombinante o di siero di midollo con alti livelli
di questo, ha inibito la differenziazione dei precursori
degli osteoblasti, il che può aiutare a spiegare perché
le lesioni litiche vengono mantenute e gli osteoblasti non
ricostituiscano l'osso perduto durante il trattamento con
bisfosfonati.
DB
H.D.
SESSO, et al.: dosaggio di proteina C-reattiva e rischio
di insorgenza di ipertensione.
JAMA
290(22), 2945-2951, 2003
Sebbene
si sia ipotizzato che l’ipertensione arteriosa sia in
parte una malattia infiammatoria, scarsi sono i dati che
correlano l’infiammazione e l’insorgenza di
ipertensione arteriosa.
L’obiettivo
di questo studio è quello di verificare se i livelli di
proteina C-reattiva, un indice di infiammazione sistemica,
sia associato all’insorgenza di ipertensione arteriosa.
Lo
studio prospettico organizzato da Sesso e Coll. cominciò
nel 1992 su 20525 donne americane in buona salute, di
almeno 45 anni, normotese, senza storia di predisposizione
all’ipertensione, seguite per un periodo medio di 7.8
anni, vedendo se sviluppavano ipertensione arteriosa.
All’inizio dello studio fu misurato il loro livello di
proteina C-reattiva.
L’obiettivo
primario dello studio era quello di evidenziare nuovi casi
di ipertensione arteriosa e, di conseguenza,
iniziare un trattamento anti-ipertensivo.
Durante
il follow-up 5365 donne sviluppano ipertensione arteriosa;
queste donne avevano livelli di proteina C-reattiva più
alti delle altre, confermando la correlazione di questo
parametro con lo sviluppo dell’ipertensione. Questo
conferma il ruolo eziopatogenetico svolto dai processi di
infiammazione nell’insorgenza della pressione arteriosa
elevata, ponendo al Medico l’opportunità di utilizzare
questo parametro ematochimico nello screening di rischio
ipertensivo.
C.J.
PEPINE, et al: confronto terapeutico con calcio
antagonista e non per i pazienti con coronaropatia.
JAMA,
290(21), 2805-2816, 2003
La
provata efficacia del trattamento antiipertensivo
con diversi farmaci non è mai stata estesa in
maniera sistematica, per quanto attiene alla
coronaropatia, se non in alcune metaanalisi di
grandi trials terapeutici.
L’obiettivo
di questo studio è quello di valutare mortalità e
morbidità in pazienti con cardiopatia coronarica
(CAD) e ipertensione, trattandoli con terapia a base
di calcio antagonisti (CAS) o senza di essi (NCAS).
Lo
studio è stato condotto in modo randomizzato, con
end-point cieco, su 22576 pazienti con CAD e
ipertensione di 50 o più anni, dal settembre 1997
al febbraio 2003.
I
pazienti sono stati randomizzati per assunzione di
verapamil o atenololo. Sono state poi apportate
modifiche specifiche di dose o di farmaci aggiuntivi
per raggiungere l’obiettivo della normotensione
arteriosa. Trandolapril e o idroclorotiazide sono
stati i farmaci di abbinamento per un pressione
sistolica inferiore ai 140 mmHg (130 se diabetici) e
una diastolica inferiore a 90 mmHg (85 se
diabetici). Il trandolapril è stato raccomandato
nel caso di scompenso cardiaco, diabete,
insufficienza renale.
Gli
obiettivi/eventi che gli Autori si attendono sono
quelli primari della mortalità –per qualsiasi
causa-, infarto del miocardio non fatale, ictus
cerebrale non fatale; obiettivi secondari erano la
morte cardiovascolare, l’angina, il controllo
della pressione arteriosa nel corso di 24 mesi.
A
due anni dall’inizio dello studio nel gruppo CAS
l’81.5% assume verapamil a lento rilascio, il
62.9% trandolapril, il 43.7% idroclorotiazide. Nel
gruppo NCAS il 77.5% assume atenololo, il 60.3%
idroclorotiazide, il 52.4% assume trandolapril.
Dopo
un follow-up su 61.835 pazienti/anno (in media 2.7
anni per paziente), 2269 pazienti hanno avuto un
evento primario, senza differenze significative tra
i due gruppi di pazienti, analoga osservazione
concerne il mantenimento dell’omeostasi pressoria.
Gli
Autori concludono che il trattamento
verapamil-trandolapril è efficace quanto quella con
atenololo-idroclorotiazide nel controllo dei
pazienti con CAD e ipertensione.
PT
L.
GERDESMEIER, et al.: terapia con onde d’urto per la
tendinopatia calcifica della cuffia dei rotatori.
JAMA
290(19), 2573-2580, 2003
Il
trattamento randomizzato, in doppio cieco contro placebo
è stato condotto dal febbraio 1997 al marzo 2001 su 144
pazienti. Le opzioni terapeutiche erano quelle di terapia
extracorporea con onde d’urto ad alta energia, a bassa
energia, o placebo. I due gruppi trattati con onde d’urto
hanno avuto la stessa dose cumulativa di energia
applicata. I tre gruppi di pazienti hanno avuto due sedute
di trattamento a distanza di circa due settimane l’una
dall’altra; a seguire tutti hanno fatto terapia fisica.
L’end-point
primario è il guadagno di punteggio di funzionalità
articolare secondo la scala di Constant e Murley (CMS) –35
punti soggettivi, 65 obiettivi. Tra questi: dolore 15
punti, abilità nei movimenti della vita quotidiana 20
punti, test di mobilizzazione attiva della spalla 40 punti
e potenza articolare della spalla 25 punti-.
Gli
end-points secondari sono i cambiamenti di CMS a 3 e 12
mesi e la dimensione delle calcificazioni a controllo
radiografico a 3, 6 e 12 mesi.
Sia
le onde d’urto ad alta energia, sia quelle a bassa
energia hanno dato un significativo miglioramento a 6 mesi
del CMS, incrementato di 31 punti in media se onde ad alta
energia, 15 punti se a bassa, 6 punti se trattamento
placebo.
L’efficacia
della terapia con onde d’urto viene qui ancora una volta
validata.
Per quanto riguarda le nostre realtà locali,
appare quantomeno curioso che due sole sedute di terapia
non siano quasi mai sufficienti…
Inibizione
della assunzione di cibo in soggetti obesi con il peptide
YY3-36. N Engl J Med 2003;349:941-949
La
somministrazione di peptide YY3-36, un frammento di ormone
intestinale, prodotto attraverso stimoli nervosi nel
piccolo intestino e nel colon dopo la assunzione di cibo e
in particolare da lipidi e carboidrati, riduce l’appetito
e l’assunzione di cibo se somministrato
a soggetti con peso normale. In modo simile alla
leptina, ormone secreto dagli adipociti,il PYY riduce l’assunzione
di cibo attraverso circuiti che regolano l’appetito a
livello ipotalamico Dato che i soggetti obesi sono
marcatamente resistenti all’effetto della leptina e gli
autori hanno voluto studiare se questo era presente anche
per il PYY in 12 magri e 12 obesi dopo infusione di PYY in
crossover,doppio cieco,controllato con placebo. L’infusione
ha determinato un riduzione della quantità di calorie sia
nelle due ore che nelle 24 ore successive; sia nei magri
che negli obesi di circa il 30% senza modificazioni della
palatabilità dei cibi o nausea;si sono inoltre ridotti i
livelli plasmatici del GH relina, peptide secreto dalle
cellule ossintiche del fondo gastrico,ad effetto
stimolante sull’appetito,che aumenta prima del pranzo e
diminuisce subito dopo.I
livelli di PYY endogeno sono risultati bassi nei
soggetti obesi a digiuno. Pertanto il deficit potrebbe
contribuire alla insorgenza della obesità.La produzione
iniziale di PYY avviene subito dopo l’assunzione di
cibo, verosilmente attraverso meccanismi nervosi prima
ancora che il cibo ingerito raggiunga la porzione distale
del piccolo intestino e del colon. Nell’editoriale ”
to eat or not to eat? Come l’intestino parla al cervello”
il lavoro viene cosi’ commentato: I meccanismi che
regolano la predisposizione alla comune obesità sono
mediati la più fattori:1-7% esiste una mutazione del gene
per il recettore MC4R ,alterazioni degli antagonisti di
questo come il neuropeptide Y, le concentrazioni di
leptina e insulina circolanti,ormoni intestinali
colecistochinina, Gh relina,peptideY,stimoli vagali da
meccanorecettori del tubo gastroenterico.Il PYY esercita
una riduzione dei movimenti intestinali determinando un
rallentamento del transito e un senso di sazietà e
attraverso le fibre vagali;negli animali si è visto
inibire a livello ipotalamico i neuropeptidi Y
e i recettori per POMC(proopiomelanocortina). Se
il segnale mediato dalla GH relina è la fame e
quello PYY è la sazietà :possono questi due ormoni
essere manipolati terapeuticamente?La perdita di peso da
restrizione calorica è associata ad un aumento della fame
e alla GH relina circolante;dopo by-pass gastrico Gh
relina diminuisce e aumenta PYY.Nessuna somministrazione
è scevra da tachifilassi o down regolation recettoriale,il
successo di una terapia farmacologica per l’obesità
sarà possibile solo controllando i meccanismi che
inducono l’assunzione di cibo e che intervengono poi nel
mantenimento del peso.
Intossicazione
da mercurio: esposizione e manifestazioni cliniche. N
Engl J Med 2003;349.1731-38.
Ciclo
del mercurio: In natura il vapore di Hg è un gas stabile
monoatomico, evapora dalla terra e dall’acqua ed è
emesso dai vulcani. Produzioni umane sono legate alla
combustione di carbone o degli inceneritori
municipali;dopo circa 1 anno il mercurio ritorna sulla
terra con le piogge e può essere riconvertito in forma di
vapore dai microrganismi della terra e dei mari
ricircolando così per lunghi periodi. Quello legato ai
sedimenti acquatici viene convertito in metil mercurio ed
entra così nella catena alimentare acquatica, con alte
concentrazioni nei pesci predatori all’apice della
catena sia marini(spada,squali,tonni..) che di acqua dolce
(luccio e persico).
Il
mercurio è contenuto nei termometri nei misuratori della
pressione batterie,nelle lampade alogene, negli
interruttori,un tempo anche in molti medicinali. Oggi le
principali fonti di esposizione per la popolazione sono.il
consumo di pesce, le amalgame e i vaccini,ognuna con il
proprio profilo tossicologico. Le amalgame,costituite per
il 50% da mercurio e il resto argento o rame, espongono a
vapori che raggiungono il circolo sanguigno sia delle
persone che dei dentisti,l’esposizione ai vapori nel
cavo orale è dipendente dal numero di denti
otturati.,maggiori concentrazioni nelle urine li si
ritrova nei grandi masticatori di chewin-gum. La rimozione
provoca un temporaneo innalzamento con gengiviti,a volte
tremori ed eretismo psichico. La concentrazione urinaria
dei portatori di amalgame dentali è comunque minore ai
lavoratori esposti e dagli ultimi dati di indagine
sembrerebbe che l’esposizione costante anche modesta ma
a lungo di vapori di mercurio possa portare o esacerbare
malattie degenerativa come la SLA,Sclerosi multipla,
Parkinson, Alzheimer (i pazienti con malattia di Alzheimer
hanno elevate concentrazioni di mercurio nel cervello).
Quando quindi rimuovere le otturazioni di amalgama?Non
esiste evidenza che la rimozione porti a benefici in
quanto espone ad un picco di esposizione ai vapori
e delle conseguenti concentrazioni ematiche prima
del calo.Il pesce è la principale fonte di metil-mercurio,non
la sola (fungicidi) il metil mercurio prodotto dai
microrganismi ,mentre i bambini sono esposti al
etil-mercurio finché questo rappresenterà la sostanza
attiva del conservante thimerosal dei vaccini:mentre
l’esposizione con le amalgame e il pesce è da anni
considerato,la presenza nel thimerosal dei vaccini è una
preoccupazione più nuova.I danni clinici tossicologici
dei vapori del metil mercurio e dell'etil mecurio
interessano principalmente il SNC (parestesie, atassia,
disturbi della visione e uditivi per distruzione di
neuroni corticali e cerebellari )e periferico(neuropatia
periferica,acrodinia), il rene (necrosi tubulare,
proteinuria). Esiste solitamente un periodo di latenza fra
esposizione e inizio dei sintomi di settimane o mesi.Il
cervello del feto è più suscettibile dell’adulto ai
danni da mercurio,inibizione della divisione e migrazione
dei neuroni,alterazioni della citoarchitettura ;è per
questo che è stato consigliata una alimentazione limitata
in gravidanza , durante l’allattamento di prodotti che
possano come il pesce contenere mercurio (dose /settimana
consigliata 198 gr tonno,pari a 0,5-0,1 microgr di
mercurio/kg/di )e nelle fasi adolescenziali è
sconsigliato mangiare pesce predatore di grosse
dimensioni,anche la carne di balena.La valuatazione che
gli effetti dell’etinil mercurio legato al gruppo
sulfidrilico di tiosalicilato nel thimerosal dei vaccini
fossero simili a quelli del metil mercurio ha portato a
togliere il thimerosal e somministrale singole dosi di
vaccino che non richiedono conservanti .Esistono delle
differenze il metil mercurio è più potente ha una emivta
di 50 giorni,etil mercurio è metabolizzato in forma
inorganica più rapidamente ,7-10 giorni ,e forse per
questo causa danni renali;fra una vaccinazione e l’altra
pertanto non vi sarebbe accumulo nè danno ed è per
questo che OMS ha concesso l’utilizzo di thimerosal nei
vaccini soprattutto nei paesi in via di sviluppo,dove
l’utilizzo del conservante è importante per le fiale
multidose, il rischio infettivo è molto maggiore
dell’ipotetico rischio da conservante.
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