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Hackman
D.G., Anand S.S.: fattori di rischio per la patologia
aterosclerotica.
JAMA
290(7), 932-940, 2003
Questo
è un editoriale che riprende alcuni lavori presenti in
questo numero della rivista, nonché fa il punto della
situazione per quanto concerne i parametri di rischio
cardiovascolare. Si tratta di un argomento che chiama
tutti i Medici, quotidianamente a dover tener presente e
che quindi ci può dare qualche suggerimento in merito.
La
patologia cardiovascolare è un gran problema riguardante
la salute pubblica. Molti sono i parametri proposti per
poterne stabilire la possibilità
d’insorgenza. Nel 2020 si calcola che la
patologia cardiovascolare supererà le malattie infettive
come causa di morbidità e mortalità.
I
fattori di rischio modificabili sono la pressione
arteriosa elevata, la dislipemia, il fumo, il diabete.
Peraltro è possibile che la patologia cardiovascolare
insorga anche in chi non ha questi fattori predisponenti,
a causa di situazioni varie, tra le quali la presenza di
patologia predisponente non quantificabile (pre-ipertensione,
alterata tolleranza al glucosio,…). In
quest’editoriale si sono presi in considerazione quattro
importanti fattori predittivi: la proteina C reattiva (PCR),
la lipoproteina-a (Lp-a), il fibrinogeno e l’omocisteinemia.
Sono state scelte queste per la provata correlazione con
la patologia cardiovascolare, ad esse è correlata la
possibilità che insorga malattia in età relativamente
giovanile.
La
PCR riveste importanza prognostica nel caso di malattia
cardiovascolare in atto o pregressa; in fase di
prevenzione primaria ha troppe situazioni che ne possono
determinare un innalzamento falsamente positivo per
patologia cardiovascolare.
Dati
epidemiologici dimostrano che c’è un’associazione
indipendente tra questo e la morbidità/mortalità
cardiovascolare. C’è associazione fra fibrinogeno e
ictus ischemico, patologia vascolare periferica.
L’aumento del fibrinogeno è proporzionale alla presenza
della dedizione al fumo,
al diabete, all’ipertensione, all’obesità, alla
sedentarietà. Nonostante sia possibile la diminuzione del
fibrinogeno (soprattutto badando ad abbassare la
trigliceridemia) questo non consente di diminuire i tassi
di incidenza di coronaropatia o infarto.
L’omocisteinemia
come causa di aterosclerosi è correlata a altri rischi di
pertinenza cardiovascolare che ne confondono la peculiarità;
analogamente per quanto concerne la Lp-a, il cui eccesso
è correlato ad un minimo incremento di predizione di
rischio in generale sulla popolazione, ma non dà
informazioni aggiuntive rispetto a quelle auspicabili per
quadro clinico-anamnestico.
Pur
nella validità non assoluta (non sono questi parametri
utili per lo studio del rischio cardiovascolare su grandi
numeri di popolazione) di correlazione fra questi quattro
indici e la patologia da prevenire, se ne deduce
soprattutto che l’opera di prevenzione migliore è
sempre quella consigliata e presentata dal Medico e
perseguita al meglio dai Pazienti, circa lo stile di vita
quotidiano.
La pre-ipertensione
JAMA 289(19), 2560-2571,2003
Individui
di 18 anni o più, con valori di pressione arteriosa fra i
120/80 e 138/89 mmHg appartengono ad una nuova categoria
clinica definita ‘pre-ipertensione’, fortemente a
rischio per l’ipertensione conclamata, secondo il Joint
National Committee.
In
questo articolo vengono riportate nuove linee guida di
prevenzione e trattamento dell’ipertensione, redatta dal
National Heart Lung Blood Institute (NHLBI) dipartimento
del National Institutes of Health (NIH).
Circa
50 milioni di Americani si presume siano ipertesi; questo
è un numero destinato a crescere, anche in relazione
all’aumento dell’età media della popolazione.
Secondo
questo report, chi è in fase di pre-ipertensione è due
volte più a rischio di progredire verso l’ipertensione
conclamata.
Il
protocollo degli esperti definisce il cambiamento di stile
di vita il momento critico più importante per la
prevenzione, soprattutto per quanto concerne
l’assunzione di grassi, il sale, la sedentarietà, il
consumo di alcolici.
Vengono
elencate le varie classi definenti l’ipertensione
conclamata. Mentre lo stadio 1 dell’ipertensione (valori
tra 140/90 e 150/99 mmHg) rimane invariata, le
raccomandazioni terapeutiche sono variate, consigliando i
diuretici tiazidici come prima scelta per i casi non
complicati. Questo anche secondo quanto riportato
recentemente nello studio Antihypertensive and
Lipid-Lowering Treatment to Prevent Heart Attack Trial (ALLHAT).
Gli
Stadi 2 e 3 sono ora conglobati in un’unica classe 2,
per valori superiori a 160/100 mmHg. In questo caso è
raccomandata la terapia d’associazione fra i diuretici e
gli ACE-inibitori, o gli inibitori dei recettori dell’angiotensina,
o i beta-bloccanti, o i Ca-antagonisti.
Vengono
anche suggeriti programmi di sensibilizzazione comunitaria
(scuole, ambienti di lavoro).
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