Precisazione su richieste malati Alzheimer

In merito alle richieste avanzate al Ministero della Salute dall’Associazione Italiana Malati di Alzheimer (AIMA), si precisa quanto segue:

- i farmaci registrati a livello europeo per il trattamento del morbo di Alzheimer sono quattro (Donepezil – Galantamina – Rivaspigmina – Memantina): i primi tre di questi quattro farmaci sono già stati già ammessi al rimborso completamente a carico del SSN;

- per quanto riguarda il quarto farmaco registrato a livello europeo per il morbo di Alzheimer (Memantina), la CUF sta attentamente valutando il profilo di beneficio-rischio; è importante però precisare che la registrazione della Memantina non è avvenuta sulla base di studio di confronto e di superiorità della stessa Memantina rispetto ai farmaci attualmente disponibili e rimborsati dal SSN. Infatti, la registrazione dei farmaci a livello europeo offre una serie di opportunità e di molecole su cui i singoli Paesi definiscono le politiche di rimborso scegliendo tra i farmaci con il miglior profilo di costo/beneficio; non è detto che l’ultimo farmaco registrato sia il più innovativo e il più efficace tra quelli disponibili;

- per assistere i malati affetti da morbo di Alzheimer il Ministero della Salute non solo ha ammesso al rimborso i farmaci sopra ricordati ma ha anche attivato a partire dal 2001 un progetto denominato CRONOS per garantire l’accesso e la accessibilità ai farmaci e assicurare la presa in carico e il percorso assistenziale dei pazienti affetti da tale patologia.

In base al progetto CRONOS sono state attivate 501 strutture specialistiche per la diagnosi e il trattamento del morbo di Alzheimer (UVA: Unità Valutative Alzheimer); tali Centri risultano oggi capillarmente distribuiti su tutto il territorio nazionale e in ogni singola Regione; va ricordato e sottolineato che  prima del Progetto CRONOS erano presenti solo 50 centri specialistici;

- dall’inizio del Progetto CRONOS fino ad oggi, i pazienti che sono stati visitati, periodicamente controllati e che risultano in trattamento farmacologico sono oltre 90 mila; tale numero corrisponde alla prevalenza attesa di circa 50 mila pazienti/anno affetti da morbo di Alzheimer di grado lieve e moderato;

- i pazienti vengono indirizzati alle UVA da parte dei medici di medicina generale e le UVA procedono alla diagnosi differenziale e alla definizione del piano terapeutico.

Pertanto, la fornitura gratuita di farmaci, le modalità assistenziali del progetto CRONOS e l’attività dei centri UVA sono state confermate e continuano a tutt’oggi.

Ministro Sirchia: spesa farmaceutica sotto controllo e nuovi farmaci gratuiti

A un anno di distanza dall’introduzione del nuovo Prontuario farmaceutico nazionale, la documentata relazione tecnica del dott. Martini in buona sostanza dice che le scelte fatte un anno fa di rimborsare farmaci uguali con quantità di denaro uguale e di privilegiare i medicinali generici, riportando verso il 13% la spesa farmaceutica come era stato fissato nell’accordo dell’8 agosto 2001, sono state giuste.

L’obiettivo è stato quasi raggiunto, malgrado le contestazioni iniziali, poi smentite dai fatti: i profitti industriali non sono precipitati, ognuno ha giocato il suo ruolo, lo Stato come i medici, che hanno dato il loro importante supporto.

In prima osservazione abbiamo dato più farmaci gratuitamente ai cittadini spendendo di meno. Si tratta anche di farmaci estremamente innovativi per la psoriasi e per il diabete resistente. Una serie di farmaci che fortunatamente si affacciano ora sul mercato e che siamo stati capaci di ammettere gratuitamente.

Dopo questa nota di consapevole soddisfazione è stato detto che c’è ancora molto da fare. E sono d’accordo, soprattutto quando si parla della ricerca farmaceutica e della sperimentazione di tipo etico o indipendente, che dir si voglia, a fronte di quella sponsorizzata.

In questo campo c’è ancora molto da fare. Porto l’esempio delle statine perché questo è forse il caso più macroscopico.

Le statine sono farmaci che hanno degli indubbi vantaggi nel senso che sono in grado di abbassare il colesterolo, o comunque, secondo ricerche recenti, di ridurre il rischio cardiovascolare indipendentemente dal colesterolo, ma su cui c’è una forte pressione commerciale.

Si registra cioè una promozione molto forte delle statine, non solo delle statine vecchie ma anche all’immissione in commercio di nuove statine che si sostiene siano più efficaci e addirittura dell’aumento del dosaggio che passa da 20 mg tradizionali al giorno, secondo questi studi, a 40 mg.

Tutta questa materia va riconsiderata con grande attenzione perché anche ammettendo che questi dati siano confermati, e in parte lo sono, vi è senza dubbio un grande uso di statine inappropriato perché ben sappiamo che spesso e volentieri correggiamo con le statine errati stili di vita, eccessi alimentari, scarsità di movimento.

Potremmo ottenere risultati migliori semplicemente invitando la gente a camminare e a muoversi, mangiare di meno, invece di prendere le statine.

Una ricerca finanziata dalle industrie farmaceutiche ovviamente non può fare questo tipo di discorso perché vorrebbe dire operare contro i propri interessi. Dunque va sottolineato il valore della sperimentazione sul campo di tipo indipendente che è appunto grandissimo perché porta l’appropriatezza della ricerca sulla giusta dimensione.

Concordo con il dottor Falconi quando affermava che dobbiamo attivare la valutazione del rischio cardiovascolare con la carta del rischio. Il cardiorischio sarà proprio uno dei temi su cui nel Convenzione con i medici di famiglia insisteremo maggiormente.

Sono già stati fatti degli accordi di base in questo senso con le Regioni, perché con questo tipo di prevenzione avremo dei margini incredibili e non solo di riduzione della spesa, non è questo il punto, ma di miglioramento e di corretto uso del farmaco perché 40 mg di statine possono dare complicazioni non indifferenti.

Ai medici convenzionati che si vanno a riorganizzare nel territorio creando medicina di gruppo laddove è possibile farlo chiederemo anche di essere i referenti della cronicità ed in particolare di alcune malattie croniche come il diabete, la sindrome dismetabilica ecc. E chiederemo anche di essere i custodi della prevenzione sul territorio, quindi delle vaccinazioni, ma anche del rischio cardiovascolare, del diabete e degli screening oncologici, e soprattutto della prevenzione attiva di queste malattie che sono la parte innovativa vera della conoscenza recente.

I panel sul diabete sono stati recentemente sperimentati con successi incredibili perché hanno fatto sì che tutti i malati fossero stati raggiunti dai medici attivamente e quindi potessero fare quegli screening, quei test o quelle terapie adeguate, per prevenire le complicanze del diabete.

Tutto questo è un percorso culturale prima che tecnico. E devo dire che lo stiamo facendo con molto successo e grande soddisfazione perché c’è consenso e c’è convergenza delle Regioni, dei medici, di tutta la parte scientifica.

Avete visto il primo passo e speriamo possiate vedere presto i successivi.

Al via progetto nazionale vaccinazioni

Alla presenza del Ministro della Salute Girolamo Sirchia e del coordinatore degli Assessori regionali  alla Sanità, Fabio Gava, si è riunita oggi, presso la sede del Ministero della Salute, la Commissione di esperti per la revisione delle norme e delle raccomandazioni in materia di  vaccinazioni obbligatorie e raccomandate. Scopo della riunione, attraverso un nuovo Piano nazionale di vaccinazioni, migliorare la protezione immunitaria della popolazione infantile.

Gli esperti  hanno sottolineato come le vaccinazioni costituiscano un efficace strumento di prevenzione delle malattie infettive e abbiano una valenza protettiva non solo individuale ma anche collettiva.

Il Ministro Sirchia ha proposto un Accordo Stato-Regioni su un  nuovo  Piano nazionale di vaccinazioni che comprenda l’attivazione di un Osservatorio nazionale che monitorizzi le pratiche vaccinali delle Regioni e ne proponga eventuali correttivi; il convogliamento, attraverso un programma informatico, del flusso dei dati provenienti dai Centri distrettuali di vaccinazione ad un Coordinatore regionale e al Registro nazionale; la predisposizione di nuovi calendari per le vaccinazioni obbligatorie e raccomandate; il coinvolgimento dei pediatri di libera scelta, dei medici di medicina generale e delle società scientifiche  al fine di promuovere l’educazione sanitaria dei genitori alla prevenzione delle malattie attraverso le vaccinazioni obbligatorie e raccomandate, in particolare rosolia e morbillo; la realizzazione di adeguate campagne di informazione e comunicazione.    

Il numero “1500”  può essere raggiunto solo dai telefoni fissi

Il numero di pubblica utilità “1500” dedicato alle emergenze sanitarie, presentato questa mattina dal Ministro della Salute Girolamo Sirchia in occasione della inaugurazione della Centrale emergenze sanitarie intitolata a Carlo Urbani, sarà attivo sin da oggi per fornire informazioni sulla Sars. Come tutti i numeri di pubblica utilità è raggiungibile solo da rete telefonica fissa (casa, ufficio).   

Mucca pazza:  777.500 analisi effettuate nel 2003

Dall’inizio di quest’anno ad oggi sono stati effettuati 777.500 test anti prione. Altri 776 campioni sono stati sottoposti al test e si è in attesa del responso finale (disponibile nell’arco di 48 ore). Complessivamente, dal 1° gennaio 2001, da quando il controllo è diventato obbligatorio, sono state effettuate 1.989.767 analisi per verificare la presenza del cosiddetto morbo della “mucca pazza”, a cui  aggiungere    altre 1.466 effettuate nel 2000.

Le analisi hanno rivelato finora 115 casi di encefalopatia spongiforme bovina in Italia, di cui 50 individuati nel 2001, 36 nel 2002 e 29 nel 2003.

Tutte le informazioni sulla Bse sono disponibili alle pagine web del portale www.ministerosalute.it dedicate alla sicurezza alimentare.  

Il Servizio Sanitario Nazionale compie 25 anni

Il nostro Servizio sanitario nazionale è un sistema solidaristico, cioè si basa sul principio che tutti i cittadini italiani hanno diritto alla salute indipendentemente dalla loro condizioni economiche o da altre contingenze, che ha operato bene per 25 anni, con discreta soddisfazione degli utenti, e continua a operare bene. Tuttavia, il tempo ha lasciato il segno, sono cambiati i bisogni assistenziali insieme al contesto sociale, scientifico e tecnologico. È ora di riflettere su come aggiustare e migliorare il SSN soprattutto rivolgendosi alle nuove esigenze di cura e assistenza. Quali sono questi nuovi bisogni? Sono fondamentalmente quelli della cronicità. Oggi la patologia cronica, differentemente dal passato, rappresenta una realtà importante ed ha bisogni diversi dalla patologia acuta. Ne discende che l’ospedale per acuti, su cui finora si è basata quasi esclusivamente la sanità italiana, non risponde più ai bisogni della popolazione.
Oggi, bisogna organizzare meglio il territorio, lasciando agli ospedali per acuti la patologia di altissima specialità, l’emergenza e tutto quanto serve per trattare le malattie in tempo breve con alta tecnologia e competenza.
Meno ospedali ma più dotati tecnologicamente e di qualità superiore. Più assistenza sul territorio e organizzata meglio.
Questo significa come prima cosa creare delle realtà territoriali, dei gruppi di medici che lavorano insieme tra loro e danno continuità al servizio sul territorio: cioè l’ambulatorio sempre aperto giorno e notte. In modo che il cittadino possa trovare sotto casa il suo medico o un medico del gruppo e quindi non abbia più bisogno di andare all’ospedale per ogni più piccola cosa o per ogni emergenza. A questi medici si devono dare più poteri e più responsabilità per evitare che vengano soffocati dalla burocrazia e quindi si possano muovere più liberamente, possano veramente attuare le scelte cliniche basate su criteri clinici, piuttosto che economici. La stessa cosa vale all’interno dei Dipartimenti ospedalieri, che purtroppo continuano ad essere sottomessi allo stesso criterio economicista e quindi le loro scelte non sono completamente libere a favore dei pazienti.
Dunque il primo grande cambiamento che va costruito è assicurare alla cronicità soprattutto dell’anziano, della malattia mentale e della disabilità fisica e psichica, un supporto più forte in modo tale che le persone possano rimanere a casa ma senza gravare troppo sulle famiglie. Tutto questo è un percorso che va costruito con pazienza senza rivoluzioni senza riforme senza sobbalzi che, abbiamo visto nel passato, generano solo disagio, incomprensioni e resistenze e di fatto non vengono mai attuate. E’ il percorso che vogliamo fare con le Regioni e proprio con le Regioni a Napoli faremo il 9-10 febbraio un incontro per definire i tempi e i modi per attuare questo miglioramento del Servizio sanitario nazionale e per migliorare la ricerca che afferisce al Servizio sanitario nazionale così che questo Servizio anche nel futuro continui ad assicurare agli italiani i grandi servigi che ha assicurato finora.

"1500" sarà il numero emergenze di salute pubblica 

Il Ministro della Salute Girolamo Sirchia ha chiesto all'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni l'assegnazione di un numero telefonico destinato a comunicazioni per le emergenze di salute pubblica. L'Autorità, attraverso il suo Presidente Enzo Cheli, ha comunicato di aver deliberato una integrazione al Piano Nazionale di Numerazione assegnando in via permanente al Ministero della Salute il codice per servizi di pubblica utilità "1500". Dal momento della sua attivazione, prevista per la fine dell'anno, il numero "1500" sarà utilizzato per fornire un servizio di risposte ai cittadini, attraverso medici e personale qualificato, esclusivamente per situazioni di emergenza di salute pubblica che di volta in volta dovessero verificarsi.

Comunicato n° 224
del  19 dicembre 2003

Consiglio dei Ministri vara Ddl sul governo clinico

Il Consiglio dei Ministri su proposta del Ministro della Salute Girolamo Sirchia ha approvato il Disegno di legge recante “Principi fondamentali in materia di Servizio Sanitario Nazionale”.

Il provvedimento si è reso necessario per coinvolgere maggiormente i medici e gli altri dirigenti sanitari nel governo delle attività cliniche e nelle scelte strategiche delle aziende sanitarie. Nelle aziende ospedaliere il governo delle attività cliniche, la programmazione, organizzazione, sviluppo e valutazione delle attività tecnico-sanitarie e di quelle ad alta integrazione sanitaria è assicurato con il diretto coinvolgimento del Collegio di direzione dell’azienda. Il coordinamento clinico è assicurato dal Coordinatore clinico aziendale che è un medico, nominato dal Direttore generale su proposta dei dirigenti di struttura complessa tra i quali dovrà essere scelto, presiede il Collegio di direzione e fornisce parere obbligatorio al Direttore generale sugli atti relativi alle materie di competenza.

Il Coordinatore clinico aziendale svolge funzioni di indirizzo, coordinamento e verifica nei confronti dei dirigenti responsabili delle strutture aziendali di natura sanitaria con riferimento agli aspetti sanitari e clinico organizzativi e ai programmi di intervento di area specifica a tutela della salute; elabora gli indirizzi sanitari sulle strategie assistenziali e sui percorsi diagnostici terapeutici per la sistematica revisione e valutazione della pratica clinica e assistenziale e dei risultati conseguiti rispetto agli obiettivi clinici e alla riduzione delle liste di attesa. All’art. 17-bis del Decreto legislativo 502/92 il Ddl aggiunge un quarto comma nel quale prevede che la nomina da parte del Direttore generale del direttore di dipartimento clinico ospedaliero avviene su proposta del Coordinatore clinico aziendale.

Le funzioni igenico-organizzative dei presidi ospedalieri e dei distretti restano affidate a direttori sanitari di presidio ospedaliero o di distretto.

Il Disegno di legge stabilisce, inoltre, che le aziende sanitarie possono trattenere, per particolari esigenze assistenziali, di anno in anno, a domanda dell’interessato, i direttori di struttura complessa fino al compimento del settantesimo anno di età. Il personale medico universitario con incarico di direttore di struttura complessa può svolgere attività assistenziale fino al compimento del settantesimo anno di età.

Comunicato n° 222
del 17 dicembre 2003

Entro febbraio antistaminici gratis per allergici cronici

Il Ministro della Salute Girolamo Sirchia ha chiesto alla Commissione Unica del Farmaco che i cittadini affetti da patologie su base allergica grave e cronica che necessitano di un trattamento antistaminico orale prolungato, muniti di diagnosi specialistica presso un centro individuato dalle Regioni, possano avere gratuitamente farmaci antistaminici per via orale.

La Cuf, ha affrontato il problema nella giornata di ieri esprimendo un orientamento favorevole alla proposta del Ministro per cui si prevede che il provvedimento possa diventare operativo dal mese di febbraio 2004.  

Comunicato n°  221
del  16 dicembre 2003

Soddisfazione Ministro Sirchia per approvazione Direttiva cellule e tessuti

Il Ministro della Salute Girolamo Sirchia esprime soddisfazione per l’approvazione definitiva avvenuta oggi da parte del Parlamento Europeo della Direttiva per la “fissazione di standards di qualità e sicurezza per la donazione, l’acquisizione, il saggio, la lavorazione, la conservazione e la distribuzione di tessuti e cellule umani”.

Questa Direttiva il cui iter lavorativo si conclude positivamente durante la Presidenza italiana del Consiglio dell’Unione Europea, riveste particolare importanza per la tutela della salute pubblica in quanto introduce in Europa importanti standards di sicurezza, facilitando un più sicuro scambio di cellule e tessuti umani fra gli Stati Membri e garantendo la tutela della salute dei cittadini europei che ogni anno ricevono trattamenti a base di cellule e tessuti umani.

In particolare questa Direttiva: stabilisce una legislazione comunitaria europea che fissa standards per la qualità e sicurezza di tessuti e cellule di origine umana usate in applicazioni nel corpo umano; prevede requisiti relativi alla idoneità dei donatori di tessuti e cellule e gli screening da eseguire su queste sostanze di origine umana donate nell’Unione Europea; elabora requisiti a livello degli Stati Membri per le aziende coinvolte nell’acquisizione, controllo, trattamento, conservazione e distribuzione di tessuti e cellule di origine umana, nonché strutture a livello nazionale di accreditamento e controllo; stabilisce disposizioni a livello comunitario per la creazione di un registro di aziende accreditate e di un sistema di qualità per le aziende coinvolte in attività correlate all’uso di tessuti e cellule; stabilisce disposizioni per la formazione del personale direttamente coinvolto nell’acquisizione, controllo, trattamento, conservazione e distribuzione di tessuti e cellule umane senza pregiudizio per la legislazione esistente; definisce regole, valide in tutta l’Unione europea, per assicurare la tracciabilità  dei tessuti di origine umana dal donatore al paziente e viceversa e definisce un sistema per regolare l’importazione di tessuti e cellule umane da Paesi terzi che assicurino standard di qualità e sicurezza equivalenti.

Comunicato n° 217
del  11 dicembre 2003

ECM: al via la seconda fase con l’accreditamento dei provider

Inizia la seconda fase del progetto di Educazione Continua in Medicina. Sul portale del Ministero della Salute è stato pubblicato, infatti, l’Avviso di avvio della sperimentazione preliminare di accreditamento dei provider con  la documentazione necessaria  per la richiesta, da parte degli organizzatori di eventi formativi residenziali e a distanza, di partecipazione a questa fase. Il termine per la presentazione delle domande di partecipazione alla sperimentazione è fissato al 30 dicembre 2003.

La sperimentazione è riservata a un limitato numero di soggetti pubblici e privati (40 soggetti per la formazione residenziale e 40 soggetti per la formazione a distanza) e durerà circa tre mesi.

I soggetti ammessi alla sperimentazione potranno proporre un numero limitato di eventi e corsi (uno per la formazione a distanza, tre per la formazione residenziale). In questa fase sperimentale la partecipazione agli eventi ed ai corsi (residenziali e a distanza) dovrà essere gratuita, cioè senza oneri a carico dei partecipanti, che acquisiranno, comunque, i crediti formativi.

Nel corso del 2004 si passerà progressivamente dall’attuale accreditamento dei singoli eventi residenziali (congressi , seminari ecc.) all’accreditamento dei provider pubblici e privati di formazione residenziale o a distanza, alla formazione sul campo (FSC) da realizzare sia in ambito aziendale che nei distretti territoriali, alla formazione nello studio o domicilio del professionista nonché alla formazione in stages di lavoro presso centri di eccellenza.

Si cercherà così di dare concreta attuazione ad uno dei dieci progetti per la strategia del cambiamento previsti dal Piano sanitario nazionale 2003-2005 che è quello di realizzare una formazione permanente di alto livello in medicina e sanità per i circa 800.000 addetti delle diverse professioni sanitarie e tecniche.

Comunicato n° 216
del 5 dicembre 2003

Il 2004 sarà “Anno del cuore”

Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro della Salute Girolamo Sirchia, ha dichiarato il 2004 “Anno del cuore” per  sensibilizzare i cittadini  alla prevenzione e alla tutela della salute del cuore.

Le malattie cardiovascolari rappresentano la prima causa di morte in Italia (43% dei decessi negli ultimi anni). I principali fattori di rischio accertati sono rappresentati dal fumo di tabacco, dalla ridotta attività fisica e dagli elevati livelli di colesterolemia e di pressione arteriosa in parte attribuibili a una alimentazione non corretta.

Le iniziative che saranno organizzate in occasione dell’anno del cuore, si svolgeranno nell’ambito di tre progressive fasi di comunicazione e vedranno coinvolte amministrazioni pubbliche, associazioni di volontariato che operano nel settore della prevenzione cardiovascolare e società scientifiche.

Per la prima fase (gennaio/marzo 2004) saranno realizzati e distribuiti opuscoli informativi (guide alla prevenzione) ai cittadini e agli operatori sanitari. Per sensibilizzare le diverse fasce di popolazione saranno organizzati anche concerti e convegni.

Per la seconda fase (aprile/agosto 2004) è prevista una

campagna televisiva e su stampa per sensibilizzare il grande pubblico sui rischi cardiovascolari e sulla morte improvvisa. Saranno strutturati degli interventi anche su radio, internet e cinema. Verrà utilizzata molto anche pubblicità dinamica (screening gratuiti nelle piazze italiane e convegni sul tema).

Per la terza fase (settembre/dicembre 2004) sarà predisposta la “carta del rischio”, un nuovo strumento di autovalutazione del rischio cardiovascolare e il suo uso sarà pubblicizzato con una specifica campagna promozionale per sensibilizzare tutta la popolazione italiana. Inoltre, sarà organizzato un evento di risonanza nazionale che si svolgerà nelle principali piazze italiane con l’obiettivo di coinvolgere attivamente i cittadini nell’uso della “carta del rischio”.    

logo giornata 2003Ministro Sirchia celebra 1° dicembre allo Spallanzani
Ogni anno il 1° dicembre è il World AIDS Day l’appuntamento internazionale dedicato alla lotta contro l’AIDS.
Istituita dall’OMS e dall’ONU nel 1988 e giunta ormai alla quindicesima edizione, la giornata si celebra in tutto il mondo allo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica sull’argomento e fare il punto su quanto fatto finora per la cura, la prevenzione e l’informazione sull’AIDS.

Ogni anno l’UnAIDS (l’agenzia dell’ONU che si occupa di HIV/AIDS) sceglie un tema diverso su cui focalizzare l’attenzione e lanciare con uno slogan una campagna di comunicazione: per il 2003 è stato deciso di continuare con l’argomento già affrontato nella passata edizione “Live and let live - Vivi e fai vivere”. La scelta di mantenere alta l’attenzione su questo tema è scaturita innanzitutto dalla riflessione che, malgrado HIV e AIDS siano ormai conosciute da decenni, permangono discriminazione e stigma (*) in secondo luogo, perché a partire dal 2003 tutti gli Stati hanno l’obbligo, secondo la “Dichiarazione d’Impegno della Nazioni Unite” dell’ONU, di adottare una legislazione mirata ad implementare strategie e risorse per combattere l’AIDS e le discriminazioni e migliorare il sistema di accesso alle cure.

“Live and Let Live” vuole, quindi, essere un richiamo forte per tutta la società civile, i Governi e le organizzazioni e un segnale positivo per chi è affetto da HIV/AIDS, nella convinzione che solo rompendo stigma e discriminazione si possa vincere la battaglia contro HIV/AIDS. In tutto il mondo vengono promossi contemporaneamente eventi trasversali ed iniziative specifiche legate alla realtà socio-sanitaria ed alle esigenze dei singoli paesi.

(*) l’attribuzione di connotazioni negative a un individuo o a un gruppo di individui, specialmente in relazione alla loro condizione sociale, alla loro reputazione, o a una malattia vera o presunta.