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Precisazione
su richieste malati Alzheimer
In
merito alle richieste avanzate al Ministero della
Salute dall’Associazione Italiana Malati di
Alzheimer (AIMA), si precisa quanto segue:
-
i farmaci registrati a livello europeo per il
trattamento del morbo di Alzheimer sono quattro (Donepezil
– Galantamina – Rivaspigmina – Memantina): i
primi tre di questi quattro farmaci sono già
stati già ammessi al rimborso completamente a
carico del SSN;
-
per quanto riguarda il quarto farmaco registrato a
livello europeo per il morbo di Alzheimer (Memantina),
la CUF sta attentamente valutando il profilo di
beneficio-rischio; è importante però precisare
che la registrazione della Memantina non è
avvenuta sulla base di studio di confronto e di
superiorità della stessa Memantina rispetto ai
farmaci attualmente disponibili e rimborsati dal
SSN. Infatti, la registrazione dei farmaci a
livello europeo offre una serie di opportunità e
di molecole su cui i singoli Paesi definiscono le
politiche di rimborso scegliendo tra i farmaci con
il miglior profilo di costo/beneficio; non è
detto che l’ultimo farmaco registrato sia il più
innovativo e il più efficace tra quelli
disponibili;
-
per assistere i malati affetti da morbo di
Alzheimer il Ministero della Salute non solo ha
ammesso al rimborso i farmaci sopra ricordati ma
ha anche attivato a partire dal 2001 un progetto
denominato CRONOS per garantire l’accesso e la
accessibilità ai farmaci e assicurare la presa in
carico e il percorso assistenziale dei pazienti
affetti da tale patologia.
In
base al progetto CRONOS sono state attivate 501
strutture specialistiche per la diagnosi e il
trattamento del morbo di Alzheimer (UVA: Unità
Valutative Alzheimer); tali Centri risultano oggi
capillarmente distribuiti su tutto il territorio
nazionale e in ogni singola Regione; va ricordato
e sottolineato che prima del Progetto CRONOS erano presenti solo 50 centri
specialistici;
-
dall’inizio del Progetto CRONOS fino ad oggi, i
pazienti che sono stati visitati, periodicamente
controllati e che risultano in trattamento
farmacologico sono oltre 90 mila; tale numero
corrisponde alla prevalenza attesa di circa 50
mila pazienti/anno affetti da morbo di Alzheimer
di grado lieve e moderato;
-
i pazienti vengono indirizzati alle UVA da parte
dei medici di medicina generale e le UVA procedono
alla diagnosi differenziale e alla definizione del
piano terapeutico.
Pertanto,
la fornitura gratuita di farmaci, le modalità
assistenziali del progetto CRONOS e l’attività
dei centri UVA sono state confermate e continuano
a tutt’oggi.
Ministro
Sirchia: spesa farmaceutica sotto controllo e
nuovi farmaci gratuiti
A un anno di distanza dall’introduzione del
nuovo Prontuario farmaceutico nazionale, la
documentata relazione tecnica del dott. Martini in
buona sostanza dice che le scelte fatte un anno fa
di rimborsare farmaci uguali con quantità di
denaro uguale e di privilegiare i medicinali
generici, riportando verso il 13% la spesa
farmaceutica come era stato fissato nell’accordo
dell’8 agosto 2001, sono state giuste.
L’obiettivo
è stato quasi raggiunto, malgrado le
contestazioni iniziali, poi smentite dai fatti: i
profitti industriali non sono precipitati, ognuno
ha giocato il suo ruolo, lo Stato come i medici,
che hanno dato il loro importante supporto.
In
prima osservazione abbiamo dato più farmaci
gratuitamente ai cittadini spendendo di meno. Si
tratta anche di farmaci estremamente innovativi
per la psoriasi e per il diabete resistente. Una
serie di farmaci che fortunatamente si affacciano
ora sul mercato e che siamo stati capaci di
ammettere gratuitamente.
Dopo
questa nota di consapevole soddisfazione è stato
detto che c’è ancora molto da fare. E sono
d’accordo, soprattutto quando si parla della
ricerca farmaceutica e della sperimentazione di
tipo etico o indipendente, che dir si voglia, a
fronte di quella sponsorizzata.
In
questo campo c’è ancora molto da fare. Porto
l’esempio delle statine perché questo è forse
il caso più macroscopico.
Le
statine sono farmaci che hanno degli indubbi
vantaggi nel senso che sono in grado di abbassare
il colesterolo, o comunque, secondo ricerche
recenti, di ridurre il rischio cardiovascolare
indipendentemente dal colesterolo, ma su cui c’è
una forte pressione commerciale.
Si
registra cioè una promozione molto forte delle
statine, non solo delle statine vecchie ma anche
all’immissione in commercio di nuove statine che
si sostiene siano più efficaci e addirittura
dell’aumento del dosaggio che passa da 20 mg
tradizionali al giorno, secondo questi studi, a 40
mg.
Tutta
questa materia va riconsiderata con grande
attenzione perché anche ammettendo che questi
dati siano confermati, e in parte lo sono, vi è
senza dubbio un grande uso di statine
inappropriato perché ben sappiamo che spesso e
volentieri correggiamo con le statine errati stili
di vita, eccessi alimentari, scarsità di
movimento.
Potremmo
ottenere risultati migliori semplicemente
invitando la gente a camminare e a muoversi,
mangiare di meno, invece di prendere le statine.
Una
ricerca finanziata dalle industrie farmaceutiche
ovviamente non può fare questo tipo di discorso
perché vorrebbe dire operare contro i propri
interessi. Dunque va sottolineato il valore della
sperimentazione sul campo di tipo indipendente che
è appunto grandissimo perché porta l’appropriatezza
della ricerca sulla giusta dimensione.
Concordo
con il dottor Falconi quando affermava che
dobbiamo attivare la valutazione del rischio
cardiovascolare con la carta del rischio. Il
cardiorischio sarà proprio uno dei temi su cui
nel Convenzione con i medici di famiglia
insisteremo maggiormente.
Sono
già stati fatti degli accordi di base in questo
senso con le Regioni, perché con questo tipo di
prevenzione avremo dei margini incredibili e non
solo di riduzione della spesa, non è questo il
punto, ma di miglioramento e di corretto uso del
farmaco perché 40 mg di statine possono dare
complicazioni non indifferenti.
Ai
medici convenzionati che si vanno a riorganizzare
nel territorio creando medicina di gruppo laddove
è possibile farlo chiederemo anche di essere i
referenti della cronicità ed in particolare di
alcune malattie croniche come il diabete, la
sindrome dismetabilica ecc. E chiederemo anche di
essere i custodi della prevenzione sul territorio,
quindi delle vaccinazioni, ma anche del rischio
cardiovascolare, del diabete e degli screening
oncologici, e soprattutto della prevenzione attiva
di queste malattie che sono la parte innovativa
vera della conoscenza recente.
I
panel sul diabete sono stati recentemente
sperimentati con successi incredibili perché
hanno fatto sì che tutti i malati fossero stati
raggiunti dai medici attivamente e quindi
potessero fare quegli screening, quei test o
quelle terapie adeguate, per prevenire le
complicanze del diabete.
Tutto
questo è un percorso culturale prima che tecnico.
E devo dire che lo stiamo facendo con molto
successo e grande soddisfazione perché c’è
consenso e c’è convergenza delle Regioni, dei
medici, di tutta la parte scientifica.
Avete
visto il primo passo e speriamo possiate vedere
presto i successivi.
Al
via progetto nazionale vaccinazioni
Alla
presenza del Ministro della Salute Girolamo
Sirchia e del coordinatore degli Assessori
regionali alla
Sanità, Fabio Gava, si è riunita oggi, presso la
sede del Ministero della Salute, la Commissione di
esperti per la revisione delle norme e delle
raccomandazioni in materia di
vaccinazioni obbligatorie e raccomandate.
Scopo della riunione, attraverso un nuovo Piano
nazionale di vaccinazioni, migliorare la
protezione immunitaria della popolazione
infantile.
Gli
esperti hanno
sottolineato come le vaccinazioni costituiscano un
efficace strumento di prevenzione delle malattie
infettive e abbiano una valenza protettiva non
solo individuale ma anche collettiva.
Il
Ministro Sirchia ha proposto un Accordo
Stato-Regioni su un
nuovo
Piano nazionale di vaccinazioni che
comprenda l’attivazione di un Osservatorio
nazionale che monitorizzi le pratiche vaccinali
delle Regioni e ne proponga eventuali correttivi;
il convogliamento, attraverso un programma
informatico, del flusso dei dati provenienti dai
Centri distrettuali di vaccinazione ad un
Coordinatore regionale e al Registro nazionale; la
predisposizione di nuovi calendari per le
vaccinazioni obbligatorie e raccomandate; il
coinvolgimento dei pediatri di libera scelta, dei
medici di medicina generale e delle società
scientifiche
al fine di promuovere l’educazione
sanitaria dei genitori alla prevenzione delle
malattie attraverso le vaccinazioni obbligatorie e
raccomandate, in particolare rosolia e morbillo;
la realizzazione di adeguate campagne di
informazione e comunicazione.
Il
numero “1500”
può essere raggiunto solo dai telefoni
fissi
Il
numero di pubblica utilità “1500” dedicato
alle emergenze sanitarie, presentato questa
mattina dal Ministro della Salute Girolamo Sirchia
in occasione della inaugurazione della Centrale
emergenze sanitarie intitolata a Carlo Urbani, sarà
attivo sin da oggi per fornire informazioni sulla
Sars. Come tutti i numeri di pubblica utilità è
raggiungibile solo da rete telefonica fissa (casa,
ufficio).
Mucca
pazza: 777.500
analisi effettuate nel 2003
Dall’inizio
di quest’anno ad oggi sono stati effettuati
777.500 test anti prione. Altri 776 campioni sono
stati sottoposti al test e si è in attesa del
responso finale (disponibile nell’arco di 48
ore). Complessivamente, dal 1° gennaio 2001, da
quando il controllo è diventato obbligatorio,
sono state effettuate 1.989.767 analisi per
verificare la presenza del cosiddetto morbo della
“mucca pazza”, a cui
aggiungere altre 1.466 effettuate nel 2000.
Le
analisi hanno rivelato finora 115 casi di
encefalopatia spongiforme bovina in Italia, di cui
50 individuati nel 2001, 36 nel 2002 e 29 nel
2003.
Tutte
le informazioni sulla Bse sono disponibili alle
pagine web del portale www.ministerosalute.it
dedicate alla sicurezza alimentare.
Il
Servizio Sanitario Nazionale compie 25 anni
Il
nostro Servizio sanitario nazionale è un sistema
solidaristico, cioè si basa sul principio che
tutti i cittadini italiani hanno diritto alla
salute indipendentemente dalla loro condizioni
economiche o da altre contingenze, che ha operato
bene per 25 anni, con discreta soddisfazione degli
utenti, e continua a operare bene. Tuttavia, il
tempo ha lasciato il segno, sono cambiati i
bisogni assistenziali insieme al contesto sociale,
scientifico e tecnologico. È ora di riflettere su
come aggiustare e migliorare il SSN soprattutto
rivolgendosi alle nuove esigenze di cura e
assistenza. Quali sono questi nuovi bisogni? Sono
fondamentalmente quelli della cronicità. Oggi la
patologia cronica, differentemente dal passato,
rappresenta una realtà importante ed ha bisogni
diversi dalla patologia acuta. Ne discende che
l’ospedale per acuti, su cui finora si è basata
quasi esclusivamente la sanità italiana, non
risponde più ai bisogni della popolazione.
Oggi, bisogna organizzare meglio il territorio,
lasciando agli ospedali per acuti la patologia di
altissima specialità, l’emergenza e tutto
quanto serve per trattare le malattie in tempo
breve con alta tecnologia e competenza.
Meno ospedali ma più dotati tecnologicamente e di
qualità superiore. Più assistenza sul territorio
e organizzata meglio.
Questo significa come prima cosa creare delle
realtà territoriali, dei gruppi di medici che
lavorano insieme tra loro e danno continuità al
servizio sul territorio: cioè l’ambulatorio
sempre aperto giorno e notte. In modo che il
cittadino possa trovare sotto casa il suo medico o
un medico del gruppo e quindi non abbia più
bisogno di andare all’ospedale per ogni più
piccola cosa o per ogni emergenza. A questi medici
si devono dare più poteri e più responsabilità
per evitare che vengano soffocati dalla burocrazia
e quindi si possano muovere più liberamente,
possano veramente attuare le scelte cliniche
basate su criteri clinici, piuttosto che
economici. La stessa cosa vale all’interno dei
Dipartimenti ospedalieri, che purtroppo continuano
ad essere sottomessi allo stesso criterio
economicista e quindi le loro scelte non sono
completamente libere a favore dei pazienti.
Dunque il primo grande cambiamento che va
costruito è assicurare alla cronicità
soprattutto dell’anziano, della malattia mentale
e della disabilità fisica e psichica, un supporto
più forte in modo tale che le persone possano
rimanere a casa ma senza gravare troppo sulle
famiglie. Tutto questo è un percorso che va
costruito con pazienza senza rivoluzioni senza
riforme senza sobbalzi che, abbiamo visto nel
passato, generano solo disagio, incomprensioni e
resistenze e di fatto non vengono mai attuate.
E’ il percorso che vogliamo fare con le Regioni
e proprio con le Regioni a Napoli faremo il 9-10
febbraio un incontro per definire i tempi e i modi
per attuare questo miglioramento del Servizio
sanitario nazionale e per migliorare la ricerca
che afferisce al Servizio sanitario nazionale così
che questo Servizio anche nel futuro continui ad
assicurare agli italiani i grandi servigi che ha
assicurato finora.
Consiglio
dei Ministri vara Ddl sul governo clinico
Il
Consiglio dei Ministri su proposta del Ministro
della Salute Girolamo Sirchia ha approvato il
Disegno di legge recante “Principi fondamentali
in materia di Servizio Sanitario Nazionale”.
Il
provvedimento si è reso necessario per
coinvolgere maggiormente i medici e gli altri
dirigenti sanitari nel governo delle attività
cliniche e nelle scelte strategiche delle aziende
sanitarie. Nelle aziende ospedaliere il governo
delle attività cliniche, la programmazione,
organizzazione, sviluppo e valutazione delle
attività tecnico-sanitarie e di quelle ad alta
integrazione sanitaria è assicurato con il
diretto coinvolgimento del Collegio di direzione
dell’azienda. Il coordinamento clinico è
assicurato dal Coordinatore clinico aziendale che
è un medico, nominato dal Direttore generale su
proposta dei dirigenti di struttura complessa tra
i quali dovrà essere scelto, presiede il Collegio
di direzione e fornisce parere obbligatorio al
Direttore generale sugli atti relativi alle
materie di competenza.
Il
Coordinatore clinico aziendale svolge funzioni di
indirizzo, coordinamento e verifica nei confronti
dei dirigenti responsabili delle strutture
aziendali di natura sanitaria con riferimento agli
aspetti sanitari e clinico organizzativi e ai
programmi di intervento di area specifica a tutela
della salute; elabora gli indirizzi sanitari sulle
strategie assistenziali e sui percorsi diagnostici
terapeutici per la sistematica revisione e
valutazione della pratica clinica e assistenziale
e dei risultati conseguiti rispetto agli obiettivi
clinici e alla riduzione delle liste di attesa.
All’art. 17-bis del Decreto legislativo 502/92
il Ddl aggiunge un quarto comma nel quale prevede
che la nomina da parte del Direttore generale del
direttore di dipartimento clinico ospedaliero
avviene su proposta del Coordinatore clinico
aziendale.
Le
funzioni igenico-organizzative dei presidi
ospedalieri e dei distretti restano affidate a
direttori sanitari di presidio ospedaliero o di
distretto.
Il
Disegno di legge stabilisce, inoltre, che le
aziende sanitarie possono trattenere, per
particolari esigenze assistenziali, di anno in
anno, a domanda dell’interessato, i direttori di
struttura complessa fino al compimento del
settantesimo anno di età. Il personale medico
universitario con incarico di direttore di
struttura complessa può svolgere attività
assistenziale fino al compimento del settantesimo
anno di età.
Entro
febbraio antistaminici gratis per allergici cronici
Il
Ministro della Salute Girolamo Sirchia ha chiesto
alla Commissione Unica del Farmaco che i cittadini
affetti da patologie su base allergica grave e
cronica che necessitano di un trattamento
antistaminico orale prolungato, muniti di diagnosi
specialistica presso un centro individuato dalle
Regioni, possano avere gratuitamente farmaci
antistaminici per via orale.
La
Cuf, ha affrontato il problema nella giornata di
ieri esprimendo un orientamento favorevole alla
proposta del Ministro per cui si prevede che il
provvedimento possa diventare operativo dal mese di
febbraio 2004.
Soddisfazione
Ministro Sirchia per approvazione Direttiva cellule
e tessuti
Il
Ministro della Salute Girolamo Sirchia esprime
soddisfazione per l’approvazione definitiva
avvenuta oggi da parte del Parlamento Europeo della
Direttiva per la “fissazione di standards di
qualità e sicurezza per la donazione,
l’acquisizione, il saggio, la lavorazione, la
conservazione e la distribuzione di tessuti e
cellule umani”.
Questa
Direttiva il cui iter lavorativo si conclude
positivamente durante la Presidenza italiana del
Consiglio dell’Unione Europea, riveste particolare
importanza per la tutela della salute pubblica in
quanto introduce in Europa importanti standards di
sicurezza, facilitando un più sicuro scambio di
cellule e tessuti umani fra gli Stati Membri e
garantendo la tutela della salute dei cittadini
europei che ogni anno ricevono trattamenti a base di
cellule e tessuti umani.
In
particolare questa Direttiva: stabilisce una
legislazione comunitaria europea che fissa standards
per la qualità e sicurezza di tessuti e cellule di
origine umana usate in applicazioni nel corpo umano;
prevede requisiti relativi alla idoneità dei
donatori di tessuti e cellule e gli screening da
eseguire su queste sostanze di origine umana donate
nell’Unione Europea; elabora requisiti a livello
degli Stati Membri per le aziende coinvolte
nell’acquisizione, controllo, trattamento,
conservazione e distribuzione di tessuti e cellule
di origine umana, nonché strutture a livello
nazionale di accreditamento e controllo; stabilisce
disposizioni a livello comunitario per la creazione
di un registro di aziende accreditate e di un
sistema di qualità per le aziende coinvolte in
attività correlate all’uso di tessuti e cellule;
stabilisce disposizioni per la formazione del
personale direttamente coinvolto
nell’acquisizione, controllo, trattamento,
conservazione e distribuzione di tessuti e cellule
umane senza pregiudizio per la legislazione
esistente; definisce regole, valide in tutta
l’Unione europea, per assicurare la tracciabilità
dei tessuti di origine umana dal donatore al
paziente e viceversa e definisce un sistema per
regolare l’importazione di tessuti e cellule umane
da Paesi terzi che assicurino standard di qualità e
sicurezza equivalenti.
ECM:
al via la seconda fase con l’accreditamento dei provider
Inizia
la seconda fase del progetto di Educazione
Continua in Medicina. Sul portale del Ministero
della Salute è stato pubblicato, infatti,
l’Avviso di avvio della sperimentazione
preliminare di accreditamento dei provider
con la
documentazione necessaria
per la richiesta, da parte degli
organizzatori di eventi formativi residenziali e a
distanza, di partecipazione a questa fase. Il
termine per la presentazione delle domande di
partecipazione alla sperimentazione è fissato al
30 dicembre 2003.
La
sperimentazione è riservata a un limitato numero
di soggetti pubblici e privati (40 soggetti per la
formazione residenziale e 40 soggetti per la
formazione a distanza) e durerà circa tre mesi.
I
soggetti ammessi alla sperimentazione potranno
proporre un numero limitato di eventi e corsi (uno
per la formazione a distanza, tre per la
formazione residenziale). In questa fase
sperimentale la partecipazione agli eventi ed ai
corsi (residenziali e a distanza) dovrà essere
gratuita, cioè senza oneri a carico dei
partecipanti, che acquisiranno, comunque, i
crediti formativi.
Nel
corso del 2004 si passerà progressivamente
dall’attuale accreditamento dei singoli eventi
residenziali (congressi , seminari ecc.)
all’accreditamento dei provider pubblici
e privati di formazione residenziale o a distanza,
alla formazione sul campo (FSC) da realizzare sia
in ambito aziendale che nei distretti
territoriali, alla formazione nello studio o
domicilio del professionista nonché alla
formazione in stages di lavoro presso
centri di eccellenza.
Si
cercherà così di dare concreta attuazione ad uno
dei dieci progetti per la strategia del
cambiamento previsti dal Piano sanitario nazionale
2003-2005 che è quello di realizzare una
formazione permanente di alto livello in medicina
e sanità per i circa 800.000 addetti delle
diverse professioni sanitarie e tecniche.
Comunicato
n° 216
del 5 dicembre 2003
Il
2004 sarà “Anno del cuore”
Il
Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro
della Salute Girolamo Sirchia, ha dichiarato il
2004 “Anno del cuore” per
sensibilizzare i cittadini
alla prevenzione e alla tutela della salute
del cuore.
Le
malattie cardiovascolari rappresentano la prima
causa di morte in Italia (43% dei decessi negli
ultimi anni). I principali fattori di rischio
accertati sono rappresentati dal fumo di tabacco,
dalla ridotta attività fisica e dagli elevati
livelli di colesterolemia e di pressione arteriosa
in parte attribuibili a una alimentazione non
corretta.
Le
iniziative che saranno organizzate in occasione
dell’anno del cuore, si svolgeranno
nell’ambito di tre progressive fasi di
comunicazione e vedranno coinvolte amministrazioni
pubbliche, associazioni di volontariato che
operano nel settore della prevenzione
cardiovascolare e società scientifiche.
Per
la prima fase (gennaio/marzo 2004) saranno
realizzati e distribuiti opuscoli informativi
(guide alla prevenzione) ai cittadini e agli
operatori sanitari. Per sensibilizzare le diverse
fasce di popolazione saranno organizzati anche
concerti e convegni.
Per
la seconda fase (aprile/agosto 2004) è prevista
una
campagna
televisiva e su stampa per sensibilizzare il
grande pubblico sui rischi cardiovascolari e sulla
morte improvvisa. Saranno strutturati degli
interventi anche su radio, internet e cinema. Verrà
utilizzata molto anche pubblicità dinamica
(screening gratuiti nelle piazze italiane e
convegni sul tema).
Per
la terza fase (settembre/dicembre 2004) sarà
predisposta la “carta del rischio”, un nuovo
strumento di autovalutazione del rischio
cardiovascolare e il suo uso sarà pubblicizzato
con una specifica campagna promozionale per
sensibilizzare tutta la popolazione italiana.
Inoltre, sarà organizzato un evento di risonanza
nazionale che si svolgerà nelle principali piazze
italiane con l’obiettivo di coinvolgere
attivamente i cittadini nell’uso della “carta
del rischio”.

Ogni anno il 1° dicembre è il World AIDS Day
l’appuntamento internazionale dedicato alla
lotta contro l’AIDS.
Istituita dall’OMS e dall’ONU nel 1988 e
giunta ormai alla quindicesima edizione, la
giornata si celebra in tutto il mondo allo scopo
di sensibilizzare l’opinione pubblica
sull’argomento e fare il punto su quanto fatto
finora per la cura, la prevenzione e
l’informazione sull’AIDS.
Ogni
anno l’UnAIDS (l’agenzia dell’ONU che si
occupa di HIV/AIDS) sceglie un tema diverso su cui
focalizzare l’attenzione e lanciare con uno
slogan una campagna di comunicazione: per il 2003
è stato deciso di continuare con l’argomento già
affrontato nella passata edizione “Live
and let live - Vivi e fai vivere”. La
scelta di mantenere alta l’attenzione su questo
tema è scaturita innanzitutto dalla riflessione
che, malgrado HIV e AIDS siano ormai conosciute da
decenni, permangono discriminazione e stigma (*)
in secondo luogo, perché a partire dal 2003 tutti
gli Stati hanno l’obbligo, secondo la
“Dichiarazione d’Impegno della Nazioni
Unite” dell’ONU, di adottare una legislazione
mirata ad implementare strategie e risorse per
combattere l’AIDS e le discriminazioni e
migliorare il sistema di accesso alle cure.
“Live
and Let Live” vuole, quindi, essere un richiamo
forte per tutta la società civile, i Governi e le
organizzazioni e un segnale positivo per chi è
affetto da HIV/AIDS, nella convinzione che solo
rompendo stigma e discriminazione si possa vincere
la battaglia contro HIV/AIDS. In tutto il mondo
vengono promossi contemporaneamente eventi
trasversali ed iniziative specifiche legate alla
realtà socio-sanitaria ed alle esigenze dei
singoli paesi.
(*)
l’attribuzione di connotazioni negative a un
individuo o a un gruppo di individui, specialmente
in relazione alla loro condizione sociale, alla
loro reputazione, o a una malattia vera o
presunta.
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