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Allattamento e Farmaci
 
 

Oggi mi sono sentita proprio vecchia: la bimba che ho visto nascere quando mi sono sposata è venuta a presentarmi la sua primogenita , con la promessa che anche lei un giorno sarà mia assistita (ho incrociato le dita sotto la scrivania). Ma deve farmi anche una richiesta, vuole infatti sospendere l’allattamento  dopo appena quindici giorni dalla nascita perché teme ripercussioni estetiche sul seno,  vuole riprendere le terapie antidepressive interrotte in gravidanza e, soprattutto chiede una efficace contraccezione.

Ricordati: La lattazione è un potentissimo mezzo di sopravvivenza. Il ricorso al latte artificiale è giustificato solo in situazioni molto rare e particolari - la natura non lo ha previsto nei suoi piani. Hai mai visto una gatta dare il biberon ai suoi piccoli?

http://xoomer.virgilio.it/uschmid/start.htm

.....................Da questi esempi emerge come la cultura medica ufficiale (da cui originano i libri di testo) presenta lacune concettuali sia sulla pratica che sulla teoria dell'allattamento al seno.

A maggior ragione quindi si sente la necessità in questo campo di una formazione strutturata e completa degli operatori sanitari.

Fra i corsi di formazione disponibili esiste ora la versione italiana del corso di 18 ore dell'UNICEF (10). La denominazione ufficiale del corso é: Promozione e Pratica dell'Allattamento al Seno. Corso per operatori sanitari; il manuale relativo (che é un manuale per chi si impegnerà nella formazione di formatori e non per semplici partecipanti) é stato stampato a spese della Regione Friuli Venezia Giulia nell'autunno 1996 ed inviato alle Segreterie particolari degli Assessorati alla Sanità delle varie Regioni italiane e Province Autonome, dove può essere richiesto..................

http://xoomer.virgilio.it/pipuzzi/Davanzo.html

Lo ammetto...non sapevo che esisteva addirittura un Movimento ........

MAMI- Movimento allattamento materno italiano - fa parte della WABA, una rete internazionale di organizzazioni ed individui convinti che l'allattamento al seno costituisca un diritto di ogni madre ed una componente fondamentale nell'assicurare ad ogni bambino il meglio in termini di alimentazione, salute e cure. I membri si dedicano alla protezione, alla promozione ed al sostegno dell'allattamento. MAMI s'impegna a contribuire alla realizzazione degli obbiettivi operativi contenuti nella Dichiarazione degli Innocenti (OMS/UNICEF). Si propone di:

promuovere più cooperazione a livello regionale e nazionale;
eliminare tutti gli ostacoli all'allattamento materno;
fare rinascere e sostenere una cultura globale favorevole all'allattamento materno;
Sul territorio italiano MAMI intende:
diffondere informazioni e creare reti operative;
costruire legami fra tutti i promotori dell'allattamento materno: gruppi di base ed singoli operator, agenzie dell'ONU, organi del governo, e organizzazioni non-governative;
rafforzare e coordinare attività già esistenti per aumentarne l'impatto;
stimolare e sostenere sforzi nuovi e collaborativi.

La Settimana per l'Allattamento Materno (SAM) si svolge dal 1 al 7 ottobre Il tema 2003 è Allattamento in un mondo globalizzato - per la pace e la giustizia

http://arnone.de.unifi.it/mami/

Uso di farmaci. Mese dopo mese vengono pubblicati studi sui farmaci; ormai sappiamo che la maggior parte di questi, così come degli anestetici, è compatibile con l'allattamento. Ci sono pochi farmaci veramente incompatibili con l’allattamento al seno. Se un farmaco è stato assunto durante la gravidanza, è probabile che si possa continuare ad assumerlo durante l’allattamento poiché la quantità che passa nel latte è solitamente nettamente inferiore a quello che passa nell’utero. Molte volte un farmaco incompatibile può essere sostituito con un altro non controindicato; ed è da ricordare che l'uso saltuario di alcuni farmaci non costituisce un pericolo anche quando l'uso continuo sarebbe una controindicazione per l'allattamento. Molti fattori devono essere presi in considerazione quando la questione è se assumere il farmaco e/o sospendere l'allattamento al seno: da un lato l'età e il peso del bambino, il dosaggio e il modo di somministrazione del farmaco, ecc.; dall’altro i rischi (ad es. In caso di predisposizioni allergiche) dell’assunzione di latte artificiale.

Molti operatori non considerano seriamente i rischi dell'allattamento artificiale. Per esempio, la possibilità di sviluppare otite media nella nostra società è considerata come un dato di fatto, un rischio dell'infanzia, piuttosto che un risultato dell'allattamento artificiale. Dovrebbero anche essere considerati i rischi per la madre, non solo di ingorgo e mastite, ma anche di aumentato cancro al seno13-14. Su queste basi, è giusto dire che l'allattamento al seno non è quasi mai controindicato.

Credo che sia arrivato il momento di cominciare a considerare il latte artificiale un farmaco. È molto diverso dal latte materno che esso sostituisce1 e, come la maggior parte di farmaci, ha effetti collaterali nel breve, medio e lungo termine.2-12 Alcuni di questi minacciano la vita7-12 mentre altri hanno conseguenze che durano per tutta la vita del bambino. Il fatto che molti milioni di bambini siano cresciuti presumibilmente in buona salute senza aver mai assaggiato il latte delle loro madri è un elogio all'adattabilità straordinaria dell'essere umano, ma non è un argomento per considerare l'allattamento al seno e l'allattamento artificiale come uguali, né per considerare quest'ultimo senza rischi.

Esistono alcune scelte: guardiamo la farmacologia. In teoria la paroxetina, un antidepressivo inibitore selettivo del riassorbimento della serotonina (selective serotonin reuptake inhibitor, SSRI) potrebbe essere l'antidepressivo ideale se c'è n'è bisogno, per una madre che allatta. Meno dell'1% del farmaco totale si trova nella circolazione sanguigna materna e circa il 95 % della paroxetina in circolo è legato alle proteine del plasma, rendendo estremamente improbabile l'eliminazione di quantità significanti nel latte. Anche la sertralina, un altro antidepressivo SSRI, viene eliminato nel latte in quantità insignificanti.16

http://www.lalecheleague.org/Lang/Italmamma44.96.html

Dati epidemiologici

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità sono circa 1,5 milioni i bambini che ogni anno muoiono perché non sono stati allattati con latte materno. Soprattutto nelle zone dove l’acqua non è sicura e può essere anche fortemente inquinata, i bambini che prendono il latte artificiale hanno il 25 per cento di probabilità in più di morire di diarrea rispetto ai bambini allattati al seno. Questa situazione ha portato all’introduzione di un codice per regolamentare il mercato dei sostituti del latte materno nel 1981, codice che però non è sempre rispettato dalle grandi aziende produttrici di latte artificiale. 

Tenendo conto della validità per la salute del bambino e della madre dell’allattamento al seno, tra gli obiettivi del programma "Salute per tutti entro l'anno 2000", l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha posto quello di avere almeno il 75 per cento dei nuovi nati attaccati al seno e almeno il 50 per cento che conservi tale alimentazione fino a sei mesi. Le raccomandazioni dell’OMS vanno nella direzione di un allattamento esclusivo per i primi sei mesi di vita del bambino e di un allattamento complementare alla somministrazione di altri cibi fino ai due anni di vita. 500 ml di latte materno al giorno conferiscono, nel secondo anno di vita del bambino, ancora il 31 per cento del suo fabbisogno totale di calorie, il 38 per cento di quello di proteine, il 45 per cento di quello di vitamina A e il 95 per cento di quello di vitamina C.

 

A partire dagli anni ’80, sono nate a livello mondiale, promosse dall’OMS e dall’UNICEF, una serie di iniziative per il sostegno, la difesa e la diffusione dell’allattamento al seno. Nel 1992, l’UNICEF e l’OMS hanno lanciato l'iniziativa "Ospedali amici dei bambini" con l'obiettivo di assicurare che tutti gli ospedali accolgano nel migliore modo possibile i nuovi nati e diano sostegno all'allattamento al seno. Un ospedale è dichiarato "amico dei bambini" quando si impegna a non accettare campioni gratuiti o a buon mercato di surrogati del latte materno, biberon o tettarelle, e ad applicare “I dieci passi per l’allattamento al seno”. Dal lancio di questa iniziativa a oggi sono stati più di 15 mila gli ospedali in 128 paesi in via di sviluppo ed industrializzati a ottenere il riconoscimento di "amici dei bambini". In molte zone dove gli ospedali sono stati riconosciuti "amici dei bambini", è aumentato il numero di donne che allattano al seno ed è migliorato lo stato di salute dell'infanzia.

Altrettanto significative sono state, oltre all’approvazione del codice sulla regolamentazione del mercato dei sostituti del latte materno e alla recente ripresa del tema in una risoluzione OMS del 19 marzo 2002 (“Childhood nutrition and progress in implementing the International code of marketing of breast-milk substitutes”), la “Dichiarazione degli Innocenti sulla Protezione, Promozione e Sostegno all’allattamento al seno”, nata dalla 45esima Assemblea Mondiale della Sanità nel Maggio 1992 su “Allattamento al seno negli anni ’90: un’iniziativa globale” e recepita in una risoluzione dell’OMS (WHA 45.34). Di grande rilievo anche le Dichiarazioni congiunte OMS/UNICEF da quella del 1989 su “Allattamento al seno: protezione, incoraggiamento e sostegno. L’importanza del ruolo dei servizi per la maternità” fino alla recente “Strategia globale dell’OMS per la nutrizione dei neonati e dei bambini” del 16 aprile 2002. Oggetto di tutte queste risoluzioni è il raggiungimento degli obiettivi prefissati dall’OMS attraverso la formazione di operatori sanitari e di strutture di counseling in grado di promuovere e sostenere la pratica dell’allattamento al seno nei diversi contesti culturali e legislativi 

Controindicazioni

Oggi, alla luce di ricerche prolungate e recenti, si sa che il caso in cui la madre non dovrebbe allattare per ragioni mediche o ereditarie è l'eccezione piuttosto che la regola. Vediamo i casi in cui invece è controindicato l’allattamento al seno:

Uso di farmaci. Ormai si sa che l’uso di molti farmaci, così come degli anestetici, è compatibile con l'allattamento e sono pochi i farmaci veramente incompatibili con l’allattamento al seno. Se un farmaco è stato assunto durante la gravidanza, è probabile che si possa continuare ad assumerlo anche durante l’allattamento poiché la quantità che passa nel latte è solitamente nettamente inferiore a quello che passa nell’utero. Molte volte un farmaco incompatibile può essere sostituito con un altro non controindicato

http://www.epicentro.iss.it/problemi/allattamento/allattamento.htm

RACCOMANDAZIONI della SOCIETA' ITALIANA di NEONATOLOGIA

Commissione Consultiva della Societa' Italiana di Neonatologia (SIN) sulla Promozione dell'Allattamento Materno

Davanzo R.°,  Carlucci A. Coordinatore: Giustardi A.

° Neonatologia e TIN, Istituto per l'Infanzia, Trieste § Dipartimento Materno Infantile, Ascoli Piceno

°°Neonatologia, Clinica Lourdes, Massa di Somma (NA)

21 settembre  2001

Introduzione.

Il latte umano è alimento specie specifico, con una composizione disegnata dalla natura per meglio rispondere alle esigenze biologiche e psicologiche del piccolo dell'uomo (Jelliffe & Jelliffe, 1978).

All'allattamento materno sono universalmente riconosciuti una lunga serie di vantaggi sia per il bambino, a breve ed a lungo termine (Butte 2001, Davis 2001, Heinig 2001, Reynolds 2001; Angelsen 2001), sia per la madre (Labbock 2001), sia in termini più allargati per l'intera società (Ball 2001).

Nonostante non sia nota l'esatta prevalenza attuale in Italia dell'allattamento al seno (Riva 1999; Cattaneo 2000), un recente studio epidemiologico ne testimonia il  continuo aumento (Giovannini, 2000).

La Società Italiana di Neonatologia (SIN), in analogia ad altre associazioni scientifiche a livello internazionale (AAP, 1997), ricollegandosi ad altri precedenti documenti approvati dal proprio direttivo (Bertino, 2000; Rapisardi 2000), e rispondendo alla sollecitazione governativa di favorire l'applicazione dei modelli organizzativi più efficaci nel favorire l'allattamento al seno (Circolare 16 del 24 0ttobre 2000), intende in questa fase intensificare il suo ruolo di promozione dell'allattamento al seno dal momento che l'alimentazione col latte umano rappresenta l'alimentazione di riferimento nell'età infantile.

Le raccomandazioni.

Oggigiorno, nel nostro Paese la gran parte delle nascite avviene negli ospedali (pubblici o privati che siano), per cui un'attenzione speciale va diretta all'incoraggiamento ed al sostegno dell'avvio dell'allattamento al seno in queste strutture, indipendentemente dalla precocità della dimissione del neonato dopo il parto.

E' noto, infatti, che il cambiamento delle procedure assistenziali che riguardano la madre ed il  neonato sono in grado di promuovere l'allattamento al seno nelle strutture sanitarie (Heiberg 1995), anche se sono altrettanto note le difficoltà ad esso collegate (Wright 1996).

Le presenti raccomandazioni si riferiscono ai vari momenti del percorso nascita in cui il pediatra-neonatologo, con la sua cultura e la sua competenza può giocare un ruolo determinante nella promozione dell'allattamento al seno, a livello individuale e/o nell'ambito dell'organizzazione dei servizi sanitari, con particolare riferimento alle attività formative e di aggiornamento professionale rivolte al personale dei ruoli sanitari, agli  ostetrici/che, infermieri/e,  vigilatrici d'infanzia/puericultrici.

Vengono di seguito in dettaglio riportate le singole raccomandazioni elaborate sulla base delle evidenze scientifiche al momento disponibili (FRH/DCHD, 1998; Fairbank, 2000).

L'educazione prenatale alle donne.

L'educazione prenatale delle donne (Wiles 1984; Berens 2001) dovrebbe coprire essenzialmente 2 aree:

L'informazione sui benefici dell'allattamento al seno per motivare le future madri (specialmente le adolescenti primipare) (Neifert 1988), prospettando anche le difficoltà più frequentemente incontrate e le possibili soluzioni, così da preparare la gravida ad una scelta informata; a tale proposito di particolare interesse risulta la discussione in piccoli gruppi sui falsi miti ed i tabù relativi all'allattamento al seno, soprattutto quando nella discussione vengano coinvolte le persone della famiglia, che possono influenzare la decisione materna, quali il marito/partner e/o la futura nonna materna. Va tuttavia riconosciuto come gli interventi educativi ottimali siano quelli diretti a rafforzare precocemente le conoscenze di tutta la popolazione (maschile e femminile) sui benefici dell'allattamento al seno. La scuola é sicuramente il luogo ideale per un programma  a tappeto di questo tipo, indipendentemente dal suo articolarsi con i professionisti del campo sanitario.

l'istruzione pratica sulle tecniche dell'allattamento al seno per rafforzare le competenze e la sicurezza materna che deriva dal fare qualcosa di veramente speciale per il proprio bambino (empowerment).

La semplice distribuzione di materiale cartaceo, al di fuori di interventi di discussione in piccoli gruppi sembra non rivestire un effetto positivo. Inoltre la preparazione fisica del seno, anche in caso di capezzoli rientranti, non reca vantaggi (MAIN, 1994).

In conclusione: anche se l'intervento prenatale del pediatra-neonatologo, dell'ostetrico e del personale dei ruoli infermieristici e delle ostetriche può rappresentare per i futuri genitori un gradito ed utile incontro per essere informati sul tipo di assistenza neonatale  fornita dalla struttura ove avverrà il parto (inclusa quella riguardante l'alimentazione), bisogna ammettere che l'efficacia complessiva dell'educazione prenatale è dubbia (Kaplowitz 1983, Serwint 1996) e resta quindi ancora da definire la strutturazione del ruolo specifico del pediatra-neonatologo nell'affiancarsi ad altre figure di educatori prenatali (ostetriche, vigilatrici d'infanzia, puericultrici, assistenti sanitari, ecc.).

Contatto precoce dopo il parto.

Il contatto precoce fra madre e figlio subito dopo la nascita ha un effetto positivo sull'allattamento al seno (Perez-Escamilla, 1994), riduce la pratica di somministrare precocemente le supplementazioni (Kurinij,1991) e riduce il pianto del bambino (Christensson 1995), senza pregiudicare il suo adattamento alla nuova vita extrauterina (Chirstensson 1994).

Il contatto pelle-a-pelle supervisionato dal personale addetto alle cure immediate alla nascita va proposto non appena possibile dopo il parto ed idealmente protratto durante le prime 2 ore, creando le condizioni microclimatiche favorenti la suzione del bambino al seno, che non sempre avviene spontaneamente nella prima ora di vita.

L'intervento degli operatori sanitari deve comunque attenersi a criteri di sicurezza e di opportunità. Nel promuovere l'allattamento al seno in sala parto ed i primi contatti fra madre e bambino non si deve infatti rinunciare alla valutazione e/o alla attenta supervisione delle condizioni di benessere del neonato. In particolare, l'avvio dell'allattamento al seno non deve essere forzato nei modi e nella precocità, ad evitare effetti controproducenti (Widstrom 1993).

Eventuali difficoltà nell'andamento del travaglio e del parto oltre alla volontà espressa dalla madre potranno suggerire variazioni nei tempi e nei modi di queste esperienze.

Ne deriva che le procedure assistenziali non d'urgenza al neonato, come il primo bagnetto o le profilassi di routine (oculare e vitaminica) possono essere posticipate di qualche ora, proprio per non interferire ed interrompere quell'intimità tra bambino, madre e padre tipica delle prime ore dopo la nascita e per favorire l'emergere quanto più spontaneo possibile delle competenze del neonato.

Rooming-in.

Per rooming-in si intende la permanenza di madre e bambino nella stessa stanza per il periodo di tempo più lungo possibile nell'arco delle 24 ore, ovvero sia di giorno che di notte, ad eccezione del tempo strettamente necessario alle procedure assistenziali, e con inizio a partire dal momento in cui la madre risulti in grado di rispondere dopo il parto alle richieste del suo bambino.  E' quindi indispensabile che la madre venga sostenuta e guidata dal personale infermieristico nella presa in carico del bambino, specie nei casi in cui le condizioni personali e/o cliniche materne e del bambino, non le permettano una precoce gestione autonoma del figlio. Secondo un'accezione allargata di rooming-in, si possono includere nella stessa stanza anche il padre ed altri membri della famiglia (specialmente se le stanze sono ad un letto solo e sufficientemente confortevole). Così, quando la madre non sia disponibile, il padre od un altro familiare può condividere la cura del neonato (Giustardi, 2001).

Il rooming-in viene suggerito come modello organizzativo valido a promuovere l'allattamento al seno in quanto sono favorite le poppate al seno a vera domanda (Yamauchi 1990) riducendo il bisogno di supplementazioni di liquidi diversi dal latte materno, potendo inoltre rappresentare un'utile periodo di precoce conoscenza fra madre e neonato e di addestramento della madre nella gestione del bambino e nell'affrontare e superare le difficoltà connesse (rifiuto di succhiare, pianto, ritmi di poppata frequenti, ecc…) (Davanzo, 1999).

Un'altra caratteristica positiva del rooming-in è quella di poter contare sulla capacità materna di rilevare precocemente nel neonato le manifestazioni proprie dei comuni disturbi dell'adattamento neonatale e segni di allarme di  eventuali patologie.

Il rooming-in risulta nel complesso gradito alle donne (Cuttini 1995), nonostante fattori di carattere sociale e culturale possano creare concrete difficoltà di implementazione.Tenuto conto di questi positivi effetti e delle documentazioni di efficacia nel promuovere l'allattamento al seno  (studio controllato randomizzato di Lindemberg, 1990; e studio non randomizzato di Lutter 1997), il rooming-in dovrebbe rivestire il carattere di routinaria proposta istituzionale da parte del centro nascita e non di semplice opportunità (per espressa scelta della madre) offerta in alternativa alla custodia del bambino presso il Nido. Mamma e bambino nel periodo intercorrente fra nascita e dimissione dall'ospedale vanno quindi separati quanto meno possibile. Il Nido va però  mantenuto come servizio complementare per le situazioni di reale bisogno e per rispondere ad eventuali temporanee richieste delle puerpere che desiderano o devono delegare al personale l'accudimento diretto del proprio figlio.

Allattamento a domanda con attacco adeguato al seno materno

L'allattamento a domanda del bambino, ammesso che sia attaccato correttamente al seno materno (Righard 1992; Rapisardi 2000) ad evitare una poppata inefficiente e l'insorgenza di ragadi mammarie (De Carvalho, 1984; Woolridge 1986) nella misura in cui anticipa e stimola la galattopoiesi aiuta a prevenire l'ingorgo mammario (Illingwoth 1952), diminuisce l'incidenza e l'entità dell'ittero neonatale (De Carvalho 1982; Yamauchi 1990), riduce il calo ponderale (Yamauchi 1990), anticipa il successivo recupero di peso (Illingworth 1952) e aumenta la durata dell'allattamento al seno (Martines 1999; Centuori 1999).

E' tuttavia necessario uno speciale sostegno alla madre nei primi giorni dopo il parto per consentirle di rispondere alle poppate a domanda del bambino, che possono essere transitoriamente anche molto frequenti (Klauss 1987).

Importanza dell'esclusività dell'allattamento al seno.

Secondo un'indagine recente nel periodo intercorrente fra 1995 e 1999 si è riscontrato in Italia un significativo aumento a tre mesi di vita dell'allattamento al seno completo (somma di esclusivo e predominante), passato dal 37.3 % al 44.6 % (Giovannini, 2000).

Quanto esclusivamente si allatti in Italia non è tuttavia noto con precisione, mancando un sistema di monitoraggio nazionale, peraltro caldeggiato dal Ministero della Sanità (Circolare 16 del 24/10/00)

L'esclusività dell'allattamento al seno correttamente intesa (WHO 1993) è elemento predittivo positivo della durata dell'allattamento al seno (Nylander 1991; Martin-Clama 1997; Centuori 1999) e va per quanto possibile incoraggiata.

In letteratura è riportato che la durata dell'allattamento materno si correla positivamente sia con la salute infantile, come dimostrato quantomeno per alcune patologie quali l'obesità   (von Kries 1999; Gillman 2001), l'atopia (Saarinen, 1995), l'asma bronchiale (Gdalevich 2001; Infante-Rivard 2001) e le infezioni (Aniansson 1994), sia con la salute materna, come accade per la riduzione del rischio di cancro del seno, anche se invero  modesta e perlopiù dopo lattazione prolungata (Newcomb 1994; Zheng 2000; Chang-Claude 2000; Bernier 2000; ).

L'entità di tali effetti è al momento oggetto di nuove ricerche soprattutto nell'ambito immunologico ed allergologico.

Esistono situazioni mediche (per esempio un calo ponderale neonatale eccessivo, maggiore al 10 % o mal tollerato) in cui è indicato ricorrere alle supplementazioni, ma queste non vanno estese alla totalità dei bambini sani, a termine, di peso appropriato per non correre il rischio di interferire con il successo dell'allattamento al seno.

Del resto la supplementazione di soluzione glucosata nei primi due giorni di vita non è necessaria per evitare l'ipoglicemia (Martin-Calama 1997), mentre può in certe situazioni associarsi ad un maggior calo ponderale da parte del neonato e ad una sua ospedalizzazione più prolungata (Glover  1990). Le supplementazioni d'acqua e di soluzione glucosata non sono sufficienti a ridurre l'iperbilirubinemia neonatale (De Carvalho 1981; Nicoll 1982).

Le supplementazioni interferiscono concretamente con il processo naturale dell'allattamento, in quanto annullano il meccanismo di feed-back tra madre e bambino, su cui si basa l'adeguata calibrazione dell'offerta materna. Inoltre possono minare la fiducia della madre nelle proprie competenze di nutrice e di madre. Il ricorso alle supplementazioni rappresenta infine un indicatore delle difficoltà materne e dei limiti di competenze specifiche sulla gestione dell'allattamento al seno da parte degli operatori sanitari.

Ciucci e biberon.

L'uso del ciuccio può essere comodo per ridurre l'ansia materna dei primi giorni di vita (Giustardi 1996). Tuttavia secondo la teoria detta della "nipple confusion" (Neifert 1995) i ciucci e le tettarelle dei biberon possono interferire con l'allattamento naturale riducendo il tempo speso dal bambino al seno e forse ritardando una corretta dinamica orale (Woolridge 1986b; Nowak 1994) e la tecnica di suzione espressa al seno (Barros 1995). Infatti sono ben conosciuti i pattern di "suzione-deglutizione" riconoscibili già alla 13a-14a settimana di vita fetale e così diversi dal pattern post-natale che permette la suzione-deglutizione al seno. Pertanto succhiare il ciuccio e/o poppare al biberon subito dopo la nascita può contribuire a mantenere attivo il pattern di "suzione-deglutizione" non nutriva utilizzato in utero e confondere il neonato nella delicata fase di digiuno in cui l'offerta precoce e tempestiva del seno è fondamentale nell'evocare il pattern post-natale di suzione-deglutizione responsabile del buon avvio dell'alimentazione naturale.

Perciò sviare il bambino dal seno risulterebbe indipendente dall'effetto sull'appetito secondario all'introduzione di supplementazioni veicolate dal biberon e si riscontrerebbe quindi anche a seguito della somministrazione col biberon di latte materno spremuto (Mathew 1989).

L'uso incondizionato di tettarelle e ciucci è stato inoltre associato a conseguenze negative quali una ridotta attività del muscolo massetere (Inoue 1995),  malocclusioni (Labbock 1987; Ogaard 1994; Drane 1996),  anormalità del timpanogramma da possibile disfunzione della tromba di Eustachio (Tully 1995), ed aumentata incidenza di otiti acute e ricorrenti (Williamson 1994;  Niemela 1995, 2000), anche se alcuni studi hanno sottolineato come un'eventuale dipendenza dal ciuccio possa prevenire la suzione non esplorativa e prolungata del dito da cui sembra più difficile disabituarsi (Vadiakas 1998).

Il ricorso al bicchierino per somministrare (quando servono) liquidi al neonato è stato suggerito come un metodo sicuro (Howard 1999), alternativo al biberon (Malhotra 1999), capace di interferire meno con il successo dell'allattamento al seno (Lang 1994), ma a tutt'oggi gli studi condotti non sono sufficienti a dimostrarne una sicura efficacia nel promuovere l'allattamento al seno.

Certamente questa tecnica, anche in mani esperte, non aiuta il neonato a scoprire il pattern naturale suzione-deglutizione al seno, e pertanto andrebbe riservata ai soggetti che presentino ben identificati bisogni nutrizionali non soddisfatti dall'attacco al seno.

E' stato documentato come i bambini che usano il ciuccio interrompano prima l'allattamento al seno (Victora 1993; Clements 1997; Righard 1997; Aart 1999; Riva 1999; Kloeblen-Tanver 2001), ma sembrerebbe chiarito che più che un rapporto causale, si tratti semplicemente del fatto che il ciuccio rappresenta il  segno di difficoltà precoci al seno materno (Barros 1995; Victora 1997; Kramer 2001). Gli studi sperimentali che al momento negano al biberon o al ciuccio questa responsabilità nell'ostacolare l'allattamento al seno (Conenwett, 1992; Schubiger, 1997) non reggono ad un'attenta critica metodologica (WHO 1998).

Ad ogni modo, i motivi sopra riportati sono al momento sufficienti per eliminare dalle routine delle Maternità l'uso diffuso ed  in verità profondamente radicato di ciucci e tettarelle-biberon. Questo non esclude che se ne possa/debba far uso in casi selezionati e tenendo conto dei riflessi che tale pratica proietta sull'attacco al seno.

Difficoltà con l'allattamento e supporto competente del personale sanitario.

Le madri devono essere correttamente e compiutamente informate non solo sui vantaggi dell'allattamento al seno, ma anche sulle modalità di conduzione e sulle possibili difficoltà e relative soluzioni.

La competenza del personale sanitario in generale e del neonatologo-pediatra in particolare sulla gestione dell'allattamento al seno risulta determinante a differenti livelli: per una corretta educazione sanitaria, per l'elaborazione di adeguati protocolli di promozione dell'allattamento al seno all'interno delle strutture sanitarie, per aiutare la donna a risolvere gli eventuali problemi relativi all'allattamento (ragadi, ingorgo, capezzoli rientranti, rifiuto del bambino di attaccarsi al seno, pianto, …).

Il miglioramento delle conoscenze teoriche, incluse le nozioni di fisiologia della lattazione, può non essere sufficiente da solo a cambiare le pratiche in mancanza di un concomitante aumento delle competenze tecnico-pratiche, quali, ad esempio, la valutazione dell'adeguatezza della poppata al seno (Rapisardi 2000).

Nonostante manchi una precisa valutazione formale d'efficacia della maggior parte degli interventi di formazione a disposizione degli operatori sanitari, 2 recenti studi clinici (uno randomizzato ed uno controllato non randomizzato) hanno potuto evidenziare come corsi strutturati di tre giorni, con metodologia e contenuti standardizzati, siano capaci di far aumentare la prevalenza e la durata dell'allattamento al seno, quantomeno nella misura in cui contribuiscono a colmare dei gap culturali presenti in molte realtà assistenziali (Kramer, 2001; Cattaneo in corso di stampa).

Dimissione ospedaliera ed allattamento al seno.

La dimissione dall'ospedale del neonato dopo il parto deve essere appropriata e concordata (Rapisardi 2000) con l'obiettivo di evitare rischi per madre e bambino (Parisi Eatin 2001).

E' necessario discutere chiaramente con la madre, quali sono i suoi progetti per quanto riguarda l'alimentazione del bambino dopo la dimissione.

Indipendentemente dal preciso momento in cui la dimissione viene effettuata, devono essere prima verificati la buona capacità di alimentarsi al seno da parte del bambino, l'assenza di un calo ponderale eccessivo (< 10 %), la soluzione di eventuali problemi fisici col seno materno (per es.: ingorgo mammario) e, per quanto possibile, l'acquisizione della capacità da parte della madre di spremersi autonomamente il latte dal seno.

Qualora al momento della dimissione manchi ancora la montata lattea o l'avvio della lattazione sia comunque incerto o l'andamento della curva di peso sia ancora in calo o non siano passate ancora 72 ore dal parto il neonato andrà ricontrollato a distanza di 24-48 ore.

Per evitare le possibili ben note complicazioni di un allattamento al seno non supervisionato (iperbilirubinemia e disidratazione ipertonica innanzitutto)(Neifert 2001; AAP 2001) si ribadisce l'utilità dell'attivazione di appositi programmi di follow-up dopo la dimissione (Escobar 2001) e/o l'affidamento precoce al pediatra di famiglia la cui scelta andrebbe auspicabilmente fatta ancor prima dell'evento nascita o al momento della dimissione dall'ospedale.

Sostegno nel tempo alla donna che allatta.

E' noto che nelle prime settimane dopo il parto la percentuale di allattamento al seno esclusivo si riduce per effetto delle difficoltà incontrate dalla madre (Vogel 1999), in particolare per la percezione di un'insufficiente produzione di latte (Hillervik-Lindquist 1991), specialmente durante il puerperio, periodo che corrisponde per quanto riguarda la lattazione alla fase sensibile della "calibrazione" (Woolridge 1996).

E' probabile che una combinazione del sostegno prenatale, al momento della nascita,  e dopo la dimissione agisca positivamente in maniera sinergica.

Non è tuttavia chiaro quale sia la strutturazione più efficace dell'intervento ed in particolare dei suoi modi e dei tempi.

L'efficacia dei servizi sanitari nel sostenere nel tempo l'allattamento al seno non è ben documentata, perché gli studi portano a conclusioni non univoche (Grossman 1990; Neyzi 1991), anche in rapporto al tipo ed alla qualità di intervento proposto.

Indipendentemente dall'efficacia dei loro interventi, gli operatori sanitari (anche territoriali) possono incontrare difficoltà a sostenere adeguatamente nel tempo la donna che allatta, per cui è ipotizzabile in caso di bisogno il ricorso alle risorse (ove presenti) disponibili sul territorio. Fra queste vanno ricordati i gruppi di sostegno mamma a mamma ed i peer consellors. Questi gruppi potrebbero riuscire meglio dei servizi sanitari ad instaurare quel rapporto continuativo uno-ad-uno che è la base per aumentare la fiducia nella madre che allatta e per consentirle quindi di superare le difficoltà.

Mentre sui gruppi di sostegno mamma a mamma non ci sono sufficienti documentazioni di efficacia a causa dell'inevitabile auto-selezione delle utenti (Meara 1976), sono ormai disponibili documentazioni riferite all'intervento di consulenza fra pari (donne appartenenti alla comunità che si sono rese disponibili dopo specifica formazione a fornire sostegno nel tempo) (Morrow 1999).

Questi programmi di sostegno assieme alla sensibilizzazione ed all'informazione attraverso i mass-media contribuiscono a rafforzare nella società la cultura dell'allattamento al seno.  

Rimane aperto il problema dell'applicazione di  modelli di promozione dell'allattamento al seno riconosciuti validi da un punto di vista scientifico, secondo modalità, che sede per sede risultino appropriate, cioè rispettose delle diverse realtà culturali, etniche, sociali.

Dieta e sostanze voluttuarie.

Nonostante gli accresciuti fabbisogni nutrizionali della donna che allatta, non vi sono motivazioni scientifiche solide per suggerire limitazioni o regole dietetiche specifiche, ad eccezione della dieta vegetariana stretta (vegan), che mette il lattante a rischio di carenza di vitamina B (Specker, 1994) e del suggerimento di moderare l'assunzione di alcool (Mennella 1991, 1998).

Per quanto riguarda il fumo, è opportuno suggerire alla madre che allatta, come già in gravidanza, di eliminarlo, in considerazione della sua capacità di ridurre la produzione di latte (Horta 2001), oltre che per i noti effetti negativi sulla salute del lattante derivanti dall'assunzione di nicotina (AAP, 1994) e dal fumo passivo negli ambienti dove soggiorna il piccolo.

Controindicazioni ad allattare.

Queste risultano nel complesso piuttosto rare (Lawrence 2001), se vengono correttamente distinte dalle situazioni, ben più numerose, che invece si limitano ad ostacolare in varia misura l'allattamento al seno (Davanzo 1995, 2001) (Tavola 1) .

Tavola 1. Controindicazioni all'allattamento al seno

(modificato da Lawrence 2001 e da Davanzo 1995, 2001).

Malattie e condizioni materne

 Epatite B in atto (non lo stato di semplice portatore)

 Infezione da HIV 1 e 2

 Infezione da HTLV

 Severa debilitazione

 Alcolismo e tabagismo spinti

 Tossicodipendenza

 Assunzione di farmaci assolutamente controindicati (v. tabella 2)

 Problemi locali del seno

 HSV bilaterale al capezzolo

 Cancro mammario

 Errori congeniti del metabolismo

 Galattosemia

 FKU e MSUD (ammesse piccole quantità di latte materno)

* E' noto che nel latte umano possono essere ritrovati diversi tipi di virus (virusgalattia)(Michie 2001). La carica nel latte umano dell'HCV  non è tuttavia metodo consolidato per assumere decisioni cliniche sulla liceità o  meno dell'allattamento materno, nè viene preso in considerazione come fattore di rischio dalle raccomandazioni formulate dal CDC (1998). La presenza del CMV nel latte umano, altra problematica discussa in letteratura, risulta clinicamente rilevante essenzialmente nel caso di allattamento materno di prematuri (Hamprecht 2001)

Fra le controindicazioni assolute vanno ricordate da parte materna l'infezione da HIV, quella da HTLV, l'assunzione di alcuni farmaci assolutamente controindicati e delle droghe (AAP, 1994, 2001; Ito, 2000; Hale 2000) (Tavola 2) ;

  Farmaci controindicati in corso di allattamento al seno

(modificato da AAP, 1994 e 2001; Ito, 2000; Hale 2000; Davanzo, 2001)

 Amiodarone (inibizione tiroidea)

 Antidepressivi di vecchia generazione, della classe degli inibitori delle monoaminoossidasi

 Bromocriptina  (blocca la produzione di latte)

 Ciprofloxacina (antibiotico con possibile tossicità per l'intestino)

 Citotossici (es: ciclofosfamide, ciclosporina, doxorubicina, metotrexate) ed antitumorali

 Droghe (eroina, morfina, cocaina e amfetamine, compresi gli anoressizzanti)

 Ergotamina (blocca la produzione di latte oltre che essere tossica per il bambino)

 Indometacina (possibile insorgenza di convulsioni neonatali)

 Litio (possibile tossicità multiorgano)

 Mebendazolo

 Sostanze radioattive impiegate per l'esecuzione delle scintigrafie

Sulfamidici, tetracicline, cloramfenicolo (antibiotici il cui uso è proibito in età neonatale) da parte del bambino, ricordiamo la galattosemia e come controindicazione parziale la fenilchetonuria. Tutte le altre situazioni qui non menzionate non rappresentano una controindicazione certa ad allattare (vedi l'esempio dello stato di portatrice di HCV della madre)(European Paediatrc Hepatitis C Virus Network 2001)  o  andrebbero giudicate quantomeno su base individuale (ad es.: madre tossicodipendente, assunzione di psicofarmaci, ecc…). Anche l'eventuale presenza nel latte materno di inquinanti ambientali quali i bifenili policlorinati (PBC) e la diossina, pur sollevando giuste problematiche di natura ecologica, non compromettono il valore globale positivo dell'allattamento al seno per il bambino (Koopman-Esseboom 1996; Patandin 1999).

Adeguatezza nutrizionale e durata dell'allattamento al seno.

Il latte materno può rappresentare l'alimento esclusivo del bambino per tutti i primi 6 mesi compiuti di vita (Dewey 2001). La valutazione della crescita del bambino o delle reali esigenze di natura fisica o sociale della nutrice  permetterà di individuare i casi in cui questo limite vada invece anticipato a 4 o 5 mesi (Lanigan 2001a, 2001b) considerando tuttavia la specificità auxologica del bambino allattato al seno (Dewey, 1994). La crescita media settimanale è di 150-200 gr, anche se un limite minimo accettabile è rappresentato da 125 gr alla settimana (Rapisardi 2000).

Nei primi 6 mesi di vita non sono necessarie supplementazioni nutrizionali routinarie, né di ferro (Griffin 2001), né di zinco, né di fluoro, né di vitamina D, che possono tuttavia essere indicate per singoli lattanti. Pur essendo povero di vitamina D (Rodriguez-Palacio, 1999), il latte umano non pregiudica la mineralizzazione ossea (Park 1998). La supplementazione di vitamina D andrà riservata ai bambini  di pelle scura (Kreiter, 2000), quando poco esposti alla luce del sole o allattati da donne carenti di vitamina D (AAP, 1997; Greer, 2001)

L'allattamento al seno può continuare anche dopo l'introduzione dei cibi solidi (alimentazione complementare) e protrarsi (senza esasperazioni e forzature) nel secondo anno di vita ed oltre in base al desiderio reciproco di madre e bambino.

Conclusioni.

Noto il valore umano ed affettivo dell'esperienza dell'allattamento al seno e vista la letteratura scientifica, che sottolinea non solo l'esistenza di numerosi ed indubbi benefici dell'allattamento al seno, ma anche la possibilità da parte dei professionisti della Salute di incidere sulle routine e le procedure assistenziali per incoraggiare e sostenere l'allattamento al seno, la Società Italiana di Neonatologia suggerisce che la promozione dell'allattamento materno a favore del neonato sano si basi sui seguenti elementi:

 Diritto della madre e più in generale della famiglia di effettuare una scelta libera e consapevole sull'allattamento infantile;

 Impegno del neonatologo-pediatra, di cui si sollecita l'adeguata preparazione non solo teorica, ma anche pratica, a sostenere a livello professionale e organizzativo l'allattamento al seno ed a sviluppare a livello dei curricula studiorum conoscenze e competenze specifiche;

 Avvio precoce dopo il parto del contatto pelle a pelle e delle prime esperienze di alimentazione;

 Pieno appoggio alla proposta istituzionale del rooming-in, in armonia con quanto indicato da D.M. del 24 aprile 2000:

 Allattamento a domanda con attacco adeguato al seno materno;

 Eliminazione delle supplementazioni routinarie di sostituti del latte materno ai fini di favorire l'allattamento esclusivo;

 Eliminazione/riduzione dell'uso dei ciucci, quantomeno nelle prime settimane di vita;

 Dimissione dalla Maternità della coppia madre-bambino in una situazione protetta, concordata e chiara dal punto di vista alimentare;

 Riconoscimento dell'esiguo numero di controindicazioni all'allattamento al seno;

 Adeguatezza nutrizionale del latte materno come esclusiva fonte di nutrimento per i primi 6 mesi di vita, in condizioni di crescita normali e di benessere del bambino;

 Prosecuzione dell'allattamento al seno anche dopo l'inizio dello svezzamento e in base al desiderio della coppia madre-bambino, anche oltre il secondo anno di vita.

Bibliografia : RACCOMANDAZIONI della SOCIETA' ITALIANA di NEONATOLOGIA

sull'ALLATTAMENTO MATERNO  per i nati a termine, di peso appropriato, sani

http://www.careperinatologia.it/archivio/works/
raccomandazioni%20sin.html#tasto

L'allattamento al seno riduce il rischio di diabete mellito di tipo 2 nei bambini e negli adolescenti
Il diabete mellito di tipo 2 è in continuo aumento tra i bambini e gli adolescenti.
Uno studio caso-controllo è stato condotto su 46 pazienti d'età inferiore a 18 anni affetti da diabete di tipo 2 e su 92 soggetti di controllo.
La regressione logistica multipla ha individuato come predittori indipendenti significativi di diabete, un persistente stato diabetico ( OR: 14,4; CI: 2,86-72,5 ), diabete gestazionale ( OR: 4,4; CI: 1,38-14,1 ) e l'allattamento al seno superiore ai 12 mesi ( OR: 0,24; CI: 0,13-0,99 ).
Altri fattori associati al diabete, il cui rischio non era tuttavia statisticamente significativo, sono stati: peso alla nascita inferiore a 2.500 g o superiore a 4.000g , obesità materna.
Secondo i Ricercatori canadesi l'allattamento al seno riduce il rischio di diabete di tipo 2 e dovrebbe essere raccomandato come potenziale intervento per controllare la malattia. ( Xagena_2002 )

Young TK et al, Arch Pediatr Adolesc Med 2002; 156: 651-655

http://www2.xagena.it/xagena/8823_epediatriait.htm

Nutrizione infantile: allattamento al seno permette risveglio più facile a 2-3 mesi

I bambini allattati al seno possono essere risvegliati molto più facilmente dal sonno attivo all'età di 2-3 mesi rispetto a quelli nutriti con allattamento artificiale. Ciò può avere importanti implicazioni per la prevenzione della morte istantanea infantile (SIDS). E' assodato che risveglio dal sonno infatti costituisca un importante meccanismo di difesa che potrebbe essere danneggiato nelle vittime dela SIDS. In precedenza è stato dimostrato che la facilità al risveglio può essere danneggiata dai principali fattori di rischio di SIDS, come il sonno in posizione prona e l'abitudine al fumo nella madre. Il periodo critico per il rischio di SIDS è quello compreso fra i 2 ed i 4 mesi: in questa fase l'allattamento al seno risulta fondamentale, in quanto la ridotta facilità di risveglio può danneggiare la capacità del bambino di reagire ad una situazione pericolosa per la sopravvivenza. (Arch Dis Child 2004;89:22-25)

http://www.adnsalute.it/ADNsalute/news.nsf?OpenDatabase

L'allattamento al seno costituirebbe un metodo semplice e naturale per accelerare la cicatrizzazione delle ferite materne procurate dal parto, sia esso naturale che cesareo.
L’effetto positivo si ha grazie alla messa in circolo di sostanze che, oltre a favorire l'allattamento stesso, stimolano il sistema immunitario.
La scoperta è merito degli scienziati della Ohio State University di Columbus guidati da Tara Craft, e la ricerca è stata condotta sui topi.
Tara Craft ha riferito i suoi risultati alla conferenza annuale della Society for Neuroscience in corso a New Orleans, in Louisiana, anticipando la possibilita' di proseguire gli studi sulle donne.
Ai fini di dimostrare la loro tesi gli scienziati hanno procurato delle piccole ferite a femmine di roditori che avevano partorito il giorno prima ed hanno impedito ad alcune di loro di allattare i cuccioli. Dai confronti è emerso che gli animali che hanno potuto allattare dopo cinque giorni avevano le ferite il 30% piu' ridotte che non le altre femmine.
La prolattina, che abbonda nella neo-mamma, induce l'aumento di cellule immunitarie in circolo nel sangue, ha spiegato Craft, mentre l'ossitocina, che stimola la formazione del latte, sopprime gli ormoni dello stress. Questo spiegherebbe la piu' intensa attivita' cicatrizzante riscontrata nelle mamme di topo. Ora gli scienziati stanno pensando di ripetere la ricerca sulle donne

http://www.italiasalute.it/News.asp?ID=5198

Quali benefici?
Fra i vari effetti positivi dell'allattamento al seno, nel breve e lungo periodo, riportati dalla letteratura, era stata segnalata una maggiore protezione rispetto allo sviluppo di ipertensione arteriosa nell'età giovane-adulta: si riscontrava una minore incidenza di tale patologia nei soggetti che avevano ricevuto come alimento nei primi mesi di vita il latte di donna, rispetto a coloro che avevano ricevuto latte artificiale.
Questi dati sembravano avere un loro razionale nel minor contenuto di sodio del latte umano rispetto al latte artificiale; contenuto sicuramente più abbondante nelle confezioni in commercio fino a circa 20 anni orsono. Un'altra importante differenza sarebbe costituita dal più elevato contenuto di acidi grassi polinsaturi del latte materno che giocherebbero un ruolo rilevante nel miglioramento della funzione endoteliale della parete vasale.
In passato alcuni studi avevano riportato prove di una differenza nei valori di pressione arteriosa nei due gruppi di soggetti esaminati, coloro che avevano ricevuto allattamento materno e coloro che erano stati allattati in modo artificiale. È importante rilevare, tuttavia, che non sempre era stata riscontrata una differenza significativa tra le due modalità di allattamento; la maggior parte di queste ricerche, inoltre, era stata condotta su popolazioni non particolarmente numerose, così da non avere un peso statistico sufficientemente rilevante.

Lo studio
Un rinnovato interesse su questo argomento ha portato un gruppo di ricercatori della St. George's Hospital Medical School di Londra, guidato da Christopher Owen, ad effettuare una metanalisi di 24 studi, condotti in Europa, America Settentrionale, Sudafrica, Australia e Israele, comprendenti una coorte complessiva di quasi 20.000 individui, in cui erano state studiate le differenze più significative nell'età giovane-adulta dei due gruppi di soggetti sottoposti ad un diverso tipo di allattamento.
Gli Autori riferiscono di non avere riscontrato, nel complesso della popolazione considerata, una differenza significativa nei valori di pressione tra i due gruppi; la pressione sistolica nella media degli individui allattati al seno era solamente di 1,1 mmHG inferiore agli altri (p<0.001), con una differenza che risultava più marcata nei singoli studi con un numero basso di persone esaminate (<300), ma decisamente non rilevante negli studi con più di 1.000 casi considerati.

Commento
Si è di fronte ad un dato degno di nota che rileva, ancora una volta, la necessità di includere in tali ricerche un numero elevato di soggetti; questo per ottenere elementi con una significatività statistica buona e non incorrere in valutazioni e conclusioni errate. Nel caso specifico, gli stessi Autori ricordano che, seppure non sia da considerare favorevole per la protezione contro l'ipertensione arteriosa, l'allattamento materno è comunque sempre un beneficio per la salute in generale, per una riduzione dei livelli di colesterolemia, per la prevenzione di obesità, malattie allergiche e infezioni, e per un migliore sviluppo psicosociale.


A cura di Cesare Albanese
Cardiologo

Fonte

Effect of breast feeding in infancy on blood pressure in later life: systematic review and meta-analysis
Owen CG, Whincup PH, Gilg JA, Cook DG.
BMJ 2003: 327, 1189 

http://www.msd-italia.it/farmaci/perilmedico/mmg/editoriali/091203.html

L'allattamento al seno e rischio di atopia ed asma
L'allattamento al seno è ritenuto ridurre il rischio di atopia ed asma , ma l'argomento è controverso.
Uno studio ha valutato la relazione tra allattamento al seno ed insorgenza di atopia ed asma nel lungo periodo tra 1.037 dei 1.139 bambini nati a Dunedin ( Nuova Zelanda ) tra l'aprile 1972 ed il marzo 1973.
I bambini sono stati valutati ogni 2-5 anni dall'età di 9 anni e fino ai 26 anni.
Il 49% ( n = 504 ) dei bambini esaminati era stato allattato al seno ( 4 settimane o più ).
Nei bambini allattati al seno è stata riscontrata tra i 13 ed i 21 anni una maggiore incidenza di atopia , con allergia verso i gatti , gli acari della polvere di casa ed il polline delle Graminacee.
Inoltre i bambini allattati al seno presentavano una maggiore probabilità di ammalarsi di asma tra i 9 anni ed i 26 anni.
Non è stata osservata una relazione tra insorgenza di atopia o asma e storia familiare di febbre da fieno o asma.
Da questi dati emerge che l'allattamento al seno non protegge i bambini contro l'atopia e l'asma , anzi può aumentarne il rischio. ( Xagena_2002 )

Sears MR et al , Lancet 2002 ; 360: 901-907

PediatriaOnline.net

1 . FARMACI ANTIEPILETTICI e ALLATTAMENTO

Ci vengono richieste piuttosto di frequente informazioni sulle possibili controindicazioni dell’allattamento nel caso di pazienti in terapia antiepilettica. L’allattamento al seno viene generalmente raccomandato alle madri dai ginecologi e pediatri, anche in virtù dei possibili benefici del latte materno in termini di riduzione del rischio di infezioni e disturbi immunologici durante la crescita del bambino. I farmaci antiepilettici entrano nel latte materno per semplice diffusione ed il rapporto di concentrazioni latte/plasma dipende da una serie di fattori, quali il peso molecolare, il pka , la lipofilia del farmaco, il pH del latte e, più importante di tutti, l’entità  del legame del farmaco alle proteine plasmatiche (vedi Tabella). I dati e l’esperienza accumulata riguardo i   “vecchi”  farmaci antiepilettici sono consolidati, ed è indicazione generale quella di non sconsigliare l’allattamento al seno (Drug Saf 2000;22:425). Fenitoina, Acido Valproico e  Carbamazepina, con un’ alta percentuale di legame alle proteine plasmatiche, raggiungono peraltro delle concentrazioni nel latte materno piuttosto basse. Nel caso del Fenobarbitale, la cui eliminazione è piuttosto lenta nei primi giorni di vita del neonato, si consiglia di osservare il bimbo nel caso si manifestino segni di sedazione e difficoltà nella suzione. Per quanto riguarda i nuovi farmaci antiepilettici, le informazioni sono scarse e frammentarie. La casistica più consistente riguarda la Lamotrigina, con lo studio di 9 pazienti  e dei loro 10 bambini (Epilepsia 2000;41:709). La Lamotrigina diffonde in  quantità considerevole nel latte materno e i neonati mostrano concentrazioni plasmatiche del farmaco comparabili a quelle ottenibili durante un trattamento attivo, anche a causa della lenta eliminazione metabolica (la glucuronazione, principale via metabolica della Lamotrigina, non è ancora sviluppata nel neonato). In questa casistica, così come in altri 2 casi pubblicati (Epilepsia 1997;38:1039; Eur J Clin Pharmacol 1997;51:481), l’allattamento non ha comportato comunque segni di tossicità o di effetti indesiderati per il neonato.  Pubblicati alla fine del 2002 infine i primi dati relativi  a 3 pazienti in terapia con Topiramato, seguite assieme ai neonati anche durante una fase di 3 mesi di allattamento (Epilepsia 2002;43:1157). Anche per questo farmaco il passaggio nel latte materno è importante, ma le concentrazioni plasmatiche nel neonato sono risultate molto basse e non sono stati registrati segni di tossicità durante l’allattamento. Nel complesso, il dato che emerge dalla maggior parte delle rassegne sull’argomento è quello di tener conto dei considerevoli vantaggi del latte materno rispetto a quello artificiale nella valutazione dei rischi-benefici dell’allattamento al seno. Ogni caso andrà comunque affrontato individualmente, prendendo in esame tutti i possibili aspetti, non ultimo quello psicologico della madre.

FARMACO

ANTIEPILETTICO

LEGAME

PROTEICO (%)

RAPPORTO

LATTE/PLASMA

CONCENTRAZIONI

 nel  NEONATO

Acido Valproico

90

0,01-0,1

Non terapeutiche

Carbamazepina

75

0,17-0,69

Non terapeutiche

Etosuccimide

  0

0,8-0,9

Terapeutiche

Fenitoina

90

0,06-0,18

Non terapeutiche