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Oggi
mi sono sentita proprio vecchia: la bimba che ho visto
nascere quando mi sono sposata è venuta a presentarmi la
sua primogenita , con la promessa che anche lei un giorno
sarà mia assistita (ho incrociato le dita sotto la
scrivania). Ma deve farmi anche una richiesta, vuole
infatti sospendere l’allattamento
dopo appena quindici giorni dalla nascita perché
teme ripercussioni estetiche sul seno, vuole riprendere le terapie antidepressive interrotte in
gravidanza e, soprattutto chiede una efficace
contraccezione.
Ricordati:
La lattazione è un potentissimo mezzo di sopravvivenza.
Il ricorso al latte artificiale è giustificato solo in
situazioni molto rare e particolari - la natura non lo ha
previsto nei suoi piani. Hai mai visto una gatta dare il
biberon ai suoi piccoli?
http://xoomer.virgilio.it/uschmid/start.htm
.....................Da
questi esempi emerge come la cultura medica ufficiale (da
cui originano i libri di testo) presenta lacune
concettuali sia sulla pratica che sulla teoria
dell'allattamento al seno.
A
maggior ragione quindi si sente la necessità in questo
campo di una formazione strutturata e completa degli
operatori sanitari.
Fra
i corsi di formazione disponibili esiste ora la versione
italiana del corso di 18 ore dell'UNICEF (10). La
denominazione ufficiale del corso é: Promozione e Pratica
dell'Allattamento al Seno. Corso per operatori sanitari;
il manuale relativo (che é un manuale per chi si impegnerà
nella formazione di formatori e non per semplici
partecipanti) é stato stampato a spese della Regione
Friuli Venezia Giulia nell'autunno 1996 ed inviato alle
Segreterie particolari degli Assessorati alla Sanità
delle varie Regioni italiane e Province Autonome, dove può
essere richiesto..................
http://xoomer.virgilio.it/pipuzzi/Davanzo.html
Lo
ammetto...non sapevo che esisteva addirittura un Movimento
........
MAMI-
Movimento allattamento materno italiano -
fa parte della WABA, una rete internazionale di
organizzazioni ed individui convinti che l'allattamento al
seno costituisca un diritto di ogni madre ed una
componente fondamentale nell'assicurare ad ogni bambino il
meglio in termini di alimentazione, salute e cure. I
membri si dedicano alla protezione, alla promozione ed al
sostegno dell'allattamento. MAMI s'impegna a contribuire
alla realizzazione degli obbiettivi operativi contenuti
nella Dichiarazione degli Innocenti (OMS/UNICEF). Si
propone di:
promuovere
più cooperazione a livello regionale e nazionale;
eliminare tutti gli ostacoli all'allattamento materno;
fare
rinascere e sostenere una cultura globale favorevole
all'allattamento materno;
Sul territorio italiano MAMI intende:
diffondere informazioni e creare reti operative;
costruire legami fra tutti i promotori dell'allattamento
materno: gruppi di base ed singoli operator, agenzie
dell'ONU, organi del governo, e organizzazioni
non-governative;
rafforzare e coordinare attività già esistenti per
aumentarne l'impatto;
stimolare e sostenere sforzi nuovi e collaborativi.
La
Settimana per l'Allattamento Materno (SAM) si svolge dal 1
al 7 ottobre Il tema 2003 è Allattamento in un mondo
globalizzato - per la pace e la giustizia
http://arnone.de.unifi.it/mami/
Uso
di farmaci.
Mese dopo mese vengono pubblicati studi sui farmaci; ormai
sappiamo che la maggior parte di questi, così come degli
anestetici, è compatibile con l'allattamento. Ci sono
pochi farmaci veramente incompatibili con l’allattamento
al seno. Se un farmaco è stato assunto durante la
gravidanza, è probabile che si possa continuare ad
assumerlo durante l’allattamento poiché la quantità
che passa nel latte è solitamente nettamente inferiore a
quello che passa nell’utero. Molte volte un farmaco
incompatibile può essere sostituito con un altro non
controindicato; ed è da ricordare che l'uso saltuario di
alcuni farmaci non costituisce un pericolo anche quando
l'uso continuo sarebbe una controindicazione per
l'allattamento. Molti fattori devono essere presi in
considerazione quando la questione è se assumere il
farmaco e/o sospendere l'allattamento al seno: da un lato
l'età e il peso del bambino, il dosaggio e il modo di
somministrazione del farmaco, ecc.; dall’altro i rischi
(ad es. In caso di predisposizioni allergiche)
dell’assunzione di latte artificiale.
Molti
operatori non considerano seriamente i rischi
dell'allattamento artificiale. Per esempio, la possibilità
di sviluppare otite media nella nostra società è
considerata come un dato di fatto, un rischio
dell'infanzia, piuttosto che un risultato
dell'allattamento artificiale. Dovrebbero anche essere
considerati i rischi per la madre, non solo di ingorgo e
mastite, ma anche di aumentato cancro al seno13-14. Su
queste basi, è giusto dire che l'allattamento al seno non
è quasi mai controindicato.
Credo
che sia arrivato il momento di cominciare a considerare il
latte artificiale un farmaco. È molto diverso dal latte
materno che esso sostituisce1 e, come la maggior parte di
farmaci, ha effetti collaterali nel breve, medio e lungo
termine.2-12 Alcuni di questi minacciano la vita7-12
mentre altri hanno conseguenze che durano per tutta la
vita del bambino. Il fatto che molti milioni di bambini
siano cresciuti presumibilmente in buona salute senza aver
mai assaggiato il latte delle loro madri è un elogio
all'adattabilità straordinaria dell'essere umano, ma non
è un argomento per considerare l'allattamento al seno e
l'allattamento artificiale come uguali, né per
considerare quest'ultimo senza rischi.
Esistono
alcune scelte: guardiamo la farmacologia. In teoria la
paroxetina, un antidepressivo inibitore selettivo del
riassorbimento della serotonina (selective serotonin
reuptake inhibitor, SSRI) potrebbe essere l'antidepressivo
ideale se c'è n'è bisogno, per una madre che allatta.
Meno dell'1% del farmaco totale si trova nella
circolazione sanguigna materna e circa il 95 % della
paroxetina in circolo è legato alle proteine del plasma,
rendendo estremamente improbabile l'eliminazione di
quantità significanti nel latte. Anche la sertralina, un
altro antidepressivo SSRI, viene eliminato nel latte in
quantità insignificanti.16
http://www.lalecheleague.org/Lang/Italmamma44.96.html
Dati
epidemiologici
Secondo
l’Organizzazione Mondiale della Sanità sono circa 1,5
milioni i bambini che ogni anno muoiono perché non sono
stati allattati con latte materno. Soprattutto nelle zone
dove l’acqua non è sicura e può essere anche
fortemente inquinata, i bambini che prendono il latte
artificiale hanno il 25 per cento di probabilità in più
di morire di diarrea rispetto ai bambini allattati al
seno. Questa situazione ha portato all’introduzione di
un codice per regolamentare il mercato dei sostituti del
latte materno nel 1981, codice che però non è sempre
rispettato dalle grandi aziende produttrici di latte
artificiale.
Tenendo
conto della validità per la salute del bambino e della
madre dell’allattamento al seno, tra gli obiettivi del
programma "Salute per tutti entro l'anno 2000",
l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha posto quello di
avere almeno il 75 per cento dei nuovi nati attaccati al
seno e almeno il 50 per cento che conservi tale
alimentazione fino a sei mesi. Le raccomandazioni dell’OMS
vanno nella direzione di un allattamento esclusivo per i
primi sei mesi di vita del bambino e di un allattamento
complementare alla somministrazione di altri cibi fino ai
due anni di vita. 500 ml di latte materno al giorno
conferiscono, nel secondo anno di vita del bambino, ancora
il 31 per cento del suo fabbisogno totale di calorie, il
38 per cento di quello di proteine, il 45 per cento di
quello di vitamina A e il 95 per cento di quello di
vitamina C.
A
partire dagli anni ’80, sono nate a livello mondiale,
promosse dall’OMS e dall’UNICEF, una serie di
iniziative per il sostegno, la difesa e la diffusione
dell’allattamento al seno. Nel 1992, l’UNICEF e l’OMS
hanno lanciato l'iniziativa "Ospedali amici dei
bambini" con l'obiettivo di assicurare che tutti gli
ospedali accolgano nel migliore modo possibile i nuovi
nati e diano sostegno all'allattamento al seno. Un
ospedale è dichiarato "amico dei bambini"
quando si impegna a non accettare campioni gratuiti o a
buon mercato di surrogati del latte materno, biberon o
tettarelle, e ad applicare “I dieci passi per
l’allattamento al seno”. Dal lancio di questa
iniziativa a oggi sono stati più di 15 mila gli ospedali
in 128 paesi in via di sviluppo ed industrializzati a
ottenere il riconoscimento di "amici dei
bambini". In molte zone dove gli ospedali sono stati
riconosciuti "amici dei bambini", è aumentato
il numero di donne che allattano al seno ed è migliorato
lo stato di salute dell'infanzia.
Altrettanto
significative sono state, oltre all’approvazione del
codice sulla regolamentazione del mercato dei sostituti
del latte materno e alla recente ripresa del tema in una
risoluzione OMS del 19 marzo 2002 (“Childhood nutrition
and progress in implementing the International code of
marketing of breast-milk substitutes”), la
“Dichiarazione degli Innocenti sulla Protezione,
Promozione e Sostegno all’allattamento al seno”, nata
dalla 45esima Assemblea Mondiale della Sanità nel Maggio
1992 su “Allattamento al seno negli anni ’90:
un’iniziativa globale” e recepita in una risoluzione
dell’OMS (WHA
45.34). Di grande rilievo anche le Dichiarazioni
congiunte OMS/UNICEF da quella del 1989 su “Allattamento al seno: protezione,
incoraggiamento e sostegno. L’importanza del ruolo dei
servizi per la maternità” fino alla recente
“Strategia globale dell’OMS per la nutrizione dei
neonati e dei bambini” del 16 aprile 2002. Oggetto di
tutte queste risoluzioni è il raggiungimento degli
obiettivi prefissati dall’OMS attraverso la formazione
di operatori sanitari e di strutture di counseling in
grado di promuovere e sostenere la pratica
dell’allattamento al seno nei diversi contesti culturali
e legislativi
Controindicazioni
Oggi,
alla luce di ricerche prolungate e recenti, si sa che il
caso in cui la madre non dovrebbe allattare per ragioni
mediche o ereditarie è l'eccezione piuttosto che la
regola. Vediamo i casi in cui invece è controindicato
l’allattamento al seno:
Uso
di farmaci. Ormai si sa che l’uso di molti farmaci, così
come degli anestetici, è compatibile con l'allattamento e
sono pochi i farmaci veramente incompatibili con
l’allattamento al seno. Se un farmaco è stato assunto
durante la gravidanza, è probabile che si possa
continuare ad assumerlo anche durante l’allattamento
poiché la quantità che passa nel latte è solitamente
nettamente inferiore a quello che passa nell’utero.
Molte volte un farmaco incompatibile può essere
sostituito con un altro non controindicato
http://www.epicentro.iss.it/problemi/allattamento/allattamento.htm
RACCOMANDAZIONI
della SOCIETA'
ITALIANA di NEONATOLOGIA
Commissione
Consultiva della Societa'
Italiana di Neonatologia (SIN) sulla
Promozione dell'Allattamento Materno
Davanzo
R.°, Carlucci
A. Coordinatore: Giustardi A.
°
Neonatologia e TIN, Istituto per l'Infanzia, Trieste §
Dipartimento Materno Infantile, Ascoli Piceno
°°Neonatologia,
Clinica Lourdes, Massa di Somma (NA)
21
settembre 2001
Introduzione.
Il
latte umano è alimento specie specifico, con una
composizione disegnata dalla natura per meglio rispondere
alle esigenze biologiche e psicologiche del piccolo
dell'uomo (Jelliffe & Jelliffe, 1978).
All'allattamento
materno sono universalmente riconosciuti una lunga serie
di vantaggi sia per il bambino, a breve ed a lungo termine
(Butte 2001, Davis 2001, Heinig 2001, Reynolds 2001;
Angelsen 2001), sia per la madre (Labbock 2001), sia in
termini più allargati per l'intera società (Ball 2001).
Nonostante
non sia nota l'esatta prevalenza attuale in Italia
dell'allattamento al seno (Riva 1999; Cattaneo 2000), un
recente studio epidemiologico ne testimonia il
continuo aumento (Giovannini, 2000).
La
Società Italiana di Neonatologia (SIN), in analogia ad
altre associazioni scientifiche a livello internazionale (AAP,
1997), ricollegandosi ad altri precedenti documenti
approvati dal proprio direttivo (Bertino, 2000; Rapisardi
2000), e rispondendo alla sollecitazione governativa di
favorire l'applicazione dei modelli organizzativi più
efficaci nel favorire l'allattamento al seno (Circolare 16
del 24 0ttobre 2000), intende in questa fase intensificare
il suo ruolo di promozione dell'allattamento al seno dal
momento che l'alimentazione col latte umano rappresenta
l'alimentazione di riferimento nell'età infantile.
Le
raccomandazioni.
Oggigiorno,
nel nostro Paese la gran parte delle nascite avviene negli
ospedali (pubblici o privati che siano), per cui
un'attenzione speciale va diretta all'incoraggiamento ed
al sostegno dell'avvio dell'allattamento al seno in queste
strutture, indipendentemente dalla precocità della
dimissione del neonato dopo il parto.
E'
noto, infatti, che il cambiamento delle procedure
assistenziali che riguardano la madre ed il
neonato sono in grado di promuovere l'allattamento
al seno nelle strutture sanitarie (Heiberg 1995), anche se
sono altrettanto note le difficoltà ad esso collegate (Wright
1996).
Le
presenti raccomandazioni si riferiscono ai vari momenti
del percorso nascita in cui il pediatra-neonatologo, con
la sua cultura e la sua competenza può giocare un ruolo
determinante nella promozione dell'allattamento al seno, a
livello individuale e/o nell'ambito dell'organizzazione
dei servizi sanitari, con particolare riferimento alle
attività formative e di aggiornamento professionale
rivolte al personale dei ruoli sanitari, agli
ostetrici/che, infermieri/e,
vigilatrici d'infanzia/puericultrici.
Vengono
di seguito in dettaglio riportate le singole
raccomandazioni elaborate sulla base delle evidenze
scientifiche al momento disponibili (FRH/DCHD, 1998;
Fairbank, 2000).
L'educazione
prenatale alle donne.
L'educazione
prenatale delle donne (Wiles 1984; Berens 2001) dovrebbe
coprire essenzialmente 2 aree:
L'informazione
sui benefici dell'allattamento al seno per motivare le
future madri (specialmente le adolescenti primipare) (Neifert
1988), prospettando anche le difficoltà più
frequentemente incontrate e le possibili soluzioni, così
da preparare la gravida ad una scelta informata; a tale
proposito di particolare interesse risulta la discussione
in piccoli gruppi sui falsi miti ed i tabù relativi
all'allattamento al seno, soprattutto quando nella
discussione vengano coinvolte le persone della famiglia,
che possono influenzare la decisione materna, quali il
marito/partner e/o la futura nonna materna. Va tuttavia
riconosciuto come gli interventi educativi ottimali siano
quelli diretti a rafforzare precocemente le conoscenze di
tutta la popolazione (maschile e femminile) sui benefici
dell'allattamento al seno. La scuola é sicuramente il
luogo ideale per un programma a tappeto di questo tipo, indipendentemente dal suo
articolarsi con i professionisti del campo sanitario.
l'istruzione
pratica sulle tecniche dell'allattamento al seno per
rafforzare le competenze e la sicurezza materna che deriva
dal fare qualcosa di veramente speciale per il proprio
bambino (empowerment).
La
semplice distribuzione di materiale cartaceo, al di fuori
di interventi di discussione in piccoli gruppi sembra non
rivestire un effetto positivo. Inoltre la preparazione
fisica del seno, anche in caso di capezzoli rientranti,
non reca vantaggi (MAIN, 1994).
In
conclusione: anche se l'intervento prenatale del
pediatra-neonatologo, dell'ostetrico e del personale dei
ruoli infermieristici e delle ostetriche può
rappresentare per i futuri genitori un gradito ed utile
incontro per essere informati sul tipo di assistenza
neonatale fornita
dalla struttura ove avverrà il parto (inclusa quella
riguardante l'alimentazione), bisogna ammettere che
l'efficacia complessiva dell'educazione prenatale è
dubbia (Kaplowitz 1983, Serwint 1996) e resta quindi
ancora da definire la strutturazione del ruolo specifico
del pediatra-neonatologo nell'affiancarsi ad altre figure
di educatori prenatali (ostetriche, vigilatrici
d'infanzia, puericultrici, assistenti sanitari, ecc.).
Contatto
precoce dopo il parto.
Il
contatto precoce fra madre e figlio subito dopo la nascita
ha un effetto positivo sull'allattamento al seno (Perez-Escamilla,
1994), riduce la pratica di somministrare precocemente le
supplementazioni (Kurinij,1991) e riduce il pianto del
bambino (Christensson 1995), senza pregiudicare il suo
adattamento alla nuova vita extrauterina (Chirstensson
1994).
Il
contatto pelle-a-pelle supervisionato dal personale
addetto alle cure immediate alla nascita va proposto non
appena possibile dopo il parto ed idealmente protratto
durante le prime 2 ore, creando le condizioni
microclimatiche favorenti la suzione del bambino al seno,
che non sempre avviene spontaneamente nella prima ora di
vita.
L'intervento
degli operatori sanitari deve comunque attenersi a criteri
di sicurezza e di opportunità. Nel promuovere
l'allattamento al seno in sala parto ed i primi contatti
fra madre e bambino non si deve infatti rinunciare alla
valutazione e/o alla attenta supervisione delle condizioni
di benessere del neonato. In particolare, l'avvio
dell'allattamento al seno non deve essere forzato nei modi
e nella precocità, ad evitare effetti controproducenti (Widstrom
1993).
Eventuali
difficoltà nell'andamento del travaglio e del parto oltre
alla volontà espressa dalla madre potranno suggerire
variazioni nei tempi e nei modi di queste esperienze.
Ne
deriva che le procedure assistenziali non d'urgenza al
neonato, come il primo bagnetto o le profilassi di routine
(oculare e vitaminica) possono essere posticipate di
qualche ora, proprio per non interferire ed interrompere
quell'intimità tra bambino, madre e padre tipica delle
prime ore dopo la nascita e per favorire l'emergere quanto
più spontaneo possibile delle competenze del neonato.
Rooming-in.
Per
rooming-in si intende la permanenza di madre e bambino
nella stessa stanza per il periodo di tempo più lungo
possibile nell'arco delle 24 ore, ovvero sia di giorno che
di notte, ad eccezione del tempo strettamente necessario
alle procedure assistenziali, e con inizio a partire dal
momento in cui la madre risulti in grado di rispondere
dopo il parto alle richieste del suo bambino.
E' quindi indispensabile che la madre venga
sostenuta e guidata dal personale infermieristico nella
presa in carico del bambino, specie nei casi in cui le
condizioni personali e/o cliniche materne e del bambino,
non le permettano una precoce gestione autonoma del
figlio. Secondo un'accezione allargata di rooming-in, si
possono includere nella stessa stanza anche il padre ed
altri membri della famiglia (specialmente se le stanze
sono ad un letto solo e sufficientemente confortevole).
Così, quando la madre non sia disponibile, il padre od un
altro familiare può condividere la cura del neonato (Giustardi,
2001).
Il
rooming-in viene suggerito come modello organizzativo
valido a promuovere l'allattamento al seno in quanto sono
favorite le poppate al seno a vera domanda (Yamauchi 1990)
riducendo il bisogno di supplementazioni di liquidi
diversi dal latte materno, potendo inoltre rappresentare
un'utile periodo di precoce conoscenza fra madre e neonato
e di addestramento della madre nella gestione del bambino
e nell'affrontare e superare le difficoltà connesse
(rifiuto di succhiare, pianto, ritmi di poppata frequenti,
ecc…) (Davanzo, 1999).
Un'altra
caratteristica positiva del rooming-in è quella di poter
contare sulla capacità materna di rilevare precocemente
nel neonato le manifestazioni proprie dei comuni disturbi
dell'adattamento neonatale e segni di allarme di
eventuali patologie.
Il
rooming-in risulta nel complesso gradito alle donne (Cuttini
1995), nonostante fattori di carattere sociale e culturale
possano creare concrete difficoltà di implementazione.Tenuto
conto di questi positivi effetti e delle documentazioni di
efficacia nel promuovere l'allattamento al seno
(studio controllato randomizzato di Lindemberg,
1990; e studio non randomizzato di Lutter 1997), il
rooming-in dovrebbe rivestire il carattere di routinaria
proposta istituzionale da parte del centro nascita e non
di semplice opportunità (per espressa scelta della madre)
offerta in alternativa alla custodia del bambino presso il
Nido. Mamma e bambino nel periodo intercorrente fra
nascita e dimissione dall'ospedale vanno quindi separati
quanto meno possibile. Il Nido va però
mantenuto come servizio complementare per le
situazioni di reale bisogno e per rispondere ad eventuali
temporanee richieste delle puerpere che desiderano o
devono delegare al personale l'accudimento diretto del
proprio figlio.
Allattamento
a domanda con attacco adeguato al seno materno
L'allattamento
a domanda del bambino, ammesso che sia attaccato
correttamente al seno materno (Righard 1992; Rapisardi
2000) ad evitare una poppata inefficiente e l'insorgenza
di ragadi mammarie (De Carvalho, 1984; Woolridge 1986)
nella misura in cui anticipa e stimola la galattopoiesi
aiuta a prevenire l'ingorgo mammario (Illingwoth 1952),
diminuisce l'incidenza e l'entità dell'ittero neonatale
(De Carvalho 1982; Yamauchi 1990), riduce il calo
ponderale (Yamauchi 1990), anticipa il successivo recupero
di peso (Illingworth 1952) e aumenta la durata
dell'allattamento al seno (Martines 1999; Centuori 1999).
E'
tuttavia necessario uno speciale sostegno alla madre nei
primi giorni dopo il parto per consentirle di rispondere
alle poppate a domanda del bambino, che possono essere
transitoriamente anche molto frequenti (Klauss 1987).
Importanza
dell'esclusività dell'allattamento al seno.
Secondo
un'indagine recente nel periodo intercorrente fra 1995 e
1999 si è riscontrato in Italia un significativo aumento
a tre mesi di vita dell'allattamento al seno completo
(somma di esclusivo e predominante), passato dal 37.3 % al
44.6 % (Giovannini, 2000).
Quanto
esclusivamente si allatti in Italia non è tuttavia noto
con precisione, mancando un sistema di monitoraggio
nazionale, peraltro caldeggiato dal Ministero della Sanità
(Circolare 16 del 24/10/00)
L'esclusività
dell'allattamento al seno correttamente intesa (WHO 1993)
è elemento predittivo positivo della durata
dell'allattamento al seno (Nylander 1991; Martin-Clama
1997; Centuori 1999) e va per quanto possibile
incoraggiata.
In
letteratura è riportato che la durata dell'allattamento
materno si correla positivamente sia con la salute
infantile, come dimostrato quantomeno per alcune patologie
quali l'obesità (von Kries 1999; Gillman 2001), l'atopia (Saarinen,
1995), l'asma bronchiale (Gdalevich 2001; Infante-Rivard
2001) e le infezioni (Aniansson 1994), sia con la salute
materna, come accade per la riduzione del rischio di
cancro del seno, anche se invero
modesta e perlopiù dopo lattazione prolungata (Newcomb
1994; Zheng 2000; Chang-Claude 2000; Bernier 2000; ).
L'entità
di tali effetti è al momento oggetto di nuove ricerche
soprattutto nell'ambito immunologico ed allergologico.
Esistono
situazioni mediche (per esempio un calo ponderale
neonatale eccessivo, maggiore al 10 % o mal tollerato) in
cui è indicato ricorrere alle supplementazioni, ma queste
non vanno estese alla totalità dei bambini sani, a
termine, di peso appropriato per non correre il rischio di
interferire con il successo dell'allattamento al seno.
Del
resto la supplementazione di soluzione glucosata nei primi
due giorni di vita non è necessaria per evitare
l'ipoglicemia (Martin-Calama 1997), mentre può in certe
situazioni associarsi ad un maggior calo ponderale da
parte del neonato e ad una sua ospedalizzazione più
prolungata (Glover 1990).
Le supplementazioni d'acqua e di soluzione glucosata non
sono sufficienti a ridurre l'iperbilirubinemia neonatale
(De Carvalho 1981; Nicoll 1982).
Le
supplementazioni interferiscono concretamente con il
processo naturale dell'allattamento, in quanto annullano
il meccanismo di feed-back tra madre e bambino, su cui si
basa l'adeguata calibrazione dell'offerta materna. Inoltre
possono minare la fiducia della madre nelle proprie
competenze di nutrice e di madre. Il ricorso alle
supplementazioni rappresenta infine un indicatore delle
difficoltà materne e dei limiti di competenze specifiche
sulla gestione dell'allattamento al seno da parte degli
operatori sanitari.
Ciucci
e biberon.
L'uso
del ciuccio può essere comodo per ridurre l'ansia materna
dei primi giorni di vita (Giustardi 1996). Tuttavia
secondo la teoria detta della "nipple confusion"
(Neifert 1995) i ciucci e le tettarelle dei biberon
possono interferire con l'allattamento naturale riducendo
il tempo speso dal bambino al seno e forse ritardando una
corretta dinamica orale (Woolridge 1986b; Nowak 1994) e la
tecnica di suzione espressa al seno (Barros 1995). Infatti
sono ben conosciuti i pattern di
"suzione-deglutizione" riconoscibili già alla
13a-14a settimana di vita fetale e così diversi dal
pattern post-natale che permette la suzione-deglutizione
al seno. Pertanto succhiare il ciuccio e/o poppare al
biberon subito dopo la nascita può contribuire a
mantenere attivo il pattern di
"suzione-deglutizione" non nutriva utilizzato in
utero e confondere il neonato nella delicata fase di
digiuno in cui l'offerta precoce e tempestiva del seno è
fondamentale nell'evocare il pattern post-natale di
suzione-deglutizione responsabile del buon avvio
dell'alimentazione naturale.
Perciò
sviare il bambino dal seno risulterebbe indipendente
dall'effetto sull'appetito secondario all'introduzione di
supplementazioni veicolate dal biberon e si riscontrerebbe
quindi anche a seguito della somministrazione col biberon
di latte materno spremuto (Mathew 1989).
L'uso
incondizionato di tettarelle e ciucci è stato inoltre
associato a conseguenze negative quali una ridotta attività
del muscolo massetere (Inoue 1995),
malocclusioni (Labbock 1987; Ogaard 1994; Drane
1996), anormalità
del timpanogramma da possibile disfunzione della tromba di
Eustachio (Tully 1995), ed aumentata incidenza di otiti
acute e ricorrenti (Williamson 1994;
Niemela 1995, 2000), anche se alcuni studi hanno
sottolineato come un'eventuale dipendenza dal ciuccio
possa prevenire la suzione non esplorativa e prolungata
del dito da cui sembra più difficile disabituarsi (Vadiakas
1998).
Il
ricorso al bicchierino per somministrare (quando servono)
liquidi al neonato è stato suggerito come un metodo
sicuro (Howard 1999), alternativo al biberon (Malhotra
1999), capace di interferire meno con il successo
dell'allattamento al seno (Lang 1994), ma a tutt'oggi gli
studi condotti non sono sufficienti a dimostrarne una
sicura efficacia nel promuovere l'allattamento al seno.
Certamente
questa tecnica, anche in mani esperte, non aiuta il
neonato a scoprire il pattern naturale
suzione-deglutizione al seno, e pertanto andrebbe
riservata ai soggetti che presentino ben identificati
bisogni nutrizionali non soddisfatti dall'attacco al seno.
E'
stato documentato come i bambini che usano il ciuccio
interrompano prima l'allattamento al seno (Victora 1993;
Clements 1997; Righard 1997; Aart 1999; Riva 1999;
Kloeblen-Tanver 2001), ma sembrerebbe chiarito che più
che un rapporto causale, si tratti semplicemente del fatto
che il ciuccio rappresenta il
segno di difficoltà precoci al seno materno (Barros
1995; Victora 1997; Kramer 2001). Gli studi sperimentali
che al momento negano al biberon o al ciuccio questa
responsabilità nell'ostacolare l'allattamento al seno (Conenwett,
1992; Schubiger, 1997) non reggono ad un'attenta critica
metodologica (WHO 1998).
Ad
ogni modo, i motivi sopra riportati sono al momento
sufficienti per eliminare dalle routine delle Maternità
l'uso diffuso ed in
verità profondamente radicato di ciucci e
tettarelle-biberon. Questo non esclude che se ne
possa/debba far uso in casi selezionati e tenendo conto
dei riflessi che tale pratica proietta sull'attacco al
seno.
Difficoltà
con l'allattamento e supporto competente del personale
sanitario.
Le
madri devono essere correttamente e compiutamente
informate non solo sui vantaggi dell'allattamento al seno,
ma anche sulle modalità di conduzione e sulle possibili
difficoltà e relative soluzioni.
La
competenza del personale sanitario in generale e del
neonatologo-pediatra in particolare sulla gestione
dell'allattamento al seno risulta determinante a
differenti livelli: per una corretta educazione sanitaria,
per l'elaborazione di adeguati protocolli di promozione
dell'allattamento al seno all'interno delle strutture
sanitarie, per aiutare la donna a risolvere gli eventuali
problemi relativi all'allattamento (ragadi, ingorgo,
capezzoli rientranti, rifiuto del bambino di attaccarsi al
seno, pianto, …).
Il
miglioramento delle conoscenze teoriche, incluse le
nozioni di fisiologia della lattazione, può non essere
sufficiente da solo a cambiare le pratiche in mancanza di
un concomitante aumento delle competenze tecnico-pratiche,
quali, ad esempio, la valutazione dell'adeguatezza della
poppata al seno (Rapisardi 2000).
Nonostante
manchi una precisa valutazione formale d'efficacia della
maggior parte degli interventi di formazione a
disposizione degli operatori sanitari, 2 recenti studi
clinici (uno randomizzato ed uno controllato non
randomizzato) hanno potuto evidenziare come corsi
strutturati di tre giorni, con metodologia e contenuti
standardizzati, siano capaci di far aumentare la
prevalenza e la durata dell'allattamento al seno,
quantomeno nella misura in cui contribuiscono a colmare
dei gap culturali presenti in molte realtà assistenziali
(Kramer, 2001; Cattaneo in corso di stampa).
Dimissione
ospedaliera ed allattamento al seno.
La
dimissione dall'ospedale del neonato dopo il parto deve
essere appropriata e concordata (Rapisardi 2000) con
l'obiettivo di evitare rischi per madre e bambino (Parisi
Eatin 2001).
E'
necessario discutere chiaramente con la madre, quali sono
i suoi progetti per quanto riguarda l'alimentazione del
bambino dopo la dimissione.
Indipendentemente
dal preciso momento in cui la dimissione viene effettuata,
devono essere prima verificati la buona capacità di
alimentarsi al seno da parte del bambino, l'assenza di un
calo ponderale eccessivo (< 10 %), la soluzione di
eventuali problemi fisici col seno materno (per es.:
ingorgo mammario) e, per quanto possibile, l'acquisizione
della capacità da parte della madre di spremersi
autonomamente il latte dal seno.
Qualora
al momento della dimissione manchi ancora la montata
lattea o l'avvio della lattazione sia comunque incerto o
l'andamento della curva di peso sia ancora in calo o non
siano passate ancora 72 ore dal parto il neonato andrà
ricontrollato a distanza di 24-48 ore.
Per
evitare le possibili ben note complicazioni di un
allattamento al seno non supervisionato (iperbilirubinemia
e disidratazione ipertonica innanzitutto)(Neifert 2001;
AAP 2001) si ribadisce l'utilità dell'attivazione di
appositi programmi di follow-up dopo la dimissione (Escobar
2001) e/o l'affidamento precoce al pediatra di famiglia la
cui scelta andrebbe auspicabilmente fatta ancor prima
dell'evento nascita o al momento della dimissione
dall'ospedale.
Sostegno
nel tempo alla donna che allatta.
E'
noto che nelle prime settimane dopo il parto la
percentuale di allattamento al seno esclusivo si riduce
per effetto delle difficoltà incontrate dalla madre (Vogel
1999), in particolare per la percezione di
un'insufficiente produzione di latte (Hillervik-Lindquist
1991), specialmente durante il puerperio, periodo che
corrisponde per quanto riguarda la lattazione alla fase
sensibile della "calibrazione" (Woolridge 1996).
E'
probabile che una combinazione del sostegno prenatale, al
momento della nascita,
e dopo la dimissione agisca positivamente in
maniera sinergica.
Non
è tuttavia chiaro quale sia la strutturazione più
efficace dell'intervento ed in particolare dei suoi modi e
dei tempi.
L'efficacia
dei servizi sanitari nel sostenere nel tempo
l'allattamento al seno non è ben documentata, perché gli
studi portano a conclusioni non univoche (Grossman 1990;
Neyzi 1991), anche in rapporto al tipo ed alla qualità di
intervento proposto.
Indipendentemente
dall'efficacia dei loro interventi, gli operatori sanitari
(anche territoriali) possono incontrare difficoltà a
sostenere adeguatamente nel tempo la donna che allatta,
per cui è ipotizzabile in caso di bisogno il ricorso alle
risorse (ove presenti) disponibili sul territorio. Fra
queste vanno ricordati i gruppi di sostegno mamma a mamma
ed i peer consellors. Questi gruppi potrebbero riuscire
meglio dei servizi sanitari ad instaurare quel rapporto
continuativo uno-ad-uno che è la base per aumentare la
fiducia nella madre che allatta e per consentirle quindi
di superare le difficoltà.
Mentre
sui gruppi di sostegno mamma a mamma non ci sono
sufficienti documentazioni di efficacia a causa
dell'inevitabile auto-selezione delle utenti (Meara 1976),
sono ormai disponibili documentazioni riferite
all'intervento di consulenza fra pari (donne appartenenti
alla comunità che si sono rese disponibili dopo specifica
formazione a fornire sostegno nel tempo) (Morrow 1999).
Questi
programmi di sostegno assieme alla sensibilizzazione ed
all'informazione attraverso i mass-media contribuiscono a
rafforzare nella società la cultura dell'allattamento al
seno.
Rimane
aperto il problema dell'applicazione di
modelli di promozione dell'allattamento al seno
riconosciuti validi da un punto di vista scientifico,
secondo modalità, che sede per sede risultino
appropriate, cioè rispettose delle diverse realtà
culturali, etniche, sociali.
Dieta
e sostanze voluttuarie.
Nonostante
gli accresciuti fabbisogni nutrizionali della donna che
allatta, non vi sono motivazioni scientifiche solide per
suggerire limitazioni o regole dietetiche specifiche, ad
eccezione della dieta vegetariana stretta (vegan), che
mette il lattante a rischio di carenza di vitamina B (Specker,
1994) e del suggerimento di moderare l'assunzione di
alcool (Mennella 1991, 1998).
Per
quanto riguarda il fumo, è opportuno suggerire alla madre
che allatta, come già in gravidanza, di eliminarlo, in
considerazione della sua capacità di ridurre la
produzione di latte (Horta 2001), oltre che per i noti
effetti negativi sulla salute del lattante derivanti
dall'assunzione di nicotina (AAP, 1994) e dal fumo passivo
negli ambienti dove soggiorna il piccolo.
Controindicazioni
ad allattare.
Queste
risultano nel complesso piuttosto rare (Lawrence 2001), se
vengono correttamente distinte dalle situazioni, ben più
numerose, che invece si limitano ad ostacolare in varia
misura l'allattamento al seno (Davanzo 1995, 2001) (Tavola
1) .
Tavola
1. Controindicazioni all'allattamento al seno
(modificato
da Lawrence 2001 e da Davanzo 1995, 2001).
Malattie
e condizioni materne
Epatite
B in atto (non lo stato di semplice portatore)
Infezione
da HIV 1 e 2
Infezione
da HTLV
Severa
debilitazione
Alcolismo
e tabagismo spinti
Tossicodipendenza
Assunzione
di farmaci assolutamente controindicati (v. tabella 2)
Problemi
locali del seno
HSV
bilaterale al capezzolo
Cancro
mammario
Errori
congeniti del metabolismo
Galattosemia
FKU
e MSUD (ammesse piccole quantità di latte materno)
*
E' noto che nel latte umano possono essere ritrovati
diversi tipi di virus (virusgalattia)(Michie 2001). La
carica nel latte umano dell'HCV
non è tuttavia metodo consolidato per assumere
decisioni cliniche sulla liceità o
meno dell'allattamento materno, nè viene preso in
considerazione come fattore di rischio dalle
raccomandazioni formulate dal CDC (1998). La presenza del
CMV nel latte umano, altra problematica discussa in
letteratura, risulta clinicamente rilevante essenzialmente
nel caso di allattamento materno di prematuri (Hamprecht
2001)
Fra
le controindicazioni assolute vanno ricordate da parte
materna l'infezione da HIV, quella da HTLV, l'assunzione
di alcuni farmaci assolutamente controindicati e delle
droghe (AAP, 1994, 2001; Ito, 2000; Hale 2000) (Tavola 2)
;
Farmaci
controindicati in corso di allattamento al seno
(modificato
da AAP, 1994 e 2001; Ito, 2000; Hale 2000; Davanzo, 2001)
Amiodarone
(inibizione tiroidea)
Antidepressivi
di vecchia generazione, della classe degli inibitori delle
monoaminoossidasi
Bromocriptina
(blocca la produzione di latte)
Ciprofloxacina
(antibiotico con possibile tossicità per l'intestino)
Citotossici
(es: ciclofosfamide, ciclosporina, doxorubicina,
metotrexate) ed antitumorali
Droghe
(eroina, morfina, cocaina e amfetamine, compresi gli
anoressizzanti)
Ergotamina
(blocca la produzione di latte oltre che essere tossica
per il bambino)
Indometacina
(possibile insorgenza di convulsioni neonatali)
Litio
(possibile tossicità multiorgano)
Mebendazolo
Sostanze
radioattive impiegate per l'esecuzione delle scintigrafie
Sulfamidici,
tetracicline, cloramfenicolo (antibiotici il cui uso è
proibito in età neonatale) da parte del bambino,
ricordiamo la galattosemia e come controindicazione
parziale la fenilchetonuria. Tutte le altre situazioni qui
non menzionate non rappresentano una controindicazione
certa ad allattare (vedi l'esempio dello stato di
portatrice di HCV della madre)(European Paediatrc
Hepatitis C Virus Network 2001)
o andrebbero
giudicate quantomeno su base individuale (ad es.: madre
tossicodipendente, assunzione di psicofarmaci, ecc…).
Anche l'eventuale presenza nel latte materno di inquinanti
ambientali quali i bifenili policlorinati (PBC) e la
diossina, pur sollevando giuste problematiche di natura
ecologica, non compromettono il valore globale positivo
dell'allattamento al seno per il bambino (Koopman-Esseboom
1996; Patandin 1999).
Adeguatezza
nutrizionale e durata dell'allattamento al seno.
Il
latte materno può rappresentare l'alimento esclusivo del
bambino per tutti i primi 6 mesi compiuti di vita (Dewey
2001). La valutazione della crescita del bambino o delle
reali esigenze di natura fisica o sociale della nutrice
permetterà di individuare i casi in cui questo
limite vada invece anticipato a 4 o 5 mesi (Lanigan 2001a,
2001b) considerando tuttavia la specificità auxologica
del bambino allattato al seno (Dewey, 1994). La crescita
media settimanale è di 150-200 gr, anche se un limite
minimo accettabile è rappresentato da 125 gr alla
settimana (Rapisardi 2000).
Nei
primi 6 mesi di vita non sono necessarie supplementazioni
nutrizionali routinarie, né di ferro (Griffin 2001), né
di zinco, né di fluoro, né di vitamina D, che possono
tuttavia essere indicate per singoli lattanti. Pur essendo
povero di vitamina D (Rodriguez-Palacio, 1999), il latte
umano non pregiudica la mineralizzazione ossea (Park
1998). La supplementazione di vitamina D andrà riservata
ai bambini di
pelle scura (Kreiter, 2000), quando poco esposti alla luce
del sole o allattati da donne carenti di vitamina D (AAP,
1997; Greer, 2001)
L'allattamento
al seno può continuare anche dopo l'introduzione dei cibi
solidi (alimentazione complementare) e protrarsi (senza
esasperazioni e forzature) nel secondo anno di vita ed
oltre in base al desiderio reciproco di madre e bambino.
Conclusioni.
Noto
il valore umano ed affettivo dell'esperienza
dell'allattamento al seno e vista la letteratura
scientifica, che sottolinea non solo l'esistenza di
numerosi ed indubbi benefici dell'allattamento al seno, ma
anche la possibilità da parte dei professionisti della
Salute di incidere sulle routine e le procedure
assistenziali per incoraggiare e sostenere l'allattamento
al seno, la Società Italiana di Neonatologia suggerisce
che la promozione dell'allattamento materno a favore del
neonato sano si basi sui seguenti elementi:
Diritto
della madre e più in generale della famiglia di
effettuare una scelta libera e consapevole
sull'allattamento infantile;
Impegno
del neonatologo-pediatra, di cui si sollecita l'adeguata
preparazione non solo teorica, ma anche pratica, a
sostenere a livello professionale e organizzativo
l'allattamento al seno ed a sviluppare a livello dei
curricula studiorum conoscenze e competenze specifiche;
Avvio
precoce dopo il parto del contatto pelle a pelle e delle
prime esperienze di alimentazione;
Pieno
appoggio alla proposta istituzionale del rooming-in, in
armonia con quanto indicato da D.M. del 24 aprile 2000:
Allattamento
a domanda con attacco adeguato al seno materno;
Eliminazione
delle supplementazioni routinarie di sostituti del latte
materno ai fini di favorire l'allattamento esclusivo;
Eliminazione/riduzione
dell'uso dei ciucci, quantomeno nelle prime settimane di
vita;
Dimissione
dalla Maternità della coppia madre-bambino in una
situazione protetta, concordata e chiara dal punto di
vista alimentare;
Riconoscimento
dell'esiguo numero di controindicazioni all'allattamento
al seno;
Adeguatezza
nutrizionale del latte materno come esclusiva fonte di
nutrimento per i primi 6 mesi di vita, in condizioni di
crescita normali e di benessere del bambino;
Prosecuzione
dell'allattamento al seno anche dopo l'inizio dello
svezzamento e in base al desiderio della coppia
madre-bambino, anche oltre il secondo anno di vita.
Bibliografia
: RACCOMANDAZIONI della SOCIETA' ITALIANA di NEONATOLOGIA
sull'ALLATTAMENTO
MATERNO per i
nati a termine, di peso appropriato, sani
http://www.careperinatologia.it/archivio/works/
raccomandazioni%20sin.html#tasto
L'allattamento
al seno riduce il rischio di diabete mellito di tipo 2 nei
bambini e negli adolescenti
Il diabete mellito di tipo 2 è in continuo aumento tra i
bambini e gli adolescenti.
Uno studio caso-controllo è stato condotto su 46 pazienti
d'età inferiore a 18 anni affetti da diabete di tipo 2 e
su 92 soggetti di controllo.
La regressione logistica multipla ha individuato come
predittori indipendenti significativi di diabete, un
persistente stato diabetico ( OR: 14,4; CI: 2,86-72,5 ),
diabete gestazionale ( OR: 4,4; CI: 1,38-14,1 ) e
l'allattamento al seno superiore ai 12 mesi ( OR: 0,24;
CI: 0,13-0,99 ).
Altri fattori associati al diabete, il cui rischio non era
tuttavia statisticamente significativo, sono stati: peso
alla nascita inferiore a 2.500 g o superiore a 4.000g ,
obesità materna.
Secondo i Ricercatori canadesi l'allattamento al seno
riduce il rischio di diabete di tipo 2 e dovrebbe essere
raccomandato come potenziale intervento per controllare la
malattia. (
Xagena_2002 )
Young TK et al, Arch Pediatr Adolesc Med 2002; 156:
651-655
http://www2.xagena.it/xagena/8823_epediatriait.htm
Nutrizione
infantile: allattamento al seno permette risveglio più
facile a 2-3 mesi
I
bambini allattati al seno possono essere risvegliati molto
più facilmente dal sonno attivo all'età di 2-3 mesi
rispetto a quelli nutriti con allattamento artificiale.
Ciò può avere importanti implicazioni per la prevenzione
della morte istantanea infantile (SIDS). E' assodato che
risveglio dal sonno infatti costituisca un importante
meccanismo di difesa che potrebbe essere danneggiato nelle
vittime dela SIDS. In precedenza è stato dimostrato che
la facilità al risveglio può essere danneggiata dai
principali fattori di rischio di SIDS, come il sonno in
posizione prona e l'abitudine al fumo nella madre. Il
periodo critico per il rischio di SIDS è quello compreso
fra i 2 ed i 4 mesi: in questa fase l'allattamento al seno
risulta fondamentale, in quanto la ridotta facilità di
risveglio può danneggiare la capacità del bambino di
reagire ad una situazione pericolosa per la sopravvivenza.
(Arch
Dis Child 2004;89:22-25)
http://www.adnsalute.it/ADNsalute/news.nsf?OpenDatabase
L'allattamento
al seno costituirebbe un metodo semplice e naturale per
accelerare la cicatrizzazione delle ferite materne
procurate dal parto, sia esso naturale che cesareo.
L’effetto positivo si ha grazie alla messa in circolo di
sostanze che, oltre a favorire l'allattamento stesso,
stimolano il sistema immunitario.
La scoperta è merito degli scienziati della Ohio State
University di Columbus guidati da Tara Craft, e la ricerca
è stata condotta sui topi.
Tara Craft ha riferito i suoi risultati alla conferenza
annuale della Society for Neuroscience in corso a New
Orleans, in Louisiana, anticipando la possibilita' di
proseguire gli studi sulle donne.
Ai fini di dimostrare la loro tesi gli scienziati hanno
procurato delle piccole ferite a femmine di roditori che
avevano partorito il giorno prima ed hanno impedito ad
alcune di loro di allattare i cuccioli. Dai confronti è
emerso che gli animali che hanno potuto allattare dopo
cinque giorni avevano le ferite il 30% piu' ridotte che
non le altre femmine.
La prolattina, che abbonda nella neo-mamma, induce
l'aumento di cellule immunitarie in circolo nel sangue, ha
spiegato Craft, mentre l'ossitocina, che stimola la
formazione del latte, sopprime gli ormoni dello stress.
Questo spiegherebbe la piu' intensa attivita'
cicatrizzante riscontrata nelle mamme di topo. Ora gli
scienziati stanno pensando di ripetere la ricerca sulle
donne
http://www.italiasalute.it/News.asp?ID=5198
Quali
benefici?
Fra i vari effetti positivi dell'allattamento al seno, nel
breve e lungo periodo, riportati dalla letteratura, era
stata segnalata una maggiore protezione rispetto allo
sviluppo di ipertensione arteriosa nell'età
giovane-adulta: si riscontrava una minore incidenza di
tale patologia nei soggetti che avevano ricevuto come
alimento nei primi mesi di vita il latte di donna,
rispetto a coloro che avevano ricevuto latte artificiale.
Questi dati sembravano avere un loro razionale nel minor
contenuto di sodio del latte umano rispetto al latte
artificiale; contenuto sicuramente più abbondante nelle
confezioni in commercio fino a circa 20 anni orsono.
Un'altra importante differenza sarebbe costituita dal più
elevato contenuto di acidi grassi polinsaturi del latte
materno che giocherebbero un ruolo rilevante nel
miglioramento della funzione endoteliale della parete
vasale.
In passato alcuni studi avevano riportato prove di una
differenza nei valori di pressione arteriosa nei due
gruppi di soggetti esaminati, coloro che avevano ricevuto
allattamento materno e coloro che erano stati allattati in
modo artificiale. È importante rilevare, tuttavia, che
non sempre era stata riscontrata una differenza
significativa tra le due modalità di allattamento; la
maggior parte di queste ricerche, inoltre, era stata
condotta su popolazioni non particolarmente numerose,
così da non avere un peso statistico sufficientemente
rilevante.
Lo
studio
Un rinnovato interesse su questo argomento ha portato un
gruppo di ricercatori della St.
George's Hospital Medical School di Londra,
guidato da Christopher Owen, ad effettuare una metanalisi
di 24 studi, condotti in Europa, America Settentrionale,
Sudafrica, Australia e Israele, comprendenti una coorte
complessiva di quasi 20.000 individui, in cui erano state
studiate le differenze più significative nell'età
giovane-adulta dei due gruppi di soggetti sottoposti ad un
diverso tipo di allattamento.
Gli Autori riferiscono di non avere riscontrato, nel
complesso della popolazione considerata, una differenza
significativa nei valori di pressione tra i due gruppi; la
pressione sistolica nella media degli individui allattati
al seno era solamente di 1,1 mmHG inferiore agli altri
(p<0.001), con una differenza che risultava più
marcata nei singoli studi con un numero basso di persone
esaminate (<300), ma decisamente non rilevante negli
studi con più di 1.000 casi considerati.
Commento
Si è di fronte ad un dato degno di nota che rileva,
ancora una volta, la necessità di includere in tali
ricerche un numero elevato di soggetti; questo per
ottenere elementi con una significatività statistica
buona e non incorrere in valutazioni e conclusioni errate.
Nel caso specifico, gli stessi Autori ricordano che,
seppure non sia da considerare favorevole per la
protezione contro l'ipertensione arteriosa, l'allattamento
materno è comunque sempre un beneficio per la salute in
generale, per una riduzione dei livelli di colesterolemia,
per la prevenzione di obesità, malattie allergiche e
infezioni, e per un migliore sviluppo psicosociale.
A cura di Cesare
Albanese
Cardiologo
Fonte
Effect
of breast feeding in infancy on blood pressure in later
life: systematic review and meta-analysis
Owen CG, Whincup PH, Gilg JA, Cook DG.
BMJ 2003: 327, 1189
http://www.msd-italia.it/farmaci/perilmedico/mmg/editoriali/091203.html
L'allattamento
al seno e rischio di atopia ed asma
L'allattamento al seno è ritenuto ridurre il rischio di
atopia ed asma , ma l'argomento è controverso.
Uno studio ha valutato la relazione tra allattamento al
seno ed insorgenza di atopia ed asma nel lungo periodo tra
1.037 dei 1.139 bambini nati a Dunedin ( Nuova Zelanda )
tra l'aprile 1972 ed il marzo 1973.
I bambini sono stati valutati ogni 2-5 anni dall'età di 9
anni e fino ai 26 anni.
Il 49% ( n = 504 ) dei bambini esaminati era stato
allattato al seno ( 4 settimane o più ).
Nei bambini allattati al seno è stata riscontrata tra i
13 ed i 21 anni una maggiore incidenza di atopia , con
allergia verso i gatti , gli acari della polvere di casa
ed il polline delle Graminacee.
Inoltre i bambini allattati al seno presentavano una
maggiore probabilità di ammalarsi di asma tra i 9 anni ed
i 26 anni.
Non è stata osservata una relazione tra insorgenza di
atopia o asma e storia familiare di febbre da fieno o
asma.
Da questi dati emerge che l'allattamento al seno non
protegge i bambini contro l'atopia e l'asma , anzi può
aumentarne il rischio. ( Xagena_2002 )
Sears MR et al , Lancet 2002 ; 360: 901-907
PediatriaOnline.net
1
. FARMACI
ANTIEPILETTICI e ALLATTAMENTO
Ci
vengono richieste piuttosto di frequente informazioni
sulle possibili controindicazioni dell’allattamento nel
caso di pazienti in terapia antiepilettica.
L’allattamento al seno viene generalmente raccomandato
alle madri dai ginecologi e pediatri, anche in virtù dei
possibili benefici del latte materno in termini di
riduzione del rischio di infezioni e disturbi immunologici
durante la crescita del bambino. I farmaci antiepilettici
entrano nel latte materno per semplice diffusione ed il
rapporto di concentrazioni latte/plasma dipende da una
serie di fattori, quali il peso molecolare, il pka , la
lipofilia del farmaco, il pH del latte e, più importante
di tutti, l’entità
del legame del farmaco alle proteine plasmatiche
(vedi Tabella). I dati e l’esperienza accumulata
riguardo i “vecchi” farmaci antiepilettici sono consolidati, ed è indicazione
generale quella di non sconsigliare
l’allattamento al seno (Drug Saf 2000;22:425). Fenitoina,
Acido Valproico e
Carbamazepina, con un’ alta percentuale di
legame alle proteine plasmatiche, raggiungono peraltro
delle concentrazioni nel latte materno piuttosto basse.
Nel caso del Fenobarbitale, la cui eliminazione è
piuttosto lenta nei primi giorni di vita del neonato, si
consiglia di osservare il bimbo nel caso si manifestino
segni di sedazione e difficoltà nella suzione. Per quanto
riguarda i nuovi farmaci antiepilettici, le informazioni
sono scarse e frammentarie. La casistica più consistente
riguarda la Lamotrigina, con lo studio di 9
pazienti e
dei loro 10 bambini (Epilepsia 2000;41:709). La
Lamotrigina diffonde in
quantità considerevole nel latte materno e i
neonati mostrano concentrazioni plasmatiche del farmaco
comparabili a quelle ottenibili durante un trattamento
attivo, anche a causa della lenta eliminazione metabolica
(la glucuronazione, principale via metabolica della
Lamotrigina, non è ancora sviluppata nel neonato). In
questa casistica, così come in altri 2 casi pubblicati (Epilepsia
1997;38:1039; Eur J Clin Pharmacol 1997;51:481), l’allattamento
non ha comportato comunque segni di tossicità o di
effetti indesiderati per il neonato.
Pubblicati alla fine del 2002 infine i primi dati
relativi a 3
pazienti in terapia con Topiramato, seguite assieme
ai neonati anche durante una fase di 3 mesi di
allattamento (Epilepsia 2002;43:1157). Anche per
questo farmaco il passaggio nel latte materno è
importante, ma le concentrazioni plasmatiche nel neonato
sono risultate molto basse e non sono stati registrati
segni di tossicità durante l’allattamento. Nel
complesso, il dato che emerge dalla maggior parte
delle rassegne sull’argomento è quello di tener conto
dei considerevoli vantaggi del latte materno rispetto a
quello artificiale nella valutazione dei rischi-benefici
dell’allattamento al seno. Ogni caso andrà comunque
affrontato individualmente, prendendo in esame tutti i
possibili aspetti, non ultimo quello psicologico della
madre.
|
FARMACO
ANTIEPILETTICO
|
LEGAME
PROTEICO
(%)
|
RAPPORTO
LATTE/PLASMA
|
CONCENTRAZIONI
nel
NEONATO
|
|
Acido
Valproico
|
90
|
0,01-0,1
|
Non
terapeutiche
|
|
Carbamazepina
|
75
|
0,17-0,69
|
Non
terapeutiche
|
|
Etosuccimide
|
0
|
0,8-0,9
|
Terapeutiche
|
|
Fenitoina
|
90
|
0,06-0,18
|
Non
terapeutiche | |