|
Al
venerdì e durante i prefestivi mi capita spesso di
fare visite che hanno più il sapore di un oroscopo:
devo prevedere come si aggraverà, durante i giorni
in cui l’ambulatorio è chiuso, quel lieve sintomo
che accusa l’assistito ed attuare provvedimenti
preventivi opportuni, affinché questo non si
verifichi. Ma la mia attività di indovina è
richiesta anche da chi è in procinto di andare in
vacanza, da chi sa di avere impegni inderogabili
nella settimana successiva ecc.
Per
questo oggi un giovane professionista affetto da
rinite e che “non si può ammalare” mi chiedeva
di fargli il test per sapere se è già influenza,
al fine di una tempestiva assunzione di
antivirali………………
……………..Fino
a ieri la diagnosi virologica di influenza poteva
essere posta solo mediante metodi di laboratorio
complessi, costosi e soprattutto lenti. Oggi con la
disponibilità dei nuovi farmaci antivirali è
divenuto più importante avere mezzi di diagnosi
rapida per instaurare una terapia mirata, che per le
caratteristiche della malattia, deve essere quanto
più precoce. I diagnostici rapidi, basati su un
semplice tampone nasale e un test di pochi minuti
eseguibile da parte del medico di medicina generale
durante la visita, possono permettere una piú
oggettiva diagnosi di infezione da Virus dell'
Influenza, a supporto della decisione terapeutica.
…………………………………………….Da
quest'anno infatti è disponibile Zanamivir in
polvere inalabile, il primo di una nuova classe di
farmaci "inibitori della neuraminidasi"
(enzima chiave per la diffusione dell'infezione da
virus influenzali), seguirà oseltamivir in
pastiglie, che hanno dimostrato una reale efficacia
nella riduzione della durata della malattia
dell'intensità dei sintomi e dell'insorgenza di
complicanze senza effetti collaterali e senza lo
sviluppo di resistenze, al contrario di quanto
accadeva con l'amantadina e la rimantidina. L'uso
combinato dei nuovi farmaci e dei vaccini,
unitamente ad un miglioramento della sorveglianza e
la disponibilità di metodi di diagnosi rapida al
letto del paziente permetterà di controllare la
diffusione della malattia e di evitare quegli
effetti che le passate pandemie hanno avuto sulla
popolazione mondiale.
http://www.flashmed.it/popup/influenza.htm
PER
GIOCARE D'ANTICIPO
Corriere
della Sera - Corriere Salute
- 22 nov 2003
La chemioprofilassi è la somministrazione di
farmaci prima che si manifesti l'influenza allo
scopo di prevenirla: potrebbe rappresentare una
utile integrazione della vaccinazione in soggetti a
rischio, in particolare quelli con sistema
immunitario gravemente compromesso, ma finora
mancavano i farmaci adatti a una simile strategia.
Per diversi anni, infatti, per prevenire e trattare
precocemente l'influenza si è cercato di avvalersi
di due farmaci antivirali, l'amantadina e la
rimantadina: ma questi agenti non hanno mai potuto
essere utilizzati per i pesanti effetti collaterali
a livello dell'apparato gastrointestinale e del
sistema nervoso, per l'azione limitata nei confronti
del solo virus di tipo A, e per il fatto che il loro
impiego spesso porta allo sviluppo di virus
resistenti ai farmaci. Recentemente però sono stati
introdotti nuovi farmaci antivirali, chiamati
inibitori della neuraminidasi, attivi in modo
specifico contro i virus A e B dell'influenza. Molto
meno tossici dei precedenti, con un elevato grado di
sicurezza e privi di effetti collaterali, questi
agenti sono già utilizzati con buon successo nel
trattamento dell'infezione influenzale e stanno
fornendo risultati incoraggianti anche nella
profilassi, per cui potrebbero presto essere
adottati su larga scala per la prevenzione
dell'influenza, prima di tutto nei soggetti a
rischio.
Riflettori
accesi sulla terapia e sulla prevenzione
dell'influenza
Promossi
con riserva. Ecco il verdetto sull'efficacia
antinfluenzale degli inibitori delle neuraminidasi
stilato da uno studio coordinato dal Dipartimento di
epidemiologia e sanità pubblica dell'Università di
Leicester, in Gran Bretagna. "Anche se
zanamivir e oseltamivir curano e prevengono
l'influenza in certe categorie di pazienti, servono
altre ricerche per verificare e definire meglio le
potenzialità di questi farmaci" osserva Nicola
Cooper, autore di una ricerca pubblicata sul British
Medical Journal in collaborazione con la Scuola di
economia sanitaria dell'Università di Sheffield e
dell'Unità malattie infettive della Royal Infirmary
di Leicester. Per arrivare a queste conclusioni i
ricercatori d'oltremanica hanno valutato i risultati
degli studi che riguardavano l'efficacia degli
inibitori delle neuraminidasi comparsi entro la fine
del 2001 nelle principali banche dati utilizzate in
campo biomedico. Gli studi inclusi nella ricerca
dovevano essere in doppio cieco e finalizzati a
valutare l'efficacia terapeutica o preventiva di
zanamivir e oseltamivir usando le dosi e le
formulazioni farmaceutiche in commercio, cioè
inalatoria nel primo caso e orale nel secondo. Gli
studi risultati adatti sono stati sottoposti a
metanalisi.
I
due farmaci, di cui solo il primo è in commercio in
Italia, agiscono bloccando un enzima virale, la
neuraminidasi per l'appunto. "Le glicoproteine
di superficie del virus dell'influenza sono due: l'emagglutinina
e la neuraminidasi. La prima si lega ai recettori di
superficie delle cellule delle vie respiratorie che
contengono acido neuraminico e inizia la
penetrazione del virus fondendo le membrane di
cellula e virus. La neuraminidasi, invece, distrugge
i recettori per l'emoagglutinina permettendo alle
particelle virali di staccarsi dalle cellule
infettate e di propagarsi nell' albero respiratorio.
Anche le secrezioni respiratorie, infatti,
contengono acido neuraminico, e la sua distruzione
è importante per la diffusione del virus, che, come
noto, avviene principalmente nei luoghi affollati ed
è legata ai colpi di tosse e agli starnuti"
spiega il ricercatore britannico.
Capito
il meccanismo d'infezione è facile capire come
funzionano zanamivir e oseltamivir: bloccando la
neuraminidasi e fanno sì che il virus rimanga
attaccato alla membrana delle cellule infettate ed
eliminano ogni possibile diffusione. E al contrario
delle ormai datate amantadina e rimantadina, che
agiscono solo contro i virus di tipo A, questi
farmaci sono attivi anche contro il virus
influenzale B.
Dice
Cooper: "Per valutare l'efficacia di questi
farmaci nelle diverse fascie di età abbiamo
considerato tre popolazioni di riferimento: bambini
sotto i 12 anni, individui sani tra 12 e 65 anni e
persone a rischio, ultrasessantacinquenni, con
malattie croniche cardiache o respiratorie. Alla
fine sono risultati utili per la metanalisi 17 studi
sull'efficacia terapeutica e sette sull'attività
profilattica". Tutti e 24 gli studi
confrontavano l'uno o l'altro farmaco rispetto al
placebo o alla terapia sintomatica. Dopo l'opportuna
valutazione statistica sono arrivati i risultati:
negli adulti e nei bambini sani zanamivir e
oseltamivir riducono la durata dei sintomi di poco
più di una giornata. Se invece si considera
l'aspetto preventivo le probabilità di prendersi
l'influenza si riducono del 70-90 per cento, a
seconda della strategia preventiva scelta e della
popolazione studiata. Infine se somministrati entro
48 ore dalla comparsa dei sintomi, i due farmaci
riducono di oltre un terzo il rischio di
complicazioni infettive che richiedono una terapia
antibiotica. Quest' ultimo risultato, però, è meno
evidente nella popolazione a rischio, e quasi nullo
in caso di complicazioni serie che richiedono il
ricovero in ospedale. "Dunque gli inibitori
della neuraminidasi sembrano capaci sia di curare
sia di prevenire l'influenza" conclude Cooper.
"Tuttavia i nostri dati non sono sufficienti a
chiudere la questione perché servono studi
ulteriori che valutino l'efficacia di una terapia
rispetto all'altra e che giudichino il valore
aggiunto potenziale di zanamivir e oseltamivir
combinati al vaccino antinfluenzale".
Anche
Klaus Stohr, responsabile del programma per la
gestione dell'influenza dell'Organizzazione mondiale
della sanità, ridimensiona le conclusioni della
metanalisi in un editoriale di commento. "I
dati che emergono da questo studio dicono che gli
inibitori della neuraminidasi riescono a curare e a
prevenire l'infezione del virus influenzale in modo
efficace, sia negli adulti sia nei bambini. Tuttavia
esistono alcune limitazioni importanti nell'uso di
questi farmaci. Anzitutto non ci sono dati
sufficienti per valutare la capacità di prevenire
le complicazioni e la mortalità nei gruppi a
rischio più elevato, tipo gli anziani, dove le
spese sanitarie per le conseguenze dell'influenza
sono molto elevate. Poi c'è la questione non
irrilevante del costo: questi farmaci hanno un costo
superiore rispetto alla vaccinazione antinfluenzale
e ciò li rende meno adatti a un trattamento
profilattico di massa. Nell'attesa di risultati più
dirimenti è quindi consigliabile utilizzare gli
inibitori delle neuraminidasi principalmente come
cura aggiuntiva nei pazienti più a rischio e
durante le epidemie più estese".
di
Gian Galeazzo Riario Sforza - Tempo
Medico n. 772
22
novembre 2003
Fonte:
Brit.Med.J. 2003:326: 1235 e 1223 (e-mail: njc@le.ac.uk)
Influenza
al palo senza neuraminidasi
farmaci
antivirali contro l'influenza, Amantadina o
Rimantadina , Zanamivir o Oseltamivir , possono
modificare la gravità della malattia e ridurre la
durata della stessa di circa 1,5-2,5 giorni.
L'Amantadina ha effetto solo sull'influenza di tipo
A. Virus resistenti all'Amantadina possono comparire
in circa il 33% dei pazienti entro 5 giorni di
trattamento.
Gli effetti collaterali sono lievi per brevi cicli
di terapia.
Gli inibitori della neuraminidasi, Zanamivir ( Relenza
) e Oseltamivir (Tamiflu) agiscono
entrambi sull'influenza di tipo A e B. Il
trattamento con questi farmaci risulta più efficace
quando vengono somministrati entro 30-36 ore
dall'insorgenza della malattia.
Secondo Stiver G dell'University of British Columbia
a Vancouver ( Canada ), l'influenza dovrebbe essere
trattata con farmaci antivirali nei pazienti
vaccinati ma ad alto rischio, ed in quelli non
vaccinati, così come nei pazienti immunocompromessi
con malattia simil-influenzale, nei periodi di
prevalenza influenzale. ( Xagena_2003 )
Stiver G , CMAJ 2003;168:49-57
http://www2.xagena.it/xagena/8814_infettivologiafarmaciit.htm
Esistono
anche farmaci antivirali, appartenenti a due diverse
classi (inibitori della M2, inibitori delle
neuroaminidasi) che possono ridurre l’intensità e
la durata della malattia.
Gli inibitori della M2 (amantadina e rimantadina,
solo la prima commercializzata in Italia) sono
attivi solo sui virus di tipo A e possono provocare
effetti collaterali più o meno seri,
dall’insonnia alle vertigini, dalla nausea a
problemi renali ed epatici; inoltre sono
controindicati in gravidanza e nei bambini d'età
inferiore ad 1 anno. Sono indicati come trattamento,
ma anche come prevenzione, soltanto in persone ad
alto rischio di complicazioni e che non possono
essere vaccinate. La profilassi antivirale in questi
casi fornisce una protezione passiva per il periodo
necessario alla produzione degli anticorpi.
La somministrazione, però, va iniziata prima o
immediatamente dopo l’esposizione al contagio e
protratta per almeno 6-7 giorni, non oltre.
Gli inibitori della neuraminidasi (zanamivir ed
oseltamivir , solo il primo commercializzato in
Italia) sono efficaci nei confronti sia dei virus di
tipo A che di quelli del tipo B. Lo zanamivir è
stato autorizzato esclusivamente per la terapia
dell’influenza negli adulti e nei ragazzi di età
superiore a 12 anni, che presentino sintomi tipici
della malattia; non è stato invece autorizzato per
il trattamento profilattico, anche se è stato
segnalato un certo grado di efficacia a scopo
preventivo.
In generale, i farmaci inibitori della neuraminidasi
riducono di circa un terzo la durata
dell’influenza non complicata ma, ai fini della
riuscita del trattamento, questo deve essere
iniziato al più presto possibile, e comunque entro
due giorni dall’insorgenza dei sintomi.
Non è stata dimostrata l’efficacia dei farmaci
antivirali a base di zanamivir, così come degli
altri antivirali (amantadina compresa) nella
riduzione delle complicanze maggiori
dell’influenza, quali le polmoniti batteriche o
virali o l’esacerbazione delle patologie croniche
di base, nei soggetti a rischio. Anche se in
generale gli inibitori delle neuroaminidasi hanno
minori effetti collaterali rispetto agli altri
farmaci, sono state segnalate esacerbazioni di asma
bronchiale ed altre malattie polmonari croniche in
seguito all’uso dello zanamivir.
Elisa Lucchesini
Fonte
Conferenza Stampa "L’influenza ai tempi
della SARS: quali strategie per la
prevenzione?" Milano 24 settembre 2003
Professoressa Antonietta Cargnel Primario II
Divisione Malattie Infettive Ospedale “Luigi
Sacco” di Milano
Professor Alessandro Zanetti Ordinario di Igiene -
Istituto di Virologia dell'Universita' di Milano
Ministero
della Salute
http://www.dica33.it/argomenti/malattie_infettive/influenza/flu1.asp
La
prossima epidemia non mi coglierà ancora
impreparato
Basta
richiamare alla mente il senso di disorientamento
provato durante l’epidemia d’influenza del 1999
per rendersi conto quanto vi contribuì la mancanza
di indicazioni tempestive e univoche per i cittadini
così come per gli operatori sanitari. In
quell’occasione venne alla luce la variabilità
del comportamento del singolo professionista che, in
molti casi, provocò il sovra utilizzo di alcuni
interventi assistenziali.
Fu
allora evidente quanto sarebbe stato utile disporre
di linee guida sulla sindrome influenzale, ossia di
uno strumento che permette un rapido trasferimento
delle conoscenze, elaborate dalla ricerca biomedica,
nella pratica clinica quotidiana. Le linee guida
sono raccomandazioni di comportamento messe a punto
mediante un processo di revisione sistematica della
letteratura e delle opinioni di esperti, che possono
essere utilizzate dal medico per aumentare
l’efficacia dei trattamenti e dagli operatori
sanitari per razionalizzare l’uso di risorse,
migliorando l’esito clinico.
Naturalmente con l’applicazione sul singolo
paziente le raccomandazioni vanno riviste alla luce
dell’esperienza clinica del curante e di tutte le
circostanze di contesto.
INFLUENZA
La gestione della sindrome influenzale
Il
Programma nazionale per le linee guida, previsto dal
Piano sanitario 1998-2000 e dal Decreto legge 229
del 1999 e coordinato dall’Istituto superiore di
sanità e dall’Agenzia per i servizi sanitari
regionali.
Roma,
novembre 2001.A cura di: ISS
e ASSR
Gruppo
di lavoro
Introduzione
La
presente linea guida formula raccomandazioni per la
gestione della sindrome influenzale e non tratta
quindi la prevenzione mediante vaccinazione.
Nonostante la sua ubiquità e alta incidenza,
diverse sono le incertezze sull’epidemiologia e
sulla gestione della sindrome influenzale.
Innanzitutto la sindrome influenzale è causata da
più di duecento ceppi e specie virali che causano
sintomi tipici, ma aspecifici per il singolo agente
eziologico. Inoltre non esistono metodi che
permettano di identificare in tempo reale il virus
responsabile dell’epidemia in atto. Pertanto,
anche quando si tratta dei virus influenza A e B,
contro cui esistono farmaci specifici, è
impossibile utilizzare in tempo utile terapie
mirate.
In assenza di precise modalità di diagnosi e
terapia, assume particolare importanza il
trattamento sintomatico della sindrome. Ma anche in
questo caso un’ampia variabilità di comportamenti
caratterizza l’utilizzo di farmaci antinfiammatori
non steroidei (FANS), antipiretici, antibiotici,
antivirali. La comparsa di fenomeni di resistenza di
batteri e virus esposti in modo inappropriato ad
antibiotici e antivirali renderebbe necessario un
uso mirato di questi farmaci, tanto più che diversi
dati scientifici mettono in discussione l’utilità
della profilassi anti-influenzale.
Inoltre la sindrome influenzale ha un notevole
impatto economico: si osserva infatti un aumento:
·
delle
consultazioni mediche;
·
dei
farmaci su prescrizione e per automedicazione;
·
delle
assenze dal lavoro per malattia;
·
dei
ricoveri ospedalieri;
·
dei
decessi (nel periodo epidemico) riconducibili a una
sintomatologia respiratoria di probabile origine
influenzale o aggravata dalla patologia virale.
In
particolare l’aumento dei ricoveri ospedalieri
(soprattutto a causa di polmonite) comporta un
notevole aggravio della spesa sanitaria e mette
talora in crisi l’intero sistema ospedaliero. I
tassi di ospedalizzazione sono fortemente associati
all’età. La probabilità di essere ricoverati
aumenta di 2-4 volte nei bambini con fattori di
rischio e nelle persone anziane e/o in quelle con
malattie croniche. I tassi di ospedalizzazione nelle
persone di età superiore a 65 anni vanno da 200 a
1.000/100.000 contro i 20-40/100.000 nella
popolazione adulta senza fattori di rischio.
L’influenza produce inoltre un eccesso di mortalità
nella popolazione generale, che nel 95% dei casi
riguarda soggetti con età superiore a 65 anni.
Infine va considerato che, in caso di pandemia certa
da virus influenzale A e/o B, alcune raccomandazioni
di questa linea guida andrebbero riviste.
Scopi
e destinatari
Lo
scopo di questa linea guida è selezionare, alla
luce delle migliori prove scientifiche disponibili,
gli interventi efficaci e sicuri a disposizione per
la cura della sindrome influenzale.
I destinatari della linea guida sono i medici di
medicina generale e quelli ospedalieri, gli
operatori della sanità pubblica, i cittadini e i
farmacisti.
Per i medici di medicina generale queste
raccomandazioni possono essere utili nel trattamento
a domicilio dei malati al fine di limitare i
ricoveri ospedalieri ai casi necessari e di
promuovere un uso più razionale dei farmaci. Per i
medici ospedalieri la linea guida fornisce utili
raccomandazioni su cui basare l’indicazione al
ricovero.
Diagnosi
La
diagnosi di sindrome influenzale comporta una
diagnosi differenziale con infezioni provocate da
diversi virus. La disponibilità di trattamenti
specifici per l'influenza causata da virus A e B, da
utilizzarsi entro 24 ore dall'inizio dei sintomi,
rende necessaria una attenta valutazione del profilo
rischio/beneficio dei test rapidi. I dati relativi
alla valutazione dei test diagnostici derivano da
una revisione sistematica della letteratura
scientifica in cui sono stati presi in esame tutti
gli studi che confrontavano l'uso dei test rapidi
con quello delle coltura virale (vedi sintesi).
La qualità degli studi è complessivamente modesta
e il contesto di applicazione dei test è, nella
maggior parte dei lavori, quello ospedaliero. Per
questo motivo i risultati non sono facilmente
trasferibili nell'attività pratica del medico di
famiglia. I dati sulla sensibilità e specificità
sono molto variabili e dipendono dal tipo di
campione biologico preso in esame. Con i tamponi, i
campioni che più facilmente si ottengono al letto
del malato, si conseguono i risultati peggiori. La
capacità predittiva del test, cioè la capacità di
discriminare tra chi ha l'influenza e chi
un'infezione causata da un altro agente, risente
molto anche della prevalenza, in quello specifico
momento, della malattia nella popolazione in esame.
E'
possibile simulare, in periodo epidemico, due
possibili scenari di applicazione dei test in
medicina di base:
- soggetto
con sindrome influenzale (cioè paziente con
bassa probabilità di influenza). In questo caso
il test non funziona meglio della capacità
clinica del medico.
- soggetto
con sospetta influenza (cioè con più alta
probabilità di influenza). In questo caso,
invece, il test non fornisce un risultato
sufficientemente certo che permetta di escludere
la diagnosi, se negativo.
D
III
|
Non
è raccomandato l'uso di routine del test
rapido per la diagnosi di influenza: la
capacità predittiva positiva è bassa, un
test negativo in casi sospetti non è
sufficiente a escludere la diagnosi.
|
|
Benefici attesi:
Riduzione
dell'uso dei kit rapidi.
Indicatori di monitoraggio e verifica:
Numero di kit acquistati per la diagnosi
rapida.
|
Trattamento
farmacologico
La
terapia proposta si risolve spesso nella cura dei
sintomi associati all'infezione. In Italia esistono
molte molecole appartenenti alle classi degli
antinfiammatori non steroidei (FANS), antipiretici e
analgesici. Inoltre per la sindrome influenzale, in
quanto infezione acuta delle vie respiratorie, si
prescrivono quantità ingenti di antibiotici.
Amantadina e rimantadina, invece, sono preparati
antivirali di uso piuttosto limitato, in quanto i
dati sulla loro efficacia e sicurezza sono scarsi.
E' inoltre disponibile una nuova generazione di
farmaci antivirali, gli inibitori delle
neuroaminidasi, proposti per il trattamento
dell'influenza: il loro uso dipenderà in gran parte
dai dati di efficacia e sicurezza che verranno
pubblicati in futuro.
Antivirali
In
assenza di precise modalità di diagnosi, è
particolarmente importante decidere sull'opportunità
di utilizzare farmaci antivirali specifici. Le
informazioni relative all'efficacia e sicurezza di
amantadina, rimantadina e inibitori della
neuraminidasi nel trattamento della sindrome
influenzale, nella popolazione adulta, derivano da
revisioni sistematiche di trial clinici (vedi la prima
sintesi e seconda
sintesi). Come parametri sono stati presi in
esame la durata media della febbre, la severità di
casi di sindrome influenzale, il numero e la gravità
di effetti collaterali e di reazioni avverse.
Secondo recenti revisioni sistematiche i farmaci
antivirali riducono di un giorno la durata della
febbre e dei sintomi in corso di infezione con virus
influenzale di tipo A (amantadina e rimantadina) e A
e B (inibitori della neuraminidasi) ma hanno scarsi
effetti sul trattamento della sindrome influenzale
causata da altri virus.
D
I
|
Non
è raccomandato, in condizioni di routine,
l'uso di amantadina e rimantadina
|
D
I
|
Non
è raccomandato, in condizioni di routine,
l'uso degli inibitori delle neuroaminidasi
|
|
Benefici attesi:
Riduzione
della spesa per i farmaci antivirali;
mancata induzione di resistenza virale;
riduzione delle reazioni avverse legate
all'uso degli antivirali
Indicatori di monitoraggio e verifica:
Numero delle dosi definite giornaliere
di farmaci antivirali
|
Antibiotici
Per
la sindrome influenzale, in quanto infezione acuta
delle vie respiratorie, si prescrivono ogni anno
quantità ingenti di antibiotici con rischio di
effetti indesiderati, scarsa efficacia e altissimo
costo economico. Le informazioni relative all'uso
degli antibiotici nella sindrome influenzale e nel
mal di gola derivano da revisioni sistematiche di
trial clinici (vedi sintesi).
La somministrazione di antibiotici apporta un
beneficio alle persone con mal di gola causato da
infezione batterica, riducendo di circa 16 ore la
durata del sintomo; non si osserva nessun beneficio,
invece, per i mal di gola di diversa origine. Non vi
sono dati che dimostrino un'efficacia degli
antibiotici nel trattamento del raffreddore, ma sono
riportati effetti indesiderati. Nel trattamento
della bronchite acuta vi sono prove che dimostrano
un modesto beneficio sulla durata della tosse,
quando il sintomo persiste da almeno una settimana.
E
I
|
Non
è raccomandato l'uso di antibiotici nel
comune raffreddore e nella sindrome
influenzale senza complicanze.
|
B
I
|
L'uso
di antibiotici per la bronchite acuta va
preso in considerazione solo nei soggetti
con tosse da almeno sette giorni con
persistenza della sintomatologia febbrile ed
espettorato muco-purulento, tenendo conto
del rischio di effetti indesiderati.
|
E
I
|
Non
è raccomandato l'uso di routine degli
antibiotici nel mal di gola da sindrome
influenzale a meno che vi siano
complicazioni di probabile origine
batterica.
|
|
Benefici attesi:
Mancata induzione di resistenza batterica;
riduzione delle reazioni avverse legate
all'uso degli antibiotici; riduzione della
spesa per antibiotici.
Indicatori di monitoraggio e verifica:
Numero delle dosi giornaliere di
antibiotici; percentuali di infezioni
antibiotico-resistenti; segnalazioni di
reazioni avverse legate all'uso di
antibiotici.
|
Antinfiammatori e antipiretici
Per
alleviare i sintomi dell’influenza ogni anno sono
prescritte e acquistate ingenti quantità di farmaci
antinfiammatori e antipiretici. Non esistono
revisioni sistematiche della letteratura sull’uso
degli antinfiammatori non steroidei
nell’influenza, né vi sono studi clinici
controllati che sostengono la loro efficacia,
analizzando la durata e la gravità dei sintomi. Nel
trattamento dei sintomi associati, come febbre,
risultano efficaci diverse molecole: antinfiammatori
non steroidei e antipiretici.
La principale limitazione all’uso degli
antinfiammatori deriva dagli effetti indesiderati,
rappresentati principalmente dai disturbi
gastroduodenali. Il paracetamolo è considerato il
farmaco antipiretico meno gastrolesivo. Il
paracetamolo e l’ibuprofene sono i farmaci per cui
esistono più chiare dimostrazioni di efficacia e
sicurezza nella popolazione pediatrica.
Il paracetamolo è ritenuto anche il farmaco di
scelta nella terapia dei sintomi influenzali in
gravidanza (vedi sintesi).
Il giudizio sulle diverse molecole si basa
principalmente su studi osservazionali relativi alla
tollerabilità degli antipiretici e antinfiammatori
non steroidei. Non esistono dati che dimostrano che
questi farmaci in associazione tra loro risultino più
efficaci nella riduzione dei sintomi della sindrome
influenzale.
B
III
|
In
assenza di altre condizioni, per il
controllo della febbre al di sopra dei 38,5°C
e per il sollievo della sintomatologia
dolorosa è indicato l’uso di antipiretici
e antinfiammatori non steroidei, tenendo
conto principalmente della diversa
tollerabilità delle singole molecole.
|
B
II
|
Il
paracetamolo e l’ibuprofene sono
raccomandati per la loro relativa sicurezza
ed efficacia per i soggetti in età
pediatrica.
|
E
III
|
Nei
bambini al di sotto dei dodici anni è
controindicato l’acido acetilsalicilico,
perché vi sono prove di un’associazione
tra tale farmaco e la sindrome di Reye.
|
B
II
|
In
gravidanza per il controllo della febbre e
della sintomatologia dolorosa è
raccomandato l’uso di paracetamolo per la
sua relativa sicurezza ed efficacia.
|
|
Benefici attesi:
Riduzione
delle reazioni avverse legate all’uso di
antinfiammatori e antipiretici.
Indicatori di monitoraggio e verifica:
Numero delle dosi definite giornaliere di
antinfiammatori antipiretici; segnalazioni
di reazioni avverse legate all’uso di
antinfiammatori e antipiretici.
|
Criteri
per il ricovero in ospedale
Durante
l’epidemia influenzale si produce un’enorme
domanda di cure che mette prima in crisi i servizi
ambulatoriali e poi provoca un uso non appropriato
dei posti letto negli ospedali attraverso un accesso
diretto ai pronto soccorso. Avere a disposizione
criteri, scientificamente provati, per selezionare
quali malati affetti da sindrome influenzale
ricoverare e quali trattare a domicilio
comporterebbe una riduzione nel numero di ricoveri
ospedalieri durante le epidemie influenzali. Non è
stata utilizzata una metodologia formale per
individuare negli adulti e nei bambini:
- fattori
che aumentano il rischio di complicanze e
richiedono attenta osservazione medica
- fattori
che frequentemente rappresentano una indicazione
al ricovero
- fattori
che indicano un ricovero urgente.
Adulti
Per
arrivare a raccomandazioni sui criteri di scelta di
ospedalizzazione è necessario prendere in
considerazione i fattori che aumentano il rischio di
complicanze e richiedono una più attenta
osservazione medica in soggetti con sindrome
influenzale:
- malattie
croniche (malattie respiratorie, cardiache,
diabete ecc.)
- età
superiore a 65 anni
- gravidanza
- immunodeficienze
- condizioni
socioeconomiche precarie.
Condizioni
aggiuntive, rispetto ai fattori precedenti, che più
frequentemente rappresentano una possibile
indicazione di ricovero in ospedale per
approfondimenti diagnostici e/o necessità di cure
sono:
- frequenza
respiratoria superiore a 30 atti/minuto
- pressione
sistolica <90 mmHg e/o diastolica <60 mmHg
- frequenza
cardiaca >140 battiti per minuto
- variazioni
dello stato psichico (disorientamento, stupore,
coma).
I
dati si riferiscono solo a studi osservazionali (LDP
= III, IV, V) che indicano quali categorie di
pazienti vengono più frequentemente ricoverate in
ospedale. Pertanto la qualità delle prove è scarsa
(vedi sintesi).
B
V
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Quando
il decorso clinico dell'influenza è
complicato dall'insorgenza di
broncopolmonite si raccomanda di considerare
i seguenti fattori di rischio per un
eventuale ricovero ospedaliero.
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Tali
fattori, in particolare se multipli e
correlati allo stato clinico o
socioeconomico del paziente, aumentano il
rischio di complicanze e mortalità; in ogni
caso si può prescindere dal giudizio
clinico globale del medico.26
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Criteri
clinici:
soggetti
di età superiore a 65 anni
- presenza
di malattie concomitanti: malattie
croniche respiratorie, cardiache,
renali, epatiche, tumori, diabete
mellito, abuso cronico di alcool,
malnutrizione, malattie cerebrovascolari,
postsplenectomia, ospedalizzazione
nell'ultimo anno
- frequenza
respiratoria > o eguale a 30
atti/minuto, pressione diastolica < o
eguale a 60 mmHg o pressione sistolica
<90 mmHg, polso > o eguale a 125/min.,
temperatura corporea <35 o > o
eguale a 40 °C, variazioni dello stato
mentale (disorientamento, stupore),
evidenza di siti extrapolmonari di
infezione.
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Dati
di laboratorio:
- globuli
bianchi <4.000/ml o >30.000/ml o
numero assoluto di neutrofili
<1.000/ml
- PaO2<60mmHg
o PaCO2>50mmHg
- evidenza
di alterata funzionalità renale:
creatinina >1,2 mg/dl
- evoluzione
radiografica sfavorevole e/o polmonite
con focolai multipli polmonare, presenza
di cavitazione o versamento pleurico
- ematocrito
<30% o emoglobina <9g/dl
- evidenza
di sepsi o di segni di danno d'organo
come l'acidosi metabolica o alterazioni
della coagulazione
- pH
arterioso <7,35
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B
V
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Il
ricovero è raccomandato in pazienti con
condizioni economiche o sociali che non
garantiscano l’assistenza a domicilio.
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Benefici attesi:
Diminuzione
dei ricoveri inappropriati
Indicatori di monitoraggio e verifica:
Numero di ricoveri per
influenza/sindrome influenzale e sue
complicanze; numero di dimissioni per DRG 90
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Bambini
In
merito ai criteri di ricovero dei bambini con
sindrome influenzale mancano studi con disegno
adeguato. Gli studi disponibili sono di tipo
osservazionale e descrivono le caratteristiche dei
pazienti ricoverati (vedi sintesi).
I fattori che aumentano il rischio di complicanze
fanno riferimento a malattie croniche preesistenti
oppure a segni o sintomi associati a un rischio di
evoluzione della malattia. La determinazione della
saturazione di O2 e la O2
pulsimetria, quando disponibili, sono utili per la
valutazione dell'opportunità di ricovero.
D
IV
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Non
ci sono indicazioni assolute al ricovero
solo in relazione all’età.
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D
V
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Non
si richiede necessariamente il ricovero, ma
soltanto una più attenta osservazione
medica per individuare eventuali
complicanze, quando si è in presenza di una
condizione preesistente indicata
nell’elenco che segue:
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- cardiopatie
non cianogene
- asma
- patologia
respiratoria cronica
- fibrosi
cistica
- insufficienza
renale
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- diabete
- immunodeficienze
- congenite
e acquisite
- malattie
neoplastiche
- terapia
steroidea prolungata
|
D
V
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Non
si richiede necessariamente il ricovero, ma
la gestione a livello domiciliare o
ambulatoriale da parte del pediatra, quando
si è in presenza dei segni o sintomi
indicati nell’elenco che segue:
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- disidratazione
correggibile per via orale
- basso
peso neonatale o prematurità in
soggetto di età >3 mesi
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- lieve
distress respiratorio
- episodi
di convulsioni febbrili successivi al
primo e non complicate
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B
V
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Si
può considerare il ricovero con le seguenti
condizioni:
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- incapacità
della famiglia di gestire il problema
- assenza
di condizioni economiche o sociali che
garantiscano l’assistenza a domicilio
- età
<3 mesi associata a uno o più
fattori di rischio
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- bronchiolite
in età >3 mesi
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A
III
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E’
fortemente raccomandato il ricovero
immediato nelle seguenti condizioni:
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- disidratazione
che richiede reidratazione per via
endovenosa o altra terapia per via
venosa
- frequenza
respiratoria >70/m o saturazione 02
<90%
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- insufficienza
respiratoria,
- convulsioni
(primo episodio) o sintomi neurologici
- bronchiolite
in lattante di età <3 mesi
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Benefici attesi:
Diminuzione dei ricoveri inappropriati.
Indicatori di monitoraggio e verifica:
Numero di ricoveri per influenza e sue
complicanze; numero di dimissioni per DRG
91-98.
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http://www.pnlg.it/LG/004influenza/4-diagnosi.htm
Amantadina
e rimantadina nella prevenzione e nel trattamento
dell'influenza da virus A negli adulti (Revisione
Cochrane)
Jefferson
TO, Demicheli V, Deeks JJ, Rivetti D
ABSTRACT
Premessa:
a modifica più recente: 19/02/1999. Le revisioni
Cochrane sono controllate regolarmente e aggiornate
se necessario.
Obiettivi:
L'amantadina cloridrato e la rimantadina cloridrato
hanno proprietà antivirali, ma vengono scarsamente
utilizzate per la mancanza di informazioni riguardo
alle loro caratteristiche e per il timore di
possibili reazioni avverse. Lo scopo di questa
revisione è valutare gli effetti e la sicurezza di
amantadina e rimantadina negli adulti sani.
Strategia
di ricerca:
Sono state effettuate ricerche nel Cochrane
Controlled Trials Register, in Medline, Embase e
nelle bibliografie degli articoli. Sono stati,
inoltre, contattati i produttori dei farmaci, i
ricercatori e gli autori degli articoli.
Criteri
di selezione:
Sono stati selezionati gli studi randomizzati e
quelli quasi- randomizzati che hanno confrontato
amantadina e/o rimantadina con placebo, con farmaci
antivirali di controllo o con nessun trattamento in
adulti sani, e gli studi randomizzati o quasi-
randomizzati che hanno messo a confronto dosi o
regimi diversi di amantadina e/o rimantadina, sempre
in adulti sani.
Raccolta
dati e analisi:
Per gli studi che hanno riguardato la prevenzione,
sono stati analizzati il numero di partecipanti che
hanno sviluppato l'influenza sul piano clinico, il
numero di quelli in cui l'influenza di tipo A è
stata confermata con test di laboratorio, e le
reazioni avverse. L'analisi degli studi riguardanti
il trattamento vero e proprio ha preso in esame la
durata media della febbre e le reazioni avverse.
Risultati:
principali Per quel che riguarda la prevenzione, l'amantadina
appare in grado di prevenire il 23% dei casi clinici
di influenza (intervallo di confidenza al 95%
11%-34%), e il 63% dei casi clinici di influenza A
confermati con test di laboratorio (intervallo di
confidenza al 95% 42%-76%). Nel trattamento vero e
proprio dell'influenza, invece, l'amantadina riduce
di un giorno la durata della febbre (intervallo di
confidenza al 95% 0,7-1,3). La rimantadina dimostra
un'efficacia simile, ma il numero di studi è
inferiore e i risultati per quanto riguarda la
prevenzione non sono statisticamente significativi.
Sia l'amantadina sia la rimantadina inducono
significative reazioni avverse a livello
gastrointestinale. Le reazioni avverse a carico del
sistema nervoso centrale e i ritiri dagli studi a
causa delle reazioni sono significativamente più
frequenti con amantadina che non con rimantadina.
Conclusioni:
Amantadina e rimantadina dimostrano un'efficacia
analoga nella prevenzione e nel trattamento
dell'influenza di tipo A negli adulti sani, anche se
la seconda provoca minori reazioni avverse rispetto
alla prima.
Citazione:
Jefferson TO, Demicheli V, Deeks JJ, Rivetti D.
Amantadine and rimantadine for preventing and
treating influenza A in adults (Cochrane Review).
In: The Cochrane Library, numero 3, 2000. Oxford:
Update Software.
Questo
è l'abstract di una revisione sistematica preparata
e regolarmente aggiornata dalla Cochrane
Collaboration. La versione inglese degli abstract è
sempre la più completa ed aggiornata. Il testo
completo della revisione è disponibile sulla La
Cochrane Library (ISSN 1464-780X).
http://www.update-software.com/abstracts/it/it001169.htm
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