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Ogni
mese ricevo dall’ASL l’elenco delle mie
“competenze”, ma anche quello delle “incompetenze”
che vengono tradotte in un report
che mi elenca come un grillo saggio le voci di
spesa farmaceutica che ho indotto
in eccesso rispetto la media aziendale,
distrettuale, di Nucleo di Cure Primarie. E’ quindi con
vivo interesse che leggo l’articolo strappato
frettolosamente da una rivista femminile e portato alla
mia attenzione da un’assistita che mi prega di fare
ricerche sul web.
Volentieri,
considerato che la proposta è un ottimo sistema per
risparmiare……………………….se lo stomaco mi
regge…….
APITERAPIA
Pratica
terapeutica plurisecolare, il suo impiego è testimoniato
dalle fonti storiche da almeno due millenni presso le
forme di civiltà più diverse e lontane, nel tempo e
nello spazio.
Oggi
in alcuni Paesi, quali l'Unione Sovietica, l'apiterapia è
annoverata fra le terapie riconosciute dallo Stato. In
Italia siamo ancora molto lontani da ciò, nonostante
l'impegno e la tenacia di alcuni medici pionieri, quali il
dott. Grosso a Vimodrone.
L'apiterapia
può essere definita come il trattamento terapeutico di
alcune patologie con i prodotti raccolti, elaborati e
secreti dalle api: miele, polline, propoli, pappa reale e
veleno.
Ad
un'analisi ravvicinata l'apiterapia si presenta come un
mondo terapeutico complesso: copre il campo della
nutrizione e delle scienze alimentari, attraverso
l'impiego di miele, polline e pappa reale, ma anche
l'ambito farmacologico vero e proprio (desensibilizzazione,
terapie antiinfiammatorie e contro malattie autoimmuni),
fino ad arrivare, attraverso particolari modalità
d'utilizzo degli stessi prodotti (propoli, veleno, miele),
alla sfera della biochirurgia, vale a dire l'uso
in medicina delle larve della mosca verde, della carne,
delle sanguisughe e per l'appunto delle api.
……………………….numerose
ricerche su scala internazionale hanno dimostrato che il
veleno, iniettato dall'imenottero con il suo pungiglione,
possiede insospettabili proprietà curative. Da ciò è
nata l'apiterapia, trattamento terapeutico in costante
crescita insieme ai medici che sempre più spesso vi si
dedicano.
L'apiterapia in senso stretto si avvale di siringhe
ipodermiche attraverso le quali il veleno viene iniettato
sottocute; ma è bene sapere che l'apiterapia viene
praticata utilizzando anche l'imenottero stesso: con una
pinza il medico afferra l'ape viva, la deposita su un'area
prestabilita della cute e la lascia agire come madre
natura le ha insegnato. Nel primo caso i dosaggi vengono
preventivamente designati, mentre nel secondo caso essi
vengono regolati dal tempo di permanenza del pungiglione,
il quale può essere lasciato in loco per qualche minuto o
subito rimosso.
L'apiterapia, praticata sperimentalmente dall'I.A.S. (International
Apitherapy Study) su oltre 12.000 persone, si è
dimostrata efficace per trattare casi di artrite,
tendiniti, emicrania, gotta, infiammazioni, sindromi
premestruali, con effetti benefici quasi immediati. La
terapia, a seconda del disturbo che è chiamata a curare,
si suddivide in cicli variabili che durano, di solito,
dalle due alle otto settimane con una frequenza di due
sedute settimanali; i risultati si ottengono in tempi
molto brevi, ma la conservazione dei benefici è
accompagnata da un sistema immunitario preventivamente
preparato per reagire in modo eccellente alla cura
attraverso l'assunzione pre-terapia di vitamina C e una
dieta piuttosto regolare.
Ma in quale modo il veleno delle api agisce a scopo
terapeutico? Esso contiene sostanze dotate di un forte
effetto antinfiammatorio e si diffonde non solo nel punto
di iniezione, ma anche a livello sistemico, praticando un
effetto di stimolazione sul sistema immunitario.
La terapia è praticamente priva di effetti collaterali.
Naturalmente non possono sottoporvisi le persone affette
da allergia al veleno stesso poiché rischierebbero un
pericoloso shock anafilattico. Di conseguenza sottoporsi
all'apiterapia prevede un preliminare controllo medico ad
esclusione di qualsiasi rischio.
http://www.mybestlife.com/ita_salute/news/22082000-2.htm
VELENO:
per raccoglierlo, si stende una membrana elettrificata di
fronte all'alveare. Quando le api la toccano, ne ricevono
una scossa alla quale reagiscono pungendola (morendo ); il
veleno che depositano in questo modo, viene
commercializzato in virtù di non dimostrate virtù
curative.
Vengono
forniti anche gli indirizzi dove è possibile sottoporsi
alla cura……….
Indirizzi,
Roma, Trento, Cremona, Salsano (Venezia)
Apiterapia:
applicazioni pratiche
L'APE:
UN MONDO DI MERAVIGLIE
una
medicina alternativa?
Le api partecipano alla nostra vita di tutti i
giorni , anche se spesso non si sa quasi nulla del loro
operare: basti pensare all'impollinazione delle piante da
frutto. Sono degli insetti che appartengono all'ordine
degli imenotteri, alla famiglia degli apidi, genere apis
che conta diverse specie; tra le più comuni troviamo: la
ligustica, la sicula e la carnica.
L'alveare
rappresenta per l'uomo una miniera inesauribile di
sostanze utili: miele, polline, cera, propoli, pappa
reale, veleno .Per le loro proprietà, queste sostanze
permettono trattamenti efficaci su numerose patologie
acute e croniche, spesso in associazione con altri
medicinali specifici ed indispensabili.
L'apiterapia
è quindi il ‘trattamento delle malattie con prodotti
raccolti, trasformati e secreti dalle api’.
Nella
tradizione popolare c'è sempre stata l'abitudine di usare
la puntura d'ape come revulsivo nelle affezioni
reumatiche, al pari di altri metodi ugualmente efficaci:
le ortiche, la senape, il capsico, etc. Da oltre 100 anni
in Francia, Austria, Cecoslovacchia, Unione Sovietica ed
altri paesi dell'Europa, anche alcuni medici hanno fatto
ricorso alle api, e se ne servono tuttora, per il
trattamento dell'artrite ed altre malattie. In America
esiste un'Associazione di apiterapia molto attiva. In
Italia è più recente l'interesse per questo aspetto
terapeutico e il nostro istituto è uno dei pochi punti di
riferimento conosciuti per questa straordinaria azione
terapeutica.
A)
VELENO D'API
Composizione,
proprietà, meccanismo d'azione, effetti indesiderati,
trattamento delle reazioni.
Una
volta che l'ape ha punto il soggetto con il pungiglione,
costituito da una microscopica cannula affilatissima,
collegata alla sacca velenifera e munita di estroflessioni
uncinate, essa istintivamente cerca di allontanarsi, ma il
pungiglione uncinato, penetrato nella pelle, non fuoriesce
più e nella foga di staccarsi l'ape lo perde, perdendo
anche una parte del suo intestino. Le terminazioni nervose
della catena addominale, collegate al pungiglione, vi
rimangono attaccate ed esercitano, su di esso, una serie
di contrazioni che gli permettono di penetrare più a
fondo e di rilasciare il veleno nella zona intradermica.
Dopo essersi distaccata l'ape muore. La quantità di
veleno che si introduce nel corpo, con una puntura, è di
1/10000 grammi (occorrono diecimila api per ottenere un
grammo di veleno).
Il
veleno è secreto da due ghiandole, una acida ed una
alcalina, situate nell'addome dell'ape. La quantità può
variare secondo la stagione, la produzione massima ha
luogo in primavera, la minima in autunno ed inverno. Esso
contiene: acqua, istamina, mellitina, una isolecitina,
apamina, due enzimi. L'apamina agisce sul sistema nervoso
centrale. Il veleno cristallizza se disidrato.
Oltre
che nell'acqua è solubile nell'alcool. Esso presenta una
tossicità locale (dolore, gonfiore edema) e una tossicità
generale (crampi, convulsioni, emolisi).
1)
Composizione.
L’apitoxina
(definizione generica del veleno d'api) si presenta sotto
forma liquida, trasparente di sapore amaro e di odore
mielato; a tutt'oggi non è completamente nota la sua
composizione, ma si sa che contiene il 70% d'acqua ed il
30% di sostanza secca (acido formico, acido cloridrico,
acido ortofosforico, istamina, colina, apamina (peptide)
-2% del peso secco-, mellitina (principale costituente),
-50% del peso secco-, ialuronidasi -3% del peso secco-,
fosfolipasi A -12% del peso secco-, fosfato di magnesio
-0,4% del peso secco-.
2)
Proprietà
Il
Dottor Anton Tere, nell'anno 1870, fu il primo medico ad
applicare le punture delle api ., nella terapia delle
malattie reumatiche. Negli anni '30 il prof. Bodog F.Bach,
medico a New York, si interessò particolarmente all'apiterapia,
utilizzando il veleno dell'ape per le malattie reumatiche,
ottenendo eccellenti risultati.
All'inizio
degli '50, il Dott. Joseph Broadman, di New York, si
interessò alla terapia con il veleno delle api, ottenendo
notevoli risultati. Sino alla sua morte, avvenuta nel
1970, ha curato molte artriti ed ha scritto interessanti
articoli su questo argomento. Nonostante fosse osteggiato
dall'intelligenza medica del tempo, nel 1962 ha pubblicato
un libro intitolato: 'Il veleno dell'ape, trattamento
naturale di reumatismi ed artriti'. Oggi questa ricerca ha
ottenuto un riconoscimento scientifico e fa sempre più
proseliti, soprattutto perché confortata da serie prove
cliniche.
3)
Meccanismo d'azione
I
lavori del prof. Artemov, dell'Università di Gorki, URSS,
provano che il veleno dell'ape stimola le capsule
surrenali inducendo un aumento del tasso di cortisone nel
plasma sanguigno che perdura per oltre una settimana.
La
stimolazione delle ghiandole surrenali, con il veleno
delle api, non é che una delle numerose reazioni
immunologiche dell'organismo umano. Il veleno stimola
l'intero sistema immunitario, forse anche fino ad elevare
il tasso di cortisone.
Il
veleno delle api manifesta una spiccata azione antivirale
ed anticancerogena. Infine la dilatazione dei vasi
capillari fa abbassare la pressione arteriosa. La sua
proprietà più nota è comunque la capacità di bloccare
la trasmissione di impulsi nervosi da una cellula
all'altra del sistema neuro-vegetativo (azione
gangliolitica).
Nel
1973, VGK, Shipman e Brooks del Biomedical Laboratory,
Edgwood Arsenal e del Naval Undersea Centre, San Diego,
Calífornia, hanno isolato una nuova frazione di veleno
d'ape, chiamata cardiopep . Questa frazione ha degli
effetti antiaritmici e beta-adrenergici.
Localmente
il veleno d'ape agisce con il comune meccanismo della
flogosi indotta: si manifesta con calore, dolore e
gonfiore, persistenti nei tempi e nei modi più svariati
in funzione del distretto trattato e della reattività
individuale………………………………
………………………Un
individuo in buono stato di salute, non allergico o
sensibile, può sopportare normalmente da 1 a 5 punture
contemporaneamente e nella stessa zona, senza avere
particolari reazioni dolorose all'infuori di un forte
bruciore, peraltro temporaneo, ed un breve, ma fastidioso
prurito.
……………………………..Una
terapia a base di veleno d'api deve essere costantemente
seguita da un medico, il quale controlla la
somministrazione e consiglia di volta in volta la dose e
la forma più idonea……………………………
Nel
caso invece di reazione tardiva particolarmente intensa
(evenienza rarissima), si suggerisce di telefonare
all'istituto per concordare la terapia adeguata. Nel caso
di dispnea intensa, laringospasmo, edema della glottide,
rivolgersi immediatamente al più vicino Pronto Soccorso.
B)
PRECAUZIONI
L'apiterapia
è una metodica terapeutica sicura solo se praticata dal
medico che abbia raccolto una accurata anamnesi (storia
clinica del paziente) allo scopo di evidenziare
predisposizioni allo sviluppo di reazioni di tipo
anafilattico, e sia in grado di intervenire immediatamente
qualora si verifichino reazioni indesiderate.
A
tale scopo, all'inizio della terapia viene eseguita
ripetutamente una puntura di prova sul gluteo, per
valutare la reattività individuale.
Seguendo
le precauzioni suddette, l'apiterapia rappresenta una
metodica efficace e sicura.
C)
INDICAZIONI
Secondo
Artemov, Faktorovitch, Rhartchenko ed Orlov sono
molteplici le patologie che possono trovare vantaggio da
un trattamento con veleno d'api e più precisamente :
REUMATISMI
(poliartrite, miopatie, cardiopatie reumatiche)
SPONDILARTROSI
DEFORMANTE
POLIARTRITI
INFETTIVE NON SPECIFICHE
AFFEZIONI
DEL SISTEMA NERVOSO PERIFERICO (radicoliti sacro-lombari,
infiammazioni dei nervi sciatico, femorale e facciale,
nevralgie intercostali, polinevrite, etc..)
ULCERE
TROFICHE, PIAGHE ATONICHE
MALATTIE
VASCOLARI CHIRURGICHE tromboflebiti senza suppurazione,
arteriosclerosi dei vasi periferici
INFILTRAZIONI
INFIAMMATORIE (senza suppurazione)
ASMA
BRONCHIALE
SINDROME
EMICRANICA
IPERTENSIONE
ARTERIOSA
IROTIS
E IRIDO~CICLITE
TIREOTOSSICOSI
(primo e secondo stadio)
SINDROME
DI MENIERE
PSORIASI
ECZEMA
Inoltre
può essere indicato in casi di Artrite reumatoide,
Cirrosi epatica, Esiti di polio, Emiplegie, Sclerosi a
placche Infine va ricordato l'effetto equilibratore sulla
pressione arteriosa.
D)
CONTROINDICAZIONI
-
Diatesi allergica conclamata
-
Terapie farmacologiche incompatibili
-
Vaccinazioni recenti
-
Disordini immunitari
-
Stati iper reattivi
-
Stati febbrili
-
Ipertensione arteriosa severa
E'
consigliato differire la seduta in caso di:
-
Pasti recenti
-
Mestruazioni abbondanti
E)
APPLICAZIONI PRATICHE
I
metodi usati sono molti, ma i più comuni e certamente i
più efficaci sono i seguenti:
1)
Applicazioni dirette della puntura d'ape
Per
questo, si procede prelevando con una pinza l'ape ed
applicandola sulla parte da trattare. Il primo giorno si
opererà effettuando una sola puntura di prova, per
verificare la sensibilità dell'individuo controllando con
attenzione anche una o due ore dopo la puntura, tanto è
il tempo che impiega il veleno per ottenere
un'apprezzabile reazione da parte dell'organismo.
Il
controllo dovrà essere effettuato anche nei giorni
successivi, valutando il tempo esatto di comparsa del
dolore e delle eventuali reazioni cutanee (in genere ciò
accade dopo il quarto o il quinto giorno); dopodiché si
inizierà la terapia vera e propria, diversa a seconda
della patologia da trattare.
In
genere si inizia con una puntura il primo giorno, due il
secondo, tre il terzo e così via progressivamente.
2)
Applicazioni a mezzo di iniezioni intradermiche
Questo
tipo di applicazione sarebbe certamente la più pratica,
ma difficoltosa da effettuare per mancanza della materia
prima sul mercato e per la sua difficile reperibilità,
essa deve rispettare una serie di condizioni tra cui la
purezza del veleno, la freschezza, la presenza in quantità
definita delle materie attive es. la mellitina
3)
Applicazioni topiche
L'applicazione
del veleno d'api per mezzo di una pomata è la forma più
raccomandata a tutte le persone allergiche. Non
rappresenta un procedimento efficace quanto i precedenti,
ma se in alta concentrazione ed unito ai giusti
eccipienti, che ne favoriscano la diffusione della pelle,
può sortire degli ottimi risultati.
Infine
non va trascurato che esiste sul mercato un prodotto
omeopatico chiamato Apis e disponibile in tutte le
diluizioni, ricavato proprio dal veleno d'ape ( esplica
un'azione anti allergica, anti-infettiva, antiflogistica
etc.).
Articolo
completo su:
http://www.greensite.it/MedicinaAlt/apiterapia_1.htm
In questo
libro scopriamo che in realtà i benefici effetti delle
chimiopunture delle api sono nettamente superiori a quelli
vantati dai nostri farmaci moderni.
Bodog
Beck
Apiterapia
1999,
pp. 120, L. 20.000

http://web.tiscali.it/no-redirect-tiscali/aaab_it/miele.htm
Anche
le fastidiose punture di questo prezioso imenottero
possono, alla luce di recenti ricerche, rivelarsi
benefiche. Le proprietà curative del veleno d'api, di cui
si narra beneficiarono anche Carlo Magno e Ivan il
terribile, sono note da tempo e derivano in gran parte
dall'osservazione empirica di come tra gli apicoltori
l'incidenza di patologie reumatiche fosse ridotta rispetto
al resto della popolazione. Tradizionalmente usata in
particolare nell'Europa dell'Est per le malattie
articolari, l'apitossina (nome generico del veleno d'api)
deve il suo esordio scientifico al medico ungherese Beck,
la cui passione per le api lo portò a formulare le prime
ipotesi, avvalorate dalla ricerca scientifica americana
negli anni a venire. Oggi sappiamo che la presenza di
componenti come l'istamina, l'isolecitina, l'apamina,
riesce ad esercitare un'azione antinfiammatoria utile in
caso di artrosi, artrite reumatoide, sciatalgia,
contribuendo a migliorare lo stato del paziente. Per
beneficiare del veleno d'api l'apiterapia prevede
l'applicazione diretta della puntura d'ape, prelevata con
una pinza e collocata sulla parte da trattare, iniziando
con una puntura il primo giorno e aumentando
progressivamente nei giorni successivi. E' logico
affermare che tale tecnica richiede la presenza di
personale specializzato nonché una serie di esami
allergici preliminari, onde evitare spiacevoli reazioni.
Ben più semplice è l'applicazione topica di unguenti e
pomate a base di veleno d'api, facilmente reperibili in
commercio, a base di burro di karatè, a cui spesso si
aggiungono olii essenziali in grado di potenziare gli
effetti del veleno. Il continuo studio scientifico sul
veleno d'api ha a tutt'oggi allargato il suo campo
d'azione per la presenza di una frazione, chiamata
cardiopep, che sembra avere un'attività antiaritmica e
beta-adrenergica, di cui possono beneficiare quanti
soffrono di insufficienza cardiaca e aritmia. In attesa di
ulteriori ricerche da parte della comunità scientifica,
la comune ape delle nostre campagne si conferma un
prezioso insetto alleato da proteggere e tutelare.
Anna
Paioncini
USO
CLINICO DELLE SANGUISUGHE HIRUDO MEDICINALIS
CHIRURGIA
PLASTICA RICOSTRUTTIVA
Le
sanguisughe hirudo medicinalis, grazie alla loro azione
decongestionante sui tessuti, si sono rivelate un prezioso
"strumento" per evitare i rischi postoperatori
legati ad interventi di microchirurgia ricostruttiva.
L’applicazione della sanguisuga hirudo
medicinalis su lembi di tessuto reimpiantati facilita
dapprima la ripresa della circolazione sanguigna, ed in
seguito la cicatrizzazione, operando al tempo stesso
un’azione di prevenzione sulla formazione di pericolosi
coaguli. Le sanguisughe hirudo medicinalis sono di
notevole aiuto su ogni lembo di tessuto interessato da
insufficiente circolazione venosa. E’ però necessaria
l’accurata diagnosi di una effettiva congestione venosa
prima dell’utilizzo di sanguisughe hirudo medicinalis,
poiché la loro applicazione risulterebbe inutile in caso
di insufficiente afflusso di sangue arterioso. Si tenga
inoltre presente che un insufficiente afflusso di sangue
arterioso può facilitare l’insorgenza di infezioni di
diversa eziologia, occasionalmente imputabile anche al
morso di sanguisughe hirudo medicinalis Per la diagnosi di
un problema di congestione o insufficiente circolazione
venosa possono essere di aiuto i seguenti criteri:
Colore
della pelle scuro o bluastro
Ritorno
capillare più scuro del normale (si noti che le aree a
colorazione fissa non possono più essere salvate)
Il
sanguinamento causato dalla puntura d’ago dovrebbe
essere rapido e scuro
ALTRE
PATOLOGIE
Sempre più
frequentemente si ricorre alle sanguisughe hirudo
medicinalis per trattare pazienti affetti da edemi
superficiali o da gangrene in stadio anche avanzato.
CURE
POST MORSO
L’effetto
terapeutico di maggior rilievo derivante
dall’applicazione di sanguisughe hirudo medicinalis si
manifesta nel periodo successivo al distacco delle
sanguisughe hirudo medicinalis stesse, e dipende
soprattutto dalla cura con cui sono trattate le incisioni
provocate dal morso.
La
prosecuzione del sanguinamento dell’incisione da morso
di sanguisughe hirudo medicinalis deve essere facilitato
tramite la periodica pulizia e rimozione dei coaguli
superficiali ivi formantisi.
La
risposta clinica del tessuto sotto trattamento dovrebbe
essere attentamente monitorata durante tutto il periodo di
sanguinamento spontaneo.
CURA
GENERALE DEL PAZIENTE
L’area
circostante l’incisione da morso di sanguisughe hirudo
medicinalis dovrebbe essere periodicamente controllata
anche dopo la fine del sanguinamento spontaneo, per
verificare l’eventuale insorgenza di infezioni locali o
fenomeni infiammatori e, se necessario, dovrebbero essere
applicate le opportune medicazioni.
Nel caso
in cui il sanguinamento spontaneo dovesse protrarsi molto
a lungo (oltre le 8-10 ore), dovrebbe essere monitorato
giornalmente il livello di emoglobina. E’ possibile che
si verifichino significativi abbassamenti dei valori,
soprattutto a seguito di ripetute applicazioni di
sanguisughe hirudo medicinalis
ACCETTAZIONE
DA PARTE DEI PAZIENTI
Analogamente
ad altri procedimenti medico-chirurgici, l’atteggiamento
del paziente verso l’applicazione di sanguisughe hirudo
medicinalis dipende in maniera determinante dall’abilità
del medico nello spiegarne chiaramente il vantaggio.
Può
risultare utile accennare che questa antica pratica è
sostanzialmente indolore, poiché tra i componenti
essenziali della saliva di sanguisughe hirudo medicinalis
vi è un anestetico ad azione locale di estrema efficienza
e, inoltre, l’area interessata (quando si tratti di
lembo reimpiantato) è sostanzialmente priva di
terminazioni nervose attive.
Nella
maggior parte dei casi, grazie all’abilità del medico
nell’illustrare chiaramente la tecnica ed i suoi
vantaggi, si ottiene un’ottima compliance da parte del
paziente.
http://www.biopharm.it/pages/usoclin.htm
Sanguisughe
efficaci contro l'artrite
Pubblicato da Cybermed
- 4 Novembre, 2003
Sanguisughe usate per lenire i dolori dell'artrite.
L'esperimento è stato fatto dalla Essen-Mitte clinic in
Germania che ha effettuato applicazioni locali di
sanguisughe per 30 giorni su 24 pazienti con una grave
forma di artrite alle ginocchia. Altri 27 volontari con la
stessa patologia sono stati trattati con antidolorifici
tradizionali. Il primo gruppo ha fatto registrare una
riduzione media nella scala di misurazione del dolore da
53,5 a 19,3 contro la diminuzione da 51,5 a 42,4 fatta
registrare dal secondo gruppo. Il motivo di questi
risultati dovrebbe essere racchiuso nelle oltre 30
sostanze chimiche iniettate dalle zanzare nei tessuti, che
avrebbero tra l'altro un'efficacia antidolorifica e
antinfiammatoria. Anche l'effetto drenante del morso degli
animali dovrebbe essere efficace nel ridurre gonfiore e
irritazione delle articolazioni. Gli esperti tedeschi
hanno pianificato una nuova ricerca (più di 400 i
pazienti arruolati) che, oltre a confermare i risultati
ottenuti finora, mira a standardizzare il trattamento e a
definirne le indicazioni cliniche.Fonte: Federfarma -
Sole24Ore
anticoagulanti
……………………………….Gli
animali transgenici esistono già nei laboratori di
ricerca. Ci sono i topi, le capre, le pecore e presto
queste specie inizieranno a fornire all'uomo alimenti,
farmaci e organi per trapianti. La prospettiva di
utilizzare il cuore di un maiale per trapiantarlo
sull'uomo è alquanto vicina dal momento che anche il
problema immunitario, causa di possibili rigetti, è stato
risolto. I biotecnologi stanno ora valutando la permanenza
di virus latenti, ma si tratta di un ostacolo
progressivamente superabile. Tra le nuove frontiere
dell'allevamento ci sono le vacche-mamme, bovini in grado
di produrre latte con tutte le caratteristiche di quello
materno e quindi utile per l'allattamento dei neonati,
come anticipa Arturo Falaschi, direttore del centro
internazionale di ingegneria genetica e di biotecnologia
di Trieste e New Delhi. Tra i futuri allevamenti c'è
quello delle sanguisughe, la cui saliva contiene un
microrganismo, la irudina che è anticoagulante del sangue
per sciogliere i trombi dopo gli ictus.
anticoagulanti
www.lasentinella.quotidianiespresso.it/iltirreno/nonquotidiano/
millennio/allevamento/allevamento.htm - 16k - 24 nov 2003
Sanguisughe
I medici del reparto di chirurgia plastica della mano
dell'Ospedale di Legnano utilizzano come anticoagulanti le
sanguisughe. Le sanguisughe, infatti, sostituiscono
egregiamente i farmaci, con risultati ancora migliori e
privi di effetti collaterali. Il loro uso e' talmente
esteso che in reparto e' stato da tempo allestito un
piccolo allevamento, una vasca contenente acqua non
contaminata dove nascono e si riproducono gli animaletti.
A parte qualche iniziale e naturale perplessita', le
reazioni dei pazienti sono in genere positive. Potere
della pet-therapy
17/12/2001
Una sanguisuga
meccanica
Sostituito il parassita nei pochi casi in cui si rivela
utile.
Fin
dai tempi degli antichi Egizi le sanguisughe hanno fatto
parte del corredo essenziale dei medici e ancora oggi esse
vengono di tanto in tanto utilizzate durante alcune
operazioni chirurgiche. Ora però, dopo millenni di fedele
servizio, questi animali potrebbero essere sostituiti da
un dispositivo meccanico che svolge il loro stesso lavoro,
promuovendo il flusso di sangue attraverso tessuti
danneggiati. "Nel caso delle sanguisughe in medicina
- ha spiegato Nadine Connor, dell'Università del
Wisconsin di Madison - pensiamo di poter migliorare la
natura." Il minuscolo dispositivo messo a punto
sembra in grado di svolgere esattamente lo stesso lavoro
del parassita.
Storicamente il morso delle sanguisughe è stato
applicato, senza una vera giustificazione scientifica, per
curare varie malattie, compresi i mali di testa e di
stomaco. Nella medicina moderna le sanguisughe vengono
usate solo per drenare un ematoma complicazione
postoperatoria che si verifica spesso dopo operazioni di
chirurgia plastica ricostruttiva. Ciò che accade è che
le arterie pompano sangue nel tessuto ricostruito, ma le
vene non sono in grado di farlo defluire allo stesso
ritmo. L'eccesso di sangue nel tessuto può bloccare
completamente l'afflusso di ossigeno, provocandone la
morte. In questi casi, l'applicazione di sanguisughe, che
rimuovono il sangue in eccesso, può risolvere
completamente il problema.
Le sanguisughe hanno però i loro lati negativi, fra cui
la sgradevole impressione dell'avere dei parassiti
attaccati al proprio corpo. Secondo i suoi inventori, la
sanguisuga meccanica risolve questo problema e ha molti
vantaggi. Il dispositivo può, per esempio, somministrare
molto meglio il necessario anticoagulante al tessuto. A
differenza dei veri parassiti, la sanguisuga meccanica è
insaziabile e può rimuovere grandi quantità di sangue
raggiungendo i vasi sanguigni più profondi.
http://www.emedicaland.it/notizie/laboratorio/20011217.asp
Le sanguisughe
sconfiggono i reumatismi al ginocchio
Via il dolore in
un… "succhio". Le sanguisughe, vermi-vampiro
molto usati dai medici del secolo scorso, sono state
‘rivalutate’ da un gruppo di ricercatori inglesi, come
strumento efficace per combattere il dolore e
l'infiammazione reumatica. Gli scienziati hanno condotto
un test su un campione di pazienti che lamentavano dolore
persistente al ginocchio da almeno 6 mesi, e che non
avevano tratto alcun beneficio da esercizi fisici,
fisioterapia, tecniche di rilassamento e diete
particolari. Sono state applicate sul ginocchio dolorante
quattro sanguisughe, e lasciate "agire" per più
di 1 ora. Dopo 3 giorni dall’insolito
"prelievo", i malati hanno segnalato una rapida
scomparsa del dolore, effetto che si è mantenuto per ben
4 settimane, e non hanno lamentato alcun effetto
collaterale. Secondo i ricercatori, il segreto
anti-dolorifico delle sanguisughe sta nella loro saliva,
che contiene sostanze analgesiche e anestetiche.
http://www.intrage.it/adnattualita/2001/09/21/notizia744.shtml
REIMPIANTI DIGITALI DISTALI
R.
ADANI ,M. GRANDINI
Clinica
Ortopedica Università degli Studi di Modena e Reggio
Emilia
L'evoluzione
della microchirurgia, ha trasformato in normale routine il
reimpianto digitale. Più complesso continua ad essere il
reimpianto digitale distale inteso ciò oltre l'inserzione
del flessore superficiale.
Nel
periodo compreso tra il 1990-1997, 14 pazienti sono stati
trattati per amputazioni digitali distali.
In
tutti i casi sono sempre state riparate arterie, vene e
almeno un nervo digitale impiegando mezzi idonei a tali
ricostruzioni microchirurgiche(fili, clamp, approssimatori).
In
4 casi si è inoltre ricorsi all'impiego delle sanguisughe
per supplire il deficit conseguente ad una precoce
trombosi venosa. L'IFD è stata artrodesizzata nella
maggioranza dei casi, con conseguente riduzione
dell'escursione articolare digitale senza però mai
comportare un deficit funzionale della mano.
I
risultati ottenuti con una sopravvivenza dei 75%, indicano
il reimpianto digitale distale tecnica all'avanguardia al
fine di consentire il mantenimento , in pazienti
selezionati e motivati, della normale lunghezza digitale
preservando l'unghia con un buon risultato estetico e
funzionale.
http://www.microchirurgia.org/abstract1999.htm
Per
chi si vuole cimentare subito, eccole pronte
all’acquisto…con le istruzioni d’uso di seguito
Sanguisughe,
6 euro al kg Le sanguisughe sarebbero piu' efficaci
dei
farmaci nel combattere il dolore alle articolazioni
provocato dall'artrite. ...
www.mail-archive.com/cacaoelefante@alcatraz.it/
msg00448.html - 20k
Mignatta
o Hirudo medicinalis, da cui il nome altisonante di
irudoterapia dato a tale pratica.
Per le modalità di applicazione val la pena di consultare
un vecchio compendio dei medicamenti, il Medicamenta IV
edizione anno 1933 pag. 2542, il quale recita:
"Per applicare le sanguisughe, si tolgono dall'acqua,
si asciugano con un pannolino fino, poi si pongono in un
piccolo bicchiere che si capovolge in modo che la bocca
del bicchiere adenisca alla pelle. Se la parte del corpo
non permette l'applicazione del bicchiere (gengive, collo
uterino), si ricorre allora a tubi speciali, un po'
appuntiti ad un estremo. Vi si introduce la sanguisuga per
l'apertura grande e si costringe ad uscire con la testa
dall'apertura più piccola, spingendola dolcemente con una
bacchetta di vetro. Per eccitare le sanguisughe venne
consigliato di bagnare la pelle con latte zuccherato,
oppure di strofinarla con sugna di maiale. Meglio
senz'altro pungenla, onde gema qualche gocciolina di
sangue: ivi le sanguisughe si attaccano facilmente. È
molto in uso anche bagnare d'aceto o d'altra cosa
disgustosa per le sanguisughe il fondo del bicchiere,
perché esse fuggendo-ne, si fissino alla cute su cui
poggia l'orlo. Le sanguisughe che hanno già servito si
devono gettare. L'impiego di sanguisughe, che già
servirono a cavar sangue, fu spesso causa di contagio di
malattie".
Non meravigli quest'ultima raccomandazione, poiché era
costume diffuso recuperare le sanguisughe ponendole sulla
cenere calda del focolare, affinchè nigettassero il
sangue appena succhiato.
http://www.tragol.it/flaminio/flaminio-6/115-124.htm
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