|
La
mia assistita entra con l’aria di chi ha vinto al
totocalcio: finalmente, dopo anni di lista d’attesa, è
stata chiamata per sottoporsi alla sospirata artroprotesi
dell’anca. E’ tuttavia preoccupata, ma non per
l’intervento, che di certo non potrà essere peggiore
della sua lunga e dolorosa zoppia, ma per il programma di
autoemotrasfusione al quale è stata prontamente
indirizzata . “Non mi farà male togliere tutto quel
sangue? Potrò farlo anche se ho le extrasistole? Non è
che poi invece lo conservano per darlo a qualcun
altro?”......Vediamo sul web......
Esiste
un sangue sicuro che non trasmette agenti virali ? Si,
esiste e non è molto lontano da noi; infatti è il nostro
stesso sangue: prima d'interventi chirurgici programmabili
al cuore, al torace e alle articolazioni,
possono essere prelevate dallo stesso paziente che
si deve sottoporre all'intervento alcune sacche di sangue
che verranno poi ritrasfuse, se necessario, allo stesso
paziente. Questa procedura è chiamata "predeposito
per autotrasfusione" ............. Questo sangue è
il migliore che esiste perché non trasmette alcun agente
virale, non induce produzione di anticorpi contro le
cellule del sangue trasfuso (perché, di norma, non
produciamo anticorpi contro le nostre cellule), favorisce
il risparmio del sangue. Vorrei sottolineare che questa
prassi è da applicare solo a quei casi in cui sono alte
le probabilità di emorragia e quindi di trasfusione
durante l'intervento : per esempio, per interventi al
cuore o al torace in cui spesso sono necessarie tre o più
sacche di sangue: in questo caso il paziente, tre
settimane prima dell'intervento esegue tre predepositi
(uno alla settimana).
Limitare
l'utilizzo di sangue allogenico
In
un ottica sempre più moderna del "buon uso del
sangue" (rischio di epatite virale e reazioni
post-trasfusionali,), è necessario sottolineare che il
sangue allogenico (globuli rossi, piastrine e plasma),
durante l'intervento chirurgico e/o immediatamente dopo,
dev'essere utilizzato solo quando le condizioni cliniche
del paziente effettivamente lo richiedano: innumerevoli
studi, eseguiti anche sui Testimoni di Geova, hanno
dimostrato che la trasfusione di emocomponenti può essere
rinviata fino a valori di Hb di molto inferiori a quelli
finora ritenuti critici (<8 gr/100ml): questo è stato
possibile grazie all'emodiluizione preoperatoria, ai
sostituti del plasma e ai sostituti del sangue che
garantiscono, per un periodo limitato, un sufficiente
trasporto d'ossigeno con valori molto bassi di Hb e di Ht.
I Testimoni di Geova hanno tollerato senza problemi valori
di Hb di molto inferiori a 8 gr.
Ulteriori
informazioni si trovano nel sito "Chirurgia senza
sangue":
http://www.med.unipi.it/patchir/bloodl/bmr-it.htm
Per
un approfondimento sul sangue artificiale, cioé sui
perfluorocarbonati trasportatori di ossigeno, si rimanda
al sito:
http://www.med.unipi.it/patchir/bloodl/bmr/artif-it.htm
Azienda
Ospedaliera Universitaria di Ferrara “Arcispedale
Sant’Anna”
U.O.
Immunoematologia eTrasfusionale Primario:Roberto Reverberi
L’AUTOTRASFUSIONE: SELEZIONE
DEL PAZIENTE E VALUTAZIONI OPERATIVE
Cristiano
De Angeli, Massimo Casotti, Roberto Reverberi
Ospedale
Del Delta, 3 novembre 2003.
Il
sangue autologo può essere prelevato:
Dopo
l’intervento
(recupero postoperatorio):
Durante
l’intervento (recupero intraoperatorio):
Immediatamente
prima (emodiluizione intraoperatoria):
Non
oltre cinque settimane e non meno
di una settimana
prima dell’intervento: (predeposito
o PABD Preoperative Autologous Blood Donation )
(P.L.MOLLISON,
Blood Transusion in Clinical Medicine, Blackwell,1993)
I
riferimenti normativi…
Legge
107/90: Piani Sangue e Plasma nazionale e regionale:
Del.
N.1473/98 R.E.R. “finanziamento progetto policentrico di
ottimizzazione delle procedure autotrasfusionali”:
Protocollo
operativo regionale:Raccomandazione n. R (95) n.15 del
Consiglio dei Ministri del Consiglio d’Europa agli Stati
membri.
controindicazioni:
Età:maggiori
precauzioni per età>70 aa o
con aspettativa di vita < 5 aa.:
Peso:10
kg età pediatrica, 30 kg adulti:
Malattia
cardiaca:valutazione specialistica:
Infarto
miocardico negli ultimi tre mesi,Angina instabile,
ipertensione maligna, stenosi aortica severa:
Infezioni
batteriche in atto.
Concentrazione
Hb:la possibilità di PABD per Hb compresa fra 100 e
110 g/L deve essere valutata in base al
numero delle donazioni programmate e alle cause dell’
anemia: nessun PABD per Hb < 100 g/L:
HBsAg,
HCV-Ab, HIV-Ab POSITIVI: raccomandata la
non inclusione in un programma di predonazione.
Raccomandazione n. R(95) 15 del Consiglio d’Europa
Decreto
Ministeriale 1/9/1995
“Costituzione
e compiti dei comitati per il buon uso del sangue presso i
Presidi ospedalieri” (G.U. 13.10.95 n.240):Art. 3
(Compiti del Comitato), comma c:“promuovere
la pratica della trasfusione di
sangue autologo”.
Sangue
autologo – linee guida Approvato al CRAT della
R.E.R. 02/07/1999
INTERVENTI
CHIRURGICI - nei confronti dei quali si rivolgono le linee
guida -:
- quelli che richiedono l’assegnazione di almeno due
Unità di sangue (MSBOS) e/o una perdita ematica >/= al
20% del Volume ematico totale.
Vantaggi
e Svantaggi
Assenza
di rischi
per
Incompatibilità,
Alloimmunizzazione, Immunosoppressione, Trasmissione
infezioni, Reazioni allergiche e febbrili, Graft versus
Host Disease, Risparmio del sangue omologo per altri
Pazienti, Stimolo ell’eritropoiesi
Svantaggi
Ricorso
inappropriato al predeposito, Dimenticanza delle
alternative per ridurre le perdite di sangue
Possibile
anemia e ipovolemia, Mancata reinfusione delle unità
prelevate ( sia i casi nei quali l’intervento
chirurgiconon è stato più effettuato, sia quelli nei
quali non c’è stato bisogno di trasfusioni. In entrambe
le Situazioni, il programma di pre-deposito ha espostoil
Paziente a rischi
inutili senza beneficio.
(P.L.
MOLLISON, op.cit., 1993)(J.G. CORMACK, Anesthesia, 1999)
Il
rapporto costo/beneficio dell’autodonazione
Rimane
ancora deludente:E’ necessaria una migliore valutazione
dei rapporti costi/benefici.
(R.KARGER
e V.KRETSCMER, op.cit.,2000)
Nel
1997 in USA: Furono prelevate 640.000 unità di
sangue autologo, con un costo stimato di USD 103.000.000 :
Furono utilizzate 420.000 unità:Non furono utilizzate
220.000 unità:Il costo economico stimato dello scarto (wastage)
fu di USD 36.000.000.
(Applied
Medical Research & Development, December 3, 1999)
MAGGIORE
EFFICIENZA: limitare il ricorso al predeposito in
previsione d’interventi con alta probabilità di
trasfusioni per Pazienti con una considerevole
attesa di vita, con rischio non significativo di
donazione, con grande beneficio individuale (ad esempio,
per la presenza di una
difficile costellazione anticorpale):
Articolo
completo su
http://www.ausl.fe.it/seminariecorsi/documenti/2003/sangue/
delta11_03/ppt/autotrasfusione.ppt+autotrasfusione+rischi&hl
=it&lr=lang_it&ie=UTF-8
La
trasfusione autologa
Le
indicazioni alla trasfusione del sangue autologo
(autotrasfusione) sono sovrapponibili a quelle del sangue
omologo.
Il ricorso alle tecniche di raccolta del sangue autologo (predeposito,
emodiluizione preoperatoria normovolemica, recupero
peri-operatorio) è indicato solo per gli interventi
chirurgici in cui sia necessaria la trasfusione.
La tabella
18 riporta alcuni tipi di intervento per i quali è
consolidata l'indicazione alla raccolta di sangue autologo
nelle forme di predeposito e/o recupero intraoperatorio.
È importante sottolineare che bisogna essere molto cauti
nell'intraprendere un programma di autotrasfusione laddove
questo tipo di interventi non venga effettuato, poichè
esso oltre a non essere di alcun beneficio per il paziente
comporterebbe costi ingiustificati. Ciò è tanto più
vero oggi in quanto viene dai più sconsigliato di
utilizzare per altri pazienti il sangue predepositato e
non utilizzato per la trasfusione autologa.
Tabella
18 - Indicazioni alla raccolta di sangue
autologo
|
Tipo
di intervento
|
Predeposito
|
Recupero
|
|
Interventi
di chirurgia vascolare maggiore
|
Sì
|
Sì
|
|
Interventi
a cuore aperto
|
Sì
|
Sì
|
|
Protesi
totale d'anca
|
Sì
|
Sì
|
|
Protesi
totale di ginocchio
|
Sì
|
No
|
|
Interventi
correttivi per scoliosi
|
Sì
|
Sì
|
|
Prostatectomia
radicale
|
Sì
|
Sì
|
|
Placenta
previa
|
Sì
|
No
|
|
Gravidanza
plurima
|
Sì
|
No
|
|
Trapianto
di fegato
|
No
|
Sì
|
Oltre al tipo di intervento (e quindi alle perdite
previste), un'altra variabile importante da considerare è
il livello di Hb basale del paziente.
Se l'Hb del paziente ha valori tali che nonostante le
perdite si presume un valore finale superiore a 110 g/L,
non è necessario effettuare trasfusioni e quindi non è
indicato neppure il ricorso alla raccolta di sangue
autologo.
Per calcolare il fabbisogno trasfusionale in base alle
perdite previste e al valore di ematocrito basale del
paziente, si possono utilizzare i nomogrammi
appositi...........................
Le
indicazioni e controindicazioni delle differenti tecniche
di raccolta del sangue autologo sono riportate nella
tabella 19.
Tabella 19 - Indicazioni e controindicazioni delle
tecniche di raccolta di sangue autologo
È
INDICATO:
quando
il paziente debba essere sottoposto a un intervento di
chirurgia maggiore (vedi
tabella 18 ), il valore di emoglobina atteso
post-intervento (deducibile dal valore di Hb basale e
dalle perdite pre-operatorie) risulti inferiore a 110 g/L
e vi sia tempo per una ricostituzione soddisfacente della
massa eritrocitaria sottratta con il predeposito. A questo
scopo, è utile somministrare al paziente preparati di
ferro e monitorarne l'Hb.
È CONTROINDICATO:
se l'emoglobina del paziente è inferiore a 110 g/L
in caso di sepsi, angina instabile, infarto miocardico
recente, stenosi aortica serrata.
Commissione
Nazionale per il Servizio Trasfusionale
(di cui all'art. 12 della legge 4 maggio 1990, n. 107,
istituita presso il Ministero della Sanità.)
http://cnts.crocerossa.org/infosang/infosa0803.html#Allegato
Pratica
che permette di trasfondere il paziente con il suo stesso
sangue
L’autotrasfusione
di sangue
Dott.
R. Freilone Dott. U. Vitolo
L’autotrasfusione
di sangue è una pratica che consente di trasfondere il
paziente con il suo stesso sangue, prelevato
precedentemente e conservato a 1-6 °C in emoteca per un
periodo di 35-42 giorni a seconda del tipo
dell’anticoagulante usato. Si tratta quindi di un
predeposito di sangue autologo.
Quali
sono le indicazioni?
Tutte
le volte che si prevede di aver bisogno di trasfusioni di
sangue; generalmente si tratta di pazienti che dovranno
essere sottoposti ad interventi chirurgici programmati e
con possibilità di aver bisogno di trasfusioni per le
aumentate perdite operatorie. Gli interventi che più
frequentemente richiedono tale pratica sono quelli di tipo
ortopedico ma anche di tipo urologico, vascolare o
cardiovascolare. In casi selezionati è anche possibile
utilizzare tale pratica per parti cesarei in cui si
prevedono complicazioni.
Quali
sono i vantaggi?
L’utilizzo
del proprio sangue predepositato è in grado di ridurre o
abolire la maggioranza dei rischi collegati alla pratica
trasfusionale ed in particolare:
•
trasmissione di malattie infettive
•
reazioni allergiche
•
l’alloimmunizzazione verso antigeni eritrocitari,
leucocitari e piastrinici; per quanto siamo tutti simili
ognuno di noi è in realtà diverso dall’altro; questa
diversità è determinata dalla presenza di particolari
sostanze poste sulla superficie delle diverse cellule,
comprese quelle ematiche, chiamate antigeni; quando si
viene a contatto con questi "antigeni" estranei
al nostro organismo si assiste alla produzione di sostanze
di difesa da parte del nostro sistema immunitario (gli
anticorpi); quando si trasfonde sangue omologo (ovvero
dello stesso gruppo) ma non autologo (ovvero da donatori)
si può assistere alla produzione di anticorpi verso
antigeni eritrocitari, leucocitari e piastrinici (
processo appunto definito come alloimmunizzazione )
•
reazioni febbrili
•
fenomeni emolitici (distruzione di globuli rossi )
da incompatibilità di gruppo (per azione di anticorpi
diretti contro il determinante di gruppo estraneo
all’organismo)
•
la graft versus host disease (GVHD) trasfusionale:
nel sangue eterologo (ovvero da donatore) vi possono
essere linfociti del donatore in grado di aggredire i
tessuti del ricevente.
Vi
sono controindicazioni all’autodonazione?
A
differenza di quanto avviene per i donatori di sangue
volontari non vi sono per l’autodonazione rigidi criteri
di idoneità.
E’
possibile effettuarla anche in pazienti anziani, con
attente precauzioni anche in pazienti che abbiano >70
anni; è sconsigliata tale procedura in bambini con peso
< 10 Kg ed è attentamente valutata fra 10 e 20 Kg.
E’
controindicata in pazienti anemia con emoglobina < 10
g/dl e attentamente valutata se fra 10 e 11
g/dl.
Viene
raccomandato di non includere in programmi di donazione
per predeposito pazienti che presentino un epatite B o C o
siano HIV positivi.
Pazienti
che presentino gravi alterazioni cardiologiche devono
essere valutati singolarmente.
Supporto
farmacologico
Ai
pazienti candidati all’autodonazione è consigliabile
somministrare ferro per os prima della donazione stessa
fino all'intervento chirurgico.
A
seconda della situazione in pazienti lievemente anemici può
essere indicato l’uso dell’eritropoietina; l’eritropoietina
(EPO) è una proteina sintetizzata prevalentemente a
livello renale e la cui funzione è quella di
sovraintendere al controllo fisiologico della produzione
dei globuli rossi. Da alcuni anni è possibile produrre
eritropoietina in laboratorio ed utilizzarla a scopi
terapeutici farmacologici, tra cui quello di aumentare la
quantità di sangue per la raccolta di tipo autologo; in
genere la dose raccomandata è di 600 UI/Kg per via
endovenosa 2 volte alla settimana durante le tre settimane
precedenti l’intervento; durante l’utilizzo di EPO
tutti i pazienti devono assumere ferro per os (200 mg/die)
http://www.cidimu.it/
L'
AUTOTRASFUSIONE : COS'E' e COME FUNZIONA
D.
Cos'è l'autotrasfusione ?
R. L' autotrasfusione è una procedura medica per
mezzo della quale il sangue prelevato da un paziente è
conservato per trasfondere il soggetto stesso, in caso di
necessità.
D.
E' una procedura di recente impiego ?
R. L'autotrasfusione fu impiegata per la prima
volta nel 1818, ma solo dal 1970 in poi è andata
progressivamente diffondendosi, con picchi di incremento,
soprattutto nei momenti in cui i tests di laboratorio non
erano sufficienti ad evitare il rischio di infezioni
virali post-trasfusionali.
In
Italia è regolamentata dalla Legge 107/90 che ne promuove
anche la diffusione.
Da
notare che, con l'introduzione di questa tecnica, è
cambiato il concetto di prelevare sangue a soggetti sani
per trasfondere malati, con quello di utilizzare
soggetti malati che donano per se stessi.
D.
Esistono altri mezzi per ridurre l'uso di sangue omologo ?
R.
-
Espansione
del volume ematico (Cristalloidi,Colloidi)
-
Eritropoietina
Ricombinante (rhEPO)
-
Riduzione
del sanguinamento (DDAVP, Aprotinina)
-
Tecniche
mediche scrupolose
-
Trasportatori
artificiali di ossigeno (Soluzioni di Hb,
Perfluorocarbonati)
-
Autotrasfusione
(Predeposito Autologo, Emodiluizione, Recupero
Perioperatorio)
1.Espansione
del volume ematico
L'esperienza
maturata, soprattutto in pazienti che rifiutano la
trasfusione per motivi religiosi, ha dimostrato che una
perdita di sangue fino a 1000 ml e/o comunque fino a
valori di Hb intorno agli 8g/dl, può essere tollerata
sostenendo il volume ematico e la gettata cardiaca per
mezzo di soluzioni colloidali purchè in presenza di un
buon sistema cardiopolmonare e dopo attenta valutazione
clinica delle condizioni generali del paziente stesso.
2.rhEPO
Per
ora è una terapia ancora molto costosa, ma utilizzabile
in soggetti particolari come i pazienti con artrite
reumatoide, insufficienza renale o gruppi ematici rari.
3.Farmaci
che riducono il consumo di sangue
La
desmopressina e l' aprotinina sono state impiegate nei
by-pass cardiaci e nei trapianti di fegato ed il loro uso
è legato alla prevenzione del sanguinamento da
alterazioni dell' emostasi o dell'attività funzionale
piastrinica.
4.Tecniche
mediche scrupolose
La
minor esposizione al sangue omologo, per esempio, è
raggiunta chirurgicamente con un corretto approccio al
paziente, oppure, da un punto di vista medico, con l' uso
di plasma da aferesi che, per il maggior volume raccolto,
espone il ricevente ad un numero minore di donatori o
anche adoperando sacche multiple in cui il sangue omologo
possa essere frazionato per trasfusioni ricorrenti ad un
neonato.
In
generale bisognerebbe sempre fare riferimento al buon
uso del sangue che come terapia deve essere sostitutiva,
sintomatica e selettiva.
5.Trasportatori
artificiali di ossigeno
La
prospettiva di poter usare sangue "artificiale"
appare lontana nel tempo, per lo meno per un uso clinico
diffuso.
6.Autotrasfusione
Di
tutte le metodiche disponibili per ridurre il consumo di
sangue omologo la più diffusa è quella dell'
autotrasfusione anche se solo il predeposito può essere
eseguito in qualunque struttura sanitaria, essendo l'
Emodiluizione ed il Recupero Perioperatorio indicati solo
a fronte di notevoli perdite ematiche e praticabili con il
supporto, non solo di macchine specifiche, ma anche di una
équipe sanitaria particolarmente addestrata.
D.
In cosa consiste il predeposito autologo ?
R. Viene prelevato, in due-quattro sedute,
intervallate di norma da almeno tre giorni, la quantità
di sangue necessaria a coprire il totale delle
perdite previste durante l'intervento chirurgico usando
gli stessi metodi e lo stesso materiale impiegato per i
donatori, per cui il sangue può essere frazionato
anche in emazie concentrate + plasma + piastrine.
D.
Quanto sangue viene raccolto ogni volta?
R. In un adulto di normale massa corporea, la
quantità raccolta è di circa 450 grammi come per una
normale donazione di sangue: in ogni caso il volume di
sangue da prelevare ad ogni procedura non deve superare il
12% della massa sanguigna.
Per
favorire una più rapida sanguificazione del paziente è
utile la somministrazione per os di 200 mg di ferro al
giorno, purché non vi siano controindicazioni specifiche.
D.
Quanto tempo occorre per un predeposito?
R. Per solito sono sufficienti dai 15 ai 21 giorni
perché la quasi totalità dei soggetti, indipendentemente
dall'età, possa donare tre unità di emazie.
E'
vincolante che l'intervento sia eseguito prima che
il sangue conservato giunga alla scadenza prevista dalle
vigenti normative.
D.
Quali sono le indicazioni al predeposito?
R. Le indicazioni sono di regola la chirurgia
elettiva ma, sporadicamente, anche cause mediche come
sanguinamenti del tratto gastro-intestinale, vari tipi di
anemie emolitiche durante gli intervalli di benessere,
alcune gravidanze, gruppi sanguigni rari, pazienti o con
antigeni pubblici o con più alloanticorpi in circolo.
D.
Quali sono le non indicazioni al predeposito?
R. Le non indicazioni sono gli interventi in cui
non è previsto uso di sangue.
D.
Quali sono le controindicazioni al predeposito?
R. Le controindicazioni principali sono l'angina
instabile, le aritmie gravi, l'ipertensione grave, le
malattie gravi delle valvole cardiache, alcune malattie
del sistema nervoso centrale come un ictus recente, le
infezioni,specie delle vie urinarie e l' anemia.
Anche
le anomalie della membrana del globulo rosso (sferocitosi,
ellissocitosi), deficit enzimatici del del globulo rosso e
le anomalie emoglobiniche (tipo HbS), non permettendo
un'idonea conservazione del sangue sono una
controindicazione.
D.
L'età avanzata è una controindicazioni al predeposito?
R. L' età (neonati o vecchi) e la gravidanza non
costituiscono controindicazioni assolute, ma vanno
attentamente valutate.
D.
Il predeposito è costoso per il SSN?
R. E' importante studiare i costi effettivi
dell'autotrasfusione poiché l'aumento, nei paesi
sviluppati, è del 10-22% annuo contro un incremento dello
0.8-3 % delle donazioni omologhe.
I
costi sono di difficile valutazione perché, a differenza
di altri paesi abbiamo un regolamento unico che non
permette confronti tra differenze parziali all'interno di
un sistema nazionale, come negli USA dove il sangue è
raccolto per l' 88 % da strutture pubbliche, per il 10% da
Ospedali ed Enti Privati ed inoltre un 2% del totale è
costituito da sangue importato.
In
generale valgono alcune considerazioni:
-
I
costi, sia a carico del pubblico sia del privato, se
non portano a vantaggi limitano la disponibilità
finanziaria della struttura stessa e sono a scapito di
altre prestazioni.
-
Il
sangue delle autotrasfusioni è usato in maniera
peggiore, rispetto al sangue omologo, perché o non
utilizzato (il 40% negli USA) o trasfuso in ogni caso,
quindi in eccesso, al soggetto che lo ha donato: a
proposito di questo cattivo uso è utile l'esperienza
statunitense in cui si è visto che negli stati dove
è ammessa l'autotrasfusione il consumo di sangue è
maggiore del 20-30% a parità di intervento.
-
La
frammentazione del sangue disponibile, le diverse
procedure di selezione, prelievo, conservazione ecc.,
portano a spese più elevate che per il sangue
omologo.
-
Maggiori
costi e rischi sono rappresentati da ogni cambiamento
dei normali cicli lavorativi e lo stesso avviene per
ogni giacenza, specie se vincolata (predeposito)
o se il prodotto viene frazionato.
-
Nel
caso di predeposito le spese sono maggiori per quanto
sopra ricordato e lo divengono maggiormente se viene
eseguita terapia di supporto con ferro, se si esegue
reinfusione di liquidi e soprattutto se direttamente o
indirettamente aumentano le visite specialistiche o
gli esami diagnostici atti a valutare l'idoneità del
soggetto (ECG da sforzo, Ecocardiogramma, Holter, Rx
torace, urinocultura ecc.).Ugualmente l'uso di sacche
speciali, braccialetti di identificazione unità-donatore
ecc. è oneroso per qualunque struttura.
-
L'
importanza dei costi varia anche in base alla
diffusione di questa tecnica, per esempio negli Stati
Uniti il 4,6% del sangue raccolto deriva da
autotrasfusione e il 2,5 % da donazioni dedicate
mentre in Inghilterra solo l' 1% del sangue raccolto
proviene da autotrasfusioni e, tranne che in casi
particolari, non sono ammesse donazioni di sangue
dedicate.
-
Tra
i costi accessori delle autotrasfusioni, non vanno
dimenticati quelli legati ai potenziali rischi cui
sono sottoposti tutti gli operatori che possono
prelevare, maneggiare o infondere sangue di soggetti
con infezioni virali trasmissibili, almeno per quanto
riguarda i paesi, come l'Italia, in cui è consentito
il predeposito a soggetti infettanti.
D.
In conclusione il predeposito è vantaggioso?
R. I potenziali vantaggi dell'autotrasfusione vanno
valutati in rapporto agli eventuali rischi connessi alla
pratica stessa e alla possibilità di poter raccogliere tutte
le unità necessarie all'intervento, nei tempi previsti.
La
probabilità di contrarre infezione da sangue omologo, che
una volta era importante, ora sta diventando sempre più
trascurabile anche se la trasfusione è una pratica che
non potrà mai essere a rischio zero finché sarà usato
un prodotto di origine biologica.
Da
un punto di vista pratico, il vero rischio trasfusionale
è quello da incompatibilità ABO e la maggior causa di
complicanze deriva dall'assegnazione di unità
incompatibili, evento la cui frequenza non si sa se sia
maggiore o minore in caso di autotrasfusione.
In
ogni caso lo sforzo di diminuire l'esposizione del
paziente ad un trascurabile rischio di infezioni virali
andrà mitigato valutandone l'età e la condizione clinica
perché ad un aumento certo dei costi non corrispondano
solo dei benefici apparenti.
http://www.med.unipi.it/ctrasf/autotr.htm#p_aferesi
PREDEPOSITO PER AUTOTRASFUSIONE: LINEE GUIDA
1-
Idoneità all'intervento chirurgico
La
realizzazione di un programma di autotrasfusione mediante
predeposito del sangue autologo è possibile solo dopo che
il paziente candidato ad intervento di chirurgia elettiva,
è stato sottoposto ad una visita per per accertare
l'idoneità all'intervento. Tale accertamento può essere
realizzato in regime ambulatoriale o di day hospital.
2-
Programmazione
L'istituzione
che decide di attuare tale programma deve identificare gli
interventi chirurgici che presentano un'alta probabilità
di trasfusione e per i quali è pertanto da prevedere
l'inserimento del paziente ad esso candidato in un
programma di predonazione (la probabilità di trasfusione
varia per intervento e per istituzione e deve essere
stabilito dal Comitato Trasfusionale per il buon uso del
sangue di ogni presidio Ospedaliero).
Tali
interventi sono identificati sui dati trasfusionali
storici della struttura e confrontati con i dati della
letteratura internazionale. Qualora nella stessa
istituzione diverse équipe chirurgiche eseguano lo stesso
tipo d'intervento è opportuno che il fabbisogno
trasfusionale sia differenziato per équipe chirurgica.
L'elenco degli interventi per i quali sia opportuno
eseguire la donazione preoperatoria di sangue autologo e
di quelli per i quali tale procedura non sia indicata deve
essere sottoposto ed approvato dal Comitato trasfusionale
le cui decisioni saranno sancite dalla Direzione Sanitaria
con un ordine di servizio.
Il
sanitario che accerta l'idoneità preoperatoria (chirurgo
- anestesista) riferirà d'ufficio al Servizio
Trasfusionale solo i pazienti candidati ad interventi
chirurgici concordati con il Comitato Trasfusionale.
3-
Fabbisogno trasfusionale
Per
stabilire il numero di unità da predepositare per coprire
il fabbisogno trasfusionale generalmente viene utilizzata
la proposta di Axelrod (SOPCAB). Recentemente è stato
proposto un algoritmo che consente un approccio più
personalizzato del fabbisogno trasfusionale per quel tipo
d'intervento per quel determinato paziente che potrebbe
essere adottato successivamente ad una validazione
multicentrica,
4-
Criteri d'idoneità
Il
paziente pervenuto al Centro Trasfusionale sarà valutato
per la sua idoneità al prelievo di sangue e sarà anche
calcolata la quota di sangue che sarà possibile
predepositare nel periodo perioperatorio.
Obbligatoriamente il paziente dovrà disporre di un
periodo non inferiore a 18-20 giorni tra la prima
donazione e l'intervento.
I
criteri d'inclusione ed esclusione sono quelli riportati
in letteratura, tuttavia in relazione alle condizioni
particolari di alcuni reparti possono essere modificati.
Ogni modifica apportata ai criteri standard deve essere
documentata e approvata dal Comitato Trasfusionale e
sancita dalla Direzione Sanitaria. Si sottolinea che la
decisione d'inserire o meno un paziente nel programma di
predeposito spetta al sanitario del SIT il quale è
responsabile della scelta della più corretta strategia
trasfusionale per quel paziente.
5
- Prelievo delle unità di sangue
Il
prelievo delle unità di sangue autologhe deve seguire le
stesse procedure standardizzate e approvate per il
prelievo di sangue da donatore.
6
- Quantità di sangue da prelevare
Ai
soggetti adulti di peso superiore ai 50 Kg possono essere
prelevati fino a 450 ml per seduta, invece, se di peso
inferiore, 7 ml/Kg.
7-
Intervalli fra le donazioni
E'
stato accertato che la massima stimolazione per la
produzione di nuovi eritrociti si ottiene con la
sottrazione di tre unità di sangue (>1000 ml).La
produzione di nuovi eritrociti non dipende dall'intervallo
tra le donazioni perciò la scelta di concentrare in 10
giorni i prelievi (1 prelievo ogni tre giorni) o in 15.
giorni (1 prelievo ogni 7 giorni) dipende solo da criteri
organizzativi. L'intervallo critico è rappresentato dalla
distanza tra l'inizio del programma di predeposito e
l'intervento chirurgico che dovrebbe essere di almeno
18-20 giorni, ciò al fine di consentire al paziente di
ricostituire, almeno parzialmente, la quota di eritrociti
sottratta con le donazioni.
8
- Recupero perioperatorio
L'entità
della perdita intraoperatoria è imprevedibile. Anche se
la deviazione standard della distribuzione delle
perdite è relativamente contenuta, il range può
essere estremamente ampio. Si consiglia pertanto di
utilizzare anche per i pazienti arruolati al programma di
predeposito il recupero perioperatorio del sangue
utilizzando la metodica di Stand-by.Tale metodica consiste
nel montare il set di aspirazione e il reservoir
mentre il set di lavaggio e l'apparecchiatura
vengono montati solo se la quantità recuperata è
consistente e solo se la reinfusione delle emazie
recuperate è, a giudizio dell'anestesista, giustificata
dalle condizioni del paziente.
9
- Eritropoietina umana ricombinante
Alcuni
pazienti non sono in grado di coprire il loro fabbisogno
trasfusionale con sangue autologo nonostante l'uso
integrato delle metodiche sopracitate. Questi generalmente
sono pazienti di sesso femminile (ridotta massa corporea)
con ematocrito <39% ed emoglobina <13 g/dl e
candidati ad interventi con perdite previste >1000 ml
oppure pazienti candidati ad interventi con perdite
>2000 ml. In questi casi l'impiego di eritropoietina
umana ricombinante può essere utilizzato per stimolare l'eritropoiesi
e conseguentemente accelerare la produzione di nuovi
eritrociti. L'incremento della massa eritrocitaria
circolante consente al paziente di predepositare un più
elevato volume di sangue con la donazione autologa
preoperatoria e di mantenere valori più elevati di
emoglobina/ematocrito prima dell'intervento.
L'eritropoietina,
congiuntamente alla terapia marziale, può essere anche
utilizzata nell'immediato periodo perioperatorio (5-10
giorni prima dell'intervento) per espandere la massa
eritrocitaria circolante permettendo al paziente di
tollerare una più elevata perdita perioperatoria prima di
raggiungere valori di emoglobina che impongono, per quel
paziente, un supporto trasfusionale.
10
- L'organizzazione e l'attività relativa ad un
programma di autotrasfusione può essere monitorata
attraverso degli indicatori della qualità che prendono in
considerazione:
a
- la percentuale di pazienti ai quali viene offerta la
possibilità di utilizzare sangue autologo (arruolamento).
b
- l'impatto che il sangue autologo ha nel ridurre
l'utilizzo di sangue allogenico.
c
- la percentuale di pazienti che viene trasfusa
esclusivamente con sangue autologo (risparmio di sangue)
ed in quale misura venga ridotta l'esposizione al sangue
allogenico in quei pazienti in cui il sangue autologo non
è stato sufficiente a coprire totalmente il fabbisogno
http://xoomer.virgilio.it/gioatzen/ilsangue.htm
AUTOTRASFUSIONE
ED EVENTUALE USO OMOLOGO DEL SANGUE PREDEPOSITATO: LE
INDICAZIONI DI LEGGE E LA PRIORITA DEL CONSENSO DEL
PAZIENTE
A.
RICCI, Bellaria (BO) - M. RICCI, Parma
In
attesa dell'annunciato decreto ministeriale riteniamo
utile intervenire sul problema dell'autotrasfusione, in
particolare del consenso a questa pratica ed ancor più
specificamente all'eventuale uso omologo del sangue
prelevato per essere autotrasfuso. La legge 4 Maggio 1990,
n. 107 stabilisce le "funzioni" e quindi gli
obblighi a carico dei servizi di immunoematologia e
trasfusione e dei centri trasfusionali; negli articoli 5 e
6, viene infatti sancito che e loro compito
"promuovere e praticare l'autotrasfusione" ed in
particolare, per i soli servizi di immunoematologia e
trasfusione, "promuovere e praticare il predeposito
del sangue intero a scopo autotrasfusionale" ed
"attuare tutte le misure atte a valutare e prevenire
la diffusione delle malattie post trasfusionali,
principalmente quelle infettive".
Ma
se ai servizi e centri di cui agli articoli 5 e 6, spetta
il compito di organizzare e mettere in pratica
l'autotrasfusione, l'art. 16 della stessa legge, detta
precisi compiti anche per direzioni sanitaria, servizi di
anestesia e divisioni chirurgiche, che devono infatti
prestare la loro collaborazione nell'operare e coordinare
tutte le iniziative atte al raggiungimento della
"diffusione delle pratiche autotrasfusionali sotto
forma di predeposito e recupero perioperatorio".
L'omissione quindi dell'autotrasfusione, sia nella fase
organizzativa, che in quella operative, può configurare
responsabilità penali, civili e disciplinari, su cui
tuttavia non ci soffermeremo in questo contesto, ma che e
bene fin d'ora conoscere e quindi evitare, visto che
potrebbero in futuro diventare di pressante attualità,
solo che si realizzi un ulteriore sensibilizzazione
dell'opinione pubblica al riguardo e quindi anche del
potere giudicante.
La
pratica autotrasfusionale, attuata secondo le norme
legislative, come ogni altra pratica terapeutica, non può
assolutamente prescindere dal consenso del paziente. In
particolare, trattandosi di trattamento sanitario
"rischioso", il consenso non potrà essere
semplicemente implicito nella generica richiesta di cure,
ma espressamente richiesto e quindi validamente concesso.
Ci
sembra poi del tutto gratuita la polemica che contrappone
coloro che vorrebbero fosse il medico trasfusionista a
richiedere il consenso, a quelli che invece affiderebbero
il compito al medico che richiede l'autotrasfusione.
Qualunque medico che si accinga ad un trattamento
sanitario "rischioso" deve prima disporre del
consenso del paziente. I protocolli organizzativi interni
all'ospedale, preventivamente stabiliti in accordo fra i
servizi, centri, divisioni e direzioni sanitarie
individuati della legge potranno anche prevedere che sia
il medico richiedente ad occuparsi della raccolta del
consenso. Ciò non toglie tuttavia che, in ultima istanza,
il medico trasfusionista, essendo colui che direttamente
opera sul paziente ed in tal senso ne risponde, debba
sempre sincerarsi che il consenso sia stato validamente
prestato, potendolo richiedere in prima persona, oppure
accertandosi che sia stato correttamente raccolto da altri
medici.
Per
quanto riguarda la trasfusione omologa il decreto
ministeriale del IS/DI/91 prevede espressamente nell'art.
1 che il donatore compili "una scheda di accettazione
e firmi il consenso su modulo allegato" L'art. 26
prevede altresì che il "consenso del candidato
donatore debba essere dato per iscritto, dopo che la
procedure sia state spiegata in modo comprensibile per il
donatore, ponendolo in condizione di fare domande ed
eventualmente rifiutare il consenso". Inoltre, l'art.
2 afferma che un "operatore sanitario deve essere
disponibile per dare eventuali delucidazioni al
donatore". Lo stesso decreto, nell'art. 19, afferma
che "la trasfusione di sangue ed emoderivati
costituisce una pratica terapeutica non esente da rischi;
necessita pertanto del consenso informato del
ricevente".
Per
quel che invece riguarda l'autotrasfusione, come già
ricordato, non esiste un decreto ministeriale che la
regolamenti in maniera analoga. Questo pero non può certo
significare che ci si debba astenere dall'effettuarla, ne
d'altra parse che si posse procedere con colpevole
leggerezza. Pertanto, e necessario inquadrare
correttamente il problema del consenso alla trasfusione
autologa.
Nel
caso dei trattamento sanitari "non esenti da
rischi" e quindi dell'autotrasfusione, non e
colpevole ricorrevi, pur senza conoscere la volontà del
paziente, "solo, nel cave in cui l'intervento,
qualunque posse essere l'esito, si palesi necessario ed
urgente ed il paziente non si trovi in grado di poter
esprimere una cosciente e volontà favorevole o
contraria" (Cass. 29/03/76 n. I 132). Rimane comunque
l'obbligo di richiederlo agli eventuali titolari di
"riserva" del consenso, genitori o giudice
minorile se minore di 18 anni, giudice tutelare se
maggiorenne, sempre che conosciuti e interpellabili in
tempo. Si tratta in ultima analisi, della più famosa e
fin troppo discussa scriminante dello stato di necessita
(art. 54 CP). Chiaramente, l'urgenza del cave non e
solamente definita della drammaticità del quadro e della
sue rapida evoluzione, ma anche della sue imprevedibilità;
viceversa, qualora il fatto potesse essere previsto,
sarebbe necessario richiedere il consenso al paziente, se
in grado di esprimerlo validamente (capace di intendere e
volere) oppure a chi in sue vece eserciti il diritto.
Le
suddette condizioni possono, non di rado, verificarsi
quando si utilizzino il recupero perioperatorio o l'emodiluizione,
essendo infatti queste metodiche che ricorrono spesso
nelle "urgenze". In tal cave, nell'impossibilità
di rintracciare in tempo utile i titolari di
"riserva" del consenso, e doveroso ricorrere
all'autotrasfusione e senza ritardo, potendosi infatti
giustamente "presumere" un consenso favorevole,
salvo prove esplicite di una valida e contraria
espressione di volontà.
Per
il predeposito invece, le condizioni predisponenti alla
validità della scriminante, ovvero la "necessita o
l'urgenza", non possono certamente realizzarsi,
essendo una metodica che comunque richiede almeno 7-10
giorni per essere attuata e, quindi, anche qualora il
paziente non si trovasse in grado di esprimere "una
cosciente volontà", sarebbe sempre possibile
ricorrere ai titolari del consenso in sue vece.
Comunque,
al di fuori di queste precise condizioni, il consenso e la
norma della quale assolutamente non si può prescindere.
Esso
e una libera manifestazione di volontà, favorevole,
espressa inequivocabilmente (forma del consenso) e che per
essere valida richiede inoltre che chi la esprime sia in
grado di intendere e volere e sia stato esaurientemente
informato. Pertanto, nel cave specifico
dell'autotrasfusione, pur non dovendosi intendere come
norma vincolante, suggeriamo che ci si adegui alla
"routine" - prevista per la trasfusione omologa.
Quindi, un "operatore sanitario" potrebbe
fornire tutte le informazioni al
Un
problema particolare e specifico dell'autotrasfusione e
quello dell'utilizzo omologo del sangue predepositato (a
fine autologo naturalmente). Condizione
"tecnica" necessaria e che il sangue risponda ai
criteri di protezione del donatore, ai sensi del titolo
III del decreto del 15/01791. Perché l'uso omologo sia
quindi ipotizzabile, il paziente-donatore deve firmare un
modulo di consenso in cui sia specificamente prevista
questa eventualità, subordinandola pero al mancato
utilizzo autologo del sangue, qualora resosi non più
necessario. Inoltre, in questo cave, il paziente donatore
deve esprimere un consenso per la donazione omologa, ai
sensi del decreto 15/01/91, sottoscrivendo quindi anche il
previsto modulo di accettazione e con senso alla
donazione. Cosi, nel momento stesso in cui verranno meno
le condizioni di una probabile reinfusione autologa, il
paziente potrà automaticamente essere considerato alla
stessa stregua di un donatore omologo, anche se "sui
generic", visto "l'escamotage" che ha
permesso di eludere i criteri di protezione del donatore.
Ogni
altra ipotesi di utilizzo omologo del sangue predepositato
per fine autologo e da escludersi, in quanto illecita: il
paziente potrebbe non aver acconsentito, oppure avere
acconsentito in modo generico alla sola autotrasfusione,
od infine avere acconsentito all'uso omologo del proprio
sangue, quando ancora sussistevano le condizioni per un
suo utilizzo autologo.
Mentre
la controindicazione e assoluta, quando ancora sussistano
condizioni di utilizzabilità autologa, essa può negli
altri due casi essere subordinate all'eventuale abbandono
del sangue da parse del soggetto sottoposto al prelievo.
Infatti, le probabilità che questi necessiti di
untautotrasfusione sono le stesse di colui che dona sangue
omologo, in conformità con quanto previsto della legge n.
107 e soprattutto dal decreto ministeriale 15 Gennaio
1991. La sola remote possibilità che il donatore
improvvisamente necessiti di un'autotrasfusione e ben poca
cosa di fronte al sicuro potere terapeutico che la
trasfusione di quel sangue esercita sul ricevente omologo.
Infatti, le minime con- dizioni di rischio futuro per il
prelevato, contrapposte all'alto valve curativo per il
ricevente, sono alla base non solo della liceità della
donazione di sangue, ma addirittura del riconoscimento per
legge della sue "funzione civica e sociale" e
dei "valori umani e solidaristici", ovvero della
sue promozione.
Non
dobbiamo pero dimenticare che la legge regolamenta il
prelievo di sangue a fine di reinfusione solo attraverso
l'atto della donazione e non prevede (ne' d'altronde
fortunatamente potrebbe) forme di prelievo coattivo, pena
la sue incostituzionalità. Ecco perché e allora
fondamentale che anche l'utilizzo del sangue predepositato
non prescinda da un atto di donazione, sia che il sangue
venga considerato "res" oppure come forse e più
esatto, "pars personae" ancora capace di essere
reimpiantata. E' accettabile pero che, qualora chi ne ha
il diritto non ne rivendichi la proprietà, ovvero
l'abbandoni, esso posse essere utilizzato da chi lo
possiede, cioè della struttura sanitaria che l'ha
conservato. In tal senso potrà quindi essere lecito il
suo utilizzo omologo. Qualora invece la sue proprietà
fosse rivendicata, esso dovrebbe a nostro avviso, essere
riconsegnato e di fatto eliminato, non potendo infatti
essere conservato al di fuori delle strutture previste per
legge.
Ribadiamo
perciò che l'utilizzo omologo del sangue predepositato
deve essere sempre subordinato al venir meno delle sue
condizioni di utilizzo autologo e ad un valido e specifico
assenso del soggetto sottoposto a prelievo, che in tal
cave e da considerarsi un donatore. Questa procedure,
specie nelle zone maggiormente carenti di sangue, dovrebbe
essere favorite, per- che in grado di concorrere
favorevolmente nella soddisfazione della domanda, almeno
fino a quando con la donazione omologa
"convenzionale" non sia raggiunta la sospirata
piena autosufficienza su tutto il territorio nazionale. Se
invece il soggetto sottoposto a prelievo abbia
esplicitamente negato il suo assenso o invece
genericamente acconsentito alla sola autotrasfusione fermo
restando quanto detto riguardo l'eventualità di un
utilizzo autologo, il sangue potrà essere utilizzato
diversamente della volontà del paziente solo se sarà
provato il suo abbandono, almeno fino a che l'atteso
decreto non stabilisca in altro modo. Infine, quando
ancora sussistano le condizioni di un riutilizzo autologo
del sangue predepositato, (condizioni basate su
ragionevole probabilità e non mere possibilità) allora
l'uso omologo e da considerarsi illecito, essendo inoltre
estremamente diffici- le, poter eventualmente appellarsi
con successo a condizioni scriminanti, quali lo stato di
necessita.
Per
i medici che non rispettino le condizioni legali di
utilizzabilità di questo sangue, si prospetta il pericolo
di rispondere penalmente e/o civilmente: anzitutto, quando
il soggetto per il quale non sia più disponibile il
proprio sangue, venga trasfuso omologamente e da questo
derivi un danno alla persona (malattia infettiva o
reazione trasfusionale); in seconda istanza,
indipendentemente dal fatto che si realizzi un danno alla
salute, si potrebbero ipotizzare anche delitti contro la
libertà individuale o addirittura contro il patrimonio.
BIBLIOGRAFIA
e articolo
originale su:
http://www.inmedia.it/simti/leggi/medico-leg/ricci.htm
Testimoni
di Geova
........
sussiste per i Testimoni di Geova il divieto di accettare
le autotrasfusioni, che sono il sistema più sicuro (e
ormai più utilizzato negli interventi programmati) per
non correre alcun tipo di rischio.....................
Allo stesso tempo, il medico e la struttura ospedaliera
dovrebbero assicurarsi che il paziente Testimone
di Geova abbia firmato un consenso che attesti la
richiesta di non trasfondere in ogni circostanza. Molti
Testimoni di Geova sono a conoscenza, e talvolta lo
portano essi stessi, di moduli standard di consenso come
quello sviluppato dalla California Association of
Hospitals and Healt Systems, "Rifiutare il Consenso
alla Trasfusione di Sangue2. (28) Il documento è stato
riconosciuto avere valore legale e avere valore protettivo
nel caso di procedimenti per negligenza come stabilito
dalla Corte Suprema. (29)
In
circostanze normali, la preparazione standard
all’intervento potrebbe anche includere la pratica di
conservare il sangue del paziente per usarlo nel caso
dell’intervento, tuttavia
i Testimoni di Geova non
accettano la trasfusione autologa del sangue predepositato.
(30) Come alternativa, per elevare al massimo i livelli di
emoglobina, il paziente può essere sottoposto ad un
regime di terapia marziale orale per 3-4 settimane prima
dell’intervento. (31) Intraoperatoriamente, minimizzare
il consumo di ossigeno e massimizzare il trasporto di
ossigeno ai tessuti sono fattori che aiutano a ridurre la
dipendenza dalle trasfusioni. A tal fine, le tecniche che
possono essere impiegate includono l’emodiluizione acuta
normovolemica, dispositivi di ripulitura salvacellule come
autotrasfusioni, anestesia in ipotensione, e l’ipotermia
deliberata. Nessuna tecnica potrà essere soddisfacente,
tuttavia, a meno che il chirurgo non dedicherà una
scrupolosa attenzione a minimizzare le perdite di sangue
operatorie e ad assicurare l’emostasi.
L’emodiluizione
acuta normovolemica (ANH) è un metodo che riduce, o può
anche eliminare, la necessità di trasfusioni di sangue
durante gli interventi. L’ANH è stata usata in pazienti
di tutte le età per differenti procedure, incluse, ma non
solo: chirurgia ginecologica, ortopedica, craniofacciale,
cardiotoracica, e neurochirurgia. Inoltre, questa tecnica
è stata usata in interventi su pazienti con emogruppi
rari, o in pazienti che desideravano evitare i rischi
inerenti talvolta associati con le trasfusioni di sangue
come epatiti e AIDS...................
Articolo
completo su:
http://anestit.unipa.it/gtai/testgeova.html
Forse
il medico propone di prelevare una parte del vostro sangue
e conservarla, per usarla, se necessario, durante un
successivo intervento. Accettereste? Ricordate che,
secondo la Legge data da Dio tramite Mosè, il sangue
tolto a una creatura doveva essere versato al suolo. (Deut.
12:24) Oggi non siamo sotto il codice della Legge, ma il
senso implicito è che il sangue è sacro e, quando è
tolto dal corpo di una creatura, dev'essere restituito a
Dio versandolo sullo sgabello dei suoi piedi, la terra.
(Confronta Matteo 5:34, 35). Come potrebbe dunque essere
appropriato conservare il vostro sangue (anche se per
un tempo relativamente breve) e quindi reimmetterlo
nel vostro corpo?
-- Uniti nell'adorazione del solo vero Dio (1983),
p.158
L'emodiluzione
è sbagliata!
Operazioni chirurgiche con sangue conservato
Gli uomini di scienza escogitano di continuo nuovi metodi
per compiere operazioni chirurgiche. The Journal of the
American Medical Association, in data 15 novembre
1971, descrisse un modo di operare a cuore aperto con
l'impiego della "emodiluzione separata".
All'inizio dell'operazione si raccoglie una grande
quantità di sangue in un sacco di plastica. Nonostante
che il sacco sia tenuto collegato al paziente mediante un
tubo, il sangue estratto e conservato non circola più nel
sistema del paziente. Esso è sostituito con un espansore
del volume plasmatico, che diluisce il sangue rimasto
nelle vene e gradualmente si dissipa durante l'operazione.
Verso la fine dell'operazione il sangue conservato nel
sacco è sollevato, e il sangue conservato viene reinfuso
nel paziente. ... Queste tecniche sono degne di nota
per i cristiani, giacché vanno contro la Parola di Dio.
La Bibbia mostra che il sangue non dev'essere estratto dal
corpo, conservato e poi usato di nuovo in seguito.
-- Svegliatevi!, 22.09.1972, p.28-29
http://mitglied.lycos.de/BrOttonio/RiformaSangue/sangue_01_02i.html
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