|
Gli esperti ne esaltano le qualità, capaci di
prevenire varie malattie, tra cui quelle
cardiovascolari
Circa
mezzo litro di birra al giorno, se bevuto durante i
pasti, contribuisce alla prevenzione di varie
malattie, come per esempio quelle cardiovascolari.
L'indicazione è venuta da un convegno organizzato a
Bruxelles dai birrari europei (Brewers of Europe) e
in cui l'associazione di tutta la categoria italiana
(Assobirra) ha presentato una ricerca da cui emerge
che in Italia la stragrande maggioranza dei medici
di base danno un giudizio positivo sulle proprietà
della bevanda alcolica più diffusa al mondo, a
patto che non venga manipolata geneticamente.
Il "paradosso francese" (ossia i benefici
effetti dell'assunzione a basse dosi di una
sostanza, l'alcol, che sarebbe invece tossica in
grandi quantità) si applica non solo al vino, ma
anche a tutte le altre bevande alcoliche come la
birra. Lo ha sostenuto Antonio Gasbarrini,
dell'università Cattolica di Roma, avvertendo però
che il principio del "mezzo litro" va
applicato tutti i giorni, evitando "l'errore più
grave": concentrare in maniera dannosa le
bevute, ad esempio durante la fine settimana.
La sintesi di dieci anni di studi scientifici,
sottolinea Assobirra, dimostra che, se consumata in
maniera regolare e con moderazione, la birra può
evitare i rischi di malattie coronariche grazie alle
vitamine del gruppo B (comprese B6 e B12) e ai
folati. Inoltre può ridurre l'aumento del
colesterolo nel sangue in virtù della fibra
solubile derivante dalle pareti delle cellule
d'orzo. Va considerata, poi, la benefica azione
antiossidante del luppolo e del malto e quella
preventiva dell'osteoporosi. Insomma, ha detto
Gasbarrini, è ormai dimostrato che l'alcol, e
quindi la birra, "protegge più
dell'aspirina".
La birra "viene promossa dai medici di base
italiani", sottolinea un comunicato di
Assobirra che presenta il sondaggio realizzato
dall'istituto Makno su un campione di 500 medici
generici. Per la prima volta, emerge che la
maggioranza di loro (55%) sono contrari
dell'utilizzo in campo alimentare dei prodotti
geneticamente modificati, i cosiddetti Ogm. Una
posizione in linea con quella degli industriali
italiani che producono birra dichiaratamente "Ogm-free",
cioè senza l'intervento dell'ingegneria genetica
come invece si fa spesso in Usa e in Gran Bretagna.
La quasi totalità dei medici (92,6%) ritiene la
birra compatibile con un'alimentazione "sana ed
equilibrata" e una maggioranza del 53%,6%
ritiene "consigliabile" berne due
bicchieri da 20 centilitri al giorno. Un giudizio
dato con cognizione di causa: la maggioranza dei
dottori italiani, secondo il sondaggio, conosce bene
caratteristiche basilari della birra, come la sua
gradazione e l'apporto di calorie. Anche se più del
60% degli interpellati non ha "quasi mai
riscontrato" problemi di salute creati dal
consumo di birra, un 30% dei medici generici però
la sconsiglia a donne incinta o in allattamento e il
47% ritiene che non si debba berne quando si deve
guidare.
Redazione Staibene.it - ottobre 2001
Poiché,
come medico italiano ne dovrei conoscere bene la
composizione, vado a studiare……
Composizione
chimica e valori nutrizionali
La birra è composta da acqua, anidride carbonica,
zuccheri, destrine, albuminoidi, sostanze
provenienti dal luppolo, glicerina e acido succinico.
Oltre al notevole contenuto vitaminico, il rapporto
calcio-fosforo è quasi ottimale mentre è
bassissima la quantità di sodio presente.
Vediamone, in dettaglio, la composizione chimica.
|
Proteine
|
0,2
gr
|
|
Lipidi
|
0
gr
|
|
Grassi
solidi
|
3,5
gr
|
|
Alcool
|
2,8
g
|
|
sodio
|
10
mg
|
|
potassio
|
35
mg
|
|
Ferro
|
0
mg
|
|
Calcio
|
1
mg
|
|
Fosforo
|
28
mg
|
|
Tiamina
|
0
mg
|
|
Riboflamina
|
0,03
mg
|
|
Nizona
|
0,90
mg
|
|
Vitamina
A
|
0
mg
|
|
Vitamina
C
|
1
mg
|
|
Valori
espressi per 100 g di prodotto
|
La
gradazione
La gradazione della birra varia a seconda della sua
tipologia:
|
Tipologia
di birra
|
Gradi
alcolici (%)
|
|
Birra
di temperanza(analcolica)
|
1-3
|
|
Birra
leggera(light)
|
1.6-4
|
|
Birra
normale
|
3.6-4.3
|
|
Birra
speciale
|
4.6-5
|
|
Birra
doppio malto
|
oltre
5
|
Le
calorie
La birra è nutriente ma povera di calorie. Ne
contiene addirittura meno di altre bevande non
alcoliche. 100 grammi di birra contengono appena 34
calorie, le stesse offerte dal succo d'arancia;
nelle light si scende addirittura a 28 mentre in
quelle più "robuste" si può arrivare ad
un massimo di 60.
Quanta
birra si può bere al giorno?
Per quanto sana e poco calorica, la birra resta una
bevanda alcolica. Dunque, è sempre bene non
eccedere nel consumo: ciò significa che, al giorno,
possiamo bere fino ad un massimo di 2 o 3 bicchieri
di birra da 0,25 cl l'uno. In questo modo, infatti,
assumeremo dai 20 ai 30 grammi di alcol, rimanendo
così al di sotto della soglia massima consentita
che è di 40 grammi per l'uomo e 30 per la donna.
http://cucina.intrage.it/birra/04.shtml
L’Assobirra
ne vanta dettagliatamente le proprietà terapeutiche
BIRRA
E SALUTE
Chiara,
rossa o scura è una bevanda salutare a detta di
tutti, medici e nutrizionisti che ne ammettono e
consigliano il consumo, purché in modica quantità.
Bere
per prevenire. Questo è uno degli slogan che
circola ormai da tempo nel mondo medico-scientifico
dove un numero sempre maggiore di studi e ricerche
confermano gli effetti positivi di un moderato
consumo di alcol - e della birra in particolare -
sulla salute in genere e su alcune specifiche
patologie in particolare. Che si tratti di malattie
cardiovascolari, menopausa e anche diabete, infatti,
i risultati parlano chiaro: la birra è una preziosa
fonte di vitamine che sono essenziali per la vita, e
contemporaneamente è anche ricca di antiossidanti.
Come
avviene per i farmaci, però, bisogna "leggere
attentamente il foglietto illustrativo" e
seguire le istruzioni per l'uso. Gli esperti
ammettono l'assunzione di 24/40 grammi di alcol al
giorno (a seconda del sesso, dell'età e dello stato
fisico): il che equivale ad un litro (o ¾ di litro
secondo altri) di birra chiara.
BIRRA
E CUORE
Uno
studio olandese pubblicato sulla prestigiosa rivista
scientifica Lancet ha stabilito che il consumo
quotidiano, ma oculato, di birra protegge dagli
attacchi di cuore più e meglio del vino rosso Una
pinta di birra al giorno toglie il cardiologo di
torno… La parafrasi di un vecchio proverbio
sintetizza al meglio il rivoluzionario risultato cui
è giunto un team di ricercatori olandesi.
Stando
ai risultati della ricerca del dottor Kenk Hendricks
e dei suoi colleghi, pubblicata dalla prestigiosa
rivista scientifica inglese The Lancet, una pinta
(56,1 cl) di birra al giorno protegge da attacchi di
cuore più di un bicchiere di vino rosso o di altri
alcolici.
Partendo
dalla constatazione che la birra contiene
un'interessante quota di vitamina B6, la vitamina
che influisce sulla produzione, all'interno
dell'organismo, dell'omocisteina, un agente chimico
ritenuto una delle concause dei problemi cardiaci, i
ricercatori olandesi hanno tenuto sotto osservazione
per 12 settimane 111 uomini (di età compresa fra i
44 ed i 59 anni) in buone o ottime condizioni di
salute, abituati a consumare ogni sera la stessa
bevanda: chi la birra e chi il vino.
Durante
il periodo di osservazione è emerso che quanti
bevevano la birra vedevano aumentare nel sangue i
livelli di vitamina B6 (+30%) mentre quelli dell'omocisteina
rimanevano stabili; nei consumatori abituali di
vino, invece, mostravano un costante aumento (+8%)
dei livelli di omocisteina con un conseguente
aumento (+10-20%) dei rischi cardiovascolari.
I
risultati del team dell'Istituto olandese per la
ricerca sul cibo e sulla nutrizione, che per la
prima volta mettono direttamente in relazione gli
effetti benefici del vino e della birra, suffragano
una volta di più l'assunto - datato 1951 - che un
aiuto efficace al buon funzionamento dell'apparato
cardiocircolatorio è l'assunzione di moderate
quantità di alcol.
Da
allora sull'argomento si sono succeduti moltissimi
studi che non hanno fatto che corroborare quella
tesi, ed ormai è opinione diffusa all'interno della
classe medica che il consumo di "moderate"
quantità di alcol riduce significativamente la
mortalità legata ad infarto ed ictus. Queste
proprietà benefiche sono da attribuire
principalmente ai polifenoli, presenti nella materia
prima, e ad altri microcomponenti ad elevato potere
antiossidante, che agiscono contro le sostanze
tossiche come i radicali liberi, riconosciuti come
una delle possibili cause di aterosclerosi e
malattie cardiovascolari.
Accanto
ai medici e ai nutrizionisti che hanno sempre citato
a testimonianza della verità di questo assunto
scientifico il cosiddetto "paradosso"
francese (ovvero la scarsa incidenza di malattie
cardiovascolari in un paese come la Francia - dov'è
tradizionalmente diffuso il consumo di grassi
saturi, contenuti soprattutto nei formaggi - dovuta
alla propensione dei francesi a bere vino durante i
pasti), dobbiamo ricordare quegli esperti per i
quali è valido il "paradosso tedesco". In
Germania, infatti, dove la birra è la bevanda
preferita, un'indagine ha stabilito che la
sospensione forzata del consumo di birra
determinerebbe un aumento delle malattie
cardiovascolari, la diminuzione delle aspettative di
vita di almeno due anni e, più in generale, il
crollo del buon umore, alleato fondamentale di
qualsiasi terapia medico-farmacologica.
Tornando
alle evidenze scientifiche, comunque, vale la pena
ricordare alcuni tra i risultati più recenti. Il
primo è quello del gruppo di Leon Simmons della
University of New South Wales (Australia) che, nel
corso del Congresso internazionale "Nutrizione,
trombosi e malattie cardiovascolari", ha
presentato una ricerca realizzata nell'arco di oltre
10 anni su circa 2.800 anziani residenti a Dubbo,
una cittadina a nord-ovest di Sydney. I risultati
dimostrano come il consumo di una o due birre al
giorno (corrispondenti a quantità variabili tra il
½ litro ed il litro) ha ridotto la mortalità
totale della popolazione della piccola - e anziana -
comunità: dal 51% dei maschi non bevitori al 42%
dei maschi bevitori, con una riduzione del 17%;
percentuale che sale al 19% nelle donne.
Dall'Australia
arriva anche una seconda novità: il gruppo del
professor Ian Puddey dell'University Department of
Medicine del Royal Perth Hospital ha esaminato
l'impatto del consumo di birra sui fattori a rischio
per le malattie cardiovascolari: livelli elevati di
colesterolo e ipertensione. Premesso che
l'assunzione di alcol favorisce sempre e comunque
l'innalzamento della pressione sanguigna, è stata
però evidenziata una differenza fondamentale.
Mentre un superalcolico fa letteralmente impennare
la pressione arteriosa ed i valori del colesterolo,
il consumo di una bevanda di moderata gradazione
alcolica (la birra) unisce al piccolo aumento della
pressione l'aumento del livello di colesterolo
"buono" HDL e la diminuzione di quello
"cattivo" LDL, con una riduzione
dell'attività dei fibrinogeni e delle piastrine,
che sono i fattori che favoriscono la formazione dei
trombi nel sangue.
BIRRA
E DIABETE
Bere
per prevenire, ovvero "Drink to prevent"
è, oltretutto, anche il titolo di uno studio
statunitense rivolto ai diabetici e pubblicato sul
JAMA (Journal of American Medical Association).
Secondo gli autori, infatti, uno o due bicchieri al
giorno di bevande a basso contenuto alcolico
forniscono protezione nei confronti delle
complicanze cardiovascolari del diabete di tipo 2,
la più diffusa forma di questa malattia. Al
contrario di altre bevande contenenti zuccheri,
infatti, la birra non alza il livello di insulina.
In pratica, quanto finora era valido per la
prevenzioni di infarti ed aterosclerosi in pazienti
a rischio di malattie cardiovascolari vale anche per
i malati di diabete, con il risultato di allontanare
i rischi più seri e di allungare le aspettative di
vita.
In
questo caso specifico, però, c'è una
"procedura" da rispettare: l'assunzione di
alcolici per i diabetici non vale in termini
assoluti. Il via libera per il consumo può e deve
darlo solo il medico curante, che valuterà caso per
caso le indicazioni da dare.
BIRRA
E MENOPAUSA
Il
25 novembre 1999, nel corso del Simposio europeo
"Birra e salute" ospitato a Bruxelles
dall'Associazione europea dei produttori di birra (CBMC)
è stato presentato uno studio dell'Instituto de
Agroquimica y tecnologia de alimentos (IATA) di
Valencia, Spagna che rileva l'aumento dei livelli di
androstenedione, estrone ed estradiolo (tutti
estrogeni) nelle donne che consumano abitualmente la
birra… E come tale aumento mantenga più a lungo
la funzione ovarica, ritardando in maniera sensibile
la menopausa.
BIRRA
E CANCRO
Una
delle più recenti ed interessanti ricerche fatte in
campo oncologico pubblicata dall'American Journal of
Epidemiology (S.Chu, P.Wigo, L.Webster) e
riguardante una possibile correlazione tra la birra
ed il cancro al seno. I risultati di questo studio
hanno infatti permesso di affermare che le donne che
consumano abitualmente moderate quantità della
bevanda non aumentano le probabilità di andare
incontro al tumore della mammella rispetto alle
donne che non hanno mai assunto alcolici.
Il
rapporto tra cancro allo stomaco e birra è stato
invece esposto da uno studio prospettico pubblicato
sul Cancer Research (A.Nomura, J.S.Grove,
G.N.Stemmermann, R.K.Severson) in cui si è riusciti
a dimostrare che chi beve una corretta quantità di
birra non rischia in alcun modo di veder aumentare
il proprio rischio nei confronti del tumore allo
stomaco. Stesse conclusioni si sono avute da una
ricerca inglese sulle relazioni possibili tra la
birra e il cancro al colon e da una ricerca
americana in merito agli effetti sul cancro alla
tiroide.
Buone
notizie circa il tumore al pancreas, poi, sono
arrivate da un altro studio (C. Bouchardy, F.Clavel,
C.La Vecchia, L.Raymond, P.Boyle) che nel
considerare le interazioni fra l'alcol e la malattia
ha stabilito che le bionde, le rosse e le scure non
sono dannose per l'intestino e che, quindi non si può
associare in alcun modo la comparsa di un tumore
intestinale con l'assunzione di un qualsiasi tipo di
birra.
BIRRA
E DIURESI
Un
adulto normale e di peso medio espelle tra i 1.000
ed i 1.800 centimetri cubici di urina ogni giorno.
Tale quantità - che peraltro varia da soggetto a
soggetto in base a vari fattori: alimentazione, età,
peso e stagione dell'anno - aumenta nel caso in cui
invece dell'acqua si consuma birra. In questo caso,
infatti, la presenza dei sali minerali (potassio e
magnesio) e la ridotta quantità di sodio
favoriscono l'accelerazione del processo diuretico
e, di conseguenza, l'abbondanza della produzione di
urine.
In
buona sostanza, quindi, la birra, se assunta in
quantità modeste, aiuta il naturale lavoro dei reni
senza però alterare l'equilibrio dei liquidi e dei
sali minerali presenti nel corpo, questo può
comportare innanzitutto la diminuzione
dell'incidenza dei calcoli renali e, poi, un
giovamento per la salute generale.
BIRRA
E CELIACHIA
Comprare
la birra in farmacia. E' quanto possono fare,
finalmente, i celiaci, ovvero quell'esercito di
oltre diecimila italiani affetti dall'intolleranza
alimentare ala quale si può sopravvivere soltanto
osservando una dieta rigorosamente priva di
frumento, orzo, segale e avena. Questa malattia
impediva pertanto - oltre a quello di pane e pasta -
anche il consumo di birra e whisky, derivanti dal
malto d'orzo. E vodka (è un distillato di cereali
vari).
Fino
ad oggi l'industria farmaceutica aveva pensato a dei
validi succedanei per i cibi solidi, tralasciando le
bevande. Ora questa mancanza è stata colmata e, nei
frigoriferi di tutti noi, la confezione della birra
senza glutine non si distinguerà da quella di una
birra qualunque se non per il marchio con la spiga
sbarrata.
BIRRA
E PARAMETRI METABOLICI
L'alcol
in dosi elevate ha un'azione diretta
sull'eccitabilità e contrattilità del muscolo
cardiaco. Un abuso di sostanze alcoliche, infatti,
crea un aumento del ritmo cardiaco e della gittata
sistolica dando origine ad una vasodilatazione
cutanea (gote arrossate, sensazione di calore)
contemporanea ad una vasocostrizione della milza.
La
birra in sé non ha un elevato grado alcolico (da
3.6 grammi - lager - a 6 grammi - doppio malto - di
alcol ogni 100 grammi di prodotto) ma è facile
capire che gli effetti dannosi dell'alcol dipendono,
più che dal tipo di bevanda, dalla quantità
consumata.
La
quantità massima consentita è fissata, per alcuni
esperti, in 40 grammi di alcol giornalieri per
l'uomo e 30 grammi per la donna, ma recentemente il
mondo britannico, alla luce della letteratura
internazionale più aggiornata, propende per dosi
raccomandate di 3 unità giornaliere (24g.) per
l'uomo e due unità (16g.) per la donna, fino ad un
limite massimo settimanale di 21 (168g.) e 14 unità
(112g.) rispettivamente; cioè - prendendo in
considerazione le lager a più bassa gradazione
alcolica - circa 4 litri a settimana per gli uomini
e 3 litri per le donne.
Resta
da aggiungere che a basse dosi l'alcol ha effetti
positivi tanto sul nostro organismo quanto sul
nostro umore (rende le persone più socievoli).
Quindi, salute!
http://www.assobirra.it/birra_nutri/birra_salute.html
Cosa
dicono i colleghi…..
La
birra amica del cuore.
La
birra non fa male, anzi. A patto che venga bevuta in
modiche quantità e a pasto, quindi non a stomaco
vuoto. È quanto risulta da alcune ricerche
italiane, presentate di recente al Cnr, che hanno
verificato come nella birra siano presenti alcuni
micronutrienti ad azione antiossidante, che possono
aiutare a ridurre l’incidenza di malattie
cardiovascolari. Quindi via libera ad un bicchiere a
pasto, ma attenzione a non esagerare, hanno
sottolineato i ricercatori, perché l’alcol ad
alte dosi produce senz’altro effetti dannosi.
03/09/2001
- Redazione paginemediche.it
http://www.paginemediche.it
Vino
o birra? Vino se non si vuole correre il rischio di
ammalarsi di demenza senile
Bere
alcolici potrebbe favorire l’insorgenza della
demenza senile. E’ quanto dichiara Thomas Truelsen
professore dell'Institute of Preventive Medicine di
Copenhagen, nel corso del convegno annuale
organizzato dall’American Neurological Association.
Lo
studioso danese ha coordinato una ricerca che ha
osservato ben 2000 persone per 15 anni (in sostanza
prima e dopo aver superato la soglia dei 65 anni).
Il test ha valutato soprattutto il consumo di alcool
e lo stile di vita generale per giungere ad una
conclusione che non piacerà a molti.
Chi
beve birra ha più possibilità di ammalarsi di
demenza senile rispetto a chi beve il vino.
Ottantatre persone, sia uomini che donne, infatti,
hanno manifestato i segni di demenza senile, ma i
soggetti che avevano bevuto la birra anche soltanto
una volta al mese avevano il doppio delle possibilità
di ammalarsi di questa patologia. Addirittura, per
gli amanti del buon vino (ricco di flavonoidi,
potenti antiossidanti) il rischio di ammalarsi di
demenza si abbassa significativamente addirittura
del 70%.
16/10/2002
- MFL Comunicazione
http://www.paginemediche.it
Scienziati
danesi dimostrano l’esistenza di una correlazione
tra alcol e cancro al retto
Bere
dosi troppo elevate di alcol può aumentare il
rischio di sviluppare il cancro al retto. E’
quanto è emerso da una ricerca danese che ha
dimostrato come bere 14 unità di birra o alcol
aumenti significativamente il rischio di ammalarsi
di cancro al retto.
Gli
scienziati del Centre for Alcohol Research di
Copenhagen hanno spiegato ai microfoni della BBC che
non esiste – come invece si ipotizzava - un
collegamento tra il consumo di alcol e il tumore al
colon, mentre è dimostrato un collegamento fra
alcolismo e cancro al retto.
Lo
studio ha anche evidenziato come un regolare consumo
di frutta, verdura e fibre in generale protegga
l’organismo dalla malattia: i ricercatori hanno,
inoltre, individuato una correlazione tra una dieta
ricca di calorie e una maggiore sopravvivenza dei
malati di cancro al colon. Secondo gli scienziati,
questo legame, che all’apparenza può apparire un
controsenso, è giustificabile con il fatto che una
maggiore energia aiuta i pazienti che soffrono di
una forma tumorale più trattabile con le terapie
tradizionali a gestire meglio la sofferenza e
fortifichi l’organismo.
14/05/2003
- MFL Comunicazione
http://www.paginemediche.it
GIUDIZIO
SOSPESO SUL CONSUMO MODERATO DI ALCOLICI
Le certezze annegano nel bicchiere di vino
L'alcol confonde le idee. Non solo, com'è ovvio, a
chi ne beve troppo, ma anche agli studiosi che
cercano sempre più spesso di chiarire le sue
ripercussioni sulla salute.
Il dilemma riguarda gli effetti di un'assunzione
modesta. Se gli eccessi sono senza alcun dubbio
deleteri e aumentano la mortalità per svariate
cause, le conseguenze di uno o due bicchieri di vino
al giorno sono più dubbie; alcune indagini
lascerebbero pensare a un leggero effetto protettivo
nei confronti di cardiopatie e ictus e a una
riduzione del rischio complessivo di morte, ma altre
non ravvisano simili benefici. Nelle ultime
settimane sono stati resi noti i risultati di
diversi nuovi studi, ma i responsi restano
contraddittori.
«Una delle difficoltà di tali indagini è che tra
gli astemi, in realtà, possono essere inclusi ex
bevitori che hanno dovuto smettere per motivi di
salute; quindi, nel gruppo di controllo, l'incidenza
di malattie legate all'alcol risulta
artificiosamente alta» afferma George Davey Smith,
dell'Università di Bristol, in Gran Bretagna, che
ha condotto uno studio retrospettivo su quasi 6.000
lavoratori che, in quanto tali, non dovrebbero avere
gravi malattie.
|
Il
rosso dà lo sprint
|
|
Un
punto a favore del vino, e in
particolare di quello rosso, viene da un
esperimento su dieci giovani giapponesi
condotto all'Università di Osaka. Nelle
coronarie dei giovani, se si induceva
un'iperemia con la somministrazione di
adenosina, la portata del picco di
eiezione aumentava in media di circa tre
volte; se però, prima dell'iperemia, i
pazienti bevevano vino rosso, l'aumento
era di quattro volte. Né il vino bianco
né tantomeno la vodka avevano un'azione
analoga. Secondo l'autore dello studio,
Kenei Shimada, la spiegazione sta forse
in alcuni polifenoli esclusivi del vino
rosso, che eserciterebbero un effetto
vasodilatatorio.
|
|
All'inizio
degli anni settanta i soggetti sono stati
classificati in base alla quantità complessiva di
alcol che ingerivano ogni settimana, e sono stati
seguiti nel ventennio successivo, registrando numero
e cause delle morti in ciascun gruppo (in totale
circa 1.600). Per certi versi i risultati ricalcano
quelli di altri studi: quando i consumi settimanali
superano le tre bottiglie e mezzo di vino, il
rischio complessivo di morte inizia ad aumentare, e
cresce fino a più del 30 per cento per chi va oltre
le sei bottiglie di vino o i nove litri di birra.
All'aumento di mortalità contribuiscono l'ictus e
le altre malattie legate all'alcol (che uccidono i
bevitori più smodati rispettivamente in misura
doppia e tripla rispetto agli astemi), con la
esclusione, però, della coronaropatia; infatti, se
i dati vengono corretti per i numerosi fattori che
possono generare confusione, le coronarie non
sembrano risentire affatto dei consumi, per quanto
pesanti.
A differenza che in altri casi, però, gli esperti
britannici non hanno osservato alcun effetto
protettivo in chi beve con moderazione: un bicchiere
al giorno non fa male, ma nemmeno bene. «I molti
fattori confondenti di cui abbiamo tenuto conto sono
un'ulteriore caratteristica che distingue il nostro
studio da molti altri, e può contribuire a spiegare
le discrepanze» osserva Davey Smith. «Oltre alle
condizioni di salute, abbiamo considerato la
situazione socioeconomica della persona al momento
dell'indagine e quella nella sua infanzia; è stato
infatti dimostrato che il benessere dei primi anni
di vita ha un notevole influsso sulla mortalità per
malattie cardiovascolari in età adulta, anche a
prescindere dalla posizione sociale nel frattempo
raggiunta: chi ha avuto un'infanzia difficile è
più portato a consumare alcolici da adulto.
Inoltre, alternare frequenti ubriacature a giornate
di astinenza sembra più nocivo, per la salute,
rispetto a un consumo altrettanto forte ma
regolare».
Il nodo quindi non sarebbe solo la quantità di
alcol, ma anche il modo di bere. E, aggiunge Serge
Renaud, dell'Institut national pour la santé et la
recherche médicale di Bordeaux, in Francia, quello
che si beve. Renaud è autore di un altro studio,
che mette l'accento sulle differenze tra gli effetti
del vino e quelli della birra. In questo caso oltre
36.000 uomini di mezza età della Francia orientale
sono stati ripartiti in gruppi non solo in base ai
consumi di alcol, ma anche al fatto che si trattasse
solo di vino o anche, in misura più o meno
preponderante, di birra. «Parametri quali la
pressione arteriosa e i livelli ematici di
colesterolo o di glucosio crescevano in parallelo ai
consumi di alcol ma, nonostante questo, per chi si
limitava al vino e non superava i 54 grammi di alcol
al giorno, la mortalità si riduceva fino a un
terzo, mentre se al vino era associata in qualche
misura la birra il beneficio svaniva» spiega
l'esperto d'oltralpe.
La mortalità per cardiopatia e coronaropatia è
diminuita, in generale, nei leggeri bevitori, anche
se con il vino l'effetto è stato maggiore; ciò
confermerebbe l'azione protettiva dell'alcol sul
cuore. D'altro canto, solo chi beveva due o tre
bicchieri di vino appariva protetto anche dal cancro
(fino al venti per cento di morti in meno); ciò
potrebbe dipendere da sostanze che contrastano il
potere cancerogeno dell'alcol, quali il resveratrolo,
un componente del vino che inibisce la cancerogenesi»
ipotizza Renaud.
Sembra in ogni caso che, per avere le idee chiare
sugli effetti degli alcolici, bisognerà aspettare
ancora a lungo. Se le differenze di composizione tra
le varie bevande sono così importanti, i dati
raccolti nei decenni passati rischiano di essere
superati dal mutamento delle abitudini: «La birra,
per esempio, contiene alcuni composti cancerogeni,
le nitrosamine; oggi però ce ne sono molto meno che
in passato. Se anche sostanze come queste
contribuiscono a spiegare il differente
comportamento rispetto al vino, dovremo attendere
gli studi sulle birre attuali per trarre conclusioni
utili».
Al momento resta un'unica certezza, che tanto i
britannici quanto i francesi ribadiscono in chiusura
degli articoli: «I potenziali effetti nocivi
dell'alcol sono certi, e i nostri studi non vanno di
sicuro intesi come incentivi a consumarne di più».
Giovanni
Sabato
© 1999 Tempo
Medico (n. 644 del 20 ottobre 1999)
http://www.tempomedico.it/news99/644vino.htm
Risultati
contrastanti sugli effetti protettivi o
predisponenti dell'alcool verso il diabete di tipo 2
di
Carmelo D'Alessio
Due
recenti studi sugli effetti dell'alcool giungono a
conclusioni alquanto contraddittorie.
Il
primo è stato condotto da ricercatori
dell'Università di Havard (Boston, USA) e
dell'Università di Sidney (Australia). Raccogliendo
i dati di 12 studi prospettici ha valutato
l'importanza del consumo di alcool come un fattore
di rischio per il diabete di tipo 2 in una coorte di
48.892 professionisti americani maschi che hanno
risposto a specifici questionari.
I
nuovi casi di diabete di tipo 2 sono stati 1.571 ed
il consumo giornaliero di 15-19 grammi di alcool era
associato ad un rischio di diabete inferiore del 36%
rispetto agli astemi o ai bevitori più moderati.
C'erano pochi forti bevitori (consumo di alcool >
50 gr/die), ma anche in questo gruppo la protezione
persisteva (rischio < 39%) al confronto degli
astemi che hanno rappresentato il gruppo di
controllo. I risultati sono stati simili anche con
l'assunzione di birra, vino bianco o superalcolici.
In
particolare, bere almeno 5 giorni a settimana
forniva la miglior garanzia contro lo sviluppo del
diabete, anche quando il consumo di alcool era
minimo. I ricercatori hanno riscontrato che chi
beveva meno di due volte durante la settimana non
presentava un più basso rischio di diabete.
I
risultati suggerivano che il frequente consumo di
alcool, anche a basse dosi giornaliere, produce
un'elevata protezione dal diabete di tipo 2 e,
peraltro, convalidavano quelli di altri studi
pregressi che mostravano un'associazione tra
moderato consumo di alcool e più basso rischio per
alcune malattie croniche, tra cui cardiopatie e
diabete di tipo 2.
D'altro
canto, però, un altro studio prospettico, condotto
fra 12.261 soggetti di mezza età partecipanti all'Atherosclerosis
Risk in Communities Study (1990-1998), è giunto
alla conclusione che i forti bevitori hanno un più
elevato rischio di sviluppare diabete di tipo 2,
mentre un consumo moderato di alcool non aumenta
tale rischio in entrambi i sessi. I partecipanti
sono stati inizialmente suddivisi in astemi cronici,
ex bevitori e bevitori abituali a vari livelli di
consumo.
In
particolare, gli uomini che bevevano più di 21
bevande alcoliche in una settimana presentavano un
maggior rischio di diabete rispetto a coloro che
bevevano una sola volta. Tale rischio era
prevalentemente associato all'uso di superalcolici
piuttosto che di birra e vino.
Quindi,
a fronte di un'apprezzabile discrepanza di
risultati, gli studi in questione consigliano di
preferire sempre la moderazione all'eccesso che, nel
caso dell'alcool, si traduce anche in benefici
effetti sulla salute, per diabetici e non.
Bibliografia
A prospective Study of Drinking Patterns in Relation to Risk of Type 2
Diabetes Among Men - Fonte: Diabetes 2001;
50:2390-2395
Alcohol Consuption and the Risk of Type 2 Diabetes Mellitus:
Atherosclerosis Risk in Communities Study - Fonte:
American Journal of Epidemiology 2001;
154(8):748-757
http://www.publinet.it/diabete/indice_ie800.html?news/n2001_108.html
La Notizia
Alcol, sempre più giovani i
bevitori
redazione kwSalute
Sono sempre di più gli
italiani che non disdegnano gli alcolici e amano
bere, sia pure di tanto in tanto. Qualche bicchiere
di vino e una ubriacatura 'una tantum' non fanno
male, affermano, ma l'importante è "autoregolarsi".
La lettura dell' evoluzione del
fenomeno 'alcol' in Italia è data dall'
Osservatorio permanente sui giovani e l'alcol, che
in occasione del suo primo decennio di attività, ha
organizzato oggi a Roma il convegno internazionale
"10 anni di Osservatorio. Gli italiani e
l'alcol".
Cresce, dunque, in Italia, il
numero dei consumatori occasionali di bevande
alcoliche, soprattutto tra i giovani: l'80% degli
italiani (oltre i 15 anni, ovvero 39,5 milioni di
adulti e giovani) beve alcolici almeno una volta in
tre mesi; fra questi, il 65% (32,1 milioni) è
costituito da consumatori regolari, che bevono
alcolici almeno una volta alla settimana, mentre il
15% (7,4 milioni) beve solo di tanto in tanto.
La buona notizia che emerge dai
dati è che si registra una diminuzione della
quantità di alcol consumata pro-capite e, in
percentuale, rimane pressochè stabile la
"nicchia" di chi ne abusa (1%-3%).
Proprio oggi, l'Osservatorio ha
inoltre inaugurato il nuovo sito Internet
www.alcol.net, con tutti i dati sull' alcol in
Italia, schede regionali, indagini statistiche,
aggiornamenti legislativi, esperienze pilota e anche
una versione inglese delle pagine web.
La fotografia sul fenomeno
alcol scattata dall'Osservatorio attraverso la
quarta indagine nazionale, in collaborazione con la
Doxa (su un campione di 2.028 italiani e già
presentata in precedenza), pur facendo emergere la
necessità di non abbassare la guardia rispetto a
questo problema, ritrae dunque una società tutto
sommato capace di "autoregolarsi".
Dieci anni di raccolta di dati
hanno infatti messo in evidenza, da una parte,
l'incremento del numero di persone, specie tra i
giovani, che assumono bevande alcoliche, e dall'
altra la diminuzione della quantità pro-capite di
alcol consumato. Complessivamente, i valori
percentuali dei consumatori sono scesi dal 79% del
1991 al 75% nel 1994, per poi risalire fino all' 80%
nel 2000.
Rispetto alla quantità di
alcol puro consumata individualmente, si è invece
passati da una media annuale di 9,1 litri nel 1991
ai 7,5 litri nel 2000.
Ma cosa pensano gli italiani
del consumo di alcolici? La maggior parte di loro
ritiene che "bere uno o due bicchieri di vino o
birra al pasto è una cosa normale" (86%) ma
anche che "ubriacarsi una volta non è grave,
purchè non diventi un'abitudine" (72%); che le
"bevande alcoliche in piccola quantità non
danneggiano la salute" (70%) anche se
"bere molto è come drogarsi" (82%).
Da queste opinioni diffuse
sull'alcol emerge, sottolinea l'Osservatorio,
"una consapevolezza dei rischi derivanti alla
salute dall'attitudine all'abuso; una certezza,
tuttavia, che non porta a condannare chi beve,
bensì ad affermare la responsabilità di ognuno di
autoregolarsi". Se si guarda poi la fascia dei
15-24 anni, si scopre che i giovani consumatori di
alcolici sono passati dal 74% del 1991 al 77% del
2000. Il valore percentuale dei giovani che fanno
abuso di alcol (chi ha dichiarato di ubriacarsi più
una volta nell' arco di tre mesi) resta una nicchia
stabile, che oscilla dal 2% del periodo 1991-1994 al
4% del 1997, per ridursi al 3% nel 2000.
Anche nella fascia dei 15-35
anni è confermata la tendenza generale all' aumento
dei consumatori occasionali, saliti dall' 80% all'
87%.La mappa degli abusi conferma, inoltre, una
prevalenza nel Nord Italia, mentre le regioni
meridionali registrano una tendenza al consumo
moderato. A Nord-Ovest, dove risiede il 27% dell' intera popolazione
italiana, vive il 27,4% dei consumatori regolari e
il 26,9% di quelli occasionali; mentre al Sud, che
rappresenta il 34,8% dell' intera popolazione,
risiede il 36,4% dei non consumatori.
Questi i numeri del fenomeno
alcol in Italia dal 1991 al 2000 secondo l'Osservatorio.
http://www.kwsalute.kataweb.it
Sopravvivenza ad alta
gradazione
Che un consumo moderato di
alcol riduca il rischio di infarto miocardico non è
cosa nuova. Un dettaglio in più lo aggiunge uno
studio statunitense che ha confrontato, ovviamente
in uno studio retrospettivo, sopravvivenza
all`infarto acuto e precedente consumo di bevande
alcoliche. Il campione non è numerosissimo, perché
si tratta di 1913 pazienti ospedalizzati per IMA tra
il 1984 e il 1999, ma sarebbe netta la tendenza a
favore di una maggiore sopravvivenza tra i pazienti
che nell`anno precedente all`evento acuto erano
moderati bevitori (fino a 7 drink alla settimana,
comprendendo vino, birra o liquori). Evidentemente
per JAMA la cosa è particolarmente significativa,
visto che offre la possibilità di leggere
integralmente lo studio.
M.I.
http://pro.dica33.it
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