Rubrica a cura di Ilaria Frisoni
 

 

Bocche da baciare

Qualcuno sta furiosamente litigando in sala d’aspetto: mi precipito per conoscerne il motivo. Una signora è entrata con un cane (un Pechinese con tanto di cappottino) al guinzaglio. Pur confessando pubblicamente di vivere in salute con un cane vicino da cinquant'anni, invito la signora ad uscire per rispetto degli altri presenti .Un assistita denuncia, con orrore, che il cagnolino l’ha leccata, con tutte le malattie che i cani hanno in bocca! Poco dopo, mentre guardo la gola di suo marito, forte tabagista, valuto anche il suo urgente bisogno di detartrasi e di trattamento di una grave parodontite trascurata. Spero che la signora continui ugualmente a baciarlo.....

Paradontopatia

Per parodontopatia si intende l'infiammazione acuta o cronica del parodonto, cioè del complesso degli elementi che fissano il dente nella sua sede (osso alveolare, gengiva, legamento alveolo-dentale, cemento). É la causa più comune della perdita dei denti nell'adulto. Nel passato, era chiamata "piorrea", in quanto si identificava con un sintomo (piorrea = pus dalle gengive) che, tra l'altro, non è sempre presente. La parodontopatia, generalmente, è conseguenza di una infiammazione trascurata delle gengive (gengivite), mentre gli elementi che ne favoriscono la comparsa possono essere una scarsa igiene della bocca, una malocclusione (denti di un'arcata che non combaciano in modo corretto con quelli corrispondenti dell'altra), un'otturazione usurata, una protesi malmessa. In caso di infiammazione, la gengiva comincia a tumefarsi, si arrossa e sanguina facilmente. Poi, peggiorando la gengivite, il tessuto comincia a staccarsi dai denti. Germi e particelle di cibo si raccolgono negli spazi che di conseguenza si formano attorno ai denti, provocando l'insorgenza di sacche di pus. Gradualmente, i denti cominciano a dondolare e alla fine cadono. Vacillamento e spostamento dei denti negli adulti sono sempre segno della necessità di cure: se la malattia non è tenuta sotto controllo, i germi possono entrare nella corrente sanguigna e portare l'infezione in qualsiasi altra parte del corpo. La cura può non essere semplice in caso di parodontopatia trascurata. Il primo passo indispensabile è la rimozione del tartaro che irrita le gengive. Devono essere curate le sacche di pus e ciò può richiedere la somministrazione di antibiotici, in qualche caso un piccolo intervento chirurgico sulla gengiva o l'estrazione di parecchi denti. La malocclusione dovrebbe essere corretta. Il paziente dovrebbe pulire i denti regolarmente per asportare la placca dentale, una delle cause più importanti della parodontopatia, e massaggiare le gengive per ripristinare una normale circolazione.

La prevenzione comincia in bocca

La placca dentale è un pericoloso serbatoio di batteri che deve essere eliminato con l’igiene
direttore Cattedra di Microbiologia Università di Bari

Nulla accade nel nostro organismo senza che ogni sua funzione ne venga in qualche modo coinvolta. È molto interessante a questo riguardo l'associazione (documentata da studi microbiologici ed epidemiologici) fra scarsa igiene orale, formazione di placca dentale e malattie respiratorie e cardiovascolari. Uno studio recente del Dipartimento di biologia orale dell'Università di Buffalo negli Stati Uniti ha dimostrato l'associazione significativa fra patologia respiratoria cronica e malattia parodontale. Quest'ultima è una patologia conosciuta anche col nome di piorrea per l'abbondante formazione di pus intorno ai denti che la caratterizza. I batteri che si moltiplicano attivamente negli spazi fra gengive e denti, le tasche gengivali, cronicamente infiammati dalla placca e dal tartaro accumulatisi soprattutto per scarsa igiene orale, finiscono per distruggere anche il tessuto osseo degli alveoli nei quali i denti si inseriscono. Già questo comporta la perdita dei denti. Ma non basta. Secondo alcuni autori, il rischio di sviluppare malattia cardiaca aumenta ben del 168% nei soggetti con malattia parodontale. D'altra parte gli stessi batteri responsabili di questa patologia orale sono stati ritrovati all'interno di placche ateromatose, veri e propri depositi di grasso, presenti sulle pareti delle carotidi, le importanti arterie che portano sangue al cervello.
Se pensiamo a quanto ampiamente siano diffuse in comunità le malattie cardiorespiratorie, appare estremamente interessante la possibilità di utilizzare queste conoscenze a scopo preventivo. Per quanto riguarda l'intervento sul cavo orale, l'azione preventiva consiste nella costante applicazione delle tecniche di igiene orale. È sicuramente fondamentale e indispensabile il ricorso all’igienista dentale per la rimozione della placca dentale, soprattutto quella accumulatasi sotto le gengive. Questo materiale, che a volte diventa duro e difficile da asportare, è un pericoloso serbatoio di batteri.
L'opera dell'igienista va continuata sistematicamente al proprio domicilio con l'uso dello spazzolino, del dentifricio, del filo interdentale, del collutorio. Prevenendo la malattia parodontale con il suo corteo microbico si diminuirà anche la colonizzazione batterica dell'orofaringe in generale e il rischio di patologie cardiorespiratorie diminuirà conseguentemente

Parodontopatie e gravidanza

Il dato più significativo dell'associazione tra malattia parodontale e gravidanza è emerso da studi recenti che hanno dimostrato che la malattia parodontale non trattata in donne in gravidanza può costituire un serio fattore di rischio per nascite premature (circa 37 giorni prima) e sottopeso (2.500 g. in meno).

Ci sono possibilità, infatti, che l’infezione si trasmetta al tratto genitale ed urinario condizionando l’esito della gravidanza, come provato da più studi che hanno misurato la profondità delle tasche gengivali in madri di bambini di peso normale e madri di bambini nati sottopeso.
Il meccanismo sarebbe il risultato della produzione di tossine da parte dei batteri e della mediazione di sostanze prodotte dalla madre come le prostaglandine e l’interleuchina.
Un elevato livello di queste sostanze nel cavo orale e conseguentemente nel tratto genito-urinario potrebbe costituire un insulto sufficiente a stimolare l’evento del parto in anticipo rispetto alle attese.

Un’associazione tra malattia parodontale e lo stato di gravidanza esiste ed è nota da molti anni, tanto che nel settecento venivano curati i cosiddetti “dolori di denti in gravidanza” e nell’ottocento si parlava di “iperplasia gengivale da gravidanza”.
In realtà attualmente quasi tutte le donne sanno che la propria salute generale durante la gravidanza è di fondamentale importanza per quella del feto, ma poche di loro sono a conoscenza del fatto che  un’alterazione della salute sistemica dovuta alla malattia parodontale potrebbe influire sulle condizioni generali del feto e determinare nascite pretermine e di bimbi sottopeso.
La gengivite da gravidanza colpisce una percentuale altissima di donne con intensità variabile ed è strettamente correlata allo stato delle gengive precedente la gravidanza.
L’infiammazione dei tessuti può evolvere verso l’iperplasia degli stessi (aumento di volume), dolore e sanguinamento, comportando anche la formazione di tasche o l’aumento di profondità di quelle già esistenti e la mobilità dentale.
Le zone della bocca più colpite sono quelle anteriori con problemi più evidenti negli spazi interprossimali, con un aggravamento delle lesioni nelle donne che abitualmente respirano con la bocca.
L’associazione tra i problemi gengivali e la gravidanza sembra essere legata più ad un cambiamento della composizione della placca batterica che ad un aumento della stessa.
L’estradiolo e il progesterone, il cui livello può aumentare rispettivamente di 30 e 10 volte rispetto al ciclo mestruale, funzionerebbero da fattori di crescita per alcuni batteri (B.Melaninogenicus e P.Intermedia), in grado di alterare lo stato di salute gengivale.

L’altro dato da tenere in considerazione è la diminuzione della risposta immunitaria materna durante la gravidanza da cui deriva una maggiore suscettibilità alla malattia parodontale

Da quanto affermato finora emerge l’importanza del controllo della placca batterica soprattutto in vista della gravidanza rendendo indispensabile la visita del parodontologo.

Il momento migliore per risolvere i propri problemi gengivali infatti è quello che precede la gravidanza perché si possono adottare tutte le terapie a disposizione con eventuale terapia farmacologia di supporto, senza dover considerare eventuali conseguenze del trattamento sulla salute del feto.

Torna quindi molto forte il richiamo alla prevenzione che deve portare l’individuo a mirare ad uno stato di salute generale da mantenere nel tempo evitando di risolvere i problemi medici solo dopo che la sintomatologia obbliga a farlo.

http://www.odontoclinic.it/gravidanza_parodontopatie.htm

Interrelazioni funzionali delle parodontopatie

Christian Kobau
Hygiène Dentaire 1/2001

L'uomo non è mai o sano o malato, ma possiede in sé, potenzialmente, la salute e la malattia. La parodontopatia, alla luce di questa affermazione, non è da considerarsi una malattia, ma un episodio multicausale e lo stato di salute è un equilibrio fra salute e malattia.
 
Fattori diretti della parodontopatia, infatti, possono essere particolari tipi di batteri, una insufficiente presenza di leucociti neutrofili in età avanzata, una alterazione del metabolismo del calcio e del fosforo, l'aumento dei macrofagi che secernono prostaglandine nocive al collagene, i linfociti che liberano linfochine responsabili della distruzione dei fibroblasti, ogni tipo di disfunzione della struttura reticolare di fibre collagene del parodonto, la presenza di otturazioni debordanti in amalgama e corone dentali che irritano il periodonto, così come la liberazione di mercurio, il fumo del tabacco che determina la formazione di radicali liberi con grave disfunzione del sistema di difesa.
 
Occorre che l'operatore e il paziente siano consapevoli di tutte queste concause, per poter migliorare la sintomatologia con una terapia adeguata. Il paziente deve essere coinvolto nella scrupolosa igiene, ma occorre anche la rimozione professionale periodica della placca, del tartaro (anche sottogengivale) e il riequilibrio occlusale.
 
Ma lo stato di salute del parodonto dipende anche dalla salute dell'intestino che, come sappiamo, ha una estensione pari a 300 metri quadrati, con un totale di cinquecento specie di batteri (in gran parte lactobacillus e bifidus). Se vi è scarso assorbimento del calcio, degli oligoelementi, delle vitamine; se vi è una smodata assunzione di carboidrati, di caffè, le gengive lo segnalano immediatamente. Il dott. C. Kobau (Austria, Klagenfurt-Carinzia) afferma che gengive arrossate attorno ai canini denunciano una sofferenza del fegato e della bile; mentre gengive arrossate dei molari inferiori segnalano stato di sofferenza allo stomaco e all'intestino. Problemi psichici possono causare disfunzioni metaboliche e manifestarsi con alterazioni parodontali a livello dei molari superiori e inferiori.
 
Nel linguaggio comune i depressi si dice che hanno perso il "mordente". La visione olistica pone l'attenzione a questi problemi e così spiega che un semplice consiglio dietetico può risolvere anche il problema parodontale

http://www.amicidibrugg.it/rivista/200103/art4_3.asp

Non si limita ad avere un impatto devastante sulla salute del cavo orale la parodontite, comunemente nota come piorrea, ma sembra pure responsabile dello sviluppo di patologie sistemiche ben più temibili quali cardiovasculopatie e diabete mellito. A fare il punto su un tema così diffuso ci ha pensato l’università di Milano, giocando nettamente d’anticipo sul prossimo congresso di aprile dell’American academy of periodontology e dell’Academy and the National institute of dental and craniofacial research.

La sfida della medicina

Oggi la più grande sfida della medicina è la lotta alle patologie croniche, afferma Roberto Weinstein, direttore della cattedra di parodontologia dell’ateneo milanese. Per questo non va sottovalutata la stretta correlazione ormai certa tra parodontopatie e malattie cardiovascolari. Da un’ampia indagine su 21 mila pazienti tra i 25 e i 74 anni emerge, per esempio, che gli uomini colpiti da malattia parodontale – soprattutto gli under 50 – mostrano un rischio superiore al 25 per cento di sviluppare coronaropatia. Se si considera poi che il 60 per cento degli italiani è affetto da una forma lieve-grave di parodontite e il 90 per cento da distruzione cariogena degli elementi dentari, le dimensioni del problema diventano subito chiare senza sospetto di falsi allarmismi.

La degenerazione cronica dei tessuti che circondano il dente, caratterizzata dalla produzione di endotossine e citochine ad azione proinfiammatoria da parte dei gram negativi che colonizzano il cavo orale, è in grado di favorire il danno endoteliale. Lo dimostra il fatto che gli episodi di ischemia miocardica vengono spesso preceduti da un evento acuto tromboembolico, alla cui precipitazione possono concorrere anche microrganismi quali lo Streptococcus sanguis della placca dentale. A ciò si aggiungono altri aspetti che fanno riflettere: l’interferenza della parodontite sul profilo lipidico del sangue, sulla secrezione di fattori chemiotattici capaci di attivare la proliferazione cellulare nei grossi tronchi arteriosi, sulla sintesi epatica di fattori procoagulanti come il fibrinogeno.

Tutti fattori di rischio in linea con i dati ricavati da un’altra indagine di coorte dei National institutes of health di Bethesda sulle cause all’origine di una vasta casistica di incidenti cerebrovascolari, in particolare di ictus non emorragici (Arch intern med 2000; 160: 2749-55).

Proteina C reattiva

La battaglia contro le malattie cardiovascolari – sottolinea Massimo Pagani, responsabile dell’U.O. di medicina generale dell’ospedale Sacco di Milano – si conduce ora sul terreno della prevenzione primaria e secondaria, invece che su quello della terapia. L’obiettivo non è più tanto di curare precocemente la malattia in fase anche preclinica, quanto di evitarne l’insorgenza. Ecco, allora, diventare utile il concetto di fattore di rischio cardiovascolare, che permette un approccio ragionevolmente personalizzabile al trattamento.

Non ultimo fra questi è il ruolo del processo infiammatorio cronico alla base, per esempio, delle parodontopatie. La presenza nell’ateroma carotideo di patogeni di origine parodontale (42 per cento) e di Dna batterico (72 per cento) dà credito all’ipotesi della formazione di microtrombi prodotti dall’aggregazione piastrinica attivata da antigeni di superficie collageno-simili.

Partendo da questa evidenza è sempre più forte la spinta all’individuazione di indicatori di rischio di malattia cardiaca sempre più raffinati ed affidabili attraverso cui circoscrivere i gruppi di popolazione da proteggere.

Uno di questi – aggiunge Pagani – è un noto mediatore della flogosi spesso compreso nei comuni esami di routine: la proteina C reattiva. Le malattie parodontali provocano batteriemia che stimola la produzione di fattore di necrosi tumorale (TNF-alfa) e interleuchina (IL-6) responsabili della sintesi epatica di proteina C reattiva. Questa agisce fissandosi sulle cellule endoteliali danneggiate e inducendo il complemento, che a sua volta attiva i fagociti capaci di contribuire alla formazione dell’ateroma attraverso il rilascio di monossido d’azoto (NO). In pazienti portatori di cardiovasculopatie e malattie parodontali si sono registrati livelli di Pcr fino a otto volte più elevati (8,7 µg/ml) dei valori normali (1,14 µg/ml). A tre mesi dal trattamento della malattia parodontale i valori di Pcr si riducono del 65 per cento mantenedosi tali per almeno sei mesi. L’unico vincolo è l’impiego di una metodica "fine" adatta al suo rilevamento.

http://www.medweb.it/corme/2000/300p21.htm

Malattie paradontali e vasculopatie.
Nello scenario della medicina attuale, orientata sempre più alla prevenzione da un lato e alla terapia di patologie croniche dall’altro, non può che suscitare interesse l’evidenza di una stretta correlazione tra parodontopatie e malattia cardiovascolare dall’altro. Un’indagine condotta su 21.000 individui d’età compresa tra 25 e 74 anni ha infatti osservato che gli uomini con parodontite e in particolare quelli d’età inferiore a 50 anni hanno un rischio superiore del 25% di sviluppare la malattia coronarica. La malattia parodontale, in effetti, è caratterizzata da un decorso cronico e, in considerazione della presenza nel cavo orale di numerose specie batteriche gram negative, dalla produzione di endotossine e citochine ad azione proinfiammatoria, che possono favorire la genesi di danni all’endotelio vascolare. é poi suggestivo il fatto che l’ischemia miocardica è spesso preceduta da un evento acuto di troboembolia, al cui determinismo possono concorrere anche particolari specie batteriche, come lo Streptococcus Sanguis, responsabili delle placca dentale.

Un ulteriore aspetto, meritevole di approfondimento, è l’interferenza della malattia parodontale sul profilo lipidico del sangue, mentre è ormai fuori di discussione il rischio di endocardite da cui la necessità per il dentista di prescrivere un’adeguata profilassi antibiotica connesso alla batteriemia transitoria prodotta da qualsiasi procedura dentale associata a sanguinamento. La pratica di sciacqui con clorexidina mezz’ora prima del trattamento dentale può essere un altro provvedimento utile per ridurre l’incidenza e l’entità della batteriemia.

03 Novembre 2000

http://www.kwsalute.kataweb.it/Notizia/0,1044,957,00.html

Bocche trascurate

Una delle parti più in vista del viso sono sicuramente le labbra e, a meno di non tenerle chiuse tutto il giorno, i denti. E' importante, quindi, conoscere bene la "personalità" dei 32 "inquilini" della bocca, le malattie che possono colpirli, nonché i metodi di prevenzione e di cura oggi disponibili. E gli italiani in campo dell'igiene dentale non sono certo al primo posto. Ancora oggi, infatti, la carie continua a colpire moltissimi giovani e sono milioni (circa 8 fino a pochi anni fa) i soggetti che soffrono di parodontopatie più o meno gravi (per parodontopatie si intendono tutti i disturbi riguardanti il parodonto, cioè i tessuti che circondano il dente – in primo luogo le gengive) Al contrario, nei Paesi nordici (prima fra tutti la Danimarca) si è arrivati persino a chiudere le facoltà di odontoiatria per mancanza di denti da curare! Senza rifare la storia naturale della carie vale la pena di affrontare due tra gli aspetti "emergenti" della cura del dente.

Un problema rosa… gengiva
Le parodontopatie, riguardano soprattutto i disturbi alle gengive. In particolare, sono molto diffuse le gengiviti, cioè infiammazioni locali delle gengive che circondano i denti. Quando sono sane, le gengive presentano un colorito roseo e non sanguinano durante lo spazzolamento e l'uso del filo interdentale. La causa del problema è la placca batterica, una sostanza che ricopre i denti composta da colonie batteriche (in particolare streptococchi) incorporate in una matrice gelatinosa di natura polisaccaridica, come una pellicola tenace. Il prolungato contatto della placca batterica con le gengive porta all'infiammazione di queste ultime, che iniziano a sanguinare anche al semplice contatto con lo spazzolino. Con il tempo, la mancata rimozione della placca fa sì che la stessa si calcifichi, sino a diventare tartaro, irritando sempre di più la gengiva. I fattori che favoriscono lo sviluppo della placca batterica sono una scorretta igiene orale, l'errata posizione dei denti e un'alimentazione eccessivamente ricca di zuccheri. Altro problema, non certo da poco, è la retrazione della gengiva, cioè quando il tessuto tende a ritirarsi, lasciando scoperta la base del dente. Le conseguenze sono una sua maggiore sensibilità e, ovviamente, il danno estetico. A questo fenomeno non è estraneo uno spazzolamento eccessivo, che non solo traumatizza la gengiva, ma può anche portare alla corrosione della smalto e alla formazione delle cosiddette carie del colletto. Le gengiviti, con o senza retrazione della gengiva, a lungo andare, se non curate, possono portare alla piorrea, cioè uno stato di grave d'infiammazione gengivale, con seria compromissione della struttura gengiva-colletto (la parte della gengiva aderente alla base dello smalto dentale), con possibile interessamento dell'osso alveolare. Questo, nei casi più gravi, può portare alla crescente mobilità dei denti, sino alla loro caduta.

Un problema bianco… smalto
Probabilmente non piace solo a "qualcuno", ma a "tutti": avere denti bianchi, infatti, è di certo un desiderio molto comune. Il colore dei propri denti è dovuto alla tinta dello smalto, cioè il rivestimento più esterno del dente, ma non è detto che sia bianco. Quello che si può fare correttamente è rendere più luminoso il colore naturale, asportando le macchie e la patina causata da fumo o caffé. I metodi per "sbiancare" lo smalto esistono, dunque, ma non si tratta dei prodotti abrasivi capaci di corrodere o erodere lo smalto, compresi i molti "sbianca-denti" facilmente acquistabili in commercio.
Per sbiancare i denti, quindi, è sempre meglio chiedere l'aiuto del proprio dentista. I metodi di sbiancamento (in inglese bleaching), infatti, sono molti e personalizzabili: quello da eseguire nello studio dentistico, quello combinato (studio dentistico/casa) e, indubbiamente il più comodo, quello domiciliare. Quest'ultimo consiste in una soluzione che viene fornita dal dentista al paziente. L'impasto è a base di perossido di carbamide e deve essere applicato sulle arcate dentarie e lasciato agire tutta la notte. L'applicazione si realizza con due contenitori (chiamati cucchiai) sagomati sull'impronta della bocca del paziente.
In caso di macchie di nicotina e di caffè, invece, è possibile sbiancare i denti direttamente dal dentista per mezzo di apparecchi a getto di bicarbonato. Quest'ultimo deve però essere seguito sempre dalla levigatura dello smalto con la fresa di gomma, altrimenti la superficie rimasta ruvida può afavorire l'adesione delle sostanze macchianti.
Se, invece, i denti non solo non sono candidi, ma presentano alcuni punti scuri ed altri chiari (dovuti alla formazione dello smalto) è necessario ricorrere ad una tecnica nota, ad alcuni, come White Brush. Consiste nell'asportare circa 3 decimi di millimetro della parte macchiata dello smalto con una fresa calibrata; si applica, poi, nella stessa zona dell'asportazione del materiale composito della stessa tinta del dente. Infine, se a dover essere sbiancato è un dente devitalizzato è necessario intervenire dall'interno. In pratica, si rimuove l'otturazione e si inserisce all'interno del dente una miscela (il Medioxol) di perborato di sodio e acqua ossigenata, che rimuove dai tubuli della dentina le sostanze (sangue degradato, tessuto del nervo ormai decomposto, …) che scuriscono il dente. Il trattamento risulta sempre piuttosto efficace, sempre che la colorazione non sia dovuta a residui molli del dente, ma allo stesso cemento impiegato per otturare il dente.

La prevenzione
Di norma, però, entrambi questi inconvenienti (i danni alle gengive e un sorriso un po' spento) possono essere evitati se, sin da piccoli, si ha l'accortezza di seguire una corretta igiene orale e, inutile dirlo, i principali strumenti di prevenzione sono sicuramente lo spazzolino, il dentifricio e il filo interdentale. Ma non sono tutti uguali; è molto importante, quindi, che sia il dentista a prescrivere lo spazzolino e il dentifricio più indicati per la propria situazione dentale e/o gengivale. Lo spazzolino, in particolare, per essere efficace deve avere caratteristiche ben specifiche: il manico diritto, una testina poco ingombrante per raggiungere facilmente ogni parte della bocca e ciuffi ben distinti di setole artificiali abbastanza morbide e arrotondate in punta. Le setole devono essere integre, di pari lunghezza e perfettamente dritte. Non appena perde queste caratteristiche, e comunque non oltre 2-3 mesi, lo spazzolino deve essere cambiato.
Per quanto riguarda il dentifricio, è importante utilizzare quelli a base di fluoro (ormai la maggior parte). Il fluoro, infatti, ha la capacità di fissarsi allo smalto dei denti rendendolo più duro e più resistente alla carie. I normali dentifrici, in genere, sono tutti scarsamente abrasivi e, in teoria, le formulazioni in gel ancora meno. I dentifrici qualificati come sbiancanti, invece, sono notevolmente abrasivi. Usati saltuariamente possono servire a togliere dallo smalto le macchie di tè, di caffè, di fumo, ecc.; non serve, invece, usarli abitualmente nella speranza di modificare il colore naturale dei denti, rendendoli più bianchi.
Per pulire perfettamente gli spazi tra i denti è inoltre fondamentale l'uso del filo interdentale, oggi disponibile in quattro modelli diversi: cerato, non cerato, a nastro spugnoso o a segmenti differenziati. Per un uso corretto del filo bisogna attorcigliarne le due estremità al secondo dito di entrambe le mani; inserire, quindi, il filo tra un dente e l'altro e formare una C che "abbraccia" il dente, facendolo poi scorrere dall'alto al basso, con molta delicatezza per non ferire la gengiva. Per completare l'igiene orale (ma non per sostituirla!) è possibile fare degli sciacqui con del colluttorio; essendo liquido, infatti, può raggiungere le zone dei denti non ben spazzolate.

Per una corretta igiene orale, oltre ai tipici strumenti sopra descritti, ci sono almeno altri tre interventi che aiutano a mantenere la bocca in buona salute:

  • Controllare l'alimentazione: lo zucchero è sicuramente il principale nemico dei denti, in quanto viene trasformato dai batteri della placca in sostanze acide in grado di intaccare lo smalto. Sin da piccoli, quindi, bisogna cercare di limitare l'uso di questo alimento e, naturalmente, anche di tutti quei cibi detti "zuccherini", come: cioccolato, torte, biscotti, merende, ecc. Moderatamente cariogeni, invece, sono: la pasta, il riso, la frutta, il latte e il pane. Poco o per niente cariogeni sono: i legumi, le uova, la carne e le verdure.
  • Aggiunte di fluoro: durante l'infanzia (fgino ai sei anni) è importante assicurare al bambino il fluoro necessario alla corretta mineralizzazione dei denti, che avviene proprio in questa età. La dose di fluoro necessaria la stabilisce il dentista in base all'età del bambino e alla possibilità che il fluoro venga assunto anche da altre fonti. A questo proposito, sarà necessario verificare anche la quantità di minerale presente nelle acque minerali in commercio, leggendo le relative etichette. Queste valutazioni sono necessarie per evitare la fluorosi, patologia dentale dovuta ad un'eccessiva assunzione di fluoro che, nei casi più lievi, si manifesta con striature e piccole macchie biancastre; nei casi più gravi, invece, il dente assume una colorazione lattescente, sino a diventare poroso e fragile.
  • Visite regolari dal dentista, da farsi almeno due volte all'anno sin dalla tenera età. Regolari controlli, infatti, permettono di diagnosticare il prima possibile eventuali carie, malformazioni e anomalie ortodontiche (i "denti storti"), permettendo così di intervenire tempestivamente.

Annapaola Medina


Approfondimenti

Fonti
Merck Manual di diagnosi e terapia;Merck Sharp & Dohme (Italia) S.p.A.; pp.2553-2560.2

Enciclopedia Medica di selezione per la famiglia; Selezione dal Reader's Digest,1980; pp.200-203.

AIO – Associazione Italiana Odontoiatri

 

Salute orale e menopausa

Il periodo della menopausa, in media attorno ai cinquant'anni, è caratterizzato da cambiamenti fisiologici importanti nel corpo della donna, legati principalmente alla ridotta produzione di estrogeni. Alcuni cambiamenti significativi, anche se è una circostanza poco nota, riguardano proprio la bocca, col presentarsi di manifestazioni quali: dolori diffusi, infiammazione delle gengive, sensazione di bruciore, alterata modulazione dei quattro gusti principali (dolce, salato, amaro e acido), bocca secca e problemi alla mandibola. Questi fenomeni sono dovuti alle alterazioni ormonali, a carenze di calcio e vitaminiche e anche alla possibile interferenza di farmaci.

La mandibola si impoverisce
Molti studi hanno suggerito un legame tra osteoporosi e decadimento osseo anche a livello mandibolare. L'osteoporosi è una delle condizioni tipiche della menopausa ed è contraddistinta da diminuita massa e densità ossea, con ridotta resistenza scheletrica e maggiore incidenza delle fratture. I denti dal canto loro sono radicati in strutture ossee, così il loro deterioramento, inevitabile nelle persone anziane, porta con sé l'indebolimento del loro ancoraggio. In questo modo, sono più facili infiltrazioni nelle strutture del parodonto che diventano quindi più suscettibili all'attacco batterico, responsabile dei danni gengivali. La terapia ormonale sostitutiva, per le donne con osteoporosi, può essere così una delle modalità per ridurre anche lo stato infiammatorio alle gengive e i danni alle fibre e alle ossa che supportano i denti. Sembra infatti che l'assunzione di estrogeni nei primi cinque anni di menopausa possa rallentare la progressione delle malattie periodontali. In assenza di interventi farmacologici, è dimostrato che la carenza di estrogeni provoca gravi danni, tanto che il 40% delle donne oltre i 65 anni ricorre a protesi o impianti dentari.

Che cosa dice la ricerca
Per investigare possibili legami tra i problemi ai denti e la fragilità ossea, nel 1998 un gruppo di studio ha monitorato 2500 donne in postmenopausa. I ricercatori hanno riscontrato che le donne con osteoporosi dell'anca hanno più facilmente problemi ai denti e alle gengive e, in particolare, vedono raddoppiare il rischio di perdere i denti rispetto a quelle che non presentano rarefazione dell'osso. Inoltre, se la perdita dei denti è parte integrante dei processi indotti dall'osteoporosi, con un esame dentale accurato diviene possibile individuare i primi segnali di osteoporosi. Uno studio successivo, pubblicato su The Journal of Periodontology, ha poi confermato – ed è una conseguenza logica - il possibile ruolo degli estrogeni nel rallentamento dei problemi dentali. Non esistono invece analoghi studi sugli altri farmaci impiegati per contrastare l'osteoporosi (per esempio i bifosfonati), probabilmente anche perché gli estrogeni hanno un effetto positivo sullo stato stesso delle mucose.

Trattamenti
Come comportarsi dunque dal punto di vista preventivo nel periodo della menopausa? Accurati esami dentali e igiene orale, sempre importanti, lo sono in modo particolare per le donne che abbiano riscontrato alterazioni in bocca, durante la menopausa. Diventa così importante una visita dentistica almeno due volte l'anno, che è assolutamente obbligatoria qualora subentrino problemi gengivali quali: sanguinamento, infiammazione, alito cattivo, debolezza dei denti, sensazioni fastidiose nel chiudere la bocca. È inoltre importante che il dentista sia informato dei trattamenti farmacologici in corso, nonché di eventuali condizioni di osteoporosi. La mineralometria ossea computerizzata (MOC), unitamente ad indagini radiologiche che consentano di valutare la qualità e la quantità di osso a disposizione, deve essere così nota anche al dentista. Dal punto di vista dell'igiene orale la pulizia dei denti con spazzolino e filo interdentale deve essere quotidiana e accurata dopo ogni pasto. La terapia sostitutiva ormonale che, come detto, può essere efficace anche come trattamento preventivo delle patologie orali, va valutata attentamente per eventuali controindicazioni soggettive. Non sono da escludere infine eventuali interventi dietetici rivolti in particolare ad una maggiore assunzione di calcio. Il corretto quantitativo è compreso tra i 1000 e i 1300 mg al giorno e le fonti principali sono i latticini, preferibilmente a basso contenuto di grassi, i broccoli e le brassicacee in genere, cereali e eventuali integratori di calcio.

Marco Malagutti

http://www.dica33.it/argomenti/odontoiatria/denti5.asp