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Bocche da baciare
Qualcuno sta furiosamente litigando in
sala d’aspetto: mi precipito per conoscerne il motivo.
Una signora è entrata con un cane (un Pechinese con
tanto di cappottino) al guinzaglio. Pur confessando
pubblicamente di vivere in salute con un cane vicino da
cinquant'anni, invito la signora ad uscire per rispetto
degli altri presenti .Un assistita denuncia, con orrore,
che il cagnolino l’ha leccata, con tutte le malattie che
i cani hanno in bocca! Poco dopo, mentre guardo la gola
di suo marito, forte tabagista, valuto anche il suo
urgente bisogno di detartrasi e di trattamento di una
grave parodontite trascurata. Spero che la signora
continui ugualmente a baciarlo.....
Paradontopatia
Per
parodontopatia si intende l'infiammazione acuta o
cronica del parodonto, cioè del complesso degli elementi
che fissano il dente nella sua sede (osso alveolare,
gengiva, legamento alveolo-dentale, cemento). É la causa
più comune della perdita dei denti nell'adulto. Nel
passato, era chiamata "piorrea", in quanto si
identificava con un sintomo (piorrea = pus dalle
gengive) che, tra l'altro, non è sempre presente. La
parodontopatia, generalmente, è conseguenza di una
infiammazione trascurata delle gengive (gengivite),
mentre gli elementi che ne favoriscono la comparsa
possono essere una scarsa igiene della bocca, una
malocclusione (denti di un'arcata che non combaciano in
modo corretto con quelli corrispondenti dell'altra),
un'otturazione usurata, una protesi malmessa. In caso di
infiammazione, la gengiva comincia a tumefarsi, si
arrossa e sanguina facilmente. Poi, peggiorando la
gengivite, il tessuto comincia a staccarsi dai denti.
Germi e particelle di cibo si raccolgono negli spazi che
di conseguenza si formano attorno ai denti, provocando
l'insorgenza di sacche di pus. Gradualmente, i denti
cominciano a dondolare e alla fine cadono. Vacillamento
e spostamento dei denti negli adulti sono sempre segno
della necessità di cure: se la malattia non è tenuta
sotto controllo, i germi possono entrare nella corrente
sanguigna e portare l'infezione in qualsiasi altra parte
del corpo. La cura può non essere semplice in caso di
parodontopatia trascurata. Il primo passo indispensabile
è la rimozione del tartaro che irrita le gengive. Devono
essere curate le sacche di pus e ciò può richiedere la
somministrazione di antibiotici, in qualche caso un
piccolo intervento chirurgico sulla gengiva o
l'estrazione di parecchi denti. La malocclusione
dovrebbe essere corretta. Il paziente dovrebbe pulire i
denti regolarmente per asportare la placca dentale, una
delle cause più importanti della parodontopatia, e
massaggiare le gengive per ripristinare una normale
circolazione.
La prevenzione comincia in bocca
La placca dentale è un pericoloso
serbatoio di batteri che deve essere eliminato con
l’igiene
direttore Cattedra di Microbiologia
Università di Bari
Nulla accade nel nostro organismo senza
che ogni sua funzione ne venga in qualche modo
coinvolta. È molto interessante a questo riguardo
l'associazione (documentata da studi microbiologici ed
epidemiologici) fra scarsa igiene orale, formazione di
placca dentale e malattie respiratorie e
cardiovascolari. Uno studio recente del Dipartimento di
biologia orale dell'Università di Buffalo negli Stati
Uniti ha dimostrato l'associazione significativa fra
patologia respiratoria cronica e malattia parodontale.
Quest'ultima è una patologia conosciuta anche col nome
di piorrea per l'abbondante formazione di pus intorno ai
denti che la caratterizza. I batteri che si moltiplicano
attivamente negli spazi fra gengive e denti, le tasche
gengivali, cronicamente infiammati dalla placca e dal
tartaro accumulatisi soprattutto per scarsa igiene
orale, finiscono per distruggere anche il tessuto osseo
degli alveoli nei quali i denti si inseriscono. Già
questo comporta la perdita dei denti. Ma non basta.
Secondo alcuni autori, il rischio di sviluppare malattia
cardiaca aumenta ben del 168% nei soggetti con malattia
parodontale. D'altra parte gli stessi batteri
responsabili di questa patologia orale sono stati
ritrovati all'interno di placche ateromatose, veri e
propri depositi di grasso, presenti sulle pareti delle
carotidi, le importanti arterie che portano sangue al
cervello.
Se pensiamo a quanto ampiamente siano diffuse in
comunità le malattie cardiorespiratorie, appare
estremamente interessante la possibilità di utilizzare
queste conoscenze a scopo preventivo. Per quanto
riguarda l'intervento sul cavo orale, l'azione
preventiva consiste nella costante applicazione delle
tecniche di igiene orale. È sicuramente fondamentale e
indispensabile il ricorso all’igienista dentale per la
rimozione della placca dentale, soprattutto quella
accumulatasi sotto le gengive. Questo materiale, che a
volte diventa duro e difficile da asportare, è un
pericoloso serbatoio di batteri.
L'opera dell'igienista va continuata sistematicamente al
proprio domicilio con l'uso dello spazzolino, del
dentifricio, del filo interdentale, del collutorio.
Prevenendo la malattia parodontale con il suo corteo
microbico si diminuirà anche la colonizzazione batterica
dell'orofaringe in generale e il rischio di patologie
cardiorespiratorie diminuirà conseguentemente
Parodontopatie e gravidanza
Il dato più significativo
dell'associazione tra malattia parodontale e gravidanza
è emerso da studi recenti che hanno dimostrato che la
malattia parodontale non trattata in donne in gravidanza
può costituire un serio fattore di rischio per nascite
premature (circa 37 giorni prima) e sottopeso (2.500 g.
in meno).
Ci sono possibilità, infatti, che
l’infezione si trasmetta al tratto genitale ed urinario
condizionando l’esito della gravidanza, come provato da
più studi che hanno misurato la profondità delle tasche
gengivali in madri di bambini di peso normale e madri di
bambini nati sottopeso.
Il meccanismo sarebbe il risultato della produzione di
tossine da parte dei batteri e della mediazione di
sostanze prodotte dalla madre come le prostaglandine e
l’interleuchina.
Un elevato livello di queste sostanze nel cavo orale e
conseguentemente nel tratto genito-urinario potrebbe
costituire un insulto sufficiente a stimolare l’evento
del parto in anticipo rispetto alle attese.
Un’associazione tra malattia parodontale
e lo stato di gravidanza esiste ed è nota da molti anni,
tanto che nel settecento venivano curati i cosiddetti
“dolori di denti in gravidanza” e nell’ottocento si
parlava di “iperplasia gengivale da gravidanza”.
In realtà attualmente quasi tutte le donne sanno che la
propria salute generale durante la gravidanza è di
fondamentale importanza per quella del feto, ma poche di
loro sono a conoscenza del fatto che un’alterazione
della salute sistemica dovuta alla malattia parodontale
potrebbe influire sulle condizioni generali del feto e
determinare nascite pretermine e di bimbi sottopeso.
La gengivite da gravidanza colpisce una percentuale
altissima di donne con intensità variabile ed è
strettamente correlata allo stato delle gengive
precedente la gravidanza.
L’infiammazione dei tessuti può evolvere verso
l’iperplasia degli stessi (aumento di volume), dolore e
sanguinamento, comportando anche la formazione di tasche
o l’aumento di profondità di quelle già esistenti e la
mobilità dentale.
Le zone della bocca più colpite sono quelle anteriori
con problemi più evidenti negli spazi interprossimali,
con un aggravamento delle lesioni nelle donne che
abitualmente respirano con la bocca.
L’associazione tra i problemi gengivali e la gravidanza
sembra essere legata più ad un cambiamento della
composizione della placca batterica che ad un aumento
della stessa.
L’estradiolo e il progesterone, il cui livello può
aumentare rispettivamente di 30 e 10 volte rispetto al
ciclo mestruale, funzionerebbero da fattori di crescita
per alcuni batteri (B.Melaninogenicus e P.Intermedia),
in grado di alterare lo stato di salute gengivale.
L’altro dato da tenere in considerazione è la
diminuzione della risposta immunitaria materna durante
la gravidanza da cui deriva una maggiore suscettibilità
alla malattia parodontale
Da quanto
affermato finora emerge l’importanza del controllo della
placca batterica soprattutto in vista della gravidanza
rendendo indispensabile la visita del parodontologo.
Il momento
migliore per risolvere i propri problemi gengivali
infatti è quello che precede la gravidanza perché si
possono adottare tutte le terapie a disposizione con
eventuale terapia farmacologia di supporto, senza dover
considerare eventuali conseguenze del trattamento sulla
salute del feto.
Torna
quindi molto forte il richiamo alla prevenzione che deve
portare l’individuo a mirare ad uno stato di salute
generale da mantenere nel tempo evitando di risolvere i
problemi medici solo dopo che la sintomatologia obbliga
a farlo.
http://www.odontoclinic.it/gravidanza_parodontopatie.htm
Interrelazioni funzionali
delle parodontopatie
Christian Kobau
Hygiène Dentaire 1/2001
L'uomo non è mai o sano o malato, ma possiede in sé,
potenzialmente, la salute e la malattia. La
parodontopatia, alla luce di questa affermazione, non è
da considerarsi una malattia, ma un episodio
multicausale e lo stato di salute è un equilibrio fra
salute e malattia.
Fattori diretti della
parodontopatia, infatti, possono essere particolari tipi
di batteri, una insufficiente presenza di leucociti
neutrofili in età avanzata, una alterazione del
metabolismo del calcio e del fosforo, l'aumento dei
macrofagi che secernono prostaglandine nocive al
collagene, i linfociti che liberano linfochine
responsabili della distruzione dei fibroblasti, ogni
tipo di disfunzione della struttura reticolare di fibre
collagene del parodonto, la presenza di otturazioni
debordanti in amalgama e corone dentali che irritano il
periodonto, così come la liberazione di mercurio, il
fumo del tabacco che determina la formazione di radicali
liberi con grave disfunzione del sistema di difesa.
Occorre che l'operatore e il paziente siano consapevoli
di tutte queste concause, per poter migliorare la
sintomatologia con una terapia adeguata. Il paziente
deve essere coinvolto nella scrupolosa igiene, ma
occorre anche la rimozione professionale periodica della
placca, del tartaro (anche sottogengivale) e il
riequilibrio occlusale.
Ma lo stato di salute del parodonto dipende anche dalla
salute dell'intestino che, come sappiamo, ha una
estensione pari a 300 metri quadrati, con un totale di
cinquecento specie di batteri (in gran parte
lactobacillus e bifidus). Se vi è scarso assorbimento
del calcio, degli oligoelementi, delle vitamine; se vi è
una smodata assunzione di carboidrati, di caffè, le
gengive lo segnalano immediatamente. Il dott. C. Kobau
(Austria, Klagenfurt-Carinzia) afferma che gengive
arrossate attorno ai canini denunciano una sofferenza
del fegato e della bile; mentre gengive arrossate dei
molari inferiori segnalano stato di sofferenza allo
stomaco e all'intestino. Problemi psichici possono
causare disfunzioni metaboliche e manifestarsi con
alterazioni parodontali a livello dei molari superiori e
inferiori.
Nel linguaggio comune i depressi si dice che hanno perso
il "mordente". La visione olistica pone l'attenzione a
questi problemi e così spiega che un semplice consiglio
dietetico può risolvere anche il problema parodontale
http://www.amicidibrugg.it/rivista/200103/art4_3.asp
Non si limita ad avere un impatto
devastante sulla salute del cavo orale la parodontite,
comunemente nota come piorrea, ma sembra pure
responsabile dello sviluppo di patologie sistemiche ben
più temibili quali cardiovasculopatie e diabete mellito.
A fare il punto su un tema così diffuso ci ha pensato
l’università di Milano, giocando nettamente d’anticipo
sul prossimo congresso di aprile dell’American academy
of periodontology e dell’Academy and the National
institute of dental and craniofacial research.
La sfida della medicina
Oggi la più grande sfida della medicina è
la lotta alle patologie croniche, afferma Roberto
Weinstein, direttore della cattedra di parodontologia
dell’ateneo milanese. Per questo non va sottovalutata la
stretta correlazione ormai certa tra parodontopatie e
malattie cardiovascolari. Da un’ampia indagine su 21
mila pazienti tra i 25 e i 74 anni emerge, per esempio,
che gli uomini colpiti da malattia parodontale –
soprattutto gli under 50 – mostrano un rischio superiore
al 25 per cento di sviluppare coronaropatia. Se si
considera poi che il 60 per cento degli italiani è
affetto da una forma lieve-grave di parodontite e il 90
per cento da distruzione cariogena degli elementi
dentari, le dimensioni del problema diventano subito
chiare senza sospetto di falsi allarmismi.
La degenerazione cronica dei tessuti che
circondano il dente, caratterizzata dalla produzione di
endotossine e citochine ad azione proinfiammatoria da
parte dei gram negativi che colonizzano il cavo orale, è
in grado di favorire il danno endoteliale. Lo dimostra
il fatto che gli episodi di ischemia miocardica vengono
spesso preceduti da un evento acuto tromboembolico, alla
cui precipitazione possono concorrere anche
microrganismi quali lo Streptococcus sanguis della
placca dentale. A ciò si aggiungono altri aspetti che
fanno riflettere: l’interferenza della parodontite sul
profilo lipidico del sangue, sulla secrezione di fattori
chemiotattici capaci di attivare la proliferazione
cellulare nei grossi tronchi arteriosi, sulla sintesi
epatica di fattori procoagulanti come il fibrinogeno.
Tutti fattori di rischio in linea con i
dati ricavati da un’altra indagine di coorte dei
National institutes of health di Bethesda sulle cause
all’origine di una vasta casistica di incidenti
cerebrovascolari, in particolare di ictus non emorragici
(Arch intern med 2000; 160: 2749-55).
Proteina C reattiva
La battaglia contro le malattie
cardiovascolari – sottolinea Massimo Pagani,
responsabile dell’U.O. di medicina generale
dell’ospedale Sacco di Milano – si conduce ora sul
terreno della prevenzione primaria e secondaria, invece
che su quello della terapia. L’obiettivo non è più tanto
di curare precocemente la malattia in fase anche
preclinica, quanto di evitarne l’insorgenza. Ecco,
allora, diventare utile il concetto di fattore di
rischio cardiovascolare, che permette un approccio
ragionevolmente personalizzabile al trattamento.
Non ultimo fra questi è il ruolo del
processo infiammatorio cronico alla base, per esempio,
delle parodontopatie. La presenza nell’ateroma carotideo
di patogeni di origine parodontale (42 per cento) e di
Dna batterico (72 per cento) dà credito all’ipotesi
della formazione di microtrombi prodotti
dall’aggregazione piastrinica attivata da antigeni di
superficie collageno-simili.
Partendo da questa evidenza è sempre più
forte la spinta all’individuazione di indicatori di
rischio di malattia cardiaca sempre più raffinati ed
affidabili attraverso cui circoscrivere i gruppi di
popolazione da proteggere.
Uno di questi – aggiunge Pagani – è un
noto mediatore della flogosi spesso compreso nei comuni
esami di routine: la proteina C reattiva. Le malattie
parodontali provocano batteriemia che stimola la
produzione di fattore di necrosi tumorale (TNF-alfa) e
interleuchina (IL-6) responsabili della sintesi epatica
di proteina C reattiva. Questa agisce fissandosi sulle
cellule endoteliali danneggiate e inducendo il
complemento, che a sua volta attiva i fagociti capaci di
contribuire alla formazione dell’ateroma attraverso il
rilascio di monossido d’azoto (NO). In pazienti
portatori di cardiovasculopatie e malattie parodontali
si sono registrati livelli di Pcr fino a otto volte più
elevati (8,7 µg/ml) dei valori normali (1,14 µg/ml). A
tre mesi dal trattamento della malattia parodontale i
valori di Pcr si riducono del 65 per cento mantenedosi
tali per almeno sei mesi. L’unico vincolo è l’impiego di
una metodica "fine" adatta al suo rilevamento.
http://www.medweb.it/corme/2000/300p21.htm
Malattie paradontali e vasculopatie.
Nello scenario della medicina attuale, orientata sempre
più alla prevenzione da un lato e alla terapia di
patologie croniche dall’altro, non può che suscitare
interesse l’evidenza di una stretta correlazione tra
parodontopatie e malattia cardiovascolare dall’altro.
Un’indagine condotta su 21.000 individui d’età compresa
tra 25 e 74 anni ha infatti osservato che gli uomini con
parodontite e in particolare quelli d’età inferiore a 50
anni hanno un rischio superiore del 25% di sviluppare la
malattia coronarica. La malattia parodontale, in
effetti, è caratterizzata da un decorso cronico e, in
considerazione della presenza nel cavo orale di numerose
specie batteriche gram negative, dalla produzione di
endotossine e citochine ad azione proinfiammatoria, che
possono favorire la genesi di danni all’endotelio
vascolare. é poi suggestivo il fatto che l’ischemia
miocardica è spesso preceduta da un evento acuto di
troboembolia, al cui determinismo possono concorrere
anche particolari specie batteriche, come lo
Streptococcus Sanguis, responsabili delle placca
dentale.
Un ulteriore aspetto, meritevole di
approfondimento, è l’interferenza della malattia
parodontale sul profilo lipidico del sangue, mentre è
ormai fuori di discussione il rischio di endocardite da
cui la necessità per il dentista di prescrivere
un’adeguata profilassi antibiotica connesso alla
batteriemia transitoria prodotta da qualsiasi procedura
dentale associata a sanguinamento. La pratica di
sciacqui con clorexidina mezz’ora prima del trattamento
dentale può essere un altro provvedimento utile per
ridurre l’incidenza e l’entità della batteriemia.
03 Novembre 2000
http://www.kwsalute.kataweb.it/Notizia/0,1044,957,00.html
Bocche trascurate
Una delle parti più in vista del viso sono sicuramente
le labbra e, a meno di non tenerle chiuse tutto il
giorno, i denti. E' importante, quindi, conoscere bene
la "personalità" dei 32 "inquilini" della bocca, le
malattie che possono colpirli, nonché i metodi di
prevenzione e di cura oggi disponibili. E gli italiani
in campo dell'igiene dentale non sono certo al primo
posto. Ancora oggi, infatti, la carie continua a colpire
moltissimi giovani e sono milioni (circa 8 fino a pochi
anni fa) i soggetti che soffrono di parodontopatie più o
meno gravi (per parodontopatie si intendono tutti i
disturbi riguardanti il parodonto, cioè i tessuti che
circondano il dente – in primo luogo le gengive) Al
contrario, nei Paesi nordici (prima fra tutti la
Danimarca) si è arrivati persino a chiudere le facoltà
di odontoiatria per mancanza di denti da curare! Senza
rifare la storia naturale della carie vale la pena di
affrontare due tra gli aspetti "emergenti" della cura
del dente.
Un problema rosa… gengiva
Le parodontopatie, riguardano soprattutto
i disturbi alle gengive. In particolare, sono molto
diffuse le gengiviti, cioè infiammazioni locali
delle gengive che circondano i denti. Quando sono sane,
le gengive presentano un colorito roseo e non sanguinano
durante lo spazzolamento e l'uso del filo interdentale.
La causa del problema è la placca batterica, una
sostanza che ricopre i denti composta da colonie
batteriche (in particolare streptococchi) incorporate in
una matrice gelatinosa di natura polisaccaridica, come
una pellicola tenace. Il prolungato contatto della
placca batterica con le gengive porta all'infiammazione
di queste ultime, che iniziano a sanguinare anche al
semplice contatto con lo spazzolino. Con il tempo, la
mancata rimozione della placca fa sì che la stessa si
calcifichi, sino a diventare tartaro, irritando
sempre di più la gengiva. I fattori che favoriscono lo
sviluppo della placca batterica sono una scorretta
igiene orale, l'errata posizione dei denti e
un'alimentazione eccessivamente ricca di zuccheri. Altro
problema, non certo da poco, è la retrazione della
gengiva, cioè quando il tessuto tende a ritirarsi,
lasciando scoperta la base del dente. Le conseguenze
sono una sua maggiore sensibilità e, ovviamente, il
danno estetico. A questo fenomeno non è estraneo uno
spazzolamento eccessivo, che non solo traumatizza la
gengiva, ma può anche portare alla corrosione della
smalto e alla formazione delle cosiddette carie del
colletto. Le gengiviti, con o senza retrazione della
gengiva, a lungo andare, se non curate, possono portare
alla piorrea, cioè uno stato di grave
d'infiammazione gengivale, con seria compromissione
della struttura gengiva-colletto (la parte della gengiva
aderente alla base dello smalto dentale), con possibile
interessamento dell'osso alveolare. Questo, nei casi più
gravi, può portare alla crescente mobilità dei denti,
sino alla loro caduta.
Un problema bianco… smalto
Probabilmente non piace solo a
"qualcuno", ma a "tutti": avere denti bianchi, infatti,
è di certo un desiderio molto comune. Il colore dei
propri denti è dovuto alla tinta dello smalto, cioè il
rivestimento più esterno del dente, ma non è detto che
sia bianco. Quello che si può fare correttamente è
rendere più luminoso il colore naturale, asportando le
macchie e la patina causata da fumo o caffé. I metodi
per "sbiancare" lo smalto esistono, dunque, ma non si
tratta dei prodotti abrasivi capaci di corrodere o
erodere lo smalto, compresi i molti "sbianca-denti"
facilmente acquistabili in commercio.
Per sbiancare i denti, quindi, è sempre meglio chiedere
l'aiuto del proprio dentista. I metodi di sbiancamento
(in inglese bleaching), infatti, sono molti e
personalizzabili: quello da eseguire nello studio
dentistico, quello combinato (studio dentistico/casa) e,
indubbiamente il più comodo, quello domiciliare. Quest'ultimo
consiste in una soluzione che viene fornita dal dentista
al paziente. L'impasto è a base di perossido di
carbamide e deve essere applicato sulle arcate dentarie
e lasciato agire tutta la notte. L'applicazione si
realizza con due contenitori (chiamati cucchiai)
sagomati sull'impronta della bocca del paziente.
In caso di macchie di nicotina e di caffè, invece, è
possibile sbiancare i denti direttamente dal dentista
per mezzo di apparecchi a getto di bicarbonato. Quest'ultimo
deve però essere seguito sempre dalla levigatura dello
smalto con la fresa di gomma, altrimenti la superficie
rimasta ruvida può afavorire l'adesione delle sostanze
macchianti.
Se, invece, i denti non solo non sono candidi, ma
presentano alcuni punti scuri ed altri chiari (dovuti
alla formazione dello smalto) è necessario ricorrere ad
una tecnica nota, ad alcuni, come White Brush.
Consiste nell'asportare circa 3 decimi di millimetro
della parte macchiata dello smalto con una fresa
calibrata; si applica, poi, nella stessa zona
dell'asportazione del materiale composito della stessa
tinta del dente. Infine, se a dover essere sbiancato è
un dente devitalizzato è necessario intervenire
dall'interno. In pratica, si rimuove l'otturazione e si
inserisce all'interno del dente una miscela (il Medioxol)
di perborato di sodio e acqua ossigenata, che rimuove
dai tubuli della dentina le sostanze (sangue degradato,
tessuto del nervo ormai decomposto, …) che scuriscono il
dente. Il trattamento risulta sempre piuttosto efficace,
sempre che la colorazione non sia dovuta a residui molli
del dente, ma allo stesso cemento impiegato per otturare
il dente.
La prevenzione
Di norma, però, entrambi questi
inconvenienti (i danni alle gengive e un sorriso un po'
spento) possono essere evitati se, sin da piccoli, si ha
l'accortezza di seguire una corretta igiene orale e,
inutile dirlo, i principali strumenti di prevenzione
sono sicuramente lo spazzolino, il dentifricio
e il filo interdentale. Ma non sono tutti uguali;
è molto importante, quindi, che sia il dentista a
prescrivere lo spazzolino e il dentifricio più indicati
per la propria situazione dentale e/o gengivale. Lo
spazzolino, in particolare, per essere efficace deve
avere caratteristiche ben specifiche: il manico diritto,
una testina poco ingombrante per raggiungere facilmente
ogni parte della bocca e ciuffi ben distinti di setole
artificiali abbastanza morbide e arrotondate in punta.
Le setole devono essere integre, di pari lunghezza e
perfettamente dritte. Non appena perde queste
caratteristiche, e comunque non oltre 2-3 mesi, lo
spazzolino deve essere cambiato.
Per quanto riguarda il dentifricio, è importante
utilizzare quelli a base di fluoro (ormai la maggior
parte). Il fluoro, infatti, ha la capacità di fissarsi
allo smalto dei denti rendendolo più duro e più
resistente alla carie. I normali dentifrici, in genere,
sono tutti scarsamente abrasivi e, in teoria, le
formulazioni in gel ancora meno. I dentifrici
qualificati come sbiancanti, invece, sono notevolmente
abrasivi. Usati saltuariamente possono servire a
togliere dallo smalto le macchie di tè, di caffè, di
fumo, ecc.; non serve, invece, usarli abitualmente nella
speranza di modificare il colore naturale dei denti,
rendendoli più bianchi.
Per pulire perfettamente gli spazi tra i denti è inoltre
fondamentale l'uso del filo interdentale, oggi
disponibile in quattro modelli diversi: cerato, non
cerato, a nastro spugnoso o a segmenti differenziati.
Per un uso corretto del filo bisogna attorcigliarne le
due estremità al secondo dito di entrambe le mani;
inserire, quindi, il filo tra un dente e l'altro e
formare una C che "abbraccia" il dente, facendolo poi
scorrere dall'alto al basso, con molta delicatezza per
non ferire la gengiva. Per completare l'igiene orale (ma
non per sostituirla!) è possibile fare degli sciacqui
con del colluttorio; essendo liquido, infatti,
può raggiungere le zone dei denti non ben spazzolate.
Per una corretta igiene orale, oltre ai tipici strumenti
sopra descritti, ci sono almeno altri tre interventi che
aiutano a mantenere la bocca in buona salute:
-
Controllare
l'alimentazione: lo zucchero è sicuramente il
principale nemico dei denti, in quanto viene
trasformato dai batteri della placca in sostanze
acide in grado di intaccare lo smalto. Sin da
piccoli, quindi, bisogna cercare di limitare l'uso
di questo alimento e, naturalmente, anche di tutti
quei cibi detti "zuccherini", come: cioccolato,
torte, biscotti, merende, ecc. Moderatamente
cariogeni, invece, sono: la pasta, il riso, la
frutta, il latte e il pane. Poco o per niente
cariogeni sono: i legumi, le uova, la carne e le
verdure.
-
Aggiunte di fluoro:
durante l'infanzia (fgino ai sei anni) è importante
assicurare al bambino il fluoro necessario alla
corretta mineralizzazione dei denti, che avviene
proprio in questa età. La dose di fluoro necessaria
la stabilisce il dentista in base all'età del
bambino e alla possibilità che il fluoro venga
assunto anche da altre fonti. A questo proposito,
sarà necessario verificare anche la quantità di
minerale presente nelle acque minerali in commercio,
leggendo le relative etichette. Queste valutazioni
sono necessarie per evitare la fluorosi,
patologia dentale dovuta ad un'eccessiva assunzione
di fluoro che, nei casi più lievi, si manifesta con
striature e piccole macchie biancastre; nei casi più
gravi, invece, il dente assume una colorazione
lattescente, sino a diventare poroso e fragile.
-
Visite regolari dal
dentista, da farsi almeno due volte all'anno
sin dalla tenera età. Regolari controlli, infatti,
permettono di diagnosticare il prima possibile
eventuali carie, malformazioni e anomalie
ortodontiche (i "denti storti"), permettendo così di
intervenire tempestivamente.
Annapaola Medina
Approfondimenti
Fonti
Merck Manual di diagnosi e terapia;Merck
Sharp & Dohme (Italia) S.p.A.; pp.2553-2560.2
Enciclopedia Medica di selezione per la famiglia;
Selezione dal Reader's Digest,1980; pp.200-203.
AIO
– Associazione Italiana Odontoiatri
Salute orale e menopausa
Il periodo della menopausa, in media attorno ai
cinquant'anni, è caratterizzato da cambiamenti
fisiologici importanti nel corpo della donna, legati
principalmente alla ridotta produzione di estrogeni.
Alcuni cambiamenti significativi, anche se è una
circostanza poco nota, riguardano proprio la bocca, col
presentarsi di manifestazioni quali: dolori diffusi,
infiammazione delle gengive, sensazione di bruciore,
alterata modulazione dei quattro gusti principali
(dolce, salato, amaro e acido), bocca secca e problemi
alla mandibola. Questi fenomeni sono dovuti alle
alterazioni ormonali, a carenze di calcio e vitaminiche
e anche alla possibile interferenza di farmaci.
La mandibola si impoverisce
Molti studi hanno suggerito un legame tra
osteoporosi e decadimento osseo anche a livello
mandibolare. L'osteoporosi è una delle condizioni
tipiche della menopausa ed è contraddistinta da
diminuita massa e densità ossea, con ridotta resistenza
scheletrica e maggiore incidenza delle fratture. I denti
dal canto loro sono radicati in strutture ossee, così il
loro deterioramento, inevitabile nelle persone anziane,
porta con sé l'indebolimento del loro ancoraggio. In
questo modo, sono più facili infiltrazioni nelle
strutture del parodonto che diventano quindi più
suscettibili all'attacco batterico, responsabile dei
danni gengivali. La terapia ormonale sostitutiva, per le
donne con osteoporosi, può essere così una delle
modalità per ridurre anche lo stato infiammatorio alle
gengive e i danni alle fibre e alle ossa che supportano
i denti. Sembra infatti che l'assunzione di estrogeni
nei primi cinque anni di menopausa possa rallentare la
progressione delle malattie periodontali. In assenza di
interventi farmacologici, è dimostrato che la carenza di
estrogeni provoca gravi danni, tanto che il 40% delle
donne oltre i 65 anni ricorre a protesi o impianti
dentari.
Che cosa dice la ricerca
Per investigare possibili legami tra i
problemi ai denti e la fragilità ossea, nel 1998 un
gruppo di studio ha monitorato 2500 donne in
postmenopausa. I ricercatori hanno riscontrato che le
donne con osteoporosi dell'anca hanno più facilmente
problemi ai denti e alle gengive e, in particolare,
vedono raddoppiare il rischio di perdere i denti
rispetto a quelle che non presentano rarefazione
dell'osso. Inoltre, se la perdita dei denti è parte
integrante dei processi indotti dall'osteoporosi, con un
esame dentale accurato diviene possibile individuare i
primi segnali di osteoporosi. Uno studio successivo,
pubblicato su The Journal of Periodontology, ha poi
confermato – ed è una conseguenza logica - il possibile
ruolo degli estrogeni nel rallentamento dei problemi
dentali. Non esistono invece analoghi studi sugli altri
farmaci impiegati per contrastare l'osteoporosi (per
esempio i bifosfonati), probabilmente anche perché gli
estrogeni hanno un effetto positivo sullo stato stesso
delle mucose.
Trattamenti
Come comportarsi dunque dal punto di
vista preventivo nel periodo della menopausa? Accurati
esami dentali e igiene orale, sempre importanti, lo sono
in modo particolare per le donne che abbiano riscontrato
alterazioni in bocca, durante la menopausa. Diventa così
importante una visita dentistica almeno due volte
l'anno, che è assolutamente obbligatoria qualora
subentrino problemi gengivali quali: sanguinamento,
infiammazione, alito cattivo, debolezza dei denti,
sensazioni fastidiose nel chiudere la bocca. È inoltre
importante che il dentista sia informato dei trattamenti
farmacologici in corso, nonché di eventuali condizioni
di osteoporosi. La mineralometria ossea computerizzata
(MOC), unitamente ad indagini radiologiche che
consentano di valutare la qualità e la quantità di osso
a disposizione, deve essere così nota anche al dentista.
Dal punto di vista dell'igiene orale la pulizia dei
denti con spazzolino e filo interdentale deve essere
quotidiana e accurata dopo ogni pasto. La terapia
sostitutiva ormonale che, come detto, può essere
efficace anche come trattamento preventivo delle
patologie orali, va valutata attentamente per eventuali
controindicazioni soggettive. Non sono da escludere
infine eventuali interventi dietetici rivolti in
particolare ad una maggiore assunzione di calcio. Il
corretto quantitativo è compreso tra i 1000 e i 1300 mg
al giorno e le fonti principali sono i latticini,
preferibilmente a basso contenuto di grassi, i broccoli
e le brassicacee in genere, cereali e eventuali
integratori di calcio.
Marco Malagutti
http://www.dica33.it/argomenti/odontoiatria/denti5.asp |