Rubrica a cura di Ilaria Frisoni
 

 

Cellularite

Davanti a me una coppia giovanissima. Il cellulare di lui muggisce e vibra in continuazione: l’ha messo in modalità silenziosa perché non deve comunque perdere messaggi e chiamate neanche mentre gli palpo l’addome. Lei, seccata,  coglie l’opportunità di criticare la sua abitudine di vivere appeso al telefono “..va a finire che gli viene un tumore al cervello a causa delle radiazioni…” Sono certa tuttavia che tema più l’influenza di curve di genere diverso da quelle delle onde elettromagnetiche….

Risultati ricerca danni cellulari

Uno scienziato americano, Goerge Carlo, dopo tre anni di ricerche a capo del gruppo Health Risk Management Group, ha reso noto i risultati dello studio che è costato più di 27 milioni di dollari. La ricerca ha rivelato che il cellulare può provocare tumori al cervello, danneggiare le funzioni di rigenerazione del sangue, provocare danni ai bambini e alle donne incinte.
Lo scienziato sostiene che non si può più parlare di innocuità dei telefonini. Se lo studio da un lato conferma che la radiazione emessa dai cellulari non è sufficiente per provocare la rottura del DNA, dall'altro dimostra che chi usa il cellulare ha molte più possibilità di contrarre un tumore al cervello. Goerge Carlo ritiene che le aziende che chiedono ai propri dipendenti di usare il cellulare al lavoro devono mettere in campo misure preventive, come l'uso dell'auricolare, se non vogliono in futuro dover fare fronte a problemi di salute che possono derivare dall'uso dei telefonini.
Ci sarebbero già diversi studi legali interessati a finanziare ulteriori ricerche per arrivare a mettere in piedi una mega-causa contro gli operatori del settore. Per il momento però tutto è fermo anche perché, lo stesso Carlo, ha affermato che ulteriori ricerche vanno effettuate e che dovrebbero essere condotte da organismi indipendenti.

Per saperne di più visitate i siti: Health Risk Management Group http://www.hrmgroup.org/main1.htm

Tratto dal sito Promiseland

 

Cellulari: un nuovo studio denuncia i rischi per i bambini
di Carlino Acaulis - tratto da AAMterranuova

Una ricerca, effettuata da un gruppo di ricercatori spagnoli dell'Istituto di Ricerca Neuro-diagnostica di Marbella, pubblicato lo scorso dicembre sul Sunday Mirror; ha rilanciato i timori sulla nocività dei cellulari.
La novità dello studio è che per la prima volta sono state utilizzate "cavie" umane per misurare gli effetti delle radiazioni dei cellulari sui bambini.

Gli esperimenti sono stati condotti su un ragazzo di 11 anni e una ragazza di 13 anni, usando uno scanner Cateen collegato a un dispositivo in grado di misurare l'attività delle onde cerebrali.
Grazie allo scanner è stato possibile visionare come le radiazioni emanate dal cellulare disturbino l'attività delle onde cerebrali fino ad un'ora dopo la fine della telefonata.
Il dottor Gerald Hyland, consulente del Governo inglese proprio in materia di telefonia cellulare, ha definito i risultati "estremamente preoccupanti", ed ha aggiunto che "c'è da chiedersi se è il caso che i bambini, il cui cervello è in fase di sviluppo, continuino ad utilizzare i cellulari".
I risultati dei ricercatori spagnoli, dimostrerebbero che una telefonata di soli due minuti può alterare la naturale attività del cervello di un bambino fino ad un'ora dopo la fine della conversazione telefonica, scoprendo per la prima volta come le onde radio penetrano in profondità all'interno del cervello.

Un'anomalia che potrebbe influire negativamente sull'umore o sulla capacità di apprendimento dei bambini a scuola, quando per esempio usano il cellulare durante la ricreazione. 
Ancora non conosciamo tutte le conseguenze legate all'uso dei cellulari, ma l'alterazione delle onde cerebrali potrebbe portare a una perdita di concentrazione e di memoria, ridurre la capacità d'apprendimento e aumentare l'aggressività.
I risultati della ricerca spagnola, coincidono con la pubblicazione di un sondaggio condotto in Inghilterra, da cui emerge che l'87% dei ragazzi tra gli 11 e i 16 anni possiedono un cellulare e che il 40% di essi lo usano per 15 o più minuti al giorno.
Il dottor Hyland, che intende pubblicare i risultati della ricerca in un prossimo numero dell'autorevole giornale medico inglese The Lancet, ha affermato: "
I risultati della ricerca inglese mostrano che non esiste un limite di sicurezza nell'uso dei cellulari. Non sappiamo se e quali danni permanenti sono prodotti da questa esposizione. Se fossi un genitore, starei molto attento a lasciare usare il cellulare a mio figlio, anche solo per un breve periodo. Il mio consiglio è di evitarne l'uso".

Il dottor Michael Klieeisen, che ha condotto lo studio, ha affermato: "Abbiamo potuto osservare nei minimi dettagli, ciò che accade nel cervello. Non ci aspettavamo di vedere le alterazioni delle onde cerebrali protrarsi per così lungo tempo. Siamo preoccupati che i delicati equilibri esistenti, come quello dell'immunità a infezioni e malattie, possano essere alterati da interferenze con gli equilibri chimici del cervello".
Un portavoce del Ministero della Sanità inglese ha aggiunto che: "L'uso del telefono cellulare per i bambini dovrebbe essere limitato a brevissimi periodi".

E' invece di qualche mese, la ricerca dell'Università di Zurigo che ha rivelato alterazioni nell'attività sottocorticale del cervello umano e disturbi del sonno in chi usa il telefonino.
Analoghe risultanze erano già emerse da ricerche analoghe svolte in Gran Bretagna

Carlino Acaulis 

 

Nuovo allarme telefonini: «invecchiano in cervello»
Fonte ANSA – Tratto da «City» del 15 settembre 2003

L’uso frequente dei telefoni cellulari nei giovani potrebbe danneggiare nel cervello le sedi dell’apprendimento, della memoria e del movimento. I risultati si una ricerca svedese, condotta per ora solo sui topi, ha dimostrato che dosi massicce di microonde espongono il cervello di un trentenne agli stessi rischi di Alzheimer di una persona di 60 anni. «Potremmo avere una generazione invecchiata precocemente», avvertono i ricercatori.

ROMA – I telefoni cellulari danneggiano le cellule del cervello. L’eccessiva esposizione può causare l’Alzheimer e rischia di condannare un’intera generazione all’invecchiamento cerebrale precoce.

Secondo una ricerca condotta in Svezia all’università di Lund, le zone più colpite del cervello sono quelle associate all’apprendimento, alla memoria e al movimento. Lo studio, finora condotto solo sui ratti, ha mostrato una grande quantità di cellule morte nel cervello delle cavie sottoposte a radiazioni di intensità simile a quella dei telefoni cellulari. La ricerca ha dimostrato che microonde di media e bassa intensità possono favorire il passaggio delle proteine cerebrali al sangue, superando così una delicata barriera biologica che protegge il cervello e causando una rapida degenerazione delle cellule. «I ratti hanno le stesse barriere tra sangue e neuroni che hanno gli essere umani», spiega Leif Salford, che ha condotto la ricerca pubblicata dal quotidiano inglese «The Indipendent». Abbiamo buone ragioni per credere che l’effetto sui nostri cervelli sia il medesimo». Finora, ha spiegato il ricercatore, non sono mai stati spiegati gli effetti a lungo termine di queste nuove tecnologie, è possibile che i neuroni danneggiati possano autoripararsi in tempo, ma le cellule nervose, che normalmente non diventano vecchie prima dei 60 anni, potrebbero diventarlo a 30 anni se colpite a lungo dalle onde medie. 
I precedenti studi sui telefonini si erano concentrati sulla possibilità che il loro uso aumentasse la temperatura del cervello e causasse il cancro, ma non hanno portato nessuna certezza, tanto da indurre anche l’OMS a non continuare le ricerche. Lo studio, finanziato dall’Istituto nazionale svedese delle scienze dell’ambiente e della salute, doveva mostrare gli effetti dell’intenso uso dei cellulari sui giovani e giovanissimi.

 
www.disinformazione.it

"…Coloro che intrattengono lunghe conversazioni con il cellulare potrebbero usare il kit- vivavoce e tenere lontano il cellulare dal corpo…"

Organizzazione mondiale della Sanità
Electromagnetic Fields and public Health Cautionary Policies (WHO)
Traduzione ultima parte del documento OMS del marzo 2000 effettuata a cura di Elisa Dessimoni
Per il testo integrale
http://www.who.int/emf


Al contrario nella lettera di accompagnamento della relazione del NIEHS al Congresso, Kenneth Olden, Direttore del NIEHS, suggeriva "azioni regolatorie passive", come " l'educazione sia del pubblico che della comunità sui mezzi per ridurre l'esposizione". Tale raccomandazione è in un certo senso diversa dalla Prudenza Cautelativa in quanto si incoraggiano misure educative piuttosto che l’attuazione di misure concrete per ridurre l'esposizione.

La Prudenza Cautelativa non è stata formalmente adottata negli Stati Uniti per la regolamentazione delle comunicazioni o dei servizi di trasmissione commerciale. Tuttavia, le agenzie governative hanno fatto raccomandazioni all'industria delle telecomunicazioni che potrebbero essere considerate forme di Prudenza Cautelativa. Nel 1999 il Food and Drug Administration (FDA) degli Stati Uniti ha sollecitato l'industria dei telefoni cellulari a progettare telefoni che abbassassero l'esposizione dell'utente ai campi di radio frequenza a livelli necessari affinché il telefono possa compiere le proprie funzioni.

Nella Prudenza Cautelativa, così come implementata da vari paesi, la prudenza si riferisce alle spese non all’atteggiamento nei confronti del rischio. Essa non implica che vengano stabiliti limiti di esposizione ad un livello arbitrariamente basso che richieda che i suddetti limiti siano raggiunti senza tener conto dei costi, ma piuttosto implica l'adozione di misure per ridurre l'esposizione pubblica ai campi elettromagnetici a costi modesti. Non vi è quindi richiesta di controllo dei potenziali benefici per la salute.

ALARA è l'acronimo di (As Low As Reasonably Achievable) cioè basso tanto quanto ragionevolmente ottenibile. Questa è una politica usata per minimizzare i rischi conosciuti, mantenendo l'esposizione bassa tanto quanto è ragionevolmente possibile, tenendo in considerazione costi, tecnologia, benefici alla salute pubblica, sicurezza e altre considerazioni sociali ed economiche. ALARA è oggi principalmente usata nel contesto della protezione dalle radiazioni ionizzanti, dove i limiti non sono stabiliti sulla base di una soglia, ma piuttosto sulla base di "rischio accettabile". In tale situazione, è ragionevole attenuare il rischio che si può presumere esista persino a livelli al di sotto dei limiti raccomandati in base al fatto che ciò che costituisce un "rischio accettabile" può variare ampiamente da un individuo all'altro.

ALARA non è stato applicato nello stabilire la politica pubblica correlata all'esposizione ai CEM. Effettivamente non è una politica appropriata per i CEM (sia linee elettriche che campi di radio frequenza) se si escludono rischi a livelli di bassa esposizione e se si tiene conto dell’onnipresenza dell'esposizione.

Politiche di prevenzione per i CEM

La Prudenza Cautelativa ed altre politiche di cautela riguardanti l'esposizione ai CEM hanno riscosso molto successo tra la popolazione e vengono percepite come un'ulteriore protezione nei confronti di rischi non scientificamente dimostrati. Tuttavia questi approcci sono problematici nella loro applicazione. La principale difficoltà consiste nella mancanza di prove chiare di danni causati da esposizione costante ai CEM al di sotto delle linee guida suggerite o nella comprensione della natura del danno nel caso in cui esista. La validità delle prove necessarie a favorire una politica di cautela è indubbiamente inferiore a quella che è stata necessaria per stabilire le linee guida per l'esposizione. E' evidente che debba essere identificato il danno ed è necessario che siano comprese le condizioni in cui è probabile che il danno stesso si verifichi.

Un'altra difficoltà è rappresentata dall’onnipresenza dell'esposizione ai CEM nella società moderna, a livelli altamente variabili e su distanze di ampia frequenza. Perciò, risulta difficile formulare politiche di cautela coerenti ed eque. Per esempio, negli ambienti urbani ci sono moltissimi trasmettitori di radio frequenza, dai trasmettitori a bassa frequenza, per le comunicazioni, a quelli ad altissima frequenza per le trasmissioni. E' difficile intravedere una politica cautelativa coerente ed equa che minimizzi le esposizioni ai CEM delle frequenze radio provenienti dalle stazioni base dei telefoni cellulari in presenza di fonti nella stessa area urbana con frequenze di gran lunga superiori. In realtà i tentativi di potenziare una politica cautelativa per i telefoni cellulari sono stati fatti su base parziale senza prestare attenzione ad altre fonti di radio frequenza (molto più forti) presenti nell'ambiente.

Implicazioni per i limiti delle linee guida

Le suddette considerazioni suggeriscono che una politica cautelativa per i CEM dovrebbe essere adottata soltanto con grande attenzione e ponderazione. Le richieste di una tale politica così come viene delineata dalla Commissione Europea non sembrano essere soddisfatte sia nel caso di campi elettromagnetici elettrici o di radio frequenza; tuttavia si possono giustificare altre politiche come ad esempio la Prudenza Cautelativa.

Una richiesta principale è che tali politiche siano adottate soltanto a condizione che le verifiche scientifiche del rischio e i limiti di esposizione su base scientifica non vengano falsati dall'adozione di approcci arbitrariamente cautelativi. Ciò accadrebbe, per esempio, se i valori limite fossero abbassati a livelli che non sono correlati a danni verificati o fossero arbitrariamente e inappropriatamente aggiustati così da costituire incertezza scientifica.

E' possibile introdurre delle politiche cautelative senza trascurare gli standard con base scientifica. Nel 1999 il governo della Nuova Zelanda ha stabilito gli standard di esposizione alle radio frequenze che seguono le linee guida per i CEM dell' ICNIRP (International Commission on Non-Ionizing Protection) del 1998. I ministri della sanità e dell'ambiente notavano che il loro documento prendeva in considerazione le restrizioni fondamentali e i livelli di riferimento per i propri standard al fine di " fornire adeguata protezione". Tuttavia, i ministri facevano notare che si poteva rispondere alle preoccupazioni della comunità, riguardanti le esposizioni a radio frequenze, "minimizzando in modo appropriato l'esposizione alle radio frequenze non necessarie o incidentali nell'acquisizione degli obiettivi del servizio o per le necessità del processo, a patto che ciò possa essere ottenuto subito e con spesa modesta". Questa enfasi sulla riduzione dell'esposizione con "spesa modesta" senza prove di futuri benefici per la salute o analisi costi/benefici caratterizza questa politica come forma di Prudenza Cautelativa e non come applicazione del Principio di Prevenzione proposto dalla Commissione Europea.

Altre misure che non sono correlate ad approcci cautelativi possono contribuire a rispondere alle preoccupazioni della gente che nascono quando nuove strutture elettriche vengono proposte; tra queste il coinvolgimento pubblico o la partecipazione alle decisioni che riguardano il posizionamento di linee elettriche o sottostazioni elettriche o trasmettitori di radio frequenze. Inoltre, ogni individuo può scegliere di prendere tutte quelle misure che ritiene giuste per sé. Ad esempio si possono riposizionare tutti gli strumenti elettrici sui comodini- radio sveglie- o si può trasportare il letto del bambino in una zona della stanza da letto con minor campo magnetico. Spegnere la coperta elettrica prima di andare a letto è un'altra possibilità. Coloro che intrattengono lunghe conversazioni con il cellulare potrebbero usare il kit- vivavoce e tenere lontano il cellulare dal corpo. Quanto suggerito non dovrebbe essere raccomandato dalle autorità nazionali sul piano sanitario ma può risultare utile in base alla percezione individuale del rischio.

http://www.elettrosmog.org/html/documenti/pubblicazioni/oms.html

 

Un numero sempre maggiore di studi epidemiologici stanno tentando di mostrare quali siano i rischi sanitari provocati da questo tipo di inquinamento elettromagnetico o elettrosmog nonché le relative conseguenze.
Attualmente i soli risultati certi ottenuti dalla ricerca scientifica sui rischi e sugli effetti che i CEM producono sulla salute si riferiscono ad inquinamenti che agiscono sull'uomo e sugli animali per periodi relativamente brevi. È stato dimostrato, tra gli effetti acuti, un effetto termico dovuto ad un aumento della temperatura dei tessuti per assorbimento di energia. Tale effetto a bassi livelli di esposizione viene neutralizzato dal sistema termoregolatore del corpo umano per cui l'individuo interessato non se ne rende neppure conto, ma che, in caso di esposizioni più intense e prolungate, possono compromettere gli organi poco vascolarizzati (cristallino dell'occhio, testicoli, ecc.).
È stato riscontrato che le persone che vivono o svolgono attività lavorativa nei pressi di linee dell'alta tensione sono i più esposti a disturbi come irritabilità, insonnia, astenia, impotenza o perdita della libido. Tuttavia la molteplicità delle problematiche che provocano la comparsa di questi sintomi non possono, allo stato attuale delle informazioni scientifiche, essere imputabili esclusivamente alla presenza in determinate aree di CEM.
In un recente rapporto pubblicato dall'Istituto Superiore della Sanità sono confermati i sospetti delle evidenze scientifiche internazionali sulla esposizione infantile a campi elettromagnetici a 50-60 Hertz (a bassa frequenza) ed un aumento di rischio leucemico, ma ciò che rende così incerta la questione è la mancanza di una spiegazione biologica convincente di come i CEM potrebbero provocare le leucemie. Tali malattie si manifestano in organi che reagiscono molto lentamente ed è proprio la lentezza con cui esse compaiono che crea le maggiori difficoltà nella identificazione della causa.
Come si può quindi vedere il contesto scientifico in cui ci si muove è tuttora di notevole incertezza, per cui necessitano ulteriori approfondimenti e ricerche. Occorre evitare il panico tra la popolazione attraverso informazioni errate. È opportuno che la gente sia correttamente informata sui risultati ottenuti dalla sola ricerca scientifica anche perché se questo rischio sarà confermato si tratterà di un pericolo sicuramente meno insidioso di altre minacce ambientali la cui comprovata pericolosità è di gran lunga superiore. Altrettanto opportuno sarebbe regolamentare il proliferare selvaggio di antenne sulla base del "principio cautelativo" indicato dall'OMS, che impone nel campo della salute pubblica e dell'ambiente di agire, senza attendere che la scienza dimostri in modo definitivo ed inconfutabile gli effetti nocivi dell'esposizione ad agenti morbosi sospetti.

Dott. Salvatore Martano

http://www.gaiavis.org/medicos/medicos_inq_elettrom.asp

Cellulari e radiazioni

Fanno male oppure no? C’è chi ne limita l’uso per paura e chi ne fa un uso smodato, magari per lavoro. C’è chi dice che favoriscono l’insorgenza di tumori e chi crede che sia una “leggenda metropolitana”. Eppure, nonostante il possibile rischio di malattia, i telefonini hanno avuto un vero e proprio boom in Italia negli ultimi anni, tanto che siamo la nazione con un tasso di cellulari pro capite più alto in Europa. Inoltre, negli ultimi due anni, si è consolidata una moda poco salutare: i cellulari vengono utilizzati già ad una età in cui i danni pare siano più gravi, cioè dai bambini delle elementari. E questi bambini non usano il telefonino dei genitori, ma ne hanno uno proprio. Ma perché i cellulari potrebbero fare male?

Le radiazioni

Gli apparecchi cellulari emettono delle radiazioni, o microonde radio, che si espandono in orizzontale dal telefono verso tutto quello che c’è attorno. Più si è vicini all’apparecchio, ovviamente, maggiore è l’intensità di queste onde. Queste radiazioni sono dette non ionizzanti, cioè sono al di sotto del milione di GHz (Giga Hertz, cioè un miliardo di Hertz). Inoltre, si tratta di radiazioni ad alta frequenza, come quelle delle antenne della televisione e della radio. Il rischio maggiore legato a questo tipo di onde è quello dell’innalzamento della temperatura, che può arrecare danno ai tessuti circostanti. La batteria, invece, emana onde di bassa frequenza e la sua pericolosità dipende strettamente dall’intensità di queste onde. Le stesse onde vengono emanate soprattutto dalla rete di distribuzione dell’energia elettrica; chi abita nei pressi di installazioni di questo tipo rischia parecchio. C’è, infatti, una maggiore incidenza di malattie tipo sclerosi multipla, morbo di Alzheimer, tumore al seno, leucemia, tumore al cervello.

Cosa succede?

In pratica, pare che queste microonde riescano a neutralizzare la barriera ematoencefalica lasciando passare tossine verso il cervello. Si possono distinguere gli effetti delle radiazioni sull’uomo in conseguenze a breve e lungo termine. Quelle a breve termine sono essenzialmente legate allo sviluppo di calore (riscontrabile anche telefonando: infatti, restando parecchio tempo a telefono si può notare un riscaldamento dell’orecchio e della parte del cranio corrispondente), che, se il cellulare viene utilizzato per brevi periodi e non troppo spesso, potrebbe effettivamente essere innocuo. Le conseguenze a lungo termine, invece, non sono state ancora accertate in forma scientifica poiché non esiste una casistica su cui basare gli assunti. Pare, comunque, che le parti più esposte siano, a parte il cervello, gli occhi, con lo sviluppo del melanoma uveale, ed il nervo acustico, sollecitato troppo a lungo.

Sono davvero pericolosi?

Intanto, ci sono occasioni e condizioni in cui il cellulare effettivamente interferisce o danneggia l’uomo. Per esempio, i portatori di pacemaker non possono assolutamente sostare in prossimità di cellulari poiché la loro attività interferisce con quella dei pacemaker. È stata anche osservata una maggiore elettricità cerebrale durante l’uso del cellulare: l’elettroencefalogramma registra picchi e curve che duravano fino a 24 ore successive allo spegnimento dello stesso. Altro danno probabile: l’effetto del calore sviluppato dal cellulare potrebbe alterare i tessuti oculari favorendo il glaucoma. In automobile, poi, oltre a provocare incidenti a causa della distrazione per parlare o per comporre il numero, pare che possa anche interferire con la strumentazione digitale, provocando l’inserimento di ABS o l’apertura di airbag improvvisamente e quando non è necessario.

Cosa fare?

Innanzitutto, teneteli alla larga di bambini ed adolescenti; non solo la minore estensione corporea facilita la penetrazione delle onde, ma sono persone in pieno sviluppo e, quindi, potrebbero averne i danni maggiori. Quando utilizzate il cellulare, fatelo per un periodo breve e preferite sempre l’utilizzo dell’auricolare, in modo da tenere il telefono lontano dal corpo e, soprattutto, non vicinissimo alla testa. Quando potete farne a meno, non accendetelo proprio. Evitate di portarlo nella giacca, soprattutto nella tasca interna sinistra, perché può provocare interferenze con il ritmo cardiaco. Per correttezza, spegnetelo in presenza di portatori di pacemaker, ma anche nei ristoranti, nei teatri e cinema e, in generale, nei locali pubblici, dove il cellulare emette più potenza per essere in grado di collegarsi alla rete.

Un’ultima accortezza: fate attenzione anche ai telefoni cordless che avete in casa; anche quelli emettono onde magnetiche ed accrescono l’elettrosmog presente nelle vostre case.

La redazione di paginemediche.it

Traduzione a cura di Mara Di Campli del Forum Elettrosmog

Evidenze del rischio di tumore al cervello: sui telefoni cellulari dovrebbero essere apposte delle avvertenze sulla loro nocivita'?

Riassunto dello studio
Da quando furono pubblicati, nel 1959, i primi studi che provarono come le radiazioni elettromagnetiche potevano rompere i cromosomi, molti altri studi hanno evidenziato la rottura del DNA e le aberrrazioni nelle cellule animali, umane e negli esseri viventi animali ed umani. La coltura delle cellule esposte a radiazioni elettromagnetiche ha dimostrato una trasformazione neoplastica. L'esposizione cronica di animali a radiazioni modulate o pulsate ha prodotto un aumento delle patologie. Le radiazioni elettromagnetiche inducono cambiamenti intracellulari negli ioni calcio, riduzione della melatonina, ed aumentano i danni ai radicali liberi. Tutti questi sono meccanismi documentati. Percio', quando gli studi epidemiologici stabiliscono statisticamente un significante aumento del cancro nelle popolazioni esposte a radiazioni elettromagnetiche, il peso dell'evidenza e' molto forte. La telefonia mobile espone le teste degli utenti ad alti livelli di radiazioni elettromagnetiche. Le preoccupazioni sui possibili effetti sulla salute dell'uso dei telefoni cellulari, hanno sostanziali basi scientifiche. Tutto cio' porta alla conclusione che tra gli utenti di telefonia cellulare e' altamente probabile un aumento di tumori cerebrali. Questo suggerisce che dovrebbero essere apposte sui telefoni cellulari delle etichette con le avvertenze sul loro uso.

da La Repubblica - 31/8/00

Le ricerche del professor Colletti, il chirurgo che ha impiantato l'orecchio bionico

MILANO - Il professor Vittorio Colletti, direttore della clinica otorinolaringoiatrica di Verona, e' il chirurgo che lo scorso mese di febbraio ha impiantato con successo un orecchio bionico su un bambino di quattro anni privo del nervo uditivo, un'impresa mai tentata prima. Colletti ora sta studiando - senza sponsor o finanziamenti - le conseguenze sull'apparato uditivo dei telefonini, e i primi risultati sono tutt'altro che rassicuranti: "Ce ne sono alcuni molto dannosi. Occorre grande prudenza, e che si facciano al piu' presto ricerche specifiche". In cosa consiste il suo studio, professore? "Come chirurgo - spiega Vittorio Colletti - ho spesso l'esigenza di aprire la scatola cranica ai miei pazienti esponendo il nervo uditivo, osservando cosi' eventuali variazioni con una tecnica elettrofisiologica. Lo si fa correntemente per vedere se l'atto chirurgico da' un danno dell'udito. Ho chiesto allora ai pazienti che dovevano essere operati di permettermi di simulare una telefonata mentre si trovavano a cranio aperto, poggiando un cellulare sul loro orecchio, fatte salve evidentemente le regole igieniche. Cosi' ho potuto osservare in diretta gli effetti sul nervo". E cosa ha scoperto? "Con mia grande sorpresa, con l'attivazione del cellulare si verificavano variazioni importanti dell'attivita' del nervo. Modificazioni talmente consistenti che dopo due minuti di conversazione simulata ho dovuto interrompere l'esperimento, perche' le variazioni nei potenziali bioelettrici del nervo uditivo raggiungevano un valore critico che di solito noi riteniamo di non dover superare quando facciamo chirurgia, pena un danno permanente. Una volta sospesa la telefonata, ho visto che i parametri di sofferenza del nervo rientravano a valori normali dopo 7-8 minuti, un periodo lungo. Mi sono chiesto se stavo incappando in un errore metodologico. Ma ho risimulato il tutto in altre condizioni, e ho visto che il fenomeno era costante e sistematico". Cosa significa tutto questo? "Sicuramente le radiofrequenze realizzano un effetto biologico sul nervo dell'udito. Non sono effetti acuti, ma comunque esistono. Quello che dobbiamo scoprire ora e' come questi effetti evolvano. Ho gia' alcuni pazienti, che usano il cellulare con frequenza, che lamentano dolori, per esempio una signora che dopo una conversazione di 25 minuti ha accusato una sordita' improvvisa. Non voglio fare allarmismi, ma invitare a un uso intelligente del cellulare: telefonate brevissime con intervalli tra una chiamata e l'altra, evitare l'esposizione di neonati alle onde elettromagnetiche, per esempio. Quanto alla cosiddetta coccinella, secondo me non serve a niente". Le sue ricerche pero' non sono finite. "Sono andato avanti e ho visto che l'uso dell'auricolare riduce, ma non completamente, l'esposizione alle radiofrequenze. Meglio, comunque, impiegarlo sempre. Ora sto cercando di verificare quale tipo di telefonino sia meno dannoso e quale sia la distanza a cui tenere il cellulare per ricevere il messaggio sonoro con il minimo danno. L'antenna all'interno del telefonino mi sembra sia foriera di danni piu' dell'antenna esterna di vecchia concezione". Lei sta compiendo anche analisi comparative tra i vari modelli di cellulari per stabilire quali siano i meno dannosi? "Si', e ho fatto delle brutte scoperte: in giro ce ne sono alcuni molto lesivi, con emissioni davvero impressionanti. Devo pero' procedere con i piedi di piombo, fare riscontri, seguire una metodologia inattaccabile. Scatenero' un putiferio quando avro' finito, ma non mi interessa. Abbiamo il dovere, noi ricercatori, di fare il possibile per proteggere la gente, e soprattutto le giovani generazioni, di fronte a rischi che al momento in troppi sembrano prendere sotto gamba".

Abstract su:

Il Gazzettino - Padova

Venerdì, 16 Maggio 2003

LE BASSE FREQUENZE SONO "BIOATTIVE" E POSSONO DISTURBARE IL SISTEMA NERVOSO, MUSCOLARE E CARDIACO 

Le onde emesse dai telefoni cellulari interagiscono con l'organismo 

I telefoni cellulari GSM emettono microonde (MO) a frequenze di 900-1800 MHz (milioni di Hertz) che "pulsano" periodicamente con frequenze anche bassissime (ELF).

Queste frequenze ELF sono vicine o coincidono con frequenze biologiche e sono pertanto "bioattive", cioè vengono riconosciute dai sofisticati circuiti elettromagnetici (EM) presenti nel corpo umano, come i circuiti neuronali del cervello, quelli cardiaci, quelli neuromuscolari e così via. È così che possiamo fare elettrocardiogrammi ed elettroencefalogramma.

Frequenze bio-attive sono: 1) le frequenze portanti (MO) usate nella telefonia GSM (900-1.800 MHz), che interferiscono con processi biologici fondamentali come la divisione delle cellule e il trasporto degli ioni Calcio e Magnesio attraverso le membrane cellulari; 2) le frequenze ELF di 2 Hz e di 8,3 Hz prodotte dal sistema utilizzato per "pulsare" le MO dei cellulari, che coincidono rispettivamente con gli intervalli di frequenza delle onde alfa e delta dei ritmi elettroencefalografici; 3) la frequenza ELF di 17,6 Hz, anch'essa prodotta da uno dei sistemi di pulsazione delle MO dei cellulari, che è anche molto vicina alla frequenza di 16 Hz alla quale il rilascio del Calcio dalle cellule del cervello mostra un picco drammatico ed i neurorecettori eccitatori ed inibitori presenti nel cervello vengono più intensamente influenzati.

La possibilità di interferenze di questo tipo è ben nota nel contesto della compatibilità elettromagnetica, tanto che vengono prese misure estreme per evitarla, come la proibizione dell'uso dei telefoni cellulari sugli aerei, negli ospedali e, più in generale, in presenza di strumentazione elettronica particolarmente delicata. La stessa preoccupazione, purtroppo, non viene ancora estesa all'organismo umano, una situazione che tradisce una ignoranza colpevole del fatto che un organismo vivente è uno strumento EM per eccellenza e che, come tale, esso è particolarmente vulnerabile da una interferenza EM esterna che può dare luogo a quella varietà di disturbi e di patologie, a carico soprattutto del sistema nervoso, vascolare, cardiaco e muscolare, che caratterizzano la "sindrome da elettrosmog".

Di questa problematica, ormai ben presente nella letteratura scientifica, la legislazione purtroppo non tiene assolutamente conto ai fini della definizione di limiti di esposizione sufficientemente cautelativi.

Angelo Gino Levis

 http://www.applelettrosmog.it/rassegna_stampa/
gazzettino_16maggio2003.htm

Ingannevole per i consumatori dire “l’elettrosmog è innocuo”

L’Antitrust censura Tim: la ricerca non rassicura, anzi!

Maggio 2000 - Si è concluso con la condanna di Tim il procedimento aperto dall’Autorithy Antitrust sulle informazioni sui campi elettromagnetici contenute in un opuscolo diffuso nei mesi estivi del 99.

E’ da considerare “ingannevole” affermare, come Tim aveva fatto, che le onde elettromagnetiche, comprese quelle dei cellulari, non sono dannose per la salute.

L’Authority ha preso atto della documentazione scientifica internazionale presentata da alcune associazioni dei consumatori, le quali hanno tra l’altro ricordato che l’Agenzia per la protezione dell’Ambiente degli Stati Uniti afferma che l’elettrosmog è una possibile, anche se non ancora definitivamente provata, causa di cancro.

Va ricordato che in Italia è ufficiale il parere congiunto espresso all’inizio del 98 da Istituto Superiore di Sanità e Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza: sulle onde elettromagnetiche, massima cautela.

Cautela, impossibilità di esprimere un giudizio definitivo ed esigenza di ulteriore ricerca sono state espresse anche da un Expert Group europeo e dalla Bioelectromagnetic Society americana, associazione di biomedici e biofisici.

Fonti: Authority Antitrust, riportata da Agenzie di stampa e da quotidiani, 2 maggio 2000, 17 e 18 settembre 1999; B.E.M.S., I.S.S., U.E.

http://www.provincia.venezia.it/lartis/telefoni/stampa/articolo10.htm

Spesso è difficile orientarsi attraverso le notizie messe a disposizione dai vari mass media visto che spesso omettono alcune semplici definizioni invece basilari per comprendere appieno il problema elettrosmog.

Qui di seguito tentiamo di dare un piccolo quadro riassuntivo.

Definizione di campo elettromagnetico
Cariche elettriche statiche generano un campo elettrico. Cariche elettriche in movimento generano un campo magnetico. Quando un elettrodomestico e' collegato con la propria spina alla presa dell’impianto elettrico, se non e' in funzione produce solo un campo elettrico; se e' in funzione produce anche un campo magnetico, in quanto la corrente elettrica scorre lungo i fili. Generalmente il campo elettrico ed il campo magnetico sono correlati fra di loro. Il termine campo elettromagnetico si riferisce ai campi elettromagnetici alternati.
I campi elettromagnetici sono caratterizzati dalla lunghezza d’onda (espressa in metri) e dalla frequenza (espressa in hertz). L’intera gamma delle frequenze (o delle lunghezze d’onda) presenti in natura o artificiali e' denominata spettro elettromagnetico. Tale spettro comprende i campi elettromagnetici a frequenze estremamente basse (quali quelli prodotti dalle linee elettriche e dagli elettrodomestici), quelli a frequenze più elevate (radiofrequenza e microonde dei telefoni cellulari, ripetitori televisivi, forno a microonde, ecc.), i raggi infrarossi, la luce visibile, ed i campi elettromagnetici a frequenza altissima quali i raggi ultravioletti, i raggi X e i raggi gamma.


I campi elettromagnetici, secondo la loro frequenza (o lunghezza d’onda), possono avere effetti biologici diversi e comportamenti fisici diversi. Al crescere della frequenza, infatti, aumenta anche l’energia elettromagnetica (o radiazioni) la quale può essere in grado, come nel caso delle radiazioni ultraviolette, raggi X, raggi gamma, di determinare una ionizzazione di atomi e molecole i cui prodotti, interagendo con particolari componenti cellulari, possono essere fonte di danni per i vari sistemi biologici.
Per quanto riguarda il comportamento fisico, il campo elettrico ed il campo magnetico a bassissima frequenza possono essere considerati entità fra loro indipendenti.
Tale indipendenza risulta importante in relazione al diverso comportamento che queste due forze hanno rispetto alla materia, e cioè:
1) il campo elettrico può essere facilmente schermato ed inoltre può scaricarsi attraverso le parti del corpo che sono a contatto con il terreno;
2) il campo magnetico e' difficilmente schermabile, passa attraverso tutti i materiali, induce nel corpo correnti elettriche secondarie che permangono al suo interno muovendosi circolarmente.


L’indipendenza del campo elettrico dal campo magnetico alle frequenze estremamente basse consente di prendere in considerazione separatamente gli effetti delle due forze e, nello stesso tempo, rende ragione dell’interesse scientifico prioritario che e' stato dato allo studio degli effetti del campo magnetico a bassissima frequenza sulla salute.
Poiché i campi elettrici e i campi magnetici a bassissima frequenza possono essere considerati indipendenti l’uno dall’altro, talvolta sono denominati separatamente.


L’unita' di misura del campo elettrico e' il Volt per metro. L’unita' di misura del campo magnetico e' il Tesla (T) o Gauss (G), dove 1 T = 104 G. Poiché l’intensità del campo magnetico al quale comunemente la popolazione si trova ad essere esposta e' molto più bassa del T o del G, solitamente si usa utilizzare come unità di misura il microTesla (1 µT = un milionesimo di T) o il milligauss (1 mG = un millesimo di G).

La stragrande maggioranza dei questi CEMBF hanno frequenza di 50 Hz o 60 Hz  ed hanno la capacità di indurre correnti elettriche nel corpo umano.
Anche il campo magnetico terrestre ha una frequenza alternata di 50-60 Hz. La sua intensità (0,02-0,2 µT) è però di gran lunga inferiore a quella dei campi magnetici artificiali ai quali l’uomo viene a trovarsi esposto

I rischi per la salute dei CEMBF
I primi dati sui possibili effetti negativi per la salute dei CEMBF risalgono alla fine degli anni ‘60, allorché ricercatori dell’Unione Sovietica riportarono i risultati di un’indagine condotta su un gruppo di lavoratori di una sottostazione di trasformazione elettrica. Secondo quei ricercatori, i disturbi di carattere nervoso/comportamentale denunciato dai lavoratori era da correlare alla loro esposizione a campi elettromagnetici. Questa comunicazione al momento non suscitò però grande interesse nella comunità scientifica, date le debolezze metodologiche con cui la ricerca era stata condotta. E’ soltanto nel 1979 che, a seguito di un’indagine condotta nella città di Denver nel Colorado da due ricercatori americani, la dottoressa Wertheimer e il dottor Leeper, fu ipotizzata per la prima volta una associazione causale tra esposizione a campo elettromagnetico a bassissima frequenza ed aumento del rischio di leucemia e di tumori del sistema nervoso nei bambini residenti in abitazioni vicine a linee elettriche ad alto voltaggio.
Anche se questa prima segnalazione fu accolta, allora, da più parti (scientifiche, produttive, politiche, ecc.) con sufficienza e scetticismo, tuttavia attirò l’interesse della comunità scientifica internazionale. Da quel momento, infatti, iniziarono, in particolare in Europa e negli USA, numerosi studi epidemiologici e sperimentali che hanno permesso, a distanza di oltre quindici anni, di acquisire, anche se in termini non esaustivi, un’ampia messe di dati e conoscenze che permettono oggi di poter meglio valutare i potenziali rischi dei CEMBF per la salute e di conseguenza di poter programmare e mettere in atto provvedimenti che riducano il livello di esposizione della popolazione umana.
Qui di seguito verranno riportati e commentati i dati scientifici più rilevanti oggi disponibili che si riferiscono ai potenziali rischi per la salute dei CEMBF ed in particolare per quanto riguarda:


1) gli effetti tossici acuti e comportamentali;
2) gli effetti cancerogeni in bambini e in categorie di lavoratori professionalmente esposti.
 

  Cancerogenicità dei CEMBF
Dal momento in cui furono pubblicati i primi dati da Wertheimer e da Leeper (1979) relativi all’aumento del rischio di leucemie e tumori del sistema nervoso in bambini residenti in abitazioni collocate in vicinanza di linee ed impianti elettrici ad alto voltaggio, in varie istituzioni scientifiche internazionali sono stati avviati programmi di ricerche sperimentali ed epidemiologiche al fine di studiare meglio e meglio definire le basi biologiche dei potenziali rischi cancerogeni dei CEMBF, le situazioni espositive che possono esserne all’origine (mettendo a punto soprattutto le tecniche ed i metodi per la misurazione dei livelli espositivi), e la eventuale evidenza di una relazione di dose-risposta.Una revisione critica dei risultati più importanti di queste ricerche e' stata fatta da Maltoni e Soffritti (1996) e pubblicata nella 4ª edizione del manuale di oncologia medica "Cancer Medicine".


Le indagini di laboratorio rilevanti ai fini di una valutazione del rischio cancerogeno sono numerose ma non conclusive.
A tutt’oggi gli studi di laboratorio condotti per dimostrare una azione diretta dei CEMBF sul materiale genetico cellulare, in particolare il DNA, hanno dato risultati negativi. E’ stata invece dimostrata
una azione dei CEMBF sul rilascio della melatonina, l’ormone principale della ghiandola pineale la quale avrebbe un ruolo importante sulla attività di altre ghiandole endocrine. Una ridotta concentrazione circolante di quest’ormone può determinare un aumento della secrezione di prolattina da parte della ghiandola ipofisaria e di estrogeni e testosterone da parte delle gonadi.

Sulla base di questi dati può essere ipotizzato che i CEMBF potrebbero determinare l’aumento del rischio per alcuni tumori ormono-dipendenti quali, ad esempio, quelli della ghiandola mammaria e della prostata

Stato della ricerca

  Le radiazioni elettromagnetiche, cioè quella forma di energia radiante che consiste in un campo elettrico ed in uno magnetico che vibrano perpendicolarmente, assumono proprietà e denominazioni diverse a seconda delle frequenze di vibrazione.

Lo studio dei loro effetti biologici, ben noti per le radiazioni con frequenza superiore al miliardo - Ghz - (raggi X e raggi Gamma), si è esteso nel decennio passato alle microonde (MW da300 Mhz a 300 Ghz) ed alle radiofrequenze (RF da 100 khz a 300 Mhz).

  Da qualche anno sono sotto osservazione gli VLF e ELF (campi elettromagnetici a basse e bassissime frequenze) i cui effetti biologici, anche se singolarmente trascurabili, possono avere grandissima importanza come "accumulo", in quanto ogni persona vi è esposta quotidianamente più volte. 

Essi sono infatti generati da tutti i computer, monitor, nonché da elettrodomestici che contengono motori, resistenze e trasformatori, fino ad interessare le linee elettriche che li alimentano.

  Poiché il corpo umano è un buon conduttore, le differenze di potenziale indotte dal campo elettrico, dal quale tra l'altro il corpo umano è facilmente schermabile, risultano insignificanti; al contrario il campo magnetico permea bene il materiale biologico ed è esso che vi genera differenze di potenziale non trascurabili. Le implicazioni sanitarie alla prolungata esposizione a campi magnetici sono:

Effetti immediati (o a breve termine) come: nausee, cefalee e stress dovuti all'interferenza sulle correnti elettriche naturali tra cellule nervose delle differenze di potenziale indotte.

Effetti a lungo termine: connessioni, risultanti da alcune ricerche epidemiologiche, con leucemie infantili e tumori celebrali. ("Tuttoscienze" n.718 - Prof. Volpe - Università di Torino)

http://www.noraditalia.com/ricerche/ricerche.htm#Stato%20della%20ricerca

Quali effetti hanno le radiazioni non ionizzanti ad alta frequenza

sulla salute umana?

Riguardo agli effetti sanitari dei campi elettromagnetici in generale si distingue tra effetti termici

e atermici.

Gli effetti termici (effetti acuti)

Gli effetti riconosciuti dei campi ad alta frequenza sono connessi all’assorbimento di energia ed al conseguente aumento della temperatura nel tessuto irradiato. Effetti termici sono

normalmente causati da esposizioni brevi ma intense. Per misurare l’energia radiante assorbita

dal corpo umano nell’unità di tempo si utilizza il cosiddetto SAR (acronimo di specific

absorption rate) o anche “tasso d’assorbimento specifico” (TAS) espresso in watt per chilogrammo

di massa corporea (W/kg). Il valore di base del SAR ha una corrispondenza diretta

con gli effetti biologici dell’esposizione elettromagnetica:

Alcune ricerche condotte su cavie animali hanno dimostrato che l’esposizione può causare

effetti di vario genere (per esempio disturbi metabolici, nervosi e comportamentali)

a partire da un aumento della temperatura in tutto il corpo di circa 1° C, che corrisponderebbe

ad un valore di SAR mediato su tutto il corpo di circa 2 W/kg. Oltre i 4 W/kg si

cominciano a registrare dei danni veri e propri, sicché questo valore è abitualmente considerato

la soglia di rilevanza per la salute umana nell’assorbimento energetico. Quando

poi l’assorbimento supera i 10 W/kg i danni all’organismo diventano irreversibili.

Utilizzando un cellulare, l’assorbimento energetico nel capo è inferiore a 2 W/kg.

Occorre però ricordare che l’attività fisica, la presenza di temperature esterne elevate, l’alta

umidità dell’aria e lo scarso ricambio d’aria possono aumentare ulteriormente gli effetti

termici dovuti alle alte frequenze. Inoltre, la soglia di tolleranza termica solitamente

riscontrabile nelle persone sane può essere notevolmente ridotta negli anziani, nei malati

(soprattutto se in stato febbrile) o in chi assume alcuni tipi di farmaci. Una particolare

attenzione va rivolta ai bambini.

In presenza di tassi d’assorbimento elevati sono particolarmente a rischio gli organi poco

vascolarizzati, quelli cioè con una scarsa circolazione sanguigna e quindi un decongestionamento

termico piú lento, come gli occhi o testicoli. Essi si riscaldano piú velocemente e

sono quindi piú esposti al rischio rispetto ad altre zone del corpo.

In alcuni studi è stato ipotizzato un effetto negativo delle radiofrequenze del cellulare sul

cervello (riscaldamento), in particolare per i bambini (International Expert Group on

Mobile Phones – IEGMP – Stewart report). Tuttavia svariate ricerche su questo problema

non hanno potuto avvalorare l’ipotesi di un possibile rischio per la salute (vedi bibliografia).

Saranno necessarie maggiori ricerche in questo campo.

 Gli effetti atermici (effetti a lungo termine)

Oltre agli effetti termici prima descritti, le radiazioni elettromagnetiche determinano nell’uomo

degli effetti biologici associati a valori di SAR molto piú bassi (‹ 0,01 W/kg), e che

non si spiegano con il solo riscaldamento dei tessuti. Ecco perché si suole definirli “effetti

atermici”. Si tratta normalmente di esposizioni di lunga durata però di bassa intensità.

La ricerca scientifica non ha ancora fatto piena luce sulle conseguenze reali che tali effetti

atermici possono avere per la salute umana. In alcuni casi si dispone soltanto di dati sperimentali

(ottenuti cioè con prove in vitro o su cavie animali). In altri, i risultati ottenuti appaiono

contraddittori.

Dai vari studi eseguiti emergono i seguenti effetti:

alterazioni dell’attività enzimatica della ornitinadecarbossilasi (un enzima che, quando è

attivo, è associato all’insorgenza di tumori)

modifica del tenore di calcio nelle cellule (trasporto degli ioni dentro e fuori dalle cellule)

alterazioni delle proteine della membrana cellulare e modifica del trasporto di ioni attraverso

la membrana stessa (un fenomeno essenziale per le cellule cerebrali).

Tutti questi effetti possono tradursi in alterazioni piú o meno manifeste della funzione cellulare,

con conseguenze sulla salute umana ancora tutte da approfondire e verificare.

Attualmente, analogamente ad altri agenti i cui effetti biologici sono in parte ancora ignoti,

le ricerche stanno cercando di chiarire alcuni aspetti considerati particolarmente critici:

l’eventuale rapporto tra i campi ad alta frequenza o quelli a bassissima frequenza e alcuni

tipi di tumori, i disturbi della funzione riproduttiva, alcune malformazioni congenite, l’epilessia,

le cefalee ed altri disturbi neurofisiologici (come amnesie o depressioni), disturbi del

sistema immunitario, degenerazione del tessuto oculare, l’aumento del rischio dell’insorgenza

di effetti negativi in alcuni soggetti come i bambini, le gestanti o gli anziani.

Fino ad oggi non si possono ancora valutare gli effetti sulla salute prodotti dagli effetti atermici

delle radiazioni ad alta frequenza o a bassissima frequenza, né si possono stabilire dei

limiti di legge “assolutamente sicuri”. Per il momento, comunque, sono da ritenere validi i

parametri di sicurezza stabiliti dalla Commissione internazionale per la protezione dalle

radiazioni non ionizzanti (ICNIRP), che però sono principalmente riferiti agli effetti termici

documentati.

A livello internazionale si raccomanda un monitoraggio scientifico costante e qualificato dei

possibili rischi per la salute prodotti dalla telefonia mobile, accompagnato da una valutazione

continua e sistematica dei risultati (vedi IEGMP 2000). Anche per questo, è sempre consigliabile

adottare tutte le misure cautelative possibili. Attualmente l’attenzione della ricerca

è principalmente rivolta al cellulare stesso, in quanto l’esposizione alla testa di chi utilizza il

cellulare è nettamente maggiore di quella dovuta alle stazioni radio base.

.Valori limite per l’esposizione ai campi elettromagnetici

L’ICNIRP - la Commissione internazionale per la protezione dalle radiazioni non ionizzanti -

avendo per compito quello di documentare e valutare in maniera scientifica i rischi sanitari

connessi all’utilizzo delle radiazioni non ionizzanti, ha affrontato anche il problema delle

linee guida per la limitazione dell’esposizione alle radiofrequenze e alle microonde. In base

ai risultati certi che la ricerca a livello mondiale riesce a produrre, la Commissione da alcune

raccomandazioni riguardo ai limiti d’esposizione. Questi limiti sono suddivisi in limiti di base

e livelli di riferimento.

Limiti di base per la prevenzione per la popolazione

I limiti di base per l’esposizione ai campi elettromagnetici sono individuati in base a dei valori

soglia certi, perciò essi sono principalmente riferiti agli effetti termici (effetti acuti). Per

soglia si intende una grandezza minima, sotto la quale l’effetto biologico in oggetto non è

ancora rilevabile.

Il limite di base per l’esposizione “total body” (su tutto il corpo) è pari a 0,08 W/kg.

Perciò partendo, come riportato in precedenza, da 4 W/kg come soglia minima per i

danni alla salute umana, si è stabilito un valore di sicurezza di 0,08 W/kg, cioè un valore

50 volte inferiore alla soglia! Per l’esposizione professionale (2000 ore lavorative

all’anno) la soglia stabilita è invece di 0,4 W/kg. Fonte: ICNIRP 1998

Livelli di riferimento ICNIRP e situazione in Italia

Rilevare direttamente i tassi d’assorbimento specifici nel corpo umano è ovviamente impraticabile

( si dovrebbe misurare l’assorbimento all’interno del corpo) ma, dovendo comunque

disporre di valori di riferimento facilmente accessibili e che permettano di caratterizzare

una determinata area, si è deciso, partendo dai limiti di base sopra descritti, di dedurre da

questi – tenendo conto delle condizioni di esposizione più sfavorevoli - i cosiddetti “livelli di

riferimento indiretti” per i campi elettrici e magnetici, facilmente misurabili all’esterno del

corpo. Piú di venti paesi del mondo si adeguano, nelle rispettive norme in materia, a questi

livelli di riferimento raccomandati dall’ICNIRP nel 1998. Facciamo notare che i livelli di riferimento

variano in funzione della frequenza. Per esempio, assumendo un valore massimo di

assorbimento di 0,08 W/kg per l’esposizione umana, si raccomanda per l’area in prossimità

di un’antenna trasmittente (con una frequenza attorno a 900 MHz, tipica della telefonia

mobile) un livello di riferimento di 41 V/m.

Il fatto che riguardo agli effetti atermici nel mondo scientifico non vi è certezza, in Italia ha

destato particolare attenzione ed ha avuto anche un riscontro legislativo diretto. Rispetto a

molti altri paesi, infatti, lo Stato italiano ha stabilito per gli ambienti abitativi dei valori di cautela

molto restrittivi. Se infatti un limite sanitario può essere stabilito soltanto in base a conoscenze

accertate sugli effetti delle radiazioni per la salute umana, un valore di attenzione o

obiettivo di qualità tiene conto anche degli effetti a lungo termine, possibili ma non ancora

dimostrati, e si propone di garantire, nel dubbio, un livello di sicurezza ancora piú elevato.

Ecco perché, nel territorio italiano, in corrispondenza di edifici adibiti a permanenza non

inferiore a 4 ore, per le frequenze comprese fra 0,1 MHz e 300 GHz si è stabilito un unico

limite di cautela per il campo elettrico pari a soli 6 V/m (decreto legislativo 381/1998), adottando

cosí un criterio decisamente piú restrittivo rispetto a quello raccomandato

dall’ICNIRP (per esempio 41 V/m per la frequenza di 900 MHz).

http://www.provincia.bz.it/agenzia-ambiente/2908/elektro/download/broschuere_15-28_i.pdf

Gli impatti sulla salute sono quelli che più ci preoccupano.
Negli ultimi anni sono state svolte numerose ricerche e si sono pubblicati vari studi sull’argomento che hanno condotto alla formulazione di utili raccomandazioni finalizzate alla salvaguardia della salute pubblica.
A tutt’oggi però siamo ancora lontani dal giungere a
conclusioni certe e definitive , saranno necessari ancora anni di ricerche per giungere ad una conoscenza completa ed esaustiva di tutti gli effetti sul corpo umano, a breve e a lungo termine, provocati dalle radiazioni elettromagnetiche, nel frattempo si stanno adottando dei limiti di esposizione molto cautelativi: "melius abundare quam deficiere…" in materia di sicurezza per la salute.

EFFETTI SUL CORPO UMANO

Il tipo di effetto prodotto sul corpo umano dalle radiazioni elettromagnetiche dipende dalla frequenza della radiazione.
A grandi linee si possono individuare tre tipi di effetti:
- Per le frequenze molto basse, fino a 300Hz, l’effetto primario della radiazione è quello di indurre una
circolazione di deboli correnti elettriche nel corpo umano;
- Per le radiofrequenze e le microonde fino a 10GHz , l’effetto primario è un
assorbimento di energia all’interno del corpo stesso con conseguente riscaldamento generalizzato;
- Le frequenze superiori a 10GHz producono sostanzialmente un
riscaldamento superficiale del tessuto biologico;
Il danno prodotto sull’uomo, come conseguenza degli effetti sopra descritti dipende principalmente dalla intensità
(potenza) della radiazione e dalla durata della esposizione.
Anche se questo concetto è abbastanza intuitivo può essere utile fare alcuni esempi :
- Il forno a microonde funziona su frequenze di alcuni GHz, genera radiazioni di notevole intensità, in quanto la potenza utilizzata è dell’ordine dei 1000 Watt, e produce gli effetti ben noti di riscaldamento se la durata è breve, di cottura se la durata è lunga: nessuno di noi si sognerebbe mai di mettere una mano all’interno di un forno a microonde funzionante!
Il telefono cellulare funziona su frequenze vicine a quelle del forno a microonde ma lavora con livelli di energia migliaia di volte più bassi e non produce alcun effetto evidente.
- Il laser è assolutamente innocuo alle bassissime intensità che sono utilizzate nei lettori di codici a barre; ad intensità più elevate come quelle che si utilizzano per gli impieghi chirurgici gli effetti sono localizzati ma controllati; alle alte intensità come quelle utilizzate nei laser di impiego industriale (taglio, saldatura) una esposizione accidentale sull’uomo produrrebbe gravissimi danni permanenti.
Anche se in senso stretto non riguardano il fenomeno dell’elettrosmog, può essere tuttavia interessante accennare l’effetto delle radiazioni a frequenza molto più elevata dette anche radiazioni ionizzanti (raggi ultravioletti, raggi X, raggi Gamma).
Queste hanno intrinsecamente un contenuto molto elevato di energia
e possono indurre: la rottura dei legami atomici, la produzione di ioni e danni al DNA.
Sono noti a tutti, da tempo, la pericolosità di una esposizione ai raggi X superiore a certi limiti e i potenziali danni derivanti da una eccessiva esposizione ai raggi solari che, nelle ore centrali della giornata, contengono una più elevata quantità di radiazioni ultraviolette (UV).
A conclusione di questa prima chiacchierata introduttiva possiamo dire che le radiazioni elettromagnetiche, nonostante il nome sia un po’ inquietante, di per sé non sono né "buone" né "cattive" anche perché una buona parte di esse esiste in natura da sempre. Alcuni tipi di radiazioni sono meno tollerate di altre, ma di massima tutte, oltre una certa intensità o oltre una certa durata di esposizione, possono avere effetti negativi. Il punto chiave sta proprio nell’individuare questi limiti con una certa sicurezza.

 Elettrosmog: pochi rischi

l mondo scientifico non ha ancora dato risposte certe ai dubbi che avvolgono le onde elettromagnetiche. Una cosa è sicura: in Italia i limiti di esposizione sono più bassi di quelli cautelativi stabiliti a livello europeo, come conferma la recente bozza di decreto attuativo della legge 36/2001. Il punto su un dibattito che non trova fine.

Da Salutest, aprile 2003 - n. 43

ANCORA SUI TELEFONINI

 E' il tema più "gettonato" in materia di inquinamento da radiazioni elettromagnetiche perché lo usiamo praticamente tutti e perché nel mondo il numero degli utenti aumenta di circa un milione al mese. Per lo stesso motivo anche le indagini statistiche epidemiologiche e le ricerche di laboratorio continuano a ritmo serrato.
Uno dei rapporti più recenti è stato pubblicato nel settembre del 2002 dallo Statens strålskyddsinstitut (Istituto Svedese per la Protezione dalle Radiazioni)
www.ssi.se
Il documento intitolato "Studi epidemiologici su telefoni cellulari e rischi di cancro" descrive interpreta e commenta i risultati di 13 studi compiuti recentemente negli Stati Uniti, Svezia, Finlandia, Danimarca e Germania.
Gli studi sono effettuati usando differenti metodologie di indagine: sia analizzando l'incidenza di vari tipi di tumore su larghi campioni di popolazione (fino a 420.000 persone) sia analizzando gruppi di persone già malate (fino a 1300 casi). Due di queste indagini sono state indirizzate a campioni di popolazione professionalmente più esposti alle radiazioni.
Viene inoltre presentata una sintetica rassegna delle principali ricerche di laboratorio finora effettuate nessuna delle quali, eccetto una, ha evidenziato sperimentalmente casi di tumore indotto da radiazioni elettromagnetiche. Quest'unica ricerca, rianalizzata di recente ha mostrato evidenti carenze metodologiche e, ripetuta in modo più rigoroso e con livelli di radiazioni molto più elevati, non ha più confermato i risultati precedenti .
La conclusione di questo rapporto è che, sulla base dei risultati delle indagini suddette, non esiste una significativa associazione tra l'uso di telefoni cellulari ed un maggiore rischio di tumori. Inoltre non è stato trovato un meccanismo biologicamente plausibile che giustifichi l'effetto cancerogeno delle radiazioni a radiofrequenza.
Ciononostante si avverte che la grande maggioranza dei soggetti analizzati utilizzava il cellulare da non più di cinque anni, pertanto non si possono ancora trarre risultati definitivi sugli effetti a lungo termine per i quali sono ancora necessari ulteriori indagini.
Queste conclusioni sono analoghe ad altre pubblicate in precedenza da enti governativi (*) americani, inglesi e olandesi preposti alla tutela della salute pubblica.

Queste risultanze, benché rassicuranti, non possono dare una certezza assoluta, che peraltro è quasi impossibile raggiungere data la complessità del fenomeno, le variabili in gioco, le interazioni reciproche e le innumerevoli concause non note o non controllabili.
Per questo motivo la migliore contromisura continua ad essere il principio di precauzione (riduzione del livello ammissibile di esposizione) associata alla minimizzazione del rischio (riduzione della durata di esposizione)

Ponti radio e ripetitori radio TV sono sicuramente la maggior fonte di inquinamento elettromagnetico, infatti contrariamente alle antenne radiobase per telefonia cellulare che avendo una portata limitata trasmettono generalmente su basse potenze (inferiori a 100 Watt) i ripetitori radio TV hanno necessità di trasmettere lunghe distanze e pertanto utilizzano potenze anche di molte migliaia di watt . Non è facile dare una semplice regola di sicurezza data la varietà di potenze, frequenze e tipologie di antenne utilizzate, ma sicuramente la zona di pericolo si può estendere per alcune centinaia di metri intorno alle antenne stesse.

Se inoltre si considera che i ripetitori si concentrano in zone particolarmente favorevoli per la trasmissione (ad esempio la cima di colline in vicinanza di grandi città) dove sorgono impianti multipli con decine o centinaia di antenne la zona di rischio si può estendere anche oltre. Ovviamente intendiamo con zona di pericolo o rischio quella in cui viene superato il limite di esposizione di 6Volt/metro per periodi prolungati come previsto dalla attuale legislazione italiana (D.M. n.381 del 10-9-98); se nel prossimo futuro, come auspicato da molti, le normative si faranno ancora più restrittive la zona di rischio sarà più allargata.
Una regola molto empirica dice che se non si vedono le antenne non è il caso di preoccuparsi troppo : "occhio non vede cuore non duole"? , no, molto più semplicemente se non si vedono antenne queste o sono troppo lontane o sono schermate da ostacoli naturali.
Fortunatamente non è necessario utilizzare questo metodo approssimativo per sapere se la nostra salute è in pericolo in quanto è già disponibile un censimento (provvisorio) dei siti a rischio nei quali sono superati i limiti di legge.
Tale
censimento , pubblicato nel 2000 a cura dal Gruppo Interministeriale per la tutela dall'inquinamento elettromagnetico, si basa su precise misurazioni effettuate dagli enti competenti (ARPA , ISPESL e altri) e indica già 151 siti fuorilegge. Se abbiamo la sfortuna di abitare o lavorare in queste zone è sicuramente consigliabile adottare delle misure protettive in quanto il risanamento delle zone fuori legge, benché prescritto, non è sicuramente un'operazione a brevissimo termine.
Se invece non siamo in queste zone ma abbiamo comunque dei dubbi rivolgiamoci gli enti competenti (ARPA o ASL) per richiedere delle misurazioni. È auspicabile che il censimento dei siti a rischio venga completato e mantenuto aggiornato; la recente
Legge Quadro sulle emissioni elettromagnetiche (vedi sezione Norme e Leggi) a tale proposito prevede la istituzione del catasto nazionale delle sorgenti di campi elettromagnetici.

Il tema dei telefoni cellulari e dei possibili o presunti danni alla salute è forse uno dei più "chiacchierati" in materia di elettrosmog, sull’argomento si è detto e scritto di tutto ed il contrario di tutto. Senza la pretesa di essere né esaustivi né conclusivi, riportiamo di seguito poche e semplici informazioni sull’argomento.
I telefoni cellulari sono di fatto delle piccole radio riceventi e trasmittenti che colloquiano con una "antenna base" fissa distante al massimo una decina di chilometri. Le antenne fisse sono distribuite sul territorio in modo da garantire una copertura quasi completa quando noi, con il nostro telefonino, ci spostiamo da un luogo all’altro. La frequenza di trasmissione è di
900Mhz o di 1800Mhz a seconda del tipo di apparecchio utilizzato, gli apparecchi cosiddetti "dual band" possono operare indifferentemente su ambedue le frequenze.
Queste frequenze appartengono alla fascia delle microonde che hanno come effetto primario sull’organismo quella del riscaldamento generalizzato anche all’interno degli organi.
Le antenne fisse trasmettono, e quindi irradiano,
senza interruzioni in quanto devono garantire un servizio continuo.
Il nostro telefonino invece trasmette con
continuità solo quando stiamo parlando con qualcuno; quando è acceso, ma non stiamo comunicando con nessuno (in stand by), il telefonino trasmette periodicamente , verso l’antenna fissa più vicina, un segnale che dice più o meno così "...sono l’utente n.33836043xxx e sono qui..." in questo modo il sistema di gestione della rete telefonica sa sempre dove siamo e quindi sa verso quale antenna deve indirizzare una chiamata in arrivo; solo quando è spento il telefonino non trasmette nulla.
È quindi chiaro che la telefonia cellulare ha
due fonti di radiazioni : quella delle antenne fisse, e quella del nostro telefonino. Alla prima fonte di radiazioni siamo tutti soggetti che usiamo o no il cellulare alla seconda fonte sono soggetti solo quelli che usano il telefonino.
Le antenne fisse di telefonia cellulare, dette anche antenne radio base, irradiano normalmente con una potenza inferiore ai 100 Watt, in tutte le direzioni se si tratta di antenne ad basso guadagno, in una direzione preferenziale se si tratta di antenne ad alto guadagno.



Nella figura che segue è visualizzata la intensità del campo ele