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Cellularite
Davanti
a me una coppia giovanissima. Il cellulare di lui
muggisce e vibra in continuazione: l’ha messo in
modalità silenziosa perché non deve comunque perdere
messaggi e chiamate neanche mentre gli palpo l’addome.
Lei, seccata, coglie l’opportunità di criticare la sua
abitudine di vivere appeso al telefono “..va a finire
che gli viene un tumore al cervello a causa delle
radiazioni…” Sono certa tuttavia che tema più
l’influenza di curve di genere diverso da quelle delle
onde elettromagnetiche….
Risultati ricerca danni cellulari
Uno
scienziato americano, Goerge Carlo, dopo tre anni di
ricerche a capo del gruppo Health Risk Management Group,
ha reso noto i risultati dello studio che è costato più
di 27 milioni di dollari. La ricerca ha rivelato che il
cellulare può provocare tumori al cervello, danneggiare
le funzioni di rigenerazione del sangue, provocare danni
ai bambini e alle donne incinte.
Lo scienziato sostiene che non si può più parlare di
innocuità dei telefonini. Se lo studio da un lato
conferma che la radiazione emessa dai cellulari non è
sufficiente per provocare la rottura del DNA, dall'altro
dimostra che chi usa il cellulare ha molte più
possibilità di contrarre un tumore al cervello. Goerge
Carlo ritiene che le aziende che chiedono ai propri
dipendenti di usare il cellulare al lavoro devono
mettere in campo misure preventive, come l'uso
dell'auricolare, se non vogliono in futuro dover fare
fronte a problemi di salute che possono derivare
dall'uso dei telefonini.
Ci sarebbero già diversi studi legali interessati a
finanziare ulteriori ricerche per arrivare a mettere in
piedi una mega-causa contro gli operatori del settore.
Per il momento però tutto è fermo anche perché, lo
stesso Carlo, ha affermato che ulteriori ricerche vanno
effettuate e che dovrebbero essere condotte da organismi
indipendenti.
Per saperne di più
visitate i siti:
Health Risk Management Group
http://www.hrmgroup.org/main1.htm
Tratto dal sito
Promiseland
Cellulari: un nuovo
studio denuncia i rischi per i bambini
di Carlino Acaulis - tratto da AAMterranuova
Una
ricerca, effettuata da un gruppo di ricercatori spagnoli
dell'Istituto di Ricerca Neuro-diagnostica di Marbella,
pubblicato lo scorso dicembre sul Sunday Mirror;
ha rilanciato i timori sulla nocività dei cellulari.
La novità dello studio è che per la prima volta sono
state utilizzate "cavie" umane per misurare gli effetti
delle radiazioni dei cellulari sui bambini.
Gli esperimenti sono
stati condotti su un ragazzo di 11 anni e una ragazza di
13 anni, usando uno scanner Cateen collegato a un
dispositivo in grado di misurare l'attività delle onde
cerebrali.
Grazie allo scanner è stato possibile visionare come le
radiazioni emanate dal cellulare disturbino l'attività
delle onde cerebrali fino ad un'ora dopo la fine della
telefonata.
Il dottor Gerald Hyland, consulente del Governo inglese
proprio in materia di telefonia cellulare, ha definito i
risultati "estremamente preoccupanti", ed ha
aggiunto che "c'è da chiedersi se è il caso che i
bambini, il cui cervello è in fase di sviluppo,
continuino ad utilizzare i cellulari".
I risultati dei ricercatori spagnoli, dimostrerebbero
che una telefonata di soli due minuti può alterare la
naturale attività del cervello di un bambino fino ad
un'ora dopo la fine della conversazione telefonica,
scoprendo per la prima volta come le onde radio
penetrano in profondità all'interno del cervello.
Un'anomalia che potrebbe influire negativamente
sull'umore o sulla capacità di apprendimento dei bambini
a scuola, quando per esempio usano il cellulare durante
la ricreazione.
Ancora non conosciamo tutte le conseguenze legate
all'uso dei cellulari, ma l'alterazione delle onde
cerebrali potrebbe portare a una perdita di
concentrazione e di memoria, ridurre la capacità
d'apprendimento e aumentare l'aggressività.
I risultati della ricerca spagnola, coincidono con la
pubblicazione di un sondaggio condotto in Inghilterra,
da cui emerge che l'87% dei ragazzi tra gli 11 e i 16
anni possiedono un cellulare e che il 40% di essi lo
usano per 15 o più minuti al giorno.
Il dottor Hyland, che intende pubblicare i risultati
della ricerca in un prossimo numero dell'autorevole
giornale medico inglese The Lancet, ha affermato:
"I risultati della ricerca
inglese mostrano che non esiste un limite di sicurezza
nell'uso dei cellulari. Non sappiamo se e quali danni
permanenti sono prodotti da questa esposizione. Se fossi
un genitore, starei molto attento a lasciare usare il
cellulare a mio figlio, anche solo per un breve periodo.
Il mio consiglio è di evitarne l'uso".
Il dottor
Michael Klieeisen, che ha condotto lo studio, ha
affermato: "Abbiamo potuto osservare nei minimi
dettagli, ciò che accade nel cervello. Non ci
aspettavamo di vedere le alterazioni delle onde
cerebrali protrarsi per così lungo tempo. Siamo
preoccupati che i delicati equilibri esistenti, come
quello dell'immunità a infezioni e malattie, possano
essere alterati da interferenze con gli equilibri
chimici del cervello".
Un portavoce del Ministero della Sanità inglese ha
aggiunto che: "L'uso del telefono cellulare per i
bambini dovrebbe essere limitato a brevissimi periodi".
E' invece di qualche mese, la ricerca dell'Università di
Zurigo che ha rivelato alterazioni nell'attività
sottocorticale del cervello umano e disturbi del sonno
in chi usa il telefonino.
Analoghe risultanze erano già emerse da ricerche
analoghe svolte in Gran Bretagna
Carlino Acaulis
Nuovo allarme telefonini:
«invecchiano in cervello»
Fonte ANSA – Tratto da «City» del 15 settembre 2003
L’uso
frequente dei telefoni cellulari nei giovani potrebbe
danneggiare nel cervello
le
sedi dell’apprendimento, della memoria e del movimento.
I risultati si una ricerca svedese, condotta per ora
solo sui topi, ha dimostrato che dosi massicce di
microonde espongono il cervello di un trentenne agli
stessi rischi di Alzheimer di una persona di 60 anni.
«Potremmo avere una generazione invecchiata
precocemente», avvertono i ricercatori.
ROMA – I telefoni
cellulari danneggiano le cellule del cervello.
L’eccessiva esposizione può causare l’Alzheimer e
rischia di condannare un’intera generazione
all’invecchiamento cerebrale precoce.
Secondo una ricerca
condotta in Svezia all’università di Lund, le zone più
colpite del cervello sono quelle associate
all’apprendimento, alla memoria e al movimento. Lo
studio, finora condotto solo sui ratti, ha mostrato una
grande quantità di cellule morte nel cervello delle
cavie sottoposte a radiazioni di intensità simile a
quella dei telefoni cellulari. La ricerca ha dimostrato
che microonde di media e bassa intensità possono
favorire il passaggio delle proteine cerebrali al
sangue, superando così una delicata barriera biologica
che protegge il cervello e causando una rapida
degenerazione delle cellule. «I ratti hanno le stesse
barriere tra sangue e neuroni che hanno gli essere umani»,
spiega Leif Salford, che ha condotto la ricerca
pubblicata dal quotidiano inglese «The Indipendent».
Abbiamo buone ragioni per credere che l’effetto sui
nostri cervelli sia il medesimo». Finora, ha spiegato il
ricercatore, non sono mai stati spiegati gli effetti a
lungo termine di queste nuove tecnologie, è possibile
che i neuroni danneggiati possano autoripararsi in
tempo, ma le cellule nervose, che normalmente non
diventano vecchie prima dei 60 anni, potrebbero
diventarlo a 30 anni se colpite a lungo dalle onde
medie.
I precedenti studi sui telefonini si erano concentrati
sulla possibilità che il loro uso aumentasse la
temperatura del cervello e causasse il cancro, ma non
hanno portato nessuna certezza, tanto da indurre anche
l’OMS a non continuare le ricerche. Lo studio,
finanziato dall’Istituto nazionale svedese delle scienze
dell’ambiente e della salute, doveva mostrare gli
effetti dell’intenso uso dei cellulari sui giovani e
giovanissimi.
www.disinformazione.it
"…Coloro che intrattengono lunghe
conversazioni con il cellulare potrebbero usare il kit-
vivavoce e tenere lontano il cellulare dal corpo…"
Organizzazione mondiale
della Sanità
Electromagnetic Fields and public Health Cautionary
Policies (WHO)
Traduzione ultima parte del documento OMS del marzo 2000
effettuata a cura di Elisa Dessimoni
Per il testo integrale
http://www.who.int/emf
Al contrario nella lettera di accompagnamento della
relazione del NIEHS al Congresso, Kenneth Olden,
Direttore del NIEHS, suggeriva "azioni regolatorie
passive", come " l'educazione sia del pubblico che della
comunità sui mezzi per ridurre l'esposizione". Tale
raccomandazione è in un certo senso diversa dalla
Prudenza Cautelativa in quanto si incoraggiano misure
educative piuttosto che l’attuazione di misure concrete
per ridurre l'esposizione.
La Prudenza Cautelativa non è stata formalmente adottata
negli Stati Uniti per la regolamentazione delle
comunicazioni o dei servizi di trasmissione commerciale.
Tuttavia, le agenzie governative hanno fatto
raccomandazioni all'industria delle telecomunicazioni
che potrebbero essere considerate forme di Prudenza
Cautelativa. Nel 1999 il Food and Drug Administration
(FDA) degli Stati Uniti ha sollecitato l'industria dei
telefoni cellulari a progettare telefoni che
abbassassero l'esposizione dell'utente ai campi di radio
frequenza a livelli necessari affinché il telefono possa
compiere le proprie funzioni.
Nella Prudenza Cautelativa, così come implementata da
vari paesi, la prudenza si riferisce alle spese non
all’atteggiamento nei confronti del rischio. Essa non
implica che vengano stabiliti limiti di esposizione ad
un livello arbitrariamente basso che richieda che i
suddetti limiti siano raggiunti senza tener conto dei
costi, ma piuttosto implica l'adozione di misure per
ridurre l'esposizione pubblica ai campi elettromagnetici
a costi modesti. Non vi è quindi richiesta di controllo
dei potenziali benefici per la salute.
ALARA è l'acronimo di (As Low As Reasonably Achievable)
cioè basso tanto quanto ragionevolmente ottenibile.
Questa è una politica usata per minimizzare i rischi
conosciuti, mantenendo l'esposizione bassa tanto quanto
è ragionevolmente possibile, tenendo in considerazione
costi, tecnologia, benefici alla salute pubblica,
sicurezza e altre considerazioni sociali ed economiche.
ALARA è oggi principalmente usata nel contesto della
protezione dalle radiazioni ionizzanti, dove i limiti
non sono stabiliti sulla base di una soglia, ma
piuttosto sulla base di "rischio accettabile". In tale
situazione, è ragionevole attenuare il rischio che si
può presumere esista persino a livelli al di sotto dei
limiti raccomandati in base al fatto che ciò che
costituisce un "rischio accettabile" può variare
ampiamente da un individuo all'altro.
ALARA non è stato applicato nello stabilire la politica
pubblica correlata all'esposizione ai CEM.
Effettivamente non è una politica appropriata per i CEM
(sia linee elettriche che campi di radio frequenza) se
si escludono rischi a livelli di bassa esposizione e se
si tiene conto dell’onnipresenza dell'esposizione.
Politiche di prevenzione per i CEM
La Prudenza Cautelativa ed altre politiche di cautela
riguardanti l'esposizione ai CEM hanno riscosso molto
successo tra la popolazione e vengono percepite come
un'ulteriore protezione nei confronti di rischi non
scientificamente dimostrati. Tuttavia questi approcci
sono problematici nella loro applicazione. La principale
difficoltà consiste nella mancanza di prove chiare di
danni causati da esposizione costante ai CEM al di sotto
delle linee guida suggerite o nella comprensione della
natura del danno nel caso in cui esista. La validità
delle prove necessarie a favorire una politica di
cautela è indubbiamente inferiore a quella che è stata
necessaria per stabilire le linee guida per
l'esposizione. E' evidente che debba essere identificato
il danno ed è necessario che siano comprese le
condizioni in cui è probabile che il danno stesso si
verifichi.
Un'altra difficoltà è rappresentata dall’onnipresenza
dell'esposizione ai CEM nella società moderna, a livelli
altamente variabili e su distanze di ampia frequenza.
Perciò, risulta difficile formulare politiche di cautela
coerenti ed eque. Per esempio, negli ambienti urbani ci
sono moltissimi trasmettitori di radio frequenza, dai
trasmettitori a bassa frequenza, per le comunicazioni, a
quelli ad altissima frequenza per le trasmissioni. E'
difficile intravedere una politica cautelativa coerente
ed equa che minimizzi le esposizioni ai CEM delle
frequenze radio provenienti dalle stazioni base dei
telefoni cellulari in presenza di fonti nella stessa
area urbana con frequenze di gran lunga superiori. In
realtà i tentativi di potenziare una politica
cautelativa per i telefoni cellulari sono stati fatti su
base parziale senza prestare attenzione ad altre fonti
di radio frequenza (molto più forti) presenti
nell'ambiente.
Implicazioni per i limiti delle linee guida
Le suddette considerazioni suggeriscono che una politica
cautelativa per i CEM dovrebbe essere adottata soltanto
con grande attenzione e ponderazione. Le richieste di
una tale politica così come viene delineata dalla
Commissione Europea non sembrano essere soddisfatte sia
nel caso di campi elettromagnetici elettrici o di radio
frequenza; tuttavia si possono giustificare altre
politiche come ad esempio la Prudenza Cautelativa.
Una richiesta principale è che tali politiche siano
adottate soltanto a condizione che le verifiche
scientifiche del rischio e i limiti di esposizione su
base scientifica non vengano falsati dall'adozione di
approcci arbitrariamente cautelativi. Ciò accadrebbe,
per esempio, se i valori limite fossero abbassati a
livelli che non sono correlati a danni verificati o
fossero arbitrariamente e inappropriatamente aggiustati
così da costituire incertezza scientifica.
E' possibile introdurre delle politiche cautelative
senza trascurare gli standard con base scientifica. Nel
1999 il governo della Nuova Zelanda ha stabilito gli
standard di esposizione alle radio frequenze che seguono
le linee guida per i CEM dell' ICNIRP (International
Commission on Non-Ionizing Protection) del 1998. I
ministri della sanità e dell'ambiente notavano che il
loro documento prendeva in considerazione le restrizioni
fondamentali e i livelli di riferimento per i propri
standard al fine di " fornire adeguata protezione".
Tuttavia, i ministri facevano notare che si poteva
rispondere alle preoccupazioni della comunità,
riguardanti le esposizioni a radio frequenze,
"minimizzando in modo appropriato l'esposizione alle
radio frequenze non necessarie o incidentali
nell'acquisizione degli obiettivi del servizio o per le
necessità del processo, a patto che ciò possa essere
ottenuto subito e con spesa modesta". Questa enfasi
sulla riduzione dell'esposizione con "spesa modesta"
senza prove di futuri benefici per la salute o analisi
costi/benefici caratterizza questa politica come forma
di Prudenza Cautelativa e non come applicazione del
Principio di Prevenzione proposto dalla Commissione
Europea.
Altre misure che non sono correlate ad approcci
cautelativi possono contribuire a rispondere alle
preoccupazioni della gente che nascono quando nuove
strutture elettriche vengono proposte; tra queste il
coinvolgimento pubblico o la partecipazione alle
decisioni che riguardano il posizionamento di linee
elettriche o sottostazioni elettriche o trasmettitori di
radio frequenze. Inoltre, ogni individuo può scegliere
di prendere tutte quelle misure che ritiene giuste per
sé. Ad esempio si possono riposizionare tutti gli
strumenti elettrici sui comodini- radio sveglie- o si
può trasportare il letto del bambino in una zona della
stanza da letto con minor campo magnetico. Spegnere la
coperta elettrica prima di andare a letto è un'altra
possibilità. Coloro che intrattengono lunghe
conversazioni con il cellulare potrebbero usare il kit-
vivavoce e tenere lontano il cellulare dal corpo. Quanto
suggerito non dovrebbe essere raccomandato dalle
autorità nazionali sul piano sanitario ma può risultare
utile in base alla percezione individuale del rischio.
http://www.elettrosmog.org/html/documenti/pubblicazioni/oms.html
Un numero sempre maggiore
di studi epidemiologici stanno tentando di mostrare
quali siano i rischi sanitari provocati da questo tipo
di inquinamento elettromagnetico o elettrosmog nonché le
relative conseguenze.
Attualmente i soli risultati certi ottenuti dalla
ricerca scientifica sui rischi e sugli effetti che i CEM
producono sulla salute si riferiscono ad inquinamenti
che agiscono sull'uomo e sugli animali per periodi
relativamente brevi. È stato dimostrato, tra gli effetti
acuti, un effetto termico dovuto ad un aumento della
temperatura dei tessuti per assorbimento di energia.
Tale effetto a bassi livelli di esposizione viene
neutralizzato dal sistema termoregolatore del corpo
umano per cui l'individuo interessato non se ne rende
neppure conto, ma che, in caso di esposizioni più
intense e prolungate, possono compromettere gli organi
poco vascolarizzati (cristallino dell'occhio, testicoli,
ecc.).
È stato riscontrato che le persone che vivono o svolgono
attività lavorativa nei pressi di linee dell'alta
tensione sono i più esposti a disturbi come
irritabilità, insonnia, astenia, impotenza o perdita
della libido. Tuttavia la molteplicità delle
problematiche che provocano la comparsa di questi
sintomi non possono, allo stato attuale delle
informazioni scientifiche, essere imputabili
esclusivamente alla presenza in determinate aree di CEM.
In un recente rapporto pubblicato dall'Istituto
Superiore della Sanità sono confermati i sospetti delle
evidenze scientifiche internazionali sulla esposizione
infantile a campi elettromagnetici a 50-60 Hertz (a
bassa frequenza) ed un aumento di rischio leucemico, ma
ciò che rende così incerta la questione è la mancanza di
una spiegazione biologica convincente di come i CEM
potrebbero provocare le leucemie. Tali malattie si
manifestano in organi che reagiscono molto lentamente ed
è proprio la lentezza con cui esse compaiono che crea le
maggiori difficoltà nella identificazione della causa.
Come si può quindi vedere il contesto scientifico in cui
ci si muove è tuttora di notevole incertezza, per cui
necessitano ulteriori approfondimenti e ricerche.
Occorre evitare il panico tra la popolazione attraverso
informazioni errate. È opportuno che la gente sia
correttamente informata sui risultati ottenuti dalla
sola ricerca scientifica anche perché se questo rischio
sarà confermato si tratterà di un pericolo sicuramente
meno insidioso di altre minacce ambientali la cui
comprovata pericolosità è di gran lunga superiore.
Altrettanto opportuno sarebbe regolamentare il
proliferare selvaggio di antenne sulla base del
"principio cautelativo" indicato dall'OMS, che impone
nel campo della salute pubblica e dell'ambiente di
agire, senza attendere che la scienza dimostri in modo
definitivo ed inconfutabile gli effetti nocivi
dell'esposizione ad agenti morbosi sospetti.
Dott. Salvatore Martano
http://www.gaiavis.org/medicos/medicos_inq_elettrom.asp
Cellulari
e radiazioni
Fanno male
oppure no? C’è chi ne limita l’uso per paura e chi ne fa
un uso smodato, magari per lavoro. C’è chi dice che
favoriscono l’insorgenza di tumori e chi crede che sia
una “leggenda metropolitana”. Eppure, nonostante il
possibile rischio di malattia, i telefonini hanno avuto
un vero e proprio boom in Italia negli ultimi anni,
tanto che siamo la nazione con un tasso di cellulari pro
capite più alto in Europa. Inoltre, negli ultimi due
anni, si è consolidata una moda poco salutare: i
cellulari vengono utilizzati già ad una età in cui i
danni pare siano più gravi, cioè dai bambini delle
elementari. E questi bambini non usano il telefonino dei
genitori, ma ne hanno uno proprio. Ma perché i cellulari
potrebbero fare male?
Le
radiazioni
Gli
apparecchi cellulari emettono delle radiazioni, o
microonde radio, che si espandono in orizzontale dal
telefono verso tutto quello che c’è attorno. Più si è
vicini all’apparecchio, ovviamente, maggiore è
l’intensità di queste onde. Queste radiazioni sono dette
non ionizzanti, cioè sono al di sotto del milione di GHz
(Giga Hertz, cioè un miliardo di Hertz). Inoltre, si
tratta di radiazioni ad alta frequenza, come quelle
delle antenne della televisione e della radio. Il
rischio maggiore legato a questo tipo di onde è quello
dell’innalzamento della temperatura, che può arrecare
danno ai tessuti circostanti. La batteria, invece, emana
onde di bassa frequenza e la sua pericolosità dipende
strettamente dall’intensità di queste onde. Le stesse
onde vengono emanate soprattutto dalla rete di
distribuzione dell’energia elettrica; chi abita nei
pressi di installazioni di questo tipo rischia
parecchio. C’è, infatti, una maggiore incidenza di
malattie tipo sclerosi multipla, morbo di Alzheimer,
tumore al seno, leucemia, tumore al cervello.
Cosa
succede?
In
pratica, pare che queste microonde riescano a
neutralizzare la barriera ematoencefalica lasciando
passare tossine verso il cervello. Si possono
distinguere gli effetti delle radiazioni sull’uomo in
conseguenze a breve e lungo termine. Quelle a breve
termine sono essenzialmente legate allo sviluppo di
calore (riscontrabile anche telefonando: infatti,
restando parecchio tempo a telefono si può notare un
riscaldamento dell’orecchio e della parte del cranio
corrispondente), che, se il cellulare viene utilizzato
per brevi periodi e non troppo spesso, potrebbe
effettivamente essere innocuo. Le conseguenze a lungo
termine, invece, non sono state ancora accertate in
forma scientifica poiché non esiste una casistica su cui
basare gli assunti. Pare, comunque, che le parti più
esposte siano, a parte il cervello, gli occhi, con lo
sviluppo del melanoma uveale, ed il nervo acustico,
sollecitato troppo a lungo.
Sono
davvero pericolosi?
Intanto,
ci sono occasioni e condizioni in cui il cellulare
effettivamente interferisce o danneggia l’uomo. Per
esempio, i portatori di pacemaker non possono
assolutamente sostare in prossimità di cellulari poiché
la loro attività interferisce con quella dei pacemaker.
È stata anche osservata una maggiore elettricità
cerebrale durante l’uso del cellulare:
l’elettroencefalogramma registra picchi e curve che
duravano fino a 24 ore successive allo spegnimento dello
stesso. Altro danno probabile: l’effetto del calore
sviluppato dal cellulare potrebbe alterare i tessuti
oculari favorendo il glaucoma. In automobile, poi, oltre
a provocare incidenti a causa della distrazione per
parlare o per comporre il numero, pare che possa anche
interferire con la strumentazione digitale, provocando
l’inserimento di ABS o l’apertura di airbag
improvvisamente e quando non è necessario.
Cosa fare?
Innanzitutto, teneteli alla larga di bambini ed
adolescenti; non solo la minore estensione corporea
facilita la penetrazione delle onde, ma sono persone in
pieno sviluppo e, quindi, potrebbero averne i danni
maggiori. Quando utilizzate il cellulare, fatelo per un
periodo breve e preferite sempre l’utilizzo
dell’auricolare, in modo da tenere il telefono lontano
dal corpo e, soprattutto, non vicinissimo alla testa.
Quando potete farne a meno, non accendetelo proprio.
Evitate di portarlo nella giacca, soprattutto nella
tasca interna sinistra, perché può provocare
interferenze con il ritmo cardiaco. Per correttezza,
spegnetelo in presenza di portatori di pacemaker, ma
anche nei ristoranti, nei teatri e cinema e, in
generale, nei locali pubblici, dove il cellulare emette
più potenza per essere in grado di collegarsi alla rete.
Un’ultima
accortezza: fate attenzione anche ai telefoni cordless
che avete in casa; anche quelli emettono onde magnetiche
ed accrescono l’elettrosmog presente nelle vostre case.
La
redazione di paginemediche.it
Traduzione a cura di Mara Di Campli del
Forum Elettrosmog
Evidenze del rischio di tumore al
cervello: sui telefoni cellulari dovrebbero essere
apposte delle avvertenze sulla loro nocivita'?
Riassunto dello studio
Da quando furono pubblicati, nel 1959, i primi studi che
provarono come le radiazioni elettromagnetiche potevano
rompere i cromosomi, molti altri studi hanno evidenziato
la rottura del DNA e le aberrrazioni nelle cellule
animali, umane e negli esseri viventi animali ed umani.
La coltura delle cellule esposte a radiazioni
elettromagnetiche ha dimostrato una trasformazione
neoplastica. L'esposizione cronica di animali a
radiazioni modulate o pulsate ha prodotto un aumento
delle patologie. Le radiazioni elettromagnetiche
inducono cambiamenti intracellulari negli ioni calcio,
riduzione della melatonina, ed aumentano i danni ai
radicali liberi. Tutti questi sono meccanismi
documentati. Percio', quando gli studi epidemiologici
stabiliscono statisticamente un significante aumento del
cancro nelle popolazioni esposte a radiazioni
elettromagnetiche, il peso dell'evidenza e' molto forte.
La telefonia mobile espone le teste degli utenti ad alti
livelli di radiazioni elettromagnetiche. Le
preoccupazioni sui possibili effetti sulla salute
dell'uso dei telefoni cellulari, hanno sostanziali basi
scientifiche. Tutto cio' porta alla conclusione che tra
gli utenti di telefonia cellulare e' altamente probabile
un aumento di tumori cerebrali. Questo suggerisce che
dovrebbero essere apposte sui telefoni cellulari delle
etichette con le avvertenze sul loro uso.
da La Repubblica - 31/8/00
Le ricerche del professor Colletti, il
chirurgo che ha impiantato l'orecchio bionico
MILANO - Il professor Vittorio Colletti,
direttore della clinica otorinolaringoiatrica di Verona,
e' il chirurgo che lo scorso mese di febbraio ha
impiantato con successo un orecchio bionico su un
bambino di quattro anni privo del nervo uditivo,
un'impresa mai tentata prima. Colletti ora sta studiando
- senza sponsor o finanziamenti - le conseguenze
sull'apparato uditivo dei telefonini, e i primi
risultati sono tutt'altro che rassicuranti: "Ce ne sono
alcuni molto dannosi. Occorre grande prudenza, e che si
facciano al piu' presto ricerche specifiche". In cosa
consiste il suo studio, professore? "Come chirurgo -
spiega Vittorio Colletti - ho spesso l'esigenza di
aprire la scatola cranica ai miei pazienti esponendo il
nervo uditivo, osservando cosi' eventuali variazioni con
una tecnica elettrofisiologica. Lo si fa correntemente
per vedere se l'atto chirurgico da' un danno dell'udito.
Ho chiesto allora ai pazienti che dovevano essere
operati di permettermi di simulare una telefonata mentre
si trovavano a cranio aperto, poggiando un cellulare sul
loro orecchio, fatte salve evidentemente le regole
igieniche. Cosi' ho potuto osservare in diretta gli
effetti sul nervo". E cosa ha scoperto? "Con mia grande
sorpresa, con l'attivazione del cellulare si
verificavano variazioni importanti dell'attivita' del
nervo. Modificazioni talmente consistenti che dopo due
minuti di conversazione simulata ho dovuto interrompere
l'esperimento, perche' le variazioni nei potenziali
bioelettrici del nervo uditivo raggiungevano un valore
critico che di solito noi riteniamo di non dover
superare quando facciamo chirurgia, pena un danno
permanente. Una volta sospesa la telefonata, ho visto
che i parametri di sofferenza del nervo rientravano a
valori normali dopo 7-8 minuti, un periodo lungo. Mi
sono chiesto se stavo incappando in un errore
metodologico. Ma ho risimulato il tutto in altre
condizioni, e ho visto che il fenomeno era costante e
sistematico". Cosa significa tutto questo? "Sicuramente
le radiofrequenze realizzano un effetto biologico sul
nervo dell'udito. Non sono effetti acuti, ma comunque
esistono. Quello che dobbiamo scoprire ora e' come
questi effetti evolvano. Ho gia' alcuni pazienti, che
usano il cellulare con frequenza, che lamentano dolori,
per esempio una signora che dopo una conversazione di 25
minuti ha accusato una sordita' improvvisa. Non voglio
fare allarmismi, ma invitare a un uso intelligente del
cellulare: telefonate brevissime con intervalli tra una
chiamata e l'altra, evitare l'esposizione di neonati
alle onde elettromagnetiche, per esempio. Quanto alla
cosiddetta coccinella, secondo me non serve a niente".
Le sue ricerche pero' non sono finite. "Sono andato
avanti e ho visto che l'uso dell'auricolare riduce, ma
non completamente, l'esposizione alle radiofrequenze.
Meglio, comunque, impiegarlo sempre. Ora sto cercando di
verificare quale tipo di telefonino sia meno dannoso e
quale sia la distanza a cui tenere il cellulare per
ricevere il messaggio sonoro con il minimo danno.
L'antenna all'interno del telefonino mi sembra sia
foriera di danni piu' dell'antenna esterna di vecchia
concezione". Lei sta compiendo anche analisi comparative
tra i vari modelli di cellulari per stabilire quali
siano i meno dannosi? "Si', e ho fatto delle brutte
scoperte: in giro ce ne sono alcuni molto lesivi, con
emissioni davvero impressionanti. Devo pero' procedere
con i piedi di piombo, fare riscontri, seguire una
metodologia inattaccabile. Scatenero' un putiferio
quando avro' finito, ma non mi interessa. Abbiamo il
dovere, noi ricercatori, di fare il possibile per
proteggere la gente, e soprattutto le giovani
generazioni, di fronte a rischi che al momento in troppi
sembrano prendere sotto gamba".
Abstract su:
Il Gazzettino - Padova
Venerdì, 16 Maggio 2003
LE BASSE FREQUENZE SONO "BIOATTIVE"
E POSSONO DISTURBARE IL SISTEMA NERVOSO, MUSCOLARE E
CARDIACO
Le onde emesse dai
telefoni cellulari interagiscono con l'organismo
I telefoni cellulari GSM
emettono microonde (MO) a frequenze di 900-1800 MHz
(milioni di Hertz) che "pulsano" periodicamente con
frequenze anche bassissime (ELF).
Queste frequenze ELF sono
vicine o coincidono con frequenze biologiche e sono
pertanto "bioattive", cioè vengono riconosciute dai
sofisticati circuiti elettromagnetici (EM) presenti nel
corpo umano, come i circuiti neuronali del cervello,
quelli cardiaci, quelli neuromuscolari e così via. È
così che possiamo fare elettrocardiogrammi ed
elettroencefalogramma.
Frequenze bio-attive
sono: 1) le frequenze portanti (MO) usate nella
telefonia GSM (900-1.800 MHz), che interferiscono con
processi biologici fondamentali come la divisione delle
cellule e il trasporto degli ioni Calcio e Magnesio
attraverso le membrane cellulari; 2) le frequenze ELF di
2 Hz e di 8,3 Hz prodotte dal sistema utilizzato per
"pulsare" le MO dei cellulari, che coincidono
rispettivamente con gli intervalli di frequenza delle
onde alfa e delta dei ritmi elettroencefalografici; 3)
la frequenza ELF di 17,6 Hz, anch'essa prodotta da uno
dei sistemi di pulsazione delle MO dei cellulari, che è
anche molto vicina alla frequenza di 16 Hz alla quale il
rilascio del Calcio dalle cellule del cervello mostra un
picco drammatico ed i neurorecettori eccitatori ed
inibitori presenti nel cervello vengono più intensamente
influenzati.
La possibilità di
interferenze di questo tipo è ben nota nel contesto
della compatibilità elettromagnetica, tanto che vengono
prese misure estreme per evitarla, come la proibizione
dell'uso dei telefoni cellulari sugli aerei, negli
ospedali e, più in generale, in presenza di
strumentazione elettronica particolarmente delicata. La
stessa preoccupazione, purtroppo, non viene ancora
estesa all'organismo umano, una situazione che tradisce
una ignoranza colpevole del fatto che un organismo
vivente è uno strumento EM per eccellenza e che, come
tale, esso è particolarmente vulnerabile da una
interferenza EM esterna che può dare luogo a quella
varietà di disturbi e di patologie, a carico soprattutto
del sistema nervoso, vascolare, cardiaco e muscolare,
che caratterizzano la "sindrome da elettrosmog".
Di questa problematica,
ormai ben presente nella letteratura scientifica, la
legislazione purtroppo non tiene assolutamente conto ai
fini della definizione di limiti di esposizione
sufficientemente cautelativi.
Angelo Gino Levis
http://www.applelettrosmog.it/rassegna_stampa/
gazzettino_16maggio2003.htm
Ingannevole per i
consumatori dire “l’elettrosmog è innocuo”
L’Antitrust censura Tim:
la ricerca non rassicura, anzi!
Maggio 2000 - Si è
concluso con la condanna di Tim il procedimento aperto
dall’Autorithy Antitrust sulle informazioni sui campi
elettromagnetici contenute in un opuscolo diffuso nei
mesi estivi del 99.
E’ da considerare
“ingannevole” affermare, come Tim aveva fatto, che le
onde elettromagnetiche, comprese quelle dei cellulari,
non sono dannose per la salute.
L’Authority ha preso atto
della documentazione scientifica internazionale
presentata da alcune associazioni dei consumatori, le
quali hanno tra l’altro ricordato che l’Agenzia per la
protezione dell’Ambiente degli Stati Uniti afferma che
l’elettrosmog è una possibile, anche se non ancora
definitivamente provata, causa di cancro.
Va
ricordato che in Italia è ufficiale il parere congiunto
espresso all’inizio del 98 da Istituto Superiore di
Sanità e Istituto Superiore per la Prevenzione e la
Sicurezza: sulle onde elettromagnetiche, massima cautela.
Cautela, impossibilità di
esprimere un giudizio definitivo ed esigenza di
ulteriore ricerca sono state espresse anche da un Expert
Group europeo e dalla Bioelectromagnetic Society
americana, associazione di biomedici e biofisici.
Fonti: Authority
Antitrust, riportata da Agenzie di stampa e da
quotidiani, 2 maggio 2000, 17 e 18 settembre 1999;
B.E.M.S., I.S.S., U.E.
http://www.provincia.venezia.it/lartis/telefoni/stampa/articolo10.htm
Spesso è difficile
orientarsi attraverso le notizie messe a disposizione
dai vari mass media visto che spesso omettono alcune
semplici definizioni invece basilari per comprendere
appieno il problema elettrosmog.
Qui di seguito tentiamo
di dare un piccolo quadro riassuntivo.
Definizione di campo elettromagnetico
Cariche elettriche statiche generano un campo elettrico.
Cariche elettriche in movimento generano un campo
magnetico. Quando un elettrodomestico e' collegato con
la propria spina alla presa dell’impianto elettrico, se
non e' in funzione produce solo un campo elettrico; se
e' in funzione produce anche un campo magnetico, in
quanto la corrente elettrica scorre lungo i fili.
Generalmente il campo elettrico ed il campo magnetico
sono correlati fra di loro. Il termine campo
elettromagnetico si riferisce ai campi elettromagnetici
alternati.
I campi elettromagnetici sono caratterizzati dalla
lunghezza d’onda (espressa in metri) e dalla frequenza
(espressa in hertz). L’intera gamma delle frequenze (o
delle lunghezze d’onda) presenti in natura o artificiali
e' denominata spettro elettromagnetico. Tale spettro
comprende i campi elettromagnetici a frequenze
estremamente basse (quali quelli prodotti dalle linee
elettriche e dagli elettrodomestici), quelli a frequenze
più elevate (radiofrequenza e microonde dei telefoni
cellulari, ripetitori televisivi, forno a microonde,
ecc.), i raggi infrarossi, la luce visibile, ed i campi
elettromagnetici a frequenza altissima quali i raggi
ultravioletti, i raggi X e i raggi gamma.
I campi elettromagnetici, secondo la loro frequenza (o
lunghezza d’onda), possono avere effetti biologici
diversi e comportamenti fisici diversi. Al crescere
della frequenza, infatti, aumenta anche l’energia
elettromagnetica (o radiazioni) la quale può essere in
grado, come nel caso delle radiazioni ultraviolette,
raggi X, raggi gamma, di determinare una ionizzazione di
atomi e molecole i cui prodotti, interagendo con
particolari componenti cellulari, possono essere fonte
di danni per i vari sistemi biologici.
Per quanto riguarda il comportamento fisico, il campo
elettrico ed il campo magnetico a bassissima frequenza
possono essere considerati entità fra loro indipendenti.
Tale indipendenza risulta importante in relazione al
diverso comportamento che queste due forze hanno
rispetto alla materia, e cioè:
1) il campo elettrico può essere facilmente schermato ed
inoltre può scaricarsi attraverso le parti del corpo che
sono a contatto con il terreno;
2) il campo magnetico e' difficilmente schermabile,
passa attraverso tutti i materiali, induce nel corpo
correnti elettriche secondarie che permangono al suo
interno muovendosi circolarmente.
L’indipendenza del campo elettrico dal campo magnetico
alle frequenze estremamente basse consente di prendere
in considerazione separatamente gli effetti delle due
forze e, nello stesso tempo, rende ragione
dell’interesse scientifico prioritario che e' stato dato
allo studio degli effetti del campo magnetico a
bassissima frequenza sulla salute.
Poiché i campi elettrici e i campi magnetici a
bassissima frequenza possono essere considerati
indipendenti l’uno dall’altro, talvolta sono denominati
separatamente.
L’unita' di misura del campo elettrico e' il Volt per
metro. L’unita' di misura del campo magnetico e' il
Tesla (T) o Gauss (G), dove 1 T = 104 G. Poiché
l’intensità del campo magnetico al quale comunemente la
popolazione si trova ad essere esposta e' molto più
bassa del T o del G, solitamente si usa utilizzare come
unità di misura il microTesla (1 µT = un milionesimo di
T) o il milligauss (1 mG = un millesimo di G).
La stragrande maggioranza
dei questi CEMBF hanno frequenza di 50 Hz o 60 Hz ed
hanno la capacità di indurre correnti elettriche nel
corpo umano.
Anche il campo magnetico terrestre ha una frequenza
alternata di 50-60 Hz. La sua intensità (0,02-0,2 µT) è
però di gran lunga inferiore a quella dei campi
magnetici artificiali ai quali l’uomo viene a trovarsi
esposto
I
rischi per la salute dei CEMBF
I primi dati sui possibili effetti negativi per la
salute dei CEMBF risalgono alla fine degli anni ‘60,
allorché ricercatori dell’Unione Sovietica riportarono i
risultati di un’indagine condotta su un gruppo di
lavoratori di una sottostazione di trasformazione
elettrica. Secondo quei ricercatori, i disturbi di
carattere nervoso/comportamentale denunciato dai
lavoratori era da correlare alla loro esposizione a
campi elettromagnetici. Questa comunicazione al momento
non suscitò però grande interesse nella comunità
scientifica, date le debolezze metodologiche con cui la
ricerca era stata condotta. E’ soltanto nel 1979 che, a
seguito di un’indagine condotta nella città di Denver
nel Colorado da due ricercatori americani, la dottoressa
Wertheimer e il dottor Leeper, fu ipotizzata per la
prima volta una associazione causale tra esposizione a
campo elettromagnetico a bassissima frequenza ed aumento
del rischio di leucemia e di tumori del sistema nervoso
nei bambini residenti in abitazioni vicine a linee
elettriche ad alto voltaggio.
Anche se questa prima segnalazione fu accolta, allora,
da più parti (scientifiche, produttive, politiche, ecc.)
con sufficienza e scetticismo, tuttavia attirò
l’interesse della comunità scientifica internazionale.
Da quel momento, infatti, iniziarono, in particolare in
Europa e negli USA, numerosi studi epidemiologici e
sperimentali che hanno permesso, a distanza di oltre
quindici anni, di acquisire, anche se in termini non
esaustivi, un’ampia messe di dati e conoscenze che
permettono oggi di poter meglio valutare i potenziali
rischi dei CEMBF per la salute e di conseguenza di poter
programmare e mettere in atto provvedimenti che riducano
il livello di esposizione della popolazione umana.
Qui di seguito verranno riportati e commentati i dati
scientifici più rilevanti oggi disponibili che si
riferiscono ai potenziali rischi per la salute dei CEMBF
ed in particolare per quanto riguarda:
1) gli effetti tossici acuti e comportamentali;
2) gli effetti cancerogeni in bambini e in categorie di
lavoratori professionalmente esposti.
Cancerogenicità dei CEMBF
Dal momento in cui furono pubblicati i
primi dati da Wertheimer e da Leeper (1979) relativi
all’aumento del rischio di leucemie e tumori del sistema
nervoso in bambini residenti in abitazioni collocate in
vicinanza di linee ed impianti elettrici ad alto
voltaggio, in varie istituzioni scientifiche
internazionali sono stati avviati programmi di ricerche
sperimentali ed epidemiologiche al fine di studiare
meglio e meglio definire le basi biologiche dei
potenziali rischi cancerogeni dei CEMBF, le situazioni
espositive che possono esserne all’origine (mettendo a
punto soprattutto le tecniche ed i metodi per la
misurazione dei livelli espositivi), e la eventuale
evidenza di una relazione di dose-risposta.Una revisione
critica dei risultati più importanti di queste ricerche
e' stata fatta da Maltoni e Soffritti (1996) e
pubblicata nella 4ª edizione del manuale di oncologia
medica "Cancer Medicine".
Le indagini di laboratorio rilevanti ai fini di una
valutazione del rischio cancerogeno sono numerose ma non
conclusive.
A tutt’oggi gli studi di laboratorio condotti per
dimostrare una azione diretta dei CEMBF sul materiale
genetico cellulare, in particolare il DNA, hanno dato
risultati negativi. E’ stata invece dimostrata
una azione dei CEMBF sul
rilascio della melatonina,
l’ormone principale della ghiandola pineale la quale
avrebbe un ruolo importante sulla attività di altre
ghiandole endocrine. Una ridotta concentrazione
circolante di quest’ormone può determinare un aumento
della secrezione di prolattina da parte della ghiandola
ipofisaria e di estrogeni e testosterone da parte delle
gonadi.
Sulla base di questi dati
può essere ipotizzato che i CEMBF potrebbero determinare
l’aumento del rischio per alcuni tumori
ormono-dipendenti quali, ad esempio, quelli della
ghiandola mammaria e della prostata
Stato della ricerca
Le
radiazioni elettromagnetiche, cioè quella forma di
energia radiante che consiste in un campo elettrico ed
in uno magnetico che vibrano perpendicolarmente,
assumono proprietà e denominazioni diverse a seconda
delle frequenze di vibrazione.
Lo studio dei loro
effetti biologici, ben noti per le radiazioni con
frequenza superiore al miliardo - Ghz - (raggi X e
raggi Gamma), si è esteso nel decennio passato alle
microonde (MW da300 Mhz a 300 Ghz) ed alle
radiofrequenze (RF da 100 khz a 300 Mhz).
Da
qualche anno sono sotto osservazione gli VLF e ELF
(campi elettromagnetici a basse e bassissime frequenze)
i cui effetti biologici, anche se singolarmente
trascurabili, possono avere grandissima importanza come
"accumulo", in quanto ogni persona vi è esposta
quotidianamente più volte.
Essi sono infatti
generati da tutti i computer, monitor, nonché da
elettrodomestici che contengono motori, resistenze e
trasformatori, fino ad interessare le linee elettriche
che li alimentano.
Poiché
il corpo umano è un buon conduttore, le differenze di
potenziale indotte dal campo elettrico, dal quale tra
l'altro il corpo umano è facilmente schermabile,
risultano insignificanti; al contrario il campo
magnetico permea bene il materiale biologico ed è esso
che vi genera differenze di potenziale non trascurabili.
Le implicazioni sanitarie alla prolungata esposizione a
campi magnetici sono:
Effetti
immediati (o a breve termine) come: nausee, cefalee e
stress dovuti all'interferenza sulle correnti
elettriche naturali tra cellule nervose delle differenze
di potenziale indotte.
Effetti a
lungo termine: connessioni, risultanti da alcune
ricerche epidemiologiche, con leucemie infantili e
tumori celebrali. ("Tuttoscienze" n.718 - Prof.
Volpe - Università di Torino)
http://www.noraditalia.com/ricerche/ricerche.htm#Stato%20della%20ricerca
Quali
effetti hanno le radiazioni non ionizzanti ad alta
frequenza
sulla
salute umana?
Riguardo
agli effetti sanitari dei campi elettromagnetici in
generale si distingue tra effetti termici
e atermici.
Gli
effetti termici (effetti acuti)
Gli
effetti riconosciuti dei campi ad alta frequenza sono
connessi all’assorbimento di energia ed al conseguente
aumento della temperatura nel tessuto irradiato. Effetti
termici sono
normalmente causati da esposizioni brevi ma intense. Per
misurare l’energia radiante assorbita
dal corpo
umano nell’unità di tempo si utilizza il cosiddetto SAR
(acronimo di specific
absorption
rate) o anche “tasso d’assorbimento specifico” (TAS)
espresso in watt per chilogrammo
di massa
corporea (W/kg). Il valore di base del SAR ha una
corrispondenza diretta
con gli
effetti biologici dell’esposizione elettromagnetica:
•
Alcune ricerche condotte
su cavie animali hanno dimostrato che l’esposizione può
causare
effetti di
vario genere (per esempio disturbi metabolici, nervosi e
comportamentali)
a partire da un aumento
della temperatura in tutto il corpo di circa 1°
C, che corrisponderebbe
ad un
valore di SAR mediato su tutto il corpo di circa 2 W/kg.
Oltre i 4 W/kg si
cominciano
a registrare dei danni veri e propri, sicché questo
valore è abitualmente considerato
la soglia
di rilevanza per la salute umana nell’assorbimento
energetico. Quando
poi
l’assorbimento supera i 10 W/kg i danni all’organismo
diventano irreversibili.
•
Utilizzando un cellulare,
l’assorbimento energetico nel capo è inferiore a 2 W/kg.
Occorre
però ricordare che l’attività fisica, la presenza di
temperature esterne elevate, l’alta
umidità
dell’aria e lo scarso ricambio d’aria possono aumentare
ulteriormente gli effetti
termici
dovuti alle alte frequenze. Inoltre, la soglia di
tolleranza termica solitamente
riscontrabile nelle persone sane può essere notevolmente
ridotta negli anziani, nei malati
(soprattutto se in stato febbrile) o in chi assume
alcuni tipi di farmaci. Una particolare
attenzione
va rivolta ai bambini.
•
In presenza di tassi
d’assorbimento elevati sono particolarmente a rischio
gli organi poco
vascolarizzati, quelli cioè con una scarsa circolazione
sanguigna e quindi un decongestionamento
termico
piú lento, come gli occhi o testicoli. Essi si
riscaldano piú velocemente e
sono
quindi piú esposti al rischio rispetto ad altre zone del
corpo.
•
In alcuni studi è stato
ipotizzato un effetto negativo delle radiofrequenze del
cellulare sul
cervello
(riscaldamento), in particolare per i bambini (International
Expert Group on
Mobile Phones – IEGMP – Stewart report).
Tuttavia svariate ricerche su questo
problema
non hanno
potuto avvalorare l’ipotesi di un possibile rischio per
la salute (vedi bibliografia).
Saranno
necessarie maggiori ricerche in questo campo.
Gli
effetti atermici (effetti a lungo termine)
Oltre agli
effetti termici prima descritti, le radiazioni
elettromagnetiche determinano nell’uomo
degli
effetti biologici associati a valori di SAR molto piú
bassi (‹ 0,01 W/kg), e che
non si
spiegano con il solo riscaldamento dei tessuti. Ecco
perché si suole definirli “effetti
atermici”.
Si tratta normalmente di esposizioni di lunga durata
però di bassa intensità.
La ricerca
scientifica non ha ancora fatto piena luce sulle
conseguenze reali che tali effetti
atermici
possono avere per la salute umana. In alcuni casi si
dispone soltanto di dati sperimentali
(ottenuti
cioè con prove in vitro o su cavie animali). In altri, i
risultati ottenuti appaiono
contraddittori.
Dai vari
studi eseguiti emergono i seguenti effetti:
•
alterazioni dell’attività
enzimatica della ornitinadecarbossilasi (un enzima che,
quando è
attivo, è
associato all’insorgenza di tumori)
•
modifica del tenore di
calcio nelle cellule (trasporto degli ioni dentro e
fuori dalle cellule)
•
alterazioni delle proteine
della membrana cellulare e modifica del trasporto di
ioni attraverso
la
membrana stessa (un fenomeno essenziale per le cellule
cerebrali).
Tutti
questi effetti possono tradursi in alterazioni piú o
meno manifeste della funzione cellulare,
con
conseguenze sulla salute umana ancora tutte da
approfondire e verificare.
Attualmente, analogamente ad altri agenti i cui effetti
biologici sono in parte ancora ignoti,
le
ricerche stanno cercando di chiarire alcuni aspetti
considerati particolarmente critici:
•
l’eventuale rapporto tra i
campi ad alta frequenza o quelli a bassissima frequenza
e alcuni
tipi di
tumori, i disturbi della funzione riproduttiva, alcune
malformazioni congenite, l’epilessia,
le cefalee
ed altri disturbi neurofisiologici (come amnesie o
depressioni), disturbi del
sistema
immunitario, degenerazione del tessuto oculare,
l’aumento del rischio dell’insorgenza
di effetti
negativi in alcuni soggetti come i bambini, le gestanti
o gli anziani.
Fino ad
oggi non si possono ancora valutare gli effetti sulla
salute prodotti dagli effetti atermici
delle
radiazioni ad alta frequenza o a bassissima frequenza,
né si possono stabilire dei
limiti di
legge “assolutamente sicuri”. Per il momento, comunque,
sono da ritenere validi i
parametri
di sicurezza stabiliti dalla Commissione internazionale
per la protezione dalle
radiazioni
non ionizzanti (ICNIRP), che però sono principalmente
riferiti agli effetti termici
documentati.
A livello
internazionale si raccomanda un monitoraggio scientifico
costante e qualificato dei
possibili
rischi per la salute prodotti dalla telefonia mobile,
accompagnato da una valutazione
continua e
sistematica dei risultati (vedi IEGMP 2000). Anche per
questo, è sempre consigliabile
adottare
tutte le misure cautelative possibili. Attualmente
l’attenzione della ricerca
è
principalmente rivolta al cellulare stesso, in quanto
l’esposizione alla testa di chi utilizza il
cellulare
è nettamente maggiore di quella dovuta alle stazioni
radio base.
.Valori
limite per l’esposizione ai campi elettromagnetici
L’ICNIRP -
la Commissione internazionale per la protezione dalle
radiazioni non ionizzanti -
avendo per
compito quello di documentare e valutare in maniera
scientifica i rischi sanitari
connessi
all’utilizzo delle radiazioni non ionizzanti, ha
affrontato anche il problema delle
linee
guida per la limitazione dell’esposizione alle
radiofrequenze e alle microonde. In base
ai
risultati certi che la ricerca a livello mondiale riesce
a produrre, la Commissione da alcune
raccomandazioni riguardo ai limiti d’esposizione. Questi
limiti sono suddivisi in limiti di base
e livelli
di riferimento.
Limiti di
base per la prevenzione per la popolazione
I limiti
di base per l’esposizione ai campi elettromagnetici sono
individuati in base a dei valori
soglia
certi, perciò essi sono principalmente riferiti agli
effetti termici (effetti acuti). Per
soglia si
intende una grandezza minima, sotto la quale l’effetto
biologico in oggetto non è
ancora
rilevabile.
Il limite
di base per l’esposizione “total body” (su tutto il
corpo) è pari a 0,08 W/kg.
Perciò
partendo, come riportato in precedenza, da 4 W/kg come
soglia minima per i
danni alla
salute umana, si è stabilito un valore di sicurezza di
0,08 W/kg, cioè un valore
50 volte
inferiore alla soglia! Per l’esposizione professionale
(2000 ore lavorative
all’anno)
la soglia stabilita è invece di 0,4 W/kg. Fonte: ICNIRP
1998
Livelli di
riferimento ICNIRP e situazione in Italia
Rilevare
direttamente i tassi d’assorbimento specifici nel corpo
umano è ovviamente impraticabile
( si
dovrebbe misurare l’assorbimento all’interno del corpo)
ma, dovendo comunque
disporre
di valori di riferimento facilmente accessibili e che
permettano di caratterizzare
una
determinata area, si è deciso, partendo dai limiti di
base sopra descritti, di dedurre da
questi –
tenendo conto delle condizioni di esposizione più
sfavorevoli - i cosiddetti “livelli di
riferimento indiretti” per i campi elettrici e
magnetici, facilmente misurabili all’esterno del
corpo. Piú
di venti paesi del mondo si adeguano, nelle rispettive
norme in materia, a questi
livelli di
riferimento raccomandati dall’ICNIRP nel 1998. Facciamo
notare che i livelli di riferimento
variano in
funzione della frequenza. Per esempio, assumendo un
valore massimo di
assorbimento di 0,08 W/kg per l’esposizione umana, si
raccomanda per l’area in prossimità
di
un’antenna trasmittente (con una frequenza attorno a 900
MHz, tipica della telefonia
mobile) un
livello di riferimento di 41 V/m.
Il fatto
che riguardo agli effetti atermici nel mondo scientifico
non vi è certezza, in Italia ha
destato
particolare attenzione ed ha avuto anche un riscontro
legislativo diretto. Rispetto a
molti
altri paesi, infatti, lo Stato italiano ha stabilito per
gli ambienti abitativi dei valori di cautela
molto
restrittivi. Se infatti un limite sanitario può essere
stabilito soltanto in base a conoscenze
accertate
sugli effetti delle radiazioni per la salute umana, un
valore di attenzione o
obiettivo
di qualità tiene conto anche degli effetti a lungo
termine, possibili ma non ancora
dimostrati, e si propone di garantire, nel dubbio, un
livello di sicurezza ancora piú elevato.
Ecco
perché, nel territorio italiano, in corrispondenza di
edifici adibiti a permanenza non
inferiore
a 4 ore, per le frequenze comprese fra 0,1 MHz e 300 GHz
si è stabilito un unico
limite di
cautela per il campo elettrico pari a soli 6 V/m
(decreto legislativo 381/1998), adottando
cosí un
criterio decisamente piú restrittivo rispetto a quello
raccomandato
dall’ICNIRP
(per esempio 41 V/m per la frequenza di 900 MHz).
http://www.provincia.bz.it/agenzia-ambiente/2908/elektro/download/broschuere_15-28_i.pdf
Gli
impatti sulla salute sono quelli che più ci preoccupano.
Negli ultimi anni sono state svolte numerose ricerche e
si sono pubblicati vari studi sull’argomento che hanno
condotto alla formulazione di utili raccomandazioni
finalizzate alla salvaguardia della salute pubblica.
A tutt’oggi però siamo ancora lontani dal giungere a
conclusioni certe e definitive
, saranno necessari ancora anni di
ricerche per giungere ad una conoscenza completa ed
esaustiva di tutti gli effetti sul corpo umano, a breve
e a lungo termine, provocati dalle radiazioni
elettromagnetiche, nel frattempo si stanno adottando dei
limiti di esposizione molto cautelativi: "melius
abundare quam deficiere…" in materia di sicurezza per la
salute.
EFFETTI SUL CORPO UMANO
Il tipo di effetto prodotto sul corpo umano dalle
radiazioni elettromagnetiche dipende dalla frequenza
della radiazione.
A grandi linee si possono individuare tre tipi di
effetti:
- Per le frequenze molto basse, fino a 300Hz, l’effetto
primario della radiazione è quello di indurre una
circolazione di deboli correnti
elettriche
nel corpo umano;
- Per le radiofrequenze e le microonde fino a 10GHz ,
l’effetto primario è un
assorbimento di energia
all’interno del corpo stesso con
conseguente riscaldamento generalizzato;
- Le frequenze superiori a 10GHz producono
sostanzialmente un
riscaldamento superficiale
del tessuto biologico;
Il danno prodotto sull’uomo, come conseguenza degli
effetti sopra descritti dipende principalmente dalla
intensità
(potenza) della radiazione e dalla
durata
della esposizione.
Anche se questo concetto è abbastanza intuitivo può
essere utile fare alcuni esempi :
- Il forno a microonde funziona su frequenze di alcuni
GHz, genera radiazioni di notevole intensità, in quanto
la potenza utilizzata è dell’ordine dei 1000 Watt, e
produce gli effetti ben noti di riscaldamento se la
durata è breve, di cottura se la durata è lunga: nessuno
di noi si sognerebbe mai di mettere una mano all’interno
di un forno a microonde funzionante!
Il telefono cellulare funziona su frequenze vicine a
quelle del forno a microonde ma lavora con livelli di
energia migliaia di volte più bassi e non produce alcun
effetto evidente.
- Il laser è assolutamente innocuo alle bassissime
intensità che sono utilizzate nei lettori di codici a
barre; ad intensità più elevate come quelle che si
utilizzano per gli impieghi chirurgici gli effetti sono
localizzati ma controllati; alle alte intensità come
quelle utilizzate nei laser di impiego industriale
(taglio, saldatura) una esposizione accidentale
sull’uomo produrrebbe gravissimi danni permanenti.
Anche se in senso stretto non riguardano il fenomeno
dell’elettrosmog, può essere tuttavia interessante
accennare l’effetto delle radiazioni a frequenza molto
più elevata dette anche radiazioni ionizzanti (raggi
ultravioletti, raggi X, raggi Gamma).
Queste hanno intrinsecamente un contenuto molto elevato
di energia
e possono indurre: la rottura dei legami
atomici, la produzione di ioni e danni al DNA.
Sono noti a tutti, da tempo, la pericolosità di una
esposizione ai raggi X superiore a certi limiti e i
potenziali danni derivanti da una eccessiva esposizione
ai raggi solari che, nelle ore centrali della giornata,
contengono una più elevata quantità di radiazioni
ultraviolette (UV).
A conclusione di questa prima chiacchierata introduttiva
possiamo dire che le radiazioni elettromagnetiche,
nonostante il nome sia un po’ inquietante, di per sé non
sono né "buone" né "cattive" anche perché una buona
parte di esse esiste in natura da sempre. Alcuni tipi di
radiazioni sono meno tollerate di altre, ma di massima
tutte, oltre una certa intensità o oltre una certa
durata di esposizione, possono avere effetti negativi.
Il punto chiave sta proprio nell’individuare questi
limiti con una certa sicurezza.
Elettrosmog:
pochi rischi
l mondo scientifico non
ha ancora dato risposte certe ai dubbi che avvolgono le
onde elettromagnetiche. Una cosa è sicura: in Italia i
limiti di esposizione sono più bassi di quelli
cautelativi stabiliti a livello europeo, come conferma
la recente bozza di decreto attuativo della legge
36/2001. Il punto su un dibattito che non trova fine.
Da Salutest, aprile 2003
- n. 43
ANCORA
SUI TELEFONINI
E'
il tema più "gettonato" in materia di inquinamento da
radiazioni elettromagnetiche perché lo usiamo
praticamente tutti e perché nel mondo il numero degli
utenti aumenta di circa un milione al mese. Per lo
stesso motivo anche le indagini statistiche
epidemiologiche e le ricerche di laboratorio continuano
a ritmo serrato.
Uno dei rapporti più recenti è stato pubblicato nel
settembre del 2002 dallo Statens strålskyddsinstitut
(Istituto Svedese per la Protezione dalle Radiazioni)
www.ssi.se
Il documento intitolato "Studi epidemiologici su
telefoni cellulari e rischi di cancro" descrive
interpreta e commenta i risultati di 13 studi compiuti
recentemente negli Stati Uniti, Svezia, Finlandia,
Danimarca e Germania.
Gli studi sono effettuati usando differenti metodologie
di indagine: sia analizzando l'incidenza di vari tipi di
tumore su larghi campioni di popolazione (fino a 420.000
persone) sia analizzando gruppi di persone già malate
(fino a 1300 casi). Due di queste indagini sono state
indirizzate a campioni di popolazione professionalmente
più esposti alle radiazioni.
Viene inoltre presentata una sintetica rassegna delle
principali ricerche di laboratorio finora effettuate
nessuna delle quali, eccetto una, ha evidenziato
sperimentalmente casi di tumore indotto da radiazioni
elettromagnetiche. Quest'unica ricerca, rianalizzata di
recente ha mostrato evidenti carenze metodologiche e,
ripetuta in modo più rigoroso e con livelli di
radiazioni molto più elevati, non ha più confermato i
risultati precedenti .
La conclusione di questo rapporto è che, sulla base dei
risultati delle indagini suddette, non esiste una
significativa associazione tra l'uso di telefoni
cellulari ed un maggiore rischio di tumori. Inoltre non
è stato trovato un meccanismo biologicamente plausibile
che giustifichi l'effetto cancerogeno delle radiazioni a
radiofrequenza.
Ciononostante si avverte che la grande maggioranza dei
soggetti analizzati utilizzava il cellulare da non più
di cinque anni, pertanto non si possono ancora trarre
risultati definitivi sugli effetti a lungo termine per i
quali sono ancora necessari ulteriori indagini.
Queste conclusioni sono analoghe ad altre pubblicate in
precedenza da enti governativi (*) americani, inglesi e
olandesi preposti alla tutela della salute pubblica.
Queste risultanze, benché rassicuranti, non possono dare
una certezza assoluta, che peraltro è quasi impossibile
raggiungere data la complessità del fenomeno, le
variabili in gioco, le interazioni reciproche e le
innumerevoli concause non note o non controllabili.
Per questo motivo la migliore contromisura continua ad
essere il principio di precauzione (riduzione del
livello ammissibile di esposizione) associata alla
minimizzazione del rischio (riduzione della durata di
esposizione)
Ponti radio e ripetitori
radio TV sono sicuramente la maggior fonte di
inquinamento elettromagnetico, infatti contrariamente
alle antenne radiobase per telefonia cellulare che
avendo una portata limitata trasmettono generalmente su
basse potenze (inferiori a 100 Watt) i ripetitori radio
TV hanno necessità di trasmettere lunghe distanze e
pertanto utilizzano potenze anche di molte migliaia di
watt . Non è facile dare una semplice regola di
sicurezza data la varietà di potenze, frequenze e
tipologie di antenne utilizzate, ma sicuramente la zona
di pericolo si può estendere per alcune centinaia di
metri intorno alle antenne stesse.
Se
inoltre si considera che i ripetitori si concentrano in
zone particolarmente favorevoli per la trasmissione (ad
esempio la cima di colline in vicinanza di grandi città)
dove sorgono impianti multipli con decine o centinaia di
antenne la zona di rischio si può estendere anche oltre.
Ovviamente intendiamo con zona di pericolo o rischio
quella in cui viene superato il limite di esposizione di
6Volt/metro per periodi prolungati come previsto dalla
attuale legislazione italiana (D.M. n.381 del 10-9-98);
se nel prossimo futuro, come auspicato da molti, le
normative si faranno ancora più restrittive la zona di
rischio sarà più allargata.
Una regola molto empirica dice che se non si vedono le
antenne non è il caso di preoccuparsi troppo : "occhio
non vede cuore non duole"? , no, molto più semplicemente
se non si vedono antenne queste o sono troppo lontane o
sono schermate da ostacoli naturali.
Fortunatamente non è necessario utilizzare questo metodo
approssimativo per sapere se la nostra salute è in
pericolo in quanto è già disponibile un censimento
(provvisorio) dei siti a rischio nei quali sono superati
i limiti di legge.
Tale
censimento
,
pubblicato nel 2000 a cura dal Gruppo Interministeriale
per la tutela dall'inquinamento elettromagnetico, si
basa su precise misurazioni effettuate dagli enti
competenti (ARPA , ISPESL e altri) e indica già 151 siti
fuorilegge. Se abbiamo la sfortuna di abitare o lavorare
in queste zone è sicuramente consigliabile adottare
delle misure protettive in quanto il risanamento delle
zone fuori legge, benché prescritto, non è sicuramente
un'operazione a brevissimo termine.
Se invece non siamo in queste zone ma abbiamo comunque
dei dubbi rivolgiamoci gli enti competenti (ARPA o ASL)
per richiedere delle misurazioni. È auspicabile che il
censimento dei siti a rischio venga completato e
mantenuto aggiornato; la recente
Legge
Quadro
sulle
emissioni elettromagnetiche (vedi sezione Norme e Leggi)
a tale proposito prevede la istituzione del catasto
nazionale delle sorgenti di campi elettromagnetici.
Il
tema dei telefoni cellulari e dei possibili o presunti
danni alla salute è forse uno dei più "chiacchierati" in
materia di elettrosmog, sull’argomento si è detto e
scritto di tutto ed il contrario di tutto. Senza la
pretesa di essere né esaustivi né conclusivi, riportiamo
di seguito poche e semplici informazioni sull’argomento.
I telefoni cellulari sono di fatto delle piccole radio
riceventi e trasmittenti che colloquiano con una
"antenna base" fissa distante al massimo una decina di
chilometri. Le antenne fisse sono distribuite sul
territorio in modo da garantire una copertura quasi
completa quando noi, con il nostro telefonino, ci
spostiamo da un luogo all’altro. La frequenza di
trasmissione è di
900Mhz
o di
1800Mhz
a seconda del tipo di apparecchio
utilizzato, gli apparecchi cosiddetti "dual band"
possono operare indifferentemente su ambedue le
frequenze.
Queste frequenze appartengono alla fascia delle
microonde che hanno come effetto primario sull’organismo
quella del riscaldamento generalizzato anche all’interno
degli organi.
Le antenne fisse trasmettono, e quindi irradiano,
senza interruzioni
in quanto devono garantire un servizio
continuo.
Il nostro telefonino invece trasmette con
continuità
solo quando stiamo parlando con qualcuno;
quando è acceso, ma non stiamo comunicando con nessuno
(in stand by), il telefonino trasmette
periodicamente
, verso l’antenna fissa più vicina, un
segnale che dice più o meno così "...sono l’utente n.33836043xxx
e sono qui..." in questo modo il sistema di gestione
della rete telefonica sa sempre dove siamo e quindi sa
verso quale antenna deve indirizzare una chiamata in
arrivo; solo quando è spento il telefonino
non trasmette
nulla.
È quindi chiaro che la telefonia cellulare ha
due fonti di radiazioni
: quella delle antenne fisse, e quella
del nostro telefonino. Alla prima fonte di radiazioni
siamo tutti soggetti che usiamo o no il cellulare alla
seconda fonte sono soggetti solo quelli che usano il
telefonino.
Le antenne fisse di telefonia cellulare, dette anche
antenne radio base, irradiano normalmente con una
potenza inferiore ai 100 Watt, in tutte le direzioni se
si tratta di antenne ad basso guadagno, in una direzione
preferenziale se si tratta di antenne ad alto guadagno.
Nella figura che segue è visualizzata la
intensità del campo ele |