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Qualche
giorno fa una mia assistita , impegnata in un divorzio non
propriamente consensuale, imputava al futuro ex marito
anche il suo
recente aumento
di peso: per combattere
la depressione si trovava costretta ad assumere abbondanti
e gustose tavolette di cioccolato che,
a sua detta , “fa lo stesso effetto degli
antidepressivi “…………..
Un
sorso di energia
Secondo
molti studiosi, la cioccolata sarebbe una specie di
antidepressivo, in quanto indurrebbe la produzione di
endorfine, sostanze in grado di stimolare il buonumore, di
agire contro il dolore e di svolgere un’azione contro
gli inibitori della serotonina .
Mangiare
quindi questo gustosissimo alimento, oltre a soddisfare le
nostre papille gustative, significherebbe aiutare il
nostro organismo ad avere un piacevole stato di euforia!
Un
piacere di “cuore”
Il
cacao contiene inoltre alcuni antiossidanti, come i
polifenoli, la teobromina, il tannino, che esercitano
effetti benefici sulla circolazione sanguigna attraverso
un’azione vasodilatatrice. Sembrerebbe che il cioccolato
abbia anche la capacità di ridurre il colesterolo nel
sangue.
Un
mito da sfatare
Il
cioccolato, infatti, non contribuisce assolutamente al
manifestarsi dell’acne. Niente “ciccia e brufoli”,
in quanto i grassi saturi (acido stearico) contenuti nel
cacao non incidono sul livello di colesterolo del sangue.
Come qualsiasi altro alimento, anche del “cibo degli
dei” non si deve fare abuso: 20g di cioccolato, infatti,
contengono circa 100 calorie.
http://www.bellezza.it/donne/ali/ricette/dalicioc.html
DA'
ENERGIA, MIGLIORA IL TONO DELL'UMORE E CREA UNA VERA E
PROPRIA DIPENDENZA. IL CACAO PUO' ESSERE CONSIDERATO UNA
DROGA?
Volevano
adulterarlo con alte percentuali di grassi vegetali, ma i
consumatori si sono ribellati. Un'incauta direttiva del
Parlamento europeo ha rivelato l'esistenza di
un'insospettabile maggioranza silenziosa: il popolo del
cioccolato.
Comunque sia confezionato, il cioccolato è in assoluto il
cibo più desiderato del pianeta. Grazie alle sue
caratteristiche sensoriali è in grado di sviluppare un
profumo e un gusto unici, che vengono sublimati quando
inizia a sciogliersi in bocca, sia nella forma amara sia
in quella dolce, tanto da far provare una sensazione di
piacere che gli estimatori definiscono "insuperabile
e indimenticabile".
Il cioccolato dunque piace, è innegabile. Il fatto che
piaccia nelle diverse preparazioni alimentari in cui viene
elaborato e a tutte le latitudini a cui viene consumato fa
sorgere il ragionevole dubbio che esistano basi biologiche
che giustifichino il suo ruolo nella società moderna.
Qualche esperimento di laboratorio avvalora la tesi: in
ratti allenati per 14 giorni a consumare un cibo con un
alto livello di palatabilità contenente cioccolato, la
dialisi cerebrale in vivo (un metodo che consente di
misurare le concentrazioni extracellulari di numerosi
neurotrasmettitori) dimostra che i livelli di acetilcolina
aumentano significativamente sia nella corteccia frontale
sia nell'ippocampo. L'aumento nella corteccia frontale è
molto maggiore (superiore del 300 per cento) negli animali
che sono stati allenati più a lungo a mangiare
cioccolato. ciò suggerisce come il conoscere in anticipo
che il cibo darà piacere rappresenta un ulteriore
rinforzo positivo per l'animale di laboratorio, ed è una
delle basi biologiche del ricordo che si converte
nell'irresistibile desiderio psicologico (craving) per il
cioccolato anche nell'uomo. Il cioccolato è inoltre in
grado di sopprimere la preferenza per l'alcol nelle linee
di animali geneticamente selezionate a questo scopo,
suggerendo che possano esistere interazioni tra i sistemi
neurotrasmettitoriali che sottendono al piacere per
l'alcol (come il GABA, la dopamina, il glutammato) e per
il cioccolato.
Un'altra prova a favore delle basi neurochimiche dell'uso
e abuso di cioccolato viene indirettamente fornita dai
sintomi di una forma di depressione atipica descritta come
"disforia isteroide" caratterizzata da frequenti
episodi di umore depresso in risposta al sentirsi
inadeguati o respinti socialmente, che culmina in veri e
propri attacchi bulimici per i dolci e il cioccolato. In
alcune sindromi premestruali, o nel disturbo affettivo
stagionale, i soggetti presentano ipersonnia, letargia e
aumento dell'appetito con particolare predilezione per i
carboidrati e il cioccolato. Il fatto che in questi casi i
sintomi siano controllabili con l'uso di farmaci che
potenziano la trasmissione serotoninergica suggerisce che
le vie centrali a serotonina possano essere coinvolte nel
consumo di cioccolato, che contiene in effetti serotonina,
feniletilamina e metilxantine (caffeina e teobromina). La
presenza di serotonina, per quanto a concentrazioni molto
basse, potrebbe spiegare perché durante le crisi
bulimiche di cioccolato si abusi anche di zuccheri e dolci
in genere (non c'è niente di meglio di pane e
cioccolato): l'ingestione di carboidrati aumenta il
rapporto tra tritpofano plasmatico e altri aminoacidi
neutri e, di conseguenza, attiva il trasporto di
triptofano attraverso la barriera ematoencefalica, con un
aumento della sintesi di serotonina cerebrale, che viene
avvertito con una sensazione di energia e piacere. Gli
aromatizzanti sintetici al gusto di cioccolato (che non
contengono nessuno dei principi attivi del vero
cioccolato) tentano di ottenere un risultato vagamente
simile attraverso un aumento del metabolismo degli acidi
nucleici e degli ormoni tiroidei (la tiroxina in
particolare), e del metabolismo dei glucidi attraverso un
aumento dell'attività della glucoso-6 fosfato
deidrogenasi.
Anche il ruolo dei peptidi centrali negli effetti del
cioccolato non può essere escluso: è stato infatti
scoperto che le endorfine e gli oppioidi sono in grado di
modificare la quantità di cibo assunto tramite un aumento
della sua palatabilità, ed è stato dimostrato che il
naloxone è capace di ridurre in maniera significativa, e
con un eccellente profilo dose-risposta, l'assunzione di
cioccolato e di altri cibi ad alto potere calorico e
gustativo per l'animale di laboratorio. Per contro il
neuropeptide Y ha dimostrato una chiara capacità di
stimolare l'appetito, in particolare di cibi con alta
palatabilità e con un forte potere gustativo, quale
appunto il cioccolato.
Come
la marijuana
La
novità più recente nella neurobiologia del cioccolato è
stata presentata lo scorso anno dal gruppo guidato da
Daniele Piomelli del Neuroscience Institute di San Diego,
in California, che ha analizzato mediante cromatografia
liquida ad alta pressione e spettrometria di massa il
contenuto di 50 milligrammi di polvere di cacao, rilevando
la presenza di acidi grassi in grado di elevare le
concentrazioni di composti cannabinoidi endogeni come la
anandamide o di agire come agonisti del recettore ai
cannabinoidi.
Nell'insieme queste ricerche confermano che il piacere per
il cioccolato potrebbe avere chiare basi biologiche, che
vanno ben al di là del fatto che sin dall'infanzia
l'alimento venga percepito come il premio per un buon voto
o la giusta fine per un pasto completo. In alcuni casi il
cioccolato è capace di dare una vera e propria
dipendenza, definita come una totale incapacità di
resistere a una o più razioni: il "cioccotossico"
non riesce a fermarsi una volta che ha cominciato la
tavoletta, e la quantità che consuma, secondo tutti
quelli che lo circondano, è di gran lunga superiore alla
media pro capite. Non si può praticamente parlare di
astinenza, perché i veri abusatori di cioccolato non
smettono mai di mangiarne, non fanno nessuna differenza
tra l'estate e l'inverno e non aspettano certo le feste
comandate per avere la scusa di consumare la loro dose
giornaliera. La media di cioccolato consumato arriva così
a essere quattro o cinque volte superiore a quella del
resto della popolazione, sino a toccare punte di 800-1.000
grammi alla settimana: qualcosa come 50 chilogrammi di
cioccolato all'anno.
Il cioccolato viene consumato prevalentemente dopo cena,
come ultimo e spesso unico piacere di una giornata
faticosa, o per calmare l'irritabilità, dare nuova
energia e migliorare il tono dell'umore, e viene
maggiormente ricercato dalle donne nel periodo che precede
il ciclo mestruale. Tutto ciò avviene indipendentemente
dal fatto che i soggetti stiano seguendo una dieta, e
senza fondamentali differenze nei diversi Paesi.
Man mano che la comprensione della biologia degli effetti
del cioccolato va definendosi, si delineano nuove proprietà.
Uno degli studi più dettagliati sulle virtù terapeutiche
del cioccolato è stato pubblicato, nel 1990, dal medico
francese Hervé Robert che si proclama entusiasta dei
poteri dell'estratto del cacao. Secondo Robert il
cioccolato non avrebbe nessun effetto collaterale, niente
acne, obesità, mal di testa e carie; au contraire il
cioccolato sarebbe un tonico di primo ordine che, grazie
alla presenza di caffeina, teobromina, serotonina e
feniletilamina e chissà quali altri composti ancora
sconosciuti, potrebbe rivelarsi un efficace antidepressivo
e un potente afrodisiaco.
Il
segreto di Montezuma
Prima
però che il lettore scenda di corsa al bar dell'angolo
per valutare personalmente le virtù del cioccolato, va
precisato che non tutte le preparazioni contengono in
quantità sufficienti i principi attivi necessari. E'
quanto sostiene l'esclusiva Società del cioccolato con
sede a Londra, presieduta dall'integerrima Chantal Coady,
iscrizione aperta a tutti gli amanti dell'alimento ma a
nessuno di quelli che ne abusano, per il semplice motivo
che "non si può assolutamente abusare del vero
cioccolato", che dovrebbe essere fatto di soli tre
ingredienti: solidi di cacao puri e non adulterati (tanto
maggiore è la percentuale tanto meglio), una minima parte
di burro di cacao e pochissimo zucchero; mentre il
cioccolato commerciale conterrebbe come principali
ingredienti zucchero, grassi di origine vegetale, latte in
polvere e solo tracce di polvere di cacao.
Ecco perché quelli che se ne intendono dicono che il vero
"cibo degli dei" è ancora alla portata di
pochi, prodotto da piccole aziende come la Valrhona in
Francia e la Godiva in Belgio, contiene almeno il 70 per
cento di polvere pura di cacao e un decimo delle calorie
di quello venduto commercialmente su larga scala, che
invece solo di rado supera il 40 per cento di polvere di
cacao. Non è un caso se il "cioccolato per
intenditori" è praticamente introvabile e
rappresenta una leccornia con effetti centrali e
periferici completamente diversi da quelli del cioccolato
(ma si può ancora chiamarlo così?) della porta accanto.
Effetti più simili a quelli riportati nei documenti
storici della conquista spagnola della penisola
sudamericana.
Una recente scoperta della Valrhona ha portato, in
effetti, alla creazione di un cioccolato che ha il sapore
di quello bevuto dall'imperatore Montezuma. Si tratta
degli estratti da una piantagione dall'ubicazione
segretissima di semi del genere criollo che consente di
preparare un cioccolato con il 100 per cento di residui
solidi. Questo tipo di preparato viene chiamato Manjari
che in sanscrito significa profumo, perché pare sprigioni
un aroma inconfondibile che ricorda quello che si
respirava ai tempi dei Kelchi Maya. lo stesso che doveva
avere quella bevanda scura e schiumosa che i dignitari di
corte presentarono al principe Filippo di Spagna, dando
origine a una leggenda che non è ancora tramontata.
Luca
Pani
http://www.tempomedico.it/news/575cioc.htm
Cioccolato,
vizi e virtù del cibo degli dei
Giuseppe
Fatati
Il cioccolato è una sostanza gradita a molti, provoca un
indubbio piacere all’ assunzione e annovera estimatori e
detrattori, quasi in eguale misura, nel mondo scientifico.
La sua storia comincia attorno al VII secolo d.C., quando
la popolazione dei Maya colonizza la parte nord del Sud
America e diffonde l’ abitudine di usare i semi di cacao
come moneta di scambio; i semi di cacao vengono in seguito
scoperti e non apprezzati da Cristoforo Colombo nel suo
quarto viaggio alla ricerca delle Indie (1502) e importato
in Europa solo nel 1528 da Hernando Cortez.
Il primo
emporio per la vendita fu aperto a Londra da un francese
è del 1657 e due anni più tardi il Papa Pio V ha modo di
assaggiarlo a Roma senza ricamane una sensazione
piacevole. Solo nel 1875 viene commercializzato il
cioccolato al latte, subito prodotto dallo svizzero Lindt.
Il consumo annuo pro capite è attualmente di 10 Kg in
Europa, contro i 4,8 Kg degli Usa.
Nell’ultimo
secolo molte cose sono state dette, più spesso contro in
passato e a favore negli ultimi anni. Una prima
considerazione da fare è che il cioccolato e qualunque
prodotto a base di esso hanno un alto valore energetico
tanto che in appena cento grammi troviamo circa 500
calorie.
Alimento
ricco in grassi, impegna a lungo la digestione e non e
consigliato in chi ha problemi gastrointestinali; a parità
di peso, il contenuto in grasso è pari a quello di un
formaggio stagionato. È opinione generale che sia un
agente scatenante di crisi di cefalea, anche se recenti
segnalazioni non confermano questo dato.
Anche su un alto punto la comunità scientifica non trova
accordo univoco: il cioccolato può provocare dipendenza?
Una
segnalazione di qualche anno fa dimostra che forti
mangiatori, se invitati a consumare in alternativa al
fondente il cioccolato bianco, presentano sintomi di
abbattimento morale e depressione. Questo evento sarebbe
in relazione alla presenza nel cacao di un antidepressivo
naturale, presente in più alte proporzioni anche nella
canapa indiana, e capace di attivare il sistema
serotoninergico con effetto positivo sul tono dell’¿umore.
Infine,
va detto che nel 1998 il consumo di cioccolato liquido
arricchito in ferro si è dimostrato più efficace della
assunzione del solo ferro nel prevenire le malattie da
carenza marziale nella popolazione pediatrica delle Isole
Giamaicane; ancora più recentemente, la presenza nel
cacao di antiossidanti, quali i polifenoli ha fatto
ipotizzare effetti benefici sul rischio cardiovascolare.
http://www.kwsalute.kataweb.it/Notizia/0,1044,1900,00.html
Cioccolato,
la scheda nutrizionale
Il
cioccolato va considerato un alimento vero e proprio in
virtù della sua composizione. La cioccolata in tazza si
prepara miscelando cacao solubile con latte e il valore
nutritivo varia in rapporto alla quantità di latte e
zucchero aggiunti (200 grammi di latte + 20 di cacao + 10
di zucchero sono circa 220 Kcal).
Esistono
poi vari tipi di cioccolato contenenti proporzioni diverse
di cacao e zucchero spesso con aggiunta di ingredienti
come latte, nocciole ed altro; contengono in media il 30
per cento di grassi, costituiti per il 60 per cento da
acidi grassi saturi tra cui il principale è l'acido
palmitico. Comunque il contenuto calorico è sempre
superiore alle 500 calorie per 100 grammi, in particolare
545 per il cioccolato al latte, 543 per quello al latte
con nocciole, 515 per il cioccolato fondente e 537 per la
crema di nocciole e cioccolato. In pratica un etto di
cioccolato, dal punto di vista calorico, equivale ad
un'abbondante porzione di spaghetti ben conditi e supera
nettamente il cheeseburger (370).
Il
cioccolato, analogamente al caffè e al tè contiene
composti come la teobrina e la teofilina (metilistidine)
che possono avere una azione stimolante. È stata provata
infine la presenza nel cacao di tre aciletanolamine che
avrebbero un'azione sui recettori dei cannabinoidi e
sarebbero responsabili dell'intenso, spesso smodato,
desiderio per il cioccolato che alcuni individui hanno,
tanto da identificare un potenziale abuso ed una
cioccodipendenza.
Il
cioccolato, o meglio suo il consumo abituale, va evitato
da quanti necessitano di perdere peso, indipendentemente
dalla patologia di base, per le possibili interferenze con
la sensazione di fame e principalmente per l'alto
contenuto calorico che ne rende difficile l'inserimento in
un programma alimentare. Lo possiamo, pertanto, definire
un dolce sfizio per i magri ed un amaro extra per chi è
in sovrappeso: per smaltire una buona tazza di cioccolato
ci si deve impegnare in un'attività fisica di almeno
un'ora.
(Da
Salute di Repubblica)
http://www.repubblica.it/online/societa/cioccolata/cioccolata/cioccolata.html
Farmacologia
del Cioccolato
(compresi
effetti , abusi , dipendenza , indicazioni terapeutiche )
Il
cioccolato è una sostanza che piace a molti , tuttavia la
stragrande maggioranza dei cioco-addicts non sa quale sia
la sua composizione ; ecco perciò una breve tabella che
riassume i principali componenti del cioccolato per 100 g
di prodotto :
|
componente
|
-
cioccolato puro-
|
-cioccolato
al latte-
|
-cioccolato
bianco-
|
|
proteine
|
3.2
g
|
7.6
g
|
7.5
g
|
|
lipidi
(cioè grassi)
|
33.5
g
|
32.3
g
|
37
g
|
|
carboidrati
(cioè zuccheri)
|
60.3
g
|
57
g
|
52
g
|
|
lecitina
pura
|
0.3
g
|
0.3
g
|
0.3
g
|
|
teobromina
(*)
|
0.6
g
|
0.2
g
|
----
|
|
calcio
|
20
mg
|
220
mg
|
250
mg
|
|
magnesio
|
80
mg
|
50
mg
|
30
mg
|
|
fosforo
|
130
mg
|
210
mg
|
200
mg
|
|
ferro
|
2
mg
|
0.8
mg
|
----
|
|
rame
|
0.7
mg
|
0.4
mg
|
----
|
|
Vit.
A
|
40
UI
|
300
UI
|
220
UI
|
|
Vit
B1
|
0,06
mg
|
0.1
mg
|
0.1
mg
|
|
Vit.
C
|
1.14
mg
|
0.3
mg
|
3.0
mg
|
|
Vit.
D
|
50
UI
|
70
UI
|
15
UI
|
|
Vit.
E
|
2.4
mg
|
1.2
mg
|
----
|
(*) la
teobromina è una sostanza del gruppo delle Purine analoga
alla caffeina e ne possiede le medesime proprietà
L'
apporto calorico per 100 g di sostanza è così definibile
:
- cioccolato
puro = 2080 kilojoules (kJ) o 495 kilocalorie (kcal)
- cioccolato
al latte = 2160 kilojoules (kJ) o 515 kilocalorie
(kcal)
- cioccolato
bianco = 2260 kilojoules (kJ) o 540 kilocalorie (kcal)
Tutti
possono mangiare il cioccolato ? Alcuni no , come i
diabetici , chi ne è allergico e chi soffre
di reflusso gastro-esofageo dove il consumo di
cioccolato anzi favorisce l'insorgere dei sintomi perchè
modifica l' acidità dello stomaco (Am J Gastroenterol
83(6) , 1998) . Un altro fattore da tenere in debita
considerazione è che l'eliminazione di ossalato di calcio
nei consumatori di cioccolato è aumentata e che quindi
nei soggetti predisposti è più facile la formazione di calcoli
urinari .
La
Ricerca Scientifica ci ha rivelato in tempi recenti (Horm
Metab Res 26(8) ,1994 ) proprietà misconosciute del
cacao : il cioccolato , che dopotutto è una miscela di
saccarosio (zucchero) e cacao , causa uno stress
pancreatico minore del solo saccarosio e quindi da
qualche anno non è più considerato la controindicato in
maniera assoluta per chi soffre di diabete , a condizione
che sia compensato e che sia un diabete non
insulino-dipendente (tipo II o adulto) . Più recentemente
, a Melbourne (1998) , si è dimostrato che l'acido
sterico contenuto nel cioccolato appare essere un potente
agente di prevenzione nei microtrombi coronarici che sono
alla base della malattia infartuale : ricordo qui che il
tanto temuto effetto ipercolesterolizzante del cioccolato
è stato smentito già nel 1994 (Am J Clin Nutr
60(6),1994) grazie ad un lavoro condotto dal
Nutrition Department College of Health (NDCH) per conto
della American Heart Association . Ciliegina
sulla torta : il consumo di cioccolato liquido arricchito
in ferro si è dimostrato più efficace della assunzione
di solo ferro nel prevenire le malattie dovute a carenza
nella popolazione pediatrica delle Isole Giamaicane (Am
J Clin Nutr 67(5) ,1998) grazie alla presenza nel
cioccolato di Vit. C .
http://www.streglio.it/community/storia_cioccolato.html
Nel cacao
sono presenti alcuni antiossidanti che esercitano effetti
positivi sull’organismo contribuendo ad evitare
l’ossidazione del colesterolo, un processo che può
portare al blocco delle arterie e alla riduzione del
flusso sanguigno. Alcuni polifenoli noti come catechine,
che sono i componenti principali del tè, sono stati
rilevati sia nel cioccolato fondente sia nel cioccolato al
latte e si ritiene che possano contribuire alla
prevenzione delle malattie cardiovascolari, potenziando il
sistema immunitario e abbassando il rischio di alcuni tipi
di tumore. Uno studio fatto su più di 6000 uomini e donne
ha dimostrato che il cioccolato può fornire fino al 20
percento delle catechine totali assumibili tramite
l’alimentazione.
Si è
discusso a lungo sul rischio che alimenti ricchi di grassi
saturi possano aumentare i livelli di colesterolo nel
sangue. Attualmente è noto che non tutti i grassi saturi
sono egualmente dannosi ed alcuni, come l’acido stearico
(che rappresenta circa un terzo del grasso presente nel
cioccolato), hanno un effetto neutro sul colesterolo nel
sangue.
Gli
effetti sorprendenti del cioccolato sulla composizione del
sangue non si limitano ai grassi e al colesterolo. Il
cioccolato, spesso visto come un alimento che fornisce
all’organismo zucchero immediatamente disponibile,
presenta di fatto un indice glicemico relativamente basso.
Ciò significa che, dopo avere ingerito del cioccolato, lo
zucchero nel sangue si innalza in modo regolare, meno
velocemente che dopo il consumo di alcune bevande e
alimenti a base di zucchero o di amido facilmente
digeribile.
L’opinione
comune secondo la quale consumare cioccolato porterebbe ad
una serie di innalzamenti ed abbassamenti dei livelli di
zuccheri non si basa su fatti concreti anzi il consumo di
cioccolato può essere goduto, sebbene occasionalmente,
anche da persone affette da diabete.
I
malintesi sugli effetti del cioccolato non si limitano ai
suoi effetti sullo zucchero nel sangue. La ricerca clinica
ha dimostrato che il cioccolato non causa acne o problemi
alla pelle come alcuni ritenevano.
Non vi
sono neppure prove che il cioccolato provochi emicrania o
che sia una delle cause principali del danneggiamento dei
denti, anzi gli scienziati hanno scoperto come i tannini
presenti nel cacao aiutino a prevenire la carie,
probabilmente riducendo la crescita della placca. Inoltre,
sembra che le proteine presenti nel cioccolato al latte
proteggano dalle carie, mentre si ritiene che l’acido
ossalico che si trova nel cioccolato eserciti un effetto
simile abbassando la produzione di acidi.
La
maggior parte della gente tuttavia concorda su un fatto:
una volta che si assaggia il cioccolato è difficile
smettere di mangiarlo. Vi sono teorie in base alle quali
questo desiderio sarebbe dovuto a sostanze
fisiologicamente attive che si trovano nel cioccolato.
Si pensa,
ad esempio, che la feniletilamina imiti l’ormone che
viene rilasciato quando si è innamorati, mentre le
anadamidi si legano agli stessi recettori del cervello a
cui si lega la marijuana. Il cioccolato stimola inoltre il
rilascio delle endorfine, i tranquillanti naturali
dell’organismo. Di fatto, però, nessuna di queste
sostanze sembra essere presente in quantità sufficiente a
produrre effetti reali.
Il
desiderio di consumare questo alimento paradisiaco è
dovuto semplicemente alle tante sensazioni che provoca ed
alla facilità con la quale si può trarne soddisfazione.
Quando consumato con moderazione, il cioccolato non solo
fornisce nutrienti e piacere ma può anche essere
considerato come parte di una alimentazione sana ed
equilibrata.
http://www.dietamed.it/ali_dieta/articoli_alimentazione/cioccolato.html
|
Nutella
e creme spalmabili
Copyright
by THEA 2003
Nutella®
è il nome registrato di un famoso prodotto della
Ferrero. Nacque nel laboratorio di pasticceria di
Pietro Ferrero, fondato ad Alba nel 1944. Il
successo che ne derivò a livello mondiale fu così
vasto che oggi la Nutella è praticamente il
preparato spalmabile a base di cacao e nocciole più
utilizzato e conosciuto. Oltre al consumo spalmato
su pane o fette biscottate o sulla frutta, la
Nutella entra in molte ricette, come le crepês e
le torte. Il suo successo, oltre al gusto
inconfondibile, è legato alla facilità di
conservazione (non va messa in frigorifero) e di
dosaggio. Gli ingredienti principali sono le
nocciole presenti per il 13%, il cacao magro e il
latte scremato in polvere (per il 5%). A questi
sono aggiunti degli emulsionanti con lo scopo di
evitare che i tre componenti principali si
separino, L’emulsionante è di origine vegetale
e si tratta della lecitina di soia. Completano gli
ingredienti il siero di latte in polvere, lo
zucchero, il lattosio e gli aromi. La presenza
delle nocciole e del cacao alza la percentuale
lipidica al 31%, ma anche le proteine sono
presenti in percentuale significativa (6,5). La
frutta secca e il cacao sono fonti di molti sali
minerali, e la Nutella presenta un contenuto molto
elevato di magnesio e fosforo (rispettivamente 80
e 175 mg). Inoltre è ricca di vitamina B2
(0,36 mg per 100 g), vitamina B12
(0,43 mg, che risulta pari al 43% della dose
raccomandata europea). Anche la vitamina E è
presente in buona quantità (4,53 mg).
Nutella
e alimentazione –
La Nutella è stata demonizzata dai nutrizionisti
per due motivi: l'alto contenuto calorico e la
qualità dei suoi ingredienti. Per quanto riguarda
il primo motivo è sicuramente vero che non è
possibile consumarla spesso, ma è altrettanto
vero che è meno "pericolosa" di altri
cibi simili, come per esempio il cioccolato. Il
motivo è proprio la sua spalmabilità (con il
pane o le fette biscottate) e la sua miscibilità
(per esempio con lo yogurt magro) che riducono
drasticamente l'apporto calorico per 100 g di
alimento così modificato. In sostanza può
diventare un surrogato del cioccolato se si
calcola esattamente il contributo calorico.
Per
ciò che concerne la qualità, rimandiamo all'Area
Club dove è valutata insieme alle altre creme
spalmabili.
INFO
AL. - Carboidrati:
57; proteine: 6,5; grassi: 31; acqua: 5,5;
calorie: 533.
Le
creme spalmabili -
Prima dell'avvento delle merendine industriali
confezionate, le creme spalmabili al cioccolato
erano una delle merende più ghiotte per i
bambini: una fetta di pane con la Nutella è un
ricordo tipico dell'infanzia di molti di noi. Oggi
sul mercato sono presenti alcuni prodotti analoghi
che apparentemente sembrano del tutto simili, ma
per la cui valutazione è necessario fare alcune
premesse. I due ingredienti di base delle creme
spalmabili in commercio sono essenzialmente cacao
e nocciole. Esistono poi altri due ingredienti, il burro
di cacao e gli oli
vegetali. Non sempre
sono presenti entrambi, ma hanno lo stesso
scopo: servono per dare consistenza cremosa
all'impasto.
Dal
punto di vista nutrizionale, le creme sono
alimenti molto ricchi di grassi e carboidrati, con
un buon apporto di calcio, magnesio e fosforo.
L'apporto energetico è quindi molto elevato, ma
le creme spalmabili, a differenza del cioccolato,
possono entrare in una dieta a regime (non
dimagrante) se usate sporadicamente e in piccole
quantità, magari in sostituzione di un dolce più
elaborato (se sappiamo accontentarci, una fetta di
pane di 50 g con 20 g di Nutella forniscono un
totale di circa 250 kcal) o come aggiunta di pochi
grammi per rendere più appetibile e saziante un
alimento (particolarmente indicati yogurt e
ricotta).
|
http://www.dietaitaliana.it/Alimentazione/cibi/Nutella.htm
Cioccolato
e salute del sistema cardiovascolare
Diversi studi epidemiologici hanno dimostrato come il
consumo regolare di cibi e bevande ad alto contenuto di
vitamine e polifenoidi sia associato ad una diminuzione
del rischio di mortalità per disturbo cardiovascolare.
Tra i cibi raccomandati ad alto contenuto di polifenoidi,
in particolare flavonoidi, troviamo, quindi, frutta e
verdura (mele e cipolle), te (verde e nero), vino rosso e
cioccolato.
Flavonoidi: antiossidanti per il plasma
Sono numerosi gli studi che negli ultimi anni hanno messo
in evidenza le proprietà
del cioccolato. Recentemente, l'attenzione
della ricerca si è concentrata sui polifenoli sostanze
che hanno un'elevata concentrazione nei semi del cacao.
Tra queste, è stato dimostrato come i flavonoidi siano
caratterizzati da un forte potere ossidante in grado di
contribuire al buon stato di salute dell'apparato
cardiovascolare.
Gli
antiossidanti, infatti, sono una delle principali difese
dell'organismo contro le lesioni provocate dai radicali
liberi, molecole dannose per le cellule, generate nei
processi di metabolismo dell'organismo. Oltre all'azione
antiossidante, i flavonoidi possono inibire l'attivazione
e l'aggregazione delle piastrine, le cellule responsabili
del processo di coagulazione ma anche della formazione di
trombi, pericolosissimi per la circolazione sanguigna.
Si
al cioccolato. Meglio se fondente
Ad aggiornarci sugli effetti positivi dei flavonoidi
contenuti nel cioccolato i risultati pubblicati
sull'ultimo numero di Nature. Secondo un gruppo di
ricerca dell'Istituto
Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione
(Inran) di Roma, il latte interferisce, infatti, con
l'assorbimento delle sostanze antiossidanti presenti
normalmente nel cacao, annullandone l'effetto benefico per
l'organismo.
Lo
studio è stato eseguito su 12 volontari che a giorni
alterni hanno consumato 100 grammi di cioccolato fondente,
100 grammi dello stesso cioccolato ma accompagnato da 200
ml di latte intero, 20 grammi di cioccolato al latte. Dopo
un'ora dall'assunzione del cioccolato, a tutti i
partecipanti è stata testata la capacità antiossidante
attraverso esami specifici sul plasma.
I
risultati della ricerca mostrano che i livelli di sostanze
antiossidanti nel plasma aumentano notevolmente subito
dopo l'introduzione del cioccolato fondente per poi
tornare a livelli basali nel giro di quattro ore.
Questo
non succede affatto quando si assume il cioccolato al
latte e nemmeno quando il fondente è accompagnato da un
bicchiere di latte. Questo effetto sembra essere dovuto
all'interazione tra flavonoidi e proteine del latte.
"Il nostro studio" ha precisato Mauro Serafini,
coordinatore della ricerca, "dimostra che il latte
interferisce con l'assorbimento degli antiossidanti,
annullando i benefici che si ottengono introducendo
piccole quantità di cioccolato nella dieta". Il
gruppo di ricerca si augura che con questo studio anche i
flavonoidi siano introdotti nella dieta al pari di altre
sostanze antiossidanti, incrementando le ricerche riguardo
al loro effetto sulle malattie degenerative.
A
cura di Simona Lambertini (s.lambertini@think2.it)
Biologa, redazione Il Pensiero Scientifico Editore
Serafini M, Bugianesi R, Maiani G, Valtuena S, De Santis
S, Crozier A.
Plasma
antioxidants from chocolate.
Nature. 2003;424(6952):1013.
Steinberg
FM, Bearden MM, Keen CL.
Cocoa and chocolate flavonoids:
implications for cardiovascular health.
Abstract
J Am Diet Assoc. 2003;103(2):215-23
http://msd.mio.yahoo.it/yahoo
Per
terminare alcune “curiosità” sul
tema……………..
Ai tempi
in cui dominava il dio Quetzalcoatl, dio fondatore della
stirpe precolombiana, una bella principessa azteca,
lasciata di guardia al tesoro dal suo sposo mentre questi
era in guerra, venne assalita dai nemici, che volevano
costringerla ad indicare dove fosse nascosto il tesoro.
La
principessa preferì morire piuttosto che rivelare il
segreto e così fu dopo atroci sofferenze.
Dal suo sangue nacque una
pianta con semi amari come la sua sofferenza, forti come
la sua virtù e rossi come il suo sangue.
Fu poi il
dio Quetzalcoatl a farne dono agli uomini per ricordare il
sacrificio della principessa
Il nome
cioccolato deriva da due parole dell'antica lingua azteca:
atle
acqua e xoc
il rumore che la bevanda provoca quando viene sbattuta per
ottenere la schiuma.
http://www.mangiarebene.com/accademia/gusti/cioccolato/leggenda.html
Un
goloso massaggio al cioccolato
Provate il ghiottissimo massaggio
in esclusiva presso il prestigioso Gran Hotel Cour Maison
di Courmayer! Fatevi coccolare da una morbida emulsione a
base di cacao. Il massaggio parte dai piedi e sale su,
fino a ricoprire “dolcemente" la parte lombare e le
spalle. I granuli di cacao eserciteranno un peeling leggero e “tutto da assaggiare”!
http://www.bellezza.it/donne/ali/ricette/dalicioc.html
Tutelato
il cioccolato "puro", da domani scatta il
decreto
ROMA -
Una battaglia vinta per il cioccolato: da domani chiunque
potrà avere la sicurezza di mangiare il cioccolato puro,
quello fatto secondo tradizione, che contiene
esclusivamente il burro di cacao senza altri grassi
vegetali aggiunti. Il prodotto sarà garantito
dall'entrata in vigore del decreto legislativo 178 del
2003 che permette solo a questo cioccolato la definizione
di "puro". Ma ottenuto questo primo
riconoscimento, adesso si apre una nuova battaglia per far
ottenere al miglior cioccolato artigianale la
denominazione Specialità Tradizionale Garantita (Stg)
Antico cioccolato artigianale.
Gli altri
prodotti potranno fregiarsi del titolo di
"cioccolato" ma non potranno contenere più del
5% di grassi vegetali (che possono essere solo burro d'illipé,
olio di palma, grasso o stereatina di shorea, burro di
karité, burro di kokume, grasso di nocciolo del mango),
con bene in vista sull'etichetta la dicitura ''contiene
altri grassi vegetali oltre il burro di cacao''. Quei
prodotti che invece contengono più del 5% di grassi
vegetali non potranno essere definiti cioccolato, ma (come
del resto accadeva già prima) saranno dei semplici
surrogati di cioccolato.
(2 agosto
2003)
http://www.repubblica.it/2003/h/sezioni/
cronaca/cioccolato/cioccolato/cioccolato.html
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