|
E’
talmente frequente che un assistito si lamenti perché il
farmaco che ho prescritto “gli ha dato fastidio al
fegato” che corro ormai il rischio di non farci più
caso e sottostimare una possibile, reale, epatotossicità
da farmaci.. Colgo l’occasione di aggiornarmi
sull’argomento, anche se questa volta in piena
tranquillità, perché l’assistita, mentre lamenta
l’effetto collaterale epatico dell’ultima terapia
(letto anche sul web), indica come sede del problema il
fianco sinistro……..
Non
dimentichiamo che le donne più degli uomini sono
consumatrici di farmaci. Il fegato è l’organo che
metabolizza i farmaci e le sostanze tossiche; per questo
motivo può subire un danno da farmaci che non sempre è
evidente clinicamente. Infatti il meccanismo di danno da
farmaci è solo in casi eccezionali dovuto alla dose
eccessiva (effetto dose-dipendente); nella maggioranza dei
casi il meccanismo del danno da farmaci è di tipo
immuno-allergico. Ciò significa che basta una singola
somministrazione di farmaco per determinare il danno
epatico.
http://cmparita.governo.it/cmparita/commissione
/attivita/pubblicazioni/mente_cuore_braccia/
Salute_delle_donne_136-146.pdf
DOMANDA
In
che misura il fegato danneggiato (da un'epatite,
un'intossicazione alcolica e/o farmacologica, ecc...) si
riforma, si rigenera? Si "guarisce" dalle
patologie del fegato? Quando un danno epatico è
reversibile e quando no? E' una credenza popolare? Si dice
così per tranquillizzare il paziente oppure succede
davvero? Gli psicofarmaci ansiolitici ed antidepressivi
(in particolare le benzodiazepine) danneggiano "in
modo definitivo"?
RISPOSTA
Il
danno da farmaci è di solito reversibile e questo vale
anche per le epatiti, per le "intossicazioni" ed
anche per il danno da alcol. Ovviamente dipende dalla
estensione del danno che si è causato e dalle eventuali
cicatrici che si sono determinate nel fegato. In linea di
principio il fegato rigenera e ripara il danno, se questo
non è andato oltre il limite. Gli psicofarmaci, in
particolare le benzodiazepine, non danneggiano in modo
irreparabile il fegato.
http://www.paginemediche.it/areapubblica/aree/domande/risposta.
LA
TERAPIA DELLE EPATITI DA FARMACI
(Alessandra
Mangia, A. Andriulli - S.Giovanni Rotondo)
INTRODUZIONE
Si ritiene che circa 600 tipi di farmaci possano essere
responsabili di lesioni epatiche.
Le epatiti da farmaci rappresentano il 10% dei casi di
epatite acuta nell'adulto; nella fascia di età al di
sopra di 50 anni la loro frequenza supera il 40%. E'
probabile che il danno da farmaci sia comunque
sottostimato a causa della relativamente scarsa attenzione
al problema e della difficile diagnosi differenziale.
DEFINIZIONE
L'epatite
acuta
da farmaci è un'epatite di tipo citolitico, colestatico o
misto caratterizzata rispettivamente da aumento di ALT, di
fosfatasi alcalina o di entrambe superiore a 2 volte la
norma. Il rapporto fra i 2 enzimi può essere compreso fra
2 e 5.
Le forme subacute
sono caratterizzate da una necrosi epatocitaria prolungata
nei casi in cui l'iniziale danno epatico sia misconosciuto
e il farmaco continui ad essere assunto o quando il danno
si mantenga anche in assenza dell'assunzione del farmaco
immagazzinato a livello dei tessuti.
Le epatiti granulomatose
possono essere completamente asintomatiche o scoperte per
alterazioni biochimiche di scarso rilievo (FA, GGT).
DIAGNOSI
La diagnosi di epatite da farmaci è
una diagnosi di esclusione.
Solo di rado è possibile ipotizzarla sulla base del dato
anamnestico di:
1.
evidenza di intossicazione (per esempio
paracetamolo a scopo suicida),
2.
presenza di autoanticorpi sierici specifici (per
esempio anticorpi antimicrosomi per la diidralazina),
3.
recidiva del danno epatico in caso di riassunzione
accidentale.
Sono
stati proposti alcuni criteri per la diagnosi di danno
epatico da farmaci. L'attribuzione di un punteggio a tali
criteri permette di effettuare una diagnosi di possibilità,
probabilità o certezza.
L'anamnesi
per l'assunzione di farmaci deve essere molto dettagliata:
dosaggio, via di somministrazione, durata della terapia,
farmaci assunti in concomitanza vanno accuratamente
indagati. Va richiesto se il paziente fa uso di medicinali
autoprescritti tipo vitamine o erbe, o se fa uso di
droghe. Va inoltre considerata la possibilità di insulto
tossico superimposto ad un preesistente danno epatico.
Vanno ricercati segni
clinici:
eruzioni cutanee, febbre, artralgie
e di laboratorio:
ipereosinofilia (>6%), trombocitopenia immunoallergica
che orientino verso un fenomeno di ipersensibilità. La
biopsia epatica è di utilità limitata per la diagnosi ma
può essere di aiuto per:
1.
mettere in evidenza una causa differente,
2.
evidenziare una lesione specifica o evocatrice di
un danno da farmaci,
3.
rilevare il carattere recente del danno nel caso di
farmaci capaci di provocare danno cronico qualora il
trattamento con il farmaco sia indispensabile.
Il
miglioramento dopo la sospensione del farmaco è
l'elemento più utile per la diagnosi. Il test di
provocazione con la riassunzione del farmaco è troppo
pericoloso per poter essere attuato intenzionalmente.
ANATOMIA PATOLOGICA
Classificazione
degli effetti patologici dei farmaci sul fegato:
|
Epatocellulare
Acuto
|
|
|
|
|
come
nelle classiche epatiti virali
|
Metildopa,disulfiram,isoniazide,papaverina,
ecstasy
|
|
|
|
|
mononucleosi-like
|
Fentoina,sulfonamidi,dapsone
|
|
|
|
|
Necrosi
submassiva
|
Zona
3
|
Piroxicam,chetoconazolo,acetaminofene,alotano,
metossifluorano,enfluorano,diidralazina
|
|
Zona
1
|
Cocaina
|
|
|
|
|
Necrosi
massiva
|
Isoniazide,etambutolo,rifampicina,fentoina,
naproxene,fenilbutazone,enfluorano
|
|
|
|
|
Epatocellulare
Cronico
|
|
|
|
|
Epatite
cronica
|
Ossifenisantina,metildopa,benzarone,clometacin,
isoniazide,nitrofurantoina,minociclina, dantrolene
|
|
|
|
|
Fibrosi
|
Metotrexate,e-ferol,
torotrast, eroina
|
|
|
|
|
Fibrosi
con hepar lobatum
|
Chemioterapia
per il cancro mammario
|
|
|
|
|
Cirrosi
|
Isoniazide,metotrexate,metildopa
|
|
Danno
colestatico acuto
|
|
|
|
|
Colestasi
pura
|
Steroidi
anabolizzanti e contraccettivi orali, ciclosporina,
chetoconazolo
|
|
|
|
|
Colestasi
+ danno epatocellulare lieve
|
Fenotiazine,
eritromicina, trimetroprim-sulfametossazolo,
cloxacillina, flucoxacillina, sali d'oro,
D-penicillamina, nutrizione parenterale totale
|
|
|
|
|
Colestasi
+ degenerazione dei dotti biliari o colangite acuta
|
Paraquat,
allopurinolo, idralazina,carbamazepina
|
|
|
|
|
Danno
colestatico cronico +/-duttopenia
|
|
|
|
|
Cirrosi
biliare primitiva-like
|
Clorpromazina,
proclorperazina, ajmalina, troleandomicina,
aloperidolo, benoxaprofene,
clorpropmide+eritromicina
|
|
|
|
|
Colangite
sclerosanteprimitiva-like
|
Iniezione
di formalina per cisti idatidee, embolizzazione
dell'arteria epatica, infusione arteriosa di
floxuridina
|
|
|
|
|
Cirrosi
biliare micronodulare
|
Clorpromazina,
tiabendazolo
|
PATOGENESI
Nella
maggior parte dei casi il meccanismo resta sconosciuto.
Più che al farmaco in sé, la tossicità
è legata alla sua trasformazione da parte degli enzimi
epatici in metaboliti tossici.
I meccanismi di danno epatico sono di tipo tossico e di
tipo immmunoallergico.
Esistono 2 tipi di danno
tossico:
1.
da sovradosaggio (ad evoluzione generalmente
fatale, come per l'intossicazione da paracetamolo)
2.
da idiosincrasia (1/100-1/100000 casi)
Il
danno
immunoallergico
è dovuto ad una reazione contro neoantigeni che risultano
dal legame covalente fra metaboliti del farmaco e
componenti cellulari. Tali fenomeni autoimmuni portano
alla formazione di autoanticorpi aspecifici, come gli ASMA
o gli ANA. Altri anticorpi specifici, come quelli anti
microsomi LM contro il P450 IA2, sono stati descritti
contro l'idralazina o, indotti dall'acido tienilico contro
il P450IIC (anti lKM2).
Fattori come il digiuno e la malnutrizione possono
favorire la tossicità così come la concomitante
assunzione di altri farmaci che provochino un induzione
enzimatica. Una ridotta capacità detossificante di alcuni
enzimi geneticamente determinata può aumentare la
tossicità di diversi farmaci.
Sia
le epatiti colestatiche che le forme miste sono
generalmente attribuite a meccanismo immuno allergico.
Questa ipotesi è rafforzata dall'epatotossicità crociata
tra farmaci che hanno struttura simile. E' stato
ipotizzato che come conseguenza delle alterazioni nelle
membrane lipidiche si verifichi un alterato trasporto di
ioni; alla fine si ridurrebbe anche il flusso biliare.
TERAPIA
La prima terapia è la prevenzione.
Vanno indagati fattori di rischio come la presenza di
concomitanti malattie epatiche, l'abuso di alcool, la
presenza di insufficienza renale; vanno considerati l'età
e il sesso essendo l'età avanzata e il sesso femminile più
spesso colpiti da un danno epatico da farmaci. Questi
fattori possono dissuadere dall'uso di un farmaco o
indurne la rapida sospensione. La riduzione del dosaggio
può prevenire in qualche caso la tossicità. Per i
farmaci con rischio relativamente elevato si può
effettuare una prevenzione primaria attraverso uno stretto
monitoraggio.
La prima misura da adottare è identificare
precocemente il farmaco
in causa, allo scopo di prevenire l'evoluzione in forme più
severe o croniche e di evitare il ripetersi di nuovi
episodi, inclusi casi di epatite fulminante.
Nelle forme da intossicazione acuta da sostanze che
provocano un danno dose dipendente, la lavanda
gastrica
aiuta a rimuovere una parte del farmaco ancora presente
nello stomaco. Per un limitato numero di sostanze sono
presenti antidoti:
N-acetilcisteina per paracetamolo; desferoxamina per
ferro.
Naturalmente la prima misura da adottare è la sospensione
del farmaco.
Anche quando il meccanismo è autoimmune la reazione
regredisce. Talvolta ciò richiede mesi. Se vi sono
sintomi sistemici severi e se le manifestazioni durano più
di 4 settimane senza tendenza alla risoluzione, è
indicato l'uso dei cortisonici. La durata del trattamento
dipenderà dalla variazione negli indici di funzionalità
epatica; un periodo di 6-12 settimane è in genere
sufficiente.
Il trapianto
di fegato
è la terapia delle forme fulminanti: il 10% dei bambini e
il 16% degli adulti vengono trapiantati per un danno acuto
da farmaci. L'intossicazione da paracetamolo è il caso più
frequente.
L'impiego di farmaci come anticorpi
monoclonali
per bloccare l'adesione dei neutrofili all'endotelio
oppure per inibire citochine come il TNFalfa sta per
estendersi anche alle epatiti da farmaci.
Nell'intossicazione da paracetamolo è stato dimostrato il
blocco della necrosi epatocitaria attraverso l'inibizione
delle cellule di Kupffer con l'impiego del destran
solfato e
del gadolinio.
Per i farmaci che hanno azione dose-dipendente, la
valutazione dei livelli ematici del farmaco può essere
d'aiuto (per esempio nel caso della ciclosporina che
induce una colestasi di lieve entità in ragione della sua
concentrazione).
http://www.hepaticdiseases.com/it/terapia_ep_farmaci.htm

Programma permanente ed in continua evoluzione per
informarsi e/o saperne di più.
COME
RICONOSCERE IL DANNO EPATICO DA FARMACI (DEF)
Luigi Pagliaro, Ordinario di Medicina Interna, Istituto
di Medicina Interna e Pneumologia, Ospedale Cervello,
Università di Palermo.
Note
di epidemiologia.
-
Circa
6% di tutti gli eventi avversi da farmaci
-
Incidenza
più elevata fra gli eventi avversi gravi
-
Causa
più frequente di eliminazione di farmaci dal
commercio
-
Circa
5% dei casi di ittero o epatite acuta extraospedalieri
-
Circa
10-40% dei casi di ittero o epatite acuta
ospedalizzati; incidenza più elevata nei soggetti
anziani
-
Causa
importante di insufficienza epatica acuta (> 16%;
incidenza più elevata nei soggetti anziani)
DEF
acuto: il sospetto
1.
Un DEF dovrebbe essere sospettato quando in un
soggetto che ha iniziato un nuovo trattamento
farmacologico nelle ultime settimane o mesi, senza sintomi
o con sintomi aspecifici (nausea, dispepsia malessere
generale), si rilevano alterazioni di tests di funzionalità
epatica (LFT) in precedenza normali: AST/ALT (evento più
frequente) e/o fosfatasi alcalina (FosfAlc) e bilirubina
totale.
2.
In una parte di questi casi le alterazioni degli
LFT sono associate alla comparsa di ittero ( bilirubina
totale > 3 mg/dl, = 50% diretta), che può essere il
motivo del ricorso al laboratorio. L’ittero può essere
isolato o associato a sintomi (nausea, dispepsia malessere
generale) e, in certi casi (v. oltre), manifestazioni
extraepatiche (rash; linfoadenopatia; eosinofilia;
piastrinopenia; neutropenia; insufficienza renale con
ipercreatininemia).
3.
Una presentazione rara e drammatica è la rapida
comparsa di dolore addominale severo e ascite, con o senza
sindrome da ipoperfusione sistemica con ipotensione,
tachicardia, fino allo shock. Questa presentazione è
specifica della trombosi delle vv. sovraepatiche (sindrome
di Budd-Chiari) ed è dovuta a estroprogestinici, in
genere in donne con predisposizione alla trombofilia da
cause ereditarie (la più frequente è la mutazione del
fattore V di Leiden) o acquisite (più frequentemente le
sindromi mieloproliferative).
DEF
acuto: criteri generali di diagnosi
1.
La diagnosi di DEF è spesso difficile perché i
quadri clinici e di laboratorio del DEF non sono specifici
e riproducono quelli di malattie spontanee. I criteri
riportati nel box (da voce bibliografica 3, modificato)
determinano il livello di probabilità di DEF.
|
1.
Il sospetto DEF si è manifestato dopo un
appropriato intervallo di tempo dalla
somministrazione del farmaco e non è spiegabile
da altre cause
2.
Il sospetto DEF si era già verificato in
una precedente esposizione
3.
È stato possibile dimostrare
concentrazioni tossiche del farmaco sospetto,
responsabile della ADR nel sangue (o in altri
liquidi organici)
4.
La manifestazione clinica è già nota
dalla letteratura come possibile reazione avversa
al farmaco sospettato
5.
Il sospetto DEF è migliorato o è
scomparso dopo un tempo appropriato dalla
sospensione del farmaco (dechallenge)
|
Note
ai criteri del box
-
Criterio
1:
l’intervallo fra inizio del trattamento e inizio
delle manifestazioni cliniche e di laboratorio del DEF
dipende dal tipo patogenetico di DEF: è di pochi
giorni per farmaci a tossicità diretta (es.
paracetamolo); da 10 giorni ad alcune settimane per il
DEF da ipersensibilità, spesso associato a rash ed
eosinofilia (es. alotano, allopurinolo); fino a 6-12
settimane per il DEF da idiosincrasie metaboliche (es.
isoniazide).
-
Criterio
2:
perde la sua validità se il farmaco non è stato
largamente impiegato nella pratica corrente (e non
solo nelle sperimentazioni cliniche randomizzate).
-
Criterio
3:
nel DEF di tipo colestatico l’intervallo sospensione
del farmaco-regressione delle manifestazioni è lungo,
fino a 6 mesi; la colestasi può essere irreversibile
se il farmaco ha provocato la vanishing bile duct
sindrome (VBDS).
DEF
acuto: tipi principali e diagnosi per tipo
1.
Epatitico.
Aumento prevalente di AST/ALT, con o senza ittero.
L’aumento di AST/ALT può essere moderato (3-5 X N,
comunque > 2 X N) o notevole (es, 50-100 X N). Può
coesistere un modesto aumento di Fosf Alc (ALT X N/Fosf
Alc X N >= 5). La diagnosi differenziale si pone con le
epatiti da virus A, B o C, più raramente da virus di
Epstein-Barr; in soggetti con immunodepressione da
patologia associata o iatrogena, con epatite da CMV. È
basata su tre ordini di criteri:
·
sono
positivi i criteri generali di DEF;
·
età:
in assenza di fattori di rischio per epatiti da virus, i
DEF sono più frequenti negli anziani;
·
è
negativa la ricerca di anti-HAV IgM, di HbsAg, di HCV-RNA,
di anti-VCA IgM per il virus di Epstein-Barr;
·
il
DEF epatitico acuto è tipicamente associato con:
isoniazide (che può dare anche epatite cronica),
pirazinamide, alotano, troglitazone.
2.
Colestatico.
Aumento di Fosf Alc > 2 X N senza aumento o con aumento
moderato di AST/ALT e rapporto AST/ALT X N/Fosf Alc X N
<= 2, con o senza ittero; spesso presente prurito.
L’aumento di Fosf Alc si associa ad aumento di
gamma-glutamiltranspeptidasi (gammaGT); questo, se non
accompagnato da alterazioni di altri LFT, non è
indice di danno epatico. La diagnosi differenziale si pone
con gli itteri da ostruzione meccanica. È basata su due
ordini di criteri:
·
sono
positivi i criteri generali di DEF;
·
non
significativa l’età: sono più frequenti negli anziani
sia gli itteri da ostruzione meccanica che i DEF;
·
l’ecografia
non mostra dilatazione delle vie biliari intraepatiche e/o
del coledoco;
·
il
DEF colestatico è tipicamente associato con: estrogeni,
tamoxifene, steroidi anabolici, ciclosporina, azatioprina.
3.
Misto.
Aumento associato di AST/ALT e Fosf Alc, con
rapporto ALT X N/Fosf Alc X N fra 5 e 2 X N, con o senza
ittero. Può essere presente prurito. Questa associazione
di LFT è più frequente nel DEF che in altre epatopatie.
La diagnosi differenziale si pone con la patologia
spontanea di tipo epatitico e/o di tipo colestatico, in
relazione con la presentazione clinica prevalente.
·
Il
DEF misto è tipicamente associato con:
amoxicillina-clavulanico, antidepressivi triciclici,
fenotiazine, FANS.
4.
Insufficienza
epatica acuta.
I DEF del tipo epatite acuta o misto possono avere
carattere di gravità ed evolvere in insufficienza epatica
acuta. I criteri precoci di gravità sono: la presenza e
l’intensità dell’ittero; l’associazione di
manifestazioni extraepatiche e, particolarmente, di
ipercreatininemia; la riduzione rapida dell’attività
protrombinica. Il rischio di insufficienza epatica acuta
è associato soprattutto al DEF da alotano e da
paracetamolo, ma è presente con minor frequenza
praticamente con tutti i DEF acuti epatitici o misti (es.
nimesulide) (4).
5.
Trombosi
delle vv. sovraepatiche (s. di Budd-Chiari)
. (V. sezione DEF: il sospetto, punto 3). E’ la
forma più grave di DEF. Questa presentazione clinica
esige ricovero immediato in un ospedale attrezzato (shunt
porto-cavale transgiugulare, TIPS). Dopo la sospensione
del farmaco può non regredire ed evolvere in una sindrome
di ipertensione portale cronica.
DEF
cronico (molto più raro del DEF acuto): il sospetto.
Per
convenzione in generale si definisce "cronico"
un DEF di durata > 3 mesi.
1.
Un DEF cronico può essere sospettato in un
soggetto in cui è presente da > 3 mesi un aumento di
varia entità di AST/ALT (evento più frequente) e/o di
FosfAlc, rilevato per la prima volta dopo
l’inizio di un nuovo trattamento farmacologico, senza
sintomi o con sintomi aspecifici (il più frequente è
l’astenia).
2.
Oppure: un ittero colestatico di durata > 3
mesi, rilevato per la prima volta dopo l’inizio
di un nuovo trattamento farmacologico.
DEF
cronico: tipi principali e diagnosi
1.
Epatite
cronica.
L’epatite cronica da DEF è rara; ed è sospettabile per
trattamenti cronici con metildopa, isoniazide, iproniazide,
diclofenac, minociclina. La diagnosi differenziale si pone
nei confronti delle epatiti croniche da virus B e C, che
sono assai più frequenti e delle epatiti autoimmuni.
o
Il
criterio diagnostico differenziale più accurato è la
sospensione del farmaco: la normalizzazione dei LFT entro
1-3 settimane conferma il sospetto di DEF (dechallenge).
o
Le
positività di HbsAg e di AntiHCV hanno una sensibilità
prossima al 100% per la diagnosi di epatite cronica da
virus, rispettivamente B e C. Markers di epatite autoimune
sono gli autoanticorpi (i più comuni nell’epatite
autoimmune sono ANA, SMA/Antiactina, o LKM1, a titolo
>= 1:80. La sensibilità degli autoanticorpi non è
molto alta (ANA e/o SMA 87%; LKM1, nell’adulto circa 20%
(4).
Inoltre, ANA e/o SMA possono esser positivi in epatiti
croniche da DEF che assumono aspetti da ipersensibilità.
2.
Steatoepatite
(non-alcoholic steatoheptitis, NASH).
Come per l’epatite cronica da DEF, il criterio
diagnostico differenziale più accurato è la
normalizzazione delle alterazioni dei LFT dopo sospensione
del farmaco (dechallenge). Non ci sono markers biochimici,
e inoltre steatoepatite idiopatica e da DEF riconoscono
gli stessi fattori predisponesti: sesso femminile, obesità,
diabete tipo 2, ipertrigliceridemia. La NASH da farmaci è
rara ed è associata con: amiodarone, metotrexato,
tamoxifene, nucleosidi anti-retrovirali.
3.
Colestasi
cronica.
Si manifesta clinicamente con ittero, di solito associato
a prurito, con aumento di FosfAlc ± aumento moderato di
AST/ALT e rapporto AST/ALT X N/Fosf Alc X N <= 2. La
diagnosi differenziale si pone con la cirrosi biliare
primitiva e con la colangite sclerosante primitiva. In
queste malattie l’ittero si sviluppa in fase avanzata e
quindi si associa con altri segni di malattia cronica di
fegato (splenomegalia, piastrinopenia, segni ecografici di
ipertensione portale). Nella cirrosi biliare il marker
biochimico è l’anticorpo antimitocondrio (AMA) positivo
nel 96% dei casi (5);
nella colangite sclerosante il marker è l’anticorpo
anticitoplasma dei neutrofili perinucleare (pANCA)
positivo nel 65% dei casi. La colestasi cronica da DEF può
evolvere in sindrome di scomparsa dei dotti biliari
intraepatici (vanishing bile duct sindrome, VBDS),
che può essere irreversibile (diagnosi differenziale con
la cirrosi biliare primitiva: antimitocondrio negativo) o
regredire molto lentamente (fino a 2 anni) e non sempre
completamente. La VBDS è tipicamente associata a
clorpromazina, flucloxacillina, amoxicillina-clavulanico.
4.
Venopatia
occlusiva (veno-occlusive disease, VOD).
La VOD può avere presentazione e decorso acuto o cronico.
La forma acuta è una grave complicazione dei trapianti,
soprattutto di midollo osseo, ed è stata associata alla
chemioterapia pre-trapianto. Si manifesta dopo qualche
settimana dal trapianto (< 4 settimane), con ittero,
dolore addominale e ascite (simile alla s. di Budd Chiari
da contraccettivi). La prognosi è grave. La forma cronica
insorge dopo mesi o anche qualche anno dopo l’inizio di
un trattamento con immunosoppressivi/chemioterapici,
soprattutto azatioprina, 6-mercaptopurina o uretano. Il
quadro clinico è simile a quello della cirrosi.
Nota:
1.
L’ associazione tra tipo di danno e farmaco
causale non è esclusiva: come mostrano parecchi degli
esempi riportati, lo stesso farmaco può essere associato
a tipi di DEF diversi
2.
Non trascurare il rischio di DEF da prodotti di
erboristeria o da banco
Suggerimenti
per la pratica.
-
Un
DEF è sospettabile in tutti i soggetti che
hanno iniziato un nuovo trattamento farmacologico
nelle ultime settimane o mesi (v. sopra).
-
Nel
sospetto di DEF, sospendere il farmaco sospettato (o i
farmaci sospettati) e ricercare i criteri di
conferma/esclusione (v. sopra).
-
Inviare
in ospedale per ricovero o ricerche diagnostiche i
soggetti con sospetto DEF associato a ittero, a grave
compromissione generale con dolore addominale, o a
manifestazioni extraepatiche, specie di tipo
immunollergico (rash, febbre elevata,
ipercreatininemia, piastrino- o leucopenia).
-
Per
i pazienti con DEF ospedalizzati: contattare un centro
trapianti se sono presenti encefalopatia, ascite o
altre manifestazioni di insufficienza epatica o di
ipertensione portale, e/o se l’attività
protrombinica si riduce progressivamente e ha
raggiunto il 30%.
-
Data
la mancanza di trattamenti specifici (eccezione:
acetilcisteina per il DEF da paracetamolo), limitarsi
ai trattamenti palliativi (es: antinausea; idratazione
se evidenza di disidratazione e ipercreatininemia; etc).
Trattamenti specialistici (TIPS, trapianto) sono di
pertinenza di centri specialistici.
Per
ulteriori approfondimenti sul danno epatico da farmaci:
www.farmacovigilanza.org
:
Prof.
Stephan Krähenbühl, MD, Ph.D.
Head
of the Division of Clinical Pharmacology & Toxicology
at
the University Hospital of Basel - Switzerland
"I
mitocondri come possibile bersaglio della tossicità
epatica"
Molti
farmaci presentano un'alta tossicità epatica che può
comportare gravi conseguenze soprattutto per i pazienti,
ma anche per i loro medici curanti e per le case
farmaceutiche che potrebbero essere costrette a ritirare
quei farmaci dal mercato.
Nella
maggior parte dei casi, il meccanismo che produce il danno
epatico non è noto. Negli ultimi anni, è stato
verificato che il danno a carico dei mitocondri è una
delle principali cause dell'epatotossicità indotta dai
farmaci. I farmaci possono agire sui mitocondri tramite
una serie di meccanismi:
Inibizione
della catena di trasporto degli elettroni Amiodarone,
benzbromarone, bupremorfina, flutamide, MPP+, oxmetidina
Disaccoppiamento
della fosforilazione ossidativa Amiodarone, benzbromarone,
bupivacaina, buprenorfina, etidocaina, NSAID, taurina
Transizione
della permeabilità Salicilato, valproato mitocondriale
Inibizione
del metabolismo degli acidi grassi mitocondriali
Amiodarone, benzbromarone, buprenorfina, ormoni femminili,
NSAID, tetraciclina
Danni
all'ossidazione del DNA mitocondriale Alcol
Inibizione
della sintesi del DNA mitocondriale Analoghi del
nucleoside come la zidovudina, la fialuridina e altri.
Nella
prima parte dell'intervento verranno presentati alcuni
esempi clinici di danneggiamento dei mitocondri epatici
prodotto da farmaci e verranno discussi i meccanismi che
ne sono alla base e le conseguenze cliniche.
Poiché
molte lesioni delle cellule epatiche causate da farmaci
non sono prevedibili, è importante individuare i fattori
di rischio associati con gli effetti collaterali negativi
a carico del fegato. La preesistenza di malattie
mitocondriali e/o l'ingestione di tossine mitocondriali già
note possono rappresentare un fattore di predisposizione
per una tossicità mitocondriale clinicamente rilevante e
verranno discusse nella seconda parte dell'intervento.
http://www.sigma-tau.it/fondazione/lezionisulmetabolismo/
Abstract_bologna_02ottobre2002.htm
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