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Attenti al Fluoro

Il fluoro in natura si trova nei minerali di fluoriteLe donne sono avvezze al cambio delle mode, pretesto per divertenti shopping stagionali, ma quando si tratta di pratiche farmacologiche, specialmente se rivolte ai figli, non amano i cambiamenti, secondo il detto che “ se è andata bene la prima volta, meglio non variare”.Così, dieci anni fa, col primo figlio la mia assistita ha iniziato la fluoroprofilassi in gravidanza, ora, col secondo, le viene addirittura consigliato di non bere nemmeno l’acqua del rubinetto.

E lei mi riporta quanto trovato sul web.......

Attenti al fluoro

Fluoroprofilassi e fluorizzazione delle acque

di Massimiliano Benevene

“Sono spaventato dalla prospettiva di utilizzo dell’acqua come veicolo di farmaci. I fluoruri sono corrosivi veleni che produrranno seri effetti a lungo termine. Ogni tentativo di utilizzare l’acqua a questo scopo è deplorevole.” - Dr. Charles Gordon Heyd, ex Presidente della American Medical Association. [1]

Asserzioni forti come questa sono solo un esempio di quanto numerosi ed autorevoli ricercatori, odontoiatri, associazioni mediche, sostengono da tempo contro la controversa pratica della fluorizzazione delle acque ad uso domestico.

Il fluoro è un alogeno (come il cloro), ed è il più elettronegativo degli elementi, reagisce perciò facilmente con la maggior parte di essi; è un gas biatomico tossico, corrosivo e di odore penetrante. Si trova in natura nei minerali fluorite, criolite e apatite; inoltre, sotto forma di fluoruri, si trova nelle acque, negli organismi vegetali, e nello scheletro e nei denti degli animali [2]. E’ alla base di gas nervini come il Soman ed il Sarin.

Dal 1945, quando venne sperimentata l’addizione di fluoro nelle acque potabili di Newburgh (stato di New York) [3], si è progressivamente diffusa questa pratica il cui scopo dichiarato è quello di prevenzione delle carie nella popolazione. Oggi è praticata in numerosi Paesi, tra cui USA, Australia ed alcune zone in Gran Bretagna. E’ proibita in Belgio, Danimarca, Olanda e Francia, in Spagna e Germania ogni decisione è rimessa alle autorità locali, in Italia non esiste una legge specifica a riguardo. [4]

Queste poche informazioni già permettono di capire quanto si tratti di una questione complessa, e interessante a quanto pare. Cerchiamo di capire meglio.

Il beneficio della fluoroprofilassi, ossia dell’uso di dentifrici contenenti fluoruri (tipicamente fluoruro di sodio, monofluorofosfato di sodio o fluoruro stannoso) o nel caso dei bambini nell’assunzione di fluoro via tavolette o gocce, consistono essenzialmente nella formazione di uno smalto più resistente agli attacchi acidi demineralizzanti. Ma la distinzione tra uso locale, come nel caso dei dentifrici (purché non ingeriti!), ed uso sistemico, come nel caso delle tavolette o dell’acqua “fluorizzata” non è banale. L’assorbimento complessivo è infatti ben diverso nei due casi. Perché un eccessivo assorbimento di fluoro è tanto dannoso da spingere Belgio ed India a bandire non solo la fluorizzazione delle acque, ma anche chewing-gum , compresse e gocce?

Perché esso provoca fluorosi, che si manifesta con denti screziati, decolorati, macchiati fino a significative erosioni dello smalto stesso (vedi http://www.fluoride.org.uk/picture_gallery/fluorosis.html ). Ma non solo.

Ecco un estratto delle conclusioni del Rapporto Natick, città del Massachusetts, USA:

1) Il fluoruro ha effetti negativi sul sistema nervoso centrale, determina alterazioni comportamentali e deficit cognitivi. Questi effetti sono stati osservati a dosi di assunzione effettivamente riscontrate in alcuni cittadini negli USA. C’è buona evidenza (scientifica) che il fluoruro è un neurotossico dello sviluppo, ad indicare che ha effetti sul sistema nervoso del feto in sviluppo a dosi che non sono tossiche invece per la madre. Tale neurotossicità si manifesterà come ridotto quoziente intellettivo ed alterazioni comportamentali.

2) La fluorizzazione dell’acqua è chiaramente correlata all’aumento delle fratture all’anca in persone oltre i 65 anni, sulla base di due recenti studi epidemiologici.

3) Alcuni adulti sono ipersensibili anche a ridotte quantità di fluoruro, inclusa quella contenuta nell’acqua fluorizzata.

4) L’impatto del fluoruro sulla riproduzione umana alle dosi ricevute dalla semplice esposizione ambientale è fonte di seria preoccupazione: un recente studio epidemiologico mostra una correlazione tra la diminuzione annuale del tasso di fertilità negli esseri umani ed aumento di fluoruri nell’acqua da bere.

5) Bioanalisi sugli animali suggeriscono che il fluoruro è carcinogeno, specialmente per tessuti quali ossa (osteosarcoma) e fegato. Il potenziale carcinogenetico è supportato dalla geno-tossicità e della proprietà farmacocinetiche del fluoruro. Studi epidemiologici sugli esseri umani a riguardo sono ad oggi (il rapporto è del 1997) non decisivi, ma nessun appropriato studio su larga scala è stato condotto.

6) Il fluoruro inibisce o altera l’azione di una lunga lista di enzimi importanti per il metabolismo, la crescita, la regolazione cellulare.

Questa commissione ha raggiunto la ferma conclusione che i rischi di sovraesposizione al fluoruro superano di gran lunga ogni attuale beneficio della fluorizzazione dell’acqua.” [5]

Determinare il quantitativo di fluoruri assunti attraverso cibi e bevande, o la semplice esposizione ambientale non è cosa semplice, ma due fatti sono indubitabili: l’aumento della presenza di composti tossici del fluoro sulla crosta terrestre quali residui di numerosi processi industriali; ed il fatto che il fluoro viene accumulato nel tessuto osseo nel corso dell’intera vita di ciascuno di noi. [6]

Tant’è che è l’UNICEF stessa a dichiarare “per decenni abbiamo creduto che il fluoro in piccole dosi non avesse effetti collaterali sulla salute. Ma sempre più scienziati stanno seriamente mettendo in discussione i benefici del fluoro, anche in piccole quantità” [7]

Per giunta i prodotti chimici utilizzati per la fluorizzazione dell’acqua non sono ad elevata purezza, come i prodotti farmaceutici di qualità, piuttosto sono sottoprodotti delle lavorazioni dell’alluminio e dei fertilizzanti perciò contenenti elevate concentrazioni di tossine e metalli pesanti quali arsenico piombo e cromo. Tutti notoriamente carcinogeni. [8]

Ricapitolando: gli effetti negativi dell’eccessivo assorbimento di fluoro sono sconcertanti, molteplici ed a lungo termine; non sembra sia possibile stabilire un “dosaggio di sicurezza” viste le numerose fonti di esposizione al medesimo, la correlazione con numerosi altri fattori (ad esempio in persone con carenze nutrizionali, specialmente di  calcio e vitamina C, i rischi sono più alti anche per piccole assunzioni [9]) , e l’eventuale ipersensibilità di alcuni; tuttavia in numerosi paesi si aggiunge fluoro alle acque potabili [10], per giunta da fonti chimiche impure, in quantità inferiore ad 1,5 mg/litro come stabilito dall’OMS.

Meraviglioso.

Credo a questo punto sia superfluo far notare che se anche non esistessero tanti rischi in relazione alla fluoroprofilassi, pensare di veicolare un medicamento attraverso l’acqua potabile, di cui ognuno peraltro utilizza quantitativi differenti, sarebbe comunque una pratica indecente. Non trovate anche voi?

Si intuisce anche la vastità degli interessi economici insiti nella fluorizzazione: anziché spendere denaro nel costoso smaltimento di rifiuti altamente tossici come i fluoruri, industrie quali le produttrici di fertilizzanti vengono pagate per fornirlo ai gestori delle acque delle aree in cui è praticata. Un efficiente riciclaggio direi…

Va da sé che per alcuni tra gli scienziati che si sono opposti presentando evidenti prove sperimentali non sono mancate le ritorsioni. Un ottimo esempio è quello della dott.ssa Mullenix [Ph.D. alla Harvard University] che condusse ricerche altamente rivelatrici sulla neurotossicità dei fluoruri:  “[…] nel 1994, dopo aver perfezionato la sua ricerca e le sue scoperte il Dr. Mullenix presentò i suoi risultati al Journal of Neurotoxicology and Teratology (Giornale di Neurotossicologia e Teratologia (studio delle malformazioni congenite)), considerata forse la più autorevole pubblicazione al mondo in questo campo. Tre giorni dopo che essa annunciò felicemente al Forsyth Institute (istituzione statunitense per la ricerca e l’educazione orale presso cui lavorava e che le aveva commissionato lo studio, NdT) che il suo lavoro era stato accettato per la pubblicazione su tale giornale, venne licenziata. Ciò che seguì fu la completa eliminazione di tutte le borse di studio ed i fondi per tutte le ricerche della Mullenix. Ciò che questo significa nel mondo ‘a cervello sinistro’ della ricerca scientifica, alimentato da borse di studio governative e capitali delle corporazioni, è l’equivalente di una sepoltura accademica. La sua lettera di licenziamento dal Forsyth Institute asserisce quale motivazione che il lavoro della Mullenix non era ‘correlato ai denti’ [La ricerca sui fluoruri non correlata ai denti??]. Il direttore dell’istituto affermò, a detta della Mullenix,  che ‘essi non consideravano la sicurezza o la tossicità del fluoruro come il loro tipo di scienza’. Certamente, una logica domanda si pone da sé a quest’ultima affermazione: perché allora alla Dr. Mullenix venne assegnato lo studio sulla tossicità del fluoruro se questo non era il ‘loro tipo di scienza’ ?.

Successivamente fu continuamente incitata sia dal Forsyth che dall’NIH (Istituto Nazionale per la Salute, USA) circa l’identità del giornale che era in procinto di pubblicare le sue ricerche. Lei disse al WINDS (il sito World Internet News Distributary Source, da cui è estratto questo brano, NdT) che si rifiutò di rivelare tale informazione perché sapeva che lo scopo delle continue interrogazioni era di permetter loro di tentare di impedirne la pubblicazione.

Quasi immediatamente dopo il suo licenziamento, disse la Dr. Mullenix, il Forsyth Institute ricevette fondi per un quarto di milione di dollari dalla Colgate. Coincidenza o compenso?

Le sue ricerche dettagliavano chiaramente gli effetti del fluoruro sullo sviluppo pre- e post natale. Dosi somministrate prima della nascita davano luogo a marcata iperattività nella prole. La somministrazione post nascita determinava nei topi infanti quella che la Dr. Mullenix chiama ‘sindrome da teledipendente’ – un malessere o assenza di iniziativa ed attività (si noti che a parità di concentrazione di fluoruri nel plasma sanguigno i topi sono più resistenti ai medesimi degli esseri umani, NdT). E’ più che sufficiente osservare il numero di bambini cui viene somministrato il Ritalin (vedi http://www.disinformazione.it/adhd3.htm) come trattamento per la loro iperattività per trarre le logiche correlazioni.

In seguito al suo licenziamento la strumentazione e i computer della scienziata, progettati espressamente per i suoi studi, vennero misteriosamente danneggiati e distrutti da una perdita d’acqua prima che lei potesse rimuoverli dal Forsyth Institute. Coincidenza?

E’ divenuto chiaro a persone come la Dr. Mullenix ed altri, che il denaro, non la verità, guida la scienza – anche a spese della salute e delle vite dei cittadini della nazione.” [11]

Tornando in Italia per quanto riguarda le acque minerali non c’è ancora un limite fissato al contenuto in fluoro, al più acque che ne contengono oltre 1 mg/litro ‘possono’ riportare sull’etichetta l’indicazione ‘fluorata’. Vedi http://www.odontopage.it/File-zip/Fluoro.htm per un elenco del contenuto in fluoro di alcune acque minerali. Per le acque potabili il limite superiore da rispettare è quello raccomandato dall’OMS, 1,5 mg/litro.

Non so voi, ma personalmente mi sento fortemente motivato a non usare dentifrici al fluoro, ad evitare acque minerali fluorate, né ho la benché minima intenzione di dare ai miei eventuali futuri figli gomme o tavolette al fluoro. E naturalmente auspico una decisione legislativa chiara in merito anche per l’Italia.

Per completezza aggiungerei, per chi si chiedesse se è possibile eliminare il fluoro contenuto nell’acqua del rubinetto, che la risposta è si: applicando un filtro ad osmosi inversa, reperibile in commercio nella categoria filtri per la purificazione dell’acqua; generalmente abbattono il fluoro fino al 90% del contenuto originale, ma attenzione, alcuni di questi filtri, invece, sono progettati appositamente per lasciar passare inalterato il fluoro, a beneficio dei nostri denti…

Questo articolo non pretende certo di essere esaustivo dell’annosa questione trattata. Ci sono molti altri, interessantissimi aspetti storici che non ho nemmeno citato. Per chi volesse approfondire suggerisco questa lettura: http://www.dentrolanotizia.com/n/n38.php.

Massimiliano Benevene.

www.disinformazione.it

Discutendo di odontostomatologia

La fluoroprofilassi nel 2000: mito o realtà ?

M.G. Cagetti, E. Brambilla, L. Strohmenger

Università degli Studi di Milano - Dipartimento di Medicina, Chirurgia e Odontoiatria

Ospedale San Paolo - Cattedra di Pedodonzia - Titolare: prof. Laura Strohmenger

pubblicato da: Torino Medica, Organo Ufficiale dell'Ordine Provinciale dei Medici Chirurghi e

Odontoiatri di Torino, anno XII, n°4 Aprile 2001

Introduzione

La carie dentale è ancor oggi una delle patologie cronico degenerative a più elevata prevalenza in quasi tutti i paesi del mondo. Colpisce tutte le fasce di età, anche se i

bambini ed i giovani adulti sono le categorie più interessate dalla patologia. Da alcuni decenni nei paesi Occidentali si è osservato un costante decremento della prevalenza

della patologia cariosa, che non ha però riguardato tutta la popolazione. Un dato che

emerge dalle ricerche epidemiologiche di questi ultimi anni, è infatti l'identificazione in

seno ad una popolazione a bassa prevalenza di carie, di soggetti ad alto rischio di tale

patologia, ovvero di soggetti in cui l'esperienza di carie rimane elevata.

I dati più recenti che riguardano la situazione italiana della prevalenza di carie sono stati

rilevati nel 1996 dal Centro di Collaborazione per l'Epidemiologia e la Prevenzione Orale

dell'OMS ed evidenziano che all'età di 12 anni solo il 36% dei soggetti esaminati presenta

tutti gli elementi permanenti sani. È pertanto intuitivo quanto sia ancor oggi importante

realizzare sia su ampia scala e ancor più a livello individuale, programmi di prevenzione

della carie.

La lesione cariosa consiste in una distruzione dei tessuti duri dentari conseguente ad un

processo di demineralizzazione promosso dagli acidi prodotti da alcuni microrganismi della

placca. Molte sostanze sono state studiate nel tempo allo scopo di inibire o quanto meno

ridurre tale processo, ma a tutt'oggi solo due di esse hanno dimostrato possedere tale

capacità: il fluoro e la clorexidina.

L'impiego del fluoro quale agente cariostatico o carioinibente ha radici lontane nel tempo.

Fu Dean nel 1942 a mettere in evidenza come l'assunzione di fluoro in fase pre-eruttiva

dava origine ad uno smalto con struttura più resistente agli acidi se confrontato con smalto

che ne era privo. Da allora gli studi che si sono occupati dell'argomento sono stati

innumerevoli, molti volti a dimostrate l'indubbia efficacia dell'elemento nella prevenzione

della carie, ma molti altri a cercare di ridimensionare tali benefici o addirittura a

sconsigliarne l'uso per non incorrere nella fluorosi, quella anomalia di sviluppo dello smalto

conseguente a sovradosaggio cronico dell'elemento. L'impiego del fluoro da parte del

personale sanitario non è infatti sempre accompagnato da un'adeguata conoscenza delle

sue caratteristiche, e soprattutto delle sue modalità di azione sia a livello dentale che

generale. È la mancanza di tali informazioni che ha portato e porta tutt'oggi a infinite

divergenze di opinione.

Il presente articolo si propone di far luce in tema di fluoro-profilassi dando alcune semplici

e pratiche indicazioni sugli effetti biologici del fluoro e sul suo impiego razionale nella

prevenzione della carie.

Meccanismo cariostatico del fluoro

Il meccanismo d'azione del fluoro nella prevenzione della carie è duplice: da un lato infatti

esso agisce sulla struttura dentaria, dall'altro sui microorganismi della placca responsabili

della produzione di acidi.

dentizione decidua integra in visione frontale in un bimbo di 5 anni.

Somministrazione compresse di naf al dosaggio di 1mg e di 0,25mg

Il fluoro interagisce con lo smalto sia durante l'odontogenesi che dopo l'eruzione

dell'elemento nel cavo orale. Nel primo caso i fluoruri giunti al tessuto per via sistemica

possono depositarsi negli strati più profondi dello smalto in via di formazione dando origine

alla costituzione di cristalli di fluorapatite.

Per molti anni si è ritenuto che una aumentata concentrazione di fluoro a livello prismatico

conferisse al tessuto una notevole resistenza agli attacchi acidi. Tale teoria è stata oggi

parzialmente ridimensionata, anche se la presenza di complessi di fluoruro di calcio nella

matrice intercristallina sembra, secondo le più attuali teorie, giocare un ruolo importante

nella inibizione della diffusione acida all'interno della struttura stessa.

In fasi più avanzate dell'odontogenesi, quando la corona è ormai completamente formata,

il fluoro può legarsi agli strati più superficiali del tessuto (nei primi 100 nm), contribuendo a

rinforzarlo.

Infine dopo l'eruzione, se l'elemento è presente nel cavo orale a concentrazioni

sufficientemente elevate, questo si può fissare sulla superficie dello smalto, specie in

presenza di tessuto demineralizzato, concorrendo alla remineralizzazione di lesioni

cariose in fase iniziale.

dentizione decidua integra in visione occlusale superiore in un bimbo

di 5 anni.

Somministrazione gocce di naf, particolarmente indicate per la

fluoroprofilassi sistemica nei neonati.

dentizione decidua integra in visione occlusale inferiore in un bimbo di

5 anni. somministrazione gomme da masticare contenenti 0,5 mg di

naf.

Una seconda modalità con cui il fluoro agisce è diretta verso i batteri della placca.

Tale azione, conseguenza diretta di una somministrazione di fluoro topico, porta non solo

a una riduzione dell'accumulo di placca per riduzione della produzione dei polisaccaridi

intra ed extracellulari necessari alla crescita ed alla moltiplicazione batterica, ma anche ad

un'azione inibitoria sulla produzione degli acidi responsabili dei processi di

demineralizzazione.

La somministrazione di fluoro può per quanto detto, avvenire in due modi fondamentali:

con modalità sistemica e/o topica. Vediamo ora di analizzarle.

Fluoroprofilassi sistemica

Il fluoro somministrato per via sistemica ha come bersaglio gli elementi dentari in via di

formazione ed è pertanto una metodica preventiva da attuarsi fino ai 15 anni Il fluoro si

trova in natura in molti alimenti e bevande.

Il quantitativo di fluoro assunto giornalmente dal singolo individuo può variare

grandemente, in dipendenza della dieta e dell'uso di prodotti in cui sia stato appositamente

introdotto l'elemento. Il fluoro può infatti essere facilmente aggiunto ad alimenti quali il

latte, il sale o l'acqua, oppure essere somministrato direttamente sotto forma di

compresse.

In molti paesi del mondo il fluoro viene regolarmente addizionato all'acqua potabile in dosi

pari a 0.7-1 ppm (equivalente a 1mg/l), secondo quanto consigliato dall'OMS. Questa

metodica, sebbene abbia costi limitati e benefici ampiamente dimostrati, presenta dei limiti

dati dalla mancata possibilità del singolo individuo di scegliere se assumere il fluoro,

nonché dalle difficoltà pratiche di realizzare la fluorizzazione quando l'approvvigionamento

idrico si avvale di un elevato numero di pozzi, cosa che avviene di regola nel nostro

paese. In Italia infatti questa metodica di fluorizzazione non è attuata e le acque potabili,

salvo rare eccezioni, contengono fluoro in quantità insufficienti ad esercitare un'azione

cariostatica.

Anche l'aggiunta di fluoro al sale da cucina o al latte non ha trovato valido riscontro nel

nostro paese, mentre in altri, come la Svizzera, viene effettuata ormai da molti anni.

Da quanto detto, almeno nel nostro paese, in mancanza di altre fonti di assunzione si

rende necessaria la somministrazione di fluoro attraverso le compresse o gocce di fluoruro

di sodio (NaF).

Numerose sono state le ricerche scientifiche volte a valutare gli effetti preventivi sulla carie

prodotti dall'assunzione delle compresse sia sulla dentatura decidua che permanente.

Quando l'assunzione viene cominciata subito dopo la nascita si è osservata una

diminuzione della carie sulla dentatura decidua a 6 anni in una percentuale compresa fra il

40 e d il 49%; tale percentuale sale fino al 60% sulla dentatura permanente quando

l'assunzione del fluoro viene protratta fino ai 14-15 anni. Se un'attenta anamnesi avrà

escluso l'esistenza di altre fonti di fluoro, la posologia di assunzione per le compresse

dipenderà dall'età del soggetto e sarà la seguente:

Età del soggetto Dose giornaliera espressa in mg.

da 0 a 6 mesi nessuna

dai 6 mesi ai 3 anni 0.25

dai 3 ai 6 anni 0.50

dai 6 ai 15 anni 1.00

L'assunzione delle compresse affinché produca l'effetto cariostatico sopra descritto, deve essere costante per almeno 260 giorni all'anno. A tali dosaggi, il rischio di andare in contro a fluorosi appare molto ridotto se non inesistente, anche se è comunque di fondamentale importanza che l'odontoiatra cheprescrive tale terapia faccia un'anamnesi accurata che miri a verificare la quantità totaledell'elemento assunto giornalmente. Sono state recentemente immesse sul mercato gomme da masticare contenenti 0.50mg di NaF. Tale formulazione avrebbe il duplice vantaggio di apportare contemporaneamente fluoro per via sistemica e topica, grazie alle caratteristiche peculiari di tale veicolo, nonché di essere particolarmente gradito ai piccoli pazienti.Fluoroprofilassi topica La somministrazione di fluoro per via topica può essere effettuata a qualunque età, dalmomento che ha l'obiettivo di promuovere i processi di remineralizzazione dello smalto e di inibire la crescita batterica e la produzione di acidi. Le metodiche di fluoroprofilassi topiche sono molteplici e prevedono l'utilizzo di mezzi di somministrazione sia per uso domiciliare che professionale. Fra i primi vanno annoverati i dentifrici e i collutori mentre fra i secondi i gel, le soluzioni, la ionoforesi, le vernici, i dispositivi a rilascio controllato e i materiali da ricostruzione a rilascio di fluoro. Ai dentifrici al fluoro è con grande probabilità da attribuirsi la riduzione della prevalenza dicarie che ha avuto luogo negli ultimi decenni e di cui si è precedentemente parlato. Aquesti infatti nel loro insieme si attribuisce un effetto preventivo del 25% circa. La maggior parte dei dentifrici in commercio contiene fluoro in quantita pari a 1000 ppm. L'uso di collutori contenenti NaF dallo 0.05% allo 0.2% rappresenta una metodica di prevenzione domiciliare molto diffusa che ha dimostrato possedere un'efficacia in termini di riduzione della carie variabile fra il 30 ed il 40%. dentizione permanente integra in visione occlusale superiore in adulto di 30 anni. i solchi occlusali dei molari presentano delle pigmentazioni prive di carattere patologico. somministrazione gel contenente fluoro organico (amine fluorurate) per la fluoroprofilassi topica. dentizione permanente integra in visione occlusale inferiore in adulto di 30 anni. anche qui sono presenti delle pigmentazioni prive di carattere patologico L'applicazione di preparati a base di fluoro per uso professionale viene in genere riservata a quella categoria di pazienti definiti ad elevato rischio di carie. La metodica che attualmente riscuote i maggiori consensi è l'applicazione di vernici o gel abase di amine fluorurate, un vettore organico dello ione fluoro che ha dimostrato essere dotato di un'elevata affinità per i tessuti mineralizzati. L'applicazione semestrale di talipreparati ha dimostrato avere un'efficacia variabile nei diversi studi fra il 20 ed il 60%. Fra i più moderni veicoli di fluoro-profilassi topica vi sono i dispositivi a rilascio controllato,sistemi che fissati nel cavo orale sulla superficie di uno o più elementi dentari, consentonouna somministrazione di fluoro ad alta frequenza di applicazione ed a bassa concentrazione, che garantiscono un'elevata concentrazione di fluoro nel cavo orale senza rischio di sovradosaggi. Da qualche anno vengono utilizzati nella pratica clinica come materiali da ricostruzione alcuni materiali a rilascio di fluoro (cementi vetro-ionomerici, compomeri) che si sono dimostrati di grande utilità nella ricostruzione di elementi decidui cariati, soprattutto inpiccoli pazienti ad elevato rischio di carie. Conclusioni In conclusione è possibile affermare che il fluoro resta a tutt'oggi un presidio di grandeutilità nella prevenzione della patologia cariosa.L'OMS consiglia infatti di attuare, laddove sia possibile, interventi combinati di fluoroprofilassi topica e sistemica e, in soggetti ad elevato rischio di carie, interventi mirati di tipo professionale. Da quanto sopra esposto appare anche evidente quanto sia remoto il rischio di un sovradosaggio cronico dell'elemento tale da determinare fluorosi. Una scrupolosa e corretta anamnesi che escluda la possibilità di ulteriori fonti di fluoro,risulterà utile sia per avere il controllo della quantità totale di fluoro effettivamente assuntadal singolo soggetto, sia per allontanare la diffidenza che si incontra ancora oggi da parte di molti genitori che temono che il proprio figlio possa assumere dosi eccessive dell'elemento. Al pediatra, al medico di base ed al ginecologo dovrebbe spettare il compito di favorire la diffusione delle metodiche di fluoroprofilassi portando i loro pazienti a conoscenza dei vantaggi che la somministrazione di fluoro produce e rassicurandoli sull'innocuità della stessa.

Parole chiave

Prevenzione della carie, fluoro, fluoro-profilassi sistemica, fluoro-profilassi topica. Il materiale fotografico presentato in questo articolo e stato gentilmente messo a disposizione della redazione di Torino Medica dal Dott. Giorgio Tessore di Torino. un bel sorriso è il risultato di una corretta scelta di prevenzione

http://www.amicidibrugg.it/archivio/materiale/17_fluoroprofilassi.pdf

Lo scorso agosto il Ministero della Sanità Belga ha emesso un provvedimento per ritirare dal mercato gli integratori alimentari di fluoro per presunti problemi di sicurezza, salvo poi rimetterli in vendita qualche mese dopo. La ripresa da parte dei media del provvedimento Belga ha suscitato nelle mamme italiane diffidenza e perplessità verso il fluoro, indicato per la prevenzione della carie nei bambini.
Dopo l'allarme suscitato da questi fatti un pool di esperti ha fatto il punto della situazione. Risultato: una netta distinzione tra allarmismi e realtà scientifiche. E una conferma: la riduzione del 50-60% dell’incidenza della carie con la fluoroprofilassi.
Perplessità e diffidenza furono i sentimenti suscitati nelle mamme italiane dalle dichiarazioni del Ministro della Salute del Belgio nel momento in cui fu emesso il provvedimento di ritiro dal mercato gli integratori alimentari di fluoro. Motivo: presunti problemi di sicurezza del fluoro, normalmente raccomandato per la prevenzione della carie nei bambini anche dall’OMS, sulla base di una vasta documentazione scientifica.
Ma esiste davvero un “problema fluoro”? E qual è la situazione in Italia? A queste domande ha risposto un gruppo di esperti delle aree scientifiche interessate al tema – pediatria e neonatologia, pedodonzia, ginecologia e farmacologia – che nei mesi scorsi ha analizzato gli studi clinici ed epidemiologici, gli aspetti farmacologici, i dati relativi ai programmi di fluoroprofilassi nel contesto ambientale italiano. I risultati dell’analisi sono stati presentati in occasione del dibattito “Fluoroprofilassi: allarmismi e realtà scientifiche” promosso da Novartis Consumer Health.
In sintesi: le dosi di fluoro impiegate per la profilassi orale della carie dentaria sono sicure e, in particolare nel contesto italiano, non espongono a rischi di sovradosaggio con conseguenti effetti collaterali né tantomeno ad una potenziale tossicità. La profilassi della carie con il fluoro per via sistemica va sostenuta, diffusa ed incoraggiata, in modo particolare nella donna gravida, nel neonato e nei primi 7-8 anni di vita del bambino. Non vi è alcuna controindicazione a proseguire con la fluoroprofilassi anche nell’età adolescenziale ed in quella adulta. La sua sospensione porta alla riduzione dei benefici della fluoroprofilassi.
La somministrazione di fluoro può avvenire sia attraverso la fluorurazione delle acque (come accade nel Nord America), con l’aggiunta del minerale a sale, latte e cibi.
La tossicità del fluoro si ha con dosi superiori ai 5 grammi, quindi da 5.000 a 20.000 volte la dose utilizzata per la fluoroprofilassi. Il sovradosaggio cronico avviene solo quando si superano di molto le dosi che possono essere sommnistrate con i prodotti disponibili e per lungo tempo. In questo caso comunque si può andare incontro ad un feneomeno, chiamato fluorosi, che costituisce un danno di tipo solo estetico: pur se indubitabilmente sgradevole, non ha risvolti patologici. La fluorosi in Italia è un riscontro praticamente assente, con percentuali talmente ridotte da essere in realtà al di sotto del visibile da parte degli specialisti e quindi da non doversi considerare come un vero problema.
Per quanto riguarda la fluorurazione delle acque, eventuale ulteriore fonte di fluoro, in Italia esistono acque di acquedotto fluorate in partenza solo in due zone molto circoscritte (intorno al Vesuvio e all’Etna), mentre in tutto il resto del territorio le acque hanno contenuti bassissimi di fluoro. Inoltre in Italia si registra un consumo molto elevato di acque minerali rispetto ad altri Paesi e le acque più comuni usate in pediatria sono a basso contenuto di fluoro, quindi non incidono significativamente sull’apporto totale di fluoro assunto.
La fluoroprofilassi sistemica consente un assunzione di fluoro misurabile quindi controllata, da iniziare in età prenatale. Il fluoro somministrato alla madre, infatti, protegge sia lei sia il feto proprio quando comincia a formarsi la gemma dentale. Dopo la nascita, occorre che la somministrazione al bambino venga iniziata entro le due settimane di vita e proseguita in modo regolare, con gli opportuni adeguamenti posologici in base all’età del bambino.

http://www.italiasalute.it/News.asp?ID=4385

Acqua!

 d - Il politico, quindi, (anche se non in tutte le parti del mondo conosciuto) fa aggiungere fluoro all'acqua (sic!) potabile.

L'astuto ragionamento non poteva sfuggire alla sua mente sottile:

d1 - Esistono caramelle al fluoro, chewing-gum al fluoro, pastiglie al fluoro, dentifrici al fluoro: pare non esistano, ancora, supposte al fluoro, ma è 
solo questione di tempo.
d2 - Tutti dicono, anche i produttori di acqua tiepida, che il fluoro fa benissimo ai denti.
d3 - Aggiungerlo all'acqua risolverà il problema della salute dei denti, (si può dire cosi?) proprio alla fonte. Il mentecatto è, fra le altre cose, convinto di fare dell'ottima medicina preventiva. 

I romani, che se ne intendevano, avevano (come abbiamo appena visto) idee ben più corrette riguardo all'igiene orale.

Ora, come ricorderanno tutti coloro che, nonostante tutto, sono ancora scampati al morbo di Alzheimer, la nostra acqua (ah! ah!) potabile, contiene quasi sicuramente, nella migliore delle ipotesi:

1 - Un po' di piombo
2 - Solfato di alluminio
3 - Cloro
4 - Nitrati assortiti

Aggiungere fluoro non può che aumentare a dismisura la possibilità che nuovi  composti chimici si formino e che, magari, non siano proprio del tutto benefici. Ma anche se si scongiurasse (per avventura) questa ipotesi, non del tutto peregrina, bisogna pur fare una considerazione:

Una dose soltanto doppia del quantitativo di fluoro necessario a migliorare la salute dei nostri denti, può provocare danni proprio alle delicate parti che dovrebbe proteggere. Dosi di molte volte superiori possono provocare danni alle ossa e (poteva mancare?) il rischio di insorgenza di molte specie di tumori. Pensate ad esempio ad una persona che, sotto l'urgenza dei messaggi pubblicitari, mastichi chewing-gum al fluoro, succhi caramelle al fluoro, ingoi pasticche al fluoro, usi dentifrici ancora al fluoro (e sia in trepida attesa, pronto ad usare le primissime supposte al fluoro che saranno prodotte) e che, come ciliegina sui molari, si veda arrivare qualche tonnellata di fluoro di ottima qualità sciolto con benevolenza nell'acqua (sic!) potabile.

Consensus Conference: stato dell’arte sulla fluoroprofilassi con focalizzazione sulla fluoroprofilassi sistemica

Indicazioni posologiche in relazione alla realtà italiana

Chairman:
Francesco Tancredi, Presidente della Società Italiana di Pediatria (SIP).   Segretario scientifico:
Enrico Polito, Dipartimento di Pediatria, UO di Patologia Neonatale e Terapia Intensiva, Policlinico S. Matteo, Pavia.   Membri del board:
Laura Strohmenger, Università di Milano, Responsabile del Centro di Collaborazione dell’OMS per l’epidemiologia e l’odontoiatria di Comunità.
Tiziano Basso, Ospedale Civile di Tolmezzo (Udine), Pediatria.
Maria Triassi, Istituto d’Igiene, Policlinico Università Federico II, Napoli.
Francesca Perotti
, Clinica di Ostetricia e Ginecologia, Policlinico S.Matteo, Pavia.
Mario B. Regazzi, Dipartimento di Farmacologia, Policlinico S. Matteo, Pavia.

Metabolismo ed attività del fluoro Il fluoro è un elemento diffusissimo in natura ed ha una farmacocinetica basata su un assorbimento essenzialmente intestinale che può essere influenzato da fattori contingenti particolari (per esempio, l’alimentazione). Quando il fluoro è in forma biodisponibile, l’assorbimento è ottimo e la distribuzione nei tessuti pressochè ubiquitaria, con una deposizione prevalente nel tessuto osseo e nel dente. In queste ultime sedi il fluoro va a sostituire l’idrossile dell’idrossiapatite con meccanismo di scambio ionico, formando la fluoroapatite; questo si verifica prevalentemente durante l’osteogenesi, o comunque durante le fasi di formazione dello smalto del dente. L’azione del fluoro è quindi molto più efficace durante la fase di crescita sia dell’osso che del dente. Vi è ormai una consolidata esperienza a livello mondiale per quanto riguarda la somministrazione del fluoro, sia attraverso la fluorazione delle acque (tale approccio è adottato da tutto il continente nord americano), sia altri metodi che prevedono aggiunta al latte, al sale ed ai cibi. Il sistema adottato da parte dei paesi dell’Europa occidentale, ormai attivo da moltissimi anni, è la somministrazione di fluoro per via orale attraverso farmaci o integratori dietetici. Non vi è infatti alcuna differenza negli effetti fra l’assunzione attraverso gli alimenti e quella integrativa per via orale. Quest’ultima ha un’azione generale sistemica particolarmente evidente nell’età evolutiva, cioè quando si ha la formazione del dente, ma permette anche un’azione topica. Il fluoro viene infatti anche escreto attraverso la saliva, esercitando così un effetto topico positivo anche sul dente già formato. L’azione topica da sola può essere ottenuta anche in altri modi, con le paste dentifricie ed i colluttori, e può avere una sua utilità nel dente già formato. L’età migliore per iniziare la profilassi è addirittura quella prenatale, perchè il fluoro somministrato durante la gravidanza protegge la madre, proteggendo quindi indirettamente anche il feto quando inizia a formarsi la gemma dentale. La profilassi va quindi iniziata prima della nascita, e proseguita dalle due settimane dopo il parto, con assunzione regolare. La sospensione porta infatti alla riduzione dei benefici della profilassi, che deve quindi essere effettuata in modo continuo durante tutta l’età evolutiva. Sicurezza d’uso e tollerabilità Il fluoro può essere anche tossico, ma la dose letale è superiore ai 5 grammi, cioè da 5000 a 20000 volte la dose utilizzata per la profilassi. Il sovradosaggio cronico avviene quando si superino di molto le dosi che possono essere somministrate con i prodotti disponibili e per lungo tempo. In questo caso si può andare incontro ad un fenomeno chiamato fluorosi, che costituisce un danno di tipo solo estetico, seppure indubbiamente sgradevole, che comunque non ha risvolti patologici. Nel nostro paese la fluorosi è un riscontro praticamente assente, con percentuali talmente basse da non essere quasi rilevabili, e quindi da non doversi considerare un problema. Per quanto riguarda la disponibilità di dati epidemiologici sulla fluorosi e sulla sua incidenza in Italia, questi sono molto esigui proprio per l’irrilevanza del fenomeno. E’ stato realizzato qualche studio, ma sono pochissimi e relativi alle aree in cui il problema esiste: solo due zone a rischio ben note, quella del Vesuvio, ed in misura assai minore quella dell’Etna. L’incidenza sembra comunque essere bassissima, forse intorno all’1-2%, tale dunque da potersi considerare la fluorosi in Italia un falso problema. Va peraltro segnalato che i ragazzi italiani hanno i denti pieni di macchie bianche, gessose ad eziologia sconosciuta, che vengono erroneamente scambiate per macchie di fluorosi; proprio questo errore è all’origine dell’aumento, soltanto apparente, del fenomeno. Relativamente al rischio fluorosi, occorre considerare la presenza del fluoro nelle acque potabili, tenendo conto del fatto che l’Italia ha una duplice particolarità:presenta alcune zone (quelle del Vesuvio  e dell’Etna) in cui l’acqua dell’acquedotto presenta un alto contenuto in fluoro già in partenza, e zone in cui il contenuto è invece basso. Fluoro ed acque: situazione idrica in Italia ed acque minerali Sull’argomento “fluorurazione delle acque” è attualmente in corso un dibattito a livello europeo, perchè alcune nazioni sono favorevoli all’aggiunta di fluoro nelle acque, mentre altre non l’hanno adottata e non la vogliono prendere in considerazione. Per quanto riguarda l’Italia, la nostra legislazione nazionale è in linea con le direttive europee. La legge attuale sulle acque, la 152/99, poi modificata successivamente dalla 258/00, ed il DL 31/01 con le successive modifiche ed integrazioni del DL 27/02, fissa un valore guida del fluoro compreso fra 0,7 ed 1 mg/l ed un valore massimo pari ad 1,5 mg/l. Questi valori sono quelli previsti per le acque profonde, le più pure, mentre per quelle superficiali trattate  si può arrivare anche ad 1,7 mg/l. L’analisi della situazione per quanto riguarda le acque potabili in Italia fa registrare una certa eterogeneità. Per esempio nell’ambito della regione Campania sono stati fatti alcuni studi, poi pubblicati, in cui sono stati campionati due gruppi di popolazione infantile delle scuole medie: nel gruppo residente nelle zone in cui il contenuto in fluoro delle acque è pari a 4 mg/l, quindi molto elevato, è stata riscontrata una percentuale di fluorosi del 53%, ma in compenso i bambini erano esenti da carie; in coloro che risiedevano in zone con concentrazione di fluoro pari a 0,3 mg/l, valore molto basso, si è invece osservata un’assenza quasi totale di fluorosi, ma molti episodi di carie. In Italia nella maggior parte degli acquedotti il livello di fluoro si assesta su un valore decisamente basso. Non bisogna però dimenticare che nel nostro paese si ha un elevato consumo di acque minerali, e ci si sta disaffezionando sempre più dall’acqua del rubinetto, che si usa solo per il lavaggio dei denti. Di fronte alla decisione se descrivere o meno la fluoroprofilassi, il pediatra deve tener conto non solo del livello del fluoro nell’acquedotto, ma anche nell’eterogeneità del contenuto in fluoro delle diverse e numerose acque minerali. Facendo riferimento ai risultati di uno studio condotto nella provincia di Roma, ci si è chiesta la ragione del miglioramento nello stato dentale dei bambini che è stato osservato, pur in presenza di uno scarso contenuto in fluoro nell’acqua potabile. La risposta che si è data è che il fenomeno può essere correlato ad un consumo sempre maggiore di acque minerali, che in molti caso superano i 2 mg/l di fluoro. In particolare, in Italia le acque minerali vengono suddivise in 4 classi:

  • Gruppo 1, con contenuto in fluoro non indicato (Stella Alpina, Evian, Fonte Alba, Perrier)

  • Gruppo 2, a sua volta suddiviso in 2 sottogruppi: 2A, che contiene l’elemento in tracce (San benedetto, Vera, Levissima) e 2B,  il più numeroso, che contiene una concentrazione di fluoro inferiore a 0,3 mg/l (Fiuggi, Primula, Lora Recoaro, Rocchetta, Panna) 

  • Gruppo 3, con un contenuto in fluoro fra i 0,3 ed i 0,7 mg/l, quindi equiibrato (Ferrarelle, Boario, Pracastello, Levico, San Pellegrino)

  • Gruppo 4, con un contenuto molto alto, superiore a 0,7 mg/l (Uliveto, San Paolo, Acqua di Lepe)

Considerando che l’introito di fluoro attraverso l’acqua è stimato al 30-70% del totale, nel decidere se attuare o meno la fluoroprofilassi occorre quindi anche tener presente che ipo di acqua beve il soggetto e la sua abitudine a bere molto o poco nell’arco della giornata. Le acque minerali sono vincolate per legge, se superano 1 mg/l, ad inserire nell’etichetta la scritta “acqua contenente fluoro”. Le acque minerali più comunemente usate in pediatria sono a basso contenuto di fluoro e non vanno quindi ad influenzare l’apporto totale di fluoro.   Incidenza di carie ed evoluzione dei trend   Secondo i dati italiani del 1996 raccolti in modo randomizzato in 10 regioni, quindi rappresentativi della realtà territoriale, l’indice di carie (DMFT) nella popolazione infantile era di 2,12. Tale valore è inferiore all’obiettivo di prevenzione per il 2000, definito dall’OMS ad Alma Alta nel 1980: DMFT uguale o inferiore a 3 a 12 anni e 50% dei bambini esenti da carie a 6 anni. Riguardo però a quest’ultimo obiettivo, i bambini totalmente sani sono risultati solo il 5%. In Italia si è quindi ottenuto un buon declino della carie, ma con possibili margini di miglioramento rispetto agli obiettivi del 2000. Dati molto più recenti, raccolti nel 2001 nell’area di Varese, fanno invece registrare un DMFT di 1,35 ed un 62% di bambini sani; questi sono però dati particolarmente positivi e del tutto eccezionali. L’OMS ha già fissato gli obiettivi da raggiungere nel 2010: il 90% di esenti da carie a 5-6 anni e un DMFT uguale o inferiore ad 1.   Linee guida sulla fluoroprofilassi in Italia e schemi posologici da consigliare   Prevenire la carie ancor prima dell’uso del dentifricio è senza dubbio la strategia più logica e razionale. Effettuare una prevenzione efficace prima dell’uso topico del fluoro, per poi passare al dentifricio quando si è formata la dentatura definitiva, è un passo avanti dal punto di vista pediatrico per proteggere anche la dentatura decidua e non solo quella permanente. Poichè è noto che la carie della dentatura da latte influisce sulla dentatura definitiva, si è cercato di razionalizzare i percorsi per arrivare a dosi minime di somministrazione di fluoro che siano protettive per la carie ed allo stesso tempo mettano a riparo dalla fluorosi, comunque molto lontane dalla dose che oggi si ritiene a rischio di sovradosaggio cronico, pari a 5 mg/l. E’ inoltre importante sottolineare il fatto che la fluoroprofilassi sistemica, stando attenti a non sommare altre fonti di fluoro, consente una somministrazione misurabile, e quindi controllata, di questo prezioso elemento, impossibile da ottenere bevendo acqua fluorata e usando dentifricio al fluoro. Se si utilizza un’acqua minerale a basso contenuto di fluoro e si assume la giusta dose come profilassi, un bambino in Italia non rischia di assumere fluoro da altre vie. I cibi contenenti questo elemento sono infatti pochissimi: principalmente il thè, che però nel nostro paese viene scarsamente consumato, ed il pesce azzurro, che tuttavia è molto grasso e pertanto non viene utilizzato nell’alimentazione dei bambini prima dei 5-6 anni. Ma qual’è la giusta quantità di fluoro da somministrare per ottenere un effetto protettivo senza effetti di sovradosaggio? La posologia raccomandata è la seguente:

  • Da 2 settimane a 2 anni 1 compressa da 0,25 mg o l’equivalente in gocce;

  • Da 2 a 4 anni 1 compressa da 0,5 mg con l’indicazione di usare dentifrici non contenenti fluoro;

  • Da 4 a 12 anni 1 compressa da 1 mg

Non vi è alcuna controindicazione a seguire la fluoroprofilassi anche in età adolescenziale ed adulta. Riguardo al rischio di sovradosaggio derivante dall’uso concomitante di un dentifricio al fluoro, va segnalato che il dentifricio viene utilizzato in quantità modestissima, quasi nulla, sotto i 3 anni, quando si è già formato lo smalto dei denti estetici (gli incisivi); oltre i 3-4 anni, anche se si utilizza un dentifricio al fluoro, i dati di deglutizione sono tali che non vi è assolutamente rischio di sovradosaggio; il bambino, inoltre, sa sputare, annullando quindi il problema di un potenziale sovradosaggio da effetto di somministrazione multipla. Il rapporto costo/beneficio Negli Stati Uniti, il programma di fluorurazione delle acque, cioè il programma pubblico di fluoroprofilassi, comporta una spesa pro capite annua compresa fra 0,5 e 0,75 dollari, pari a circa 0,52 euro (circa 1000 lire) e 0,77 euro (1500 lire) pro capite. Da noi quanto costerebbe per individuo un programma annuale di prevenzione sistemica? E’ stato calcolato che la fluoroprofilassi sistemica con gocce e compresse abbia un costo variabile da 8,46 euro all’anno e 0,705 euro al mese (1365 lire) ad un massimo di 20,88 euro all’anno, e 1,74 euro al mese (3369 lire) pro capite. Questo tipo di fluoroprofilassi, su base individuale, è più o meno conveniente di quella attuata a livello comunitario, attraverso la fluorurazione delle acque, come avviene negli Stati Uniti? Per rispondere occorre ricordare che in Italia la fluoroprofilassi con gocce e compresse, a differenza di ciò che accade oltreoceano, viene effettuata solo sui bambini e non su tutta la popolazione indiscriminatamente. Se si vuole ipotizzare una spesa totale, tenendo conto che nel nostro paese nascono circa 500.000 bambini all’anno, il conto è presto fatto: 11750 euro al giorno, corrispondenti a 0,02 euro pro capite al giorno (meno di 50 lire). Cifre irrisorie, se paragonate alle spese odontoiatriche per risolvere il problema carie. Indipendentemente dal problema economico, ciò che è fondamentale sottolineare è che la somministrazione regolare di fluoro per via sistemica nei primi 2 anni di vita permette di ridurre l’incidenza della carie del 50%. E non bisogna dimenticare che la carie non rappresenta solo un problema dentale: alcuni bambini che perdono la dentatura decidua hanno di conseguenza problemi di alimentazione, devono mangiare omogeneizzati fino a 3-4 anni, manifestano spesso importanti problemi psicologici e sviluppano infezioni continue.  

www.medweb.it/pediatria/2003/0703p25.pdf -