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Le
donne sono avvezze al cambio delle mode, pretesto per
divertenti shopping stagionali, ma quando si tratta di
pratiche farmacologiche, specialmente se rivolte ai figli,
non amano i cambiamenti, secondo il detto che “ se è
andata bene la prima volta, meglio non variare”.Così,
dieci anni fa, col primo figlio la mia assistita ha
iniziato la fluoroprofilassi in gravidanza, ora, col
secondo, le viene addirittura consigliato di non bere
nemmeno l’acqua del rubinetto.
E
lei mi riporta quanto trovato sul web.......
Attenti
al fluoro
Fluoroprofilassi
e fluorizzazione delle acque
di
Massimiliano Benevene
“Sono
spaventato dalla prospettiva di utilizzo dell’acqua come
veicolo di farmaci. I fluoruri sono corrosivi veleni che
produrranno seri effetti a lungo termine. Ogni tentativo
di utilizzare l’acqua a questo scopo è deplorevole.”
- Dr. Charles Gordon Heyd, ex Presidente della American
Medical Association. [1]
Asserzioni
forti come questa sono solo un esempio di quanto numerosi
ed autorevoli ricercatori, odontoiatri, associazioni
mediche, sostengono da tempo contro la controversa pratica
della fluorizzazione delle acque ad uso domestico.
Il
fluoro è un alogeno (come il cloro), ed è il più
elettronegativo degli elementi, reagisce perciò
facilmente con la maggior parte di essi; è un gas
biatomico tossico, corrosivo e di odore penetrante. Si
trova in natura nei minerali fluorite, criolite e apatite;
inoltre, sotto forma di fluoruri, si trova nelle acque,
negli organismi vegetali, e nello scheletro e nei denti
degli animali [2]. E’ alla base di gas nervini come il
Soman ed il Sarin.
Dal
1945, quando venne sperimentata l’addizione di fluoro
nelle acque potabili di Newburgh (stato di New York) [3],
si è progressivamente diffusa questa pratica il cui scopo
dichiarato è quello di prevenzione delle carie nella
popolazione. Oggi è praticata in numerosi Paesi, tra cui
USA, Australia ed alcune zone in Gran Bretagna. E’
proibita in Belgio, Danimarca, Olanda e Francia, in Spagna
e Germania ogni decisione è rimessa alle autorità
locali, in Italia non esiste una legge specifica a
riguardo. [4]
Queste
poche informazioni già permettono di capire quanto si
tratti di una questione complessa, e interessante a quanto
pare. Cerchiamo di capire meglio.
Il
beneficio della fluoroprofilassi, ossia dell’uso di
dentifrici contenenti fluoruri (tipicamente fluoruro di
sodio, monofluorofosfato di sodio o fluoruro stannoso) o
nel caso dei bambini nell’assunzione di fluoro via
tavolette o gocce, consistono essenzialmente nella
formazione di uno smalto più resistente agli attacchi
acidi demineralizzanti. Ma la distinzione tra uso locale,
come nel caso dei dentifrici (purché non ingeriti!), ed
uso sistemico, come nel caso delle tavolette o
dell’acqua “fluorizzata” non è banale.
L’assorbimento complessivo è infatti ben diverso nei
due casi. Perché un eccessivo assorbimento di fluoro è
tanto dannoso da spingere Belgio ed India a bandire non
solo la fluorizzazione delle acque, ma anche chewing-gum ,
compresse e gocce?
Perché
esso provoca fluorosi, che si manifesta con denti
screziati, decolorati, macchiati fino a significative
erosioni dello smalto stesso (vedi
http://www.fluoride.org.uk/picture_gallery/fluorosis.html
). Ma non solo.
Ecco
un estratto delle conclusioni del Rapporto Natick, città
del Massachusetts, USA:
1)
Il fluoruro ha effetti negativi sul sistema nervoso
centrale, determina alterazioni comportamentali e deficit
cognitivi. Questi effetti sono stati osservati a dosi di
assunzione effettivamente riscontrate in alcuni cittadini
negli USA. C’è buona evidenza (scientifica) che il
fluoruro è un neurotossico dello sviluppo, ad indicare
che ha effetti sul sistema nervoso del feto in sviluppo a
dosi che non sono tossiche invece per la madre. Tale
neurotossicità si manifesterà come ridotto quoziente
intellettivo ed alterazioni comportamentali.
2)
La fluorizzazione dell’acqua è chiaramente correlata
all’aumento delle fratture all’anca in persone oltre i
65 anni, sulla base di due recenti studi epidemiologici.
3)
Alcuni adulti sono ipersensibili anche a ridotte quantità
di fluoruro, inclusa quella contenuta nell’acqua
fluorizzata.
4)
L’impatto del fluoruro sulla riproduzione umana alle
dosi ricevute dalla semplice esposizione ambientale è
fonte di seria preoccupazione: un recente studio
epidemiologico mostra una correlazione tra la diminuzione
annuale del tasso di fertilità negli esseri umani ed
aumento di fluoruri nell’acqua da bere.
5)
Bioanalisi sugli animali suggeriscono che il fluoruro è
carcinogeno, specialmente per tessuti quali ossa (osteosarcoma)
e fegato. Il potenziale carcinogenetico è supportato
dalla geno-tossicità e della proprietà farmacocinetiche
del fluoruro. Studi epidemiologici sugli esseri umani a
riguardo sono ad oggi (il rapporto è del 1997) non
decisivi, ma nessun appropriato studio su larga scala è
stato condotto.
6)
Il fluoruro inibisce o altera l’azione di una lunga
lista di enzimi importanti per il metabolismo, la
crescita, la regolazione cellulare.
Questa
commissione ha raggiunto la ferma conclusione che i rischi
di sovraesposizione al fluoruro superano di gran lunga
ogni attuale beneficio della fluorizzazione
dell’acqua.” [5]
Determinare
il quantitativo di fluoruri assunti attraverso cibi e
bevande, o la semplice esposizione ambientale non è cosa
semplice, ma due fatti sono indubitabili: l’aumento
della presenza di composti tossici del fluoro sulla crosta
terrestre quali residui di numerosi processi industriali;
ed il fatto che il fluoro viene accumulato nel tessuto
osseo nel corso dell’intera vita di ciascuno di noi. [6]
Tant’è
che è l’UNICEF stessa a dichiarare “per decenni
abbiamo creduto che il fluoro in piccole dosi non avesse
effetti collaterali sulla salute. Ma sempre più
scienziati stanno seriamente mettendo in discussione i
benefici del fluoro, anche in piccole quantità” [7]
Per
giunta i prodotti chimici utilizzati per la fluorizzazione
dell’acqua non sono ad elevata purezza, come i prodotti
farmaceutici di qualità, piuttosto sono sottoprodotti
delle lavorazioni dell’alluminio e dei fertilizzanti
perciò contenenti elevate concentrazioni di tossine e
metalli pesanti quali arsenico piombo e cromo. Tutti
notoriamente carcinogeni. [8]
Ricapitolando:
gli effetti negativi dell’eccessivo assorbimento di
fluoro sono sconcertanti, molteplici ed a lungo termine;
non sembra sia possibile stabilire un “dosaggio di
sicurezza” viste le numerose fonti di esposizione al
medesimo, la correlazione con numerosi altri fattori (ad
esempio in persone con carenze nutrizionali, specialmente
di calcio e
vitamina C, i rischi sono più alti anche per piccole
assunzioni [9]) , e l’eventuale ipersensibilità di
alcuni; tuttavia in numerosi paesi si aggiunge fluoro alle
acque potabili [10], per giunta da fonti chimiche impure,
in quantità inferiore ad 1,5 mg/litro come stabilito
dall’OMS.
Meraviglioso.
Credo
a questo punto sia superfluo far notare che se anche non
esistessero tanti rischi in relazione alla
fluoroprofilassi, pensare di veicolare un medicamento
attraverso l’acqua potabile, di cui ognuno peraltro
utilizza quantitativi differenti, sarebbe comunque una
pratica indecente. Non trovate anche voi?
Si
intuisce anche la vastità degli interessi economici
insiti nella fluorizzazione: anziché spendere denaro nel
costoso smaltimento di rifiuti altamente tossici come i
fluoruri, industrie quali le produttrici di fertilizzanti
vengono pagate per fornirlo ai gestori delle acque delle
aree in cui è praticata. Un efficiente riciclaggio
direi…
Va
da sé che per alcuni tra gli scienziati che si sono
opposti presentando evidenti prove sperimentali non sono
mancate le ritorsioni. Un ottimo esempio è quello della
dott.ssa Mullenix [Ph.D. alla Harvard University] che
condusse ricerche altamente rivelatrici sulla
neurotossicità dei fluoruri:
“[…] nel 1994, dopo aver perfezionato la sua
ricerca e le sue scoperte il Dr. Mullenix presentò i suoi
risultati al Journal of Neurotoxicology and Teratology
(Giornale di Neurotossicologia e Teratologia (studio delle
malformazioni congenite)), considerata forse la più
autorevole pubblicazione al mondo in questo campo. Tre
giorni dopo che essa annunciò felicemente al Forsyth
Institute (istituzione statunitense per la ricerca e
l’educazione orale presso cui lavorava e che le aveva
commissionato lo studio, NdT) che il suo lavoro era stato
accettato per la pubblicazione su tale giornale, venne
licenziata. Ciò che seguì fu la completa eliminazione di
tutte le borse di studio ed i fondi per tutte le ricerche
della Mullenix. Ciò che questo significa nel mondo ‘a
cervello sinistro’ della ricerca scientifica, alimentato
da borse di studio governative e capitali delle
corporazioni, è l’equivalente di una sepoltura
accademica. La sua lettera di licenziamento dal Forsyth
Institute asserisce quale motivazione che il lavoro della
Mullenix non era ‘correlato ai denti’ [La ricerca sui
fluoruri non correlata ai denti??]. Il direttore
dell’istituto affermò, a detta della Mullenix,
che ‘essi non consideravano la sicurezza o la
tossicità del fluoruro come il loro tipo di scienza’.
Certamente, una logica domanda si pone da sé a
quest’ultima affermazione: perché allora alla Dr.
Mullenix venne assegnato lo studio sulla tossicità del
fluoruro se questo non era il ‘loro tipo di scienza’
?.
Successivamente
fu continuamente incitata sia dal Forsyth che dall’NIH
(Istituto Nazionale per la Salute, USA) circa l’identità
del giornale che era in procinto di pubblicare le sue
ricerche. Lei disse al WINDS (il sito World Internet News
Distributary Source, da cui è estratto questo brano, NdT)
che si rifiutò di rivelare tale informazione perché
sapeva che lo scopo delle continue interrogazioni era di
permetter loro di tentare di impedirne la pubblicazione.
Quasi
immediatamente dopo il suo licenziamento, disse la Dr.
Mullenix, il Forsyth Institute ricevette fondi per un
quarto di milione di dollari dalla Colgate. Coincidenza o
compenso?
Le
sue ricerche dettagliavano chiaramente gli effetti del
fluoruro sullo sviluppo pre- e post natale. Dosi
somministrate prima della nascita davano luogo a marcata
iperattività nella prole. La somministrazione post
nascita determinava nei topi infanti quella che la Dr.
Mullenix chiama ‘sindrome da teledipendente’ – un
malessere o assenza di iniziativa ed attività (si noti
che a parità di concentrazione di fluoruri nel plasma
sanguigno i topi sono più resistenti ai medesimi degli
esseri umani, NdT). E’ più che sufficiente osservare il
numero di bambini cui viene somministrato il Ritalin (vedi
http://www.disinformazione.it/adhd3.htm) come trattamento
per la loro iperattività per trarre le logiche
correlazioni.
In
seguito al suo licenziamento la strumentazione e i
computer della scienziata, progettati espressamente per i
suoi studi, vennero misteriosamente danneggiati e
distrutti da una perdita d’acqua prima che lei potesse
rimuoverli dal Forsyth Institute. Coincidenza?
E’
divenuto chiaro a persone come la Dr. Mullenix ed altri,
che il denaro, non la verità, guida la scienza – anche
a spese della salute e delle vite dei cittadini della
nazione.” [11]
Tornando
in Italia per quanto riguarda le acque minerali non c’è
ancora un limite fissato al contenuto in fluoro, al più
acque che ne contengono oltre 1 mg/litro ‘possono’
riportare sull’etichetta l’indicazione ‘fluorata’.
Vedi http://www.odontopage.it/File-zip/Fluoro.htm per un
elenco del contenuto in fluoro di alcune acque minerali.
Per le acque potabili il limite superiore da rispettare è
quello raccomandato dall’OMS, 1,5 mg/litro.
Non
so voi, ma personalmente mi sento fortemente motivato a
non usare dentifrici al fluoro, ad evitare acque minerali
fluorate, né ho la benché minima intenzione di dare ai
miei eventuali futuri figli gomme o tavolette al fluoro. E
naturalmente auspico una decisione legislativa chiara in
merito anche per l’Italia.
Per
completezza aggiungerei, per chi si chiedesse se è
possibile eliminare il fluoro contenuto nell’acqua del
rubinetto, che la risposta è si: applicando un filtro ad
osmosi inversa, reperibile in commercio nella categoria
filtri per la purificazione dell’acqua; generalmente
abbattono il fluoro fino al 90% del contenuto originale,
ma attenzione, alcuni di questi filtri, invece, sono
progettati appositamente per lasciar passare inalterato il
fluoro, a beneficio dei nostri denti…
Questo
articolo non pretende certo di essere esaustivo
dell’annosa questione trattata. Ci sono molti altri,
interessantissimi aspetti storici che non ho nemmeno
citato. Per chi volesse approfondire suggerisco questa
lettura: http://www.dentrolanotizia.com/n/n38.php.
Massimiliano
Benevene.
www.disinformazione.it
Discutendo
di odontostomatologia
La
fluoroprofilassi nel 2000: mito o realtà ?
M.G.
Cagetti, E. Brambilla, L. Strohmenger
Università
degli Studi di Milano - Dipartimento di Medicina,
Chirurgia e Odontoiatria
Ospedale
San Paolo - Cattedra di Pedodonzia - Titolare: prof. Laura
Strohmenger
pubblicato
da: Torino
Medica,
Organo Ufficiale dell'Ordine Provinciale dei Medici
Chirurghi e
Odontoiatri
di Torino, anno XII, n°4 Aprile 2001
Introduzione
La
carie dentale è ancor oggi una delle patologie cronico
degenerative a più elevata
prevalenza in quasi tutti i paesi del mondo. Colpisce
tutte le fasce di età, anche se i
bambini
ed i giovani adulti sono le categorie più interessate
dalla patologia. Da alcuni
decenni nei paesi Occidentali si è osservato un costante
decremento della prevalenza
della
patologia cariosa, che non ha però riguardato tutta la
popolazione. Un dato che
emerge
dalle ricerche epidemiologiche di questi ultimi anni, è
infatti l'identificazione in
seno
ad una popolazione a bassa prevalenza di carie, di
soggetti ad alto rischio di tale
patologia,
ovvero di soggetti in cui l'esperienza di carie rimane
elevata.
I
dati più recenti che riguardano la situazione italiana
della prevalenza di carie sono stati
rilevati
nel 1996 dal Centro di Collaborazione per l'Epidemiologia
e la Prevenzione Orale
dell'OMS
ed evidenziano che all'età di 12 anni solo il 36% dei
soggetti esaminati presenta
tutti
gli elementi permanenti sani. È pertanto intuitivo quanto
sia ancor oggi importante
realizzare
sia su ampia scala e ancor più a livello individuale,
programmi di prevenzione
della
carie.
La
lesione cariosa consiste in una distruzione dei tessuti
duri dentari conseguente ad un
processo
di demineralizzazione promosso dagli acidi prodotti da
alcuni microrganismi della
placca.
Molte sostanze sono state studiate nel tempo allo scopo di
inibire o quanto meno
ridurre
tale processo, ma a tutt'oggi solo due di esse hanno
dimostrato possedere tale
capacità:
il fluoro e la clorexidina.
L'impiego
del fluoro quale agente cariostatico o carioinibente ha
radici lontane nel tempo.
Fu
Dean nel 1942 a mettere in evidenza come l'assunzione di
fluoro in fase pre-eruttiva
dava
origine ad uno smalto con struttura più resistente agli
acidi se confrontato con smalto
che
ne era privo. Da allora gli studi che si sono occupati
dell'argomento sono stati
innumerevoli,
molti volti a dimostrate l'indubbia efficacia
dell'elemento nella prevenzione
della
carie, ma molti altri a cercare di ridimensionare tali
benefici o addirittura a
sconsigliarne
l'uso per non incorrere nella fluorosi, quella anomalia di
sviluppo dello smalto
conseguente
a sovradosaggio cronico dell'elemento. L'impiego del
fluoro da parte del
personale
sanitario non è infatti sempre accompagnato da
un'adeguata conoscenza delle
sue
caratteristiche, e soprattutto delle sue modalità di
azione sia a livello dentale che
generale.
È la mancanza di tali informazioni che ha portato e porta
tutt'oggi a infinite
divergenze
di opinione.
Il
presente articolo si propone di far luce in tema di
fluoro-profilassi dando alcune semplici
e
pratiche indicazioni sugli effetti biologici del fluoro e
sul suo impiego razionale nella
prevenzione
della carie.
Meccanismo
cariostatico del fluoro
Il
meccanismo d'azione del fluoro nella prevenzione della
carie è duplice: da un lato infatti
esso
agisce sulla struttura dentaria, dall'altro sui
microorganismi della placca responsabili
della
produzione di acidi.
dentizione
decidua integra in visione frontale in un bimbo di 5 anni.
Somministrazione
compresse di naf al dosaggio di 1mg e di 0,25mg
Il
fluoro interagisce con lo smalto sia durante l'odontogenesi
che dopo l'eruzione
dell'elemento
nel cavo orale. Nel primo caso i fluoruri giunti al
tessuto per via sistemica
possono
depositarsi negli strati più profondi dello smalto in via
di formazione dando origine
alla
costituzione di cristalli di fluorapatite.
Per
molti anni si è ritenuto che una aumentata concentrazione
di fluoro a livello prismatico
conferisse
al tessuto una notevole resistenza agli attacchi acidi.
Tale teoria è stata oggi
parzialmente
ridimensionata, anche se la presenza di complessi di
fluoruro di calcio nella
matrice
intercristallina sembra, secondo le più attuali teorie,
giocare un ruolo importante
nella
inibizione della diffusione acida all'interno della
struttura stessa.
In
fasi più avanzate dell'odontogenesi, quando la corona è
ormai completamente formata,
il
fluoro può legarsi agli strati più superficiali del
tessuto (nei primi 100 nm), contribuendo a
rinforzarlo.
Infine
dopo l'eruzione, se l'elemento è presente nel cavo orale
a concentrazioni
sufficientemente
elevate, questo si può fissare sulla superficie dello
smalto, specie in
presenza
di tessuto demineralizzato, concorrendo alla
remineralizzazione di lesioni
cariose
in fase iniziale.
dentizione
decidua integra in visione occlusale superiore in un bimbo
di
5 anni.
Somministrazione
gocce di naf, particolarmente indicate per la
fluoroprofilassi
sistemica nei neonati.
dentizione
decidua integra in visione occlusale inferiore in un bimbo
di
5
anni. somministrazione gomme da masticare contenenti 0,5
mg di
naf.
Una
seconda modalità con cui il fluoro agisce è diretta
verso i batteri della placca.
Tale
azione, conseguenza diretta di una somministrazione di
fluoro topico, porta non solo
a
una riduzione dell'accumulo di placca per riduzione della
produzione dei polisaccaridi
intra
ed extracellulari necessari alla crescita ed alla
moltiplicazione batterica, ma anche ad
un'azione
inibitoria sulla produzione degli acidi responsabili dei
processi di
demineralizzazione.
La
somministrazione di fluoro può per quanto detto, avvenire
in due modi fondamentali:
con
modalità sistemica e/o topica. Vediamo ora di
analizzarle.
Fluoroprofilassi
sistemica
Il
fluoro somministrato per via sistemica ha come bersaglio
gli elementi dentari in via di
formazione
ed è pertanto una metodica preventiva da attuarsi fino ai
15 anni Il fluoro si
trova
in natura in molti alimenti e bevande.
Il
quantitativo di fluoro assunto giornalmente dal singolo
individuo può variare
grandemente,
in dipendenza della dieta e dell'uso di prodotti in cui
sia stato appositamente
introdotto
l'elemento. Il fluoro può infatti essere facilmente
aggiunto ad alimenti quali il
latte,
il sale o l'acqua, oppure essere somministrato
direttamente sotto forma di
compresse.
In
molti paesi del mondo il fluoro viene regolarmente
addizionato all'acqua potabile in dosi
pari
a 0.7-1 ppm (equivalente a 1mg/l), secondo quanto
consigliato dall'OMS. Questa
metodica,
sebbene abbia costi limitati e benefici ampiamente
dimostrati, presenta dei limiti
dati
dalla mancata possibilità del singolo individuo di
scegliere se assumere il fluoro,
nonché
dalle difficoltà pratiche di realizzare la fluorizzazione
quando l'approvvigionamento
idrico
si avvale di un elevato numero di pozzi, cosa che avviene
di regola nel nostro
paese.
In Italia infatti questa metodica di fluorizzazione non è
attuata e le acque potabili,
salvo
rare eccezioni, contengono fluoro in quantità
insufficienti ad esercitare un'azione
cariostatica.
Anche
l'aggiunta di fluoro al sale da cucina o al latte non ha
trovato valido riscontro nel
nostro
paese, mentre in altri, come la Svizzera, viene effettuata
ormai da molti anni.
Da
quanto detto, almeno nel nostro paese, in mancanza di
altre fonti di assunzione si
rende
necessaria la somministrazione di fluoro attraverso le
compresse o gocce di fluoruro
di
sodio (NaF).
Numerose
sono state le ricerche scientifiche volte a valutare gli
effetti preventivi sulla carie
prodotti
dall'assunzione delle compresse sia sulla dentatura
decidua che permanente.
Quando
l'assunzione viene cominciata subito dopo la nascita si è
osservata una
diminuzione
della carie sulla dentatura decidua a 6 anni in una
percentuale compresa fra il
40
e d il 49%; tale percentuale sale fino al 60% sulla
dentatura permanente quando
l'assunzione
del fluoro viene protratta fino ai 14-15 anni. Se
un'attenta anamnesi avrà
escluso
l'esistenza di altre fonti di fluoro, la posologia di
assunzione per le compresse
dipenderà
dall'età del soggetto e sarà la seguente:
Età
del soggetto Dose giornaliera espressa in mg.
da
0 a 6 mesi nessuna
dai
6 mesi ai 3 anni 0.25
dai
3 ai 6 anni 0.50
dai
6 ai 15 anni 1.00
L'assunzione delle compresse affinché produca l'effetto
cariostatico sopra descritto, deve essere costante per
almeno 260 giorni all'anno. A tali dosaggi, il rischio di
andare in contro a fluorosi appare molto ridotto se non
inesistente, anche se è comunque di fondamentale
importanza che l'odontoiatra cheprescrive tale terapia
faccia un'anamnesi accurata che miri a verificare la
quantità totaledell'elemento assunto giornalmente. Sono
state recentemente immesse sul mercato gomme da masticare
contenenti 0.50mg di NaF. Tale formulazione avrebbe il
duplice vantaggio di apportare contemporaneamente fluoro
per via sistemica e topica, grazie alle caratteristiche
peculiari di tale veicolo, nonché di essere
particolarmente gradito ai piccoli
pazienti.Fluoroprofilassi topica La somministrazione di
fluoro per via topica può essere effettuata a qualunque
età, dalmomento che ha l'obiettivo di promuovere i
processi di remineralizzazione dello smalto e di inibire
la crescita batterica e la produzione di acidi. Le
metodiche di fluoroprofilassi topiche sono molteplici e
prevedono l'utilizzo di mezzi di somministrazione sia per
uso domiciliare che professionale. Fra i primi vanno
annoverati i dentifrici e i collutori mentre fra i secondi
i gel, le soluzioni, la ionoforesi, le vernici, i
dispositivi a rilascio controllato e i materiali da
ricostruzione a rilascio di fluoro. Ai dentifrici al
fluoro è con grande probabilità da attribuirsi la
riduzione della prevalenza dicarie che ha avuto luogo
negli ultimi decenni e di cui si è precedentemente
parlato. Aquesti infatti nel loro insieme si attribuisce
un effetto preventivo del 25% circa. La maggior parte dei
dentifrici in commercio contiene fluoro in quantita pari a
1000 ppm. L'uso di collutori contenenti NaF dallo 0.05%
allo 0.2% rappresenta una metodica di prevenzione
domiciliare molto diffusa che ha dimostrato possedere
un'efficacia in termini di riduzione della carie variabile
fra il 30 ed il 40%. dentizione permanente integra in
visione occlusale superiore in adulto di 30 anni. i solchi
occlusali dei molari presentano delle pigmentazioni prive
di carattere patologico. somministrazione gel contenente
fluoro organico (amine fluorurate) per la fluoroprofilassi
topica. dentizione permanente integra in visione occlusale
inferiore in adulto di 30 anni. anche qui sono presenti
delle pigmentazioni prive di carattere patologico
L'applicazione di preparati a base di fluoro per uso
professionale viene in genere riservata a quella categoria
di pazienti definiti ad elevato rischio di carie. La
metodica che attualmente riscuote i maggiori consensi è
l'applicazione di vernici o gel abase di amine fluorurate,
un vettore organico dello ione fluoro che ha dimostrato
essere dotato di un'elevata affinità per i tessuti
mineralizzati. L'applicazione semestrale di talipreparati
ha dimostrato avere un'efficacia variabile nei diversi
studi fra il 20 ed il 60%. Fra i più moderni veicoli di
fluoro-profilassi topica vi sono i dispositivi a rilascio
controllato,sistemi che fissati nel cavo orale sulla
superficie di uno o più elementi dentari, consentonouna
somministrazione di fluoro ad alta frequenza di
applicazione ed a bassa concentrazione, che garantiscono
un'elevata concentrazione di fluoro nel cavo orale senza
rischio di sovradosaggi. Da qualche anno vengono
utilizzati nella pratica clinica come materiali da
ricostruzione alcuni materiali a rilascio di fluoro
(cementi vetro-ionomerici, compomeri) che si sono
dimostrati di grande utilità nella ricostruzione di
elementi decidui cariati, soprattutto inpiccoli pazienti
ad elevato rischio di carie. Conclusioni In conclusione è
possibile affermare che il fluoro resta a tutt'oggi un
presidio di grandeutilità nella prevenzione della
patologia cariosa.L'OMS consiglia infatti di attuare,
laddove sia possibile, interventi combinati di
fluoroprofilassi topica e sistemica e, in soggetti ad
elevato rischio di carie, interventi mirati di tipo
professionale. Da quanto sopra esposto appare anche
evidente quanto sia remoto il rischio di un sovradosaggio
cronico dell'elemento tale da determinare fluorosi. Una
scrupolosa e corretta anamnesi che escluda la possibilità
di ulteriori fonti di fluoro,risulterà utile sia per
avere il controllo della quantità totale di fluoro
effettivamente assuntadal singolo soggetto, sia per
allontanare la diffidenza che si incontra ancora oggi da
parte di molti genitori che temono che il proprio figlio
possa assumere dosi eccessive dell'elemento. Al pediatra,
al medico di base ed al ginecologo dovrebbe spettare il
compito di favorire la diffusione delle metodiche di
fluoroprofilassi portando i loro pazienti a conoscenza dei
vantaggi che la somministrazione di fluoro produce e
rassicurandoli sull'innocuità della stessa.
Parole
chiave
Prevenzione
della carie, fluoro, fluoro-profilassi sistemica,
fluoro-profilassi topica.
Il
materiale fotografico presentato in questo articolo e
stato gentilmente messo a
disposizione
della redazione di Torino Medica dal Dott. Giorgio Tessore
di Torino.
un
bel sorriso è il risultato di una corretta scelta di
prevenzione
http://www.amicidibrugg.it/archivio/materiale/17_fluoroprofilassi.pdf
Lo
scorso agosto il Ministero della Sanità Belga ha emesso
un provvedimento per ritirare dal mercato gli integratori
alimentari di fluoro per presunti problemi di sicurezza,
salvo poi rimetterli in vendita qualche mese dopo. La
ripresa da parte dei media del provvedimento Belga ha
suscitato nelle mamme italiane diffidenza e perplessità
verso il fluoro, indicato per la prevenzione della carie
nei bambini.
Dopo l'allarme suscitato da questi fatti un pool di
esperti ha fatto il punto della situazione. Risultato: una
netta distinzione tra allarmismi e realtà scientifiche. E
una conferma: la riduzione del 50-60% dell’incidenza
della carie con la fluoroprofilassi.
Perplessità e diffidenza furono i sentimenti suscitati
nelle mamme italiane dalle dichiarazioni del Ministro
della Salute del Belgio nel momento in cui fu emesso il
provvedimento di ritiro dal mercato gli integratori
alimentari di fluoro. Motivo: presunti problemi di
sicurezza del fluoro, normalmente raccomandato per la
prevenzione della carie nei bambini anche dall’OMS,
sulla base di una vasta documentazione scientifica.
Ma esiste davvero un “problema fluoro”? E qual è la
situazione in Italia? A queste domande ha risposto un
gruppo di esperti delle aree scientifiche interessate al
tema – pediatria e neonatologia, pedodonzia, ginecologia
e farmacologia – che nei mesi scorsi ha analizzato gli
studi clinici ed epidemiologici, gli aspetti farmacologici,
i dati relativi ai programmi di fluoroprofilassi nel
contesto ambientale italiano. I risultati dell’analisi
sono stati presentati in occasione del dibattito
“Fluoroprofilassi: allarmismi e realtà scientifiche”
promosso da Novartis Consumer Health.
In sintesi: le dosi di fluoro impiegate per la profilassi
orale della carie dentaria sono sicure e, in particolare
nel contesto italiano, non espongono a rischi di
sovradosaggio con conseguenti effetti collaterali né
tantomeno ad una potenziale tossicità. La profilassi
della carie con il fluoro per via sistemica va sostenuta,
diffusa ed incoraggiata, in modo particolare nella donna
gravida, nel neonato e nei primi 7-8 anni di vita del
bambino. Non vi è alcuna controindicazione a proseguire
con la fluoroprofilassi anche nell’età adolescenziale
ed in quella adulta. La sua sospensione porta alla
riduzione dei benefici della fluoroprofilassi.
La somministrazione di fluoro può avvenire sia attraverso
la fluorurazione delle acque (come accade nel Nord
America), con l’aggiunta del minerale a sale, latte e
cibi.
La tossicità del fluoro si ha con dosi superiori ai 5
grammi, quindi da 5.000 a 20.000 volte la dose utilizzata
per la fluoroprofilassi. Il sovradosaggio cronico avviene
solo quando si superano di molto le dosi che possono
essere sommnistrate con i prodotti disponibili e per lungo
tempo. In questo caso comunque si può andare incontro ad
un feneomeno, chiamato fluorosi, che costituisce un danno
di tipo solo estetico: pur se indubitabilmente sgradevole,
non ha risvolti patologici. La fluorosi in Italia è un
riscontro praticamente assente, con percentuali talmente
ridotte da essere in realtà al di sotto del visibile da
parte degli specialisti e quindi da non doversi
considerare come un vero problema.
Per quanto riguarda la fluorurazione delle acque,
eventuale ulteriore fonte di fluoro, in Italia esistono
acque di acquedotto fluorate in partenza solo in due zone
molto circoscritte (intorno al Vesuvio e all’Etna),
mentre in tutto il resto del territorio le acque hanno
contenuti bassissimi di fluoro. Inoltre in Italia si
registra un consumo molto elevato di acque minerali
rispetto ad altri Paesi e le acque più comuni usate in
pediatria sono a basso contenuto di fluoro, quindi non
incidono significativamente sull’apporto totale di
fluoro assunto.
La fluoroprofilassi sistemica consente un assunzione di
fluoro misurabile quindi controllata, da iniziare in età
prenatale. Il fluoro somministrato alla madre, infatti,
protegge sia lei sia il feto proprio quando comincia a
formarsi la gemma dentale. Dopo la nascita, occorre che la
somministrazione al bambino venga iniziata entro le due
settimane di vita e proseguita in modo regolare, con gli
opportuni adeguamenti posologici in base all’età del
bambino.
http://www.italiasalute.it/News.asp?ID=4385
Acqua!
d
- Il politico, quindi, (anche se non in tutte le parti del
mondo conosciuto) fa aggiungere fluoro all'acqua (sic!)
potabile.
L'astuto ragionamento non poteva sfuggire alla sua mente
sottile:
d1 - Esistono caramelle al fluoro, chewing-gum al fluoro,
pastiglie al fluoro, dentifrici al fluoro: pare non
esistano, ancora, supposte al fluoro, ma è
solo questione di tempo.
d2 - Tutti dicono, anche i produttori di acqua tiepida,
che il fluoro fa benissimo ai denti.
d3 - Aggiungerlo all'acqua risolverà il problema della
salute dei denti, (si può dire cosi?) proprio alla fonte.
Il mentecatto è, fra le altre cose, convinto di fare
dell'ottima medicina preventiva.
I romani, che se ne intendevano, avevano (come abbiamo
appena visto) idee ben più corrette riguardo all'igiene
orale.
Ora, come ricorderanno tutti coloro che, nonostante tutto,
sono ancora scampati al morbo di Alzheimer, la nostra
acqua (ah! ah!) potabile, contiene quasi sicuramente,
nella migliore delle ipotesi:
1 - Un po' di piombo
2 - Solfato di alluminio
3 - Cloro
4 - Nitrati assortiti
Aggiungere fluoro non può che aumentare a dismisura la
possibilità che nuovi composti chimici si formino e
che, magari, non siano proprio del tutto benefici. Ma
anche se si scongiurasse (per avventura) questa ipotesi,
non del tutto peregrina, bisogna pur fare una
considerazione:
Una dose soltanto doppia del quantitativo di fluoro
necessario a migliorare la salute dei nostri denti, può
provocare danni proprio alle delicate parti che dovrebbe
proteggere. Dosi di molte volte superiori possono
provocare danni alle ossa e (poteva mancare?) il rischio
di insorgenza di molte specie di tumori. Pensate ad
esempio ad una persona che, sotto l'urgenza dei messaggi
pubblicitari, mastichi chewing-gum al fluoro, succhi
caramelle al fluoro, ingoi pasticche al fluoro, usi
dentifrici ancora al fluoro (e sia in trepida attesa,
pronto ad usare le primissime supposte al fluoro che
saranno prodotte) e che, come ciliegina sui molari, si
veda arrivare qualche tonnellata di fluoro di ottima
qualità sciolto con benevolenza nell'acqua (sic!)
potabile.
Consensus
Conference: stato dell’arte sulla fluoroprofilassi con
focalizzazione sulla fluoroprofilassi sistemica
Indicazioni posologiche in relazione alla realtà
italiana
Chairman:
Francesco Tancredi, Presidente della Società
Italiana di Pediatria (SIP). Segretario
scientifico:
Enrico Polito, Dipartimento di Pediatria, UO di
Patologia Neonatale e Terapia Intensiva, Policlinico S.
Matteo, Pavia. Membri del board:
Laura Strohmenger, Università di Milano,
Responsabile del Centro di Collaborazione dell’OMS per
l’epidemiologia e l’odontoiatria di Comunità.
Tiziano Basso, Ospedale Civile di Tolmezzo (Udine),
Pediatria.
Maria Triassi, Istituto d’Igiene, Policlinico
Università Federico II, Napoli.
Francesca Perotti,
Clinica di Ostetricia e Ginecologia, Policlinico S.Matteo,
Pavia.
Mario B.
Regazzi, Dipartimento di Farmacologia,
Policlinico S. Matteo, Pavia.
Metabolismo
ed attività del fluoro Il fluoro è un elemento
diffusissimo in natura ed ha una farmacocinetica basata su
un assorbimento essenzialmente intestinale che può essere
influenzato da fattori contingenti particolari (per
esempio, l’alimentazione). Quando il fluoro è in forma
biodisponibile, l’assorbimento è ottimo e la
distribuzione nei tessuti pressochè ubiquitaria, con una
deposizione prevalente nel tessuto osseo e nel dente. In
queste ultime sedi il fluoro va a sostituire l’idrossile
dell’idrossiapatite con meccanismo di scambio ionico,
formando la fluoroapatite; questo si verifica
prevalentemente durante l’osteogenesi, o comunque
durante le fasi di formazione dello smalto del dente.
L’azione del fluoro è quindi molto più efficace
durante la fase di crescita sia dell’osso che del dente.
Vi è ormai una consolidata esperienza a livello mondiale
per quanto riguarda la somministrazione del fluoro, sia
attraverso la fluorazione delle acque (tale approccio è
adottato da tutto il continente nord americano), sia altri
metodi che prevedono aggiunta al latte, al sale ed ai
cibi. Il sistema adottato da parte dei paesi dell’Europa
occidentale, ormai attivo da moltissimi anni, è la
somministrazione di fluoro per via orale attraverso
farmaci o integratori dietetici. Non vi è infatti alcuna
differenza negli effetti fra l’assunzione attraverso gli
alimenti e quella integrativa per via orale.
Quest’ultima ha un’azione generale sistemica
particolarmente evidente nell’età evolutiva, cioè
quando si ha la formazione del dente, ma permette anche
un’azione topica. Il fluoro viene infatti anche escreto
attraverso la saliva, esercitando così un effetto topico
positivo anche sul dente già formato. L’azione topica
da sola può essere ottenuta anche in altri modi, con le
paste dentifricie ed i colluttori, e può avere una sua
utilità nel dente già formato. L’età migliore per
iniziare la profilassi è addirittura quella prenatale,
perchè il fluoro somministrato durante la gravidanza
protegge la madre, proteggendo quindi indirettamente anche
il feto quando inizia a formarsi la gemma dentale. La
profilassi va quindi iniziata prima della nascita, e
proseguita dalle due settimane dopo il parto, con
assunzione regolare. La sospensione porta infatti alla
riduzione dei benefici della profilassi, che deve quindi
essere effettuata in modo continuo durante tutta l’età
evolutiva. Sicurezza d’uso e tollerabilità Il
fluoro può essere anche tossico, ma la dose letale è
superiore ai 5 grammi, cioè da 5000 a 20000 volte la dose
utilizzata per la profilassi. Il sovradosaggio cronico
avviene quando si superino di molto le dosi che possono
essere somministrate con i prodotti disponibili e per
lungo tempo. In questo caso si può andare incontro ad un
fenomeno chiamato fluorosi, che costituisce un danno di
tipo solo estetico, seppure indubbiamente sgradevole, che
comunque non ha risvolti patologici. Nel nostro paese la
fluorosi è un riscontro praticamente assente, con
percentuali talmente basse da non essere quasi rilevabili,
e quindi da non doversi considerare un problema. Per
quanto riguarda la disponibilità di dati epidemiologici
sulla fluorosi e sulla sua incidenza in Italia, questi
sono molto esigui proprio per l’irrilevanza del
fenomeno. E’ stato realizzato qualche studio, ma sono
pochissimi e relativi alle aree in cui il problema esiste:
solo due zone a rischio ben note, quella del Vesuvio, ed
in misura assai minore quella dell’Etna. L’incidenza
sembra comunque essere bassissima, forse intorno
all’1-2%, tale dunque da potersi considerare la fluorosi
in Italia un falso problema. Va peraltro segnalato che i
ragazzi italiani hanno i denti pieni di macchie bianche,
gessose ad eziologia sconosciuta, che vengono erroneamente
scambiate per macchie di fluorosi; proprio questo errore
è all’origine dell’aumento, soltanto apparente, del
fenomeno. Relativamente al rischio fluorosi, occorre
considerare la presenza del fluoro nelle acque potabili,
tenendo conto del fatto che l’Italia ha una duplice
particolarità:presenta alcune zone (quelle del Vesuvio
e dell’Etna) in cui l’acqua dell’acquedotto presenta
un alto contenuto in fluoro già in partenza, e zone in
cui il contenuto è invece basso. Fluoro
ed acque: situazione idrica in Italia ed acque minerali
Sull’argomento “fluorurazione delle acque” è
attualmente in corso un dibattito a livello europeo, perchè
alcune nazioni sono favorevoli all’aggiunta di fluoro
nelle acque, mentre altre non l’hanno adottata e non la
vogliono prendere in considerazione. Per quanto riguarda
l’Italia, la nostra legislazione nazionale è in linea
con le direttive europee. La legge attuale sulle acque, la
152/99, poi modificata successivamente dalla 258/00, ed il
DL 31/01 con le successive modifiche ed integrazioni del
DL 27/02, fissa un valore guida del fluoro compreso fra
0,7 ed 1 mg/l ed un valore massimo pari ad 1,5 mg/l.
Questi valori sono quelli previsti per le acque profonde,
le più pure, mentre per quelle superficiali trattate
si può arrivare anche ad 1,7 mg/l. L’analisi della
situazione per quanto riguarda le acque potabili in Italia
fa registrare una certa eterogeneità. Per esempio
nell’ambito della regione Campania sono stati fatti
alcuni studi, poi pubblicati, in cui sono stati campionati
due gruppi di popolazione infantile delle scuole medie:
nel gruppo residente nelle zone in cui il contenuto in
fluoro delle acque è pari a 4 mg/l, quindi molto elevato,
è stata riscontrata una percentuale di fluorosi del 53%,
ma in compenso i bambini erano esenti da carie; in coloro
che risiedevano in zone con concentrazione di fluoro pari
a 0,3 mg/l, valore molto basso, si è invece osservata
un’assenza quasi totale di fluorosi, ma molti episodi di
carie. In Italia nella maggior parte degli acquedotti il
livello di fluoro si assesta su un valore decisamente
basso. Non bisogna però dimenticare che nel nostro paese
si ha un elevato consumo di acque minerali, e ci si sta
disaffezionando sempre più dall’acqua del rubinetto,
che si usa solo per il lavaggio dei denti. Di fronte alla
decisione se descrivere o meno la fluoroprofilassi, il
pediatra deve tener conto non solo del livello del fluoro
nell’acquedotto, ma anche nell’eterogeneità del
contenuto in fluoro delle diverse e numerose acque
minerali. Facendo riferimento ai risultati di uno studio
condotto nella provincia di Roma, ci si è chiesta la
ragione del miglioramento nello stato dentale dei bambini
che è stato osservato, pur in presenza di uno scarso
contenuto in fluoro nell’acqua potabile. La risposta che
si è data è che il fenomeno può essere correlato ad un
consumo sempre maggiore di acque minerali, che in molti
caso superano i 2 mg/l di fluoro. In particolare, in
Italia le acque minerali vengono suddivise in 4 classi:
-
Gruppo
1, con contenuto in fluoro non indicato (Stella
Alpina, Evian, Fonte Alba, Perrier)
-
Gruppo
2, a sua volta suddiviso in 2 sottogruppi: 2A, che
contiene l’elemento in tracce (San benedetto, Vera,
Levissima) e 2B, il più numeroso, che contiene
una concentrazione di fluoro inferiore a 0,3 mg/l
(Fiuggi, Primula, Lora Recoaro, Rocchetta, Panna)
-
Gruppo
3, con un contenuto in fluoro fra i 0,3 ed i 0,7 mg/l,
quindi equiibrato (Ferrarelle, Boario, Pracastello,
Levico, San Pellegrino)
-
Gruppo
4, con un contenuto molto alto, superiore a 0,7 mg/l
(Uliveto, San Paolo, Acqua di Lepe)
Considerando
che l’introito di fluoro attraverso l’acqua è stimato
al 30-70% del totale, nel decidere se attuare o meno la
fluoroprofilassi occorre quindi anche tener presente che
ipo di acqua beve il soggetto e la sua abitudine a bere
molto o poco nell’arco della giornata. Le acque minerali
sono vincolate per legge, se superano 1 mg/l, ad inserire
nell’etichetta la scritta “acqua contenente fluoro”.
Le acque minerali più comunemente usate in pediatria sono
a basso contenuto di fluoro e non vanno quindi ad
influenzare l’apporto totale di fluoro. Incidenza
di carie ed evoluzione dei trend
Secondo i dati italiani del 1996 raccolti in modo
randomizzato in 10 regioni, quindi rappresentativi della
realtà territoriale, l’indice di carie (DMFT) nella
popolazione infantile era di 2,12. Tale valore è
inferiore all’obiettivo di prevenzione per il 2000,
definito dall’OMS ad Alma Alta nel 1980: DMFT uguale o
inferiore a 3 a 12 anni e 50% dei bambini esenti da carie
a 6 anni. Riguardo però a quest’ultimo obiettivo, i
bambini totalmente sani sono risultati solo il 5%. In
Italia si è quindi ottenuto un buon declino della carie,
ma con possibili margini di miglioramento rispetto agli
obiettivi del 2000. Dati molto più recenti, raccolti nel
2001 nell’area di Varese, fanno invece registrare un
DMFT di 1,35 ed un 62% di bambini sani; questi sono però
dati particolarmente positivi e del tutto eccezionali.
L’OMS ha già fissato gli obiettivi da raggiungere nel
2010: il 90% di esenti da carie a 5-6 anni e un DMFT
uguale o inferiore ad 1. Linee
guida sulla fluoroprofilassi in Italia e schemi posologici
da consigliare Prevenire la carie
ancor prima dell’uso del dentifricio è senza dubbio la
strategia più logica e razionale. Effettuare una
prevenzione efficace prima dell’uso topico del fluoro,
per poi passare al dentifricio quando si è formata la
dentatura definitiva, è un passo avanti dal punto di
vista pediatrico per proteggere anche la dentatura decidua
e non solo quella permanente. Poichè è noto che la carie
della dentatura da latte influisce sulla dentatura
definitiva, si è cercato di razionalizzare i percorsi per
arrivare a dosi minime di somministrazione di fluoro che
siano protettive per la carie ed allo stesso tempo mettano
a riparo dalla fluorosi, comunque molto lontane dalla dose
che oggi si ritiene a rischio di sovradosaggio cronico,
pari a 5 mg/l. E’ inoltre importante sottolineare il
fatto che la fluoroprofilassi sistemica, stando attenti a
non sommare altre fonti di fluoro, consente una
somministrazione misurabile, e quindi controllata, di
questo prezioso elemento, impossibile da ottenere bevendo
acqua fluorata e usando dentifricio al fluoro. Se si
utilizza un’acqua minerale a basso contenuto di fluoro e
si assume la giusta dose come profilassi, un bambino in
Italia non rischia di assumere fluoro da altre vie. I cibi
contenenti questo elemento sono infatti pochissimi:
principalmente il thè, che però nel nostro paese viene
scarsamente consumato, ed il pesce azzurro, che tuttavia
è molto grasso e pertanto non viene utilizzato
nell’alimentazione dei bambini prima dei 5-6 anni. Ma
qual’è la giusta quantità di fluoro da somministrare
per ottenere un effetto protettivo senza effetti di
sovradosaggio? La posologia raccomandata è la seguente:
-
Da
2 settimane a 2 anni 1 compressa da 0,25 mg o
l’equivalente in gocce;
-
Da
2 a 4 anni 1 compressa da 0,5 mg con l’indicazione
di usare dentifrici non contenenti fluoro;
-
Da
4 a 12 anni 1 compressa da 1 mg
Non
vi è alcuna controindicazione a seguire la
fluoroprofilassi anche in età adolescenziale ed adulta.
Riguardo al rischio di sovradosaggio derivante dall’uso
concomitante di un dentifricio al fluoro, va segnalato che
il dentifricio viene utilizzato in quantità modestissima,
quasi nulla, sotto i 3 anni, quando si è già formato lo
smalto dei denti estetici (gli incisivi); oltre i 3-4
anni, anche se si utilizza un dentifricio al fluoro, i
dati di deglutizione sono tali che non vi è assolutamente
rischio di sovradosaggio; il bambino, inoltre, sa sputare,
annullando quindi il problema di un potenziale
sovradosaggio da effetto di somministrazione multipla. Il
rapporto costo/beneficio Negli Stati Uniti, il
programma di fluorurazione delle acque, cioè il programma
pubblico di fluoroprofilassi, comporta una spesa pro
capite annua compresa fra 0,5 e 0,75 dollari, pari a circa
0,52 euro (circa 1000 lire) e 0,77 euro (1500 lire) pro
capite. Da noi quanto costerebbe per individuo un
programma annuale di prevenzione sistemica? E’ stato
calcolato che la fluoroprofilassi sistemica con gocce e
compresse abbia un costo variabile da 8,46 euro all’anno
e 0,705 euro al mese (1365 lire) ad un massimo di 20,88
euro all’anno, e 1,74 euro al mese (3369 lire) pro
capite. Questo tipo di fluoroprofilassi, su base
individuale, è più o meno conveniente di quella attuata
a livello comunitario, attraverso la fluorurazione delle
acque, come avviene negli Stati Uniti? Per rispondere
occorre ricordare che in Italia la fluoroprofilassi con
gocce e compresse, a differenza di ciò che accade
oltreoceano, viene effettuata solo sui bambini e non su
tutta la popolazione indiscriminatamente. Se si vuole
ipotizzare una spesa totale, tenendo conto che nel nostro
paese nascono circa 500.000 bambini all’anno, il conto
è presto fatto: 11750 euro al giorno, corrispondenti a
0,02 euro pro capite al giorno (meno di 50 lire). Cifre
irrisorie, se paragonate alle spese odontoiatriche per
risolvere il problema carie. Indipendentemente dal
problema economico, ciò che è fondamentale sottolineare
è che la somministrazione regolare di fluoro per via
sistemica nei primi 2 anni di vita permette di ridurre
l’incidenza della carie del 50%. E non bisogna
dimenticare che la carie non rappresenta solo un problema
dentale: alcuni bambini che perdono la dentatura decidua
hanno di conseguenza problemi di alimentazione, devono
mangiare omogeneizzati fino a 3-4 anni, manifestano spesso
importanti problemi psicologici e sviluppano infezioni
continue.
www.medweb.it/pediatria/2003/0703p25.pdf
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