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Immunoterapia


Dopo il passaggio in classe C degli antistaminici, l’esercito di allergici che ogni primavera sfila nel mio studio ha moltiplicato le richieste di RAST, Prick, Patch  e visite allergologiche  e, col consiglio del Web, spera in un vaccino che elimini definitivamente il noioso  (ed  ora anche costoso) problema. Per qualcuno la ricerca è fruttuosa e così entra con un cofanetto arrivato per posta dalla Svizzera e relative siringhe da insulina per iniziare una terapia desensibilizzante sottocutanea. Ammetto di non praticare queste iniezioni con molta tranquillità, ma l’assistito ha letto che…………

La terapia più radicale, che agisce sulle cause e non solo sui sintomi, è la vaccinazione antiallergica: è basata su una serie di iniezioni, che contengono la sostanza che scatena le reazioni da praticare sottopelle. Il trattamento, introdotto in medicina da almeno mezzo secolo e via via perfezionato, è in grado di proteggere da acari e pollini nell'80 % dei casi, e da api e vespe nel 100%. Lo scopo è quello di diminuire la reattività del paziente, di "desensibilizzarlo" così da rendere meno disturbanti i sintomi che si manifestano nella successiva esposizione naturale. I miglioramenti dei sintomi si osservano soprattutto nelle forme allergiche stagionali (oculoriniti), quando è implicato un solo allergene. I pazienti giovani sono quelli che sembrano beneficiarne maggiormente. L'impiego dell'immunoterapia nell'asma resta controverso; in particolare l'asma instabile rappresenta una controindicazione all'uso dei "vaccini desensibilizzanti". Il trattamento può causare reazioni indesiderate generali subito dopo l'iniezione; vi è anche la possibilità, anche se rara, di shock anafilattico. Per questo motivo è necessario che il "vaccino" venga somministrato da un medico e che il paziente rimanga nell'ambulatorio 30-60 minuti. La somministrazione orale di vaccino, consiste in compresse da tenere per uno o due minuti sotto la lingua per poi inghiottirla. L'efficacia della somministrazione sublinguale è oggi documentata da diversi studi scientifici.

http://www.odisseo.pc.it/scuole/romagnos/
allergie/Gruppo4/Allergie4.htm

Enzyme Potentiated Desensitization
Si chiama EPD, è un vaccino di nuova concezione che agisce contro vari tipi di pollini; contine infatti un pool di proteine estratte da dai pollini più a rischio di allergie: graminacee, parietaria, ambrosia e betulla.
Rispetto ai vecchi vaccini, di questo basta solo un'iniezione nel braccio per assicurarsi una protezione adeguata durante tutta la stagione dei pollini, l'importante è però farlo ora, l'organismo deve avere circa quaranta giorni per prepararsi in tempo.
Per chi non vuole ricorrere all'iniezione, ci sono i vaccini di spray nasali, che agiscono per inalazione, oppure i vaccini in gocce sublinguali, le più gradite per i bambini; infine abbiamo i vaccini orali, che funzionano tramite compresse o capsule da deglutire. Va anche detto che questi ultimi tipi di vaccinazione hanno uno schema di cura più lungo per arrivare all'immunizzazione ottimale

http://www.benestetica.it/articolo/index.html?
http://www.benestetica.it/articolo/article_1_04_2002_1205.shtml

Ho  accolto con molto piacere la notizia dell’avvento dei vaccini sublinguali perché ricordo, purtroppo, l’esperienza di una collega alle prese con uno shock anafilattico…..

Iniezioni da brivido

Vaccini desensibilizzanti: conviene farli in ambulatorio?

Sono diversi i medici di medicina generale che si prestano a eseguire l'immunoterapia desensibilizzante ai propri pazienti. Correndo non pochi rischi, perché l'eventualità di reazioni avverse all'iniezione degli allergeni, anche senza arrivare allo shock anafilattico, non è trascurabile. Motivo per cui è necessario disporre di tutta l'attrezzatura necessaria per intervenire in casi di emergenza (vedi sotto).

Le conseguenze sul piano medico-legale possono essere pesanti se, in seguito a una reazione avversa al vaccino, il paziente riporta un danno dimostrabile: al medico infatti può essere riconosciuto l'errore colposo per imprudenza, negligenza o imperizia. Il non disporre dei presìdi necessari a fronteggiare l'emergenza o il non essere in grado di usarli con tempestività e perizia è uno degli elementi che concorrono alla colpa.

"Si tratta di aspetti da tenere in debita considerazione, anche se l'evenienza di uno shock anafilattico, talora imprevedibile e potenzialmente fatale, è da considerarsi eccezionale: si verifica in un caso ogni 10.000 pazienti" dice Eustachio Nino Nettis, responsabile dell'Unità operativa di allergologia e immunologia clinica dell'Università di Bari.

Insomma, il rischio, seppur basso, esiste. Vale allora la pena di affrontare l'eventualità di una reazione anafilattica (e tutto quello che ne consegue) quando esistono centri specializzati, dotati del personale e delle attrezzature indispensabili? E perché i medici di famiglia accettano di praticare l'immunoterapia nel proprio studio? "In generale tendo a scoraggiare i miei pazienti quando mi chiedono di far loro le iniezioni desensibilizzanti in ambulatorio: li consiglio di rivolgersi all'ASL" dice Paola Palazzi, medico di medicina generale a Milano. "E questo proprio perché sono ben conscia dei rischi che posso correre. Mi faccio carico solo dei pazienti più anziani, quelli che non possono muoversi da casa o che avrebbero difficoltà a recarsi all'ASL. Ma non lo faccio certo a cuor leggero".

C'è da riflettere su che cosa voglia dire un intervento del genere per il singolo medico, se persino in ospedale la procedura è complessa. "Le iniezioni desensibilizzanti devono essere praticate in giorni prestabiliti, e quando c'è la disponibilità di un anestesista" dice Gian Galeazzo Riario Sforza, allergologo al CTO. "Inoltre, bisogna assicurarsi di avere a disposizione il carrello delle emergenze, con il palloncino Ambu per la ventilazione e il defibrillatore. E non si è mai da soli".

Già, perché non basta avere a portata di mano tutto l'occorrente per le emergenze: bisognerebbe anche essere in più d'uno. Due sole mani, infatti, non sono sufficienti per fare tutto quello che è necessario per contrastare uno shock anafilattico.

E dal punto di vista normativo, come è regolata la materia?

Innanzitutto va ricordato che l'immunoterapia specifica è un atto medico, e in quanto tale nessuno può impedire a un medico di famiglia di praticarla. Sta quindi a quest'ultimo salvaguardarsi per evitare complicazioni. "Esistono linee guida, tra cui quelle della Società italiana di allergologia e immunologia clinica a cui attenersi" risponde Nettis. Ed occorre anche sottoporre ai pazienti un modulo di consenso informato.

D'altro canto, l'accordo collettivo nazionale per la medicina generale non dà indicazioni né fa richieste precise: l'unica prescrizione è che lo studio medico dove si praticano le iniezioni sottocute desensibilizzanti sia dotato di un frigorifero dove conservare i vaccini. Niente di più.

Ma, come spesso accade, la normativa locale può differenziarsi da quella generale. Nel Lazio, per esempio, una legge regionale stabilisce che l'immunoterapia desensibilizzante possa essere fatta solo in strutture dotate di idonee attrezzature per la rianimazione. Questo ha dissuaso molti medici di famiglia, come testimonia Daniele Zamperini, medico di Roma: "Pur avendo lavorato per dieci anni presso il reparto di allergologia del Gemelli e avendo sia l'esperienza sia una nutrita clientela, ho smesso di fare questi vaccini: preferisco non rischiare".

Per quanto diverse possano essere le normative locali, resta il fatto che il medico di famiglia che accetta di praticare l'immunoterapia specifica nel proprio studio lo fa a proprio rischio e pericolo. Ne vale davvero la pena?

Quello che non deve mancare

Ecco che cosa consiglia la Società italiana di allergologia e immunologia clinica (SIAIC):

*adrenalina (fiale da 1 ml di soluzione 1:1.000, da conservare a 5°C)

*glicocorticoidi in fiale

*antistaminici, H1 e H2 bloccanti, in fiale e per uso orale

*broncodilatatori (erogatori pressurizzati)

*bombola di ossigeno

*pallone di Ambu

*eventuali altri presìdi per la terapai dello shock

si raccomanda di verificare frequentemente la scadenza dei farmaci di pronto soccorso

di Cinzia Tromba - Tempo Medico n. 750

27 ottobre 2002

http://www.tempomedico.it/2002/750/new.php?id=004

DAM 5, Milano novembre 2002

Lofarma azienda farmaceutica del settore allergologico, specializzata nella produzione di allergeni per diagnosi e vaccinoterapia e di sussidi per la prevenzione e la bonifica antiallergica

Ancora un altro simposio sui vaccini antiallergici?Ma non è stato già detto tutto? Il vaccino antiallergico è sicuro,

efficace, ben tollerato, lo si può somministrare per via iniettiva, nasale, orale (compresse o gocce)… Ci sono studi clinici che solo vent’anni fa non erano ipotizzabili, ci sono Position Papers, Position Statements, Consensus  Reports, International Guidelines… Sono stati organizzati Congressi mondiali, internazionali, nazionali, regionali, distrettuali, cittadini… Insomma, qualunque momento è stato utile, al di là del piacere di incontrarsi, per confrontarsi sulle varie esperienze coi vaccini antiallergici. Eppure….eppure, ancora oggi, appare chiaro come alcune importanti acquisizioni scientifiche sulla vaccinazione antiallergica non abbiano “graffiato” quella sottile ma dura scorza di scetticismo che riveste la Medicina Generale nei confronti dell’Allergologia. Ecco allora rivelato lo scopo del Simposio Satellite “Il Monoide dalla Teoria alla Clinica”, che si terrà a Milano il prossimo 20

novembre 2002, in occasione della quinta edizione del Corso residenziale di aggiornamento teorico pratico di allergologia clinica del Dipartimento delle Allergopatie di Milano (DAM): fare luce su un vaccino che,

seppure in commercio da ben 10 anni, non è stato ancora percepito nella sua “rivoluzionarietà”, quella, cioè, di

essere l’unico allergoide sublinguale. Una rivoluzione, si badi bene, certamente tecnologica, ma dai concreti

risvolti clinici; dunque, dalla Teoria alla Clinica. Il progresso scientifico ha dato origine a vaccini antiallergici di

concezione completamente nuova:

·  la modifica chimica dell’allergene in allergoide,

·  la conservazione delle dimensioni molecolari dell’allergene nativo,

·  la formulazione in compresse o in gocce.

L’allergoide monomerico, il Monoide, è l’unico vaccino antiallergico che riunisce tutte queste proprietà. Esso è

preparato facendo reagire l’allergene con cianato di potassio a pH alcalino per ottenere la carbamilazione

selettiva degli e-aminogruppi dei residui di Lisina. Si ottiene così l’allergoide monometrico carbamilato (Lais®).

Questa nuova concezione quali  significati assume, invece, nella Clinica?

Nella preparazione degli allergoidi, la conservazione delle dimensioni molecolari dell’allergene nativo rende

particolarmente adatto l’allergoide monomerico al passaggio della barriera mucosale, differentemente da

quanto accadrebbe agli allergoidi polimerici, ottenuti mediante trattamento con formaldeide o glutaraldeide, se

fossero impiegati per via sublinguale.

L’allergoide monomerico, inoltre, mantiene intatta la sua antigenicità, offrendo una maggior resistenza alla

degradazione enzimatica gastrointestinale: in poche parole, il Monoide evoca una sicura risposta anticorpospecifica contro l’allergene nativo. L’allergene non modificato, invece, somministrato per via

sublinguale, viene distrutto nellostomaco dagli acidi e dalla pepsina e viene successivamente degradato a

livello intestinale dagli enzimi, riducendo ulteriormente la sua antigenicità. Non ultimo, che significato hanno le compresse o le gocce? A parte l’ottima accettazione, la buona aderenza a questo tipo di vaccino e una migliore qualità di vita del paziente, anche lo Specialista guadagna in immagine professionale gestendo un positivo rapporto medico-paziente a vantaggio dei propri assistiti.

 

Da News on the net, anteprima al notiziario allergologico

EFFICACI E SICURI NEI BAMBINI I VACCINI SUBLINGUALI

La guerra ai pollini si combatte in bocca

Rassicurazioni ad ampio raggio sull’immunoterapia sublinguale arrivano da una ricerca italiana da poco pubblicata su Allergy, organo della Accademia europea di allergologia e immunologia clinica. L’allergene assunto per via sublinguale non induce gli effetti avversi potenzialmente gravi che rappresentano la principale remora alla somministrazione sottocutanea, in particolare non si rischiano le temute reazioni anafilattoidi. Per tale motivo e per la maggiore accettabilità della via di somministrazione questa forma di desensibilizzazione, ormai nota con la sigla SLIT (sublingual immunoteraphy), si sta affermando come trattamento di scelta per la popolazione pediatrica, ma naturalmente riscuote successo anche tra gli adulti. Lo studio italiano, nato dalla collaborazione tra istituti universitari e ospedalieri di Perugia, Verona, Genova e Milano, ha confrontato i livelli di triptasi e di proteina cationica eosinofila (principali prodotti rispettivamente della degranulazione dei mastociti e della attivazione degli eosinofili) dopo somministrazione di allergeni per via nasale e per via sublinguale. I soggetti della sperimentazione sono stati 30 bambini di età compresa tra 7 e 12 anni, affetti da rinite o asma da pollini, mentre la controparte di controllo è stata costituita da 10 bambini allergici e 10 bambini sani, che hanno fornito i livelli basali dei due indicatori infiammatori nelle due condizioni (come prevedibile più alti del normale nei piccoli allergici). Gli esiti delle due modalità di assunzione del vaccino si sono differenziati in modo inequivocabile: il contatto dell’allergene con la mucosa nasale ha fatto innalzare localmente le concentrazioni di triptasi e di proteina eosinofila, mentre la via sublinguale non ha determinato alcun aumento, né immediato né tardivo (le rilevazioni sono state effettuate subito dopo la somministrazione e poi a uno e a sei mesi di distanza), dei due mediatori a livello della mucosa orale. La ragione di ciò potrebbe risiedere nel fatto che in questa regione i mastociti sono quasi assenti, come è stato provato persino in biopsie sublinguali di soggetti allergici. Il gruppo di ricerca, diretto da Giorgio Canonica della Clinica di malattie respiratorie e allergiche dell’Università di Genova, si dedica da tempo allo studio dei meccanismi che sottendono gli effetti della SLIT. In un precedente lavoro sulla farmacocinetica di un allergoide vaccinale radiomarcato avevano accertato che in sede sublinguale il composto persiste a lungo, talvolta anche per 24 ore, mentre a livello sistemico la radioattività è rilevabile soltanto dopo che l’allergene è stato deglutito e raggiunge un picco plasmatico a circa due ore dall’assunzione. E’ dunque possibile che i meccanismi dell’azione protettiva dell’immunoterapia sublinguale siano due e fra loro indipendenti: uno sostenuto dall’interazione locale dell’allergene con le cellule di Langerhans, che hanno il compito di presentare gli antigeni al sistema immunitario, e l’altro consistente nell’effetto dell’allergene stesso o dei polipeptidi che derivano dalla sua degradazione enzimatica nell’ambiente gastrointestinale su quell’estesissima superficie immunoreattiva linfoide che sono le placche di Peyer. Negli ultimi anni le proposte per l’uso della via sublinguale nell’immunoterapia specifica delle allergie respiratorie si sono moltiplicate ed è ormai disponibile almeno una ventina di studi in doppio cieco contro placebo attestanti un significativo beneficio di questo metodo. Lo scorso gennaio, in occasione delle Journées Parisiennes d’Allergie, Pierre Scheinmann dell’Hôpital Necker di Parigi ha detto testualmente che a suo avviso «l’immunoterapia pediatrica d’ora in poi sarà orale o non sarà, dato che sempre meno ci si sentirà di proporre in ambito infantile interventi desensibilizzanti basati su vaccini iniettabili». Naturalmente, trattandosi di una novità, è plausibile che le discussioni sulla SLIT non siano concluse, come dimostrano le perplessità espresse di recente su Medico e bambino (2001; 9: 617-629) da Giorgio Longo, il quale ha messo in questione il rapporto tra costo e beneficio del metodo dal punto di vista dell’efficacia, della reale compliance del paziente e soprattutto dei risultati a lungo termine. Al momento non sono stati riportati effetti collaterali gravi a livello sistemico: solo occasionalmente si sono osservati orticaria, rinite e broncospasmo, mentre i disturbi più comuni sono irritazione della mucosa orale e sintomi gastroenterici. La parola definitiva sulla fortuna clinica del metodo verrà come sempre dai fatti: dai risultati di ulteriori sperimentazioni, ma soprattutto dai riscontri in termini di efficacia e sicurezza sul lungo periodo, che potranno garantire anche la praticabilità del trattamento in ambiente domiciliare. Al momento il metodo di immunoterapia sublinguale ha ricevuto una sorta di consacrazione ufficiale nel documento ARIA (allergic rhinitis and its impact on asthma), una ponderosa monografia stilata da un gruppo di una quarantina di esperti sotto l’egida dell’Organizzazione mondiale della sanità, che è stata presentata in forma sintetica al congresso della Società europea di allergologia e immunologia clinica a giugno del 2001 e pubblicata in versione integrale come supplemento al Journal of Allergy and Clinical Immunology di novembre (2001; 108: 147). Il documento riconosce la validità delle sperimentazioni finora condotte attestanti l’efficacia della via sublinguale e suggerisce che con tale somministrazione vengano impiegate dosi di allergene almeno 100 volte superiori a quelle indicate per via parenterale (dell’ordine dei 1.000 microgrammi, quindi, rispetto ai 7-20 microgrammi normalmente iniettati nella fase di mantenimento).

Severino Dal Bo


Approfondimenti in internet

Un sito sull’immunoterapia sublinguale: http://www.allergychoices.com/

http://www.tempomedico.it/news02/news733_2.htm