Archivio Dottor Web

 

Chi, come me , si occupa di faccende domestiche riconosce a distanza l’inconfondibile stria marroncina sulla faccia dorsale dell’avambraccio destro (o sinistro per le mancine): scottatura lineare da ferro da stiro o da griglia del forno. La signora Maria ne esibisce diverse di vario formato: la sua griglia del forno è a quadretti. Coglie l’occasione per chiedermi se è il caso di certificare queste lesioni, caso mai ci guadagnasse qualcosa per regalarsi una cena al ristorante evitando di cucinare......

INCIDENTI DOMESTICI: E’ SEMPRE CASA DOLCE CASA ???

Siamo davvero sicuri che la casa rappresenti il luogo deputato a fungere da “rifugio” dalle avversità del mondo ? A giudicare dai dati recentemente diffusi nel rapporto annuale sul valore della sicurezza in Italia redatto dal Censis sembrerebbe proprio di no!

Con i suoi 4 milioni di incidenti all'anno la casa si guadagna il nient’affatto invidiabile primato di luogo più pericoloso per l’incolumità dell’uomo: gli infortuni, anche di grave entità, che si verificano tra le mura domestiche sono infatti di gran lunga numerosi rispetto a quelli che avvengono nei luoghi di lavoro, pari a poco più di 1 milione, e a quelli stradali, che si attestano attorno ai 300 mila.

Le rilevazioni effettuate dal Censis evidenziano uno strato molto spesso di incidentalità domestica fino a poco tempo fa ignorata che, nel corso del 2003, ha coinvolto addirittura il 27,8% degli italiani; tale dato appare particolarmente significativo se raffrontato alle statistiche ufficiali che parlano di un 7,6%.

Le aree del nostro paese maggiormente a rischio risultano essere quelle del Centro-Sud dove il dato sale fino al 33,1%; maggiormente coinvolte in queste tipologie di incidenti risultano poi essere, neanche a dirlo, le casalinghe.

Ma quali sono le zone della casa che risultano più pericolose ? In testa alla classifica dei luoghi domestici più a rischio svetta la cucina, che risulta essere in assoluto l’ambiente che riserva maggiori insidie e dove si verifica il più alto numero di incidenti; al secondo posto si piazza il soggiorno mentre la medaglia di bronzo se la aggiudicano le camere. Il rapporto del Censis sfata poi il classico luogo comune che porterebbe a vedere nel bagno il luogo più pericoloso della casa: in base ai dati presentati assolutamente sopravvalutati risultano i rischi che si credono prodotti da questo ambiente.

A cosa sono dovuti gli incidenti domestici? Tre risultano essere i principali fattori di rischio: innanzitutto la qualità del sistema abitativo; quindi le caratteristiche dei prodotti che vengono introdotti in casa; e, ultimo ma non in ordine di importanza, i comportamenti individuali.

La qualità del sistema abitativo in molte zone dello Stivale risulta essere ancora molto bassa: i rischi da prendere maggiormente in considerazione sono quelli legati alle infiltrazioni e alle perdite d’acqua, che risultano essere più frequenti soprattutto nelle regioni del Sud, dove addirittura un quarto delle case presenta questo tipo di problematiche. Sono però soprattutto i comportamenti personali a produrre maggiore insicurezza: dal rapporto del Censis è emerso che ben il 46,1% degli italiani negli ultimi tre mesi (con punte del 50,3% tra i giovani con meno di 30 anni, e del 56,6% tra studenti e disoccupati) ha avuto almeno un comportamento a rischio per se stesso, per i familiari e persino per i coinquilini.

La cosa che fa maggiormente riflettere è data dal fatto che gli atteggiamenti più rischiosi sono rappresentati, nella stragrande maggioranza dei casi, da pure e semplici sbadataggini o distrazioni troppo spesso sottovalutate:

dimenticare pentole sul fuoco acceso (12,2%);
lasciare rubinetti aperti (11,9%);
utilizzare apparecchiature elettrici quando si è bagnati (11,2%);
spegnere gli elettrodomestici tirando il filo della spina (10,9%)
lasciare aperto il gas (9,1%)

Che altro dire? I dati presentati dal Censis devono necessariamente spingerci ad una riflessione e, anche se può sembrare banale, indurci a ragionare sempre prima di fare qualcosa: come abbiamo avuto modo di vedere può bastare davvero poco perché una piccola dimenticanza si trasformi in un triste episodio di Cronaca Nera.

Lucio

http://www.findit.it/riflettorir2/viewart.php?dove=riflettori084

MUFFA TOSSICA NELLE ABITAZIONI

Roma, 22 Ottobre 2004. Perdita di memoria, mal di testa, vomito e reazioni allergiche. Sono gli effetti che puo' produrre il nemico che abbiamo in casa: Stachybotrys Chartarum, una muffa nera-verdastra, che alligna nelle abitazioni calde, umide e con scarsa ventilazione. Prolifera tra le mattonelle dei bagni e nelle guarnizioni degli impianti di condizionamento ma non disdegna il classico angolo di casa, tenuto al buio, e umido a causa delle infiltrazioni d'acqua. Una certa dimestichezza con le muffe l'abbiamo tutti: chi, infatti, non ha avuto la disavventura, e gli effetti, della perdita d'acqua dai tubi dell'inquilino del piano di sopra? Ma questa e' una muffa particolare che provoca seri danni alla nostra salute, tanto che negli Stati Uniti, dove e' stata rilevata per la diffusione del legno quale materiale di costruzione, e' chiamata "muffa tossica". I rimedi? Quelli classici: far entrare aria e la luce, non lasciare moquette, tappeti o parti di legno umidi, specialmente in cucina o nel bagno dove la presenza dell'acqua e' piu' accentuata. Se "l'invasione" persiste si deve ricorrere ad interventi strutturali e all'utilizzo di sostanze antifungine. In vista dell'inverno e dei termosifoni accesi occorre tener presente queste raccomandazioni.
Primo Mastrantoni, segretario dell'Aduc

Pulizie eccessive mettono a rischio i polmoni delle casalinghe

I detersivi responsabili di scatenare allergie anche gravi

Massaie occidentali attenzione! Utilizzare troppi detersivi per le pulizie domestiche mette a rischio l'apparato respiratorio. Le allergie ai prodotti di pulizia si manifestano con irritazione delle mucose, da quelle degli occhi a quelle della gola, ma possono anche causare broncospasmo, bronchiti acute, fino a malattie potenzialmente croniche come l'asma o possono addirittura portare a crisi letali.

Questo il risultato di una monografia cui ha collaborato Cristina Mapp, professore associato di Medicina del lavoro all'università di Ferrara, sulle malattie respiratorie nella donna.

Gli esperti hanno indagato gli effetti del fumo (attivo e passivo) e dei lavori domestici sull'apparato respiratorio femminile. "I rischi domestici - ha spiegato la specialista - sono stati negli anni ampiamente sottovalutati come 'rischi professionali', anche perché quello delle casalinghe è un lavoro non retribuito".

Sia nei paesi in via di sviluppo, che in quelli occidentali i rischi per le casalinghe sono molti. Per le prime, il pericolo è rappresentato per lo più dalle particelle respirabili sprigionate da metodi di cottura dei cibi o di riscaldamento che utilizzano carbone, legna o letame. Nei paesi occidentali, Italia compresa, invece, l'insidia maggiore deriva dall'utilizzo, spesso improprio, di sostanze detergenti quali candeggina, ammoniaca, o spray da forno, perché, ha avvertito l'esperta, i detersivi, "liberano sostanze potenzialmente tossiche, con proprietà fortemente irritanti".

E allora come difendersi? Innanzitutto bisogna leggere attentamente le avvertenze, facendo attenzione poi a non mescolare i vari prodotti soprattutto in ambienti non ventilati come ad esempio bagni senza finestre e soprattutto evitando un uso eccessivo di prodotti. La Mapp si rivolge anche alle aziende produttrici che dovrebbero impegnarsi a rendere le indicazioni riportate sulle confezioni, più comprensibili.

Per quanto riguarda il fumo, si è registrato un aumento del vizio tra le donne che, secondo alcuni dati preliminari di diversi studi, è più suscettibile ai danni del vizio rispetto al sesso maschile. Questi, infatti, si manifesterebbero nella donna in misura maggiore anche nei casi in cui il numero di sigarette fumate e il numero di anni di fumo siano inferiori a quelli dell'uomo.

Redazione Staibene.it - ottobre 2003

E'dannoso, oltre che inutile, denunciare un incidente se le conseguenze non sono abbastanza gravi da fare scattare il risarcimento. È quanto sostiene l'Inail - e conferma un medico legale - alle casalinghe che da quest'anno sono chiamate a sottoscrivere l’assicurazione anti-infortuni obbligatoria.

La denuncia.

 Tecnicamente, spiegano all'Inail, la denuncia di un infortunio si presenta inviando all'istituto (alla sede territoriale competente, indicata sul bollettino usato per pagare il premio) i certificati medici rilasciati dal medico curante o, nei casi più gravi, dal pronto soccorso o dal reparto dell'ospedale che ha rilevato le conseguenze dell'incidente. Ma attenzione: l'Inail sconsiglia alle casalinghe di denunciare un incidente se il danno non è abbastanza grave da far scattare il diritto al risarcimento, cioè se non procura un‚invalidità permanente di almeno 33 punti percentuali. "È vero: se il danno è piccolo non conviene fare la denuncia, perché, anche se non risarcita, l'invalidità segnalata potrebbe pesare negativamente nella valutazione di eventuali danni successivi alla stessa parte del corpo, spiega Paolo Oliva, primario di Medicina legale all'azienda ASL Roma D. È solo un rischio: la probabilità che vada così dipende dalle tecniche e le regole della medicina legale che si impiegano per valutare il danno. Troppo male. Uno dei punti deboli della prima assicurazione obbligatoria delle casalinghe è l’elevato grado di invalidità richiesto perché scatti la prestazione. Il criterio di valutazione del danno è contenuto nelle nuove tabelle delle menomazioni approvate dall'Inail e introdotte dal decreto ministeriale 119 del 12 luglio 2000 (pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale del 25 luglio). Per le casalinghe non è contemplato il ristoro del danno biologico, che per gli altri lavoratori è stato messo a punto con una tabella pubblicata assieme a quella delle menomazioni. A differenza delle altre categorie di lavoratori, inoltre, le casalinghe non sono assicurate neanche contro gli incidenti in itinere: per chi svolge il lavoro domestico, quelli che possono capitare all'esterno della casa-luogo di lavoro, magari facendo la spesa o accompagnando i bambini a scuola.

La rendita.

La somma che l'Inail versa in caso di incidente risarcibile è calcolata in base alla retribuzione minima di un operaio del settore industria: per il 2000, è fissata in 21,4 milioni di lire l'anno. La rendita, di conseguenza, parte da un minimo mensile di 330mila lire e arriva fino a 1,8 milioni di lire per un‚invalidità permanente del cento per cento. Una delle due tabelle di questa pagina mostra alcuni esempi di indennizzo. La rendita è esentasse, quindi non deve essere indicata nella dichiarazione dei redditi e si estingue con la morte del beneficiario, senza passare agli eredi. È pagata in rate mensili e va richiesta alla sede territoriale Inail indicata sul bollettino usato per pagare il premio.

http://www.casaeconsumi.it/files/casalinghe.htm

Chiunque si dedica alla quotidiana gestione della casa, cioè ordine, pulizia, preparazione dei pasti, ecc. , o agli hobbies preferiti, o alla manutenzione del cortile o del giardino di casa, ha la necessità di venire a contatto con prodotti chimici che hanno lo scopo di aiutare a rendere più efficaci le nostre azioni. 

Secondo alcuni la casa è il principale luogo di lavoro nel mondo, ed anche qui, come in tutti i luoghi di lavoro, il processo di razionalizzazione ed automazione è ai nostri giorni incessante.  L’impiego di prodotti chimici è cresciuto fortemente negli ultimi trent’anni, sia per la tendenza ad una maggior pulizia, sia per la rincorsa a volte nevrotica a risultati di maggior effetto.  A questo contribuisce la spinta pubblicitaria, molto forte in questo mercato caratterizzato da grande concorrenza.  Alcuni prodotti, anche lungamente commercializzati, e quindi alla portata di tutti, si possono rivelare veri e propri veleni per chi ne fa uso improprio, e ne sono prova i frequenti incidenti che si verificano all’interno delle mura domestiche.  Ogni anno in Italia si verificano ben 2. 700. 000 infortuni in casa, di cui 8. 500 mortali, lo stesso numero di morti che avvengono per incidenti stradali.  Più della metà degli incidenti è subito dalle donne, il 14% da bambini piccoli.  In particolare sono al terzo posto, con circa 11. 000 casi ogni anno, le intossicazioni provocate da ingestione, inalazione e contatto di prodotti usati comunemente. 

Spesso tali prodotti non contengono le necessarie informazioni di sicurezza, anche se molto è stato fatto in questi anni per una corretta informazione dell’utente.  Le principali cause di incidenti sono infatti : 

•            mancata custodia di prodotti nocivi in luoghi protetti 

•            insufficiente etichettatura 

•            contenitori inadeguati per una completa sicurezza 

•            insufficiente conoscenza dei prodotti 

•            scambio con prodotti commestibili 

Un altro problema, come si può spesso vedere da questo studio, è che alcuni prodotti dannosi sono vietati solo in alcuni paesi, e non in altri, oltre al fatto che le direttive EU che impongono alcune restrizioni vengono recepite ed attuate non da tutti i paesi europei. 

Ma, anche non tenendo conto delle intossicazioni accidentali, bisogna tenere conto che un’intera categoria , cioè le donne che lavorano in casa, è esposta quotidianamente a sostanze più o meno nocive manipolate durante l’attività lavorativa, la convivenza e confidenza con le quali porta spesso ad un uso incurante dei rischi, nonostante l’esistenza di prodotti sempre più energici . Le casalinghe sono infatti le più affette da dermatiti sia come irritazioni che come allergie, provenienti dal migliaio di prodotti per l’uso domestico.  Da una statistica effettuata su donne, i casi di affezione bronchiale sono il doppio tra le casalinghe che tra le donne impiegate fuori casa.  Lo stesso si può dire per le intossicazioni e gli avvelenamenti. Bisogna sapere inoltre che, sebbene il nostro organismo sia dotato di meccanismi di disintossicazione, in condizioni di sovraccarico tali meccanismi non funzionano adeguatamente, e le sostanze estranee si accumulano, provocando intossicazione dopo un tempo più o meno lungo.  Questa è la ragione per cui gli effetti non sono così facilmente attribuibili alle cause. La natura funziona allo stesso modo, riuscendo a smaltire ma solo in tempi lunghi le sostanze dannose.  Molto raramente si tiene nel dovuto conto l’impatto ambientale che deriva dall’uso indiscriminato di prodotti nocivi, con danneggiamento delle nostre risorse naturali.  Questo manuale vuole essere un contributo alla migliore conoscenza dei prodotti chimici che usiamo in casa, allo scopo di rendere più sicuro il loro uso, ed anche cercando di far capire come sia possibile ridurli, ed in alcuni casi di sostituirli con prodotti di simile efficacia, e meno nocivi all’uomo ed all’ambiente.  La scommessa sta allora nell’individuare con esattezza i veri pericoli, senza creare eccessivi allarmismi, e senza creare un facile "business" alternativo.  

E da parte del consumatore si chiede buon senso, volontà di dosare e possibilmente ridurre con consapevolezza i consumi, unendo al rispetto per la propria salute quello per la natura.  Il manuale prende in esame tre tipi principali di attività: cura della casa, cura e manutenzione dell’esterno (orto, giardino, cortile), attività del tempo libero.  

Vengono individuati i principali tipi di prodotti pericolosi, che vengono poi esaminati ai capitoli 3 e 4, dal punto di vista della loro influenza sulla salute dell’uomo e sull’ambiente.  Infine ai capitoli 5 e 6 si prendono in esame argomenti relativi alla sicurezza, ed ai metodi di riduzione e sostituzione di prodotti dannosi.  La presentazione degli argomenti adotta un linguaggio il più possibile semplice, ma nello stesso tempo chiaro e corretto, cercando di dare a chi legge la giusta immagine della chimica, scienza che ha migliorato in modo radicale la vita dell’uomo, ma che è l’uomo stesso a dover utilizzare per vivere meglio in armonia con gli altri e con la natura.  

Detersivi multiuso e abrasivi per superfici in generale  La differenza tra detersivi multiuso e abrasivi sta nell’azione più efficace per questi ultimi nel togliere lo sporco per strofinio. Gli abrasivi in polvere o liquidi contengono soprattutto granelli di quarzo o marmo, poco tensioattivo (3%), ed alcuni contengono anche candeggianti, costituiti da 1-2% di dicloroisocianurato di sodio, prodotto che libera cloro.  I detersivi multiuso contengono invece molto più tensioattivo (10-14%), fosfati (5%), urea (5%) e disinfettanti a base di prodotti di condensazione ammina - aldeide.  

Detersivi per stoviglie E’ accertato che in un anno una persona ingerisce mediamente da 0,1 a 1 g di tensioattivi, che rimangono sui piatti appena lavati.  In alcuni paesi c’è anche l’usanza di lavare i piatti e riporli senza risciacquo.  

Detersivi per piatti a lavaggio manuale sono meno aggressivi di quelli per lavastoviglie.  Essi contengono 10-20% di tensioattivo, e per il resto fosfati, essenze profumate, alcol, coloranti, e alcuni contengono sostanze protettive per la pelle.  Alcuni contengono anche tensioattivi cationici che hanno l’effetto di dare lucidità alle stoviglie, eliminando l’effetto provocato dalle macchie che lascia l’evaporazione dell’acqua. Quelli in polvere contengono sali anche per il 50-80%, come carbonato, silicato, solfato, citrato di sodio.

Detersivi per lavastoviglie fanno una pulizia più profonda, a temperatura più alta (50-60°C) ed hanno azione igienizzante.  Sono in genere molto alcalini perché contengono soda caustica, fosfati (6%) e sostanze cloranti come il dicloroisocianurato di sodio (2%) che distrugge i batteri. Le macchine lavastoviglie contengono anche resine scambiatrici per addolcire l’acqua e prevenire le incrostazioni calcaree che a lungo andare rovinano i meccanismi.  Le resine necessitano di sale da cucina alla fine per essere ripristinate. Ai detersivi per lavastoviglie viene sommata poi l’azione dei "brillantanti", che contengono un alto contenuto di tensioattivi non ionici (20-50%) allo scopo di evitare la formazione di ombre calcaree dovute all’evaporazione delle gocce d’acqua sui piatti.  Contengono inoltre alcol isopropilico (20%) e acidi come l’acido citrico (20%) per annullare l’effetto alcalino dei detersivi.

Detersivi speciali per altre superfici

            I detersivi per forni contengono, spesso in forma spray, soda caustica (15%) assieme a tensioattivi e solventi organici (10%).  Questi prodotti servono a togliere le incrostazioni sulle pareti dei forni.

            I detersivi per vetri e specchi contengono tensioattivi anionici con solventi organici come glicoletere o isopropanolo (10%).  Il tensioattivo ha lo scopo di facilitare la bagnabilità del vetro per l’attacco allo sporco, il solvente quello di sciogliere lo sporco.  Il glicoletere è molto usato anche per la sua alta velocità di evaporazione.  Purtroppo questa sostanza contiene quasi sempre piccole quantità del glicol corrispondente (glicol etilenico o glicol butilenico) che ne fanno aumentare la pericolosità.  Attualmente sono molto in uso i prodotti multiuso, cioè adatti a qualsiasi tipo di superficie.  Possono contenere anche ammoniaca e fosfati.

            I detergenti per metalli hanno il compito di asportare il sottile strato di ossido o di solfuro nel caso dell’argento, che si forma sul metallo rendendolo opaco. Il trattamento per l’argento è diverso da quello di altri metalli o leghe.  Per asportare lo strato di solfuro si usano creme a base di tensioattivi, tiourea e acido cloridrico, che, togliendo lo strato di solfuro, asportano anche un sottile strato di metallo . Per gli altri metalli si usa un preparato di tensioattivi (15%), terra argillosa e benzina (35%).  Spesso si usa anche acido fosforico concentrato (3-40%).

            I derugginanti contengono acido fosforico concentrato (40%), acido cloridrico, alcoli e fosfati di zinco ed alluminio.

Detersivi per lavabi e WC

            I detersivi per disgorgo lavabi sono tra i prodotti più tossici.  Contengono soda caustica(70 - 100 %) che ha il compito di saponificare i residui grassi e mandare in soluzione prodotti cheratinosi come i capelli.  Contengono anche granuli di alluminio o zinco (2%),che in ambiente alcalino sviluppano idrogeno.  Per evitare una possibile esplosione si aggiunge nitrato di sodio (15%) che con idrogeno forma ammoniaca.  I gas favoriscono la rimozione degli ingorghi.  Questo prodotto sviluppa molto calore, ed è molto aggressivo. Se il prodotto è allo stato liquido, può contenere anche ipoclorito di sodio, che sviluppa meno calore.

            I disincrostanti per calcare ed acidi urici nel WC sono prodotti acidi o alcalini.  Quelli acidi in polvere contengono bisolfato di sodio (87%) e acido solfammico, oppure se liquidi contengono acido cloridrico e fosforico (20-30%), solforico, formico, oltre a tensioattivi (7%).  Quelli alcalini contengono, oltre al tensioattivo (4%) , ipoclorito di sodio (67%), assieme a formaldeide, fenoli o clorofenoli.

Detersivi e lucidanti per pavimenti

            I detersivi autolucidanti per pavimenti contengono, oltre a cera, polimeri acrilici ricavati per sintesi da prodotti del petrolio, sciolti in solventi idrosolubili come glicoletere.  Essi formano sul pavimento una pellicola di plastica, che dà l’effetto di lucidità: il guaio è che per eliminarla bisogna usare detersivi e prodotti molto aggressivi, come ammoniaca e solventi.  Inoltre dalla loro evaporazione dal pavimento escono i vapori che vengono inalati.  Infatti questi prodotti non richiedono risciacquo, e le sostanze chimiche rimangono sul pavimento. 

            Le cere sintetiche per pavimenti sono polimeri dal petrolio, come copolimeri stirolo-acrilato in concentrazione maggiore ed emanano un odore che non è salutare.  Per i mobili in legno vengono usati prodotti lucidanti di sintesi, che contengono solventi organici come xilolo, toluolo, tricloroetilene.  Alcuni detersivi per pavimenti contengono anche solventi organici per eliminare possibili residui di cera

http://www.minerva.unito.it/Chimica&Industria/MonitoraggioAmbientale

Professione casalinga

C’è anche chi lavora a e per la casa, le casalinghe, e chi, molti davvero, deve svolgere anche questo tipo di incombenze in aggiunta. Ebbene anche le attività casalinghe non vanno esenti da pericoli. 
Nel 2000, secondo i dati più aggiornati disponibili grazie a un progetto europeo, più del 49% degli incidenti verificatisi durante le attività non lavorative, si è verificato in casa. Nel 2002 (fonte ISPESL-Ministero delle Pari Opportunità) si sono avuti 3480000 infortuni e più di 2.500.000 erano donne. Le zone più critiche, ovviamente, la cucina e il bagno. Le tipologie prevalenti: cadute, urti, tagli, distorsioni, ustioni eccetera. E se i gradini di casa la fanno da padrone quanto a elemento coinvolto nell’incidente, subito dopo vengono gli accessori per cucina, gli attrezzi da lavoro (o bricolage che dir si voglia) e via di questo passo. 

L’esempio delle scale
Tanto frequenti e diffusi che Lancet ha dedicato al tema delle scale a libretto, quelle normalmente impiegate per imbiancare casa ma anche per cambiare le tende delle finestre o pulire i lampadari. Sembra incredibile: ma nel 2002 in Gran Bretagna 35.000 persone sono ricorse alle cure ospedaliere per cadute da scale verificatesi durante attività non lavorative. Eppure, dice l’autore, i consigli sono sempre gli stessi: non si deve appoggiare la scala al muro ma va aperta, la base deve essere stabile, non ci si deve sporgere di lato per raggiungere l’ultimo gancetto. Eppure non si fa e, sempre secondo Lancet, quasi tutti questi incidenti sono prevenibili. Vanno considerati gli avvelenamenti per ingestione o inalazione (in casa ci sono più solventi, caustici, acidi e altro che in un ufficio sono ben più rari) funzionano impianti a gas e altro ancora. E senza pensare a conseguenze estreme basta anche l’elevata frequenza degli eczemi, soprattutto alle mani, dovute non tanto ai detergenti ma a conservanti, tracce di metalli quali il nickel, agli additivi delle gomme eccetera. Poi le attività domestiche possono aumentare anche gli effetti di malattie croniche. Per esempio, anche se è circostanza poco nota, i prodotti della combustione generati dai fornelli a gas, in particolare il biossido di azoto, contribuiscono nelle persone asmatiche a creare il broncospasmo, e anche se non è detto ci siano conseguenze cumulative, nelle donne che usano cucine a gas alcuni studi hanno osservato un aumentato ricorso ai broncodilatatori. Notevole sembra essere anche l’effetto sulle affezioni in qualche modo legate alla postura e alla ripetizione dei movimenti: il mal di schiena persistente, per esempio. Uno studio ha dimostrato che mentre nella popolazione maschile solo un quarto dei casi riguarda chi non ha un lavoro retribuito, nelle donne sale al 50%, segno che i lavori di casa sono almeno altrettanto gravosi di quelli esterni.

Stare a casa logora
In linea generale, il lavoro di cura e gestione della casa non appare meno logorante di quello retribuito: per esempio, la mortalità per tutte le cause è più elevata tra le casalinghe: il tasso standardizzato di mortalità, tra le casalinghe di età compresa tra 18 e 59 anni è pari a 98,7 tra le casalinghe e a 86,5 tra le lavoratrici e lo svantaggio si mantiene anche dai 60 ai 74 anni (93,7 contro 82,6). A questo ovviamente non concorrono soltanto gli infortuni meccanici.
Non a caso, dunque, una legge del 1999 prevede che presso l’INAIL si debba stipulare un’assicurazione riservata alle donne (e uomini) che si occupano stabilmente dei lavori di conduzione della famiglia e della dimora in cui risiede. E chi non lo sapesse è bene che si informi.

Maurizio Imperiali

http://www.dica33.it/argomenti/salute_lavoro/pericoli_domestici.asp

L'assicurazione non copre gli incidenti mortali! Ciò significa che una casalinga o un casalingo può aver pagato per anni l'assicurazione obbligatoria per gli infortuni domestici, ma se mentre sta sbrigando faccende domestiche scivola, batte la testa e muore nessuno dei suoi parenti o conviventi potrà beneficiare di alcunché: la compagnia assicurativa intasca e pace all'anima del morto…

http://www.sinistra.net/lib/upt/comsta/soue/soueetacii.html#u1

ASSICURAZIONE CONTRO GLI INFORTUNI IN AMBITO DOMESTICO (L.493/99)

  1. Chi si deve assicurare
    Sono obbligati ad assicurarsi tutti coloro, in età compresa tra i 18 e i 65 anni, che svolgono l'attività di casalinga/o a tempo pieno.
  2. Come ci si assicura
    Pagando il premio di euro 12,91 (£.25.000), entro il 31 gennaio.
    Chi si è iscritto con l'autocertificazione (il pagamento del premio è a carico dello Stato):
    · se rientra ancora nei limiti di reddito resta automaticamente iscritto senza inviare nessuna comunicazione;
    · se ha superato i limiti di reddito (vedi maggiori informazioni) deve pagare il premio di euro 12,91 (£. 25.000), entro il 31 gennaio;
    · se non ha i requisiti per l'iscrizione deve chiedere la cancellazione utilizzando
    l'apposito modulo (cliccare per scaricarlo).
  3. Per ulteriori informazioni
    Telefonare gratuitamente al 803.888 dell'INAIL
    Recarsi presso le Sedi INAIL, i Patronati e le Associazioni delle casalinghe.
  4. Ogni anno l'INAIL invia a domicilio degli assicurati il materiale necessario per l'iscrizione. In caso di mancato recapito, i bollettini per il pagamento e i moduli per l'autocertificazione sono disponibili presso le Poste Italiane S.p.A. Sedi Inail, Associazioni di Categoria, ed i Patronati

Con la legge n. 493/99 per la prima volta lo Stato riconosce il valore sociale del lavoro prestato in casa per la cura del nucleo familiare.

  1. Chi si deve assicurare
    Sono obbligati ad assicurarsi coloro, in età compresa tra i 18 ed i 65 anni, che svolgono in via non occasionale, gratuitamente e senza vincolo di subordinazione, lavoro finalizzato alle cure della propria famiglia e dell'ambiente in cui dimora. Sono esclusi coloro che svolgono altra attività che comporti l'iscrizione a forme obbligatorie di previdenza sociale.
  2. Chi gestisce l'assicurazione
    L'Istituto Nazionale per l'Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro e le Malattie Professionali (INAIL).
  3. A cosa ha diritto l'assicurato
    Al pagamento mensile di una somma (detta "rendita") esentasse, per i casi di infortunio dai quali sia derivata un'inabilità permanente uguale o superiore al 33% (art. 7 comma 4) con esclusione del caso di morte. La rendita è proporzionale all'entità dell'invalidità subita. La rendita sarà corrisposta per tutta la vita.
  4. Quanto si paga
    Il costo annuo dell'assicurazione (detto "premio") è di Euro 12,91 (L. 25.000), non frazionabile su base mensile, ed è deducibile ai fini fiscali. Il premio è a carico dello Stato se l'assicurato ha un reddito che non supera i 4.648,11 Euro (L.9 milioni annui ) e se appartiene ad un nucleo familiare il cui reddito complessivo non supera i 9.296,22 Euro (L.18 milioni).
Da quando decorre
L'assicurazione è obbligatoria dal 1° marzo 2001.

 
  1. Per gli anni successivi l'assicurazione decorre dal 1° gennaio (pagamento del premio entro il 31 gennaio) e termina il 31 dicembre.
  2. Dove informarsi
    • Presso le Associazioni delle casalinghe ed i Patronati
    • Chiamando il 803888 dell'INAIL
    • Presso tutte le Sedi INAIL.
  3. Come pagare il premio
    Ogni anno, in tempo utile per il pagamento, l'INAIL invia direttamente a casa degli assicurati il bollettino compilato per il pagamento del premio. In caso di mancato recapito l'apposito
    bollettino (c/c n. 30621049 intestato a:
    INAIL Assicurazione infortuni domestici, P.le G. Pastore, 6 - 00144 ROMA) è disponibile presso gli Uffici postali o le Sedi INAIL, le Associazioni delle casalinghe ed i Patronati.
Soggetti che non devono pagare il premio
I soggetti per il quali il pagamento del premio è a carico dello Stato (vedi punto 4), in caso di prima iscrizione devono compilare il modulo di autocertificazione che attesti il possesso dei requisiti per l'esonero. Il
modello di autocertificazione (in formato pdf) è anche reperibile presso le Associazioni delle casalinghe, i Patronati, le Sedi INAIL e, una volta compilato, può essere consegnato agli stessi.
Per gli anni successivi alla prima iscrizione:
- se rientrano nei limiti di reddito restano automaticamente assicurati senza effettuare nessuna comunicazione;
- se superano i limiti di reddito devono pagare il premio di 12,91 euro ( £. 25.000), entro il 31 gennaio;

 
  1. - se perdono anche uno solo dei requisiti per l'iscrizione devono chiedere la cancellazione utilizzando l'apposito modulo.
  2. Scadenze
    - Il pagamento del premio di 12,91 euro (£. 25.000) deve essere effettuato entro il 31 gennaio di ogni anno.
    Coloro che maturano i requisiti successivamente (vedi punto 1), sono tenuti al versamento del premio o alla presentazione del modello di autocertificazione di esonero, alla data di maturazione dei requisiti stessi.

http://servizi.inail.it/casalinghe/info/index.jsp

Ho fatto leggere questo articolo a mio marito: speravo che, per il timore di una vedovanza  prematura, mi esentasse per sempre dai compiti casalinghi, ma lui si era già premunito e mi ha consigliato, anzi, di intensificarli, ( ad esempio facendo la spesa di corsa), per il mio bene e per risparmiare la rata della palestra................

La ginnastica da casalinga

Ora è stato dimostrato scientificamente: le attività delle casalinghe con bambini piccoli sono esercizi di intensità sufficiente a mantenere una persona in salute. Ricercatori australiani, anzichè interrogare le donne sulla loro attività fisica, hanno misurato le quantità di ossigeno assorbite, come misura dell’energia consumata. Un campione di donne con almeno un figlio sotto i 5 anni sono state munite di misuratori portatili da indossare durante la spesa e le faccende di casa.
I risultati, pubblicati dal Journal of Science and Medicine in Sport, dimostrano che passare l’aspirapolvere, lavare le finestre e spingere il passeggino sono tutte attività di moderata intensità. I risultati indicano che i compiti domestici sono compiuti ad un’intensità sufficiente a conferire benefici alla salute. L’unico compito che non si qualifica come esercizio è la spesa, probabilmente per il passo lento nello spingere il carrello.

http://www.cremonaonline.it/societa/contenuti/indexxhtml/art_9822/pag_1