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Depressione Post-partum
 

La cronaca cittadina di un quotidiano locale ha la consuetudine di pubblicare la foto del primo bambino nato allo scoccare di ogni nuovo  anno. Questa volta è una mia assistita , ritratta a letto col sorriso ancora un po’ gonfio, fagottino in grembo, parenti ai lati.

Oggi è già da me in studio, accompagnata dal marito,  ma nessuno dei due sorride.

Il piccolo sta bene, ma la mamma è sempre stanca e triste;  il marito, sconcertato, espone dubbi e propone soluzioni, lei tace, occhi bassi. Poi il sospetto, ha letto sul Web……….

Ci sono voluti ben cinquanta anni di studi, prima di riconoscere che la depressione

 post-parto sia un problema di salute. In tutti questi anni, i medici hanno riconosciuto alcune caratteristiche cliniche nella depressione che alcune donne provavano dopo la nascita di un figlio, come spiega Paul Appelbaum, presidente dell'American Psychiatric Association, l'associazione degli psichiatri americani.  Le crisi di pianto, i cambiamenti di umore e l'irritabilità che prova il  70% delle donne subito dopo il parto, non sono collegate alla depressione in quanto malattia. Nel 10-20% dei casi, alle nuove madri viene diagnosticata invece la depressione post-partum. Su ogni mille neomadri, una o due si ammaleranno di depressione accompagnata da psicosi, spiega sempre Appelbaum, uno specialista in questo tipo di disturbi

"Queste donne sentono voci che dicono loro di far male a sé stesse o ai propri figli - aggiunge- o voci che sostengono che il bambino è posseduto dal diavolo e che quindi deve essere ucciso, per uccidere il diavolo che è in lui". Le donne che hanno sofferto di depressione post-partum, hanno il 50 per cento di possibilità in più di soffrirne ancora alla prossima - continua Appelbaum - e quelle che sono rimaste vittime di disturbi particolarmente gravi dovrebbero tenere in considerazione l'ipotesi di non avere figli.

I sintomi della depressione post-partum non sono diversi da quelli della depressione comune, spiega l'esperto. Tra questi, perdita d'appetito, difficoltà a prendere sonno o al contrario, a rimanere svegli, assenza d'interesse nei confronti del neonato e perdita di interesse nelle attività quotidiane. La vera e propria malattia, conosciuta con il termine di depressione post-partum, si distingue dalla forma più leggera di depressione, che affligge il 70% delle donne. Diverse, infatti sono la durata e gli effetti debilitanti, conseguenza dell'indifferenza che la madre ha nei confronti di se stessa e del proprio figlio.

La cura consiste solitamente nella somministrazione di antidepressivi, a seconda del fatto che la madre allatti o meno. Nei casi in cui la psicosi accompagna la depressione, Appelbaum sostiene che la cura a base di medicine deve avere la precedenza sugli altri trattamenti. Ci sono prove forti ma non decisive che la depressione post-partum sia legata ai cambiamenti ormonali che avvengono dopo la nascita di un figlio. Lo dimostrano ad esempio, i cambiamenti ormonali che subiscono alcune donne durante il ciclo mestruale e la relazione tra le fluttuazioni ormonali e l'inizio della depressione.

Quale aiuto dare? Traendo spunto dal libro Postpartum Husband di Karen Kleiman, direttore di un centro americano post-partum, dividiamo i consigli in pratici ed emotivi. Tra quelli pratici, il consiglio è di aiutare nei lavoretti domestici e nel guardare i bambini, facendo così in modo che le donne non si sentano oppresse. Dal punto di vista emotivo, invece, le neomamme possono essere aiutate offrendo loro il proprio appoggio durante le crisi di pianto o la propria disponibilità ad ascoltare. Ma prima di fare qualsiasi cosa, avverte Karen, è fondamentale che i mariti chiedano alle loro compagne se preferiscono essere lasciate sole o confortate durante le crisi di pianto e se desiderino l'aiuto della propria madre con la casa e i bambini.

"Chiedere" è importante, perché quello che può sembrare ai mariti una buona idea, non lo è necessariamente per le mogli. Inoltre bisogna stare attenti a ciò che si dice: dire ad una donna di smettere di essere triste o di essere grata per avere un figlio, può avere effetti negativi, perché le donne hanno bisogno di sentire che le proprie famiglie accettano i loro sentimenti e le loro paure. Infine, Kleiman incoraggia gli uomini a partecipare alle sessioni terapeutiche insieme alle proprie mogli, altrimenti rimangono a casa senza essere a conoscenza di ciò che sta accadendo.

http://www.gravidanzaonline.it/news/1026.html

Trovo comprensibili le preoccupazioni del marito; mentre mi accingo ad approfondire l’anamnesi, la moglie con fare quasi adirato si difende…………………………..

27.06.2002
Scusate, avevo la depressione post partum
di Cielitolindo

Ah quante se ne leggono...Una ammazza i figli e la colpa è sempre degli ormoni. Ma ci credete quando lo scrivete?

………………..Io voglio dire una cosa, e la voglio dire chiaramente qui. Secondo me la depressione post-partum NON ESISTE.
Lo dico in base ad un dato empirico, forse, ma è l’unico che possiedo: la mia esperienza personale di madre. Che non è poca cosa, se messa a confronto con l’ esperienza empirica dello specifico di un qualunque psico di sesso maschile.
Attenzione, per cortesia: non ho detto che non esiste la depressione dopo aver partorito, ho detto che non esiste la depressione post-partum che secoli di storia ci vogliono comodamente appioppare: quel vagheggiato calo ormonale che scatenerebbe, nella puerpera, crisi depressive incontrollate e immotivate. Crisi dunque fisiologiche, anche se non patologiche, che in una decina di giorni scomparirebbero. Quando non vadano appunto ad aggravare una malattia pregressa.
Dico, no, ragazze, colleghe madri, vi prego: mica ci cascherete pure voi nello scrivere i vostri pezzi, vero? Ditemi, per cortesia, il giorno dopo aver partorito come vi siete sentite. Io vi posso dire come mi sono sentita io:
Sei lì …….rotta e sanguinante (quando non con la pancia ancora aperta), i seni due mattoni doloranti, a volte la febbre a quaranta (“è la calata, signo’…”), spesso un paio di belle emorroidi gonfie e doloranti pure quelle, il methergin che ti fa tornare a posto l’utero a forza di calci chimici, la pancia gonfia gonfia da stringere nella pancera elastica (“così i tessuti tornano a posto, signo’…”) e, dulcis in fundo, un affaretto rugoso che ti spacca i capezzoli tirandoteli con la forza di due elefanti (“ma lei li doveva prepara’, signo… mo’ je vengono le ragadi!”).
Questo nel fisico. Nel morale, la certezza che nulla sarà mai più come prima. E il senso di colpa per non saper aderire al modello della mamma felice e sorridente che tutti i visitatori con mazzo di fiori vorrebbero vedere.

Una vera crisi (nel senso etimologico del termine). Io piangevo, piangevo come una fontana, non mi potevo fermare di piangere. Ma perché scomodare gli ormoni? Ce n’è forse bisogno? Non ce ne sarebbe abbastanza per far piangere chiunque? Mettete il più forte dei maschi in quella condizione e ditemi se non piange pure lui.
Mi rendo conto che fa comodo un po’ a tutti, questo alibi del calo ormonale, ma siamo sempre lì: istinto materno e dintorni. Leggende e miti da sfatare una volta per tutte, c’è chi l’ha fatto scientificamente, ma probabilmente visto che era una donna non viene mai citata da chi dovrebbe farlo.
Fa troppo comodo chiedere anche oggi alle donne di entrare nell'ormai stretto calco di un modello che per secoli ha funzionato a meraviglia nel costringerle ad una funzione vitale in ogni società.
Quindi, se le donne uccidono i propri figli ora, come probabilmente hanno sempre fatto, continuiamo pure a dire che sono solo malate, e che la depressione post-partum ci mette del suo. Tanto, la colpa è in ogni caso della singola madre snaturata.
Ndr: consiglio vivamente a chi si fosse anche per un secondo ritrovata nelle mie parole la lettura di un testo fondamentale, “L’amore in più”, di Elisabeth Badinter, Tea Due, al quale personalmente devo se non la vita almeno una maggiore indulgenza verso me stessa.

Cielitolindo

http://www.ilbarbieredellasera.com/article.php?sid=3344

Mamme tristi e un po' giù

La malattia vera e propria si chiama depressione post-partum, ma negli Stati Uniti si parla di "baby blues" per indicare quell'insieme di piccole alterazioni dell'umore che seguono il lieto evento. Un fatto comune? Sembrerebbe di sì se, secondo i dati statunitensi, il baby blues riguarda più o meno il 70 per cento delle puerpere e solo il 20 per cento delle neomamme non ha sintomi di sorta. La depressione post-partum invece riguarderebbe 1 donna su dieci. Sembra un dato non da poco, ma recentemente è intervenuto uno studio britannico a peggiorare, in un certo senso, il quadro. Secondo questa indagine in realtà i sintomi depressivi sarebbero più frequenti durante la gravidanza che non dopo il parto. Va però notato che la percentuale di neomamme depresse, indicata da un po' tutte le fonti, (8-10%) è praticamente la stessa della prevalenza della depressione nella popolazione in generale. Di conseguenza, molti ritengono che la depressione post-partum non sia una forma in sé di disturbo psichico, ma che piuttosto il parto possa essere uno dei molti eventi scatenanti la malattia, o che possa esserlo la gravidanza, se si accettano le conclusioni dello studio britannico. Di fatto, non sembrerebbe più tanto vero che la gravidanza abbia una sorta di effetto protettivo, come invece si sosteneva.

Come si manifesta
Il baby blues, cioè il disturbo più comune, di solito esordisce due o tre giorni dopo il parto e la neomamma comincia ad avvertire ansia, umore triste e sensazione di instabilità. Tutto questo può accompagnarsi anche a una certa irritazione immotivata nei confronti del neonato, del coniuge o di eventuali altri figli. Tratti caratteristici sono poi il pianto senza ragione; le difficoltà a prendere sonno e a mangiare. Quasi sempre, poi, la madre si chiede se è in grado di prendersi cura nel modo giusto del bambino (quindi un sentimento di inadeguatezza) ed anche fare delle scelte diventa difficile.
Questi sintomi e comportamenti possono anche presentarsi in modo intermittente ma, di solito, questo disturbo dell'umore si risolve nell'arco di un paio di settimane al massimo. Senza necessità di alcun trattamento.

La depressione è un'altra cosa
Diverso è il caso della depressione vera e propria. In un certo senso i sintomi sono gli stessi, ma quello che cambia è l'intensità, che quasi inevitabilmente si traduce in un'interferenza più o meno marcata con le proprie occupazioni, sia quelle legate al bambino sia le altre (per esempio, tenere in ordine i conti di casa).
Se è vero che la depressione post-partum può colpire a tutte le età e indipendentemente dal numero di figli già avuti, è vero che esistono alcune condizioni favorenti.
Le mamme più esposte sono:

·         quelle prive di un supporto famigliare saldo (ragazze madri, vedove…)

·         quelle che hanno subito eventi stressanti come la perdita di una persona amata, il cambio di città, una grave malattia in famiglia

·         quelle che hanno già avuto disturbi psichiatrici (sia la depressione sia altri)

Secondo la letteratura l'esordio della depressione può avvenire come una prosecuzione e un aggravamento del baby blues oppure come una comparsa brusca dei sintomi da 2 a 4 mesi dopo la nascita del bambino. Ci sono poi alcuni elementi tipici che devono far pensare alla depressione oltre a quelli citati prima, che di solito sono parecchio preoccupanti per chi li sperimenta. Il primo è il timore, a volte paralizzante, di fare del male al bambino, o la vera e propria paura di essere lasciata sola a casa con il bambino. Vi sono poi i classici attacchi di panico e i pensieri suicidari. Chi si rende conto di avere queste manifestazioni non deve esitare a ricorrere all'aiuto dello specialista. I trattamenti come tutti sanno ci sono e, se attuati tempestivamente, possono portare a una rapida risoluzione. Al contrario, ritardare il ricorso al medico può soltanto aggravare la situazione e non soltanto per la donna. Infatti numerose ricerche provano che la depressione materna può influire negativamente sullo sviluppo, soprattutto cognitivo, del bambino.

Le cause
Difficile come sempre indicare una causa precisa, tuttavia ci sono diversi fattori concorrenti. Per cominciare, quello ormonale, dal momento che dopo il parto sia gli ormoni sessuali (estrogeni) sia quelli prodotti dalla tiroide (che regolano per così dire la produzione di energia) subiscono un calo anche vistoso. Allo stesso modo entrano in gioco, come in tutte le forme depressive, i neurotrasmettitori (serotonina, noradrenalina).
Tuttavia non si possono trascurare gli aspetti emotivi. Gli specialisti ne sottolineano soprattutto tre, legati tutti all'idea che la donna ha di sé. Intanto c'è la trasformazione fisica, magari la perdita di una figura snella e attraente; poi vi è la sensazione di non essere più una persona libera (il bambino pone limiti anche forti alla mobilità); infine vi è la perdita della propria identità e la necessità di costruirne una nuova da donna a donna e mamma.
A completamento ci sono fattori pratici: le necessità dell'allattamento, per esempio, il più delle volte alterano il ritmo sonno-veglia della madre (e anche degli altri famigliari). 

Prevenzione o quasi
Al di là del fatto che la puerpera deve cercare di fare attività fisica, sia pure tranquilla e progressiva, seguire una dieta adeguata e soprattutto poter contare sulla collaborazione del coniuge e degli altri famigliari, l'American College of Obstetrician and Gynecologists mette in guardia da tre "miti" che possono generare frustrazioni e, quindi, predisporre al disagio psicologico:

1° Fare la mamma è istintivo. Niente di più falso: è un'attività complessa che richiede l'apprendimento di molte tecniche e astuzie varie. Non deve essere un dramma se inizialmente si incontra qualche insuccesso.

2° Il bambino perfetto. Quasi tutte le mamme si fanno un ritratto ideale del nascituro, e se non coincide comincia la frustrazione, magari aggravata dal confronto con i figli di altri "così carini e buoni". E' un'illusione: ogni bambino ha una sua personalità che manifesta anche alla nascita, così come caratteristiche fisiche che possono essere di ostacolo alla neomamma (lo stomaco delicato, per esempio). Bisogna adattarsi al nuovo venuto pensando che il meglio deve ancora venire

3° Mamma è perfezione. E' ovvio che nessuno è perfetto, e comunque gli errori sono ammessi. Anche non provare inizialmente un eccezionale trasporto per il neonato è normale. L'affetto cresce con la confidenza e questo non significa essere una cattiva madre.


Maurizio Imperiali

http://www.dica33.it/argomenti/ginecologia/gravi4.asp

 Depressione post-partum? No, in gravidanza

Elisabetta Ferrari Baliviera


La depressione in gravidanza esiste? Fino a oggi pur non ignorando la possibilità di depressione durante la gravidanza, molta attenzione è stata rivolta alla depressione che può colpire le donne dopo il parto.

Ma da oggi le cose cambieranno: la depressione durante i nove mesi della gravidanza è più severa e più frequente di quella del periodo dopo il parto, solo che non se ne era accorto nessuno.

E’ quello che riferiscono nel prossimo numero del British Medical Journal (in uscita il 4 agosto) i medici inglesi che hanno partecipato allo studio di Avon, coordinati dai ricercatori dell’Università di Bristol.

Hanno partecipato allo studio circa 14.500 donne residenti ad Avon, che hanno partorito tra il primo aprile 1991 e il 31 dicembre 1992. A loro era stato chiesto di rispondere a particolari questionari in uso per individuare la presenza e il grado eventuale di una sindrome depressiva, alla 18esima e 32esima settimana di gestazione e alla ottava settimana e otto mesi dopo il parto.

Ben il 13,5 % delle donne esaminate risultava depressa, superando il punteggio soglia nei test, per la diagnosi di depressione, alla 32esima settimana di gravidanza, mentre otto settimane dopo il parto solo il 9,1% delle donne risultava depresso.

Anche il numero delle donne entrate in depressione tra la 18esima e la 32esima settimana di gestazione era maggiore del numero di quelle che diventavano depresse tra la 32esima settimana e l’ottava settimana dopo il parto.

Il grado di severità della depressione è risultato più alto durante la gestazione che dopo la nascita del bambino.

In conclusione, da questi dati emerge la necessità di ulteriori approfondimenti su questa sindrome depressiva finora sottovalutata, sia per gli effetti che può avere anche a distanza sulla salute della donna, che sulla salute del nascituro. Infatti pare accertato, anche se ancora non si conoscono i meccanismi, che stress e depressione possono influenzare le crescita e il futuro del feto.

 03 Agosto 2001

Neo-mamme meno depresse se aiutate

I ricercatori francesi della Université de Toulouse le Mirail, di Toulouse, hanno riscontrato che prevenzione e trattamento di donne a rischio di depressione post-partum possono essere efficaci e ben accettati dalle madri che vi aderiscono.
258 donne in attesa, considerate a rischio, sono state arruolate durante la loro permanenza in ospedale; il loro livello di rischio è stato valutato mediante la Edinburgh Post-natal Depression Scale. Circa metà gruppo è stato assegnato a un programma di intervento, il trattamento prevedeva una sessione di prevenzione cognitiva comportamentale. Dopo questa prima fase il 25,4% del gruppo in terapia e il 10,9% del controllo ha abbandonato lo studio.
Sei settimane dopo il parto un’ulteriore valutazione sulle donne inizialmente più a rischio ha evidenziato casi di depressione unipolare: 18 nel gruppo in terapia e 30 nel gruppo controllo. Il programma si è quindi prolungato per 5-8 incontri settimanali a domicilio: le donne in terapia hanno avuto una significativa riduzione della frequenza di depressione (30,2%) rispetto al gruppo controllo (48,2%).
S.Z.

(Chabrol H, et al. Prevention and treatment of post-partum depression: a controlled randomized study on women at risk. Psychological Medicine, 2002; 32: 1039-1047)

http://pro.dica33.it/news

Quali farmaci antidepressivi posso utilizzare durante l’allattamento? Alcuni siti propongono ampia scelta ed anche alcune alternative …………………………………

FARMACI DURANTE L' ALLATTAMENTO

Nell'elenco seguente ci sono i farmaci che si possono prendere senza timore. Quelli che non ci sono , o sono pericolosi, o non sono abbastanza studiati e nel dubbio è meglio non assumerli.

antidepressivi

clomipramina clor.
promazina
ketazolam
clordiazepossido
aloperidolo

anafranil
talofen
anseren
librium
serenase

http://web.tiscali.it/no-redirect-tiscali/lucagiangrande/allattamentofarmaci.html#ancora239050

Provate tonno, salmone e alghe
combattono la depressione post partum, e migliorano lo sviluppo dei neonati 

Una dieta ricca di acidi grassi om: circa il 20 per cento.
(10 aprile 2002)

ega-3 (e in particolare dell’acido docosaessenoico, o DHA) riduce, nella donna, la depressione post partum, e migliora lo sviluppo neurologico del neonato. Non si tratta di una novità assoluta, ma adesso, nel corso del congresso annuale della American Chemical Society a Orlando, il dottor David Kyle, direttore della Mother and Child Foundation, ha fatto il punto su tutti gli studi relativi che, insieme, mettono in luce gli effetti positivi del DHA (presente soprattutto in tonno, salmone e alghe).
La correlazione fra depressione e carenza di DHA a livello materno è stata registrata in modo “statisticamente molto importante” in diverse pubblicazioni, a partire dal 1997. Più di recente è stata registrata la stessa correlazione fra depressione e carenza di DHA nel latte della mamma. E una ricerca olandese ha verificato come, durante la gravidanza, la placenta trasferisca gli acidi grassi dalla madre al feto, abbassandone così i livelli nella donna, e inducendo corrispondenti fenomeni di depressione.
Il DHA si rivela però importante anche per il neonato. Durante un esperimento svolto a Houston sono state messe a confronto madri nella cui alimentazione erano stati aggiunti 200 milligrammi di acidi grassi al giorno, con madri cui era stato solo somministrato un placebo, cioè una sostanza inerte. «Risultato: la differenza nel contenuto di DHA si è immediatamente trasferita anche nel latte della puerpera, e i piccoli nati dalle donne che avevano assunto l’integratore si muovevano, quando gattonavano per casa, meglio e di più», dice Kyle. «Sono stati fatti test neurologici, sulla loro funzione motoria, che hanno confermato l’impressione». Tanto che l’anno scorso la Food and Drug Administration, cioè l’ente americano che controlla i farmaci, ha autorizzato l’aggiunta di DHA agli alimenti confezionati per neonati. In questi casi, però, si tratta di acidi grassi estratti soprattutto dalle alghe.
Il problema è comunque particolarmente sentito negli Stati Uniti, dove l’alimentazione femminile è, in media, assai povera di pesce: mentre in Europa si calcola che ogni donna assuma quotidianamente 200 milligrammi di omega-3, e in Giappone il livello salga addirittura a 600 milligrammi, le americane non superano i 50 grammi. Da qui una percentuale di madri in depressione che è fra le più alte del mondo

http://www.saluteitalia.net/saperne/news/news_int.asp?ID=2345

L'alta incidenza della depressione postpartum giustifica il numero di studi sull'uso degli antidepressivi durante l'allattamento. Una recente recensione di Wisner e colleghi, pubblicata sul Journal of Psychiatry, riguarda ben 15 studi su 9 farmaci. L'amitriptilina, la clomipramina, la sertralina e il dotiepin, una sostanza in fase sperimentale, si trovavano nel lattante a livelli non quantificabili: per questo erano preferite alla fluoxetina, alla doxepina e al bupropione che erano, al contrario,rilevabili.
Sono stati descritti effetti indesiderati conclamati in giovani lattanti le cui madri avevano assunto fluoxetina o doxepina durante l'allattamento al seno. Un metabolita della doxepina può accumularsi nel neonato con rischio di sedazione e di depressione respiratoria. È ovvio che la prescrizione di un antidepressivo alle donne che allattano va fatta dopo aver valutato, caso per caso, il rapporto rischio/beneficio. Le benzodiazepine sono i farmaci psicotropi più diffusi. Sappiamo che il clonazepam, il clorazepato, il diazepam, il lorazepam, il midazolam, il nitrazepam e l'oxazepam, o i loro metaboliti attivi, sono secreti nel latte materno.
I dati pubblicati dimostrano, però, che è improbabile che il lattante ingerisca grandi quantità di farmaco per questa via, perché i livelli rilevati nel latte sono abbastanza bassi. Questi livelli potrebbero forse causare problemi ai prematuri o ai bambini esposti a dosi più elevate durante la gravidanza o il parto. Una ricerca riferisce che gli effetti depressivi del diazepam cronico interferiscono con la capacità di alimentarsi al seno e con la crescita ponderale.
La prescrizione delle varie fenotiazine, o di altri antipsicotici, alle donne che allattano è sconsigliabile sia perché abbiamo pochi dati a disposizione, sia per le notevoli quantità di farmaco che notoriamente passano nel latte. Alcuni ricercatori sostengono che la litioterapia è assolutamente controindicata durante l'allattamento, mentre altre fonti la ritengono possibile, pur riconoscendo che la madre deve prestare particolare attenzione alla comparsa nel figlio di segni di tossicità cardiovascolare o a carico del SNC. È lecito domandarsi se sia giusto lasciare alla paziente una responsabilità così grande. L'assorbimento di alcol dalla madre può avere effetti indesiderati sul lattante, come dimostra il fatto che i livelli di etanolo rilevati nel latte sono simili a quelli scoperti nel sangue materno.
L'allattamento è sconsigliato in caso di terapia con fenobarbitale, a causa del livello medio di questo sedativo nel latte. Le dosi singole di glutetimide, assunte sporadicamente, sembrano innocue per il lattante.
Per terapie brevi, lo zopiclone, un sedativo in fase sperimentale, può essere prescritto in tutta sicurezza alle madri che allattano.

http://www.professionefarmacia.it/NL/NL16.cfm#x199

Farmaci antidepressivi. Paroxetina: gravidanza ed aIlattamento


Sebbene gli studi negli animali non abbiano dimostrato alcun effetto teratogeno o embriotossico selettivo, la sicurezza della Paroxetina ( Seroxat ) nella donna in gravidanza non è stata stabilita; pertanto il prodotto non dovrebbe essere utilizzato durante la gravidanza o I' allattamento se non nei casi in cui il potenziale beneficio superi il possibile rischio e comunque sotto il diretto controllo del medico.
(Fonte: Scheda tecnica Seroxat) ( Xagena_2001 )

Depressione
Gli antidepressivi triciclici hanno pochi o nessun effetto sul lattante, benché l'AAP (American Accademy of Pediatrics) ritenga che la maggior parte di essi sia causa di preoccupazione (1,3). L'assunzione di una singola dose giornaliera al momento di andare a letto limiterà l'esposizione del bambino al farmaco. Gli inibitori selettivi del reuptake della serotonina (SSRIs) sono di norma i farmaci di prima scelta per la depressione, fra essi la sertralina è probabilmente la scelta più sicura poiché è stata estesamente studiata e raggiunge livelli minimi nei lattanti (3,8).
L'uso della fluoxetina durante l'allattamento è controverso a causa della lunga emivita e del possibile accumulo nel latte materno. Ad essa sono state attribuite colica e confusione nei lattanti di madri che avevano assunto tale farmaco (13).
Al momento, sembra prudente scegliere un SSRI con più bassi livelli plasmatici nei neonati, come sertralina o paroxetina (3,14).

1. Farmaci più comunemente prescritti durante l'allattamento

La seguente tabella elenca i farmaci più comunemente prescritti per patologie materne durante l'allattamento (1-12).

Patologia

Farmaci raccomandati

Farmaci alternativi

Farmaci da utilizzare con cautela

Depressione

Sertralina
Paroxetina

Nortriptilina
Desipramina

Fluoxetina

 

http://www.farmacovigilanza.org/

Nuovi test di screening prenatale possono far riconoscere la depressione post partum

 

Data: 17-10-200212:42:14

MELBOURNE, Australia (Reuters Health) - Secondo una recente ricerca australiana, usare un test di screening per la depressione post partum prima della nascita è efficace per identificare le donne a rischio.

Barbara Hanna e alcuni colleghi della Deakin University School of Nursing hanno condotto lo studio nell'area di Geelong. Le infermiere dei reparti di ostetricia hanno sottoposto 107 donne alla 28esima settimana di gravidanza al test Postpartum Depression Predictors Inventory . Le infermiere hanno anche ottenuto informazioni su un certo numero di fattori psicologici, compresa la situazione coniugale e se le donne si sentivano supportate. Le donne a cui è stata diagnosticata depressione, o sospetta depressione, sono state assegnate al trattamento, o sono state loro fornite informazioni sulle diverse opzioni di trattamento. Le neomamme sono state seguite per 8 settimane dopo il parto attraverso il Maternal and Child Health Service, e sono state poi sottoposte allo stesso test, insieme all' Edinborough Postnatal Depression Scale e la Postnatal Depression Screening Scale. La dottoressa Hanna ha dichiarato a Reuters Health che lo strumento di screening prenetale, sviluppato dall' American Cheryl Beck, ha accuratamente identificato le donne che hanno sviluppato depressione post partum. Tra il 12% e il 15% delle donne in gravidanza ha sviluppato depressione post partum, che è di solito presente anche prima del parto, ha detto la dottoressa Hanna. E circa il 50% di queste donne non sono state identificate dagli operatori sanitari. La dottoressa Hanna ha ipotizzato che questo accada perchè queste donne non vogliono riferirlo o non sanno di avere una depressione post partum. Questo si collega al fatto che lo screening per la depressione post partum non è ancora un componente standard delle cure prenetali. "Questa può essere una condizione alquanto debilitante," ha affermato la dottoressa Hanna. "La conseguenza di questo è che, nel caso di una madre depressa con un figlio piccolo, è probabile che il bambino venga condizionato dalla situazione psicologica della madre e questo può influenzare la loro interazione." Un vantaggio dello screening prenatale per la depressione post partum è che possono essere messe in atto della strategie per assistere la donna prima della nascita del bambino, ha detto la dottoressa. Il team ha anche interrogato le 30 infermiere che hanno sottoposto le donne al test durante lo studio. La dottoressa Hanna ha detto che le infermiere hanno riferito che uno dei vantaggi più significativi del ricorrere a questo test è stato che questo ha funzionato come un più ampio strumento di dialogo. "In generale le infermiere hanno dato un parere estremamente positivo riguardo a questa procedura ed è stata adottata nella pratica di routine nel servizio prenatale," ha detto. "E' anche molto importante che gli operatori sanitari, sia prima che dopo il parto, parlino del problema della depressione post partum, non importa a quale tipo di strumento facciano ricorso" ha aggiunto la dottoressa Hanna.

Le ripercussioni della mamma depressa sulla famiglia

Piccole pesti? Colpa della depressione post-partum»
Piccole pesti? Forse la colpa è della depressione che ha colpito la mamma subito dopo il parto. Secondo uno studio dei ricercatori della Cardiff University, pubblicato su «Developmental Psychology», i figli di donne che hanno sofferto di depressione post-partum sono più inclini a diventare bambini aggressivi o violenti. Il dato emerge dall'osservazione di 112 famiglie londinesi, con ragazzi di 11 anni. I ricercatori hanno monitorato prima le donne in attesa e poi i bambini in tre diversi momenti della crescita. Scoprendo così che risse, sospensioni e note in condotta vedono più spesso protagonisti i ragazzini le cui mamme sono state colpite da depressione tre mesi dopo il parto. Un problema soprattutto per i maschi, mentre le femmine sembrano meno vulnerabili a risentire dell'effetto della depressione materna.
[Adnkronos]-

La depressione post-partum vista dal papà

Mia moglie è triste ed il bambino piange, dormo male e il frigorifero è vuoto… Tutti parlano della depressione post - partum della madre, e ciò è ingiusto: anche i padri si deprimono anche se nessuno parla di loro.

Salvatore F.

http://www.laminieradigiove.it/html/lettera_aperta.html