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La
cronaca cittadina di un quotidiano locale ha la
consuetudine di pubblicare la foto del primo bambino nato
allo scoccare di ogni nuovo anno. Questa volta è una mia assistita , ritratta a letto col
sorriso ancora un po’ gonfio, fagottino in grembo,
parenti ai lati.
Oggi
è già da me in studio, accompagnata dal marito, ma
nessuno dei due sorride.
Il
piccolo sta bene, ma la mamma è sempre stanca e triste; il marito, sconcertato, espone dubbi e propone soluzioni, lei
tace, occhi bassi. Poi il sospetto, ha letto sul
Web……….
Ci
sono voluti ben cinquanta anni di studi, prima di
riconoscere che la depressione
post-parto
sia un problema di salute. In tutti questi anni, i medici
hanno riconosciuto alcune caratteristiche cliniche nella
depressione che alcune donne provavano dopo la nascita di
un figlio, come spiega Paul Appelbaum, presidente dell'American
Psychiatric Association, l'associazione degli
psichiatri americani. Le crisi di pianto, i
cambiamenti di umore e l'irritabilità che prova il 70%
delle donne subito dopo il parto, non sono collegate alla
depressione in quanto malattia. Nel 10-20% dei casi, alle
nuove madri viene diagnosticata invece la depressione
post-partum. Su ogni mille neomadri, una o due si
ammaleranno di depressione accompagnata da psicosi, spiega
sempre Appelbaum, uno specialista in questo tipo di
disturbi
"Queste
donne sentono voci che dicono loro di far male a sé
stesse o ai propri figli - aggiunge- o voci che sostengono
che il bambino è posseduto dal diavolo e che quindi deve
essere ucciso, per uccidere il diavolo che è in
lui". Le donne che hanno sofferto di depressione
post-partum, hanno il 50 per cento di possibilità in
più di soffrirne ancora alla prossima - continua
Appelbaum - e quelle che sono rimaste vittime di disturbi
particolarmente gravi dovrebbero tenere in considerazione
l'ipotesi di non avere figli.
I sintomi della depressione post-partum non sono diversi
da quelli della depressione comune, spiega l'esperto. Tra
questi, perdita d'appetito, difficoltà a prendere sonno o
al contrario, a rimanere svegli, assenza d'interesse nei
confronti del neonato e perdita di interesse nelle attività
quotidiane. La vera e propria malattia, conosciuta con il
termine di depressione post-partum, si distingue dalla
forma più leggera di depressione, che affligge il 70%
delle donne. Diverse, infatti sono la durata e gli effetti
debilitanti, conseguenza dell'indifferenza che la madre ha
nei confronti di se stessa e del proprio figlio.
La cura consiste solitamente nella somministrazione di
antidepressivi, a seconda del fatto che la madre allatti o
meno. Nei casi in cui la psicosi accompagna la
depressione, Appelbaum sostiene che la cura a base di
medicine deve avere la precedenza sugli altri trattamenti.
Ci sono prove forti ma non decisive che la depressione
post-partum sia legata ai cambiamenti ormonali che
avvengono dopo la nascita di un figlio. Lo dimostrano ad
esempio, i cambiamenti ormonali che subiscono alcune donne
durante il ciclo mestruale e la relazione tra le
fluttuazioni ormonali e l'inizio della depressione.
Quale aiuto dare? Traendo spunto dal libro Postpartum
Husband di Karen Kleiman, direttore di un centro
americano post-partum, dividiamo i consigli in pratici ed
emotivi. Tra quelli pratici, il consiglio è di aiutare
nei lavoretti domestici e nel guardare i bambini, facendo
così in modo che le donne non si sentano oppresse. Dal
punto di vista emotivo, invece, le neomamme possono essere
aiutate offrendo loro il proprio appoggio durante le crisi
di pianto o la propria disponibilità ad ascoltare. Ma
prima di fare qualsiasi cosa, avverte Karen, è
fondamentale che i mariti chiedano alle loro compagne se
preferiscono essere lasciate sole o confortate durante le
crisi di pianto e se desiderino l'aiuto della propria
madre con la casa e i bambini.
"Chiedere" è importante, perché quello che può
sembrare ai mariti una buona idea, non lo è
necessariamente per le mogli. Inoltre bisogna stare
attenti a ciò che si dice: dire ad una donna di smettere
di essere triste o di essere grata per avere un figlio, può
avere effetti negativi, perché le donne hanno bisogno di
sentire che le proprie famiglie accettano i loro
sentimenti e le loro paure. Infine, Kleiman incoraggia gli
uomini a partecipare alle sessioni terapeutiche insieme
alle proprie mogli, altrimenti rimangono a casa senza
essere a conoscenza di ciò che sta accadendo.
http://www.gravidanzaonline.it/news/1026.html
Trovo
comprensibili le preoccupazioni del marito; mentre mi
accingo ad approfondire l’anamnesi, la moglie con fare
quasi adirato si difende…………………………..
27.06.2002
Scusate, avevo la depressione post partum
di Cielitolindo
Ah quante se ne leggono...Una ammazza i figli e la
colpa è sempre degli ormoni. Ma ci credete quando lo
scrivete?
………………..Io voglio dire una cosa, e la voglio
dire chiaramente qui. Secondo me la depressione
post-partum NON ESISTE.
Lo dico in base ad un dato empirico, forse, ma è
l’unico che possiedo: la mia esperienza personale di
madre. Che non è poca cosa, se messa a confronto con l’
esperienza empirica dello specifico di un qualunque psico
di sesso maschile.
Attenzione, per cortesia: non ho detto che non esiste la
depressione dopo aver partorito, ho detto che non esiste
la depressione post-partum che secoli di storia ci
vogliono comodamente appioppare: quel vagheggiato calo
ormonale che scatenerebbe, nella puerpera, crisi
depressive incontrollate e immotivate. Crisi dunque
fisiologiche, anche se non patologiche, che in una decina
di giorni scomparirebbero. Quando non vadano appunto ad
aggravare una malattia pregressa.
Dico, no, ragazze, colleghe madri, vi prego: mica ci
cascherete pure voi nello scrivere i vostri pezzi, vero?
Ditemi, per cortesia, il giorno dopo aver partorito come
vi siete sentite. Io vi posso dire come mi sono sentita
io:
Sei lì …….rotta e sanguinante (quando non con la
pancia ancora aperta), i seni due mattoni doloranti, a
volte la febbre a quaranta (“è la calata, signo’…”),
spesso un paio di belle emorroidi gonfie e doloranti pure
quelle, il methergin che ti fa tornare a posto l’utero a
forza di calci chimici, la pancia gonfia gonfia da
stringere nella pancera elastica (“così i tessuti
tornano a posto, signo’…”) e, dulcis in fundo, un
affaretto rugoso che ti spacca i capezzoli tirandoteli con
la forza di due elefanti (“ma lei li doveva prepara’,
signo… mo’ je vengono le ragadi!”).
Questo nel fisico. Nel morale, la certezza che nulla sarà
mai più come prima. E il senso di colpa per non saper
aderire al modello della mamma felice e sorridente che
tutti i visitatori con mazzo di fiori vorrebbero vedere.
Una
vera crisi (nel senso etimologico del termine). Io
piangevo, piangevo come una fontana, non mi potevo fermare
di piangere. Ma perché scomodare gli ormoni? Ce n’è
forse bisogno? Non ce ne sarebbe abbastanza per far
piangere chiunque? Mettete il più forte dei maschi in
quella condizione e ditemi se non piange pure lui.
Mi rendo conto che fa comodo un po’ a tutti, questo
alibi del calo ormonale, ma siamo sempre lì: istinto
materno e dintorni. Leggende e miti da sfatare una volta
per tutte, c’è chi l’ha fatto scientificamente, ma
probabilmente visto che era una donna non viene mai citata
da chi dovrebbe farlo.
Fa troppo comodo chiedere anche oggi alle donne di entrare
nell'ormai stretto calco di un modello che per secoli ha
funzionato a meraviglia nel costringerle ad una funzione
vitale in ogni società.
Quindi, se le donne uccidono i propri figli ora, come
probabilmente hanno sempre fatto, continuiamo pure a dire
che sono solo malate, e che la depressione post-partum ci
mette del suo. Tanto, la colpa è in ogni caso della
singola madre snaturata.
Ndr: consiglio vivamente a chi si fosse anche per un
secondo ritrovata nelle mie parole la lettura di un testo
fondamentale, “L’amore in più”, di Elisabeth
Badinter, Tea Due, al quale personalmente devo se non la
vita almeno una maggiore indulgenza verso me stessa.
Cielitolindo
http://www.ilbarbieredellasera.com/article.php?sid=3344
Mamme
tristi e un po' giù
La malattia vera e propria si chiama depressione
post-partum, ma negli Stati Uniti si parla di "baby
blues" per indicare quell'insieme di piccole
alterazioni dell'umore che seguono il lieto evento. Un
fatto comune? Sembrerebbe di sì se, secondo i dati
statunitensi, il baby blues riguarda più o meno il 70 per
cento delle puerpere e solo il 20 per cento delle neomamme
non ha sintomi di sorta. La depressione post-partum invece
riguarderebbe 1 donna su dieci. Sembra un dato non da
poco, ma recentemente è intervenuto uno studio britannico
a peggiorare, in un certo senso, il quadro. Secondo questa
indagine in realtà i sintomi depressivi sarebbero più
frequenti durante la gravidanza che non dopo il parto. Va
però notato che la percentuale di neomamme depresse,
indicata da un po' tutte le fonti, (8-10%) è praticamente
la stessa della prevalenza della depressione nella
popolazione in generale. Di conseguenza, molti ritengono
che la depressione post-partum non sia una forma in sé di
disturbo psichico, ma che piuttosto il parto possa essere
uno dei molti eventi scatenanti la malattia, o che possa
esserlo la gravidanza, se si accettano le conclusioni
dello studio britannico. Di fatto, non sembrerebbe più
tanto vero che la gravidanza abbia una sorta di effetto
protettivo, come invece si sosteneva.
Come si manifesta
Il baby blues, cioè il disturbo più comune, di solito
esordisce due o tre giorni dopo il parto e la neomamma
comincia ad avvertire ansia, umore triste e sensazione di
instabilità. Tutto questo può accompagnarsi anche a una
certa irritazione immotivata nei confronti del neonato,
del coniuge o di eventuali altri figli. Tratti
caratteristici sono poi il pianto senza ragione; le
difficoltà a prendere sonno e a mangiare. Quasi sempre,
poi, la madre si chiede se è in grado di prendersi cura
nel modo giusto del bambino (quindi un sentimento di
inadeguatezza) ed anche fare delle scelte diventa
difficile.
Questi sintomi e comportamenti possono anche presentarsi
in modo intermittente ma, di solito, questo disturbo
dell'umore si risolve nell'arco di un paio di settimane al
massimo. Senza necessità di alcun trattamento.
La depressione è un'altra cosa
Diverso è il caso della depressione vera e propria.
In un certo senso i sintomi sono gli stessi, ma quello che
cambia è l'intensità, che quasi inevitabilmente si
traduce in un'interferenza più o meno marcata con le
proprie occupazioni, sia quelle legate al bambino sia le
altre (per esempio, tenere in ordine i conti di casa).
Se è vero che la depressione post-partum può colpire a
tutte le età e indipendentemente dal numero di figli già
avuti, è vero che esistono alcune condizioni favorenti.
Le mamme più esposte sono:
·
quelle prive di un supporto famigliare saldo
(ragazze madri, vedove…)
·
quelle che hanno subito eventi stressanti
come la perdita di una persona amata, il cambio di città,
una grave malattia in famiglia
·
quelle che hanno già avuto disturbi
psichiatrici (sia la depressione sia altri)
Secondo
la letteratura l'esordio della depressione può avvenire
come una prosecuzione e un aggravamento del baby blues
oppure come una comparsa brusca dei sintomi da 2 a 4 mesi
dopo la nascita del bambino. Ci sono poi alcuni elementi
tipici che devono far pensare alla depressione oltre a
quelli citati prima, che di solito sono parecchio
preoccupanti per chi li sperimenta. Il primo è il timore,
a volte paralizzante, di fare del male al bambino, o la
vera e propria paura di essere lasciata sola a casa con il
bambino. Vi sono poi i classici attacchi di panico e i
pensieri suicidari. Chi si rende conto di avere queste
manifestazioni non deve esitare a ricorrere all'aiuto
dello specialista. I trattamenti come tutti sanno ci sono
e, se attuati tempestivamente, possono portare a una
rapida risoluzione. Al contrario, ritardare il ricorso al
medico può soltanto aggravare la situazione e non
soltanto per la donna. Infatti numerose ricerche provano
che la depressione materna può influire negativamente
sullo sviluppo, soprattutto cognitivo, del bambino.
Le
cause
Difficile come sempre indicare una causa precisa,
tuttavia ci sono diversi fattori concorrenti. Per
cominciare, quello ormonale, dal momento che dopo il parto
sia gli ormoni sessuali (estrogeni) sia quelli prodotti
dalla tiroide (che regolano per così dire la produzione
di energia) subiscono un calo anche vistoso. Allo stesso
modo entrano in gioco, come in tutte le forme depressive,
i neurotrasmettitori (serotonina, noradrenalina).
Tuttavia non si possono trascurare gli aspetti emotivi.
Gli specialisti ne sottolineano soprattutto tre, legati
tutti all'idea che la donna ha di sé. Intanto c'è la
trasformazione fisica, magari la perdita di una figura
snella e attraente; poi vi è la sensazione di non essere
più una persona libera (il bambino pone limiti anche
forti alla mobilità); infine vi è la perdita della
propria identità e la necessità di costruirne una nuova
da donna a donna e mamma.
A completamento ci sono fattori pratici: le necessità
dell'allattamento, per esempio, il più delle volte
alterano il ritmo sonno-veglia della madre (e anche degli
altri famigliari).
Prevenzione o quasi
Al di là del fatto che la puerpera deve cercare di fare
attività fisica, sia pure tranquilla e progressiva,
seguire una dieta adeguata e soprattutto poter contare
sulla collaborazione del coniuge e degli altri famigliari,
l'American College of Obstetrician and Gynecologists mette
in guardia da tre "miti" che possono generare
frustrazioni e, quindi, predisporre al disagio
psicologico:
1° Fare la mamma è istintivo. Niente di più falso: è
un'attività complessa che richiede l'apprendimento di
molte tecniche e astuzie varie. Non deve essere un dramma
se inizialmente si incontra qualche insuccesso.
2° Il bambino perfetto. Quasi tutte le mamme si fanno un
ritratto ideale del nascituro, e se non coincide comincia
la frustrazione, magari aggravata dal confronto con i
figli di altri "così carini e buoni". E'
un'illusione: ogni bambino ha una sua personalità che
manifesta anche alla nascita, così come caratteristiche
fisiche che possono essere di ostacolo alla neomamma (lo
stomaco delicato, per esempio). Bisogna adattarsi al nuovo
venuto pensando che il meglio deve ancora venire
3° Mamma è perfezione. E' ovvio che nessuno è perfetto,
e comunque gli errori sono ammessi. Anche non provare
inizialmente un eccezionale trasporto per il neonato è
normale. L'affetto cresce con la confidenza e questo non
significa essere una cattiva madre.
Maurizio Imperiali
http://www.dica33.it/argomenti/ginecologia/gravi4.asp
Depressione
post-partum? No, in gravidanza
Elisabetta
Ferrari Baliviera

La depressione in gravidanza
esiste? Fino a oggi pur non ignorando la possibilità di
depressione durante la gravidanza, molta attenzione è
stata rivolta alla depressione che può colpire le donne
dopo il parto.
Ma da oggi le cose
cambieranno: la depressione durante i nove mesi della
gravidanza è più severa e più frequente di quella del
periodo dopo il parto, solo che non se ne era accorto
nessuno.
E’ quello che
riferiscono nel prossimo numero del British Medical
Journal (in uscita il 4 agosto) i medici inglesi che hanno
partecipato allo studio di Avon, coordinati dai
ricercatori dell’Università di Bristol.
Hanno partecipato allo
studio circa 14.500 donne residenti ad Avon, che hanno
partorito tra il primo aprile 1991 e il 31 dicembre 1992.
A loro era stato chiesto di rispondere a particolari
questionari in uso per individuare la presenza e il grado
eventuale di una sindrome depressiva, alla 18esima e
32esima settimana di gestazione e alla ottava settimana e
otto mesi dopo il parto.
Ben il 13,5 % delle
donne esaminate risultava depressa, superando il punteggio
soglia nei test, per la diagnosi di depressione, alla
32esima settimana di gravidanza, mentre otto settimane
dopo il parto solo il 9,1% delle donne risultava depresso.
Anche il numero delle
donne entrate in depressione tra la 18esima e la 32esima
settimana di gestazione era maggiore del numero di quelle
che diventavano depresse tra la 32esima settimana e
l’ottava settimana dopo il parto.
Il grado di severità
della depressione è risultato più alto durante la
gestazione che dopo la nascita del bambino.
In
conclusione, da questi dati emerge la necessità di
ulteriori approfondimenti su questa sindrome depressiva
finora sottovalutata, sia per gli effetti che può avere
anche a distanza sulla salute della donna, che sulla
salute del nascituro. Infatti pare accertato, anche se
ancora non si conoscono i meccanismi, che stress e
depressione possono influenzare le crescita e il futuro
del feto.
03 Agosto 2001
Neo-mamme
meno depresse se aiutate
I
ricercatori francesi della Université de Toulouse le
Mirail, di Toulouse, hanno riscontrato che prevenzione e
trattamento di donne a rischio di depressione post-partum
possono essere efficaci e ben accettati dalle madri che vi
aderiscono.
258 donne in attesa, considerate a rischio, sono state
arruolate durante la loro permanenza in ospedale; il loro
livello di rischio è stato valutato mediante la Edinburgh
Post-natal Depression Scale. Circa metà gruppo è stato
assegnato a un programma di intervento, il trattamento
prevedeva una sessione di prevenzione cognitiva
comportamentale. Dopo questa prima fase il 25,4% del
gruppo in terapia e il 10,9% del controllo ha abbandonato
lo studio.
Sei settimane dopo il parto un’ulteriore valutazione
sulle donne inizialmente più a rischio ha evidenziato
casi di depressione unipolare: 18 nel gruppo in terapia e
30 nel gruppo controllo. Il programma si è quindi
prolungato per 5-8 incontri settimanali a domicilio: le
donne in terapia hanno avuto una significativa riduzione
della frequenza di depressione (30,2%) rispetto al gruppo
controllo (48,2%).
S.Z.
(Chabrol
H, et al. Prevention and treatment of post-partum
depression: a controlled randomized study on women at risk.
Psychological Medicine, 2002; 32: 1039-1047)
http://pro.dica33.it/news
Quali
farmaci antidepressivi posso utilizzare durante
l’allattamento? Alcuni siti propongono ampia scelta ed
anche alcune alternative
…………………………………
FARMACI
DURANTE L' ALLATTAMENTO
Nell'elenco
seguente ci sono i farmaci che si possono prendere
senza timore. Quelli che non ci sono , o sono pericolosi,
o non sono abbastanza studiati e nel dubbio è meglio non
assumerli.
|
antidepressivi
|
clomipramina
clor.
promazina
ketazolam
clordiazepossido
aloperidolo
|
anafranil
talofen
anseren
librium
serenase
|
http://web.tiscali.it/no-redirect-tiscali/lucagiangrande/allattamentofarmaci.html#ancora239050
Provate
tonno, salmone e alghe
combattono la depressione post partum, e migliorano lo
sviluppo dei neonati
Una
dieta ricca di acidi grassi om: circa il 20 per cento.
(10 aprile 2002)
ega-3
(e in particolare dell’acido docosaessenoico, o DHA)
riduce, nella donna, la depressione
post partum, e migliora lo sviluppo neurologico del
neonato. Non si tratta di una novità assoluta, ma adesso,
nel corso del congresso annuale della American Chemical
Society a Orlando, il dottor David Kyle, direttore della
Mother and Child Foundation, ha fatto il punto su tutti
gli studi relativi che, insieme, mettono in luce gli
effetti positivi del DHA (presente soprattutto in tonno,
salmone e alghe).
La correlazione fra depressione e carenza di DHA a livello
materno è stata registrata in modo “statisticamente
molto importante” in diverse pubblicazioni, a partire
dal 1997. Più di recente è stata registrata la stessa
correlazione fra depressione e carenza di DHA nel latte
della mamma. E una ricerca olandese ha verificato come,
durante la gravidanza, la placenta trasferisca gli acidi
grassi dalla madre al feto, abbassandone così i livelli
nella donna, e inducendo corrispondenti fenomeni di
depressione.
Il DHA si rivela però importante anche per il neonato.
Durante un esperimento svolto a Houston sono state messe a
confronto madri nella cui alimentazione erano stati
aggiunti 200 milligrammi di acidi grassi al giorno, con
madri cui era stato solo somministrato un placebo, cioè
una sostanza inerte. «Risultato: la differenza nel
contenuto di DHA si è immediatamente trasferita anche nel
latte della puerpera, e i piccoli nati dalle donne che
avevano assunto l’integratore si muovevano, quando
gattonavano per casa, meglio e di più», dice Kyle.
«Sono stati fatti test neurologici, sulla loro funzione
motoria, che hanno confermato l’impressione». Tanto che
l’anno scorso la Food and Drug Administration, cioè
l’ente americano che controlla i farmaci, ha autorizzato
l’aggiunta di DHA agli alimenti confezionati per
neonati. In questi casi, però, si tratta di acidi grassi
estratti soprattutto dalle alghe.
Il problema è comunque particolarmente sentito negli
Stati Uniti, dove l’alimentazione femminile è, in
media, assai povera di pesce: mentre in Europa si calcola
che ogni donna assuma quotidianamente 200 milligrammi di
omega-3, e in Giappone il livello salga addirittura a 600
milligrammi, le americane non superano i 50 grammi. Da qui
una percentuale di madri in depressione che è fra le più
alte del mondo
http://www.saluteitalia.net/saperne/news/news_int.asp?ID=2345
L'alta
incidenza della depressione postpartum giustifica il
numero di studi sull'uso degli antidepressivi durante
l'allattamento. Una recente recensione di Wisner e
colleghi, pubblicata sul Journal of Psychiatry, riguarda
ben 15 studi su 9 farmaci. L'amitriptilina, la
clomipramina, la sertralina e il dotiepin, una sostanza in
fase sperimentale, si trovavano nel lattante a livelli non
quantificabili: per questo erano preferite alla fluoxetina,
alla doxepina e al bupropione che erano, al
contrario,rilevabili.
Sono stati descritti effetti indesiderati conclamati in
giovani lattanti le cui madri avevano assunto fluoxetina o
doxepina durante l'allattamento al seno. Un metabolita
della doxepina può accumularsi nel neonato con rischio di
sedazione e di depressione respiratoria. È ovvio che la
prescrizione di un antidepressivo alle donne che allattano
va fatta dopo aver valutato, caso per caso, il rapporto
rischio/beneficio. Le benzodiazepine sono i farmaci
psicotropi più diffusi. Sappiamo che il clonazepam, il
clorazepato, il diazepam, il lorazepam, il midazolam, il
nitrazepam e l'oxazepam, o i loro metaboliti attivi, sono
secreti nel latte materno.
I dati pubblicati dimostrano, però, che è improbabile
che il lattante ingerisca grandi quantità di farmaco per
questa via, perché i livelli rilevati nel latte sono
abbastanza bassi. Questi livelli potrebbero forse causare
problemi ai prematuri o ai bambini esposti a dosi più
elevate durante la gravidanza o il parto. Una ricerca
riferisce che gli effetti depressivi del diazepam cronico
interferiscono con la capacità di alimentarsi al seno e
con la crescita ponderale.
La prescrizione delle varie fenotiazine, o di altri
antipsicotici, alle donne che allattano è sconsigliabile
sia perché abbiamo pochi dati a disposizione, sia per le
notevoli quantità di farmaco che notoriamente passano nel
latte. Alcuni ricercatori sostengono che la litioterapia
è assolutamente controindicata durante l'allattamento,
mentre altre fonti la ritengono possibile, pur
riconoscendo che la madre deve prestare particolare
attenzione alla comparsa nel figlio di segni di tossicità
cardiovascolare o a carico del SNC. È lecito domandarsi
se sia giusto lasciare alla paziente una responsabilità
così grande. L'assorbimento di alcol dalla madre può
avere effetti indesiderati sul lattante, come dimostra il
fatto che i livelli di etanolo rilevati nel latte sono
simili a quelli scoperti nel sangue materno.
L'allattamento è sconsigliato in caso di terapia con
fenobarbitale, a causa del livello medio di questo
sedativo nel latte. Le dosi singole di glutetimide,
assunte sporadicamente, sembrano innocue per il lattante.
Per terapie brevi, lo zopiclone, un sedativo in fase
sperimentale, può essere prescritto in tutta sicurezza
alle madri che allattano.
http://www.professionefarmacia.it/NL/NL16.cfm#x199
Farmaci
antidepressivi. Paroxetina: gravidanza ed aIlattamento
Sebbene gli studi negli animali non abbiano dimostrato
alcun effetto teratogeno o embriotossico selettivo, la
sicurezza della Paroxetina ( Seroxat ) nella donna in
gravidanza non è stata stabilita; pertanto il prodotto
non dovrebbe essere utilizzato durante la gravidanza o I'
allattamento se non nei casi in cui il potenziale
beneficio superi il possibile rischio e comunque sotto il
diretto controllo del medico.
(Fonte: Scheda tecnica Seroxat) ( Xagena_2001 )
Depressione
Gli antidepressivi triciclici hanno pochi o nessun effetto
sul lattante, benché l'AAP (American Accademy of
Pediatrics) ritenga che la maggior parte di essi sia causa
di preoccupazione (1,3).
L'assunzione di una singola dose giornaliera al momento di
andare a letto limiterà l'esposizione del bambino al
farmaco. Gli inibitori selettivi del reuptake della
serotonina (SSRIs) sono di norma i farmaci di prima scelta
per la depressione, fra essi la sertralina è
probabilmente la scelta più sicura poiché è stata
estesamente studiata e raggiunge livelli minimi nei
lattanti (3,8).
L'uso della fluoxetina durante l'allattamento è
controverso a causa della lunga emivita e del possibile
accumulo nel latte materno. Ad essa sono state attribuite
colica e confusione nei lattanti di madri che avevano
assunto tale farmaco (13).
Al momento, sembra prudente scegliere un SSRI con più
bassi livelli plasmatici nei neonati, come sertralina o
paroxetina (3,14).
1.
Farmaci più comunemente prescritti durante l'allattamento
La
seguente tabella elenca i farmaci più comunemente
prescritti per patologie materne durante l'allattamento (1-12).
|
Patologia
|
Farmaci
raccomandati
|
Farmaci
alternativi
|
Farmaci
da utilizzare con cautela
|
|
Depressione
|
Sertralina
Paroxetina
|
Nortriptilina
Desipramina
|
Fluoxetina
|
http://www.farmacovigilanza.org/
Nuovi test di screening
prenatale possono far riconoscere la depressione post
partum
Data:
17-10-200212:42:14
MELBOURNE,
Australia (Reuters Health) - Secondo una recente ricerca
australiana, usare un test di screening per la depressione
post partum prima della nascita è efficace per
identificare le donne a rischio.
Barbara
Hanna e alcuni colleghi della Deakin University School of
Nursing hanno condotto lo studio nell'area di Geelong. Le
infermiere dei reparti di ostetricia hanno sottoposto 107
donne alla 28esima settimana di gravidanza al test
Postpartum Depression Predictors Inventory . Le infermiere
hanno anche ottenuto informazioni su un certo numero di
fattori psicologici, compresa la situazione coniugale e se
le donne si sentivano supportate. Le donne a cui è stata
diagnosticata depressione, o sospetta depressione, sono
state assegnate al trattamento, o sono state loro fornite
informazioni sulle diverse opzioni di trattamento. Le
neomamme sono state seguite per 8 settimane dopo il parto
attraverso il Maternal and Child Health Service, e sono
state poi sottoposte allo stesso test, insieme all'
Edinborough Postnatal Depression Scale e la Postnatal
Depression Screening Scale. La dottoressa Hanna ha
dichiarato a Reuters Health che lo strumento di screening
prenetale, sviluppato dall' American Cheryl Beck, ha
accuratamente identificato le donne che hanno sviluppato
depressione post partum. Tra il 12% e il 15% delle donne
in gravidanza ha sviluppato depressione post partum, che
è di solito presente anche prima del parto, ha detto la
dottoressa Hanna. E circa il 50% di queste donne non sono
state identificate dagli operatori sanitari. La dottoressa
Hanna ha ipotizzato che questo accada perchè queste donne
non vogliono riferirlo o non sanno di avere una
depressione post partum. Questo si collega al fatto che lo
screening per la depressione post partum non è ancora un
componente standard delle cure prenetali. "Questa può
essere una condizione alquanto debilitante," ha
affermato la dottoressa Hanna. "La conseguenza di
questo è che, nel caso di una madre depressa con un
figlio piccolo, è probabile che il bambino venga
condizionato dalla situazione psicologica della madre e
questo può influenzare la loro interazione." Un
vantaggio dello screening prenatale per la depressione
post partum è che possono essere messe in atto della
strategie per assistere la donna prima della nascita del
bambino, ha detto la dottoressa. Il team ha anche
interrogato le 30 infermiere che hanno sottoposto le donne
al test durante lo studio. La dottoressa Hanna ha detto
che le infermiere hanno riferito che uno dei vantaggi più
significativi del ricorrere a questo test è stato che
questo ha funzionato come un più ampio strumento di
dialogo. "In generale le infermiere hanno dato un
parere estremamente positivo riguardo a questa procedura
ed è stata adottata nella pratica di routine nel servizio
prenatale," ha detto. "E' anche molto importante
che gli operatori sanitari, sia prima che dopo il parto,
parlino del problema della depressione post partum, non
importa a quale tipo di strumento facciano ricorso"
ha aggiunto la dottoressa Hanna.
Le
ripercussioni della mamma depressa sulla famiglia
Piccole
pesti? Colpa della depressione post-partum»
Piccole
pesti? Forse la colpa è della depressione che ha colpito
la mamma subito dopo il parto. Secondo uno studio dei
ricercatori della Cardiff University, pubblicato su «Developmental
Psychology», i figli di donne che hanno sofferto di
depressione post-partum sono più inclini a diventare
bambini aggressivi o violenti. Il dato emerge
dall'osservazione di 112 famiglie londinesi, con ragazzi
di 11 anni. I ricercatori hanno monitorato prima le donne
in attesa e poi i bambini in tre diversi momenti della
crescita. Scoprendo così che risse, sospensioni e note in
condotta vedono più spesso protagonisti i ragazzini le
cui mamme sono state colpite da depressione tre mesi dopo
il parto. Un problema soprattutto per i maschi, mentre le
femmine sembrano meno vulnerabili a risentire dell'effetto
della depressione materna.
[Adnkronos]-
La
depressione post-partum vista dal papà
Mia
moglie è triste ed il bambino piange, dormo male e il
frigorifero è vuoto… Tutti parlano della depressione
post - partum della madre, e ciò è ingiusto: anche i
padri si deprimono anche se nessuno parla di loro.
Salvatore
F.
http://www.laminieradigiove.it/html/lettera_aperta.html
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