Rubrica a cura di Ilaria Frisoni
 

 

Primipare Attempate

Quando mia nonna concepì la sua ultima figlia, mia madre, era considerata vecchia. Raccontava spesso che un uomo l’aveva derisa guardandole l’abito macchiato dalla montata lattea “allattate un figlio, ma se siete sdentata!...” e lei con cipiglio (faceva la ferroviera in un casello sperduto in campagna) aveva risposto “ caro il mio signore, i figli non si fanno mica con i denti”. A conti fatti aveva 38 anni, tanti quanti ne avevo io alla seconda gravidanza…ma io mi ero potuta permettere il dentista……

La gravidanza dopo i 35 anni: è troppo tardi?

È ormai un dato di fatto che l’età in cui le donne decidono di concepire sta aumentando: oggi le donne hanno il loro primo bambino, in media, non prima dei 28/30 anni e le gravidanze dopo i 35 anni, e più, sono ormai la regola.

La donna ha oggi la necessità sociale, prima di avere un bambino, di organizzare la propria vita professionale e sociale e di raggiungere, anche, una certa indipendenza economica. Almeno il 30% delle future mamme concepisce il secondo figlio proprio dopo i 35 anni: è il bambino della raggiunta maturità affettiva.

Per alcune donne, poi, avere un bambino a questa età ha il significato di completare una nuova storia di amore, di ricominciare a vivere senza più gli errori del passato.

Ma avere un bambino dopo i 35 anni significa comunque correre dei rischi in più rispetto ai 20 – 30 anni.

Per motivi di ordine genetico sono più frequenti gli aborti: la cellula uovo messa a disposizione della gravidanza ha una percentuale maggiore di avere, in conseguenza della età, dei difetti genetici che causano così l’aborto.

Più facilmente dopo i 35 anni la gravidanza può concludersi con un parto prematuro o con un bambino di basso peso, perché le riserve energetiche della mamma non sono più quelle di quando aveva venti anni e perché l’utero più facilmente può avere dei difetti (fibromi o una circolazione sanguinea non più efficientissima).

Aumenta il rischio di alterazioni cromosomiche del bambino (sindrome di Down) proprio per l’età non più verde, rendendosi quindi necessari esami come l’amniocentesi o il prelievo dei villi coriali: esami anch’essi gravati da un certo rischio di aborto (0.4 – 2 %).

Infine avere una gravidanza dopo i 35 anni più facilmente porta ad avere disturbi come un maggior affaticamento, la comparsa di varici e di emorroidi, di ipertensione, di gestosi, di intolleranza agli zuccheri ed una maggior percentuale di parti che esitano in cesareo.

Tutte queste ragioni comunque non devono far recedere dalla volontà di avere un bambino, ma semplicemente devono indurre la donna che vuole essere mamma dopo i 35 anni a:

·        Farsi seguire durante la gravidanza in modo più scrupoloso, con controlli medici che non devono superare i 30 giorni da una visita all’altra;

·        Mettere in preventivo che esami come l’amniocentesi o il prelievo dei villi coriali debbano essere eseguiti se si vuole la certezza che il proprio bambino non abbia una alterazione cromosomica;

·        Dedicare molto più tempo della giornata al riposo, alla proprio salute ed alle attività fisiche come passeggiate – nuoto – ginnastica dolce – ecc. a discapito della propria attività lavorativa.

Queste raccomandazioni le possono sembrare limitanti, ma sono il modo migliore per trascorrere bene una gravidanza anche a 40 anni, ricordando che a queste si aggiungono gli effetti psicologici benefici di chi “vuole essere mamma”. 

http://www.gestmamma.it/faq0403.htm

Non ho l'età

Primo figlio dopo i trenta. Una tendenza supportata persino da una ricerca scientifica

La matematica non fa eccezioni: gli studi, la specializzazione, la “gavetta”... le più fortunate difficilmente approdano a un posto di lavoro vicino alle proprie aspettative prima dei trent’anni.

Se poi il desiderio è condiviso all’interno della coppia, se esiste un’abitazione e un lavoro stabile, allora si può considerare l’ipotesi di un figlio, con la consapevolezza che una maternità determina il più delle volte l’arresto della propria crescita professionale oppure dà il via a un periodo di affanni e sensi di colpa, per aver delegato la crescita del proprio figlio alla baby sitter di turno.

Di fronte al "ricatto sociale" maternità/carriera le trentenni italiane in genere scelgono il lavoro: «I dati sulla natalità italiana parlano da sé. Al massimo un figlio, concepito a ridosso del limite biologico», sostienene la sociologa Marina Piazza in un’intervista.

Così succede che il tempo più idoneo alla maternità secondo l'età "biologica" delle donne si allontani sempre più dal momento giusto, secondo l'età "biografica".

Nessun problema, sostiene una recente ricerca scientifica pubblicata in Gran Bretagna su Health and Social Behaviour Journal: l'età più idonea per diventare mamme non è intorno ai 20-25 anni, come si crede comunemente, bensì a 34.

Ma la ricerca del professor John Mirowski non convince altri esperti del settore: la fertilità della donna diminuisce e l'unica salute che aumenta è quella legata all'economia e alla vita professionale della coppia. 

http://donne.virgilio.it/extra/022/figli_tardi.html-

LE PRIMIPARE ATTEMPATE

Il primo figlio dopo i quarant'anni è una cosa normale. Normale? Per chi l'ha fatto prima, mica tanto... 

Questa settimana tratteremo un caso umano a diffusione esponenziale: la primipara attempata. Dicasi primipara attempata la donna che mette al mondo il primo figlio in quella che solitamente è considerata “l'età migliore della vita di una donna” ossia verso i quarant'anni.

Si tratta spesso di mamme con un background di tutto rispetto alle spalle: terminati gli studi, hanno potuto dedicarsi, con le stesse opportunità offerte dal mercato ai maschi, al loro lavoro, con risultati lusinghieri. Trovato il tempo per sposarsi e condividere col compagno anni di dialoghi mai interrotti da pianti o corse al pronto soccorso, pagato il mutuo della casa, decidono che tutto ciò che ancora manca alla loro completa realizzazione è un figlio.

Queste donne, solitamente, sono accompagnate nella gravidanza da amiche munite di figli tredicenni rompicoglioni o di adolescenti impazzite. Amiche? Si fa per dire. Si tratta di strani coacervi ormonali di tipo femminile, appesantiti da anni di riunioni di genitori, opportunità di lavoro perse per sempre causa varicella del pupo, autismo di ritorno determinato dall'impossibilità di concludere anche un saluto col partner senza venir interrotte dai figli.

Bella e elegante, la primipara attempata ruba alla carriera - ormai consolidata - il tempo per la prima ecografia. Sul monitor appare un feto già perfettamente in grado di sorriderle, fare ciao con la manina e, sicuramente, anche tutto ciò che i figli tredicenni delle amiche ancora faticano ad imparare (tipo rimettere in ordine in camera). Racconta alle coetanee emozioni ormai sepolte con la gioventù, ha voce e sentimenti freschi. E rifiorisce.

Superata l'angoscia dell'amniocentesi, bella come non mai in barba all'anagrafe, si prepara consapevole alla maternità, chiedendo anche consigli a quelle persone che, col tempo, hanno dimenticato cosa significhi non dormire la notte a causa dell'allattamento, perché non dormono più sapendo il pargolo in giro in motorino. Finalmente l'erede (molto più bello e intelligente che non in ecografia) nasce, con un parto unico al mondo, drammatico o sereno, ma sempre e comunque straordinario.

Ricevuto il regalo (e quintali di reperti archeologici per l'infanzia, che intasano gli armadi di tutte le mamme italiane), la primipara attempata si accomiata per sempre dalle amiche di una vita e si sigilla in casa col pupo. Per molti anni nessuno saprà nulla, solo frammenti di notizie inverificabili: a tre mesi il bimbo ha letto il primo libro, a un anno ha redarguito i dottori nel tempio, a sei è stato definitivamente svezzato (ma solo perché persino le maestre della scuola steineriana trovavano inopportuno allattarlo a ricreazione). 

Con gli anni l'amicizia si ricompone. Di solito fuori scuola, quando le mamme non attempate ora nonne-sitter, nuovamente donne affascinanti nello splendore composto della maturità, bisbigliano all'orecchio della nipote “Zitta! Non è la nonna quella che è venuta a prendere Giacomo Filiberto Maria, è sua mamma...!”. 

07-02-2003

http://www.guidagenitori.it/guidagenitori/home.jsp?openDocument=2385&parent1=154&parent2=323&docs=323

Circa tre secoli fa, una donna a 40-45 anni era finita, oggi, invece, si affaccia alla vita. O meglio, dà la vita. Perché, è una tendenza degli ultimi anni, le donne scelgono sempre di più di avere dei figli dopo i 40 anni. Scelgono perché hanno la possibilità di farlo, grazie anche ai progressi della medicina, che assicura loro una vita più lunga e delle gravidanze più tranquille; scelgono perché la vita lavorativa le gratifica fino ad offrire loro una carriera in piena regola; scelgono perché sono più esigenti anche con gli uomini e vogliono tutto il tempo che occorre per trovarne uno che si avvicini al loro ideale; infine, scelgono perché possono avere una vita coniugale e sociale quanto più lunga è possibile, rimandando così l'avvento della maternità. Insomma, quali che siano i motivi, sempre più donne scelgono di vivere quest'avventura "dopo gli anta". È anche vero che molte si ritrovano ad avere, invece, un terzo o un quarto figlio a questa età. E anche donne famose (attrici, cantanti, personaggi in vista) seguono questa tendenza.

In effetti, soprattutto adesso, con tutti i progressi della scienza medica, intraprendere una gravidanza dopo i 40 anni non è più un problema, anzi, pare che giovi alle madri, caricandole di un'energia nuova. Anche il bambino pare beneficiare di questa situazione. Le madri di 40 anni, infatti, ormai hanno una vita piuttosto stabile, una maturità maggiore che permette loro di poter dedicare al nascituro più tempo e più pazienza. Gli esami di diagnosi prenatale hanno ormai ridotto di moltissimo il rischio di morte sia della madre che del bambino ed anche offerto ai genitori la possibilità di conoscere in anticipo l'eventualità di anomalie cromosomiche. Esami come il Tritest (che ricerca anomalie ormonali e proteiche tramite un prelievo di
sangue), la traslucenza nucale (ecografia della nuca, che è solitamente più spessa nei bambini Down), la villocentesi (prelievo dei villi coriali alla ricerca di eventuali malattie ereditarie o disturbi del metabolismo) e l'amniocentesi (prelievo di liquido amniotico alla ricerca di anomalie cromosomiche) ormai danno ai futuri genitori la sicurezza di poter avere un figlio sano a qualsiasi età.

Eppure qualche problema c'è. Le donne a 40 anni presentano una difficoltà maggiore di rimanere incinte, a causa del parziale esaurimento dei follicoli e della riduzione delle secrezioni ormonali; inoltre, esse hanno una vascolarizzazione uterina peggiore delle donne più giovani e possono andare incontro più facilmente ad anomalie dell'uovo e quindi ad aborti spontanei. Questo però non deve assolutamente scoraggiare; fatti i dovuti esami su
feto e madre, tenuto a bada l'aumento di peso, tenuta in giusta considerazione l'alimentazione durante i mesi di gestazione (con l'aumentare dell'età aumenta anche l'intolleranza al glucosio e l'ipertensione che possono lasciare aperta una strada all'insorgenza di diabete e pressione alta), tutte le donne che lo vogliono, possono diventare madri anche dopo i 40 anni. E, sebbene in questi casi sia d'elezione il parto cesareo a causa della poca elasticità uterina, ci sono state molte donne che, nonostante tutto, hanno avuto un parto naturale senza nessun problema, né per sé, né per il bimbo.

Tutte primipare attempate? ………….Questo dato, comunque lo si voglia leggere, indica ancora una volta che le donne italiane ci pensano sempre di più prima di fare un bambino. Infatti, ancora nel 1980 l’età media della donna al primo figlio era 25 anni; oggi è tra 28 e 29. Una volta, ma non cento anni fa, soltanto cinquanta, una donna di più di 25 anni che aveva un bambino veniva definita “primipara attempata”. In compenso, ma non per questo, il parto naturale che solo 20 anni fa riguardava il 90% dei nati, oggi riguarda solo il 65%, perché quasi il 35% dei parti avviene per via chirurgica, col cesareo. …………

http://www.uppa.it/archivi/2003/05/2.htm

…………….Se il cesareo viene considerato invece solo una modalità di nascita come un'altra, inevitabilmente nel suo ricorso i medici sono condizionati dai giudizi-pregiudizi-valori connessi con il tema della riproduzione: è in questa chiave di lettura che si possono leggere indicazioni al cesareo, riportate anche sui DRG, quali «figlio prezioso» o «primipara attempata».

http://www.tempomedico.it/cale00/653cale1.htm

La nuova gravidanza, figli sempre più tardi
Giancarla Rondinelli

La saggezza popolare auspicava maggiore fortuna e prosperità per le mamme più prolifiche. Questi antichi incentivi morali si scontrano tuttavia con la realtà di oggi. Negli ultimi anni infatti, si fanno sempre meno figli e sempre più tardi. A sottolinearlo è l’Istat con una ricerca basata su dati relativi al 1999 e presentata ufficialmente a Roma dal Ministro per le Pari Opportunità Katia Bellillo.

L¿età media delle donne al parto del primo figlio è aumentata da 25,2 anni nel 1981 a 28,2 nel 1996. Sempre numerosi risultano invece i disturbi in gravidanza che affliggono il 60 per cento delle donne, con ai primi posti nausea, vomito e patologie venose. La gravidanza inoltre costringe al letto ancora il 20,7% delle donne, con punte più alte per le ultra quarantenni.

Notizie confortanti vengono invece dall¿analisi di come oggi il parto viene affrontato: il 99 per cento delle donne che ha partorito negli ultimi cinque anni, è stato seguito da un operatore sanitario durante la gravidanza, un dato al passo con l¿Europa. In netto aumento anche il numero di donne che partecipa ai corsi di preparazione al parto, con maggiore frequenza al nord e fra le donne laureate.
Il ginecologo preferito dalla metà del campione esaminato risulta essere quello privato.

Il 99 per cento delle donne che hanno partorito negli ultimi cinque anni è stato seguito da un operatore sanitario durante la gravidanza, un dato al passo con l¿Europa. In netto aumento anche il numero di donne che partecipa ai corsi in una struttura pubblica, seguito dal ginecologo privato e da quello completamente pubblico. Il ginecologo donna stenta a decollare soprattutto nel Sud, sia come numero complessivo di specialiste, sia come preferenza ideale da parte della donna.

Usi e abusi invece delle prestazioni diagnostiche in gravidanza: un¿eccessiva medicalizzazione è stata più volte ribadita durante la presentazione da Laura Sabbadini, direttore centrale delle indagini su condizioni e qualità della vita per l¿Istat. Il dato risulta elevato non solo per le donne in età avanzata e che hanno avuto gravidanze difficili, ma anche per coloro che hanno vissuto una gravidanza fisiologica. Oltre la metà del campione ha effettuato infatti 7 o più visite, con un numero medio di ecografie pari a 5,2, mentre 1 donna su 4 ne ha fatte addirittura 7 o più, contro le 3 previste dalle linee guida. Le visite e le ecografie vengono prescritte maggiormente dai ginecologi che lavorano in ambiente privato.
Ma dove e come le donne moderne partoriscono? Oggi il 92,4 per cento delle donne italiane che ha partorito, ha completato la gravidanza senza problemi, preferendo in oltre il 90 per cento dei casi la struttura pubblica, mentre solo lo 0,3 ha partorito in casa.

La donna meridionale preferisce l’assistenza sanitaria privata forse per la carenza quantitativa e qualitativa di strutture ospedaliere pubbliche nel sud. Sempre secondo l¿Istat risulta ancora eccessivo l¿utilizzo del bisturi da parte del ginecologo: i parti cesarei nel nostro paese sono decisamente elevati, con 13 punti percentuali in più, rispetto alla quota massima del 15 per cento, fissata nel 1985 dall¿OMS. Il ricorso al parto cesareo è maggiore al sud, con punte del 35 per cento nell¿Italia meridionale e del 38 nell¿Italia insulare.

L¿innalzamento dell¿età media della madre non giustifica l¿alto numero di parti cesarei, come più volte ha sottolineato la Dottoressa Sabbadini. Solo il 26,3 per cento delle donne che ha effettuato il parto spontaneo, ha potuto decidere autonomamente la posizione, mentre si diffondono sempre più le posizioni alternative quali quella accovacciata, in acqua o su un fianco, oppure la sedia ostetrica. Anche su questo fronte la donna del sud appare penalizzata: solo l¿11 per cento infatti, dichiara di avere avuto possibilità di scelta. Ancora una volta risultano favorite le donne laureate e quelle che seguono i corsi di preparazione al parto.

12 aprile 2001

GRAVIDANZA E PARTO:

una nuova coscienza femminile, un nuovo protagonismo maschile

Linda Laura Sabbadini

Direttore centrale delle indagini su condizioni e qualità della vita

Premessa

In Italia fino ad oggi sono state poco sviluppate indagini statistiche su gravidanza e parto e quando ciò è avvenuto le rilevazioni non coprivano l’intero territorio nazionale.Per anni l’informazione statistica ufficiale si è basata solo su dati presenti nei certificati di assistenza al parto che non permettevano di ricostruire la storia della gravidanza, anche se erano la fonte di importanti informazioni su modalità, luogo e tipologia del parto. Con l’Indagine Multiscopo “Condizioni di salute e ricorso ai servizi sanitari” condotta dall’Istat nel 1999-2000 su un campione di 60mila famiglie, viene affrontato il tema in modo complessivo: le informazioni rilevate permettono, infatti, di fare il punto sulla situazione della donna in gravidanza, durante il parto e dopo il parto. Il rapporto con i servizi, i corsi di preparazione al parto, il coinvolgimento dei futuri padri durante il parto, sono soltanto alcuni degli aspetti affrontati. Le domande sono state rivolte alle donne che hanno avuto figli negli ultimi cinque anni e si riferiscono quindi all’esperienza di 2milioni e 439mila donne.

Il campione è stato ampliato per garantire una maggiore solidità delle stime a livello regionale sulla base di una convenzione con Ministero della Sanità e Regioni. I contenuti relativi a gravidanza e parto sono stati progettati insieme al Dipartimento Pari Opportunità anche in virtù di quanto indicato dalla piattaforma della quarta Conferenza mondiale sulle donne di Pechino (1995) nel punto in cui viene affrontato il problema della salute riproduttiva nel più ampio contesto dell’uguaglianza di genere, dando indicazione ai Governi di prestare la massima attenzione al tema e di approntare tutte le misure necessarie perché le donne di tutto il mondo possano affrontare con serenità e sicurezza gli eventi cruciali della gravidanza e del parto. La raccolta di dati statistici e di informazioni dettagliate su tali argomenti viene considerata un’assoluta priorità per individuare i fattori economici e sociali che ostacolano la salute di donne e bambine nel mondo. “Solo così le politiche sociali – spiega il documento - in favore delle donne, i servizi materno infantili e di prevenzione potranno essere tarati sui reali bisogni femminili.” Posticipare troppo la gravidanza porta alle donne più dolori che gioie. Non è facile avere un figlio dopo i 35- 40 anni: le donne devono fare spesso i conti con problemi di infertilità, gravidanze difficili e rimpianti. E' quanto mettono in luce Susan Bewley e colleghi in un editoriale pubblicato sul British Medical Journal (2005 september; 331: 588-589).

Studio

Gli autori dell?editoriale fanno alcune considerazioni sulla crescente tendenza da parte delle donne di posticipare la gravidanza. I ricercatori analizzano i rischi associati all?avere figli più in là con gli anni e sottolineano la necessità di dare supporto alle donne in modo tale che possano avere figli nel periodo biologicamente ottimale, ossia tra i 20 e i 35 anni.

Risultati

Queste alcune delle considerazioni fatte dagli autori dell'editoriale:
- L'età migliore per una donna per avere figli va dai 20 ai 35 anni.
- I problemi di fertilità legati all'età aumentano dopo i 35 anni e ancora di più dopo i 40 anni.
- Una volta che, nonostante l'età più avanzata, la donna riesce a rimanere incinta i risultati sono peggiori sia per lei sia per il bambino.
- Rimandare il momento per avere un figlio ha ricadute anche sul partner dal momento che la conta degli spermatozoi si deteriora gradualmente ogni anno e che i bambini figli di uomini più vecchi rischiano di più di soffrire di schizofrenia e di altre patologie genetiche.

Commento

Gli autori dell'editoriale mettono in luce una problematica comune a gran parte dei paesi occidentali, Italia compresa. Anche nel nostro Paese c'è la tendenza a rimandare la gravidanza tant'è che il primo parto ha luogo in genere oltre i 30 anni. Non solo, molte donne cercano una gravidanza intorno ai 38-40 anni e anche oltre.
E' chiaro che i fattori alla base di questo fenomeno sono diversi e legati soprattutto alla maggiore e giusta partecipazione della donna alla vita sociale, allo sviluppo professionale, commenta il professor Gianfranco Scarselli, direttore del Dipartimento del ginecologia, perinatologia e riproduzione umana dell'Università di Firenze.
Come segnalato nell'editoriale, noi sappiamo che già a 30 anni diminuiscono le probabilità di rimanere incinte e che a 38-40 anni c'è un calo nettissimo della possibilità di rimanere gravide. Non solo, dopo i 35-38 anni aumenta la possibilità di alterazioni cromosomiche numeriche come la sindrome di Down. Purtroppo oggi come oggi non è così semplice pianificare una gravidanza durante l'età più fisiologica ed è più che mai comprensibile la tendenza a rimandare. Proseguendo in questa direzione c'è però il rischio di avere una natalità inferiore perché quando una coppia desidera un figlio rischia di non riuscire ad averlo per via del calo della fertilità legato all'età, aggiunge il ginecologo.

Conseguenze

Se non si interviene in qualche modo saremo sempre più una società popolata da anziani, anche se negli ultimi anni c'è un lieve trend di crescita della natalità, legato però soprattutto agli extracomunitari. Sicuramente non bisogna ignorare il problema, ma cercare di affrontarlo per offrire alle donne la possibilità di fare figli nel momento migliore, osserva Scarselli.


Gianfranco Scarselli è direttore del Dipartimento del ginecologia, perinatologia e riproduzione umana dell'Università di Firenze presso l'ospedale Careggi.

E' anche vicepresidente della Società italiana della contraccezione. Tra le sue specialità di eminenza rientrano l'endoscopia diagnostica e operativa e la riproduzione umana.

http://wpop4.libero.it/cgi-bin/webmail.cgi?ID=I81mgHdyhq9MVVTDu7QsdlVPswosVltUeLilor4QHLsOoz&Act_Parse=login-inbox

Al congresso di Bologna appello al ministro perché avvii una campagna. "Non vogliamo illudere le donne"

29/09/05
Testo da "La Repubblica" di PAOLA CASCELLA

"Dopo i 42 anni fecondazione inutile" I ginecologi: più limiti alla provetta che cosa dice la legge Più possibilista sulle gravidanze tardive il professore Carlo Flamigni  

BOLOGNA - Guai alle donne che dimenticano l´orologio biologico. Guai sognare un figlio a 40 anni. Perché se la legge sulla procreazione assistita stabilisce che l´accesso alle tecniche debba essere consentito finché c´è una potenziale fertilità (50 anni e dintorni), voci autorevoli ipotizzano limiti più restrittivi. Gli esperti riuniti in questi giorni a Bologna all´81esimo Congresso della Sigo (Società italiana ginecologia e ostetricia) hanno proposto ieri che lo stop alla provetta scocchi addirittura a 42 anni. Più tardi i rischi sarebbero troppo alti.
"Riteniamo che trattare una donna dopo i 42, fatte salve alcune eccezioni - dice Stefano Venturoli, direttore della Fisiopatologia della riproduzione dell´università di Bologna - vada contro il suo stesso interesse. Perchè le probabilità che dopo tutto l´iter terapeutico, stressante e impegnativo, abbia un figlio in braccio, sono davvero poche". Più possibilista il ginecologo Carlo Flamigni: "L´opinione dello specialista non deve tradursi in una regola rigida. Al massimo può essere un consiglio per la donna e per la coppia. In linea di principio, finché c´è una chance è comprensibile che ci sia un desiderio e un corrispondente tentativo di ottenere una gravidanza. Ricordo che ogni anno in Europa nascono 300 bambini da donne di oltre 50 anni. Sono bambini non programmati, frutto di errori, non possiamo non tenerne conto. Dunque solo la sanità pubblica può dire no alla procreazione assistita oltre una certa età quando le garanzie si riducono drasticamente, perché essendo le tecniche fortemente onerose è comprensibile che lo Stato se ne faccia carico a fronte di un´alta probabilità di successo. Ma quando una coppia chiede di iniziare un trattamento, io ginecologo faccio solo tre domande: l´età della donna, la frequenza dei rapporti sessuali, e la durata dei cicli mestruali. Poi "tiro le somme": dal calcolo statistico ricavo il numero delle probabilità di ottenere una gravidanza con la fecondazione assistita. Naturalmente a volte ci sono situazioni in cui le valutazioni statistiche non sono più possibili perché le condizioni di partenza rendono un´eventuale gestazione casuale e sporadica".
Certo le coppie devono sapere, avverte Flamigni, che mentre "a 20 anni solo una donna su 1087 partorisce un bimbo Down, a 40 anni è una su 87 ad affrontare questo dramma. E comunque, col progredire dell´età, il decorso della gravidanza può diventare un problema serio". Dal congresso ginecologico bolognese viene l´invito alle donne di non rimandare troppo la maternità, perchè, alla fine, nemmeno la fecondazione artificiale riportare indietro l´orologio. "A 20 anni il tasso di fertilità è del 100 per cento - dice Venturoli - ma a 35 è già sceso al 25 e dopo i 40 è tra il 7 e il 10. E le tecniche di fecondazione assistita non possono fare nulla per innalzarlo. Servono solo ad aiutare la donna che non è in grado di concepire spontaneamente, ma la qualità dell´ovocita resta quellA che è, minore, dopo i 38 anni. Basti pensare che dai 34 anni il 50% degli embrioni abortiti spontaneamente presenta anomalie cromosomiche incompatibili con la vita. E dopo i 38, con le tecniche di procreazione assistita si arriva addirittura ad una percentuale superiore di embrioni con anomalie cromosomiche tali da non attecchire o venire abortiti spontaneamente". Le statistiche dicono che su 100 donne che si sottopongono al prelievo ovocitario in media solo 10 hanno un figlio. E con grandi differenze a seconda dell´età: su 100 donne di 35 anni solo 15 avranno successo, tra i 40-41 solo sei. Oltre i 42 anni il numero si riduce ancora. "Ecco perchè la decisione di fissare a 42 anni il limite oltre il quale trattare una donna vorrebbe dire non illuderla". Ed ecco perché la richiesta al ministro Storace di avviare una campagna di sensibilizzazione.

http://www.unbambino.it/articoli/default.asp?ID=258&index=1&space=2

Ormai le donne affrontano la gravidanza, secondo Di Donato, intorno ai 35-36 anni, quando non, grazie ai progressi della fecondazione assistita, poco prima di entrare in menopausa: l'età ideale sarebbe invece intorno ai 24 anni. La Sigo sottolinea anche un lieve miglioramento del tasso di natalità, grazie anche al fenomeno dei figli di "seconda generazione", nati a distanza di 10-15 anni dal fratello maggiore. Inoltre, al rialzo di questo dato contribuirebbero le gravidanze di donne immigrate, secondo gli esperti probabilmente a causa di una minore capacità di accedere ai servizi di prevenzione.

Ma la questione delle gravidanze in ritardo resta. "Il problema è che alla voglia di un figlio non corrisponde un contorno socio economico adeguato: le famiglie italiane sono quelle che ricevono meno aiuti e sono tartassate da un fisco iniquo", spiega Maria Rita Munizzi, presidente nazionale del Moige (movimento italiano genitori), chiedendo l'introduzione del Quoziente Familiare, "meccanismo fiscale già sperimentato con successo in Francia". E da uno studio della commissione Parità della Provincia di Torino sul territorio provinciale risulta come la maternità sia la prima causa di abbandono del lavoro.

Avere un bambino oltre i trent'anni significa comunque prolungare l'utilizzo di contraccettivi, visto che l'età media del primo rapporto è quindici anni, secondo i dati della Sigo. Aumenta la richiesta della pillola del giorno dopo, "la paura del sabato sera", come viene chiamata. La Sardegna è la prima regione in Italia per il consumo della normale pillola contraccettiva che si assume quotidianamente: nell 2003, ne ha fatto uso un terzo delle sarde, contro il 19,1 % di media nazionale, secondo i dati dell Sigo. Le ragazze italiane dimostrano quindi di conoscere i metodi contraccettivi e di utilizzarli con una certa naturalezza, sicuramente più che le colleghe americane: "Le adolescenti italiane sono molto consapevoli. Siamo molto lontani dalla situazione degli Stati Uniti, dove le gravidanze nelle adolescenti rappresentano un problema endemico", sostiene Golini.

(19 settembre 2005)

http://www.repubblica.it/2005/i/sezioni/scienza_e_
tecnologia/donnasigo/donnasigo/donnasigo.html