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Primipare
Attempate
Quando
mia nonna concepì la sua ultima figlia, mia madre, era
considerata vecchia. Raccontava spesso che un uomo
l’aveva derisa guardandole l’abito macchiato dalla
montata lattea “allattate un figlio, ma se siete
sdentata!...” e lei con cipiglio (faceva la ferroviera
in un casello sperduto in campagna) aveva risposto “
caro il mio signore, i figli non si fanno mica con i
denti”. A conti fatti aveva 38 anni, tanti quanti ne
avevo io alla seconda gravidanza…ma io mi ero potuta
permettere il dentista……
La
gravidanza dopo i 35 anni: è troppo tardi?
È ormai un
dato di fatto che l’età in cui le donne decidono di
concepire sta aumentando: oggi le donne hanno il loro
primo bambino, in media, non prima dei 28/30 anni e le
gravidanze dopo i 35 anni, e più, sono ormai la regola.
La donna
ha oggi la necessità sociale, prima di avere un bambino,
di organizzare la propria vita professionale e sociale e
di raggiungere, anche, una certa indipendenza economica.
Almeno il 30% delle future mamme concepisce il secondo
figlio proprio dopo i 35 anni: è il bambino della
raggiunta maturità affettiva.
Per alcune
donne, poi, avere un bambino a questa età ha il
significato di completare una nuova storia di amore, di
ricominciare a vivere senza più gli errori del passato.
Ma avere
un bambino dopo i 35 anni significa comunque correre dei
rischi in più rispetto ai 20 – 30 anni.
Per motivi
di ordine genetico sono più frequenti gli aborti: la
cellula uovo messa a disposizione della gravidanza ha
una percentuale maggiore di avere, in conseguenza della
età, dei difetti genetici che causano così l’aborto.
Più
facilmente dopo i 35 anni la gravidanza può concludersi
con un parto prematuro o con un bambino di basso peso,
perché le riserve energetiche della mamma non sono più
quelle di quando aveva venti anni e perché l’utero più
facilmente può avere dei difetti (fibromi o una
circolazione sanguinea non più efficientissima).
Aumenta il
rischio di alterazioni cromosomiche del bambino
(sindrome di Down) proprio per l’età non più verde,
rendendosi quindi necessari esami come l’amniocentesi o
il prelievo dei villi coriali: esami anch’essi gravati
da un certo rischio di aborto (0.4 – 2 %).
Infine
avere una gravidanza dopo i 35 anni più facilmente porta
ad avere disturbi come un maggior affaticamento, la
comparsa di varici e di emorroidi, di ipertensione, di
gestosi, di intolleranza agli zuccheri ed una maggior
percentuale di parti che esitano in cesareo.
Tutte
queste ragioni comunque non devono far recedere dalla
volontà di avere un bambino, ma semplicemente devono
indurre la donna che vuole essere mamma dopo i 35 anni
a:
·
Farsi
seguire durante la gravidanza in modo più scrupoloso,
con controlli medici che non devono superare i 30 giorni
da una visita all’altra;
·
Mettere in
preventivo che esami come l’amniocentesi o il prelievo
dei villi coriali debbano essere eseguiti se si vuole la
certezza che il proprio bambino non abbia una
alterazione cromosomica;
·
Dedicare
molto più tempo della giornata al riposo, alla proprio
salute ed alle attività fisiche come passeggiate – nuoto
– ginnastica dolce – ecc. a discapito della propria
attività lavorativa.
Queste
raccomandazioni le possono sembrare limitanti, ma sono
il modo migliore per trascorrere bene una gravidanza
anche a 40 anni, ricordando che a queste si aggiungono
gli effetti psicologici benefici di chi “vuole essere
mamma”.
http://www.gestmamma.it/faq0403.htm
Non ho
l'età
Primo
figlio dopo i trenta. Una tendenza supportata persino da
una ricerca scientifica
La
matematica non fa eccezioni: gli studi, la
specializzazione, la “gavetta”... le più fortunate
difficilmente approdano a un posto di lavoro vicino alle
proprie aspettative prima dei trent’anni.
Se poi il
desiderio è condiviso all’interno della coppia, se
esiste un’abitazione e un lavoro stabile, allora si può
considerare l’ipotesi di un figlio, con la
consapevolezza che una maternità determina il più delle
volte l’arresto della propria crescita professionale
oppure dà il via a un periodo di affanni e sensi di
colpa, per aver delegato la crescita del proprio figlio
alla baby sitter di turno.
Di fronte
al "ricatto sociale" maternità/carriera le trentenni
italiane in genere scelgono il lavoro: «I dati sulla
natalità italiana parlano da sé. Al massimo un figlio,
concepito a ridosso del limite biologico», sostienene la
sociologa Marina Piazza in un’intervista.
Così
succede che il tempo più idoneo alla maternità secondo
l'età "biologica" delle donne si allontani sempre più
dal momento giusto, secondo l'età "biografica".
Nessun
problema, sostiene una recente ricerca scientifica
pubblicata in Gran Bretagna su Health and Social
Behaviour Journal: l'età più idonea per diventare mamme
non è intorno ai 20-25 anni, come si crede comunemente,
bensì a 34.
Ma la
ricerca del professor John Mirowski non convince altri
esperti del settore: la fertilità della donna diminuisce
e l'unica salute che aumenta è quella legata
all'economia e alla vita professionale della coppia.
http://donne.virgilio.it/extra/022/figli_tardi.html-
LE
PRIMIPARE ATTEMPATE
Il primo
figlio dopo i quarant'anni è una cosa normale. Normale?
Per chi l'ha fatto prima, mica tanto...
Questa
settimana tratteremo un caso umano a diffusione
esponenziale: la primipara attempata. Dicasi primipara
attempata la donna che mette al mondo il primo figlio in
quella che solitamente è considerata “l'età migliore
della vita di una donna” ossia verso i quarant'anni.
Si tratta
spesso di mamme con un background di tutto rispetto alle
spalle: terminati gli studi, hanno potuto dedicarsi, con
le stesse opportunità offerte dal mercato ai maschi, al
loro lavoro, con risultati lusinghieri. Trovato il tempo
per sposarsi e condividere col compagno anni di dialoghi
mai interrotti da pianti o corse al pronto soccorso,
pagato il mutuo della casa, decidono che tutto ciò che
ancora manca alla loro completa realizzazione è un
figlio.
Queste
donne, solitamente, sono accompagnate nella gravidanza
da amiche munite di figli tredicenni rompicoglioni o di
adolescenti impazzite. Amiche? Si fa per dire. Si tratta
di strani coacervi ormonali di tipo femminile,
appesantiti da anni di riunioni di genitori, opportunità
di lavoro perse per sempre causa varicella del pupo,
autismo di ritorno determinato dall'impossibilità di
concludere anche un saluto col partner senza venir
interrotte dai figli.
Bella e
elegante, la primipara attempata ruba alla carriera -
ormai consolidata - il tempo per la prima ecografia. Sul
monitor appare un feto già perfettamente in grado di
sorriderle, fare ciao con la manina e, sicuramente,
anche tutto ciò che i figli tredicenni delle amiche
ancora faticano ad imparare (tipo rimettere in ordine in
camera). Racconta alle coetanee emozioni ormai sepolte
con la gioventù, ha voce e sentimenti freschi. E
rifiorisce.
Superata
l'angoscia dell'amniocentesi, bella come non mai in
barba all'anagrafe, si prepara consapevole alla
maternità, chiedendo anche consigli a quelle persone
che, col tempo, hanno dimenticato cosa significhi non
dormire la notte a causa dell'allattamento, perché non
dormono più sapendo il pargolo in giro in motorino.
Finalmente l'erede (molto più bello e intelligente che
non in ecografia) nasce, con un parto unico al mondo,
drammatico o sereno, ma sempre e comunque straordinario.
Ricevuto
il regalo (e quintali di reperti archeologici per
l'infanzia, che intasano gli armadi di tutte le mamme
italiane), la primipara attempata si accomiata per
sempre dalle amiche di una vita e si sigilla in casa col
pupo. Per molti anni nessuno saprà nulla, solo frammenti
di notizie inverificabili: a tre mesi il bimbo ha letto
il primo libro, a un anno ha redarguito i dottori nel
tempio, a sei è stato definitivamente svezzato (ma solo
perché persino le maestre della scuola steineriana
trovavano inopportuno allattarlo a ricreazione).
Con gli
anni l'amicizia si ricompone. Di solito fuori scuola,
quando le mamme non attempate ora nonne-sitter,
nuovamente donne affascinanti nello splendore composto
della maturità, bisbigliano all'orecchio della nipote
“Zitta! Non è la nonna quella che è venuta a prendere
Giacomo Filiberto Maria, è sua mamma...!”.
07-02-2003
http://www.guidagenitori.it/guidagenitori/home.jsp?openDocument=2385&parent1=154&parent2=323&docs=323
Circa tre secoli fa, una donna a
40-45 anni era finita, oggi, invece, si affaccia alla
vita. O meglio, dà la vita. Perché, è una
tendenza degli ultimi anni, le donne scelgono
sempre di più di avere dei figli dopo i 40 anni.
Scelgono perché hanno la possibilità di farlo, grazie
anche ai progressi della medicina, che assicura loro una
vita più lunga e delle gravidanze più tranquille;
scelgono perché la vita lavorativa le gratifica fino ad
offrire loro una carriera in piena regola; scelgono
perché sono più esigenti anche con gli uomini e vogliono
tutto il tempo che occorre per trovarne uno che si
avvicini al loro ideale; infine, scelgono perché possono
avere una vita coniugale e sociale quanto più lunga è
possibile, rimandando così l'avvento della maternità.
Insomma, quali che siano i motivi, sempre più donne
scelgono di vivere quest'avventura "dopo gli anta". È
anche vero che molte si ritrovano ad avere, invece, un
terzo o un quarto figlio a questa età. E anche donne
famose (attrici, cantanti, personaggi in vista) seguono
questa tendenza.
In effetti, soprattutto adesso, con tutti i progressi
della scienza medica, intraprendere una gravidanza
dopo i 40 anni non è più un problema, anzi, pare che
giovi alle madri, caricandole di un'energia nuova. Anche
il bambino pare beneficiare di questa situazione. Le
madri di 40 anni, infatti, ormai hanno una vita
piuttosto stabile, una maturità maggiore che
permette loro di poter dedicare al nascituro più tempo e
più pazienza. Gli esami di diagnosi prenatale
hanno ormai ridotto di moltissimo il rischio di morte
sia della madre che del bambino ed anche offerto ai
genitori la possibilità di conoscere in anticipo
l'eventualità di anomalie cromosomiche. Esami come il
Tritest (che ricerca anomalie ormonali e proteiche
tramite un prelievo di
sangue),
la traslucenza nucale (ecografia della nuca, che
è solitamente più spessa nei bambini Down), la
villocentesi (prelievo dei villi coriali alla
ricerca di eventuali malattie ereditarie o disturbi del
metabolismo) e l'amniocentesi (prelievo di
liquido amniotico alla ricerca di anomalie cromosomiche)
ormai danno ai futuri genitori la sicurezza di poter
avere un figlio sano a qualsiasi età.
Eppure qualche problema c'è. Le donne a 40 anni
presentano una difficoltà maggiore di rimanere incinte,
a causa del parziale esaurimento dei follicoli e
della riduzione delle secrezioni ormonali;
inoltre, esse hanno una vascolarizzazione uterina
peggiore delle donne più giovani e possono andare
incontro più facilmente ad anomalie dell'uovo e
quindi ad aborti spontanei. Questo però non deve
assolutamente scoraggiare; fatti i dovuti esami su
feto
e madre, tenuto a bada l'aumento di peso, tenuta in
giusta considerazione l'alimentazione durante i
mesi di gestazione (con l'aumentare dell'età aumenta
anche l'intolleranza al glucosio e l'ipertensione che
possono lasciare aperta una strada all'insorgenza di
diabete
e pressione alta), tutte le donne che lo vogliono,
possono diventare madri anche dopo i 40 anni. E, sebbene
in questi casi sia d'elezione il parto cesareo a
causa della poca elasticità uterina, ci sono state molte
donne che, nonostante tutto, hanno avuto un parto
naturale senza nessun problema, né per sé, né per il
bimbo.
Tutte primipare attempate?
………….Questo dato, comunque lo si voglia leggere, indica
ancora una volta che le donne italiane ci pensano sempre
di più prima di fare un bambino. Infatti, ancora nel
1980 l’età media della donna al primo figlio era 25
anni; oggi è tra 28 e 29. Una volta, ma non cento anni
fa, soltanto cinquanta, una donna di più di 25 anni che
aveva un bambino veniva definita “primipara attempata”.
In compenso, ma non per questo, il parto naturale che
solo 20 anni fa riguardava il 90% dei nati, oggi
riguarda solo il 65%, perché quasi il 35% dei parti
avviene per via chirurgica, col cesareo. …………
http://www.uppa.it/archivi/2003/05/2.htm
…………….Se il cesareo viene considerato invece solo una
modalità di nascita come un'altra, inevitabilmente nel
suo ricorso i medici sono condizionati dai
giudizi-pregiudizi-valori connessi con il tema della
riproduzione: è in questa chiave di lettura che si
possono leggere indicazioni al cesareo, riportate anche
sui DRG, quali «figlio prezioso» o «primipara
attempata».
http://www.tempomedico.it/cale00/653cale1.htm
La nuova gravidanza, figli sempre più
tardi
Giancarla Rondinelli
La
saggezza popolare auspicava maggiore fortuna e
prosperità per le mamme più prolifiche. Questi antichi
incentivi morali si scontrano tuttavia con la realtà di
oggi. Negli ultimi anni infatti, si fanno sempre meno
figli e sempre più tardi. A sottolinearlo è l’Istat con
una ricerca basata su dati relativi al 1999 e presentata
ufficialmente a Roma dal Ministro per le Pari
Opportunità Katia Bellillo.
L¿età
media delle donne al parto del primo figlio è aumentata
da 25,2 anni nel 1981 a 28,2 nel 1996. Sempre numerosi
risultano invece i disturbi in gravidanza che affliggono
il 60 per cento delle donne, con ai primi posti nausea,
vomito e patologie venose. La gravidanza inoltre
costringe al letto ancora il 20,7% delle donne, con
punte più alte per le ultra quarantenni.
Notizie
confortanti vengono invece dall¿analisi di come oggi il
parto viene affrontato: il 99 per cento delle donne che
ha partorito negli ultimi cinque anni, è stato seguito
da un operatore sanitario durante la gravidanza, un dato
al passo con l¿Europa. In netto aumento anche il numero
di donne che partecipa ai corsi di preparazione al
parto, con maggiore frequenza al nord e fra le donne
laureate.
Il ginecologo preferito dalla metà del campione
esaminato risulta essere quello privato.
Il 99
per cento delle donne che hanno partorito negli ultimi
cinque anni è stato seguito da un operatore sanitario
durante la gravidanza, un dato al passo con l¿Europa. In
netto aumento anche il numero di donne che partecipa ai
corsi in una struttura pubblica, seguito dal ginecologo
privato e da quello completamente pubblico. Il
ginecologo donna stenta a decollare soprattutto nel Sud,
sia come numero complessivo di specialiste, sia come
preferenza ideale da parte della donna.
Usi e
abusi invece delle prestazioni diagnostiche in
gravidanza: un¿eccessiva medicalizzazione è stata più
volte ribadita durante la presentazione da Laura
Sabbadini, direttore centrale delle indagini su
condizioni e qualità della vita per l¿Istat. Il dato
risulta elevato non solo per le donne in età avanzata e
che hanno avuto gravidanze difficili, ma anche per
coloro che hanno vissuto una gravidanza fisiologica.
Oltre la metà del campione ha effettuato infatti 7 o più
visite, con un numero medio di ecografie pari a 5,2,
mentre 1 donna su 4 ne ha fatte addirittura 7 o più,
contro le 3 previste dalle linee guida. Le visite e le
ecografie vengono prescritte maggiormente dai ginecologi
che lavorano in ambiente privato.
Ma dove e come le donne moderne partoriscono? Oggi il
92,4 per cento delle donne italiane che ha partorito, ha
completato la gravidanza senza problemi, preferendo in
oltre il 90 per cento dei casi la struttura pubblica,
mentre solo lo 0,3 ha partorito in casa.
La
donna meridionale preferisce l’assistenza sanitaria
privata forse per la carenza quantitativa e qualitativa
di strutture ospedaliere pubbliche nel sud. Sempre
secondo l¿Istat risulta ancora eccessivo l¿utilizzo del
bisturi da parte del ginecologo: i parti cesarei nel
nostro paese sono decisamente elevati, con 13 punti
percentuali in più, rispetto alla quota massima del 15
per cento, fissata nel 1985 dall¿OMS. Il ricorso al
parto cesareo è maggiore al sud, con punte del 35 per
cento nell¿Italia meridionale e del 38 nell¿Italia
insulare.
L¿innalzamento dell¿età media della madre non giustifica
l¿alto numero di parti cesarei, come più volte ha
sottolineato la Dottoressa Sabbadini. Solo il 26,3 per
cento delle donne che ha effettuato il parto spontaneo,
ha potuto decidere autonomamente la posizione, mentre si
diffondono sempre più le posizioni alternative quali
quella accovacciata, in acqua o su un fianco, oppure la
sedia ostetrica. Anche su questo fronte la donna del sud
appare penalizzata: solo l¿11 per cento infatti,
dichiara di avere avuto possibilità di scelta. Ancora
una volta risultano favorite le donne laureate e quelle
che seguono i corsi di preparazione al parto.
12 aprile
2001
GRAVIDANZA
E PARTO:
una nuova
coscienza femminile, un nuovo protagonismo maschile
Linda
Laura Sabbadini
Direttore
centrale delle indagini su condizioni e qualità della
vita
Premessa
In Italia
fino ad oggi sono state poco sviluppate indagini
statistiche su gravidanza e parto e quando ciò è
avvenuto le rilevazioni non coprivano l’intero
territorio nazionale.Per anni l’informazione statistica
ufficiale si è basata solo su dati presenti nei
certificati di assistenza al parto che non permettevano
di ricostruire la storia della gravidanza, anche se
erano la fonte di importanti informazioni su modalità,
luogo e tipologia del parto. Con l’Indagine Multiscopo
“Condizioni di salute e ricorso ai servizi sanitari”
condotta dall’Istat nel 1999-2000 su un campione di
60mila famiglie, viene affrontato il tema in modo
complessivo: le informazioni rilevate permettono,
infatti, di fare il punto sulla situazione della donna
in gravidanza, durante il parto e dopo il parto. Il
rapporto con i servizi, i corsi di preparazione al
parto, il coinvolgimento dei futuri padri durante il
parto, sono soltanto alcuni degli aspetti affrontati. Le
domande sono state rivolte alle donne che hanno avuto
figli negli ultimi cinque anni e si riferiscono quindi
all’esperienza di 2milioni e 439mila donne.
Il
campione è stato ampliato per garantire una maggiore
solidità delle stime a livello regionale sulla base di
una convenzione con Ministero della Sanità e Regioni. I
contenuti relativi a gravidanza e parto sono stati
progettati insieme al Dipartimento Pari Opportunità
anche in virtù di quanto indicato dalla piattaforma
della quarta Conferenza mondiale sulle donne di Pechino
(1995) nel punto in cui viene affrontato il problema
della salute riproduttiva nel più ampio contesto
dell’uguaglianza di genere, dando indicazione ai Governi
di prestare la massima attenzione al tema e di
approntare tutte le misure necessarie perché le donne di
tutto il mondo possano affrontare con serenità e
sicurezza gli eventi cruciali della gravidanza e del
parto. La raccolta di dati statistici e di informazioni
dettagliate su tali argomenti viene considerata
un’assoluta priorità per individuare i fattori economici
e sociali che ostacolano la salute di donne e bambine
nel mondo. “Solo così le politiche sociali – spiega il
documento - in favore delle donne, i servizi materno
infantili e di prevenzione potranno essere tarati sui
reali bisogni femminili.”
Posticipare troppo la
gravidanza porta alle donne più dolori che gioie. Non è
facile avere un figlio dopo i 35- 40 anni: le donne
devono fare spesso i conti con problemi di infertilità,
gravidanze difficili e rimpianti. E' quanto mettono in
luce Susan Bewley e colleghi in un editoriale pubblicato
sul British Medical Journal (2005 september; 331:
588-589).
Studio
Gli autori dell?editoriale fanno alcune considerazioni
sulla crescente tendenza da parte delle donne di
posticipare la gravidanza. I ricercatori analizzano i
rischi associati all?avere figli più in là con gli anni
e sottolineano la necessità di dare supporto alle donne
in modo tale che possano avere figli nel periodo
biologicamente ottimale, ossia tra i 20 e i 35 anni.
Risultati
Queste alcune delle considerazioni fatte dagli autori
dell'editoriale:
- L'età migliore per una donna per avere figli va dai 20
ai 35 anni.
- I problemi di fertilità legati all'età aumentano dopo
i 35 anni e ancora di più dopo i 40 anni.
- Una volta che, nonostante l'età più avanzata, la donna
riesce a rimanere incinta i risultati sono peggiori sia
per lei sia per il bambino.
- Rimandare il momento per avere un figlio ha ricadute
anche sul partner dal momento che la conta degli
spermatozoi si deteriora gradualmente ogni anno e che i
bambini figli di uomini più vecchi rischiano di più di
soffrire di schizofrenia e di altre patologie genetiche.
Commento
Gli autori dell'editoriale mettono in luce una
problematica comune a gran parte dei paesi occidentali,
Italia compresa. Anche nel nostro Paese c'è la tendenza
a rimandare la gravidanza tant'è che il primo parto ha
luogo in genere oltre i 30 anni. Non solo, molte donne
cercano una gravidanza intorno ai 38-40 anni e anche
oltre.
E' chiaro che i fattori alla base di questo fenomeno
sono diversi e legati soprattutto alla maggiore e giusta
partecipazione della donna alla vita sociale, allo
sviluppo professionale, commenta il professor Gianfranco
Scarselli, direttore del Dipartimento del ginecologia,
perinatologia e riproduzione umana dell'Università di
Firenze.
Come segnalato nell'editoriale, noi sappiamo che già a
30 anni diminuiscono le probabilità di rimanere incinte
e che a 38-40 anni c'è un calo nettissimo della
possibilità di rimanere gravide. Non solo, dopo i 35-38
anni aumenta la possibilità di alterazioni cromosomiche
numeriche come la sindrome di Down. Purtroppo oggi come
oggi non è così semplice pianificare una gravidanza
durante l'età più fisiologica ed è più che mai
comprensibile la tendenza a rimandare. Proseguendo in
questa direzione c'è però il rischio di avere una
natalità inferiore perché quando una coppia desidera un
figlio rischia di non riuscire ad averlo per via del
calo della fertilità legato all'età, aggiunge il
ginecologo.
Conseguenze
Se non si interviene in qualche modo saremo sempre più
una società popolata da anziani, anche se negli ultimi
anni c'è un lieve trend di crescita della natalità,
legato però soprattutto agli extracomunitari.
Sicuramente non bisogna ignorare il problema, ma cercare
di affrontarlo per offrire alle donne la possibilità di
fare figli nel momento migliore, osserva Scarselli.
Gianfranco Scarselli è direttore del Dipartimento del
ginecologia, perinatologia e riproduzione umana
dell'Università di Firenze presso l'ospedale Careggi.
E' anche
vicepresidente della Società italiana della
contraccezione. Tra le sue specialità di eminenza
rientrano l'endoscopia diagnostica e operativa e la
riproduzione umana.
http://wpop4.libero.it/cgi-bin/webmail.cgi?ID=I81mgHdyhq9MVVTDu7QsdlVPswosVltUeLilor4QHLsOoz&Act_Parse=login-inbox
Al congresso di Bologna appello al
ministro perché avvii una campagna. "Non vogliamo
illudere le donne"
29/09/05
Testo da "La
Repubblica" di PAOLA CASCELLA
"Dopo i 42
anni fecondazione inutile" I ginecologi: più limiti alla
provetta che cosa dice la legge Più possibilista sulle
gravidanze tardive il professore Carlo Flamigni
BOLOGNA -
Guai alle donne che dimenticano l´orologio biologico.
Guai sognare un figlio a 40 anni. Perché se la legge
sulla procreazione assistita stabilisce che l´accesso
alle tecniche debba essere consentito finché c´è una
potenziale fertilità (50 anni e dintorni), voci
autorevoli ipotizzano limiti più restrittivi. Gli
esperti riuniti in questi giorni a Bologna all´81esimo
Congresso della Sigo (Società italiana ginecologia e
ostetricia) hanno proposto ieri che lo stop alla
provetta scocchi addirittura a 42 anni. Più tardi i
rischi sarebbero troppo alti.
"Riteniamo che trattare una donna dopo i 42, fatte salve
alcune eccezioni - dice Stefano Venturoli, direttore
della Fisiopatologia della riproduzione dell´università
di Bologna - vada contro il suo stesso interesse. Perchè
le probabilità che dopo tutto l´iter terapeutico,
stressante e impegnativo, abbia un figlio in braccio,
sono davvero poche". Più possibilista il ginecologo
Carlo Flamigni: "L´opinione dello specialista non deve
tradursi in una regola rigida. Al massimo può essere un
consiglio per la donna e per la coppia. In linea di
principio, finché c´è una chance è comprensibile che ci
sia un desiderio e un corrispondente tentativo di
ottenere una gravidanza. Ricordo che ogni anno in Europa
nascono 300 bambini da donne di oltre 50 anni. Sono
bambini non programmati, frutto di errori, non possiamo
non tenerne conto. Dunque solo la sanità pubblica può
dire no alla procreazione assistita oltre una certa età
quando le garanzie si riducono drasticamente, perché
essendo le tecniche fortemente onerose è comprensibile
che lo Stato se ne faccia carico a fronte di un´alta
probabilità di successo. Ma quando una coppia chiede di
iniziare un trattamento, io ginecologo faccio solo tre
domande: l´età della donna, la frequenza dei rapporti
sessuali, e la durata dei cicli mestruali. Poi "tiro le
somme": dal calcolo statistico ricavo il numero delle
probabilità di ottenere una gravidanza con la
fecondazione assistita. Naturalmente a volte ci sono
situazioni in cui le valutazioni statistiche non sono
più possibili perché le condizioni di partenza rendono
un´eventuale gestazione casuale e sporadica".
Certo le coppie devono sapere, avverte Flamigni, che
mentre "a 20 anni solo una donna su 1087 partorisce un
bimbo Down, a 40 anni è una su 87 ad affrontare questo
dramma. E comunque, col progredire dell´età, il decorso
della gravidanza può diventare un problema serio". Dal
congresso ginecologico bolognese viene l´invito alle
donne di non rimandare troppo la maternità, perchè, alla
fine, nemmeno la fecondazione artificiale riportare
indietro l´orologio. "A 20 anni il tasso di fertilità è
del 100 per cento - dice Venturoli - ma a 35 è già sceso
al 25 e dopo i 40 è tra il 7 e il 10. E le tecniche di
fecondazione assistita non possono fare nulla per
innalzarlo. Servono solo ad aiutare la donna che non è
in grado di concepire spontaneamente, ma la qualità
dell´ovocita resta quellA che è, minore, dopo i 38 anni.
Basti pensare che dai 34 anni il 50% degli embrioni
abortiti spontaneamente presenta anomalie cromosomiche
incompatibili con la vita. E dopo i 38, con le tecniche
di procreazione assistita si arriva addirittura ad una
percentuale superiore di embrioni con anomalie
cromosomiche tali da non attecchire o venire abortiti
spontaneamente". Le statistiche dicono che su 100 donne
che si sottopongono al prelievo ovocitario in media solo
10 hanno un figlio. E con grandi differenze a seconda
dell´età: su 100 donne di 35 anni solo 15 avranno
successo, tra i 40-41 solo sei. Oltre i 42 anni il
numero si riduce ancora. "Ecco perchè la decisione di
fissare a 42 anni il limite oltre il quale trattare una
donna vorrebbe dire non illuderla". Ed ecco perché la
richiesta al ministro Storace di avviare una campagna di
sensibilizzazione.
http://www.unbambino.it/articoli/default.asp?ID=258&index=1&space=2
Ormai le
donne affrontano la gravidanza, secondo Di Donato,
intorno ai 35-36 anni, quando non, grazie ai progressi
della fecondazione assistita, poco prima di entrare in
menopausa: l'età ideale sarebbe invece intorno ai 24
anni. La Sigo sottolinea anche un lieve miglioramento
del tasso di natalità, grazie anche al fenomeno dei
figli di "seconda generazione", nati a distanza di 10-15
anni dal fratello maggiore. Inoltre, al rialzo di questo
dato contribuirebbero le gravidanze di donne immigrate,
secondo gli esperti probabilmente a causa di una minore
capacità di accedere ai servizi di prevenzione.
Ma la
questione delle gravidanze in ritardo resta. "Il
problema è che alla voglia di un figlio non corrisponde
un contorno socio economico adeguato: le famiglie
italiane sono quelle che ricevono meno aiuti e sono
tartassate da un fisco iniquo", spiega Maria Rita
Munizzi, presidente nazionale del Moige (movimento
italiano genitori), chiedendo l'introduzione del
Quoziente Familiare, "meccanismo fiscale già
sperimentato con successo in Francia". E da uno studio
della commissione Parità della Provincia di Torino sul
territorio provinciale risulta come la maternità sia la
prima causa di abbandono del lavoro.
Avere un bambino oltre i trent'anni significa comunque
prolungare l'utilizzo di contraccettivi, visto che l'età
media del primo rapporto è quindici anni, secondo i dati
della Sigo. Aumenta la richiesta della pillola del
giorno dopo, "la paura del sabato sera", come viene
chiamata. La Sardegna è la prima regione in Italia per
il consumo della normale pillola contraccettiva che si
assume quotidianamente: nell 2003, ne ha fatto uso un
terzo delle sarde, contro il 19,1 % di media nazionale,
secondo i dati dell Sigo. Le ragazze italiane dimostrano
quindi di conoscere i metodi contraccettivi e di
utilizzarli con una certa naturalezza, sicuramente più
che le colleghe americane: "Le adolescenti italiane sono
molto consapevoli. Siamo molto lontani dalla situazione
degli Stati Uniti, dove le gravidanze nelle adolescenti
rappresentano un problema endemico", sostiene Golini.
(19 settembre 2005)
http://www.repubblica.it/2005/i/sezioni/scienza_e_
tecnologia/donnasigo/donnasigo/donnasigo.html |