|
Radicali liberi
Nella
mia regione siamo da poco andati alle urne: per questo
mentre ascolto la paziente parlare di lotta ai radicali
liberi penso a Pannella incatenato.
La signora invece mi sta chiedendo di effettuare “ quel
famoso esame che dosa i radicali nel sangue...è
mutuabile?”
Temo che l’espressione del mio viso non la convinca,
perché si affretta a citare Internet a conferma della
legittimità della sua richiesta e dell’opportunità di un
mio aggiornamento....
O.B.O.A. -
Gocce
Radicali liberi sotto controllo
Come misurare e combattere i nemici della giovinezza
di Patrizia M. Moroo
Invecchiamento precoce e numerose malattie sono favorite
dalla presenza eccessiva, nel nostro organismo, dei
cosiddetti radicali liberi, piccole molecole da tempo
allo studio da parte di medici e biologi per meglio
comprendere il meccanismo della loro interazione con il
metabolismo umano.
I radicali
liberi sono sostanze chimicamente instabili ed
estremamente reattive, perché hanno un elettrone in
meno: si combinano con altre molecole provocando
reazioni a catena, soprattutto a livello delle membrane
cellulari, che vengono gravemente danneggiate. In
realtà, non è tanto la presenza di radicali liberi a
essere pericolosa, quanto la loro concentrazione. Quando
lo stress ossidativo (così è chiamato l'eccesso di
radicali liberi) supera le difese naturali, si va
incontro a danni irreparabili.
Per la
prevenzione dell'accumulo di radicali liberi è molto
utile sapere se il nostro stile di vita protegge o
minaccia le cellule. Fumo, raggi ultravioletti,
inquinamento, sovrappeso, sedentarietà sono gli imputati
principali. Un'alimentazione molto ricca di frutta e
verdure fresche, al contrario, rinforza le cellule;
questi alimenti sono infatti ricchi di antiossidanti,
sostanze chimiche che, cedendo un atomo di idrogeno,
bloccano i radicali liberi.
Come
possiamo sapere, però, qual è lo stato ossidativo del
nostro corpo? Oggi esiste un semplice esame del sangue,
l'ARD System, per verificare se nel nostro organismo vi
è un eccesso di radicali liberi. In pochi minuti è
possibile conoscere se i livelli sono nella norma,
compresi cioè tra le 250 e le 300 unità Carratelli,
corrispondenti a una concentrazione di perossido di
idrogeno (uno dei radicali liberi più comuni) pari a 0,8
mg per cento. E se siamo vicini oppure oltre la soglia a
rischio, non c'è scelta: occorre rivedere le nostre
abitudini, affinché la vecchiaia arrivi senza fretta e
soprattutto in salute.
O.B.O.A.
- Gocce
O.B.O.A. -
Pomata
O.B.O.A. -
Spray
O.B.O.A. –
Gel
http://www.ossigenoattivo.it/patologie/radicali.htm
Il d-ROM test
COME FUNZIONA IL d-ROM
TEST
I ROM,
reagendo con un particolare cromogeno opportunamente
tamponato, sviluppano, in una reazione cinetica, un
complesso colorato misurabile con un apparecchio
fotometrico. Il loro picco massimo di assorbenza
corrisponde a 505 nm ed è direttamente proporzionale
alla loro concentrazione. Dopo il primo impatto tra
lipide e radicale libero (reazione di inizio) si assiste
ad una serie di rapidissime reazioni a cascata (fase di
propagazione) con la formazione di radicali lipidici
denominati "radicali determinabili" (Rd) utilizzati come
indice dello stato ossidativo del paziente in esame: il
test prende il nome di d-ROM test.
La misura di questi Rd, al mattino in condizioni di
riposo, viene effettuata per convenzione in Unità
Caratelli ovvero U.CARR. considerando che 1 U.CARR.
corrisponde ad una concentrazione di perossido
d'idrogeno di 0.08mg%.
LE UNITA'DI MISURA:
Dopo una
lunga fase valutativa che ha coinvolto più di 5000
pazienti è emerso il dato che al di sopra delle 300
U.CARR. il soggetto possa essere considerato in
condizioni di stress ossidativo. Con i valori compresi
tra le 200-250 U.CARR. il soggetto si può considerare
dotato di buone capacità antiossidanti di difesa; valori
più bassi possono essere indicativi di stati patologici
o conseguenti a terapie immunodepressive.
Sarebbe auspicabile che ognuno conoscesse il suo stato
ossidativo in condizioni di buona salute: ciò
permetterebbe di poter apprezzare, ai controlli
successivi, variazioni che pur non sconfinando dagli
intervalli di riferimento possono essere prognostiche di
stress ossidativi.
QUANDO POSSIAMO DIRCI
"STRESSATI"?
Un alto
valore di Rd deve essere considerato, ad esempio, una
condizione temporanea se legato a processi biochimici
fisiologici di accelerazione della produzione di energia
(sforzi muscolari, particolari situazioni di stress,
abitudini voluttuarie quali fumo o abuso di sostanze
alcoliche).
Non va invece considerato fisiologico un aumento
duraturo di valori superiori a 350 U.CARR.
La
molecola anti-invecchiamento del nuovo millennio!
Non a caso
l'OPC originale del Prof. Masquelier® è già usato da
milioni di persone nel mondo, ogni giorno, a sostegno
del loro benessere fisico e, per le sue qualità
sorprendenti, queste persone diventano da un secondo
all‘altro sempre più numerose.
Avere il
massimo di protezione possibile dai radicali liberi non
è importante solo all‘interno ma anche all’esterno.
Specialmente se ci tenete ad avere, al tatto, una
maggiore elasticità della pelle e, alla vista, meno
rughe, allora oltre a prendere le compresse o le gocce
Doppio-Complesso, dovreste assolutamente spalmarvi sulla
pelle, ogni giorno, la crema l'OPC originale del Prof.
Masquelier®. I risultati in più che ne derivano,
straordinariamente positivi per l’aspetto della pelle e
per le sue funzioni, con grande probabilità, finora, non
li avete ancora provati!
http://www.pharma.it/opc.htm
Oppure i
fondamenti di ogni guarigione e di una salute duratura,
la deacidificazione e la rimineralizzazione
dell’organismo, che conduce ad una ringiovanimento
apprezzabile e visibile. Da non dimenticare l’efficacia
benefica e allungante la vita degli antiossidanti, la
cui azione è stata nel frattempo scientificamente
provata.
Quindi
concentrati di alga, capsule di Omega 3 , magnesio, Q
10, e meglio ancora se assunte in una “azione
concentrata”. Da non dimenticare assolutamente IMMUVIT
CH23 con la sua efficacia polivalente. In tutto questo
rientrano naturalmente gli esercizi "SUBITO FIT", "POWER-WALKING"
e gli "esercizi di respirazione Tepperwein". L’uso
costante di un generatore Vital-Ionen sul posto di
lavoro, ma prima di tutto nell’automobile dove è
indispensabile.
http://www.tepperwein-collection.it/product_info.php/products_id/176
La
protezione degli antiossidanti contro questo attacco può
essere responsabile della possibilità che ha un
individuo di sviluppare una malattia. Di conseguenza, i
test degli antiossidanti si sono spostati dal
laboratorio di ricerca alla chimica clinica di routine.
Molti laboratori in tutto il mondo includono ora la
misura degli antiossidanti nei programmi sanitari di
screening generale; le ricerche continuano dal canto
loro ad indagare lo stato degli antiossidanti nelle
condizioni patologiche.
La ricerca sui radicali liberi è la punta di diamante
della scienza; dosaggi per la misurazione routinaria di
molti parametri antiossidanti sono ora disponibili. Una
gamma di test degli antiossidanti, compresi gli enzimi e
la capacità antiossidante totale (TAS), è una delle
offerte della Randox. Tutti i test Randox sono di facile
impiego e sono stati sviluppati per essere usati sulla
maggior parte degli analizzatori di chimica clinica.
http://www.randox.com/Italian/products.cfm?ccs=477
Il
mineralogramma
Per verificare lo stato del nostro organismo in tema di
antiossidanti (e non solo) può essere utile ricorrere al
mineralogramma cioè all'analisi dei capelli dai
quali è possibile scoprire qual è il livello di presenza
dei vari minerali e la proporzione tra di essi e non
solo in modo puntuale (cioè fotografando la situazione
del momento), ma in modo dinamico (quindi registrando
tutto quanto è successo nel nostro corpo negli ultimi
tre mesi). Questo è sicuramente un modo semplice e non
invasivo per verificare eventuali stati di carenza o di
eccesso di uno o più minerali e poi agire di conseguenza
ricorrendo eventualmente a integratori.
Gli integratori degli antiossidanti si possono rendere
necessari in particolari situazioni quali:
|
• |
gravidanza e allattamento |
|
• |
attività sportiva intensa (anche per l'intensa
sudorazione che determina l'eliminazione di
molte vitamine idrosolubili) |
|
• |
diete dimagranti protratte nel tempo |
|
• |
stress fisico ed emotivo |
|
• |
per le persone anziane che, tra l'altro, hanno
spesso una dieta poco variata. |
http://www.bellezza.it/donne/ali/principi/dalianti.html
FUMO DI
SIGARETTA E RADICALI LIBERI
Vincenzo
Zagà*, Enrico Gattavecchia**, Vittorio Capecchi*
* Presidio
di Pneumotisiologia - Azienda USL Città di Bologna
**
Dipartimento di Scienze Chimiche, Radiochimiche e
Metallurgiche - Università
degli
Studi di Bologna.
Introduzione. I radicali liberi e gli ossidanti, fra le
oltre 4.000 sostanze contenute nel fumo di sigaretta
,ricoprono un ruolo di primo piano nella genesi di
alcune patologie fumo-correlate (enfisema e tumore
polmonare).Nel fumo di sigaretta esistono due differenti
gruppi di radicali liberi: a lunga vita presenti nella
fase corpuscolata (tar) e a vita breve nella fase
gassosa.
Obiettivi,
materiali e metodi. Oggetto di questo lavoro
sperimentale è stato lo studio quali-quantitativo dei
radicali liberi e ossidanti presenti nella fase gassosa
del fumo di tabacco, con e senza l'utilizzo di filtri
contenenti sostanze in grado di abbattere radicali
liberi e ossidanti. L'indagine è stata eseguita su
sigarette Marlboro con filtro con due metodiche diverse:
la chemiluminescenza e la spettrometria elettronica di
spin.
Risultati.
Grazie all'aggiunta di uno scintillante è stato
possibile evidenziare, oltre al già conosciuto I° picco
rapido di radicali liberi presenti nella primissima fase
della combustione della sigaretta, anche un 2° picco, a
comparsa più tardiva ma più imponente e dannoso in
quanto totalmente assorbito dall'apparato
broncopolmonare, e non evidenziabile con la semplice
chemiluminescenza, rappresentando quest'ultimo picco una
reazione "buia". E' stato inoltre dimostrato il ruolo
determinante dell'ossigeno nell'insorgenza di questo 2°
picco di radicali liberi. Degli scavengers di radicali e
ossidanti introdotti nel filtro di sigaretta, solo
alcuni (selenio, vit. A, C, E) si sono rivelati efficaci
nell'abbattere il 2° picco di luminescenza e quindi nel
contrastare la formazione di una quota supplementare di
radicali liberi.
Conclusioni. Questo studio mostra che:
Il carico
ossidativo da fumo di sigaretta è molto più pesante di
quello fino ad ora conosciuto (1°+2° picco).
Potrebbero
essere studiati dei filtri protesi o delle sigarette con
filtro contenente sostanze antiossidanti per entrambi i
picchi, cercando di mantenere inalterate le
caratteristiche organolettiche della sigaretta: un
compromesso che potrebbe ridurre sensibilmente nel tempo
l'incidenza di enfisemi e tumori.
http://kidslink.bo.cnr.it/besta/fumo/freeradical.html
Difendersi
dai radicali liberi con gli antiossidanti
Gli
Antiossidanti sono sostanze che proteggono le cellule
dagli effetti dannosi dei radicali liberi , molecole di
ossigeno altamente reattive.
Nel libro
" The Antioxidant Miracle" di Parker, l'Autore
sottolinea l'importanza delle sostanze antiossidanti nel
mantenerci sani, prevenendo alcune malattie
cardiologiche, i tumori, la cataratta , e le malattie
degenerative neurologiche.
I pregi
degli antiossidanti sono stati descritti in molti studi
, ma per le reali difficoltà nel valutare i reali
effetti di prevenzione nell'arco di molti anni, è stato
difficile definire un preciso ruolo di queste sostanze
in farmacologia.
Gli studi
fin ad ora compiuti hanno esaminato gli effetti di una
singola sostanza antiossidante.
Questo
approccio secondo Parker , presenta dei limiti perché
l'organismo umano è strutturato in nodo da utilizzare
una pluralità di sistemi ( network ) con caratteristiche
antiossidanti.
I Radicali
Liberi sono molecole di ossigeno altamente reattive ed
instabili, generate durante i normali processi
dell'organismo.
Queste
sostanze possono provocare danni al DNA, alle strutture
cellulari e ai tessuti. L'esposizione al calore, alle
radiazioni , l'inquinamento ambientale e l'assunzione di
alcool, possono promuovere la produzione di Radicali
Liberi.
L'azione
dei Radicali Liberi è stata associata all'insorgenza di
malattie cardiache, ai tumori, alla cataratta,
all'artrite, alle malattie neurodegenerative.
L'impiego
degli Antiossidanti può ridurre i danni causati dai
Radicali Liberi.
I
principali antiossidanti conosciuti sono : l'
N-AcetilCisteina , i carotenoidi, la Vitamina E , la
Vitamina C.
L'N.AcetilCisteina,
nota anche come NAC, è una sostanza dotata di azione
antiossidante diretta , presentando un gruppo tiolico
libero ( -SH) nucleofilo in grado di interagire
direttamente con i gruppi elettrofili dei radicali
ossidanti.
La NAC
protegge I'alfa-antitripsina, enzima inibitore dell'elastasi,
dall'inattivazione ad opera dell' acido ipocloroso (HOCI),
potente agente ossidante prodotto dall'enzima
mieloperossidasi dei fagociti attivati.
La NAC
trova indicazione come specifico antidoto nell'avvelenarnento
da Paracetamolo e in corso di trattamento con
Ciclofosfarnide, nella cistite emorragica, in quanto
fornisce i gruppi -SH necessari per bloccare l'acroleina,
il metabolita della Ciclofosfamide cui si attribuisce l'uropatia
in corso di trattamento. Per le sue proprietà
antiossidanti e in quanto precursore del glutatione
endocellulare, la NAC svolge inoltre un'azione
protettiva sulle vie respiratorie, opponendosi ai danni
da agenti ossidanti. ( Xagena_2001 )
http://www2.xagena.it/xagena/9336_efarmacologiait.htm
L'ipotesi dell'aumento di radicali liberi come fattore
causale della demenza.
Una delle
teorie dell'invecchiamento attribuisce grande
importanza ad un continuo e cronico danno cellulare
provocato da radicali liberi dell'ossigeno, e tende a
confortare questo punto di vista con il reperto di
accumulo delle lipofuscine, prodotto del degrado delle
membrane cellulari.
Questo
accumulo e` dipendente dall'ossigeno e in funzione dell'eta`
[6-9]. In effetti, l'autossidazione di acidi grassi
polinsaturi e` un processo metabolico in grado di
formare malondialdeide e radicali liberi, entrambi
capaci di reagire con componenti essenziali della
cellula e dare lipofuscine come prodotto di degradazione
[10].
Per di
piu` i radicali liberi possono danneggiare direttamente
anche i geni (elementi del cromosoma, portatori dei
caratteri ereditari). Benche` la cellula tenda a
riparare, con l'intervento di speciali enzimi, i danni
che colpiscono il DNA, questa capacita` riparativa e`
massima solo nella fase mitotica (fase di divisione
cellulare, attraverso la quale la cellula si riproduce).
I radicali
liberi si possono formare per ossidazione delle membrane
cellulari delle cellule deì Sistema Nervoso Centrale
(SNC), che sono particolarmente sensibili alla loro
azione tossica, in quanto si tratta di cellule che non
si riproducono e si trovano nello stadio post-mitotico,
quando l'attivita` e` al livello piu` basso [11].
L'accumulo
di lipofuscine, che avviene particolarmente nei
mitocondri, e` un processo legato all'invecchiamento e
non specifico della demenza di Alzheimer. Per quanto si
siano invocate aldeidi e chetoni prodotti dall'azione
dei radicali liberi, come momento iniziale di questo
processo, in realta` la formazione di lipofuscine in un
individuo e` una catena metabolica non del tutto
conosciuta. Sembra che la malondialdeide abbia un ruolo
nella formazione di proteine e lipidi, costituenti delle
lipofuscine.
Le cellule
del SNC possiedono anch'esse catalasi, glutatione
perossidasi e superossido dismutasi, che sono gli enzimi
protettivi (scavengers o "spazzini") contro l'azione dei
radicali liberi [4].
Dati in contrasto con l'ipotesi che i radicali liberi
siano la causa della demenza.
Per quanto
l'ipotesi dell'azione citotossica dei radicali liberi,
come causa di demenza, sia suggestiva, essa si basa su
premesse discutibili. Pur essendo i radicali liberi
dell'ossigeno citotossici e capaci di portare, alla
fine, all'accumulo di lipofuscine e benche` la demenza e
l'accumulo di lipofuscine siano due processi che sono in
funzione dell'eta`, non e` detto, e non e` stato ancora
dimostrato, che la demenza dipenda dall'accumulo di
lipofuscine.
E` ben
vero che tutta una seriå di malattie che
presentano un quadro di accumulo di lipofuscine (dalle
lipofuscinosi neuronali ceroidi, al deficit di vitamina
E e all'esito di certe intossicazioni croniche) sono
anche contrassegnate dal deterioramento mentale [4], ma
questo e` comune a tutti gli accumuli patologici di
metaboliti intermedi (tesaurismosi).
E`
comunque certo che nella demenzá di Alzheimer, che e` la
forma piu` diffusa di demenza, e` presente anche
l'accumulo nei mitocondri (piccoli organi della
cellula, ad intensa attivita` metabolica) di
lipofuscine, ma lo stesso avviene per l'invecchiamento
non demenziale. Sono state fatte ricerche che
sostengono questa ipotesi. L'attivita` della SOD
cerebrale di individui normali e di dementi di tipo
Alzheimer non e` stata trovata diversa [6].
Considerando l'eritrocita (il globulo rosso) come
modello, fuori del SNC, della cellula nervosa, l'attivita`
eritrocitaria della SOD e della GSHPx in pazienti
affetti demenza multi-infartuale e da demenza di
Alzheimer non e` stata trovata alterata [7].
C'e`
comunque un grande esperimento naturale in grado di
confutare l'ipotesi dell'azione citotossica dei radicali
liberi come causa di demenza. E` ormai ben noto che i
soggetti Down anticipano, in media, di 10-15 anni una
forma demenziale non distinguibile, da un punto di vista
neuropatologico (studio della struttura formale
alterata), oltre che comportamentale, dalla demenza di
Alzheimer [9].
Per di
piu`, tale demenza, nei Down, e` molto piu` frequente
che nella popolazione normale, e implica oltre il 40 %
di coloro che arrivano a superare i 50 anni [10]. E`
pero` interessante il fatto che nei Down esiste un
aumento del 50 % dell'attivita` enzimatica della SOD-1,
il cui gene di controllo si trova sul cromosoma 21,
triplicato in questi soggetti [11-12].
Inoltre
e` stato rinvenuto un aumento adattativo, pari al 30 %,
dell`attivita` enzimatica della GSHPx [13].
L`accresciuta
presenza di questi due scavengers sembra essere
responsabile della diminuita incidenza di paralisi
cerebrali infantili da prematurita` e basso peso alla
nascita, condizioni assai frequenti nei Down e che, di
solito, portano a lesioni cerebrali, attraverso
meccanismi anossici-ischemici (diminuita disponibilita`
di ossigeno) [14].
Avendo
maggiori capacita` di inattivare i radicali liberi
dell'ossigeno, il Down dovrebbe essere anche protetto
dalla demenza, se questa fosse dovuta all'azione dei
radicali liberi. Il fatto che cio` non si verifichi, ma
anzi avvenga una anticipazione e un aumento della
comparsa delle evoluzioni demenziali, deve essere
accettato come evidente confutazione dell'ipotesi che
vede nell'azione tossica cronica dei radicali liberi la
causa della demenza di Alzheimer, almeno per i soggetti
Down.
Per gli
individui normali non dovrebbe esserci differenza, ma
per eccesso di scrupolo, intendiamo considerare quanto
da noi riferito solo come un indizio di alta
probabilita` e come ulteriore conferma degli esperimenti
che abbiamo citato [6-8].
http://www.stress-cocchi.net/dementias2-it.htm
Ultimo
aggiornamento: 13/02/04
Il
pramipexolo neutralizza i radicali liberi indotti dalla
6-idrossi-dopamina
Uno studio in vivo ha mostrato che la
somministrazione locale di pramipexolo nello striato di
ratto è in grado di ridurre la formazione dei radicali
liberi idrossilici (12-Dic-2000)
Il
metabolismo ossidativo della dopamina può determinare la
formazione di radicali liberi idrossilici dannosi che
reagiscono con la componente lipidica della membrana
neuronale, danneggiando i neuroni. Si ritiene che questo
meccanismo possa essere una delle cause della
progressione della malattia di Parkinson.
La somministrazione in vivo della 6-idrossidopamina
nello striato di ratto induce un aumento significativo
della formazione di radicali liberi idrossilici. Un
pre-trattamento con pramipexolo è stato in grado di
ridurre i radicali liberi, una proprietà che può essere
di beneficio nel cervello di pazienti parkinsoniani
http://www.parkinson.it/archivio
Alleati preziosi a tavola
Le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità
sono ben chiare in materia di alimentazione e salute:
includere frutta e verdura nel regime dietetico
quotidiano è indispensabile per mantenersi sani. Un
concetto ribadito anche nell’ambito del convegno
"Antiossidanti e invecchiamento: realtà e prospettive di
impiego in dermatologia,
cosmetologia e nella medicina del benessere" svoltosi a
Roma nei giorni scorsi. Nel corso dei lavori sono stati
sottolineati i benefici dell’azione antiossidante dei
nutrienti presenti in questi alimenti e del loro forte
effetto antinvecchiamento ampiamente riconosciuto.
Paradosso dell’ossigeno
L’ossidazione è un processo che si verifica
fisiologicamente dentro l’organismo, è una sorta di
“arruginimento” provocato dalla presenza di radicali
liberi. Si tratta di molecole che contengono ossigeno
che, a differenza del solito, invece di essere benefico
risulta dannoso per la struttura cellulare. La loro
presenza è fisiologica in quanto rappresentano il
prodotto di scarto di moltissime reazioni metaboliche
che mantengono in vita un essere umano. Ma sono anche
dannose poiché reagiscono con altre molecole
dell’organismo come proteine, lipidi e DNA, presenti,
tra l’altro, nelle cellule e nelle membrane cellulari,
danneggiandole direttamente oppure modificando la
struttura e quindi la funzione. Esercitano quindi
un’aggressione che compromette tutte le strutture
biologiche dell’organismo, innescando un processo di
invecchiamento.
Pericolosi accumuli
In realtà è l’organismo stesso che provvede a
neutralizzare i radicali liberi con enzimi specifici che
fungono da “spazzini” e li eliminano trasformandoli in
acqua e ossigeno (questa volta innocuo). Finché la
produzione di radicali liberi rimane in equilibrio con
l’attività di rimozione si rimane in una situazione
fisiologica sana.
Ma il problema nasce quando tali sostanze cominciano ad
accumularsi, e il tempo è un loro ottimo alleato in
quanto un organismo che invecchia è sempre meno
efficiente nello svolgere in modo corretto tutte le sue
funzioni. Si tratta tuttavia di un circolo vizioso:
l’organismo invecchia, i radicali liberi si accumulano e
a loro volta fanno invecchiare l’organismo. Un processo
naturale che però non rimane immune all’ambiente esterno
e all’interazione con esso. L’affaticamento fisico e
mentale, l’alimentazione squilibrata, un elevato consumo
di alcol, fumo, farmaci, un'esposizione impropria a
radiazioni ultraviolette e a inquinanti ambientali
creano il cosiddetto stress ossidativo che contribuisce
a sbilanciare l’equilibrio verso una preminenza di
produzione di radicali liberi.
Frutta e verdura contro l’invecchiamento
L’azione antiossidante endogena costituita
dall’arsenale di enzimi non è inesauribile e va in ogni
caso integrata e rinforzata con altri elementi
antiossidanti che si trovano negli alimenti.
Con l’alimentazione è possibile infatti assumere
pigmenti vegetali (polifenoli, bioflavonoidi), vitamine
(C, E, betacarotene), micronutrienti (selenio, Q10) ed
enzimi, che hanno la loro fonte principale negli
alimenti vegetali consumati preferibilmente freschi. In
realtà ogni antiossidante è specifico per pochi tipi di
radicali liberi e ha un’efficacia limitata ragion per
cui è importante variare qualitativamente
l’alimentazione per garantire una più ampia “copertura”
antiossidativa. Ed è altrettanto importante consumarne
una quantità adeguata, riconosciuta, per esempio dal
ministero della salute anglosassone, come almeno cinque
porzioni di frutta e verdura giornaliere, che
corrispondono a circa a 5-6 etti del loro peso.
Quindi, “è possibile difendersi dall’invecchiamento
grazie agli antiossidanti presenti nella frutta e nella
verdura – afferma il professor Leonardo Celleno,
direttore del Centro di ricerche cosmetologiche
dell'università' Cattolica di Roma - queste importanti
molecole sono sempre più usate anche in dermatologia e
in cosmetologia”. Ciò non impedirà all’organismo di
invecchiare, ma sicuramente di non invecchiare
rapidamente e/o precocemente e di aumentare le
probabilità di mantenere l’organismo in salute.
Simona Zazzetta
http://www.dica33.it/argomenti/nutrizione/dieta_salute/alleati_atavola.asp
GRUPPI
E TEMATICHE DI RICERCA: Gruppo di ricerca sui radicali
liberi
Il gruppo di studio sui
radicali liberi nasce dall'aggregazione spontanea di più
ricercatori dell'Istituto, provenienti da diverse unità
e con diverso background, da tempo impegnati in vari
settori della ricerca in nutrizione. Nasce soprattutto
dalla necessità di studiare con approccio
multidisciplinare un campo con complesse articolazioni.
I radicali liberi, infatti, sottoprodotti della vita
aerobica, intervengono in moltissimi processi, con
complessi meccanismi d’azione, producendo molteplici
effetti fisiopatologici.
Le
principali aree di ricerca del gruppo
Studio in
vitro dell'attività di antiossidanti naturali
(principalmente di origine fenolica) o di estratti
attraverso la misura (i) della loro cinetica di
scomparsa, del consumo di ossigeno, del risparmio di
altri antiossidanti, e (ii) della modulazione della
resistenza di LDL umane allo stress ossidativo.
Capacità
antiossidante e stato redox di organismi (animali, uomo)
supplementati con singoli antiossidanti naturali o
estratti di alimenti
Impatto di
antiossidanti nutrizionali in sistemi cellulari (i) sul
danno ossidativo, (ii) sulla espressione genica, (iii)
sulla induzione della morte programmata cellulare (apoptosi)
e (iv) sulla risposta proliferativa.
Partecipanti del gruppo, pubblicazioni e bibliografia
su:
http://inn.ingrm.it/Ricerca/frrg/FRRGit.htm
Radicali
liberi
di: Johann Rossi Mason
una ipotesi contestata
Gli scienziati dell'UCL College di Londra hanno
pubblicato su uno degli ultimi numeri di Nature uno
studio condotto dal professor Tony Segal, direttore del
Centro di Medicina Molecolare. In questo studio viene
contestata l'ipotesi, ormai da tempo accettata, che i
radicali liberi derivanti dal metabolismo dell'ossigeno,
siano tra i fattori più importanti di numerose malattie
croniche, tra cui alcune forme di artrite, l'aterosclerosi
e il cancro.
Essi hanno scoperto che la produzione di questi enzimi è
scatenata dall’ingresso del potassio (K+) nella cellula.
Quando questo ingresso veniva bloccato, le cellule erano
incapaci di debellare gli agenti patogeni. Questo
dimostrerebbe che i radicali liberi non sono le sostanze
tossiche che era stato dato per scontato. Molti esperti
ritengono invece che i radicali liberi, prodotti di
scarto delle attività del sistema immunitario, sono in
grado di produrre danni ai tessuti.
Le industrie farmaceutiche e la ricerca medica avrebbero
così speso inutilmente, secondo gli autori, milioni di
sterline in farmaci antiossidanti e vitamine come la E e
la C per limitare lo sviluppo di malattie come l’artrite
e l'aterosclerosi, che erano ritenute effetto
dell'azione dannosa dei radicali liberi.
Nello studio di Segal si contesta tale teoria ricercando
altri fattori causali di malattie croniche, ad esempio
quelli che regolano gli enzimi rilasciati dai neutrofili,
le cellule del sangue appartenenti alla serie dei
globuli bianchi deputati alla difesa immunitaria. I
ricercatori non sono d'accordo con l’idea che i radicali
liberi siano capaci di tali e così diffusi danni ai
tessuti.
Segal sottolinea: “I globuli bianchi producono radicali
liberi dal metabolismo dell'ossigeno e il processo
attraverso il quale lo fanno è essenziale per
l'uccisione dei microbi. Al contrario, persone in cui
questo processo è carente sono più a rischio per
infezioni gravi, croniche e spesso fatali. In realtà il
fatto che i radicali liberi, giacché capaci di uccidere
microrganismi come batteri e virus dovessero essere
capaci anche di danneggiare i tessuti umani è stato solo
il frutto di una deduzione. Il nostro lavoro, apparso su
Nature (‘The large-conductance Ca2+-activated k+ channel
is essential for innate immunity’) mostra che la teoria
di fondo che sostiene la tossicità dei R.L. deve essere
ridimensionata”.
I ricercatori che hanno lavorato con Segal che non sono
i R.L. a dare ai globuli bianchi il loro potere
distruttivo nei confronti dei patogeni bensì sono gli
enzimi che effettivamente digeriscono gli agenti
esterni. Molti pazienti quindi potrebbero utilizzare
inutilmente antiossidanti e il loro valore terapeutico
dovrà essere almeno rivalutato alla luce di nuove
ricerche in merito. Questo determinerà probabilmente una
grossa polemica scientifica sull'argomento, di cui sarà
interessante osservare gli effetti.
Istituzione scientifica citata nell'articolo:
UCL - University College
London
Johann Rossi Mason
E-mail:
jobres@ecplanet.com
Sito personale:
Comuni-CARE
http://www.ecplanet.com/canale/salute-7/cellule-
67/1/0/12290/it/ecplanet.rxdf
Radicali Liberi - L'ultimo
test nato da ricerche scientifiche (anche italiane).
Analizziamone la pubblicità:
Tramite la misurazione dei radicali liberi si può
monitorare lo stato di benessere psico-fisico
dell'atleta, il livello di stress ossidativo dopo-gara
e /
tempi di recupero; permette di ottimizzare l'allenamento
e in caso di bisogno permette di consigliare differenti
abitudini dietetiche e una terapia antiossidante.
Di quelli analizzati è
sicuramente quello attualmente più gettonato, ma
anch'esso è inquinato da finalità troppo commerciali.
Prima di tutto il benessere psico-fisico dell'atleta
dipende in minima parte dalla quantità di radicali
lìberi: i radicali liberi sono scorie che possono
danneggiare le cellule, ma la fatica da sport ha
sicuramente cause molto diverse. Per capirlo basta
considerare un giovane che fuma 20 sigarette al giorno.
Ogni sigaretta produce 10 miliardi di radicali liberi,
una quantità impressionante. Eppure moltissimi giovani
si sentono in forma e sono di buon umore pur fumando
venti sigarette al giorno: i danni dei radicali sono
danni a lunga scadenza e non nell'immediato. Inoltre gli
attuali antiossidanti (assunti con la dieta o con gli
integratori) non sono comunque in grado di distruggere
totalmente il problema (tante che ne sono allo studio di
più efficaci).
Fra chi
propone questi test ovviamente esistono ricercatori e
personaggi meno
"seri".
Come distinguerli?
I
ricercatori attribuiscono
all'esame la finalità di conoscere meglio l'atleta, di
farlo
migliorare
studiando alcuni aspetti che magari non erano stati
indagati. Il ricercatore
non fa
promesse, non ha certezze assolute, ma cerca sempre di
scoprire qualcosa di
nuovo. In
genere è molto disponibile, soprattutto per i casi
particolari che diventano
la base
per una solida esperienza professionale.
I
"commerciali" (chiamiamoli
così) vogliono far credere all'atleta che gran parte
delle sue
prestazioni dipendano da un unico parametro
(errore di monocausa).
Utilizzano
spesso procedure standard, uguali per tutti, e in genere
non hanno un
rapporto
"personalizzato".
Mentre i
primi sono un valido supporto, i secondi, oltre a far
perdere tempo e
denaro,
distolgono l'atleta dai veri fattori di miglioramento,
creano confusione
tecnica,
scientifica e psicologica e inquinano ciò che di buono
esiste nella procedura
che loro
applicano in maniera superficiale e ripetitiva
http://www.albanesi.it/Corsa/biotest.htm
|