Rubrica a cura di Ilaria Frisoni
 

 

Radicali liberi
Nella mia regione siamo da poco andati alle urne: per questo mentre ascolto la paziente parlare di lotta ai radicali liberi penso a  Pannella incatenato.
La signora invece mi sta chiedendo di effettuare “ quel famoso esame che dosa i radicali nel sangue...è mutuabile?”
Temo che l’espressione del mio viso non la convinca, perché si affretta a citare Internet a conferma della legittimità della sua richiesta e dell’opportunità di un mio aggiornamento....

O.B.O.A. - Gocce

Radicali liberi sotto controllo
Come misurare e combattere i nemici della giovinezza

di Patrizia M. Moroo

Invecchiamento precoce e numerose malattie sono favorite dalla presenza eccessiva, nel nostro organismo, dei cosiddetti radicali liberi, piccole molecole da tempo allo studio da parte di medici e biologi per meglio comprendere il meccanismo della loro interazione con il metabolismo umano.

I radicali liberi sono sostanze chimicamente instabili ed estremamente reattive, perché hanno un elettrone in meno: si combinano con altre molecole provocando reazioni a catena, soprattutto a livello delle membrane cellulari, che vengono gravemente danneggiate. In realtà, non è tanto la presenza di radicali liberi a essere pericolosa, quanto la loro concentrazione. Quando lo stress ossidativo (così è chiamato l'eccesso di radicali liberi) supera le difese naturali, si va incontro a danni irreparabili.

Per la prevenzione dell'accumulo di radicali liberi è molto utile sapere se il nostro stile di vita protegge o minaccia le cellule. Fumo, raggi ultravioletti, inquinamento, sovrappeso, sedentarietà sono gli imputati principali. Un'alimentazione molto ricca di frutta e verdure fresche, al contrario, rinforza le cellule; questi alimenti sono infatti ricchi di antiossidanti, sostanze chimiche che, cedendo un atomo di idrogeno, bloccano i radicali liberi.

Come possiamo sapere, però, qual è lo stato ossidativo del nostro corpo? Oggi esiste un semplice esame del sangue, l'ARD System, per verificare se nel nostro organismo vi è un eccesso di radicali liberi. In pochi minuti è possibile conoscere se i livelli sono nella norma, compresi cioè tra le 250 e le 300 unità Carratelli, corrispondenti a una concentrazione di perossido di idrogeno (uno dei radicali liberi più comuni) pari a 0,8 mg per cento. E se siamo vicini oppure oltre la soglia a rischio, non c'è scelta: occorre rivedere le nostre abitudini, affinché la vecchiaia arrivi senza fretta e soprattutto in salute.

 O.B.O.A. - Gocce

O.B.O.A. - Pomata

O.B.O.A. - Spray

O.B.O.A. – Gel

http://www.ossigenoattivo.it/patologie/radicali.htm

Il d-ROM test

COME FUNZIONA IL d-ROM TEST

I ROM, reagendo con un particolare cromogeno opportunamente tamponato, sviluppano, in una reazione cinetica, un complesso colorato misurabile con un apparecchio fotometrico. Il loro picco massimo di assorbenza corrisponde a 505 nm ed è direttamente proporzionale alla loro concentrazione. Dopo il primo impatto tra lipide e radicale libero (reazione di inizio) si assiste ad una serie di rapidissime reazioni a cascata (fase di propagazione) con la formazione di radicali lipidici denominati "radicali determinabili" (Rd) utilizzati come indice dello stato ossidativo del paziente in esame: il test prende il nome di d-ROM test.
La misura di questi Rd, al mattino in condizioni di riposo, viene effettuata per convenzione in Unità Caratelli ovvero U.CARR. considerando che 1 U.CARR. corrisponde ad una concentrazione di perossido d'idrogeno di 0.08mg%.

LE UNITA'DI MISURA:

Dopo una lunga fase valutativa che ha coinvolto più di 5000 pazienti è emerso il dato che al di sopra delle 300 U.CARR. il soggetto possa essere considerato in condizioni di stress ossidativo. Con i valori compresi tra le 200-250 U.CARR. il soggetto si può considerare dotato di buone capacità antiossidanti di difesa; valori più bassi possono essere indicativi di stati patologici o conseguenti a terapie immunodepressive.
Sarebbe auspicabile che ognuno conoscesse il suo stato ossidativo in condizioni di buona salute: ciò permetterebbe di poter apprezzare, ai controlli successivi, variazioni che pur non sconfinando dagli intervalli di riferimento possono essere prognostiche di stress ossidativi.

QUANDO POSSIAMO DIRCI "STRESSATI"?

Un alto valore di Rd deve essere considerato, ad esempio, una condizione temporanea se legato a processi biochimici fisiologici di accelerazione della produzione di energia (sforzi muscolari, particolari situazioni di stress, abitudini voluttuarie quali fumo o abuso di sostanze alcoliche).
Non va invece considerato fisiologico un aumento duraturo di valori superiori a 350 U.CARR.

La molecola anti-invecchiamento del nuovo millennio!

Non a caso l'OPC originale del Prof. Masquelier® è già usato da milioni di persone nel mondo, ogni giorno, a sostegno del loro benessere fisico e, per le sue qualità sorprendenti, queste persone diventano da un secondo all‘altro sempre più numerose.

 Avere il massimo di protezione possibile dai radicali liberi non è importante solo all‘interno ma anche all’esterno. Specialmente se ci tenete ad avere, al tatto, una maggiore elasticità della pelle e, alla vista, meno rughe, allora oltre a prendere le compresse o le gocce Doppio-Complesso, dovreste assolutamente spalmarvi sulla pelle, ogni giorno, la crema l'OPC originale del Prof. Masquelier®. I risultati in più che ne derivano, straordinariamente positivi per l’aspetto della pelle e per le sue funzioni, con grande probabilità, finora, non li avete ancora provati!

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Oppure i fondamenti di ogni guarigione e di una salute duratura, la deacidificazione e la rimineralizzazione dell’organismo, che conduce ad una ringiovanimento apprezzabile e visibile. Da non dimenticare l’efficacia benefica e allungante la vita degli antiossidanti, la cui azione è stata nel frattempo scientificamente provata.

Quindi concentrati di alga, capsule di Omega 3 , magnesio, Q 10, e meglio ancora se assunte in una “azione concentrata”. Da non dimenticare assolutamente IMMUVIT CH23 con la sua efficacia polivalente. In tutto questo rientrano naturalmente gli esercizi "SUBITO FIT", "POWER-WALKING" e gli "esercizi di respirazione Tepperwein". L’uso costante di un generatore Vital-Ionen sul posto di lavoro, ma prima di tutto nell’automobile dove è indispensabile.

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La protezione degli antiossidanti contro questo attacco può essere responsabile della possibilità che ha un individuo di sviluppare una malattia. Di conseguenza, i test degli antiossidanti si sono spostati dal laboratorio di ricerca alla chimica clinica di routine.

Molti laboratori in tutto il mondo includono ora la misura degli antiossidanti nei programmi sanitari di screening generale; le ricerche continuano dal canto loro ad indagare lo stato degli antiossidanti nelle condizioni patologiche.

La ricerca sui radicali liberi è la punta di diamante della scienza; dosaggi per la misurazione routinaria di molti parametri antiossidanti sono ora disponibili. Una gamma di test degli antiossidanti, compresi gli enzimi e la capacità antiossidante totale (TAS), è una delle offerte della Randox. Tutti i test Randox sono di facile impiego e sono stati sviluppati per essere usati sulla maggior parte degli analizzatori di chimica clinica.

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Il mineralogramma
Per verificare lo stato del nostro organismo in tema di antiossidanti (e non solo) può essere utile ricorrere al mineralogramma cioè all'analisi dei capelli dai quali è possibile scoprire qual è il livello di presenza dei vari minerali e la proporzione tra di essi e non solo in modo puntuale (cioè fotografando la situazione del momento), ma in modo dinamico (quindi registrando tutto quanto è successo nel nostro corpo negli ultimi tre mesi). Questo è sicuramente un modo semplice e non invasivo per verificare eventuali stati di carenza o di eccesso di uno o più minerali e poi agire di conseguenza ricorrendo eventualmente a integratori.
Gli integratori degli antiossidanti si possono rendere necessari in particolari situazioni quali:

gravidanza e allattamento

attività sportiva intensa (anche per l'intensa sudorazione che determina l'eliminazione di molte vitamine idrosolubili)

diete dimagranti protratte nel tempo

stress fisico ed emotivo

per le persone anziane che, tra l'altro, hanno spesso una dieta poco variata.

http://www.bellezza.it/donne/ali/principi/dalianti.html

FUMO DI SIGARETTA E RADICALI LIBERI

Vincenzo Zagà*, Enrico Gattavecchia**, Vittorio Capecchi*

* Presidio di Pneumotisiologia - Azienda USL Città di Bologna

** Dipartimento di Scienze Chimiche, Radiochimiche e Metallurgiche - Università

degli Studi di Bologna.

Introduzione. I radicali liberi e gli ossidanti, fra le oltre 4.000 sostanze contenute nel fumo di sigaretta ,ricoprono un ruolo di primo piano nella genesi di alcune patologie fumo-correlate (enfisema e tumore polmonare).Nel fumo di sigaretta esistono due differenti gruppi di radicali liberi: a lunga vita presenti nella fase corpuscolata (tar) e a vita breve nella fase gassosa.

Obiettivi, materiali e metodi. Oggetto di questo lavoro sperimentale è stato lo studio quali-quantitativo dei radicali liberi e ossidanti presenti nella fase gassosa del fumo di tabacco, con e senza l'utilizzo di filtri contenenti sostanze in grado di abbattere radicali liberi e ossidanti. L'indagine è stata eseguita su sigarette Marlboro con filtro con due metodiche diverse: la chemiluminescenza e la spettrometria elettronica di spin.

Risultati. Grazie all'aggiunta di uno scintillante è stato possibile evidenziare, oltre al già conosciuto I° picco rapido di radicali liberi presenti nella primissima fase della combustione della sigaretta, anche un 2° picco, a comparsa più tardiva ma più imponente e dannoso in quanto totalmente assorbito dall'apparato broncopolmonare, e non evidenziabile con la semplice chemiluminescenza, rappresentando quest'ultimo picco una reazione "buia". E' stato inoltre dimostrato il ruolo determinante dell'ossigeno nell'insorgenza di questo 2° picco di radicali liberi. Degli scavengers di radicali e ossidanti introdotti nel filtro di sigaretta, solo alcuni (selenio, vit. A, C, E) si sono rivelati efficaci nell'abbattere il 2° picco di luminescenza e quindi nel contrastare la formazione di una quota supplementare di radicali liberi.

Conclusioni. Questo studio mostra che:

Il carico ossidativo da fumo di sigaretta è molto più pesante di quello fino ad ora conosciuto (1°+2° picco).

Potrebbero essere studiati dei filtri protesi o delle sigarette con filtro contenente sostanze antiossidanti per entrambi i picchi, cercando di mantenere inalterate le caratteristiche organolettiche della sigaretta: un compromesso che potrebbe ridurre sensibilmente nel tempo l'incidenza di enfisemi e tumori.

http://kidslink.bo.cnr.it/besta/fumo/freeradical.html

Difendersi dai radicali liberi con gli antiossidanti

Gli Antiossidanti sono sostanze che proteggono le cellule dagli effetti dannosi dei radicali liberi , molecole di ossigeno altamente reattive.

Nel libro " The Antioxidant Miracle" di Parker, l'Autore sottolinea l'importanza delle sostanze antiossidanti nel mantenerci sani, prevenendo alcune malattie cardiologiche, i tumori, la cataratta , e le malattie degenerative neurologiche.

I pregi degli antiossidanti sono stati descritti in molti studi , ma per le reali difficoltà nel valutare i reali effetti di prevenzione nell'arco di molti anni, è stato difficile definire un preciso ruolo di queste sostanze in farmacologia.

Gli studi fin ad ora compiuti hanno esaminato gli effetti di una singola sostanza antiossidante.

Questo approccio secondo Parker , presenta dei limiti perché l'organismo umano è strutturato in nodo da utilizzare una pluralità di sistemi ( network ) con caratteristiche antiossidanti.

I Radicali Liberi sono molecole di ossigeno altamente reattive ed instabili, generate durante i normali processi dell'organismo.

Queste sostanze possono provocare danni al DNA, alle strutture cellulari e ai tessuti. L'esposizione al calore, alle radiazioni , l'inquinamento ambientale e l'assunzione di alcool, possono promuovere la produzione di Radicali Liberi.

L'azione dei Radicali Liberi è stata associata all'insorgenza di malattie cardiache, ai tumori, alla cataratta, all'artrite, alle malattie neurodegenerative.

L'impiego degli Antiossidanti può ridurre i danni causati dai Radicali Liberi.

I principali antiossidanti conosciuti sono : l' N-AcetilCisteina , i carotenoidi, la Vitamina E , la Vitamina C.

L'N.AcetilCisteina, nota anche come NAC, è una sostanza dotata di azione antiossidante diretta , presentando un gruppo tiolico libero ( -SH) nucleofilo in grado di interagire direttamente con i gruppi elettrofili dei radicali ossidanti.

La NAC protegge I'alfa-antitripsina, enzima inibitore dell'elastasi, dall'inattivazione ad opera dell' acido ipocloroso (HOCI), potente agente ossidante prodotto dall'enzima mieloperossidasi dei fagociti attivati.

La NAC trova indicazione come specifico antidoto nell'avvelenarnento da Paracetamolo e in corso di trattamento con Ciclofosfarnide, nella cistite emorragica, in quanto fornisce i gruppi -SH necessari per bloccare l'acroleina, il metabolita della Ciclofosfamide cui si attribuisce l'uropatia in corso di trattamento. Per le sue proprietà antiossidanti e in quanto precursore del glutatione endocellulare, la NAC svolge inoltre un'azione protettiva sulle vie respiratorie, opponendosi ai danni da agenti ossidanti. ( Xagena_2001 )

http://www2.xagena.it/xagena/9336_efarmacologiait.htm

L'ipotesi dell'aumento di radicali liberi come fattore causale della demenza.  

Una delle  teorie  dell'invecchiamento  attribuisce  grande  importanza  ad un continuo e cronico danno cellulare provocato da radicali liberi dell'ossigeno, e tende a confortare questo punto di vista con il reperto di accumulo delle lipofuscine, prodotto del degrado delle membrane cellulari.  

Questo accumulo e` dipendente dall'ossigeno e in funzione dell'eta` [6-9].  In effetti, l'autossidazione di acidi grassi polinsaturi e` un processo metabolico in grado di formare malondialdeide e radicali liberi, entrambi capaci di reagire con componenti essenziali della cellula e dare lipofuscine come prodotto di degradazione [10].  

Per di piu` i radicali liberi possono danneggiare direttamente anche i geni (elementi del cromosoma, portatori dei caratteri ereditari).  Benche` la cellula tenda a riparare, con l'intervento di speciali enzimi, i danni che colpiscono il DNA, questa capacita` riparativa e` massima solo nella fase mitotica (fase di divisione cellulare, attraverso la quale la cellula si riproduce).  

I radicali liberi si possono formare per ossidazione delle membrane cellulari delle cellule deì Sistema Nervoso Centrale (SNC), che sono particolarmente sensibili alla loro azione tossica, in quanto si tratta di cellule che non si riproducono e si trovano nello stadio post-mitotico, quando l'attivita` e` al livello piu` basso [11].  

L'accumulo di lipofuscine, che avviene particolarmente nei mitocondri, e` un processo legato all'invecchiamento e non specifico della demenza di Alzheimer.  Per quanto si siano invocate aldeidi e chetoni prodotti dall'azione dei radicali liberi, come momento iniziale di questo processo, in realta` la formazione di lipofuscine in un individuo e` una catena metabolica non del tutto conosciuta.  Sembra che la malondialdeide abbia un ruolo nella formazione di proteine e lipidi, costituenti delle lipofuscine.  

Le cellule del SNC possiedono anch'esse catalasi, glutatione perossidasi e superossido dismutasi, che sono gli enzimi protettivi (scavengers o "spazzini") contro l'azione dei radicali liberi [4].  

Dati in contrasto con l'ipotesi che i radicali liberi siano la causa della demenza.  

Per quanto l'ipotesi dell'azione citotossica dei radicali liberi, come causa di demenza, sia suggestiva, essa si basa su premesse discutibili.  Pur essendo i radicali liberi dell'ossigeno citotossici e capaci di portare, alla fine, all'accumulo di lipofuscine e benche` la demenza e l'accumulo di lipofuscine siano due processi che sono in funzione dell'eta`, non e` detto, e non e` stato ancora dimostrato, che la demenza dipenda dall'accumulo di lipofuscine.  

E` ben  vero  che  tutta una  seriå di  malattie  che  presentano  un quadro di accumulo di lipofuscine (dalle lipofuscinosi neuronali ceroidi, al deficit di vitamina E e all'esito di certe intossicazioni croniche) sono anche contrassegnate dal deterioramento mentale [4], ma questo e` comune a tutti gli accumuli patologici di metaboliti intermedi (tesaurismosi).  

E` comunque certo che nella demenzá di Alzheimer, che e` la forma piu` diffusa di demenza, e` presente anche  l'accumulo nei  mitocondri (piccoli  organi della cellula, ad intensa attivita` metabolica) di lipofuscine, ma lo stesso avviene per l'invecchiamento non demenziale.  Sono state fatte ricerche che sostengono questa ipotesi.  L'attivita` della SOD cerebrale di individui normali e di dementi di tipo Alzheimer non e` stata trovata diversa [6].  

Considerando l'eritrocita (il globulo rosso) come modello, fuori del SNC, della cellula nervosa, l'attivita` eritrocitaria della SOD e della GSHPx in pazienti affetti demenza multi-infartuale e da demenza di Alzheimer non e` stata trovata alterata [7].  

C'e` comunque un grande esperimento naturale in grado di confutare l'ipotesi dell'azione citotossica dei radicali liberi come causa di demenza.  E` ormai ben noto che i soggetti Down anticipano, in media, di 10-15 anni una forma demenziale non distinguibile, da un punto di vista neuropatologico (studio della struttura formale alterata), oltre che comportamentale, dalla demenza di Alzheimer [9].  

Per di piu`, tale demenza, nei Down, e` molto piu` frequente che nella popolazione normale, e implica oltre il 40 % di coloro che arrivano a superare i 50 anni [10].  E` pero` interessante il fatto che nei Down esiste un aumento del 50 % dell'attivita` enzimatica  della SOD-1, il cui gene di controllo si trova sul cromosoma 21, triplicato in questi soggetti [11-12].

 Inoltre e` stato rinvenuto un aumento adattativo, pari al 30 %,  dell`attivita` enzimatica della GSHPx [13].

 L`accresciuta presenza di questi due scavengers sembra essere responsabile della diminuita incidenza di paralisi cerebrali infantili da prematurita` e basso peso alla nascita, condizioni assai frequenti nei Down e che, di solito, portano a lesioni cerebrali, attraverso meccanismi anossici-ischemici (diminuita disponibilita` di ossigeno) [14].  

Avendo maggiori capacita` di inattivare i radicali liberi dell'ossigeno, il Down dovrebbe essere anche protetto dalla demenza, se questa fosse dovuta all'azione dei radicali liberi.  Il fatto che cio` non si verifichi, ma anzi avvenga una anticipazione e un aumento della comparsa delle evoluzioni demenziali, deve essere accettato come evidente confutazione dell'ipotesi che vede nell'azione tossica cronica dei radicali liberi la causa della demenza di Alzheimer, almeno per i soggetti Down.  

Per gli individui normali non dovrebbe esserci differenza, ma per eccesso di scrupolo, intendiamo considerare quanto da noi riferito solo come un indizio di alta probabilita` e come ulteriore conferma degli esperimenti che abbiamo citato [6-8].  

http://www.stress-cocchi.net/dementias2-it.htm

Ultimo aggiornamento: 13/02/04

Il pramipexolo neutralizza i radicali liberi indotti dalla 6-idrossi-dopamina

Uno studio in vivo ha mostrato che la somministrazione locale di pramipexolo nello striato di ratto è in grado di ridurre la formazione dei radicali liberi idrossilici  (12-Dic-2000)

Il metabolismo ossidativo della dopamina può determinare la formazione di radicali liberi idrossilici dannosi che reagiscono con la componente lipidica della membrana neuronale, danneggiando i neuroni. Si ritiene che questo meccanismo possa essere una delle cause della progressione della malattia di Parkinson.
La somministrazione in vivo della 6-idrossidopamina nello striato di ratto induce un aumento significativo della formazione di radicali liberi idrossilici. Un pre-trattamento con pramipexolo è stato in grado di ridurre i radicali liberi, una proprietà che può essere di beneficio nel cervello di pazienti parkinsoniani

http://www.parkinson.it/archivio

Alleati preziosi a tavola

Le indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sono ben chiare in materia di alimentazione e salute: includere frutta e verdura nel regime dietetico quotidiano è indispensabile per mantenersi sani. Un concetto ribadito anche nell’ambito del convegno "Antiossidanti e invecchiamento: realtà e prospettive di impiego in dermatologia,
cosmetologia e nella medicina del benessere" svoltosi a Roma nei giorni scorsi. Nel corso dei lavori sono stati sottolineati i benefici dell’azione antiossidante dei nutrienti presenti in questi alimenti e del loro forte effetto antinvecchiamento ampiamente riconosciuto. 

Paradosso dell’ossigeno
L’ossidazione è un processo che si verifica fisiologicamente dentro l’organismo, è una sorta di “arruginimento” provocato dalla presenza di radicali liberi. Si tratta di molecole che contengono ossigeno che, a differenza del solito, invece di essere benefico risulta dannoso per la struttura cellulare. La loro presenza è fisiologica in quanto rappresentano il prodotto di scarto di moltissime reazioni metaboliche che mantengono in vita un essere umano. Ma sono anche dannose poiché reagiscono con altre molecole dell’organismo come proteine, lipidi e DNA, presenti, tra l’altro, nelle cellule e nelle membrane cellulari, danneggiandole direttamente oppure modificando la struttura e quindi la funzione. Esercitano quindi un’aggressione che compromette tutte le strutture biologiche dell’organismo, innescando un processo di invecchiamento.

Pericolosi accumuli
In realtà è l’organismo stesso che provvede a neutralizzare i radicali liberi con enzimi specifici che fungono da “spazzini” e li eliminano trasformandoli in acqua e ossigeno (questa volta innocuo). Finché la produzione di radicali liberi rimane in equilibrio con l’attività di rimozione si rimane in una situazione fisiologica sana.
Ma il problema nasce quando tali sostanze cominciano ad accumularsi, e il tempo è un loro ottimo alleato in quanto un organismo che invecchia è sempre meno efficiente nello svolgere in modo corretto tutte le sue funzioni. Si tratta tuttavia di un circolo vizioso: l’organismo invecchia, i radicali liberi si accumulano e a loro volta fanno invecchiare l’organismo. Un processo naturale che però non rimane immune all’ambiente esterno e all’interazione con esso. L’affaticamento fisico e mentale, l’alimentazione squilibrata, un elevato consumo di alcol, fumo, farmaci, un'esposizione impropria a radiazioni ultraviolette e a inquinanti ambientali creano il cosiddetto stress ossidativo che contribuisce a sbilanciare l’equilibrio verso una preminenza di produzione di radicali liberi.

Frutta e verdura contro l’invecchiamento
L’azione antiossidante endogena costituita dall’arsenale di enzimi non è inesauribile e va in ogni caso integrata e rinforzata con altri elementi antiossidanti che si trovano negli alimenti.
Con l’alimentazione è possibile infatti assumere pigmenti vegetali (polifenoli, bioflavonoidi), vitamine (C, E, betacarotene), micronutrienti (selenio, Q10) ed enzimi, che hanno la loro fonte principale negli alimenti vegetali consumati preferibilmente freschi. In realtà ogni antiossidante è specifico per pochi tipi di radicali liberi e ha un’efficacia limitata ragion per cui è importante variare qualitativamente l’alimentazione per garantire una più ampia “copertura” antiossidativa. Ed è altrettanto importante consumarne una quantità adeguata, riconosciuta, per esempio dal ministero della salute anglosassone, come almeno cinque porzioni di frutta e verdura giornaliere, che corrispondono a circa a 5-6 etti del loro peso.
Quindi, “è possibile difendersi dall’invecchiamento grazie agli antiossidanti presenti nella frutta e nella verdura – afferma il professor Leonardo Celleno, direttore del Centro di ricerche cosmetologiche dell'università' Cattolica di Roma - queste importanti molecole sono sempre più usate anche in dermatologia e in cosmetologia”. Ciò non impedirà all’organismo di invecchiare, ma sicuramente di non invecchiare rapidamente e/o precocemente e di aumentare le probabilità di mantenere l’organismo in salute.

Simona Zazzetta

http://www.dica33.it/argomenti/nutrizione/dieta_salute/alleati_atavola.asp

GRUPPI E TEMATICHE DI RICERCA: Gruppo di ricerca sui radicali liberi

Il gruppo di studio sui radicali liberi nasce dall'aggregazione spontanea di più ricercatori dell'Istituto, provenienti da diverse unità e con diverso background, da tempo impegnati in vari settori della ricerca in nutrizione. Nasce soprattutto dalla necessità di studiare con approccio multidisciplinare un campo con complesse articolazioni. I radicali liberi, infatti, sottoprodotti della vita aerobica, intervengono in moltissimi processi, con complessi meccanismi d’azione, producendo molteplici effetti fisiopatologici.

Le principali aree di ricerca del gruppo

Studio in vitro dell'attività di antiossidanti naturali (principalmente di origine fenolica) o di estratti attraverso la misura (i) della loro cinetica di scomparsa, del consumo di ossigeno, del risparmio di altri antiossidanti, e (ii) della modulazione della resistenza di LDL umane allo stress ossidativo.

Capacità antiossidante e stato redox di organismi (animali, uomo) supplementati con singoli antiossidanti naturali o estratti di alimenti

Impatto di antiossidanti nutrizionali in sistemi cellulari (i) sul danno ossidativo, (ii) sulla espressione genica, (iii) sulla induzione della morte programmata cellulare (apoptosi) e (iv) sulla risposta proliferativa.

Partecipanti del gruppo, pubblicazioni e bibliografia su:

http://inn.ingrm.it/Ricerca/frrg/FRRGit.htm

Radicali liberi



di: Johann Rossi Mason

una ipotesi contestata

Gli scienziati dell'UCL College di Londra hanno pubblicato su uno degli ultimi numeri di Nature uno studio condotto dal professor Tony Segal, direttore del Centro di Medicina Molecolare. In questo studio viene contestata l'ipotesi, ormai da tempo accettata, che i radicali liberi derivanti dal metabolismo dell'ossigeno, siano tra i fattori più importanti di numerose malattie croniche, tra cui alcune forme di artrite, l'aterosclerosi e il cancro.

Essi hanno scoperto che la produzione di questi enzimi è scatenata dall’ingresso del potassio (K+) nella cellula. Quando questo ingresso veniva bloccato, le cellule erano incapaci di debellare gli agenti patogeni. Questo dimostrerebbe che i radicali liberi non sono le sostanze tossiche che era stato dato per scontato. Molti esperti ritengono invece che i radicali liberi, prodotti di scarto delle attività del sistema immunitario, sono in grado di produrre danni ai tessuti.

Le industrie farmaceutiche e la ricerca medica avrebbero così speso inutilmente, secondo gli autori, milioni di sterline in farmaci antiossidanti e vitamine come la E e la C per limitare lo sviluppo di malattie come l’artrite e l'aterosclerosi, che erano ritenute effetto dell'azione dannosa dei radicali liberi.

Nello studio di Segal si contesta tale teoria ricercando altri fattori causali di malattie croniche, ad esempio quelli che regolano gli enzimi rilasciati dai neutrofili, le cellule del sangue appartenenti alla serie dei globuli bianchi deputati alla difesa immunitaria. I ricercatori non sono d'accordo con l’idea che i radicali liberi siano capaci di tali e così diffusi danni ai tessuti.

Segal sottolinea: “I globuli bianchi producono radicali liberi dal metabolismo dell'ossigeno e il processo attraverso il quale lo fanno è essenziale per l'uccisione dei microbi. Al contrario, persone in cui questo processo è carente sono più a rischio per infezioni gravi, croniche e spesso fatali. In realtà il fatto che i radicali liberi, giacché capaci di uccidere microrganismi come batteri e virus dovessero essere capaci anche di danneggiare i tessuti umani è stato solo il frutto di una deduzione. Il nostro lavoro, apparso su Nature (‘The large-conductance Ca2+-activated k+ channel is essential for innate immunity’) mostra che la teoria di fondo che sostiene la tossicità dei R.L. deve essere ridimensionata”.

I ricercatori che hanno lavorato con Segal che non sono i R.L. a dare ai globuli bianchi il loro potere distruttivo nei confronti dei patogeni bensì sono gli enzimi che effettivamente digeriscono gli agenti esterni. Molti pazienti quindi potrebbero utilizzare inutilmente antiossidanti e il loro valore terapeutico dovrà essere almeno rivalutato alla luce di nuove ricerche in merito. Questo determinerà probabilmente una grossa polemica scientifica sull'argomento, di cui sarà interessante osservare gli effetti.

Istituzione scientifica citata nell'articolo:

UCL - University College London

Johann Rossi Mason
E-mail:
jobres@ecplanet.com
Sito personale:
Comuni-CARE

http://www.ecplanet.com/canale/salute-7/cellule-
67/1/0/12290/it/ecplanet.rxdf

Radicali Liberi - L'ultimo test nato da ricerche scientifiche (anche italiane). Analizziamone la pubblicità:

Tramite la misurazione dei radicali liberi si può monitorare lo stato di benessere psico-fisico dell'atleta, il livello di stress ossidativo dopo-gara e / tempi di recupero; permette di ottimizzare l'allenamento e in caso di bisogno permette di consigliare differenti abitudini dietetiche e una terapia antiossidante.

Di quelli analizzati è sicuramente quello attualmente più gettonato, ma anch'esso è inquinato da finalità troppo commerciali. Prima di tutto il benessere psico-fisico dell'atleta dipende in minima parte dalla quantità di radicali lìberi: i radicali liberi sono scorie che possono danneggiare le cellule, ma la fatica da sport ha sicuramente cause molto diverse. Per capirlo basta considerare un giovane che fuma 20 sigarette al giorno. Ogni sigaretta produce 10 miliardi di radicali liberi, una quantità impressionante. Eppure moltissimi giovani si sentono in forma e sono di buon umore pur fumando venti sigarette al giorno: i danni dei radicali sono danni a lunga scadenza e non nell'immediato. Inoltre gli attuali antiossidanti (assunti con la dieta o con gli integratori) non sono comunque in grado di distruggere totalmente il problema (tante che ne sono allo studio di più efficaci).

Fra chi propone questi test ovviamente esistono ricercatori e personaggi meno

"seri". Come distinguerli?

 

I ricercatori attribuiscono all'esame la finalità di conoscere meglio l'atleta, di farlo

migliorare studiando alcuni aspetti che magari non erano stati indagati. Il ricercatore

non fa promesse, non ha certezze assolute, ma cerca sempre di scoprire qualcosa di

nuovo. In genere è molto disponibile, soprattutto per i casi particolari che diventano

la base per una solida esperienza professionale.

I "commerciali" (chiamiamoli così) vogliono far credere all'atleta che gran parte

delle sue prestazioni dipendano da un unico parametro (errore di monocausa).

Utilizzano spesso procedure standard, uguali per tutti, e in genere non hanno un

rapporto "personalizzato".

Mentre i primi sono un valido supporto, i secondi, oltre a far perdere tempo e

denaro, distolgono l'atleta dai veri fattori di miglioramento, creano confusione

tecnica, scientifica e psicologica e inquinano ciò che di buono esiste nella procedura

che loro applicano in maniera superficiale e ripetitiva

 http://www.albanesi.it/Corsa/biotest.htm