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Attività sportiva generica
 

Un mio assistito trentenne entra con aria di rimprovero: è stato costretto a venire di persona, poiché qualche giorno prima ho negato alla moglie un certificato di attività sportiva generica richiestomi  per lui. Si stupisce del fatto che debba visitarlo e che mi interessi addirittura sapere quale sport intende praticare (e non parliamo poi del fatto che “il pezzo di carta” è anche a pagamento!). 
Quando provo a spiegargli che, ad esempio, non trovo adatto il nuoto per un epilettico poco controllato dalla terapia  come lui, mi mostra una serie di attività alternative  scovate sul web…………….

Scopri in questa sezione i mille volti del fitness e le tante novità di questo mondo in continua evoluzione!

Aeroboxe
Bach school
Antiginnastica
Body Building
Combo
Fit ball
Fit Walking
Funky, jazz, hip hop
GAG

Metodo Pilates
Power Strike
Pump
Running
Spinning
Step
Super Slow
Thai boxe aerobic

Elettrostimolazione

Il personal trainer

 

http://www.bellezza.it/uomini/fit/ufitindx.html?esperto/ufitpers.html#result

Tra queste nuove discipline, gli consiglierei volentieri quella più adatta a lui…..se solo le conoscessi,….. dovrò quindi aggiornarmi sulle novità del fitness.

L’incontro mi offre tuttavia l’opportunità di chiarire col mio assistito che una certificazione di idoneità sportiva generica  non è solo un semplice atto burocratico, ma una seria assunzione di responsabilità……

E' cronaca recente il risultato di un'inchiesta riguardante il certificato di idoneità sportiva promossa dalla rivista Altroconsumo, di cui si riporta un commento.

“Alcuni medici di medicina generale, interpellati per ottenere un certificato di idoneità allo sport per un paziente mai visto prima, hanno, per lo più, consegnato quanto richiesto solo sulla base di qualche domanda, e talvolta neanche di quelle. Il certificato è considerato (non senza ragione) un orpello burocratico (uno dei tanti di cui è agghindato il lavoro di medico di medicina generale), richiesto però dalla maggior parte dei centri sportivi e delle palestre. La rivista dei consumatori ha ritenuto coscienziosi coloro che hanno almeno provato la pressione al paziente sconosciuto che formulava la richiesta. Eppure non esiste un consenso su come dovrebbe essere fatta una visita che ha come scopo, in fondo, l'accertamento dello stato di salute generale di un aspirante sportivo.

E con ragione: non c'è, infatti, una ricetta valida per qualsiasi soggetto, secondo un vademecum compilato dall'Associazione medici sportivi degli Stati Uniti e dall'Associazione dei medici di medicina generale, il certificato potrebbe invece essere una buona occasione per mettere in pratica i principi della medicina preventiva. I pazienti che si presentano con questa richiesta sono spesso in buona salute, e quindi la visita per la certificazione può costituire uno dei pochi momenti di contatto con il curante. Viceversa, alcuni sportivi possono, nel corso dell'anamnesi, rivelare disturbi sottovalutati in precedenza, o che rendono pericolosa la pratica di uno sport.

E' fondamentale che il medico sia in grado di confrontare le informazioni in suo possesso con qualche conoscenza dello sport che il soggetto desidera praticare, per valutare l'adeguatezza dello sforzo richiesto: è bene, inoltre, utilizzare la visita per misurare la pressione arteriosa, per un counselling sull’eventuale presenza di rischi cardiovascolari e per indirizzare un soggetto sedentario verso una pratica sportiva più graduale, prima di passare a una tecnica anaerobica. Spesso è necessario spiegare la differenza tra una pratica sportiva continua e bilanciata - e quindi opportuna per il buon funzionamento del sistema cardiovascolare - e attività pericolose perché fatte senza il necessario allenamento.

Un'ultima annotazione riguarda i rischi di traumi. Chi non è abituato a fare sport fin da piccolo rischia di più: lo schema motorio della corsa e del salto, per esempio, si acquisiscono in età infantile. In questo caso è opportuno suggerire di rivolgersi a un buon allenatore che rimetta gradualmente in moto la macchina senza rischi di rottura.

E' bene anche registrare in anamnesi eventuali traumi o fratture, l'insorgenza di dolori dopo la pratica sportiva o di lesioni pregresse dei legamenti. Il giovane pallavolista rientra tra le categorie in cui è più diffuso per l'uso di sostanze anabolizzanti. E' quindi opportuno spendere qualche parola su questo argomento, illustrando i danni legati a un loro impiego.

I frequentatori di palestre e coloro che praticano sport che prevedono contatti fisici sono anche esposti alle affezioni dermatologiche (è bene controllare la presenza eventuale di micosi del corpo e del piede). I disturbi cardiaci sono la causa principale di morte improvvisa tra i giovani atleti, pur essendo assai rari E' possibile attuare un depistaggio iniziale basato sull'anamnesi

Principali cause cardiovascolari di morte improvvisa negli atleti :

anomalie coronariche

cardiomiopatia ipertrofica

ipertrofia concentrica idiopatica del ventricolo sinistro

aterosclerosi precoce

sindrome di Marfan

anomalie del sistema di conduzione

In genere, per quanto riguarda i bambini e gli adolescenti, è bene osservare anche la statica e la camminata, alla ricerca di eventuali alterazioni come cifosi, lordosi e scoliosi. Il medico di medicina generale può anche proporre sport adatti a correggere eventuali anomalie e a favorire uno sviluppo armonico della corporatura. In questo senso sono da sconsigliare gli sport asimmetrici, come il tennis, la scherma o la pallacanestro, per favorire il nuoto o la ginnastica a corpo libero (3).

Un esame neurologico non è necessario, a meno che il giovane paziente non sia affetto da epilessia (che non costituisce, peraltro, una controindicazione assoluta alla pratica sportiva), oppure dichiari precedenti traumi cranici, svenimenti o vertigini in corso di attività sportiva non collegabili al caldo o alla disidratazione.

Il medico di medicina generale è autorizzato a rilasciare solo un certificato per attività sportiva non agonistica (legge n. 33/80, articolo 5). Il certificato agonistico deve essere rilasciato da un medico della Federazione medico-sportiva italiana (legge n. 1099/71).”

Bibliografia

1) American Academy of Family Physicians, American Academy of Pediatrics, American Medical Society for Sports Medicine. Preparticipation physical evaluation New York: McGraw-Hill, 1996.

2) Maron BJ et al. Sudden death in young competitive athletes: clinical, demographic and pathological profiles. JAMA 1996; 276: 199.

3) Birrer RB et al. Sports medicine for the primary care physician. Boca Raton, Florida: CRC Press Inc, 1994.

http://www.occhioclinico.it/occhio/schede/1199sci.html

Secondo un'indagine della rivista Altroconsumo, su 68 medici di medicina generale di diverse città quasi la metà rilascia certificati di buona salute per la frequentazione di palestre senza effettuare la visita, per giunta a un richiedente sconosciuto. Ma il risultato non è sorprendente: documenta quello che tutti (a cominciare dai pazienti) sanno benissimo, e cioè che è difficile riuscire a dare senso a pratiche che sono oramai una stanca routine in cui la differenza tra un pezzo di carta e una seria assunzione di responsabilità è assai sfumata. Forse solo in Italia esistono i certificati di buona salute per l'attività ginnico-sportiva non agonistica. In paesi normali, si potrebbe dire con una battuta, ci vuole un certificato per non fare quello che, molto banalmente, chiunque fa senza l'irrilevante imprimatur del medico.
Anche se occorre dubitare che questi certificati servano a qualcosa, benché qualcuno ci creda, è comunque un diritto del paziente essere visitato e un dovere del medico certificare ciò che ha effettivamente constatato

Se però ci si mette davvero dalla parte del consumatore, allora meriterebbe di essere fatta una piccola indagine sul senso e sull'utilità pratica di questi certificati, sulle infinite altre certificazioni che il medico di medicina generale è costretto a fare, e che i cittadini sono costretti a esibire.

Una check list per la visita (da adattare al paziente) 

 destinazione del certificato: scuola, palestra, associazione sportiva eccetera 

 tipo di sport praticato

 precedenti ricoveri e interventi chirurgici 

 farmaci assunti 

 allergie (anche a imenotteri per sport esterni) 

 precedenti svenimenti o sincopi in corso di attività fisica 

 dolori toracici 

 resistenza alla fatica (in confronto a coetanei e amici) 

 tachicardia o dispnea 

 ipertensione 

 soffi cardiaci 

 antecedenti cardiologici familiari 

 affezioni dermatologiche (pruriti, eruzioni)

  precedenti traumi cerebrali

 anamnesi positiva per crampi e dolori muscolari 

 fratture e loro localizzazione 

anamnesi positiva per: asma, diabete, epatiti, ernie, traumi oculari o dell'orecchio, mal di testa frequenti, talassemia (in caso di positività, spiegare accorgimenti e precauzioni) 

ultimo richiamo antitetanico

http://www.occhioclinico.it/occhio/vari/1199var2.html

Dopo queste considerazioni, mi viene proprio voglia di “ritoccare” la tariffa della mia certificazione!............

Salute e sport

Gli italiani e la palestra

 
Aerobica, step, spinning, gag e body pump, parole ormai entrate nel gergo comune di molti italiani tra i quali sono in continuo aumento gli adepti della forma fisica. Parlano chiaro, del resto, le lunghe code di questi giorni per iscriversi al primo giorno di apertura della maggior parte delle palestre o le liste d'attesa in molti club di fitness dove parecchi si erano prenotati l'abbonamento già prima di partire per le vacanze.

Chi sono gli sportivi da palestra
Il dato ISTAT del 2000 parla di 12 milioni di frequentatori regolari di palestre e affini. Ma chi sono? Si tratta soprattutto di uomini, anche se le donne abbondano in misura maggiore a partire dagli undici anni. E, parallelamente, l'attività fisica continuativa tende a decrescere con l'aumentare dell'età. La regione più dinamica è il Trentino Alto Adige, seguita dalla Valle d'Aosta, fanalino di coda sono Campania, Basilicata e Calabria. Si possono dividere i frequentatori di palestre in tre categorie principali quelli che praticano aerobica, quelli che si allenano con i pesi e infine quelli che seguono corsi o svolgono attività generiche. Secondo un'indagine SITA Nielsen del 1997, i cui dati sono sicuramente in crescita, oltre 750000 persone si sono dedicate con una certa continuità alla pratica dell'aerobica. Di queste, il 96,8% era rappresentato da donne, specie quelle in età compresa fra i 15 e i 34 anni (76,1%) ma anche la fascia di giovanissime con meno di 14 anni, pur risultando ancora una categoria marginale, ha registrato un interessante trend di sviluppo passando dal 4,3% del 1994 all'8,9%. Il livello di reddito di chi segue questa disciplina è medio-alto, con il 44,4% dei praticanti che guadagna da 41 a 87 milioni di lire l'anno e che nel 25,5% dei casi svolge un lavoro di tipo impiegatizio. Inoltre, coloro che praticano l'aerobica sono decisamente costanti nella loro attività tanto che nel 35,3% dei casi frequentano la palestra 3 o più volte alla settimana. Per quanto riguarda coloro che si allenano con i pesi o con le attrezzature da palestra, i cosiddetti body builder, nel 1997 sono stati stimati in 672000. Di questi, il 65,2 sono uomini concentrati principalmente nella fascia d'età compresa tra i 15 e i 34 anni (62,2%), con reddito medio o medio basso, con un numero di donne in significativo calo rispetto alla rilevazione precedente. In ogni caso, la più numerosa categoria di sportivi impegnati in una qualche forma di attività fisica svolta in palestra è sicuramente rappresentata da coloro che seguono i corsi o che svolgono attività generiche come lo stretching, si tratta di circa 4 milioni di persone con una forte preponderanza di donne (74,1%). In questa categoria le classi di età coinvolte sono distribuite abbastanza equamente, con una leggera prevalenza per la fascia tra i 25 e i 34 anni, ma con una significativa rappresentanza degli over 54. La fascia di reddito in questo caso è media o medio-alta con una assiduità attorno alle due sedute settimanali. Non va comunque dimenticato che esiste una certa sovrapposizione tra i praticanti di queste tre discipline, chi pratica l'aerobica, per esempio, nel 9,8% dei casi si allena anche con i pesi. 

Tanta fatica perché?
Un mix di macchinari sofisticati per far lavorare i muscoli e tecniche di rilassamento per combattere lo stress e i ritmi frenetici della vita quotidiana, così potrebbe essere definita la palestra. Non si tratta perciò solo di avere un corpo scolpito ma anche di cercare un benessere psicofisico, che pare diventato il miraggio del nuovo millennio. È così cambiata radicalmente la modalità di fruizione del servizio sportivo che non è più solo pratica agonistica ma desiderio di star bene con se stessi. Secondo il Censis, infatti, il desiderio di sentirsi in forma oggi rappresenta la principale motivazione alla pratica sportiva, seguita da motivazioni di natura sociale quali il crescere meglio e il miglioramento della propria personalità. Un trend confermato da un'indagine commissionata dal Consiglio d'Europa, da cui è risultato che in Italia la partecipazione ad attività fisiche durante il tempo libero è allineata con le tendenze dei paesi dove la cultura sportiva è radicata da più tempo. 

Il "costo" del benessere
Secondo i dati CENSIS la fitness è balzata in testa alle voci di spesa degli italiani. È abbastanza significativo del resto il dato che emerge dallo studio "Gli italiani e il benessere: consumi, reddito e occupazione", realizzato dalla società di consulenza Grant Thornton, 27 mila e 900 miliardi per migliorare il proprio stato psico-fisico. Le palestre sono arrivate a quota 9 mila, con un giro d'affari di circa 3 mila miliardi di lire e 40 mila addetti ai lavori. Risulta peraltro difficile nel censimento tracciare delle linee di confine sufficientemente nette e distinguere, ad esempio, un fitness club dotato di alcuni campi da tennis da un circolo di tennis o da un centro sportivo polifunzionale. Per quanto riguarda la distribuzione geografica delle palestre secondo la Federpalestre il 45% è ubicato al nord, il 35% al centro e il restante 20% al sud e nelle isole, con un investimento richiesto per avviare un'attività di questo tipo che non può essere sotto i 600 milioni. In linea di massima, dai dati CENSIS risulta che un centro tipo si avvale della collaborazione di 7,3 persone addette a varie mansioni. Infine per quanto sia quasi impossibile valutare il fatturato complessivo prodotto dalle aziende che operano in questo settore, è indiscutibile che la crescita del mercato sia stata costante e progressiva e non pare destinata a fermarsi tanto che per il prossimo biennio si pensa che possa segnare un incremento nell'ordine dell'11-15%. 

Marco Malagutti


Fonti

ISTAT

CENSIS
Il mercato del fitness in Italia


Link
Federazione Italiana Fitness http://www.fif.it/Pag_Intro.htm
Fitnesstrend.com http://www.fitnesstrend.com/
Federpalestre http://www.cnamilano.it/sitonow/FEDERPALESTRE.htm

Prevenzione

I rischi dell'attività fisica


Per carità, lo scopo non è parlare male dell’attività fisica o dello sport. Ci mancherebbe: sono trent’anni che vanno accumulandosi gli studi che ne illustrano i benefici e, comunque, l’effetto positivo del moto è un’acquisizione che precede di gran lunga la nascita dei trial clinici.
Tuttavia non esiste un’attività (non esiste nulla) che sia solo benefica. In questo caso alcuni "pericoli" sono ben definiti da tempo: da una parte i traumi dell’apparato muscolo-scheletrico e dall’altra la cosiddetta morte improvvisa, cioè l’infarto. C’è però un rischio, insito nel "fare movimento" in città, relativamente meno considerato, ovvero i danni dovuti all’inquinamento, soprattutto quello da traffico. Meglio cominciare da qui.

Jogging sulla circonvallazione
La prima e più facile prescrizione "ginnica" è riprendere a camminare o, meglio ancora, a correre. Ma dove? E’ chiaro che per praticità viali e parchi cittadini sono la scelta più frequente. Peccato che nelle metropoli l’aria che si respira non sia soltanto aria. Lo ha ricordato recentemente anche uno studio italiano, condotto dal Dipartimento di Scienze della Salute dell’Università di Genova. I ricercatori hanno esaminato un gruppo di adepti del jogging che sia llena in città, valutando i livelli di idrossiprolina nelle urine, una sostanza che esprime il danno esercitato da quello che è attualmente il principale inquinante da traffico: il biossido d’azoto. Questo gas ha svariati effetti e, in particolare, quello di danneggiare e irritare direttamente il tessuto polmonare, oltre ad abbassarne le difese immunitarie, minando la naturale resistenza alle infezioni respiratorie.
I risultati del test sono stati confrontati con quelli condotti su un gruppo di corridori che invece si allenava in campagna. Come era lecito aspettarsi, nei joggers urbani l’idrossiprolina urinaria era significativamente più elevata e, di conseguenza, il danno. "La ricerca si è occupata di persone che si allenano intensamente, non corridori professionisti ma poco meno" spiega il professor Paolo Orlando, ordinario di Programmazione e organizzazione sanitaria dell’Università di Genova e uno degli autori della ricerca. "In queste persone il contatto tra il tessuto polmonare e gli inquinanti è fino a cento volte superiore a quello di una persona che sui muova normalmente nel traffico". Particolare interessante, anche gli impianti sportivi cittadini (arene, campi sportivi) non vanno esenti dall’inquinamento e di questo dovrebbero tenere conto le amministrazioni cittadine, magari dotando gli impianti di barriere quali zone alberate, oppure prevedendole in aree di scarso traffico. L’NO2, peraltro, non è l’unico inquinante cittadino, il piombo è diminuito (del 50%) ma c’è ancora, poi soprattutto d’estate va considerato l’ozono, che ha la capacità di scatenare le allergie respiratorie e altri ancora (il particolato emesso dai motori diesel, per esempio). La lezione da trarre è semplice: correre fa bene, ma meglio nel posto giusto.

All’improvviso il cuore cede
La cosiddetta morte improvvisa è un evento non frequentissimo, ma che comunque non si può escludere, e che colpisce soprattutto i maschi fino a 35 anni di età. In linea di massima spingere l’organismo ai suoi limiti, soprattutto senza gradualità, può scatenare un’ischemia (ridotto afflusso di sangue al cuore) e di lì un infarto. In pratica può rendere manifesti dei piccoli guasti (per usare un termine medico si "slatentizzano") che in condizioni normali non si sarebbero mai rivelati. Per questo è fondamentale sottoporsi a una visita medico sportiva quando si decide di andare in palestra e, soprattutto, quando si decide di fare sul serio. Tuttavia si parla di morte improvvisa proprio perché si presenta in persone che non hanno i chiari segni di una cardiopatia. In questo caso la guida fondamentale sono i precedenti famigliari: se c’è stato qualche infarto, soprattutto in giovane età, tra i consanguinei, vale la pena di fare qualche indagine in più (al limite anche l’angiografia). L’eventuale individuazione di anomalie, peraltro, non è detto che comporti la cessazione dell’attività: basta calibrare lo sforzo alle reali condizioni della persona. Anche in questo caso, c’è peraltro una conclusione di fondo: non si deve mai sottovalutare la fatica, tantomeno cercare di sopprimerla (non bisogna pensare a "bombe" esoteriche: anche esagerare con la caffeina funge da doping) è un chiaro segnale che si è raggiunto il limite e che, quindi, occorre fermarsi. Anche senza strafare, se la stoffa c’è, il limite si sposta ogni volta di più.

Botte da orbi
I traumi sono certamente l’inconveniente più frequente in chi fa sport, a tutte le età. Basti pensare che negli Stati Uniti, e nei bambini e negli adolescenti (di solito meno delicati di adulti e anziani), il 35% di tutti gli incidenti è dovuto ad attività sportive e ricreative. Il che significa 4.379.000 lesioni l’anno, di cui 1.363.000 gravi (da frattura in su), nella fascia di età compresa tra 5 e 17 anni.
Per quanto riguarda distorsioni, lussazioni eccetera i punti più colpiti sono ginocchia e caviglie un po in tutti gli sport, ma in particolare nella corsa, nello sci, negli sport di contatto e combattimento. Non ci sono però soltanto questi incidenti "acuti". Sono sempre più diffusi i disturbi dovuti a microtraumi ripetuti, soprattutto a carico di tendini e legamenti. Un po come accade per alcuni disturbi occupazionali (cioè dovuti al lavoro), la costante ripetizione di un certo gesto che provoca una sollecitazione "al limite" di un organo conduce all’accumulo di questi mini danni che, alla fine, si traducono o in una lesione vera e propria o a uno stato infiammatorio che impedisce l’esecuzione di quel particolare movimento (o di altri). Perché capita soprattutto coi tendini è presto detto. Queste strutture non hanno una capacità di rigenerazione pari a quella , per esempio, della cute, così come non hanno la capacità di accrescimento e irrobustimento del muscolo. Spesso, dunque, alla ripetizione si associa il fatto che muscoli sviluppati esercitano una sollecitazione maggiore su strutture (i tendini appunto) che non si sono rafforzate di pari passo. Come montare il motore di una Formula 1 su di un’utilitaria. Per questo gli incidenti, di tutti i tipi, aumentano paradossalmente con l’aumentare dell’abilità, quindi del carico di lavoro e delle ore di allenamento.
Anche le articolazioni in sé risentono di un eccesso di attività, tanto che qualche studio ha portato l’attività fisica come uno dei possibili fattori che determinano l’artrosi. Secondo uno studio retrospettivo pubblicato l’anno scorso, negli uomini di età inferiore a 50 anni che hanno un’intensa attività fisica (correre per più di 30 chilometri la settimana, per esempio) comporta un rischio superiore per questa malattia.
Evitare questo genere di inconvenienti non è difficile, però. Intanto è bene orientarsi su attività armoniche, che non costringano a ripetere sempre gli stessi movimenti e, comunque, variare l’allenamento senza intestardirsi (Karate Kid è un film, anche se ben fatto, non un manuale di arti marziali). Poi, anche se può semrare superfluo, non riprendere mai gli allenamenti dopo una distorsione o una semplice tendinite (infiammazione) se non si è guariti completamente: nuove lesioni sono più facili se non si è ristabiliti al 100%. Senza contare il rischio che i disturbi divengano cronici.

Maurizio Imperiali


Fonti
Perdelli F; Gallelli G; Cristina ML; Sartini M; Panatto D; Reggiani E; Orlando P. Increased urinary excretion of hydroxyproline in runners training in urban areas. Arch Environ Health 2000 Nov-Dec;55(6):383-5.

Friedewald VE; Spence DW. Sudden cardiac death associated with exercise: the risk-benefit issue. Am J Cardiol 1990 Jul 15;66(2):183-8.

Cheng Y; Macera CA; Davis DR; Ainsworth BE; Troped PJ; Blair SN Physical activity and self-reported, physician-diagnosed osteoarthritis: is physical activity a risk factor? J Clin Epidemiol 2000 Mar 1;53(3):315-22.

Kannus P Etiology and pathophysiology of chronic tendon disorders in sports. Scand J Med Sci Sports 1997 Apr;7(2):78-85.

Johnson RJ. Sudden death during exercise. A cruel turn of events. Postgrad Med 1992 Aug;92(2):195-8, 201-2, 205-6.

Bijur PE; Trumble A; Harel Y; Overpeck MD; Jones D; Scheidt PC. Sports and recreation injuries in US children and adolescents. Arch Pediatr Adolesc Med 1995 Sep;149(9):1009-16.

Meeusen R; Borms J Gymnastic injuries. Sports Med 1992 May;13(5):337-56.
 

Approfondimenti
Il miglior sito per informarsi sui traumi da sport (inglese)
http://213.215.152.33/argomenti/prevenzione/attivita_fisica/attivita_fisica5.asp

11. I rischi dei 'ciclisti della domenica'

Il ciclismo, uno sport amatissimo in Italia, anche perché permette di stare all'aria aperta. Chi lo pratica con costanza non si ferma neanche di fronte alle intemperie invernali. Nonostante tutti gli specialisti siano concordi sul fatto che la bicicletta aiuti moltissimo a restare in forma, occorre anche fare attenzione. Dopo uretriti, prostatiti, disturbi neuropatici perineali, lesioni cutanee perineali, deficit erettile e perdita di sangue dall'uretra per i traumi provocati dal sellino, arriva il rischio priapismo. Si tratta dell'erezione spontanea del pene, che si protrae troppo a lungo, provocando dolore, in maniera indipendente dall'eccitazione sessuale.
A lanciare l'allarme è Aldo De Rose, urologo dell'università di Genova. Un problema, avverte, che riguarda solo i "ciclisti della domenica". I professionisti, infatti, sono più cauti e vengono sempre seguiti dal medico. "Cadendo di colpo sul sellino o sulla canna - spiega – esiste il pericolo della rottura dell'arteria cavernosa e, quindi, di un'emorragia all'interno dei corpi cavernosi. Chi ha avuto un trauma di questo tipo, ha una forma di priapismo, ma non avverte dolore".
Molti medici, non sapendolo, dicono al paziente di attendere che il problema sparisca da solo, mentre occorre un trattamento chirurgico specifico, con endoscopia dall'arteria femorale. "Si tratta di forme di priapismo che possono sorgere anche dopo alcuni giorni dal trauma".
La bici cela insidie anche per le donne: traumi vascolari possono causare la perdita di lubrificazione e di soddisfazione sessuale. Le precauzioni? Evitare di "lanciarsi" sulla canna della bicicletta con violenza e, nel caso, rivolgersi immediatamente a uno specialista.

http://www.staibene.it/staibene