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Corticosteroidi
aumentano rischio cataratta
Alte
dosi di corticosteroidi per controllare gli attacchi
d'asma aumentano del 70% il rischio di cataratta. E'
quanto e' emerso da un vasto studio condotto da Liam
Smeeth, presso la London School of Hygiene and
Tropical Medicine e riportato sulla rivista British
Journal of Ophthamology. Il nesso starebbe nel fatto
che gli steroidi, una volta in circolo nel sangue e
nel sistema linfatico, danneggiano le fibre
collagene e, quindi, anche il cristallino,
contribuendo alla sua opacizzazione fino alla
cataratta.
Lo scienziato ha esaminato 15 mila persone che
avevano avuto cataratta ed altrettante senza, tutte
sopra i 40 anni, confrontando i dati con la
frequenza dell'uso di corticosteroidi ed ha trovato
che tra coloro che avevano sviluppato la cataratta
ben l'11,4% aveva fatto uso di inalatori e 117
persone avevano usato inalatori ad alte dosi. Nel
gruppo di controllo invece solo il 7,6% aveva usato
inalatori e solo 43 persone ad alte dosi.
Il tipo di cataratta piu' frequente tra coloro che
usano gli inalatori di corticosteroidi e' la
cosiddetta forma posteriore subcapsulare che
interessa proprio la zona piu' vicina dietro
l'occhio dando forti problemi alla vista.
E' la prima volta che si mette in evidenza un
rapporto cosi' forte tra corticosteroidi ad alte
dosi e cataratta, spiegano gli esperti, ma questo
non vuole essere un messaggio agli asmatici di
sospendere le cure per controllare gli attacchi.
Invece queste persone dovrebbero consultare il
proprio medico e capire se possono usare dosi piu'
basse. In ogni caso, concludono, meglio la cataratta
che e' trattabile, che non riuscire a governare gli
attacchi che a volte possono essere fatali. (ANSA).
Fumo:
Ue, Da Ottobre 2004 Sui Pacchetti Anche Immagini
Shock
Bruxelles,
8 set. (Adnkronos) - Immagini shock dei danni
provocati dal fumo anche sui pacchetti del Vecchio
continente, gia' listati a lutto. Dal 1 ottobre
2004, infatti, i governi dell'Unione europea
potranno decidere l'adozione delle immagini per
rendere ancora piu' efficace la campagna
anti-tabacco. Ad annunciarlo e' stata la Commissione
europea, che oggi a Bruxelles ha emanato una
decisione in tale senso, nel quadro della direttiva
gia' in vigore dal 2001, per una piu' intensa
sensibilizzazione sui danni del fumo. Per scegliere
le immagini shock (che pero' non sono per ora
obbligatorie) i governi potranno attingere ad un
vasto archivio di immagini che la Commissione sta
gia' allestendo. Dal 30 settembre di quest'anno
invece, sempre all'interno della direttiva del 2001,
sara' definitivamente obbligatorio in tutta la Ue
dotare i pacchetti a caratteri neri su fondo bianco,
su una superficie di almeno il 30% della parte
anteriore del pacchetto di sigarette e almeno il 40%
del lato opposto, degli avvertimenti sulla
pericolosita' del fumo. Ad esempio, ''Fumare puo'
portare ad una morte lenta e dolorosa''. In totale
gli slogan che si dovranno apporre sui pacchetti
saranno 14. ''Noi dobbiamo trovare modi nuovi e - ha
commentato il commissario alla Salute, David Byrne -
per illustrare l'atroce verita' che la meta' di
tutti i fumatori morira' in seguito al consumo del
tabacco''. E a proposito dell'utilizzo di immagini
sui pacchetti (come gia' accade in Canada e Brasile)
''gli studi realizzati dimostrano che tali immagini
costituiscono uno dei modi di agire piu' efficaci in
assoluto''. Tra le illustrazioni di avvertimento, si
potranno ad esempio utilizzare foto di polmoni
malati o di persone colpite dal cancro in fase
avanzata. (Adnk/Adnkronos
Salute)
Medicina,
un enzima potrebbe predisporre il cancro al polmone
WASHINGTON
(Reuters) - Alcuni ricercatori israeliani hanno
annunciato di aver identificato una sostanza
naturalmente prodotta che potrebbe spiegare perché
solo alcuni fumatori si ammalano di tumore al
polmone.
I
fumatori con un basso livello di un particolare
enzima sono da cinque a 10 volte più a rischio di
sviluppare il cancro rispetto a quelli che ne hanno
i livelli alti, secondo quanto scoperto da un team
del Weizmann Institute di
Israele.
L'enzima
è stato chiamato OGG1 o 8-oxoguanine DNA
glycosylase 1. L'enzima fissa i danni fatti al Dna
dal fumo e altri stress ambientali ed è uno dei più
grandi gruppi di sostanze che riparano il corpo.
Scrivendo
sul Journal of the National Cancer Institute, Zvi
Livneh e i suoi colleghi hanno detto che il 40% dei
68 pazienti ammalati di tumore che hanno esaminato
hanno mostrato una bassa attività dell'enzima OGG1,
contro il 4% di un gruppo sano di 68 persone.
I
non fumatori con bassi livelli di OGG1 corrono alti
rischi di sviluppare un tumore al polmone, benché
in misure minore rispetto ai fumatori.
Il
tumore al polmone è fino ad ora il più grande
killer nel mondo e uccide un milione di persone ogni
anno.
Oltre
il 90% di tutti i pazienti malati di cancro al
polmone sono fumatori, ma solo il 10% dei forti
fumatori si ammala. Il fumo è anche la causa
principale di malattie cardiache e infarti.
I
ricercatori hanno detto che le scoperte hanno
bisogno di essere confermate in studi più ampi, ma
che possono condurre ad esami del sangue tramite i
quali i fumatori possono determinare il loro rischio
personale.
Quando
la fantasia è troppa, non c'è commento che regga....
XIV
LEGISLATURA
CAMERA DEI DEPUTATI
N. 3690
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PROPOSTA DI LEGGE
d'iniziativa dei deputati:
PERLINI, ZANELLA, PANIZ, MILANATO, VITALI,
AZZOLINI, COSSIGA, CALIGIURI, ARNOLDI, ZANETTIN,
PITTELLI, MARIO PEPE, MARRAS, SAVO, FRANCESCA
MARTINI, GIBELLI, GUIDO ROSSI, PAROLO, BERTOLINI,
CAMPA, BERTUCCI, COLUCCI, SANTORI, LA STARZA,
PERROTTA, MILANESE, ORICCHIO, GRILLINI, GIACOMO
VENTURA, CRAXI, BUEMI, DI GIOIA, PAPPATERRA,
BALDI, TARDITI, LAVAGNINI, NUVOLI, LUSSANA, ERCOLE,
MILIOTO, GROTTO, LETTIERI, RANIERI
Modifiche all'articolo 3 del decreto-legge 15
aprile 2002, n. 63, convertito, con modificazioni,
dalla legge 15 giugno 2002 n. 112, in materia di
agevolazione della diffusione di farmaci generici
Presentata il 19 febbraio 2003
XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 3690
PROPOSTA DI LEGGE
Art. 1.
1.
All'articolo 3 del decreto-legge 15 aprile 2002, n.
63, convertito, con modificazioni, dalla legge 15
giugno 2002, n. 112, dopo il comma 9 sono inseriti i
seguenti:
"9.1.
A decorrere dal 1^ ottobre 2003, il medico che
prescrive la somministrazione di un farmaco è
tenuto a specificare nella prescrizione la sigla
classificativa internazionale corrispondente alla
denominazione comune internazionale cosiddetta
"anatomico - terapeutico - chimica" (ATC),
seguita dal corrispondente nome chimico del
prodotto.
9.1.1.
Il farmacista è tenuto ad informare il richiedente
sui diversi farmaci che possono essere somministrati
al paziente, sulla base della prescrizione medica.
9.1.1.1.
Nel caso di violazione dell'obbligo di cui al comma
9.1, al medico si applica la sanzione amministrativa
del pagamento di una somma da 1.000 euro a 5.000
euro. In tale caso, il prefetto informa della
violazione il competente consiglio
dell'ordine".
Farmaci:
la proposta taglia-spesa delle Regioni
Un
nuovo tetto di spesa per tutti i farmaci a carico
dello Stato, con l'obbligo per le aziende di
abbassare i listini se si supera il budget. Un Fondo
per la ricerca pubblica alimentato dalle industrie.
Prezzo medio europeo da mandare in soffitta. Un
colpo d'accetta al co-marketing e ai brevetti. Giro
di vite per informazione e marketing. Revisione dei
margini a farmacisti e grossisti. E creazione
dell'«Agenzia nazionale dei medicinali». Ecco la
rivoluzione farmaceutica delle Regioni. Si chiama
«Un Patto per la farmaceutica»: altro non è che
una revisione da cima a fondo del settore. Lo
propongono i Governatori in un documento approvato
ieri e destinato ai ministri dell'Economia e della
Salute, Tremonti e Sirchia. Nonostante le manovre
degli ultimi due anni, si afferma, la spesa è
ancora fuori controllo. Cioè sopra il tetto fissato
annualmente. Manca «un effettivo governo del
settore», è la constatazione delle Regioni, e per
questo serve un accordo di stabilità bis. Di qui la
richiesta di arrivare a un «Patto sulla
farmaceutica» tra
Governo-Regioni-industrie-distribuzione (farmacie e
grossisti). Mettendo sul piatto praticamente tutto
quanto riguarda la filiera del farmaco: ricerca,
produzione, distribuzione, marketing, prescrizioni.
Una presa di posizione, quella delle Regioni, che
parte da una constatazione: se la spesa pubblica per
farmaci dal 1995 al 2002 è cresciuta da 5,1 a 11,7
miliardi (e da 10 a 17,6 miliardi la spesa totale),
non sono invece aumentati in «maniera simmetrica»
gli investimenti delle imprese in ricerca. Come dire
che la logica delle imprese sarebbe solo quella di
«massimizzare il profitto». Una logica che
andrebbe ribaltata, secondo le Regioni: poiché il
welfare farmaceutico è «finanziato da denaro
pubblico», va stabilito quanto (e come) debba
essere «restituito, almeno per quota parte, al
sistema-Paese» per investimento in R&S.
Insomma, quasi una dichiarazione di guerra. Con
questa ricetta. Freno alla spesa. Il tetto sarà
onnicomprensivo e riguarderà anche i farmaci
acquistati dagli ospedali o distribuiti dalle
strutture pubbliche. Dovrà essere fissato un tasso
annuo di crescita «compatibile». Ogni sei mesi se
ne verificherà la tenuta e, in caso di sfondamento,
si applicherebbero riduzioni di prezzo
proporzionali, che le aziende potrebbero spalmare
sui prodotti in portafoglio. Stretta alla
produzione. Co-marketing e brevetti complementari
sono un «improprio sostegno alla produzione», che
favoriscono la «pressione promozionale» e
impediscono «la tendenziale riduzione dei prezzi».
Dunque, vanno superati. Promuovendo le confezioni
«ottimali» per ciclo di terapia. Ricerca: pagano
le aziende. «È assolutamente prioritario e
indilazionabile», si afferma, promuovere una
ricerca applicata pubblica nei settori strategici
del farmaco. Si propone così un Fondo da finanziare
con le tariffe che le aziende versano per convegni,
pubblicità e immissione in commercio. Ma anche con
fondi da far pagare alle industrie se si supera il
tetto di spesa programmato. Prezzi: addio alla media
Ue. L'attuale media Ue dei prezzi non rappresenta
alcunchè e va «definitivamente superata». Per
orientarsi «prioritariamente» a un prezzo di
riferimento per categoria terapeutica omogenea,
senza oneri per gli assistiti e chiedendo alle
aziende di allineare i listini al valore-soglia.
Marketing: giro di vite. Va rafforzata
l'informazione «pubblica e indipendente» con un
progetto condiviso tra Governo e Regioni. Intanto si
chiede l'abolizione tout court dei mini-meeting, il
legame stretto tra convegni e formazione continua
dei medici, il rapporto «uno a uno» di informatori
e ricercatori nelle imprese, l'obbligo di inserire
gli informatori nella direzione medica e non in
quella marketing, l'eliminazione (o drastica
riduzione) di campioni gratuiti. Mordacchia alla
distribuzione. Obiettivo: rafforzare la
distribuzione diretta extra farmacie. Ma anche la
revisione della remunerazione dell'attività di
distribuzione. Ai farmacisti si lasciano più
margini nella sostituzione dei medicinali. E per le
imprese c'è una clausola-tagliola: se non si
impegnano a partecipare alle gare di Asl e ospedali
(con prezzo ridotto del 50%) rischiano di veder
uscire il proprio farmaco dalla rimborsabilità.
Un'Agenzia. L'«Agenzia nazionale» avrà le
competenze oggi sparse sul settore. Avrà un Cda di
5 persone, con un presidente nominato dall'Economia,
due membri dalle Regioni, e uno a testa da Salute e
Finanze.
(9
maggio 2003) Fonte: Roberto Turno (da Il Sole-24
Ore)
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