La Notizia - Archivio 2003


Corticosteroidi aumentano rischio cataratta

Alte dosi di corticosteroidi per controllare gli attacchi d'asma aumentano del 70% il rischio di cataratta. E' quanto e' emerso da un vasto studio condotto da Liam Smeeth, presso la London School of Hygiene and Tropical Medicine e riportato sulla rivista British Journal of Ophthamology. Il nesso starebbe nel fatto che gli steroidi, una volta in circolo nel sangue e nel sistema linfatico, danneggiano le fibre collagene e, quindi, anche il cristallino, contribuendo alla sua opacizzazione fino alla cataratta.
Lo scienziato ha esaminato 15 mila persone che avevano avuto cataratta ed altrettante senza, tutte sopra i 40 anni, confrontando i dati con la frequenza dell'uso di corticosteroidi ed ha trovato che tra coloro che avevano sviluppato la cataratta ben l'11,4% aveva fatto uso di inalatori e 117 persone avevano usato inalatori ad alte dosi. Nel gruppo di controllo invece solo il 7,6% aveva usato inalatori e solo 43 persone ad alte dosi.
Il tipo di cataratta piu' frequente tra coloro che usano gli inalatori di corticosteroidi e' la cosiddetta forma posteriore subcapsulare che interessa proprio la zona piu' vicina dietro l'occhio dando forti problemi alla vista.
E' la prima volta che si mette in evidenza un rapporto cosi' forte tra corticosteroidi ad alte dosi e cataratta, spiegano gli esperti, ma questo non vuole essere un messaggio agli asmatici di sospendere le cure per controllare gli attacchi. Invece queste persone dovrebbero consultare il proprio medico e capire se possono usare dosi piu' basse. In ogni caso, concludono, meglio la cataratta che e' trattabile, che non riuscire a governare gli attacchi che a volte possono essere fatali. (ANSA).

Fumo: Ue, Da Ottobre 2004 Sui Pacchetti Anche Immagini Shock

Bruxelles, 8 set. (Adnkronos) - Immagini shock dei danni provocati dal fumo anche sui pacchetti del Vecchio continente, gia' listati a lutto. Dal 1 ottobre 2004, infatti, i governi dell'Unione europea potranno decidere l'adozione delle immagini per rendere ancora piu' efficace la campagna anti-tabacco. Ad annunciarlo e' stata la Commissione europea, che oggi a Bruxelles ha emanato una decisione in tale senso, nel quadro della direttiva gia' in vigore dal 2001, per una piu' intensa sensibilizzazione sui danni del fumo. Per scegliere le immagini shock (che pero' non sono per ora obbligatorie) i governi potranno attingere ad un vasto archivio di immagini che la Commissione sta gia' allestendo. Dal 30 settembre di quest'anno invece, sempre all'interno della direttiva del 2001, sara' definitivamente obbligatorio in tutta la Ue dotare i pacchetti a caratteri neri su fondo bianco, su una superficie di almeno il 30% della parte anteriore del pacchetto di sigarette e almeno il 40% del lato opposto, degli avvertimenti sulla pericolosita' del fumo. Ad esempio, ''Fumare puo' portare ad una morte lenta e dolorosa''. In totale gli slogan che si dovranno apporre sui pacchetti saranno 14. ''Noi dobbiamo trovare modi nuovi e - ha commentato il commissario alla Salute, David Byrne - per illustrare l'atroce verita' che la meta' di tutti i fumatori morira' in seguito al consumo del tabacco''. E a proposito dell'utilizzo di immagini sui pacchetti (come gia' accade in Canada e Brasile) ''gli studi realizzati dimostrano che tali immagini costituiscono uno dei modi di agire piu' efficaci in assoluto''. Tra le illustrazioni di avvertimento, si potranno ad esempio utilizzare foto di polmoni malati o di persone colpite dal cancro in fase avanzata. (Adnk/Adnkronos Salute)

Medicina, un enzima potrebbe predisporre il cancro al polmone

WASHINGTON (Reuters) - Alcuni ricercatori israeliani hanno annunciato di aver identificato una sostanza naturalmente prodotta che potrebbe spiegare perché solo alcuni fumatori si ammalano di tumore al polmone.

I fumatori con un basso livello di un particolare enzima sono da cinque a 10 volte più a rischio di sviluppare il cancro rispetto a quelli che ne hanno i livelli alti, secondo quanto scoperto da un team del Weizmann Institute di Israele.

L'enzima è stato chiamato OGG1 o 8-oxoguanine DNA glycosylase 1. L'enzima fissa i danni fatti al Dna dal fumo e altri stress ambientali ed è uno dei più grandi gruppi di sostanze che riparano il corpo.

Scrivendo sul Journal of the National Cancer Institute, Zvi Livneh e i suoi colleghi hanno detto che il 40% dei 68 pazienti ammalati di tumore che hanno esaminato hanno mostrato una bassa attività dell'enzima OGG1, contro il 4% di un gruppo sano di 68 persone.

I non fumatori con bassi livelli di OGG1 corrono alti rischi di sviluppare un tumore al polmone, benché in misure minore rispetto ai fumatori.

Il tumore al polmone è fino ad ora il più grande killer nel mondo e uccide un milione di persone ogni anno.

Oltre il 90% di tutti i pazienti malati di cancro al polmone sono fumatori, ma solo il 10% dei forti fumatori si ammala. Il fumo è anche la causa principale di malattie cardiache e infarti.

I ricercatori hanno detto che le scoperte hanno bisogno di essere confermate in studi più ampi, ma che possono condurre ad esami del sangue tramite i quali i fumatori possono determinare il loro rischio personale.

Quando la fantasia è troppa, non c'è commento che regga....

 

XIV LEGISLATURA
CAMERA DEI DEPUTATI

   N. 3690


PROPOSTA DI LEGGE
d'iniziativa dei deputati:
PERLINI, ZANELLA, PANIZ, MILANATO, VITALI, AZZOLINI, COSSIGA, CALIGIURI, ARNOLDI, ZANETTIN, PITTELLI, MARIO PEPE, MARRAS, SAVO, FRANCESCA MARTINI, GIBELLI, GUIDO ROSSI, PAROLO, BERTOLINI, CAMPA, BERTUCCI, COLUCCI, SANTORI, LA STARZA, PERROTTA, MILANESE, ORICCHIO, GRILLINI, GIACOMO VENTURA, CRAXI, BUEMI, DI GIOIA, PAPPATERRA, BALDI, TARDITI, LAVAGNINI, NUVOLI, LUSSANA, ERCOLE, MILIOTO, GROTTO, LETTIERI, RANIERI

Modifiche all'articolo 3 del decreto-legge 15 aprile 2002, n. 63, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 giugno 2002 n. 112, in materia di agevolazione della diffusione di farmaci generici

Presentata il 19 febbraio 2003

XIV LEGISLATURA
PROGETTO DI LEGGE - N. 3690


PROPOSTA DI LEGGE

Art. 1.
        1. All'articolo 3 del decreto-legge 15 aprile 2002, n. 63, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 giugno 2002, n. 112, dopo il comma 9 sono inseriti i seguenti:

        "9.1. A decorrere dal 1^ ottobre 2003, il medico che prescrive la somministrazione di un farmaco è tenuto a specificare nella prescrizione la sigla classificativa internazionale corrispondente alla denominazione comune internazionale cosiddetta "anatomico - terapeutico - chimica" (ATC), seguita dal corrispondente nome chimico del prodotto.
            9.1.1. Il farmacista è tenuto ad informare il richiedente sui diversi farmaci che possono essere somministrati al paziente, sulla base della prescrizione medica.
            9.1.1.1. Nel caso di violazione dell'obbligo di cui al comma 9.1, al medico si applica la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 1.000 euro a 5.000 euro. In tale caso, il prefetto informa della violazione il competente consiglio dell'ordine".



Farmaci: la proposta taglia-spesa delle Regioni 

Un nuovo tetto di spesa per tutti i farmaci a carico dello Stato, con l'obbligo per le aziende di abbassare i listini se si supera il budget. Un Fondo per la ricerca pubblica alimentato dalle industrie. Prezzo medio europeo da mandare in soffitta. Un colpo d'accetta al co-marketing e ai brevetti. Giro di vite per informazione e marketing. Revisione dei margini a farmacisti e grossisti. E creazione dell'«Agenzia nazionale dei medicinali». Ecco la rivoluzione farmaceutica delle Regioni. Si chiama «Un Patto per la farmaceutica»: altro non è che una revisione da cima a fondo del settore. Lo propongono i Governatori in un documento approvato ieri e destinato ai ministri dell'Economia e della Salute, Tremonti e Sirchia. Nonostante le manovre degli ultimi due anni, si afferma, la spesa è ancora fuori controllo. Cioè sopra il tetto fissato annualmente. Manca «un effettivo governo del settore», è la constatazione delle Regioni, e per questo serve un accordo di stabilità bis. Di qui la richiesta di arrivare a un «Patto sulla farmaceutica» tra Governo-Regioni-industrie-distribuzione (farmacie e grossisti). Mettendo sul piatto praticamente tutto quanto riguarda la filiera del farmaco: ricerca, produzione, distribuzione, marketing, prescrizioni. Una presa di posizione, quella delle Regioni, che parte da una constatazione: se la spesa pubblica per farmaci dal 1995 al 2002 è cresciuta da 5,1 a 11,7 miliardi (e da 10 a 17,6 miliardi la spesa totale), non sono invece aumentati in «maniera simmetrica» gli investimenti delle imprese in ricerca. Come dire che la logica delle imprese sarebbe solo quella di «massimizzare il profitto». Una logica che andrebbe ribaltata, secondo le Regioni: poiché il welfare farmaceutico è «finanziato da denaro pubblico», va stabilito quanto (e come) debba essere «restituito, almeno per quota parte, al sistema-Paese» per investimento in R&S. Insomma, quasi una dichiarazione di guerra. Con questa ricetta. Freno alla spesa. Il tetto sarà onnicomprensivo e riguarderà anche i farmaci acquistati dagli ospedali o distribuiti dalle strutture pubbliche. Dovrà essere fissato un tasso annuo di crescita «compatibile». Ogni sei mesi se ne verificherà la tenuta e, in caso di sfondamento, si applicherebbero riduzioni di prezzo proporzionali, che le aziende potrebbero spalmare sui prodotti in portafoglio. Stretta alla produzione. Co-marketing e brevetti complementari sono un «improprio sostegno alla produzione», che favoriscono la «pressione promozionale» e impediscono «la tendenziale riduzione dei prezzi». Dunque, vanno superati. Promuovendo le confezioni «ottimali» per ciclo di terapia. Ricerca: pagano le aziende. «È assolutamente prioritario e indilazionabile», si afferma, promuovere una ricerca applicata pubblica nei settori strategici del farmaco. Si propone così un Fondo da finanziare con le tariffe che le aziende versano per convegni, pubblicità e immissione in commercio. Ma anche con fondi da far pagare alle industrie se si supera il tetto di spesa programmato. Prezzi: addio alla media Ue. L'attuale media Ue dei prezzi non rappresenta alcunchè e va «definitivamente superata». Per orientarsi «prioritariamente» a un prezzo di riferimento per categoria terapeutica omogenea, senza oneri per gli assistiti e chiedendo alle aziende di allineare i listini al valore-soglia. Marketing: giro di vite. Va rafforzata l'informazione «pubblica e indipendente» con un progetto condiviso tra Governo e Regioni. Intanto si chiede l'abolizione tout court dei mini-meeting, il legame stretto tra convegni e formazione continua dei medici, il rapporto «uno a uno» di informatori e ricercatori nelle imprese, l'obbligo di inserire gli informatori nella direzione medica e non in quella marketing, l'eliminazione (o drastica riduzione) di campioni gratuiti. Mordacchia alla distribuzione. Obiettivo: rafforzare la distribuzione diretta extra farmacie. Ma anche la revisione della remunerazione dell'attività di distribuzione. Ai farmacisti si lasciano più margini nella sostituzione dei medicinali. E per le imprese c'è una clausola-tagliola: se non si impegnano a partecipare alle gare di Asl e ospedali (con prezzo ridotto del 50%) rischiano di veder uscire il proprio farmaco dalla rimborsabilità. Un'Agenzia. L'«Agenzia nazionale» avrà le competenze oggi sparse sul settore. Avrà un Cda di 5 persone, con un presidente nominato dall'Economia, due membri dalle Regioni, e uno a testa da Salute e Finanze. 

(9 maggio 2003) Fonte: Roberto Turno (da Il Sole-24 Ore)