Caso clinico n. 2 - Giovane donna di 30 anni con transaminasi “mosse”

Anamnesi patologica remota
Nata a termine da parto eutocico, allattamento materno, divezzamento a 5 mesi. Sviluppo psicosomatico regolare; menarca a 12 anni, cicli mestruali regolari, piuttosto abbondanti.
Ha praticato le vaccinazioni obbligatorie dell’infanzia. Rosolia a 6 anni, episodi saltuari di faringotonsillite nella seconda infanzia. Appetito normale, potus regolare, non  fuma, beve alcoolici solo saltuariamente.
Diuresi e minzione regolari; alvo irregolare, tendenzialmente stitico.

Anamnesi patologica prossima
La paziente, in trattamento continuativo da circa tre anni con estroprogestinici a scopo contraccettivo, eseguiva controlli ematochimici periodici che evidenziavano una lieve, ricorrente anemia ipocromica microcitica da carenza marziale. Brevi trattamenti (5-10 fiale ev. con ferrigluconato 1-2 volte/anno) riportavano i parametri ematochimici nella normalità. La ricerca del sangue occulto fecale in tre controlli successivi aveva esito negativo ed una ecografia pelvica risultava nella norma. Ritenni presumibile attribuire la ciclica comparsa della modesta carenza marziale al flusso mestruale che la paziente riferiva sempre particolarmente abbondante.
Circa un anno fa, in occasione di uno dei controlli routinari, oltre alla consueta modesta anemia da carenza marziale la paziente presentò anche “movimento delle transaminasi”.
L’esame obiettivo risultava del tutto normale; la ricerca dei markers della virus epatite e degli anticorpi antivirus epatotropi diede esito negativo ed una ecografia dell’alto addome risulto’ normale.
In assenza di reperti anamnestici ed obiettivi che potessero indirizzare il sospetto clinico verso una particolare diagnosi (ad es.obesità, abuso alcolico, patologie cardiache / polmonari / muscolari, emopatie, collagenopatie, vasculiti, etc) ipotizzai una leggera sofferenza epatica da farmaci (estroprogestinici).
La sospensione del trattamento con estroprogestinici, accompagnata da una dieta ipolipidica (ev.sfumata steatosi?) non modificò però il quadro bioumorale al controllo successivo;di conseguenza attivai una consulenza specialistica gastroenterologica.
La ripetizione in ambiente ospedaliero degli accertamenti già da me effettuati confermò gli stessi risultati negativi, ma la persistenza delle alterazioni ematiche ad un controllo successivo eseguito a distanza di qualche mese, mi convinse a ricorrere ad una ulteriore consulenza specialistica.
In questa occasione fra gli accertamenti eseguiti furono ricercati anche gli AGA ed EMA che risultarono positivi; una successiva  indagine endoscopica, accompagnata da prelievi bioptici multipli, confermò la diagnosi di celiachia.
La paziente iniziò quindi una dieta priva di glutine  ed i successivi controlli ematochimici andarono progressivamente a normalizzarsi.

Considerazioni conclusive 
Questa esperienza clinica personale conferma l’orientamento più attuale della letteratura che considera le forme tipiche di celiachia, solitamente diagnosticate in età pediatrica, solo la “punta dell’iceberg”. La maggior parte dei casi con sintomatologia sfumata, manifestazioni atipiche oppure ad esordio tardivo, sfuggono spesso alla diagnosi e passano dalla sfera di competenza del pediatra a quella del medico di medicina generale, il quale deve quindi abituarsi a considerare anche la celiachia nella diagnosi differenziale di  quadri clinici che con le classiche manifestazioni della malattia hanno poco o nulla a che vedere (alopecia, anemia sideropenica, stomatite recidivante, dermatite erpetiforme, osteoporosi, aborti ripetuti, ipoplasia dello smalto dentale, crisi epilettiche, colon irritabile, dispepsia). 
La mancata diagnosi espone, oltretutto, il paziente ad un aumentato rischio di neoplasia (linfoma intestinale).
La ricerca degli anticorpi anti-gliadina (AGA) ed anti endomisio (EMA) va sistematicamente attuata nei casi di sospetta celiachia. Recentemente si è resa disponibile anche la ricerca degli anticorpi antiglutaminasi (sensibili, specifici e meno costosi dei precedenti). 
In caso di positività della ricerca anticorpale, la diagnosi deve essere confermata dalla biopsia intestinale.
La terapia dietetica porterà successivamente alla progressiva negativizzazione degli anticorpi.
Il follow up della malattia potrà essere realizzato semplicemente attraverso controlli successivi degli anticorpi, senza la necessità di ripetere l’endoscopia con biopsia.

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