Notizie Brevi   

L'ANZIANO Terza parte
 

CARDIOPATIA ISCHEMICA

 

La patologia ischemica diventa sempre più un retaggio delle donne anziane, che sopravvivono maggiormente e portano con loro il carico di una patologia degenerativa ingravescente grazie alla concomitante presenza nel tempo di fattori di rischio quali ad esempio il diabete, ipertensione arteriosa e dislipidemia.

Il diffondersi delle metodiche invasive come la coronarografie e di approcci terapeutici come l’angioplastica con applicazione degli stent ha fatto sì che si sia arrivati a correggere delle situazioni anatomiche patologiche che erano impensabili fino a ieri.

La domanda che ci si pone è quali possano essere i vantaggi in termini di qualità di vita  e di eventi maggiori impostando una terapia medica piuttosto che invasiva.

A tal proposto il Dr. Macchi dell’H. S. Raffaele di Milano ( Segrate) ci ha illustrato i risultati di un lavoro apparso su Lancet nel 2001, lo studio TIME, che ha analizzato i vantaggi sugli end point suddetti delle due terapie: medica vs emodinamica/chirurgica   su 305 pz. affetti da angina cronica > di 75 aa .

I risultati migliori si sono ottenuti con la tecnica invasiva con un > rischio di mortalità nelle fasi iniziali  ma con una riduzione degli eventi maggiori sul lungo termine. Inoltre 1/3 dei pz. sottoposti a terapia medica venivano in un secondo tempo convogliati alla PTCA o al by pass.

In termini pratici  si è puntato molto sulla stratificazione del rischio  mediante metodiche non invasive e scelte in funzione delle attività fisiche + o – stressanti: test da sforzo al cicloergometro o alla pedana mobile; per chi non è in grado di svolgere att. fisica  è indicata l’ecocardiografia con stress farmacologico ( da preferire la dobutamina che aumenta il lavoro cardiaco, anziché il dipiridamolo che crea un furto verso i territori sani in qualità di vasodilatatore e che può favorire crisi asmatiche)

La scintigrafia miocardia sotto sforzo ha una maggiore sensibilità a differenza della tecnica ecocardiografica che peraltro è più specifica, è meno costosa e più ecologica.

Per ultima va diffondendosi la TAC coronaria con una buona possibilità di ricostruzione del circolo coronario e con minor utilizzo di mezzo di contrasto prospettiva a cui ambire vista l’età dei pazienti che stiamo  considerando e il rischi di insufficienza renale.

La conclusione di tale relazione è stata di stratificare il pz. prima  di sottoporlo alla rivascolarizzazione continuando a trattarli a livello di principali fattori di rischio.

La rivascolarizzazione in acuto è da preferire alla trombolisi.