Linee guida NICE per le malattie croniche renali
Linee Guida per il trattamento della IPB
Considerazioni estratte da “Linee Guida per la diagnosi e Trattamento della IPB”
American Urological Association 2003 - Associazione Urologi Italiani 2004
L’ipertrofia prostatica benigna rappresenta una definizione istologica ma clinicamente è caratterizzata da una sintomatologia a carico del tratto urinario inferiore, definita LUTS dall’acronimo inglese di Low urinary tract symtoms. La sintomatologia ne permette una stadiazione clinica utile per la scelta terapeutica. Ogni stadio non va considerato come un “contenitore” chiuso ma rappresenta un continuum sintomatologico, tipicamente espressione di una patologia evolutiva.
Stadio 1:
Solo lieve sintomatologia irritativa
· pollachiuria, nicturia 1v, urgenza lieve
· assenza di RV
· getto orinario valido
ATTESA VIGILE (+ ev. FITOTERAPIA)
Stadio 2:
Sintomi ostruttivi con o senza sintomi irritativi
· calo del getto orinario, minzione in 2 tempi
· iniziale RV post minzionale
TERAPIA MEDICA e/o FITOTERAPIA
Stadio 3:
stadio delle complicanze
· Elevato RV
· Sintomatologia “invalidante”
· marcate difficoltà nel getto minzionale
TERAPIA CHIRURGICA
1. STEP: Terapia medica o astensionistica?
2. STEP: Quale Farmaco di prima scelta, Alfalitico o Inibitore 5a reduttasi?
3. STEP: Quando una terapia medica combinata o chirurgica?
Vigile attesa
Un’attesa è ampiamente giustificata dalla stabilizzazione o dal miglioramento sintomatologico di almeno il 40% dei casi in primo stadio. Alcuni consigli pratici e norme igienico sanitarie possono essere d’aiuto: non assumere liquidi né farmaci diuretici prima di coricarsi, abolire le bevande alcoliche, il caffè e i cibi speziati, incentivare una moderata attività sportiva, evitare lunghi periodi di sedentarietà, l’uso della bicicletta e della moto.
Può essere indicata una fitoterapia che pur in assenza di studi randomizzati (Serenoa Repens o Beta-sitestorolo), induce un lieve miglioramento sintomatologico, giustificata anche dagli scarsi effetti collaterali. Non va dimenticato che la sintomatologia disurica può essere talvolta fortemente condizionata da situazioni emotive e patologie concomitanti
Terapia medica
Le terapie mediche della IPB comprendono gli alfa-litici selettivi, gli inibitori della 5a reduttasi e i fitofarmaci. Le terapie mediche non sono efficaci come quella chirurgica ma assicurano un discreto sollievo della sintomatologia, rallentano la progressione della malattia e la comparsa delle sue complicanze, allontanando il momento operatorio, riducono l’incidenza di eventi avversi (ritenzione acuta d’orina) e talvolta sono in grado di stabilizzare la malattia anche per lunghi periodi
A - Tutti gli alfa1 litici sono ugualmente utili nel contrastare la sintomatologia disurica per presentando lievi differenze di tollerabilità individuali e maggiori differenze in termini di costo terapia.
Gli effetti collaterali comuni sono rappresentati da
Ipotensione (specie posturale), capogiri, vertigini, eiaculazione retrograda, affaticabilità, edema malleolare e congestione nasale, aritmia cardiaca.
Tutti gli alfa-1-litici vengono assunti per os in un’unica somministrazione giornaliera.
L’alfuzosina è presente in Italia in formulazione da 10 mg monosomministrazione, oppure 2,5
mg x 3/die; quest’ultimo dosaggio va utilizzato in pazienti con compromissione epatica oppure quando sia necessaria un’azione di breve durata (per es. solo durante le ore notturne, per non interferire con la terapia diurna, somministrando 1 sola cp serale)
Terazosina e doxazosina necessitano di titolazione della dose, mentre tamsulosin e alfuzosina possono essere prescritti a dose piena fin dall’inizio del trattamento.
Alfusozina
Esiste in duplice formulazione: 10 mg retard e 2.5 mg con emivita di 6 ore
Terazosina
Effetto dose-dipendente (necessaria titolazione)
Tamsulosin
Negli studi presenta il minor effetto ipotensivo ed è stata studiata in associazione con gli inibitori della PDE5
Doxazosina
Effetto dose dipendente (necessaria titolazione)
Presenta la minor selettività sui recettori alfa-1 vescicali. Maggior effetto ipotensivizzante per l’ azione sui vasi sistemici. Maggior rischio di insufficienza cardiaca nei soggetti cardiopatici
Prazosina e Fenossibenzamina non vengono più usati non essendo selettivi
Gli inibitori della 5a-reduttasi (finasteride e dutasteride) costituiscono un trattamento appropriato ed efficace nei pazienti affetti da LUTS con evidente aumento delle dimensioni prostatiche. Essi hanno dimostrato la capacità di ridurre le dimensioni prostatiche rallentando la progressione della malattia, riducendo anche il rischio di ritenzione acuta d’orina e l’ematuria di origine prostato-vescicolare. Necessitano di almeno 6 mesi di trattamento e, pur riducendo fino al 50% il valore iniziale del PSA indipendentemente dall’età del soggetto e del valore iniziale, non sembrano mascherare la diagnosi di un eventuale carcinoma prostatico
Non esistono evidenze a tutt’oggi differenze significative fra i due farmaci
Posologia monodose giornaliera.
Effetti collaterali simili sulla sfera sessuale: calo dell’erezione, della libido e dell’eiaculazione.
Alfa-litici e inibitori della 5alfa-reduttasi possono anche essere utilizzati in associazione per
sfruttare l’azione sinergica sulla muscolatura liscia e sull’epitelio ghiandolare
La terapia combinata è un’opzione terapeutica da considerare per il trattamento dei pazienti con LUTS/IPB ad alto rischio di progressione cioè in presenza di volume prostatico >40ml e PSA >4ng/ml.
Terapia con Fitofarmaci e altro
Studi di breve durata e di numerosità ridotta indicano che Serenoa repens, Pygeum
africanum e Mepartricina potrebbero avere un’efficacia clinica nei pazienti con LUTS/IPB; resta
tuttavia in gran parte sconosciuto il loro meccanismo d’azione e sono necessari ulteriori
studi randomizzati e controllati verso placebo, di durata e numerosità adeguata, per
confermarne l’efficacia
PSA nella diagnostica della IPB
E’ utile chiarire l’utilità ed il possibile utilizzo del PSA nei pazienti affetti da LUTS correlati
all’Ipertrofia Prostatica Benigna (IPB). Non esiste una uniformità di comportamento a tale
proposito anche nelle varie Linee Guida finora pubblicate [1] tuttavia vi è un vasto, se non totale consenso, sul fatto che, analogamente a quanto proposto in tema di Neoplasia Prostatica, non debba essere effettuato in pazienti con aspettativa di vita inferiore a 10 anni e comunque previo consenso del paziente, che deve essere informato sulle ripercussioni connesse all’esito di tale esame ed alle eventuali implicazioni terapeutiche e/o di monitoraggio (eventuale necessità di biopsia prostatica anche ripetibile; ripetizione periodica dello stesso esame; riscontro di neoplasia prostatica occasionale e non clinicamente significative).
Poiché è stata stabilita una relazione fra volume prostatico e PSA nei pazienti affetti da IPB risulta utile valutare tale parametro, ed il suo monitoraggio può aiutare nel prevedere l’evoluzione clinica in tale gruppo di pazienti.
Particolarmente interessanti risultano essere a tale riguardo i dati relativi ad alcuni studi
clinici randomizzati che hanno evidenziato come il valore del PSA basale ed il volume prostatico
(VP) risultino essere i migliori indici predittivi di Ritenzione Urinaria Acuta (RAU) e di
necessità di terapia disostruttiva [7-9]. In tali studi i pazienti del gruppo placebo avevano una
incidenza di AUR a 4 anni di circa il 7.6 % con PSA basale superiore a 3.2 ng/ml mentre tale
incidenza scendeva a 1.4% con PSA inferiore a 1.4 ng/mL. Estrapolando altri dati da questi
lavori, si evinceva inoltre che nessun ulteriore parametro (uroflussometria, score minzionale, valutazione residuo minzionale, età) aveva miglior significato e che il PSA basale era inoltre il miglior indice predittivo di futuro incremento volumetrico prostatico (PSA >2ng/mL) e di peggioramento dei dati flussometrici e del symptom-score [10-12].
La logica conclusione era che, poiché il PSA basale è un forte indice predittivo di
incremento volumetrico prostatico nei pazienti affetti da IPB ed il VP è un fattore di rischio
per RAU e BPH related-surgery (se maggiore di 40 cc), il PSA può essere di grande aiuto per
eventuali decisioni terapeutiche mediche e/o chirurgiche. La Commissione tuttavia, in base ai
risultati della Consensus Conference (VEDI APPENDICE 9.9.) ed in assenza di una
letteratura adeguata, ritiene che i limiti al dosaggio della glicoproteina ritenuti validi per il
carcinoma prostatico (10 anni di aspettativa di vita e necessità di una esaustiva informazione)
lo siano anche per l’utilizzo del PSA come indice predittivo di progressione dell’IPB.
TABELLA 1 -
|
Comparazione dei costi degli alfa litici e degli inibitori della 5°-Reduttasi |
|
Molecola |
Nome commerciale |
N. compresse
per confezione |
Costo confezione Aggiornam. Gen 2007 |
Costo giornaliero Aggiornam. Dic 2006 |
|
ALFUZOSINA |
Xatral, Mittoval |
30 cpr da 10 mg |
26.17 |
0.87 €/die |
|
TERAZOSINA |
Farmaco Generico |
10 cpr da 2 mg
14 cpr da 5 mg |
3.25
5.31 |
0.32 €/die
0.37 €/die |
|
DOXAZOSINA |
Benur |
20 cpr da 4 mg |
16.43 |
0.82 €/die
* 0.41 €/die |
|
TAMLUSOSIN |
Farmaco Generico |
20 cps da 0.4 mg |
10.83 |
0.54 €/die |
|
FINASTERIDE |
Proscar, Finastid |
15 cpr da 5 mg |
17,24 |
1.14 €/die |
|
DUTASTERIDE |
Avodart |
30 cpr da 0.5 mg |
27,94 |
0.93 €/die |
|
NOTE: Costi aggiornati al Gennaio 2007 – Nel caso di co-marketing viene valutato il farmaco al costo minore
* Quando usato ad un dosaggio di 2 mg/die come dose iniziale.
Altri nomi commerciali della Doxazosina non hanno indicazione in scheda tecnica al trattamento della IPB |

TABELLA 2 – Comparazione clinica fra le due principali classi farmacologiche: Gli alfa litici (Terazosina, Tamsulosina, Alfuzosina, Doxazosina) e gli inibitori della 5alfa-reduttasi (Finasteride e Dutasteride)