Le novita' dell'ultimo anno nell'ipertensione arteriosa
Bryan Williams, MD J Am Coll Cardiol, 2010; 55:65-73
Il
2008 è stato un anno straordinario per il numero
di lavori che sono stati pubblicati sui grandi
trial clinici che hanno testato diversi farmaci
antiipertensivi. Conseguentemente, la presente
revisione della ricerca dell'ultimo anno sarà
focalizzata principalmente sui risultati di questi
trial clinici e sul loro possibile impatto sulle
future linee guida per il trattamento
dell'ipertensione. Tuttavia, vi sono stati anche
lavori importanti sull'impatto globale
dell'ipertensione, sulle raccomandazioni per la
misurazione domiciliare dei valori pressori, sul
ruolo dei fattori nutrizionali nell'incidenza
dell'ipertensione, sull'ipertensione resistente
alle terapie e sulle strategie di trattamento
volte a migliorare il controllo pressorio in
generale.
Un
anno è lungo tanto quanto questo articolo. E come
questo articolo è diviso in ..mesi: se un mese non
lo vuoi ricordare, passa oltre. Un anno dopo,
poi, può capitare che consideri non così
importanti certi eventi/studi passati o che non
credi a certe promesse future; e le riflessioni
personali dell’autore sono veramente stimolanti in
merito. E, come sempre, finisci per pensare che
non tutto è da buttare, ma non tutto da ricordare
e aspetti fiducioso che l’anno nuovo porti vita
nuova attraverso studi da cui evidenze nuove per
dirimere dubbi vecchi. Ma, sarà un caso che la mia
compagna radio sta mandando in onda “ l’anno che
sta arrivando fra un anno finirà”? ( Bibliografia
di riferimento : Lucio Dalla)
Buona
lettura Enzo Pirrotta
Leggi
l'articolo >
Le correlazioni fra stress emotivo
e SCA chiamano in causa mediatori di infiammazione
e vasocostrizione
Ute
Wilbert-Lampen et al.
-
J Am
Coll Cardiol 2010 55: 637-642
Wilbert-Lampen e colleghi hanno
documentato un incremento del tasso di sindromi
coronariche acute (SCA) durante il Campionato del
Mondo del 2006. Per questo lavoro, gli autori
hanno dosato i livelli sierici di: CD40L solubile
(sCD40L),
vascular cell
adhesion molecule
solubile (sVCAM)-1,
monocyte
chemoattractant protein
(MCP)-1,
tumor necrosis
factor (TNF)-alfa,
proteina C-reattiva ad alta sensibilità,
regulated
on activation normal T-cell expressed and secreted
(RANTES) ed endotelina (ET)-1 nei pazienti che
hanno presentato una SCA durante il Campionato del
Mondo e li hanno confrontati con i livelli sierici
di pazienti che presentavano una SCA non associata
con uno stress emotivo e con quelli di volontari
sani. I livelli sierici di sCD40L, sVCAM-1, MCP-1,
TNF-alfa ed ET-1 sono risultati tutti
significativamente più elevati nei pazienti
studiati rispetto ai gruppi di controllo. La
SCA indotta da uno stress emotivo si associa a un
notevole incremento dei mediatori di infiammazione
e vasocostrizione.
Commento di Enzo Pirrotta >
Risultati contraddittori per il
trattamento dello scompenso cardiaco guidato dai
valori dell’NT-proBNP
Cardiomiopatia indotta dalle antracicline
Leggi gli abstracts >
Commento di Enzo Pirrotta
Sullo scompenso cardiaco si può trovare in
letteratura una miniera di articoli relativi a
più o meno a nuovi modelli gestionali, indicazioni
o procedure che si trasformano poi in
raccomandazioni , talora con risvolti
involontariamente ironici : penso alle HF Pocket
Guidelines ESC trying to make your life.. easier.
Anche queste due comunicazioni apparentemente ci
complicano la vita ma potrebbero finire per
semplificarcela (!?) se solo lasciassimo perdere
tutte le sovrastrutture e ci concentrassimo a
perseguire il trattamento intensivo e precoce con
i moderni farmaci di tutti i casi di SC, anche
quelli indotti dalle antracicline.
Effetti positivi di una terapia
ipolipemizzante intensiva oltre i benefici in
termini di riduzione del primo evento
Riduzione del primo evento e degli
eventi successivi con l’atorvastatina nel trial
PROVE IT-TIMI 22
Una terapia con statine ad alta
dose è particolarmente utile nei pazienti post-PCI
Leggi gli abstracts >
Leggi il commento di Enzo Pirrotta >
La TRC può migliorare la prognosi in
pazienti in classe funzionale NYHA I e II
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Effetti positivi della rosuvastatina in pazienti
con cardiopatia ischemica solo se il BNP è basso
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I ricoveri dei pazienti con storia di SC sono
frequenti, ma spesso avvengono per condizioni non
correlate allo SC
Una meta-analisi sul monitoraggio remoto dei
pazienti affetti da scompenso cardiaco ne conferma
i benefici
Un incremento anche lieve della troponina T
cardiaca predice una prognosi infausta nei
pazienti con scompenso cardiaco
Leggi gli abstract ed il commento di Enzo
Pirrotta >
Superiorità di una dose di carico di clopidogrel
più elevata nell’IMA con sopraslivellamento ST
George Dangas
et altri
J Am Coll Cardiol 2009 54: 1438-1446
Leggi l'abstract ed il commento di Enzo Pirrotta >
Costi e implicazioni cliniche dei riscontri
occasionali alla TC cardiaca
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Nessun
beneficio delle procedure di rivascolarizza-zione
percutanea in pazienti anziani con angina
stabile:analisi per sottogruppi dello studio
COURAGE
Koon
K. Teo et al. a nome dei ricercatori del Trial
COURAGE.
J Am
Coll Cardiol 2009 54: 1303-1308
Leggi
l'abstract ed il commento di Enzo Pirrotta >

Abstracts della prima giornata >
Abstracts della seconda giornata >
Abstracts della terza giornata >
Abstracts della quarta giornata >
A
cura di Enzo Pirrotta nostro inviato al Congresso
ESC di Barcellona
Tassi simili di trombosi intra-stent, morte e IMA
a 5 anni per stent medicati con sirolimus e stent
metallici
Leggi l'abstract ed il commento di Enzo Pirrotta >
La riabilitazione cardiologica comporta un
migliora-mento della mortalità in un’ampia
popolazione
Leggi l'abstract ed il commento di Enzo Pirrotta >
Valore
prognostico dei biomarcatori durante e dopo una
sindrome coronarica acuta
Eggers e colleghi hanno studiato il valore
prognostico del frammento N-terminale del
pro-peptide natriuretico cerebrale (NT-proBNP),
della proteina C reattiva (PCR), della troponina I
cardiaca e della velocità di filtrazione
glomerulare stimata in pazienti che presentavano
una sindrome coronarica acuta senza
sopraslivellamento del tratto ST (NSTE-SCA). Ogni
biomarcatore è stato misurato all'arrivo, a 6
settimane e ancora a 6 mesi, e i pazienti sono
stati seguiti in follow-up per 5 anni. L'NT-proBNP
è risultato il più forte indicatore predittivo di
mortalità al momento della presentazione clinica e
il più forte indicatore predittivo dell'end-point
composito di morte/infarto miocardico acuto a 6
settimane e a 6 mesi. La PCR era un indice
predittivo indipendente dell'end-point composito a
6 mesi, ma solo l'NT-proBNP a 6 settimane
manteneva un valore incrementale relativamente
agli indicatori di rischio noti. L'NT-proBNP è
un forte indicatore predittivo di rischio per i
pazienti con NSTE-SCA, sia al momento della
presentazione clinica che dopo stabilizzazione.
Enzo Pirrotta >
Lo spironolattone riduce l'ipertrofia ventricolare
sinistra nei pazienti con nefropatia cronica
Enzo Pirrotta >
Su aldosterone e nefroprotezione vedi anche Zamboni
>
Ipertensione costante predice eventi CV
Enzo Pirrotta >
Infarto:
beta-bloccanti ostacolano statine
Enzo Pirrotta >
Ridotto utilizzo di terapie basate sull'evidenza nei
pazienti con fibrillazione atriale e scompenso
cardiaco >
Enzo Pirrotta
Complicanze fatali della ablazione transcatetere
delle Fibrillazione Atriale >
Enzo
Pirrotta
Valutazione degli effetti del diabete sui tassi di
restenosi >
Enzo
Pirrotta
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The Sudden Demise of Dual
Renin-Angiotensin System Blockade or the Soft
Science of the Surrogate End Point |
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Franz H. Messerli. J Am Coll
Cardiol 2009 53:468-470 |
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Physicians have embraced the
concept of dual renin-angiotensin system (RAS)
blockade hoping that it would translate into
better blood pressure control as well as
incremental nephroprotective and
cardioprotective effects. With regard to blood
pressure, a small additional fall with dual
RAS blockade was observed when compared with
that seen in monotherapy. Numerous studies
have shown a reduction of albuminuria with
dual RAS blockade. However, the recent
findings in the ONTARGET (Renal Outcomes With
Telmisartan, Ramipril, or Both, in People at
High Vascular Risk) study of significantly
more doubling of the creatinine and dialysis
in the combination arm despite lesser
albuminuria emphasized the fallacy of
surrogate end points and argue against
nephroprotective effects of dual RAS blockade.
In heart failure, dual RAS blockade was
associated with more hypotension, worsening of
renal function, and hyperkalemia than was
angiotensin-converting enzyme inhibitor
therapy alone. In conclusion, recent outcome
and safety data have shattered the halo of
dual RAS blockade for hypertension,
nephroprotection, and heart failure. Unless
data emerge to the contrary,
dual RAS blockade should no
longer be used in clinical practice.
E’ questo l’ennesimo warning a
proposito di doppia inibizione ed alcuni di
questi sono già assunti a livello di
raccomandazione all’interno delle ultime
Linee-Guida ESC 2008 Scompenso Cardiaco.
Questo lavoro mi sembra utile per riproporre
il consiglio espresso nell’ultima riga dell’abstract,
ma anche perché , già nell’accattivante
titolo, ci fa riflettere circa il fatto che il
raggiungimento dell’endpoint primario
riduzione dell’albuminuria non si traduce poi
sempre in benefici clinici, anzi, nello
specifico, induce un quasi doppio ricorso
alla dialisi a seguito dell’incremento della
creatininemia ( endpoint combinato) nel
gruppo trattato con la doppia inibizione. Se
penso poi che, a proposito di scompenso
cardiaco, l’endpoint combinato riduzione
mortalità/ricoveri che doveva misurare la
qualità di vita dei pazienti
nell’impossibilità attuale di incidere
ulteriormente sulla storia clinica della
malattia, viene raggiunto ( quando e se viene
raggiunto : vedi VALHEFT e CHARM) a scapito di
una maggiore incidenza di ipotensione
arteriosa, iperpotassiemia , nonché di una
ingravescenza della insufficienza renale
cronica, allora , più che chiedermi se e
quanto sia più giusto bloccare o modulare le
cascate neuroendocrine che nascono come
meccanismo di difesa e finiscono per essere
noxa, divento curioso di conoscere le vostre
esperienze. Coincidono i dati di Messerli con
le nostre casistiche? Ed il suo messaggio è
stato recepito dagli specialisti, cardiologo e
nefrologo? E da noi?.
Enzo Pirrotta |
La depressione è correlata alla
cardiopatia ischemica, gli antidepressivi alla morte
cardiaca improvvisa
William Whang, Laura D. Kubzansky, Ichiro Kawachi,
Kathryn M. Rexrode, Candyce H. Kroenke, Robert J.
Glynn, Hasan Garan, Christine M. Albert
J Am
Coll Cardiol 2009;53:950-958
Whang e colleghi hanno utilizzato i
dati del
Nurses’ Health Study
per esaminare la correlazione tra
sintomi depressivi e cardiopatia ischemica (CPI).
I sintomi depressivi sono stati valutati con il
Mental Health Index
(MHI-5). Gli endpoint primari comprendevano la
morte cardiaca improvvisa (MCI) e la CPI fatale.
Circa l’8% dei pazienti presentava punteggi di
MHI-5 <53, che indicano depressione.
Punteggi bassi al MHI-5 erano
associati a un aumento del rischio di CPI, con un
hazard ratio
di 1,5 dopo controllo per gli altri fattori di
rischio. Il rischio di MCI era di 3,3 volte
superiore nei soggetti che assumevano
antidepressivi,
caratteristica che sembrava costituire un
predittore di rischio più forte rispetto ai bassi
punteggi al MHI-5. In questa coorte di donne, la
depressione rappresentava un fattore di rischio
per CPI e per MCI; questo rischio potrebbe essere
correlato all’utilizzo dei farmaci antidepressivi.
E’
un lavoro interessante per tutta una serie di
motivi.
Eravamo già a conoscenza del fatto che la
depressione potesse influenzare la prognosi nel
post IMA o post ictus: addirittura la depressione
post IMA e post ictus rappresenta un fattore di
rischio indipendente di ridotta capacità
funzionale e di aumentata mortalità/morbilità.
Meno uniformi, invece, i dati epidemiologici
relativi al pre-evento. Abbiamo dei dati che
dimostrano un aumento del rischio IMA negli
anziani depressi ( Abramson: Arch Intern Med
2001), un aumento della frequenza di morte
cardiovascolare improvvisa nei depressi (
Avery, 1976; Murphy, 1987), un aumento del
rischio relativo di eventi coronarici fatali per
individui di sesso maschile depressi ( NHANES
1) ed infine un aumentato rischio di mortalità
da ictus nei depressi di tutte le età ma maggiore
per gli over60 (Simons , Stroke 1998 e Everson
Arch Intern. Med 1998). Ora questo
studio che riguarda le donne, le sempre
verdi per le carte del rischio, ma anche coloro
con maggiore rischio, legato al genere, di
primo evento cardiaco fatale: uno studio che
conclude che la depressione può essere predittiva
di cardiopatia ischemica e la terapia
antidepressiva predittiva di morte cardiaca
improvvisa! Possibile? Abbiamo dei
dati francesi che dimostrano come l’incidenza e la
prevalenza della sindrome metabolica siano in
crescita nelle donne di basso status
socioeconomico; le lineeguida ESC 2007 relative
alla prevenzione cardiovascolare ( CALL FOR ACTION)
ribadiscono come lo status socioeconomico,
l’isolamento sociale, i sentimenti ostili di
ansia/ depressione e lo stress al lavoro e a casa
siano i principali ostacoli ad uno stile di vita
salutare. Tutto questo considerato, unitamente
alla sottostima del rischio femminile indotto
dalla cromatica delle carte, non mi sorprende che
generi poi questi risultati. Ma, la terapia?
Se è vero che i dati sopra riportati relativi agli
anni 1976 e 1987 si possano ascrivere quasi
totalmente all’uso dei triciclici, mi sono posto
la domanda se le altre classi di antidepressivi
siano sicure per il cuore ed ho trovato qualche
dato che pongo alla discussione, magari integrata
dai contributi che gli esperti Marco Cambielli e
Filippo Zizzo vorranno dare.
SNRI: attenzione alla storia di malattia
cardiovascolare o aritmica del paziente o
all’ipertensione arteriosa non controllata (
Health Canada 2007) ; prolungamento
dell’intervallo QT, blocco di branca e
allungamento del QRS indotto da alti dosaggi di
venlafaxina ( FDA 2006), iponatriemia (ADRAC 2003)
SSRI: iponatriemia ( ADRAC 2003), l’inibizione
dell’attivazione piastrinica può modificare
l’evoluzione di una SCA attraverso la indotta
aumentata incidenza di sanguinamento in tali
pazienti se sottoposti a terapia antiaggregante o
eparinica (Ziegelstein, Am J Med
2007;120:525-530)
Per
completezza e analogamente segnalo l’aumentato
rischio di sanguinamento gastrointestinale tra gli
assuntori di SSRI e FANS /ASA! : 1 su 82 . ( Wake
F. Un 2007)
Associazione antidepressivi triciclici e SSRI:
l’inibizione da parte degli SSRI dell’isoenzima
del citocromo P450, CYP2D6 provoca una riduzione
del metabolismo degli antidepressivi triciclici
con conseguente aumento dei valori plasmatici di
questi farmaci ( Med Safe 2006) non proprio
innocui per l’apparato cardiovascolare. Insomma è
possibile che il rimedio diventi peggiore del
male. E allora ci deve venire in soccorso il
solito buon senso , magari supportato dalla
conclusione della MHRA 2004 secondo la quale il
bilancio dei rischi e dei benefici riguardo
all’impiego degli SSRI negli adulti rimane
positivo ma i pazienti dovrebbero assumere la più
bassa dose efficace.
Enzo
Pirrotta
Italia
come starai? Call for action
Enzo Pirrotta >
Studio
Miracles
Quando mi è stato presentato per la prima volta il
“Progetto Miracles” ho avuto subito la sensazione
di trovarmi effettivamente davanti a qualcosa di
nuovo. Da anni ci siamo abituati a considerare
nell’ambito della patologia cardiovascolare il
peso etiologico di fattori come il fumo, l’ipercolesterolemia,
la sedentarietà, l’ipertensione, ecc. Uno studio
volto a valutare il peso dell’emicrania come
fattore di rischio aggiuntivo nei pazienti
ipertesi rappresentava sicuramente qualcosa di
nuovo e pertanto di stimolante. Finora,
l’approccio al paziente emicranico consisteva in
prima istanza nel verificare l’effettiva
correttezza dell’inquadramento diagnostico e
successivamente nell’ identificare, quando
presenti, gli eventuali fattori predisponenti a
tale patologia, allo scopo di dare una risposta
terapeutica che fosse la più efficace possibile.
Difficilmente abbiamo pensato all’emicrania come
una condizione che potesse in qualche modo
rappresentare un fattore di rischio per eventi
cerebrovascolari nel paziente iperteso.La mia
partecipazione allo studio è stata pertanto
motivata dalla effettiva curiosità di valutare se
tale intuizione avesse un substrato di fondamento.
Il fatto poi che tale progetto coinvolgesse i MMG
e non, come spessissimo accade, solamente i grossi
centri universitari e/o ospedalieri, ha dato uno
stimolo aggiuntivo.I risultati dello “Studio
Miracles”, pubblicati alla fine del 2008, hanno
evidenziato come la coesistenza di ipertensione e
ictus rappresenti un importante fattore
predisponente per l’ictus. Pertanto alla luce di
tale evidenza, dobbiamo sforzarci di inquadrare il
paziente emicranico non solo dal punto di vista
neurologico, ma valutarlo come un paziente
potenzialmente a rischio di eventi
cerebrovascolari. E’ chiaro che resta ancora da
far luce su quali possano essere i meccanismi alla
base di tale relazione e perché la comorbidità sia
presente soprattutto nei pazienti con emicrania ad
insorgenza tardiva e nei pazienti con ipertensione
ad insorgenza precoce.Queste ed altre domande
richiedono ulteriori studi di approfondimento.
Giancarlo Eifù
premessa Miracles >
risultati >

REPORT DAL CONGRESSO ESC 2008:
L’ “ HABITS” FA ....MONACO!
Oh ,
com’è difficile sintetizzare cinque giornate di
lavori con sessioni multidisciplinari o in
contemporanea e con l’obiettivo di intercettare
tanto i bisogni formativi personali quanto quelli
presunti o presumibili della medicina generale! Ho
così pensato di allegare a questa breve nota gli
abstracts relativi ad alcuni trials o aspetti
selezionati.I trials che presumo possano
interessare la medicina generale sono:
BEAUTIFUL: relativo alle relazioni Frequenza
cardiaca/ivabradina
GISSI HF : relativo al ruolo giocato nello
scompenso cardiaco dalle statine e dai PUFA, ruolo
già recepito dai curatori del nostro sito web (
controlla homepage)
TRASCEND: relativo al ruolo del telmisartan nel
paziente ad alto rischio
EVEREST. relativo alle modifiche dei markers
gestionali dello scompenso cardiaco pre e dopo
ospedalizzazione ed al loro significato
prognostico
CARDIA : relativo alla rivascolarizzazione nei
pazienti diabetici
EUROASPIRE III. relativo al lifestyle
REVERSE: relativo alla risincronizzazione
DECREASE III: relativo alla chirurgia vascolare
maggiore
EUROPA. relativo al ruolo prognostico della
frequenza cardiaca
ADVANCE: sottogruppo Fibrillazione atriale nei
pazienti diabetici
Sono
molto spesso abstracts accompagnati dalle opinioni
del discussant : sarà così più facile per ognuno
farsi una propria opinione attraverso un
procedimento attivo di aggiornamento che ritengo
più valido della lettura passiva di un dato. I
particolari aspetti selezionati riguardano la
profilassi dell’ endocardite infettiva, le nuove
lineeguida per lo scompenso cardiaco, la
fibrillazione atriale, le relazioni pericolose tra
rene e scompenso cardiaco, la comorbilità
depressione/malattie cardiovascolari, la sicurezza
cardiaca dei farmaci non cardiovascolari. Il
procedimento di comunicazione scelto è analogo al
precedente.
Informo peraltro, a tutela
di coloro che avessero ulteriori richieste in
merito ai lavori, che sono in possesso di altri
abstracts, per esempio relativi agli studi SEAS,
BACH...... Eventualmente , siete pregati
contattarmi via email
cleide@tiscali.it e farò
il possibile. Lo stesso contatto può essere
utilizzato per una discussione su quanto proposto.
Termino questa nota con una prima impressione a
caldo. Non credo che questo congresso sarà
ricordato per particolari nuove scoperte, o per le
nuove lineeguida per lo scompenso acuto e
cronico, per lo STEMI , per l’embolismo polmonare
o per il dibattito sulla definizione universale
dell’IMA che, peraltro, mesi fa ha interessato
anche i nostri soci. Credo piuttosto che questo
congresso sarà ricordato per una sorta di virata
dell’attenzione non più rivolta prioritariamente
alla terapia e/o alla prevenzione secondaria .
Provocatoriamente immagino che, in assenza di
presumibili nuove imminenti rivoluzionarie risorse
terapeutiche, si preferisca provare a ridurre
l’incidenza di nuovi primi eventi : una vera e
propria CALL FOR ACTION rivolta ai politici, alle
società, ai singoli professionisti non
necessariamente medici, alla scuola ed ai
cittadini, per promuovere un corretto lifestyle.
Per questo lo slogan riassuntivo dell’evento
annuale ESC potrebbe essere : l’”habits” fa
...Monaco !
Linee Guida europee 2007 sulla prevenzione delle malattie CV nella pratica clinica
Enzo Pirrotta
NB
Potrete trovare gli abstracts nel link Congressi di
questa pagina e le lineeguida scompenso unitamente
al documento CALL FOR ACTION nel link Linee Guida.
IL COMMENTO DI ENZO PIRROTTA AL DOCUMENTO ESC
HA GIA' SOLLEVATO IL DIBATTITO >
Rispondono Marco Cambielli
e Giancarlo Eifù
L'universalizzazione dell'IMA
Il Commento di Enzo Pirrotta

Questo documento che sottopongo alla vostra
cortese attenzione è , a parere mio, emblematico
del momento che noi, professionisti della salute ,
stiamo vivendo.
Nel
processo di trasformazione della medicina da arte
fondata sull’esperienza a scienza fondata
sull’evidenza, è infatti importante condividere il
linguaggio: A=A è ancora oggi il fondamento della
logica aristotelica! Così, da questo punto di
vista, gli intenti che ispirano questo documento
di consensus sono condivisibili e lo sforzo
organizzativo e culturale encomiabile.
Ma.......
il
rischio che vedo è che la lingua comune
scelta,anche a detta degli stessi estensori,non
sarà capace nel breve-medio periodo di accomunare
tutti. Provo a spiegarmi.
Indipendentemente dalla nuova classificazione
adottata, dalla nuova definizione proposta o dagli
indicatori diagnostici validati - la troponina più
che il CPK, o le tecniche di imaging- rilevo che,
ancora una volta, pur considerando la complessità
dell’universo IMA, si scelgono criteri rigidi e
rigorosi di cut off: si ripercorre, insomma, la
strada della diagnosi a punti dell’EDM secondo il
DSM IV o la linea dell’esasperata ed ossessiva
promozione della salute perseguita dal NCEP
per cui valori di 115 LDL Chol in un diabetico o
100 cm di circonferenza vita in un giovane adulto
già non sono più ON TARGET! Mi vien da pensare che
questa tendenza sia una diretta emanazione del
concetto stesso di salute che l’OMS definisce come
“ pieno benessere psicofisico”, ma certo non fa
bene ...alla salute essere informato che il tuo
rischio cardiovascolare non si è modificato anche
se hai smesso di fumare 11 mesi fa.
Nell’ultimo mese ho fatto due esperienze formative
schizofreniche che sono illuminanti il confuso
concetto che faticosamente sto esprimendo.
Georgetown Hospital: il nuovo concetto che produce
griglie di punteggio o effetto soglia viene
matematicamente, scientificamente e rigorosamente
applicato: ergo, se hai due glicemie a 128mg/dl -
sopra la soglia di 126- sei diabetico
e conseguentemente devi seguire questo protocollo
che ti assicura... ( o forse assicura il medico
dal sistema delle assicurazioni?)
Roma: all’interno di una sessione di aggiornamento
promossa dalla Nostra Società unitamente all’ISS,ho
appreso che il PROGETTO CUORE non riconosce
valori soglia per l’inizio della terapia
antidislipidemica. I
soliti italiani........
E
poi, ammesso che abbia senso un valore soglia,
siamo poi sicuri che sia un percorso
virtuoso abbassare continuamente questa soglia
adottando valori o targets che riducono il normale
o il sano a rare eccezioni ovvero rivedendo i
criteri di definizione di un evento? Gli stessi
estensori del documento di consensus per esempio
si pongono il problema dell’incremento dei
costi direttamente o indirettamente indotti dalla
nuova classificazione – costi assolutamente
problematici per i paesi sottosviluppati e/o in
via di sviluppo, con buona pace
dell’universalità-; analogamente i nuovi più
rigorosi criteri che definiscono un IMA, a loro
modo di vedere, non consentono di ritenere valide
tutte quelle evidenze o certezze scaturite
da precedenti trials che avevano avuto come end
point primario proprio la riduzione dell’incidenza
di IMA!
Eppure la logica del novantanovesimo percentile
prevale su quella della sostenibilità
economica e/o sulla valenza dell’EBM.
Ma
questa non sarà certo l’ultima definitiva
consensus relativa all’IMA.