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Responsabile
    Paolo Tornari
 
Collaboratore
    Maria Grazia Manfredi
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Area Infettivologica
 

Tre casi di infezione sostenuta da Neisseria meningitidis resistente alla ciprofloxacina, nell’America del Nord.

H.M. Wu, et al.: NEJM 360, 886-892, 2009

Segnalo questo articolo anche e soprattutto in seguito a nuovi casi di meningite nella zona della Brianza.  L’importanza del trattamento terapeutico viene ampiamente discusso, ma viene enfatizzato come il farmaco di prima scelta nella profilassi non debba essere la ciprofloxacina, ma deve rimanere la rifampicina o il ceftriaxone. Una dose singola di azitromicina è in grado di mettere in sicurezza chemioprofilattica chi sia venuto a contatto con persone infette; l’ipotesi azitromicina viene proposta qualora siano segnalate resistenze ai fluorochiolonici (nello studio menzionato questo è capitato nel Nord Dakota e nel Minnesota).

 

Trattamento dell’infezione da Clostridium difficile.

C.P. Kelly: JAMA 301(9), 954-962, 2009

Metronidazolo o vancomicina per almeno 14 giorni.  In caso di secondo episodio, vancomicina 125 mg uso  orale ogni 6 ore, per 6 giorni, proponendo l’aggiunta di probiotici contenenti lactobacilli o Saccaromyces boulardii per 4-otto settimane.  Se non c’è stata bonifica con vancomicina, eventualmente proseguita per 14/ventuno giorni, si può pensare di usare rifaximina 200 mg al giorno per due settimane.


Malattie infettive Hiv: rischio nefropatico nella razza nera
Nei soggetti di razza nera, l'infezione da Hiv aumenta il rischio di nefropatia terminale molto più che nei bianchi: il rischio è equivalente a quello associato al diabete nei neri. Questo dato sottolinea l'importanza degli sforzi tesi a migliorare la gestione delle nefropatie nei pazienti di razza nera con infezione da Hiv. Benché sia noto che l'Hiv possa causare nefropatie, finora poco era noto sull'entità del rischio di nefropatia terminale associato a questa infezione. La pronunciata dipendenza razziale dell'Hiv come fattore di rischio di nefropatie terminali suggerisce anche che l'HIV potrebbe servire da modello per la comprensione delle differenze fra le razze nella progressione delle nefropatie. (J Am Soc Nephrol 2007; 18: 2968-74)
 

Papillomavirus

La più comune infezione sessualmente trasmessa è quella dovuta a papillomavirus umano (HPV). La prevalenza dell’infezione prima di iniziare una campagna di vaccinazione è un dato importante: E.F. Donne e Collaboratori su JAMA 297(8), 813-819, 2007 la determinano nel loro studio osservazionale condotto su donne degli Stati Uniti. Nel corso del 2003-2004 donne d’età compresa tra i 14  e i 59 anni sono state contattate al proprio domicilio e invitate ad eseguire loro stesse su di sé un tampone per l’isolamento virale. La prevalenza di HPV è stata del 26.8% della popolazione contattata; di queste, 24.5%  fra i 14 e i 19 anni, 44.8% tra i 20 e i 24 anni 27.5 tra i 30 e i 39 anni. Prevalenza statisticamente significativa di aumento di infezione da HPV è per ogni anno compreso tra i 14 e i 24 anni.

HPV 6 e 11 (ceppi a basso rischio) e 16 e 18 (ceppi ad alto rischio di contagio) sono i compresi nell’immunizzazione con vaccino preventivo.

Gli Autori verificano bassa prevalenza di infezione da HPV 16 -mentre in molti altri studi questo genotipo è il prevalente-; ceppi più frequenti sono stati HPV-84 e HPV-62.

L’infezione da HPV è principalmente dovuta a rapporti sessuali completi, anche se esistono dati che anche contatti sessuali senza penetrazione sono responsabili di infezione.

Dettagli dedicati al paziente su questo numero del Journal of American Medical Association:

TRATTAMENTO: rimozione dei condilomi (crioterapia o laseterapia). Se displasia al PAP-test, si osserva la paziente di frequente, eventualmente scegliendo la crioterapia della zona lesa, oppure l’escissione con ansa diatermica o chirurgia. Se degenerazione neoplastica la chirurgia può prevedere anche la isterectomia, la radioterapia o la chemioterapia, in base al quadro di degenerazione.

PREVENZIONE: con il vaccino recentemente approvato, è raccomandata una tripla somministrazione di vaccino quadrivalente a ragazze tra gli 11 e i 12 anni. Invito a vaccinarsi è esteso anche in età tra i 13 e i 26 anni.

L’uso del profilattico riduce l’esposizione a HPV, ma non la scongiura completamente.

La completa astensione da qualsiasi contatto tra organi sessuali è l’unico modo di prevenire l’infezione da HPV.

Il fumo di sigaretta aumenta il rischio di tumore della cervice uterina e di altri tumori, e di infarto e ictus. 

R.B. Belghe e Collaboratori in NEJM 356(7), 685-696, 2007 riassumono i dati di una multicentrica mondiale sulla prevenzione da virus influenzale con vaccino trivalente inattivato (somministrazione intramuscolare) rispetto a quella condotta usando vaccino con virus attenuato, somministrato con spray intranasale. Quest’ultima opzione vaccinale si è dimostrata, in bambini di età compresa tra 6 e 59 mesi, molto più efficace. (Studio CAIV-T: Cold-Adapted Live Attenuated Influenza Vaccine, Trivalent)

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