Sul
sito
http://www.salus.it/allergie/allergia9.asp
si può scorrere l’elenco di altri test praticati
:
DIAGNOSTICA
NON CONVENZIONALE DELLE ALLERGIE ALIMENTARI
Test
DRIA
si
basa sullo studio delle variazioni del tono
muscolare in rapporto all'assunzione di cibi
intolleranti. E’ piuttosto affidabile e ripetitivo
nei risultati, a patto di impiegare strumenti di
buona qualità e personale ben qualificato. Il costo
della strumentazione (in fondo un dinamometro ad
alta sensibilità) è piuttosto elevato e rende la
quota a carico dell'utente piuttosto alta. Si tratta
praticamente dell'automazione del test kinesiologico.
Test
Kinesiologico
Gli
esperti di osteopatia, chiropratica e posturologia
affermano che è possibile anche una valutazione
diretta e manuale del tono muscolare, senza
l'impiego di strumenti di rivelazione.
Non sono mai state prodotte però casistiche ampie e
soprattutto controllate
Test
EAV: VEGA Test, Sarm Test, Bio Strengt Test, e loro
varianti
sviluppatosi
a partire dalle osservazioni dell'elettroagopuntura
secondo Voll, sulle variazioni del potenziale
elettrico cutaneo in relazione al contatto con
alimenti intolleranti. Nonostante il metodo sia
criticato per la sua scarsa riproducibilità (i
risultati variano secondo l’operatore, della
strumentazione e delle "sostanze-test"
usate), si è tentato di ovviare alle diverse
limitazioni costruendo, nel tempo, apparecchiature
differenti (Vega, Mora, Sarmtest, Bio Strenght Meter),
con puntali sempre più maneggevoli e calibrati, in
modo da ottenere risultati indipendenti dalla
pressione esercitata.
Test
Leucocitotossico
messo
a punto da Byrant negli anni quaranta e sviluppatosi
poi in Europa (Inghilterra ed Italia) alla fine
degli anni ottanta. consiste nel documentare, in
vitro, l'azione citotossica (vacuolizzante) di certi
alimenti sui neutrofili del paziente. Nonostante
numerose segnalazioni sulla sua affidabilità e
riproducibilità (10), molti AA affermano che,
eseguendo esami sullo stesso paziente e sul sangue
dello stesso prelievo in centri diversi, si possono
ottenere risultati nettamente differenti. La
medicina ortodossa è molto critica sulla reale
efficacia del test.
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Piatti
irritanti
Gli alimenti, anche quelli comunissimi di cui l'uomo
si ciba da secoli, possono scatenare gravi reazioni
allergiche. Fortunatamente i casi di allergie
alimentari sono molto rari e facilmente
identificabili, quindi eliminando il cibo
incriminato si evita di innescare la reazione
immunitaria.
Di tutt'altra natura, invece, sono le intolleranze
alimentari cui si attribuisce, non sempre a ragione,
una percentuale d'incidenza in crescita. Dal punto
di vista clinico le intolleranze non inducono una
risposta immunitaria, quindi i disturbi che ne
conseguono sono più lievi e si presentano a ore o
giorni di distanza dall'assunzione dell'alimento che
ne è responsabile. L'ambiguità della
sintomatologia, la sua latenza temporale e l'assenza
di parametri di laboratorio precisi cui fare
riferimento rende talora difficile una diagnosi
corretta.
Per fare chiarezza può essere utile definire le
manifestazioni allergiche generate dai cibi, le
intolleranze alimentari scientificamente
riconosciute e le indagini diagnostiche, valide e
non, per giungere ad una corretta interpretazione
del disturbo.
Allergie
Gli alimenti più frequentemente responsabili sono:
uova, latte vaccino, crostacei, pesce, nocciole ed
arachidi, kiwi, pesche, mele, pere, prugne,
ciliegie, albicocche, sedano, carne di maiale, soia.
L'allergia al latte e all'albume d'uovo è molto
frequente nei bambini, compare in genere già a 3-6
mesi di vita per poi scomparire intorno ai 10 anni.
Negli adulti queste sindromi sono molto rare, ma
comunque presenti, con una prevalenza verso i cibi
che, per cultura e posizione geografica, sono molto
utilizzati. L'allergia al pesce, infatti, è molto
diffusa nei paesi scandinavi, quella alle arachidi
in America. Talora poi le allergie alimentari sono
dovute a reattività crociata con i pollini: in
questo caso chi soffre di una pollinosi può
risultare allergico anche ad alcuni frutti o
verdure, appartenenti alla medesima famiglia di
piante. Quando si è allergici ad un alimento
bisogna evitare di mangiare anche tutti i prodotti
che possono contenerlo: per il latte o le uova, per
esempio, attenzione a dolci, creme, biscotti,
formaggi e pasta all'uovo.
Sintomi
Sindrome orale allergica: prurito e gonfiore alle
labbra, al palato e alla gola al momento del
contatto dell'alimento con la bocca.
Sindrome gastro-intestinale: nausea, vomito, crampi,
gonfiori addominali, flatulenza, diarrea, una volta
che l'alimento raggiunge stomaco e intestino.
Sindrome orticaria-angioedema: caratterizzata da
reazioni cutanee superficiali o profonde. Nel primo
caso si ha la comparsa di ponfi circondati da un
alone eritematoso e associati a forte prurito. Nel
secondo, invece, si ha gonfiore molto pronunciato,
senza eritema né prurito ma con sensazione di
dolore e bruciore.
Nei casi più gravi, fortunatamente rari, si possono
avere difficoltà respiratorie, brusche cadute di
pressione arteriosa, perdita di coscienza. In questi
casi si parla di shock anafilattico, che compare
entro un'ora dall'ingestione dell'allergene e che
richiede sempre un ricovero ospedaliero urgente.
Intolleranze
Le intolleranze nei confronti di uno o più alimenti
provocano, in genere, sintomi modesti, per lo più
orticaria, che possono però aggravarsi in
dipendenza della quantità di cibo ingerita. Nella
maggior parte dei casi, perciò, non è necessario
eliminare completamente l'alimento responsabile
dalla propria dieta, ma è sufficiente limitarne
l'uso. Fanno eccezione le intolleranze da deficit
enzimatici, capaci di indurre sintomi importanti; di
seguito le più diffuse.
In ogni caso nessuna di queste reazioni coinvolge il
sistema immunitario.
Alactasia: deficit dell'enzima lattasi,
determina intolleranza al lattosio, lo zucchero
contenuto nel latte. Il lattosio non viene
trasformato in zuccheri assorbibili e rimane
nell'intestino dove fermenta, provocando flatulenza,
mal di pancia, diarrea a volte grave, tanto da
impedire l'assorbimento di altre sostanze nutritive.
La carenza di lattasi può essere presente fin dalla
nascita o instaurarsi progressivamente nell'età
adulta quando, venendo a mancare il latte dalla
dieta, la quantità di lattasi prodotta diminuisce.
Favismo: è la mancanza, endemica in alcune
regioni italiane, dell'enzima glucosio-6-fosfato
deidrogenasi. La sindrome è ereditaria e causa
anemia emolitica
per ingestione di semi di fava o di alcuni
farmaci (sulfamidici, cloramfenicolo,
nitrofurantoina, primachina).
Fenilchetonuria: difetto enzimatico congenito
che non consente la metabolizzazione dell'aminoacido
fenilalanina. L'accumulo di fenilalanina nel sangue,
nelle urine e nei tessuti compromette la normale
funzionalità del sistema nervoso centrale, con la
comparsa di disturbi psicomotori e, nei bambini,
soprattutto iperattività ed episodi convulsivi. Le
persone che ne sono affette devono evitare di
assumere anche farmaci, integratori e dolcificanti
contenenti aspartame, poiché questa sostanza si
trasforma nell'organismo in fenilalanina.
Pseudoallergie: la sensibilità ad uno o più
alimenti varia da soggetto a soggetto e può
insorgere in qualunque momento della vita, si
manifesta a livello cutaneo con orticaria. Si parla
di reazioni pseudoallergiche in quanto gli alimenti
che ne sono responsabili, se assunti in grandi
quantità, possono provocare sintomi simili a quelli
di un'allergia vera e propria. Tra i cibi che più
spesso causano intolleranza: cioccolato, fragole,
ananas, frutti esotici, crostacei, albume d'uovo,
formaggi fermentati, cavoli, pomodori, spinaci,
spezie.
Alcuni cibi, invece, contengono elevate quantità di
istamina e questo fatto potrebbe spiegare
l'insorgere di reazioni d'intolleranza in soggetti
particolarmente sensibili. Gli alimenti ad alto
contenuto d'istamina sono: sarde, tonno, aringhe,
sgombri, salmone, crostacei, alcuni formaggi
(gorgonzola, emmental, camembert), salsicce, salame,
coppa, pomodori, peperoni, banane, spinaci, alcuni
vini, birra.
Esami diagnostici
Un'anamnesi ben condotta, vale a dire l'analisi
approfondita della storia del paziente, può fornire
indicazioni molto precise. È il caso ad esempio
della sindrome orale allergica, che si verifica
entro pochi minuti dall'assunzione di un alimento,
mentre in altre situazioni, soprattutto quando vi
sia un lungo intervallo di tempo tra l'assunzione
dell'alimento e le manifestazioni cliniche, i dati
ricavati dall'anamnesi risultano ben poco
significativi.
I test cutanei (Prick test e Patch test)
continuano ad essere la metodica di scelta per
dimostrare l'allergia ad un dato cibo. Talora si
preferisce usare la tecnica del prick by prick che
consiste nel pungere, con la stessa lancetta, prima
l'alimento fresco in questione e poi la cute del
paziente. Questo metodo è più sensibile e
riproducibile, inoltre permette di testare alimenti
non presenti tra i test standard.
RAST: dosaggio nel siero delle IgE specifiche
per i singoli alimenti, completa il responso del
test cutaneo ma è assolutamente inutile nella
ricerca delle intolleranze alimentari.
Challenge test orali: consistono nella
somministrazione per bocca dell'alimento/addittivo
sospettato. Sono particolarmente utili per definire
il ruolo di una sostanza (proteina alimentare o
additivo) quando gli altri test disponibili sono
negativi o poco significativi, o anche nel caso di
polisensibilizzazioni, per stabilire quale è
veramente la causa che determina i sintomi. Sono
comunque gli unici in grado di diagnosticare con
certezza una allergia/intolleranza alimentare.
Le diete di eliminazione: sono utilizzate per
ridurre o abolire i sintomi in soggetti con
sintomatologia cronica, al fine di identificare
l'alimento che induce intolleranza. Una dieta di
eliminazione deve essere mirata il più possibile,
vagliando attentamente i dati anamnestici e l'esito
dei primi test cutanei od in vitro. Generalmente la
dieta di eliminazione va protratta per almeno 2-3
settimane, durante le quali è fondamentale tenere
un diario dei sintomi. La reintroduzione degli
alimenti sospetti si esegue con gradualità,
possibilmente uno alla volta o a gruppi in modo da
giungere all'identificazione dell'alimento
responsabile.
Allo stato delle conoscenze attuali, invece, è
meglio non affidarsi a DRIA, Vega, test
kinesiologico, test citotossico, analisi del
capello e quant'altro. Sono test costosi e inutili
perché non sorretti da prove scientifiche. Magari
poco invasivi, non forniscono però risultati
riproducibili e il loro valore diagnostico è ancora
tutto da dimostrare.
http://www.dica33.it/argomenti/allergologia/allergia4.asp
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