Linee
Guida sulla diagnosi di demenza e di malattia di
Alzheimer*
Ufficialmente approvate dalla SIN.
Corrispondenza
Sandro Sorbi
Department of Neurological
and Psychiatric Sciences, University of Florence
Viale Morgani 85, 50131 Firenze
Phone 0039 055 4298465 FAX 0039 055 4277 787
E-mail
SORBI@NEURO.UNIFI.IT
L'attività che ha portato alla stesura delle
linee guida è stata coordinato da
V. Bonavita, C. Caltagirone, M. Musicco, S. Sorbi
Queste linee guida (LG) sono state preparate dal Gruppo di
Studio sulle Demenze della Società italiana di
Neurologia per definire criteri e percorsi diagnostici
per le demenze e la malattia di Alzheimer. Scopo delle
LG è delineare un approccio uniforme alla diagnostica
delle demenze, che permetta di identificare il tipo e la
gravità della compromissione cognitiva e funzionale, di
riconoscere le diverse forme di demenza costruendo le
premesse per una corretta valutazione prognostica.
Le
raccomandazioni contenute nel presente documento sono
rivolte ai neurologi e agli specialisti che sono
impegnati nel complesso percorso diagnostico delle
demenze, ai medici di famiglia che osservano i primi
segni e sintomi della demenza. Le indicazioni contenute
in queste L-G possono inoltre risultare utili per
definire le risorse necessarie per l'assistenza del
soggetto con demenza.
Oltre a
questi obiettivi le L-G si prefiggono di realizzare
livelli uniformi di assistenza, di promuovere attività
di ricerca collaborativa sulle aree che sono oggetto di
incertezze e di definire le caratteristiche di qualità
che contraddistinguono i centri di riferimento per le
demenze.
Nella
elaborazione di queste LG ci si è basati su evidenze
scientifiche e cioè su una lettura critica di articoli
scientifici apparsi su riviste "peer reviewed". Solo nel
caso in cui le evidenze scientifiche sono risultate
insufficienti o contraddittorie, le LG riflettono il
giudizio professionale e il parere dei membri del gruppo
di studio sulle demenze.
Queste LG
possono essere non appropriate per tutte le singole
circostanze e vanno pertanto adottate solo dopo avere
attentamente valutato le caratteristiche individuali del
paziente.
Sono
state considerate in primo luogo in modo critico le
linee guida esistenti che hanno affrontato il problema
della diagnosi delle demenze. Si è fatto ricorso ad
articoli scientifici originali quando le raccomandazioni
e linee guida esistenti erano insoddisfacenti o
insufficienti nella metodologia seguita o nel merito
delle conclusioni raggiunte.
La forza
di ogni affermazione o raccomandazione contenuta nelle
LG è stata classificata in tre livelli
I - Affermazioni completamente
sostenute da evidenze scientifiche
II - Affermazioni sostenute da evidenze
scientifiche singole, incomplete o contraddittorie
III - Affermazioni che rappresentano il consenso
degli esperti che hanno preparato il documento di
linee-guida
ELENCO DELLE LINEE GUIDA ESISTENTI ESAMINATE
-
Early identification of Alzheimer disease and related
dementias
Clinical Practice Guideline.
Quick reference Guide for Clinicians, No 19. Rockville,
MD:US. Costa PT, Williams TF, Somerfield M et al.
Department of Health and Human Services, Public Health
Service, Agency for Health Care Policy and Research.
AHCPR Publication No. 97-0703. November 1996.
-
Fairhill Guidelines on Ethics of the Care of People with
Alzheimer's Disease: a Clinical Summary
Post S.G., Whitehouse P.J.
JAGS 1995 Dec, Vol.: 43 (5), P: 1423-1429. American
Geriatrics Society.
-
Statement on Use of the Apolipoprotein E Testing for
Alzheimer's Disease. Consensus Statement of ACMG:
ASHG. JAMA, 1995 vol. 274
n. 20: 1627-1629.
-
The Clinical Introduction of Genetics Testing for
Alzheimer's Disease.
S.G. Post, P.J. Whitehouse, R.H. Binstock et al.
JAMA Mar. 12, 1997 vol. 277: 832-836. National
Institute of Health - Centre for Biomedical Ethics.
-
Canadian Guidelines for the Development of
Antidementia Therapies. A Conceptual Summary.
Mohr E., Feldman H., Gauthier S. Can-J-Neurol-Sci
1995 Feb, vol.: 22 (1), p: 62-71, ISSN. 0317-1671.
Consortium of Canadian Centres for Clinical
Cognitive Research.
-
Practice Guidelines for the Treatment of Patients
with Alzheimer's Disease and other Dementias of Late
Life. American Psychiatric
Association Work Group on Alzheimer's Disease and
Related Dementias. Am-J-Psychiatry 1997 May, vol.:
154 Supp, P: .1-39. American Psychiatric
Association.
-
Screening for Dementia. Guide to Clinical Preventive
Services. 2nd ed.
Baltimore. Williams & Wilkins, 1996, pp. 541-6. US
Preventive Services Task Force.
-
Expert Panel Alzheimer. Malattia di Alzheimer.
Documento di consenso. Società Italiana di
Neuroscienze.1999.
Queste LG
rappresentano lo stato dell'arte e le convinzioni degli
esperti alla data della loro stesura. Gli orientamenti e
la sostanza delle raccomandazioni potrebbero nel futuro
modificarsi in conseguenza di nuove acquisizioni
scientifiche e dei risultati di un processo continuo di
validazione delle LG che la SIN ha intenzione di avviare
tramite il suo gruppo di studio sulle demenze.
Per gli
argomenti ancora controversi e per i temi emergenti non
sufficientemente documentati dal punto di vista
scientifico, le LG riportano la necessità di ulteriori
studi e produzione di conoscenze.
Le LG
danno una risposta ad alcune domande che sono state
giudicate di importanza fondamentale per una corretta
gestione del paziente:
-
Criteri di diagnosi delle demenze
- La
diagnosi precoce di demenza
- I
percorsi diagnostici per la diagnosi di demenza e il
ruolo del medico di famiglia e dello specialista
neurologo
-
Obiettivi principali del percorso diagnostico
- La
diagnosi differenziale
LA
DIAGNOSI DI DEMENZA
La
demenza è caratterizzata dalla presenza di un deficit
della memoria che si associa a disturbi in altre aree
cognitive e causa una significativa riduzione delle
capacità della vita quotidiana del paziente. La diagnosi
si dovrà attenere ai criteri DSM-IV o ICD-10 che
prevedono l'esistenza di un unico quadro sindromico,
rappresentato dalla demenza, condiviso da differenti
malattie. III
I criteri
diagnostici del DSM IV e dell'ICD 10 lasciano però
aperti alcuni problemi che sono ancora campo di ricerca
e fonte di incertezza da parte dei medici. Tra questi si
deve citare la differenziazione fra normale
invecchiamento cerebrale e demenza, l'inquadramento
nosologico dei quadri di compromissione isolata di una
sola capacità cognitiva e il ruolo diagnostico dei
disturbi del comportamento che spesso, se non
invariabilmente, caratterizzano i pazienti dementi.
III
La
diagnosi di demenza è prevalentemente una diagnosi
clinica. Per la malattia di Alzheimer, che di tutte le
demenze rappresenta la forma più frequente, e per tutte
le forme che non siano chiaramente ereditarie, mancano
attualmente marker biologici e/o strumentali che
possano, con tutta sicurezza, essere utilizzati a fini
diagnostici.
I
L'individuazione di marker biologici e strumentali di
malattia è un obiettivo della massima importanza che
andrà perseguito nell'ambito di ben precisati protocolli
di ricerca. III
La diagnosi precoce di demenza
Malgrado
vi siano evidenze che nella pratica la demenza è spesso
misconosciuta nelle sue fasi iniziali. (1,
2) una sua diagnosi precoce permetterebbe:
- un
tempestivo intervento sulle cause delle demenze
reversibili
-
l'istituzione di terapie che possono ritardare la
progressione della malattia
-
l'inizio di terapie che possono potenziare la
performance cognitiva del paziente sfruttando la sua non
completa compromissione dei circuiti neuronali
-
l'attuazione di misure che riducono gli effetti della
comorbilità associata alla demenza
-
l'attuazione tempestiva da parte del paziente e della
famiglia di misure necessarie per risolvere i problemi
connessi con la progressione di malattia. III
L'utilizzo di alcuni strumenti di screening può
evidenziare deficit cognitivi o funzionali in soggetti
asintomatici anticipando in misura significativa i tempi
della diagnosi. Si tratta però di strumenti che
presentano una insoddisfacente specificità che, se
applicati in popolazioni di soggetti asintomatici,
avrebbero come risultato quello di individuare un
elevato numero di falsi positivi (3).
I
Indagini
su popolazioni asintomatiche, con gli attuali strumenti
di screening, sono pertanto sconsigliate in quanto non
presentano vantaggi dal punto di vista della sanità
pubblica. I
Indagini
di questo tipo hanno un grande interesse scientifico:
andranno pertanto condotte all'interno di definiti
protocolli di ricerca che prevedano esplicitamente la
partecipazione dello specialista neurologo. III
Considerati i vantaggi di una diagnosi precoce, una
demenza andrà tempestivamente sospettata in soggetti
anziani che presentino un iniziale declino delle
capacità cognitive. In questi soggetti, tra i quali la
prevalenza della demenza è più alta che in soggetti
asintomatici, l'utilizzo degli strumenti di screening
presenta un più alto valore predittivo positivo e un
minore rischio di falsa positività. Una pronta diagnosi
in soggetti con sintomatologia iniziale viene qui
denominata diagnosi tempestiva per differenziarla dalla
diagnosi precoce in fase asintomatica. I
I sintomi
che frequentemente caratterizzano una demenza
all'esordio e che impongono di avviare una indagine
sulla possibile presenza di una demenza con l'iniziale
utilizzo di un test di screening possono essere
delineati come segue (4).
La
persona può mostrare una difficoltà progressiva a
svolgere una o più delle seguenti attività
-
Imparare e ricordare nuove informazioni.
E' più ripetitivo; ha difficoltà a ricordare recenti
conversazioni, eventi e appuntamenti; frequentemente
posiziona gli oggetti in malo modo.
-
Eseguire compiti complessi.
Ha difficoltà a seguire una serie complessa di
pensieri o nell'eseguire compiti che richiedono numerose
azioni.
-
Ragionare.
E' incapace a rispondere con una ragionevole
strategia a problemi insorti a casa o al lavoro; si
mostra stranamente poco riguardoso delle regole sociali
di comportamento.
-
Orientarsi.
Ha difficoltà nell'orientamento durante la guida
dell'automobile e tende a perdersi anche in luoghi che
gli/le sono familiari. Può manifestare difficoltà a
ricordare il giorno della settimana o la data attuale.
-
Parlare.
Ha difficoltà sempre maggiori a trovare le parole
che esprimano ciò che vuole comunicare e a seguire le
conversazioni.
-
Avere un comportamento adeguato.
E' passivo e non reagisce adeguatamente alle
differenti situazioni, è più irritabile e sospettoso del
solito, interpreta in modo sbagliato stimoli uditivi o
visivi.
- A
volte si manifestano invece disturbi più selettivi e
particolari come un disturbo del linguaggio (afasia),
un disturbo nel riconoscimento dei volti familiari (prosopoagnosia)
o altri disturbi isolati come una difficoltà
nell'organizzare il movimento.
Il percorso diagnostico per la diagnosi di demenza
Il
percorso diagnostico si dovrà basare oltre che sulla
raccolta mirata della storia clinica del paziente e
sull'esame obiettivo, anche su un'attenta valutazione
delle capacità funzionali e cognitive del paziente (5).
Il
percorso diagnostico per la diagnosi di demenza dovrà
vedere coinvolte le due figure del medico di famiglia
per la prima fase di screening e il neurologo per la
seconda e terza (fase di conferma diagnostica e diagnosi
differenziale all'interno delle demenze). III
La
demenza è una compromissione della memoria e di almeno
un'altra capacità cognitiva che si accompagna ad una
diminuzione delle capacità funzionali del soggetto. In
alcune forme di demenza differenti dalla malattia di
Alzheimer, il disturbo di memoria può non essere
presente all'esordio ed essere preceduto da importanti
disturbi comportamentali. Non è inoltre infrequente
osservare pazienti con deficit isolato di memoria o di
un'altra funzione cognitiva o con compromissione di
memoria e di altre funzioni cognitive che non presentano
una diminuzione delle capacità funzionali. Per questi
quadri andrà utilizzata una denominazione univoca che
potrebbe essere "Compromissione isolata di (… memoria,
orientamento, linguaggio….)" e "Compromissione cognitiva
lieve" per i quadri che non comportano un deficit
funzionale. Questi pazienti andranno attentamente
valutati al momento della diagnosi e durante il
follow-up tramite protocolli di studio e valutazione.
III
PRIMA
FASE - FASE DI SCREENING
Questa
fase può essere gestita prevalentemente dal medico di
famiglia ed è finalizzata a
-
formulare il sospetto diagnostico
-
individuare le principali cause che possono indurre un
deficit cognitivo
Anamnesi mirata
Andrà
attentamente valutata la presenza di gravi malattie
internistiche che possono dar luogo ad encefalopatie
come l'iper o ipotiroidismo, l'insufficienza epatica,
renale o respiratoria, il diabete e l'ipertensione
arteriosa. I
Andranno
considerate anche condizioni che possono causare deficit
di acido folico o di vitamina B12, i quali sono noti
causare o contribuire al manifestarsi di una riduzione
delle capacità cognitive. I
Si dovrà
valutare l'esistenza di un abuso di assunzione di
alcoolici o di altre sostanze e l'esposizione a tossici
ambientali e/o presenti nell'ambiente di lavoro. Andrà
inoltre valutata la presenza di patologie psichiatriche,
di pregressi traumi cranici e, in particolare, di altre
malattie neurologiche. I
Particolarmente attenta dovrà essere l'anamnesi sui
farmaci assunti dal soggetto in quanto molti di essi,
specie nell'anziano, possono aggravare la demenza o ne
possono mimare la presenza. Queste sindromi possono
essere facilmente controllate o migliorate sospendendo
l'assunzione del farmaco responsabile o riducendo i
dosaggi. I
E'
inoltre fondamentale che il medico indaghi sulla
presenza di demenze in altri membri della famiglia. I
Esame obiettivo mirato
L'esame
fisico dovrà tenere in conto i principi medici generali
di esecuzione e comprendere necessariamente un esame
neurologico completo. I
Il medico
dovrà considerare attentamente la presenza di
menomazioni fisiche e sensoriali che potrebbero
giustificare una risposta anormale ai test e alle
indagini effettuate. I
Valutazione funzionale
Questa
valutazione può essere effettuata informalmente
chiedendo al soggetto e ai suoi famigliari come vengono
gestite le azioni del vivere quotidiano. Preferibilmente
ciascun medico dovrebbe familiarizzarsi con almeno una
scala di valutazione standardizzata delle attività del
vivere quotidiano. E' consigliato l'uso della IADL
(Instrumental Activities of Daily Living), che indaga 8
attività del vivere quotidiano e che viene spesso
utilizzata nel corso di studi clinici controllati. (5).
I
Valutazione cognitiva
E'
indispensabile, soprattutto nelle fasi iniziali di una
demenza, quando è incerta la presenza stessa del
deterioramento, effettuare un'indagine sistematica sulle
differenti aree cognitive la cui traccia potrebbe essere
fornita dai sintomi d'esordio precedentemente indicati.
Preferibile, anche per il medico di famiglia, è comunque
una indagine formale tramite strumenti strutturati e
standardizzati, allo scopo di fornire indicazioni
obiettive sull'esistenza del deficit cognitivo, di
indicare le aree cognitive colpite e di fornire una
valutazione quantitativa della gravità degli eventuali
deficit utile nel corso del follow-up. III
Si può
ricorrere a numerosi strumenti di screening per
l'indagine delle diverse aree cognitive. Fra tutti il
più utilizzato è il Mini Mental State Examination (MMSE)
di Folstein per il quale esiste una versione italiana e
che è stato validato su una popolazione di normali
italiani (6).
Un altro strumento validato sulla popolazione italiana è
il Milan Overall Dementia Assessement che è stato
costruito avendo come paradigma la demenza di Alzheimer
(7).
Bisogna
tenere presente che i test di screening non sono
strumenti che permettono da soli la diagnosi di demenza,
anche se possono quantificare il livello di deficit
cognitivo individuale del paziente. Possono però
documentare la presenza di ridotte funzioni cognitive in
più dominî, come richiesto dai criteri diagnostici di
demenza. I
Test di laboratorio
Anche se
i dettagli dei test da effettuare dipendono dalla
diagnosi che si sospetta, si possono delineare i
seguenti esami di laboratorio come necessari e da
eseguire come routine:
-
emocromo con formula,
-
elettroliti,
- VES,
-
glicemia,
-
azotemia,
-
creatininemia,
- esame
delle urine,
- test
di funzionalità tiroidea (per escludere la presenza di
una demenza da ipo o ipertiroidismo),
-
livelli ematici di vitamina B12 e folati (per escludere
la presenza di una demenza da carenza vitaminica),
- test
serologici per la lue (per escludere una demenza
luetica).
Altri
esami di laboratorio in singoli pazienti possono essere
utili anche se non è necessario vengano inseriti nella
routine:
-
funzionalità epatica
-
serologia per l'HIV-1 (AIDS-demenza complex),
- Rx
torace ed emogasanalisi (sindromi ipossiche croniche),
-
metaboliti urinari di sostanze d'abuso,
-
escrezione urinaria di metalli pesanti,
-
ricerca di autoanticorpi per la ricerca di malattie
autoimmunitarie.
SECONDA FASE - FASE DI CONFERMA DIAGNOSTICA E DIAGNOSI
DIFFERENZIALE
Neuroimaging cerebrale
Gli esami
di neuroimaging cerebrale dovrebbero essere presi in
considerazione in base alle caratteristiche cliniche di
presentazione. Sembra comunque ragionevole eseguire un
esame CT scan o MRI cerebrale almeno al momento della
prima diagnosi. Questo esame è infatti spesso
indispensabile per una corretta diagnosi differenziale.
I
Altri
esami come la SPECT o la PET, che possono fornire
informazioni sullo stato funzionale cerebrale, sono di
grande interesse per fini di ricerca e andranno
utilizzati all'interno di protocolli di ricerca. III
Valutazione neuropsicologica
Anche se
non strettamente necessaria per la diagnosi di demenza,
ogni paziente al momento della prima diagnosi, e in
particolare nel caso della Malattia di Alzheimer,
dovrebbe avere una valutazione neuropsicologica
completa. II
L'esecuzione di una adeguata batteria di test
neuropsicologici può fornire indicazioni indispensabili
sull'esistenza e gravità del deficit cognitivo, sulle
aree cognitive compromesse e per valutare la
progressione di malattia nel corso del follow-up. A
questo scopo si raccomanda l'uso di batterie di test
neuropsicologici validate su popolazioni italiane: la
MDB (Mental Deterioration Battery) (8)
o la batteria di test proposti nell'ambito dello Studio
Multicentrico Italiano sulla Demenza (SMID)(9).
II
Accanto
all'uso di batterie standardizzate di esami
neuropsicologici è auspicabile che l'indagine sullo
stato cognitivo del paziente venga arricchito con l'uso
di test che indagano aree funzionali particolari. III
Valutazione comportamentale e psichiatrica.
La
presenza di disturbi comportamentali andrà indagata,
almeno in modo informale in tutti i soggetti. II
Andrà
valutata con particolare attenzione la presenza di
depressione ed è raccomandabile l'utilizzo di strumenti
standardizzati quali la scala di Hamilton o la Beck
Inventory per la depressione. La depressione può infatti
influire sulla performance cognitiva del soggetto o
caratterizzarsi come una risposta reattiva alla presenza
del disturbo cognitivo stesso. I
Si
consiglia l'uso di strumenti di valutazione quantitativa
dei disturbi comportamentali tra i quali il più
utilizzato e di cui esiste una versione italiana è il
Neuropsychiatric Inventory (NPI). (10,
11) III
Esame liquorale
Una
puntura lombare dovrebbe essere eseguita quando sia
presente o si sospetti una carcinomatosi meningea, una
infezione del sistema nervoso centrale, sierologia per
lue positiva, sospetto di vasculite del sistema nervoso
centrale, una demenza non usuale o rapidamente
progressiva e immunosoppressione. I
Il
dosaggio liquorale di sostanze con un potenziale ruolo
patogenetico nelle demenze (beta-amilode, proteina tau)
è di grande interesse scientifico e andrà eseguito
nell'ambito di protocolli di ricerca che prevedano
esplicitamente la richiesta del consenso informato del
paziente o di sua persona di riferimento. (12)III
Elettroencefalogramma
L'elettroencefalogramma è un esame fondamentale nella
valutazione di sospette encefaliti, nella malattia di
Jakob-Creutzfeldt e quando siano presenti crisi
epilettiche. I
Diagnosi differenziale
La
diagnosi differenziale deve avere come primo obiettivo
quello di individuare quelle demenze che possono
regredire o non progredire una volta rimosse le cause.
I
Fra
queste forme cliniche una delle più difficili da
distinguere dalle demenze degenerative è la cosiddetta
"pseudodemenza depressiva". La distinzione è in questo
caso spesso facilitata da un accurato esame
neuropsicologico, ripetuto nel tempo e dopo eventuale
terapia specifica. II
Una volta
escluso che la demenza sia dovuta a cause che possono
essere rimosse si dovranno individuare le demenze di
origine vascolare. In queste demenze è ragionevole
attendersi che il controllo dei fattori di rischio
vascolare, riduca la frequenza delle ricorrenze di
episodi vascolari e migliori la prognosi del paziente.
II
Una volta
che sia esclusa anche la presenza di una demenza
vascolare ci si troverà in presenza di una demenza
degenerativa primaria. In questo gruppo di demenze la
Malattia di Alzheimer è la forma più frequente e
paradigmatica ma si riconoscono sempre più
frequentemente un certo numero di malattie e di sindromi
che, pur nel sostanziale quadro unitario di demenza,
presentano caratteristiche peculiari in termini di
ereditarietà, manifestazioni cliniche e soprattutto di
risposta al trattamento. I
Un
inquadramento delle diverse manifestazioni e delle
diverse sindromi è inoltre una premessa a che nel futuro
si possa essere in grado di individuare più facilmente
le forme che rispondono a differenti trattamenti e i
meccanismi eziopatogenetici di queste malattie. III
CLASSIFICAZIONE DELLE DEMENZE
Demenze trattabili
Questo
gruppo di demenze, generalmente riferibili a cause
infettive, metaboliche, psichiatriche, lesioni occupanti
spazio o idrocefalo normoteso) costituiscono meno del
15% di tutte le demenze, e il loro riconoscimento è
possibile grazie alle indagini cliniche, di laboratorio
e strumentali sopra riportate.
L'idrocefalo normoteso è caratterizzato da disturbi
della marcia, incontinenza urinaria e declino cognitivo
che compaiono abitualmente in questa sequenza. E' questa
una condizione che può in alcuni casi rispondere
all'intervento di shunt ventricolo-peritoneale. I
Quando
queste condizioni sono escluse, le più frequenti
condizioni di demenza sono la Malattia di Alzheimer e le
demenze vascolari.
Demenza vascolare
Costituisce circa il 10-15% di tutte le demenze ed è
causata da uno o più piccoli infarti o da infarti di
grandi dimensioni
Sono
stati proposti criteri per la diagnosi di demenza
vascolare (13)
probabile che viene formulata in base ai seguenti
criteri:
-
evidenza clinica di demenza
-
evidenze cliniche e di neuroimaging (TAC, RMN) di
malattia cerebrovascolare
-
relazione evidente o indiretta tra la demenza e la
malattia cerebrovascolare (esordio, fluttuazioni,
deterioramento "a scalini" dei deficit cognitivi).
Una volta
giunti ad una diagnosi di demenza vascolare sarà utile
differenziare i seguenti sottotipi:
Demenza multi-infartuale (MID).
E' la risultante di infarti multipli e completi,
generalmente nel territorio di distribuzione, corticale
o sottocorticale, dei grossi vasi. II
Demenza da singoli infarti strategici.
E' data dai singoli infarti in aree cerebrali
funzionalmente importanti per le prestazioni cognitive
(giro angolare, proencefalo basale, talamo, etc.). II
Demenza da coinvolgimento dei piccoli vasi.
E' l'esito di lesioni ischemiche a carico dei vasi di
piccolo calibro che irrorano le strutture
sottocorticali. II
Demenza da ipoperfusione.
E' la risultante di un danno ipossico acuto, cronico o
ripetuto. II
Demenza emorragica.
E' la sequela di lesioni emorragiche intraparenchimali
(fra le più frequenti l'emorragia intracerebrale a sede
capsulare) o extraparenchimali (ematoma subdurale
cronico, emorragia subaracnoidea). II
Demenze degenerative primarie
Una volta
esclusa la possibilità di una demenza vascolare è
necessario eseguire una ulteriore diagnosi differenziale
all'interno delle rimanenti demenze non secondarie e
degenerative. Un possibile schema classificatorio è
quello che identifica le seguenti forme di demenza (14).III
Malattia di Alzheimer
I criteri
più utilizzati per la diagnosi della malattia di
Alzheimer sono quelli proposti nel 1984 dal National
Institute of Neurological and Communicative Disorders
and Stroke; Alzheimer's Disease and Related Disorders
Association Work Group (NINCDS-ADRDA) e dai criteri del
DSM IV.
I criteri
proposti dal NINCDS-ADRDA prevedono diversi livelli di
probabilità nella diagnosi. Si è osservato che la
diagnosi clinica di Malattia di Alzheimer probabile
secondo i criteri NINCDS-ADRDA e secondo i criteri del
DSM III R (praticamente sovrapponibili a quelli del DSM
IV) sono confermati anche alla diagnosi neuropatologica
nell' 89-100% dei casi (15,
16,
17,
18).I
Nei casi
in cui lo studio famigliare evidenzia una trasmissione
autosomica dominante è indicata una indagine genetica
mirata ad identificare mutazioni dei geni della proteina
precursore dell'amiloide (APP) o della presenilina 1 e 2
(PS1 e PS2). I
Altre
indagini genetiche su fattori potenzialmente in grado di
modulare caratteristiche cliniche della malattia (ApoE,
IL 1 a ecc.) sono di grande interesse scientifico e
andranno eseguite nell'ambito di specifici protocolli di
ricerca. III
Anatomia patologica della malattia di Alzheimer
I
grovigli neurofibrillari (NFT) con le placche neuritiche
ed i neuriti distrofici sono considerati i maggiori
segni distintivi della malattia di Alzheimer. Esiste una
notevole eterogeneità clinica, genetica e
neuropatologica della malattia. La concomitanza di
demenza e lesioni neuropatologiche tipo Alzheimer in
pazienti con morbo di Parkinson e nella demenza a corpi
di Lewy ha suggerito invece un probabile meccanismo
patogenetico comune per differenti forme cliniche (19).
Non esiste ancora un consenso unanime per la definizione
dei criteri neuropatologici tipici della demenza di
Alzheimer (20,21).
La diagnosi di malattia si basa sul riscontro autoptico
di placche senili, depositi neurofibrillari e angiopatia
amiloide che rappresentano i marker tipici, se non
esclusivi, della malattia. I marker neuropatologici
della malattia di Alzheimer sono riscontrabili anche in
soggetti anziani non dementi; il riscontro anatomo
patologico nella Malattia di Alzheimer è utile ai fini
di conferma diagnostica in presenza di demenza
clinicamente diagnosticata. I
Demenza frontotemporale inclusa la demenza di Pick
Questo
gruppo di demenze, che in fasi tardive o intermedie
possono essere indistinguibili dalla malattia di
Alzheimer, sono caratterizzate in fase iniziale dalla
preminenza dei sintomi comportamentali, affettivi e del
linguaggio sul deficit di memoria che può essere lieve o
addirittura assente. II
Creutzfeldt-Jakob e altre malattie da prioni
Queste
demenze sono rarissime ma necessitano in ogni caso di
essere riconosciute. Esiste infatti un rischio di
trasmissione in seguito ad esposizione a tessuti
contaminati come nel caso del trapianto di cornea. I
Demenze con corpi di Lewy
Questa
forma è particolarmente frequente e potrebbe contendere
il posto di seconda più comune forma di demenza alle
demenze vascolari. La demenza si accompagna sin dalle
fasi precoci a segni parkinsoniani (bradicinesia,
rigidità, mentre il tremore a riposo è raramente
presente). I segni cognitivi, che di norma precedono i
segni motori, assumono spesso le caratteristiche di un
rallentamento nel pensiero e nella azione (bradifrenia,
rallentamento psicomotorio). Rispetto alla malattia di
Alzheimer i deficit cognitivi tendono maggiormente a
fluttuare (in particolare vigilanza e attenzione) ma la
progressione di malattia è più veloce. Dato che segni
parkinsoniani compaiono tardi nella classica Malattia di
Alzheimer, o non compaiono affatto, una demenza con
corpi di Lewy deve essere sempre sospettata in quei casi
di Malattia di Alzheimer che mostrano in fase iniziale
segni extrapiramidali. Oltre ai segni motori questa
demenza si caratterizza anche per la frequente presenza,
anche in fase iniziale di malattia, di sintomi
allucinatori in particolare visivi, ben dettagliate e
reiterate (22).
II
Nonostante la non elevata specificità di questi sintomi
e segni ai fini della diagnosi differenziale, è
importante sospettare la demenza a corpi di Lewy per la
particolare sensibilità ai neurolettici di questi
pazienti. III
Malattia di Parkinson
La
demenza complica frequentemente il quadro della malattia
di Parkinson nelle sue fasi avanzate. I
Paralisi sopranucleare progressiva
La
demenza complica nel 70-80% questa sindrome
parkinsoniana in cui sono sin dall'inizio preminenti i
sintomi a carico dei movimenti coniugati oculari. In
particolare il segno caratteristico della turba di
verticalità dello sguardo è spesso presente sin
dall'esordio dei sintomi. I
Degenerazione cortico basale
E' questa
una causa di parkinsonismo con demenza che viene sempre
più spesso diagnosticata. Rispetto alla demenza con
corpi di Lewy, i segni motori precedono la demenza e
sono spesso unilaterali, e l'aprassia (ideativa e
ideomotoria) precede anche di anni l'instaurarsi del
deficit cognitivo globale.
II
Malattia di Huntington
E' una
malattia ereditaria a carattere autosomico dominante.
Clinicamente sono preminenti i movimenti involontari
(corea) e i sintomi psichiatrici sulla demenza che
compare più tardivamente. Attualmente, oltre alla
familiarità positiva, è possibile la diagnosi genetica.
II
TABELLA DI SINTESI PER L'INDAGINE DIAGNOSTICA NEL
SOSPETTO DI DEMENZA
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Esame |
Consiglio |
Commenti |
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Anamnesi mirata |
indicato |
Attenta ricerca di disturbi della
memoria,linguaggio, attenzione, capacita` di
giudizio, orientamento spazio temporale etc..; |
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Esame obiettivo generale e neurologico |
indicato |
Attenta ricerca di segni di malattie sistemiche e/o
neurologiche (segni focali, extrapiramidali, etc…) |
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Valutaz. neuropsicologica |
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Test di screening |
indicato |
Evidenziazione del deficit cognitivo |
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Batterie complete |
indicato |
Definizione del profilo cognitivo e del livello di
gravita` del deterioramento |
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Test specifici |
speciale |
Definizione e quantificazione del deficit di
specifiche aree cognitive |
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Esami di laboratorio |
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Esami ematici ed urine |
indicato |
Esclusione di patologia sistemica di rilievo o
identificazione di fattori di rischio vascolari |
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Sierodiagnosi lue |
indicato |
Demenza luetica |
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Vit. B12, ac. folico |
indicato |
Esclusione di carenze vitaminiche |
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Funzionalita` tiroidea |
indicato |
Esclusione di disfunzionalita` tiroidea |
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HIV |
speciale |
In soggetti con deterioramento dndd, soprattutto se
giovani |
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Screening malattie metaboliche |
speciale |
Malattia di Wilson, malattie mitocondriali etc… |
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Indagini genetiche |
speciale |
Forme di malattia di Alzheimer con ereditarietà
autosomica dominante Malattia di Huntington |
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Rx - torace |
indicato |
Esclusione di patologia respiratoria ostruttiva
cronica |
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Elettroencefalogramma |
indicato |
Quadri particolari nelle forme encefalitiche e nella
malattia di Creutzfeldt-Jakob |
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TC o MRI - cranio |
indicato |
Esclusione di lesioni strutturali (idrocefalo,
ematoma subdurale, tumori intracranici);
identificazione di quadri di atrofia corticale e/o
sottocorticale; atrofia dei lobi temporali nelle
fasi precoci della malattia di Alzheimer |
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SPECT/PET |
integrativo |
Identificazione di deficit funzionali in aree
morfologicamente indenni |
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Esame del liquor |
speciale |
Utile nel sospetto di vasculiti, malattie infettive
e malattie infiammatorie del SNC |
Indicato:
esame o valutazione che trova indicazione nella
maggioranza dei casi di sospetto di demenza.
Speciale: esame o valutazione che può essere utile
in casi particolari.
Integrativo: esame che fornisce informazioni
complementari.
Il Gruppo di Studio Demenze è coordinato da
Sandro Sorbi e comprende
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