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Vaccinazione contro il Papilloma virus
Al via in tutta Italia l'offerta gratuita della vaccinazione per le dodicenni

L’Italia è il primo Paese europeo a pianificare una strategia di vaccinazione pubblica contro il Papilloma virus (HPV), l’agente virale responsabile del cancro della cervice uterina, malattia che causa ogni anno circa mille morti.

Secondo le informazioni scientifiche oggi disponibili, la vaccinazione contro l'HPV è sicura, ben tollerata e in grado di prevenire nella quasi totalità dei casi l’insorgenza di un’infezione persistente dei due ceppi virali responsabili attualmente del 70% dei casi di tumore alla cervice uterina.

L’utilizzo del vaccino comunque affianca, ma non sostituisce, lo screening periodico attraverso il PAP test, attualmente raccomandato per le donne di età compresa tra i 25 e i 64 anni, che ha già portato negli anni a una drastica riduzione delle morti, attraverso la diagnosi precoce delle lesioni precancerose e del tumore.

A partire dal mese di marzo, la campagna di offerta del vaccino attiva e gratuita sarà rivolta alle ragazze dagli 11 ai 12 in modo uniforme in tutto il territorio italiano, e negli anni produrrà una progressiva immunizzazione della popolazione giovane adulta esposta al rischio di infezione.

Per favorire la diffusione in tutto il Paese della vaccinazione pubblica contro il carcinoma della cervice uterina, nella Finanziaria 2008 sono stati stanziati 30 milioni di euro come contributo aggiuntivo alle risorse già previste nell’ambito dei fondi per l’assistenza farmaceutica. Altri 40 milioni di euro sono stati reperiti dai capitoli di bilancio del Ministero della Salute.

1° Conferenza Nazionale sulle Cure Primarie

Nei giorni 25 e 26 febbraio 2008 si terrà a Bologna, al Palazzo dei Congressi (Piazza della Costituzione), la 1° Conferenza nazionale sulle cure primarie. Lavorare insieme per la salute. Cure primarie e integrazione per riorientare il sistema agli obiettivi di salute.

La Conferenza rappresenta un momento di riflessione sulle esperienze di rinnovamento dell’assistenza sanitaria compiute nel nostro Paese, affinché si trovi il modo di renderle coerenti con gli interventi di assistenza sociale e si crei  una continuità assistenziale.
Il tempo è anche maturo per discutere di come integrare gli apporti delle diverse professioni coerentemente allo sviluppo che hanno conosciuto in questi anni e che è tutt’ora in atto.

Il confronto su questi temi, che deve coinvolgere cittadini, operatori e professionisti, è fondamentale in una sanità che si voglia partecipata poiché il nostro Servizio Sanitario Nazionale, di cui quest’anno ricorre il trentennale dalla istituzione, è fondato da sempre sulla partecipazione dei cittadini.

 
Subito il nuovo bando per formare MMG
Un nuovo bando di concorso per l'ammissione al corso di formazione specifica in medicina generale, in tutte le Regioni e Province autonome. A chiederlo è Pietrino Forfori, della segreteria nazionale dello Smi (Sindacato medici italiani), in una lettera inviata ieri al ministro della Salute Livia Turco e a tutti gli assessori alla Sanità delle Regioni. Solo così infatti, secondo lo Smi, "si potrà sanare un'ingiustizia e riempire i posti non assegnati nelle scuole di formazione dei medici di famiglia". "La nostra richiesta - sottolinea Forfori in una nota - è di fare un nuovo bando, così come ha già fatto la provincia di Trento. Questo è l'esempio da seguire, lo chiediamo con forza al ministro e alle Regioni". Il sindacato, alla luce dei risultati degli esami di ammissione al corso di formazione per il triennio 2007-10, ha infatti verificato che la percentuale di idonei "è largamente insufficiente" a ricoprire il fabbisogno programmato di medici di famiglia. Nella lettera inviata dal sindacato alla Turco viene anche riportata una tabella che evidenzia l'elevato numero dei posti non assegnati. Ad esempio in Puglia, per un numero programmato di 85 posti, sono stati ammessi solo 20 partecipanti al corso. Sulla stessa linea la Lombardia, dove a fronte di 100 posti programmati ne sono stati ammessi solo 60. Lo Smi chiede quindi che venga emesso nelle singole Regioni e Province autonome "un nuovo bando di concorso per l'ammissione al corso di formazione specifica in medicina generale per il numero residuo di posti vacanti".
Comitato nazionale per la bioetica
Testamento biologico: Marini, nasconde questioni economiche
"I sostenitori del testamento biologico affermano di condurre una 'battaglia di civiltà' in nome della libertà e dell'autodeterminazione individuale. Ma tacciono sui motivi che collegano il testamento biologico a una prospettiva meramente pragmatica: l'impatto sulla spesa sanitaria del mantenimento in vita dei malati terminali". Così Luca Marini, presidente del Centro di studi biogiuridici Ecsel e vice presidente del Comitato nazionale per la bioetica (Cnb), commenta "la campagna stampa condotta in questi giorni a favore del testamento biologico, espressione ambigua che - secondo Marini - dovrebbe essere sostituita con 'dichiarazioni anticipate di trattamento'". "Tenuto conto delle fonti giuridiche e deontologiche già esistenti, quali l'articolo 32 della Costituzione, i Patti internazionali sui diritti civili e politici e il nuovo Codice di deontologia medica - continua l'esperto - appare quantomeno controversa la necessità di ulteriori norme in materia. In particolare, il consenso informato già oggi può tradursi in 'dichiarazioni anticipate' che possono legittimamente prevedere anche il rifiuto delle cure. Resta invece da vedere se una legge sul testamento biologico non finisca per introdurre forme più o meno esplicite di eutanasia. Non è in discussione il principio dell'autodeterminazione: rispetto a un intervento legislativo affrettato e non condiviso, è prioritario favorire una comunicazione obiettiva sul valore e i limiti di una effettiva 'alleanza terapeutica', che non riduca il paziente a semplice interlocutore e il medico - conclude a mero esecutore".

Salute della donne, insediata Commissione
L’obiettivo principale è la preparazione della Prima Conferenza Nazionale, prevista alla fine dell’anno, in cui verrà presentato il primo Piano Intersettoriale triennale

Il Ministro della Salute Livia Turco ha insediato oggi la “Commissione salute delle donne”. La Commissione della durata di tre anni ha le seguenti finalità: elaborazione del Piano strategico intersettoriale per la promozione e tutela della salute psico-fisica delle donne e la Conferenza Nazionale delle donne; approccio di genere alla salute; azioni per: salute sessuale e riproduttiva, percorso nascita, aspetti preventivi nelle varie fasi della vita delle donne; violenza contro le donne. Aprendo i lavori della Commissione il Ministro Livia Turco ne ha sottolineato l’importanza: “La promozione della salute delle donne è un obiettivo strategico per la promozione della salute di tutta la popolazione, è misura della qualità – e quindi dell’efficacia ed equità- del nostro sistema sanitario, ma è anche molto di più. E’ uno spartiacque che coinvolge un insieme complesso e intrecciato di responsabilità, competenze, professionalità, esperienze, che richiede il concerto dei diversi livelli istituzionali e di decisione politica, ed è, anche, un vero paradigma del livello di civiltà, democrazia e sviluppo di un Paese". Il Ministro ha sottolineato le cose fatte in questo campo: "abbiamo stanziato rilevanti risorse nell’ultima Finanziaria, promosso il Piano d’azioni sulla salute materno-infantile, in coerenza con le raccomandazioni delle Conferenze Internazionali sulla salute, con quelle dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e dell’Unicef, in applicazione delle risoluzioni dell’Unione Europea, in accordo con le Società scientifiche e gli Ordini professionali. Inoltre, abbiamo presentato al Parlamento un disegno di legge sulla tutela della salute e dei diritti della partoriente e del nato, attualmente pronto per l’esame dell’Aula della Camera dei Deputati; avviato, insieme al Ministero degli Esteri, il percorso verso la Conferenza per il Partenariato con i Paesi del Mediterraneo e del Medio Oriente per la promozione globale della salute e in particolare di quella delle donne; promosso numerosi progetti tra cui “Qualità e valutazione di modelli operativi del Percorso Nascita” e “Salute donna per la ricerca nella medicina di genere. Ma non basta: abbiamo lavorato affinché si istituissero specifici corsi di formazione di Medicina di genere presso le Università e, prima fra tutte, l’Università Tor Vergata di Roma ha deciso di istituire dal prossimo anno accademico un Master presso la Facoltà di medicina". L’obiettivo principale della Commissione è la preparazione di un evento che il Ministro ha definito "del tutto inedito per i governi del nostro paese e che costituisce un’occasione straordinaria, una sfida innovativa", cioè la Prima Conferenza Nazionale sulla salute delle donne, prevista alla fine dell’anno e che avrà il compito di presentare il Primo Piano Intersettoriale triennale sulla salute delle donne.

 

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